Unioni civili, intervista a Daniele Sorrentino a un anno dal suo sì (GALLERY)

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Poco più di un anno fa, più precisamente il 22 ottobre 2015, Christian Mohammed Mottola e Daniele Sorrentino si univano civilmente. Webmaster di professione e attivista Lgbti per passione, Daniele è anche l’ideatore della nota pagina Fb In Piazza per il Family Gay.

A lui abbiamo rivolto alcune domande tra ricordi e prospettive future.

Daniele, è trascorso un anno dalla tua unione civile con Christian. Quali sono i ricordi di quella giornata?

È stata un tripudio di emozioni. Siamo consapevoli che le unioni civili sono state il minimo che si potesse ottenere, ma allo stesso tempo abbiamo vissuto un primo grande traguardo dopo dieci anni di battaglie insieme. C’erano tutte le persone care, che si sono strette a noi. Qualche giorno prima è purtroppo mancata la mamma di Christian: le emozioni sono quindi state molto contrastanti per un’assenza così drammatica. Credo che quella giornata abbia rappresentato appieno la nostra storia. Momenti belli e momenti brutti: perché è così che si cammina insieme, vivendoli entrambi.

Facciamo un passo indietro. Come hai vissuto il periodo del dibattito parlamentare sulla legge Cirinnà?

Con un’attività frenetica e con molta ansia. Ci sono stati momenti di disillusione già vissuti coi Pacs e coi Dico. Momenti in cui la rabbia è prevalsa: come quando hanno eliminato la stepchild adoption. Anche quando la legge è passata, abbiamo vissuto quel momento storico come una soddisfazione parziale. All’epoca siamo stati in prima linea per coinvolgere chiunque nelle manifestazioni organizzate. Per due o tre mesi è stato il nostro lavoro principale. È stato bello poi vedere amici, parenti, conoscenti, clienti e colleghi che ci raggiungevano nelle piazze per sostenerci.

Apristi all’epoca la pagina fb In Piazza per il Family Gay. Con quali finalità e con quale incidenza a tuo parere?

C’era bisogno di un sistema rapido per veicolare le informazioni. In quei giorni si navigava a vista con attività organizzate la mattina per il pomeriggio. E i social erano l’unico sistema per riuscire a informare il numero più alto possibile di persone. Era necessaria una presenza costante e molto visibile in modo da far capire alla politica che questa volta non saremmo rimasti con un cerino in mano senza fare nulla. Col mio carissimo amico Nicola (l’altro amministratore) abbiamo pensato di aprire questo gruppo per  mettere in contatto tutti gli attivisti e le attiviste impegnate nelle diverse associazioni Lgbti presenti in tutta Italia. Non immaginavamo che la nostra idea si trasformasse in un punto importante della comunità per scambiarsi idee, opinioni e strategie. Il gruppo in quei mesi è stato fondamentale per tenere alta l’attenzione. Ma soprattutto è riuscito a compattare strategicamente le diverse realtà sparse in tutta Italia.

In occasione del 1° anniversario dell’approvazione della legge hai partecipato con Christian a un incontro riservato a Palazzo Chigi. Puoi raccontarlo?

Abbiamo avuto un incontro informale con la sottosegretaria Maria Elena Boschi insieme con altre coppie unitesi civilmente. Abbiamo fatto il punto sulla situazione senza troppi giri di parole. Noi abbiamo bisogno della politica almeno quanto i politici hanno bisogno di noi. Queste occasioni sono fondamentali per creare quei link che ci permetteranno nel futuro di raggiungere gli altri importanti traguardi per la comunità Lgbti come la riforma dell’adozione e una legge severa contro l’omo/transfobia. Si è parlato molto di obiettivi ma anche di strategie. La politica è consapevole che la società è pronta su certi temi perché i diritti concessi e difesi anche per una sola persona portano benessere per tutti:  quando una persona lotta per i propri diritti, si ritrova solitamente affianco genitori, amici e fratelli, cioè una piccola comunità che insieme alle altre formano un popolo consistente. A mio parere un politico sveglio questa cosa la comprende benissimo. E, se non vorrà agire per maturità personale, alla fine farà sue certe battaglie per convenienza.

Un attivista e osservatore attento come te che cosa pensa dell’attuale movimento italiano?

Sono entrato in Arcigay nell’89 e ho visto un movimento crescere, esplodere e rigenerarsi. Oggi le persone hanno altre modalità di vivere la politica e le battaglie rispetto a 30 anni fa. Ma spesso le associazioni Lgbti non ne tengono conto e, senza accorgersene, si ritrovano poi sole senza una base che le sostenga. Ci sono ancora temi troppo divisivi – come, ad esempio, quello della genitorialità con riferimento alle persone omosesuali –, la cui discussione ci sta indebolendo dall’interno. In questi anni ci sono stati vani tentativi di formare un luogo comune in cui creare quelle strategie condivise, che mancano e non ci fanno diventare una vera e propria comunità. Questo per colpa di alcuni attivisti del movimento, che hanno spesso pensato di trasformare quegli spazi in una sorta di proprio concistoro ergendosi ad “Attivista Maximo”. Questi continui sgambetti, questi continui dispetti hanno generato quel “divide et impera” che ha fatto bene solo ai nostri detrattori. Ci sono i padri del movimento. Io mi ritengo un po’ una “vecchia zia” e spero di aiutare le nuove generazioni a non ripetersi negli errori fatti da noi.

Infine, nei progetti di Daniele e Christian rientra anche la genitorialità?

Il nostro più grande desiderio è quello di adottare. Crediamo che la genitorialità sia un atto d’amore così grande che per noi si esprimerebbe a pieno nel dare una possibilità a un bambino o una bambina di vivere in una famiglia serena. La nostra battaglia ora è questa, ma il rischio di invecchiare è alto e il nostro progetto di vita non esclude la gpa, che consideriamo una pratica corretta per poter concretare tale desiderio.

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