Bianchi: «Salvini su Frozen ha sbagliato ma gli adulti non influenzino i minori». Valerio: «Dai cartoon modelli positivi per gli adolescenti Lgbti»

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«Una responsabile Disney ha detto che stanno valutando se Elsa potrà diventare gay? Ogni adulto fa quello che vuole, ma ci stanno preparando ad un mondo al contrario». Con queste battute, riprese dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, Matteo Salvini chiudeva la sua campagna elettorale il 2 marzo scorso. Parole che, legate ad alcune dichiarazioni probabiliste di Jennifer Lee, scrittrice e regista del film animato disneyano Frozen («Stiamo affrontando il tema, ne stiamo parlando. Sarà la stessa Elsa a dirmi dove condurla»), hanno suscitato in non pochi un mix di reazioni tra lo sconcerto e l’ilarità.

A distanza di poco più di dieci giorni le parole salviniane, soprattutto in ragione del contesto in cui sono state pronunciate, sono state criticate dallo psicologo e psicoterapeuta dell’età evolutiva Federico Bianchi di Castelbianco. Il medico, direttore dell’Istituto romano di Ortofonologia, ha infatti rilevato come il parlare di un tale argomento in campagna elettorale sia stato «un guaio perché dà una connotazione politica a situazioni che devono essere legate a buon senso ed equilibrio. E non ad una spinta di un partito o di un altro. E non deve esserci un legame con una ideologia di un partito»

Alla luce della personale esperienza Bianchi si è detto «convinto di due cose. I sentimenti e le affettività presenti nei bambini e negli adolescenti possono essere etero od omosessuali. E questo non va mai criticato, giudicato o contrastato. Quello che accade nella realtà, ma anche in quella cinematografica, è che in tantissimi film per adulti c'è sempre una storia o una relazione omosessuale, che può avere una logica per la società che stiamo vivendo. Il problema vero è che gli adulti non devono mai influenzare le scelte dei minori».

Con riferimento al bacio tra Madonna e Britney Spears sul palco degli Mtv Video Music Awards, che fu poi «ricopiato e sperimentato da centinaia di migliaia di ragazzi», lo psicologo ha così concluso: «Sarà pure una scelta che paga commercialmente, ma non è corretto spingere sui bambini, mentre gli adulti hanno la possibilità di scegliere in quanto persone mature».

In disaccordo con l’ultima parte delle dichiarazioni di Bianchi in quanto consentanee a quelle degli antigenderisti si è però dichiarato il prof. Paolo Valerio, docente ordinario di psicologia clinica presso l’università Federico II di Napoli e direttore del Centro di Ateneo SInAPSi , che ha detto a Gaynews: «La famiglia, la scuola, la cultura e la società in generale, che è fortemente connotata da un’ideologia eteronormativa, spingono l’adolescente a sviluppare le capacità richieste per un percorso eterosessuale e facilitano lo sviluppo e l’acquisizione di un’identità eterosessuale stabile attraverso i modelli da seguire, gli amici con cui condividere questa tappa cruciale dello sviluppo e le opportunità sentimentali.

In tale contesto la presa di coscienza e l’acquisizione di una identità omosessuale risulta essere più difficile e dolorosa sia per la mancanza d’informazioni corrette e di modelli positivi, a cui fare riferimento, sia per l’espressione continua di pregiudizi e atteggiamenti tanto negativi quanto ostili da parte della maggior parte delle persone verso le realtà non eterosessuali. Essere lesbica e gay dovrebbe configurarsi unicamente come una tra le tante caratteristiche dell’identità di una persona. Ma gli adolescenti gay e lesbiche possono avere più difficoltà a trovare informazioni attendibili e modelli positivi cui rifarsi, mentre vengono facilmente esposti ad atteggiamenti negativi verso l’omosessualità».

Ecco perché al riguardo, secondo Paolo Valerio, non c’è affatto influenza degli adulti sulle scelte dei minori ma solo «un’opportunità offerta alle giovani generazioni di trovare attraverso fiabe e cartoon modelli positivi a cui fare riferimento. Ciò avvantaggia tutta la popolazione giovanile perché promuove al suo interno una cultura della differenza e un superamento di stereotipi sessisti».

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