Rimosso il manifesto di ProVita. E gli integralisti vanno all'attacco della senatrice Cirinnà

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Il manifesto è stato rimosso!! Con queste parole l'Associazione Vita di Donna onlus ha dato notizia dello sperato esito della petizione online, lanciata ieri sulla piattaforma Change.org.

La petizione era stata motivata dall’affissione a Roma in Via Gregorio VII di una gigantografia ritraente un feto e recante la scritta: «Ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito». Commissionato da ProVita in prossimità (22 maggio) del 40° anniversario dell’entrata in vigore della legge 194, era - fino ad alcune ore fa - il più grande manifesto (7x11 metri) mai realizzato in Italia contro l’interruzione di gravidanza. 

La campagna di ProVita aveva subito suscitato un’ondata di proteste sui social soprattutto da parte delle donne. A partire dalla senatrice Monica Cirinnà, che aveva lanciato su Twitter l’hastag #rimozionesubito mentre sulla pagina Fb aveva pubblicato il seguente post: Vergognoso che per le strade di Roma si permettano manifesti contro una legge dello Stato e contro il diritto di scelta delle donne.

Condiviso quasi 500 volte, il post è stato preso d’attacco con numerosi commenti offensivi nonché dai toni parossistici e sermonatori. In perfetta linea con quanto è dato leggere sul sito di ProVita, dove le reazioni contro il maxi manifesto sono state liquidate come “baggianate isteriche” e, paradossalmente, come manifestazioni di “oscurantisti del terzo millennio”.

Sarà forse opportuno ricordare come la senatrice Monica Cirinnà si fosse duramente scagliata, nell’estate scorsa, contro la partecipazione di Toni Brandi, presidente di ProVita, alla festa romana dell’Unità. Non è perciò un caso se sul medesimo sito dell’associazione sia stato ripreso con toni trionfalistici e irrisorii un articolo di Giordano Bruno Guerri comparso oggi su Il Giornale e critico nei riguardi della madrina della legge sulle unioni civili.

Articolo in cui l’intellettuale afferma di non capire “chi vuole la rimozione del cartello né lo sdegno della senatrice Cirinnà”, richiamandosi all’articolo 21 della Costituzione. Ma dimenticando però che il diritto costituzionale della libertà di manifestazione del pensiero dev’essere sempre contemperato con altri beni giuridici. Ci sono infatti limiti che, stabiliti da 30 anni di giurisprudenza di legittimità, non possono essere travalicati a partire dalla tutela delle libertà individuali.

Contro il cartellone sono oggi insorte le consigliere capitoline del Pd Michela Di Biase, Valeria Baglio, Ilaria Piccolo, Giulia Tempesta e quella della Lista Civica Svetlana Celli.

Il Comune ha poi avviato indagini e ha allertato la polizia locale sul caso. L'amministrazione in passato aveva già interdetto l'associazione ProVita dall'affissione di simili manifesti, perché in contrasto con le prescrizioni previste dal Regolamento in materia di Pubbliche affissioni di Roma Capitale, che vieta espressamente "esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali".

Poi nel pomeriggio d'oggi la rimozione.

 

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