Migranti Lgbti, Mastellari: «Tema da trattare con le adeguate competenze. L'approccio giusto? Quello intersezionale: ecco perché nasce Iam»

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A poco più di un mese dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della legge 132/2018 (legge di conversione del Dl 113/2018 recante Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, ancora oggi semplicemente chiamata Decreto Sicurezza o Decreto Salvini) quello degli immigrati resta un tema caldo nell’agenda del Governo.

Tema, fra l’altro, sempre più a cuore alle associazioni della collettività arcobaleno in ragione sia di paradigmi intersezionali sia della condizione delle persone Lgbti costrette a fuggire dai Paesi d’origine per i più svariati motivi.

Ne abbiamo parlato con Jonathan Mastellari, che da anni si occupa della materia e sta dando il via a una nuova realtà associativa: Iam.

Jonathan, che cos’è nello specifico Iam?

Iam (Intersectionalites and More) non sarà solo un'associazione Lgbti ma si occuperà a 360° di intersezionalità e identità intersezionali, soprattutto legate ai temi della disabilità, delle migrazioni, delle seconde generazioni e dell'invecchiamento con una speciale attenzione a questi argomenti in connessione alle minoranze sessuali e di genere. Iam riunisce sotto un'unica sigla alcuni progetti esistenti precedentemente, che si occupavano di formazione attraverso il Teatro dell'Oppresso (FucsiaTeatro di Bologna), di sostegno ai richiedenti protezione internazionale per motivi legati all'orientamento sessuale e/o all'identità di genere e di ricerca e socializzazione per persone con disabilità e anziani omo, bi, trans, intersex, asex e queer. Ci occuperemo di ricerca e formazione riguardanti i temi discriminazione. Un progetto ambizioso, che coinvolge in prima persona le persone che vivono le identità al centro della nostra attenzione ed esperti/e del settore. 

Sulla base della tua esperienza perché le politiche migratorie, oggi più che nel passato, presentano elementi così forti di razzismo e xenofobia? 

Le politiche migratorie, non solo in Italia, stanno seguendo sempre di più l'approccio che vede adottare la chiusura delle frontiere. Il sistema di accoglienza prima del Decreto Salvini, anche se sicuramente migliorabile, funzionava ed è riuscito a gestire un fenomeno di emergenza riguardanti gli sbarchi in maniera soddisfacente. C'è stato un errore di fondo: usare lo strumento della protezione internazionale su questo fenomeno. È inutile nascondere il fatto che migranti di tipo economico, tra chi è arrivato con gli sbarchi, ce ne fossero: queste persone ovviamente si sono viste “diniegare” la richiesta di protezione internazionale, dal momento che questo strumento nasce per tutelare le persone che scappano dal proprio Paese per essere in pericolo per vari motivi, tra cui questioni politiche, di appartenenza a minoranze culturali, etniche, sessuali e di genere, o per motivi di non accesso alle cure. L'alternativa poteva essere studiare modelli diversi di accoglienza temporanea, fornendo un'alternativa alla protezione internazionale, al centro di forti critiche da parte dei movimenti politici contro i fenomeni migratori provenienti principalmente da Africa e Asia.

Cosa significa in questo periodo storico essere un migrante Lgbti nel nostro Paese?

L'Italia fino a pochi mesi fa rispetto ai temi riguardanti le migrazioni Sogi (il termine deriva da Sexual Orientation e Gender Identity) era in realtà un esempio non negativo. La situazione attuale ovviamente è più incerta e delicata per via delle nuove politiche adottate e che potrebbero essere adottate. Le decisioni comunque sono prese dalle Commissioni territoriali: per questo motivo è importante mantenere alto il livello di formazione e conoscenza dei temi Sogi per chi lavora come commissario/a. Probabilmente è impensabile chiedere al nuovo governo di mettere in agenda la creazione di linee guida per la tutela della sicurezza e della privacy per i migranti Sogi nel nostro Paese. Oggi i migranti Sogi trovano generalmente Commissioni territoriali e operatori sociali/legali più esperti su questi temi rispetto anche solamente a cinque anni fa.

L’associazionismo Lgbti ha oggi una maggiore attenzione alle tematiche migratorie. Quali sono per te i punti di forza e di debolezza che lo caratterizzano?

