Milano, non c'è quattro senza cinque: il Tribunale civile ordina a Sala di trascrivere gli atti di nascita d'una coppia di gemelli con due papà

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Ennesimo richiamo da parte del Tribunale di Milano al sindaco Giuseppe Sala, che, ha ricevuto, nel giro di pochi mesi, l’ordine di trascrivere i certificati di nascita esteri d’una coppia di gemelli, figli di due papà. Si tratta per l’esattezza della quinta volta.

Divenuto definitivo il 26 febbraio scorso, il provvedimento emesso rileva come, senza l’immediata trascrizione, vengano così negati a bambini e bambine diritti fondamentali quali l’identità personale, la bigenitorialità, «la vita privata, la sicurezza del mantenimento dei legami con la propria famiglia (intesa in senso sociale e non biologico - genetico)».

Il caso in questione presenta un indubbio elemento di novitas dal momento che il ricorso è stato presentato in assenza di un formale rifiuto del Comune di Milano di trascrivere il certificato di nascita integrale, formato negli Stati Uniti. Il Comune - nonostante i solleciti della coppia di padri - non ha provveduto ad adottare alcun provvedimento entro il termine stabilito dalla legge. Pertanto, il Tribunale ha sottolineato che il silenzio del Comune equivale, di fatto, a un rifiuto.

I legali dei genitori, Giacomo Cardaci, Manuel Girola, Luca Di Gaetano, soci di Rete Lenford-Avvocatura per i diritti Lgbti, hanno affermato al riguardo: «La decisione del Tribunale di Milano, arrivata dopo 13 giorni dal deposito del ricorso, dimostra che per garantire i diritti fondamentali, specie dei bambini, servono decisioni rapide e che esiste ormai un orientamento consolidato». 

Sulla questione è intervenuta anche l'avvocata Myriam Camilleri, presidente di Rete Lenford, che ha dichiarato: «Le molteplici decisioni del Tribunale di Milano rendono chiaro che il rifiuto, così come il silenzio del Comune di Milano sono diventati incomprensibili. Non vogliamo entrare in conflitto con l’Amministrazione, ma è necessario farle arrivare chiaro il messaggio che non può più costringere le coppie di padri a dover ricorrere alla magistratura per garantire i diritti fondamentali dei loro figli e delle loro figlie».

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