Omicidio Ruggiero: per la difesa Ciro Guarente, da bambino, sarebbe stato abusato dall'allora parroco di Ponticelli

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Assassino reo confesso ma anche presunta vittima di un prete pedofilo.

È questa la pista difensiva che intende intraprendere il legale del 36enne Ciro Guarente, in carcere da quasi 11 mesi per l'omicidio dell'attivista gay Vincenzo Ruggiero, avvenuto ad Aversa (Ce) il 7 luglio 2017, nonché per relativo vilipendio e occultamento di cadavere.

Insieme con Francesco De Turris, accusato di avergli ceduto la pistola calibro 7,65 usata per uccidere Vincenzo, Guarente ha ricevuto a fine maggio l'avviso di conclusione indagini dalla procura della Repubblica presso il tribunale di Napoli Nord.

Nei giorni scorsi l'uomo, dipendente civile della Marina militare, ha quindi chiesto di essere interrogato tramite il suo legale Dario Cuomo. Non si sa se rivelerà nuovi particolari sul delitto o se farà il nome di qualche altro eventuale complice. Cosa, questa, che sembra difficile visto il silenzio totale degli scorsi mesi. La documentazione, comunque, è stata depositata in procura.

Del grave trauma, subito da Guarente quando frequentava le scuole elementari nel quartiere napoletano di Ponticelli, si era parlato subito dopo l'omicidio Ruggiero ma in quel momento si trattava di voci.

Secondo l’avvocato Cuomo il suo assistito, tra la fine degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90, sarebbe stato vittima di abusi da parte dell’allora parroco di San Rocco in Ponticelli don Silverio Mura, il cui nome è balzato all’attenzione dei media dopo le pubbliche denunce di Diego Esposito (nome fittizio di Arturo Borrelli).

È noto come presso la Curia arcivescovile di Napoli sia stato recentemente avviato un supplemento d’indagine visto che finora non era emerso nulla di certo a carico del sacerdote.

Cinque le testimonianze raccolte sia di presunte vittime del sacerdote sia di persone vicine a Guarente. Questi, secondo la difesa, non aveva mai denunciato nulla, ma quel trauma se lo sarebbe portato appresso negli anni come un macigno fino a esplodere, la sera del 7 luglio 2017, in un raptus omicida.

Quella del raptus omicida sembrerebbe comunque cozzare con l’ipotesi di premeditazione del delitto.

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