Fortunatamente anche in Italia si comincia a parlare di internsezionalità legate alla comunità Lgbti. Tra questi temi anche le migrazioni Sogi trovano il proprio spazio nelle policy e nelle agende delle associazioni. Da un lato è sicuramente un aspetto positivo, perché è sintomo che è arrivato il tempo di lottare anche per ciò che non sono solo i diritti e i bisogni di tipo primario per quanto riguarda le minoranze sessuali nel nostro Paese. Dall'altro c'è il rischio che tutta questa recente attenzione verso tali temi derivi da un senso di colpa nato dal fatto di non essersi mai occupati di ciò fino ad ora.

Questa seconda ipotesi porta con sé il rischio di voler per forza trattare temi delicati anche senza le adeguate competenze. Per seguire richiedenti protezione internazionale Sogi non bisogna essere avvocati, ma non bisogna pensare che la formazione sia un aspetto secondario. A mio parere la svendita di tessere associative come prove dell'orientamento sessuale e/o identità di genere hanno fatto solo danni. È risaputo ormai che nessuna Commissione Territoriale, giustamente, riconosce le tessere di associazioni Lgbti come prove. Purtroppo però questa pratica continua a essere fatta creando false speranze nei e nelle richiedenti, dal momento che molto spesso si pensa che essere iscritto/a a un'associazione sia qualcosa che assicuri quasi certamente qualche forma di protezione in Italia.

Un altro grande rischio, che porta con sé la maggior attenzione verso questi temi da parte delle associazioni Lgbti, è l'iper-esposizione mediatica dei e delle richiedenti. Una critica che vorrei fare è che spesso passa il messaggio che i e le richiedenti Sogi siano solo africani, del Bangladesh o del Pakistan. Per mia esperienza personale (ho seguito più di 250 richiedenti con richiesta per questi temi dal 2012) almeno un quarto delle richieste provengono da persone nate e cresciute nei Paesi dell'ex Unione Sovietica e dell'America Latina (per noi importantissima la richiesta di protezione internazionale riconosciuta aduna donna transessuale brasiliana a Bologna in Italia da 12 anni).

Quali competenze sono necessarie ai volontari Lgbti per un’azione efficace con particolare attenzione alle persone migranti trans? 

Non scordiamoci che lavorare con i/le migranti in genere, e in primis con quelli e quelle Sogi, vuol dire operare con vite umane, con persone che vengono da culture diverse per le quali l'orientamento sessuale e/o l'identità di genere sono state spesso identità da tenere nascoste o da vivere in modo represso.

Avvicinarsi a questi temi dopo essersi informati, lasciando da parte ogni pregiudizio sugli usi, i costumi, le tradizione e la storia dei principali paesi dai quali provengono i migranti Lgbti in Italia.

Per quanto riguarda la comunità transgender, devo dire che poche sono le persone trans, migrate in Italia, a sapere che potenzialmente possono richiedere la protezione internazionale per motivi legati alla propria identità di genere: ciò fa sì che esse vivano nell'illegalità per anni. Stiamo gradualmente entrando sempre più in contatto principalmente con la comunità MtF migrante che spesso non ha tantissimi rapporti con l'associazionismo Lgbti.

Si sono costruite reti tra le ong che si occupano di migranti e le associazione Lgbti? Quali, secondo te, le difficoltà principali al riguardo? 

Fino a ottobre sono stato il segretario della prima associazione fondata in Italia che si è occupata in modo specifico di queer migrations (termine usato per parlare di migrazioni queer), MigraBO Lgbti: nei sei anni di attività abbiamo lavorato molte volte a stretto contatto con i e le operatrici sociali e legali delle cooperative, per preparare al meglio il materiale per le Commissioni territoriali e la preparazione delle memorie personali dei e delle richiedenti.

Cercherò di portare avanti al meglio questo aspetto anche nella nuova avventura che mi aspetta, quella di Iam. Il problema è che non esiste coordinazione al momento tra le associazioni Lgbti che si occupano di questi temi in Italia. Contatti ce ne sono stati, ma sicuramente si potrebbe fare di più. A volte sembra quasi ci sia competizione su questi temi, dimenticandosi che si parla di supporto a delle vite umane.

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