Non si hanno notizie certe sulla situazione delle persone omosessuali nella regione tanzaniana di Dar es Salaam, il cui governatore Paul Makonda ne aveva annunciato l’inizio d’una serie di arresti a partire da lunedì 5 novembre. Dichiarazioni che il giorno prima il ministro degli Affari esteri Augustine Mahiga aveva liquidato come opinioni personali anche a seguito delle proteste internazionali e del duro monito di Michelle Bachelet, Alta Commissaria delle Nazioni unite per i diritti umani.

Ma, stando alle voci ricorrenti di attivisti locali, ci sarebbero già persone omosessuali incarcerate dietro segnalazione nell’area di Dar es Salaam. 

Nella notte del 3 novembre una soffiata ha portato, invece, all’arresto di dieci uomini, sospettati di essere gay, nella regione semi-autonoma di Zanzibar. La polizia ha fatto irruzione nel resort di Pongwe Beach mentre era in corso una festa. Altri sei sono riusciti a fuggire.

Gli uomini sono da domenica trattenuti presso la stazione di polizia di Chakwa senza che siano state formalmente avanzate accuse verso di loro. 

Come chiarito da Amnesty International, che ha denunciato l’accaduto, gli uomini sono stati arrestati per aver presumibilmente partecipato alla celebrazione di un matrimonio tra due di loro. L’averli trovati seduti in coppia costituirebbe per la polizia locale una prova irrefutabile.

«È sconvolgente che il semplice atto di sedersi in coppia possa assumere proporzioni criminali – ha dichiarato Seif Magango, vicedirettore di Amnesty International per l'Africa orientale, l’Africa dei Grandi Laghi e il Corno d’Africa – La polizia non ha chiaramente motivi per presentare accuse contro questi uomini in tribunale, nonostante l'arresto di questi tre giorni fa».

Magango ha definito l’arresto un «colpo scioccante dopo l'assicurazione del governo tanzaniano che nessuno sarebbe stato preso di mira e arrestato a causa dell’effettivo o presunto orientamento sessuale e identità di genere».

L’esponente di Amnesty si è detto vivamente «che questi uomini possano essere sottoposti a un esame anale forzato: metodo di scelta del governo per 'provare' l'attività sessuale tra persone dello stesso sesso. Questo non deve essere permesso: questi uomini devono essere rilasciati immediatamente».

Motivo, questo, che ha indotto attiviste e attivisti del continente africano a lanciare per ieri la Giornata internazionale di mobilitazione per le persone Lgbti in Tanzania. Tale iniziativa, supportata e rilanciata da All Out, ha visto un’ampia accoglienza.

Fissato, invece, per lunedì 12 novembre a Roma il sit-in Stop gay persecution in Tanzania. Organizzato da Gaynews e dalla rete giornalistica Nobavaglio – Liberi di essere informati, il presidio avrà luogo, a partire dalle ore 18:00, davanti all’ambasciata di Tanzania in viale Cortina d’Ampezzo, 185.

Al momento hanno aderito Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Certi Diritti, Arco, Agedo Roma, Di' Gay Project.

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A Roma personalità del giornalismo, dell'attivismo e del movimento Lgbti hanno oggi preso parte, di fronte all'ambasciata greca in via Saverio Mercadante, al sit-in Giustizia per Zak/Zachie per chiedere giustizia e verità sull'omicidio dell'attivista greco Zak Kostopulos (anche conosciuto come Zackie Oh).

Da più parti si è levata una forte condanna per l'efferatezza dell'uccisione - come dimostrata da video e immagini circolate sui media e sui social - nonché una ferma richiesta di indagini accurate, approfondite, trasparenti, che possano far luce sulle presunte responsabilità delle forze dell'ordine
 
Tratto inedito dell'evento la presenza in piazza della rete No Bavaglio insieme alle associazioni Lgbti: segno, questo, di una volontà degli organizzatori, come emerso negli interventi, di far convergere sempre più strettamente i temi della libertà di informazione e dei diritti umani
 
La preoccupazione e l'indignazione per la recrudescenza di odio e intolleranza nel dibattito sociale sono il sentimento che ha accomunato praticamente tutti gli interventi: Marino BissoCarlo Picozza, Roberto Pagano per Nobavaglio, Francesco Lepore per Gaynews, Rosario Coco per Gaycs, Andrea Monaco per il Collettivo Prisma SapienzaValerio Colomasi per il Circolo Mario Mieli, Alessandro Pierozzi per Agedo Roma, Milo Serraglia per l'associazione Futura nonché Rosario Murdica
 
Tra le realtà che hanno aderito anche Gaynet (editrice di Gaynews), Arco, Certi Diritti, Arcigay Napoli, Dì Gay Project
 
Nel corso dell'iniziativa è stato anche letto un messaggio dell'europarlamentare Daniele Viotti, che ha presentato un'interrogazione parlamentare su eventuali misure di contrasto ai rigurgiti neofascisti in tutta Europa alla luce dell'omicidio di Zak. 
 
«La notizia del terribile omicidio di Zack è riecheggiata fino nelle aule del Parlamento Europeo a Strasburgo - ha scritto Viotti, che ricopre anche la carica dell'intergruppo parlamentare europeo per i diritti Lgbti -. Appena due settimane fa abbiamo votato una risoluzione in cui condanniamo l’aumento della violenza neofascista in Europa, in particolare quella contro le minoranze, inclusa quella Lgbti. Io e il mio gruppo, l’Alleanza dei Socialisti e Democratici, ci siamo battuti affinché Zack venisse ricordato nel testo della risoluzione.
 
Oltre a ciò, nel nome dell’uguaglianza di tutti i cittadini espressa dai trattati Ue, interrogherò con urgenza la Commissione, per chiedere quali misure intende proporre per arginare questa ondata di violenza neofascista e omofobica in Europa, e per incrementare la fiducia dei cittadini nelle forze dell’ordine, spesso troppo remissive quando si tratta di investigare casi come questo. 
 
Siamo nel 2019 e ancora dobbiamo temere di essere insultati, picchiati o, peggio, ammazzati per ciò che siamo e per le idee che esprimiamo. Questa non è l’Europa che voglio. Da quando sono stato eletto mi sono battuto ogni giorno per un’Europa inclusiva, che non lascia indietro nessuno e che valorizza le differenze. 
 
L’energia delle manifestazioni che chiedono giustizia per Zack, come quella in corso a Roma, dimostrano che non siamo soli nella nostra battaglia per l’uguaglianza. Personalmente, trarrò ispirazione dalla triste storia di Zack per impegnarmi ancora di più nel mio lavoro, e assicurarmi che tutti i cittadini Ue ricevano pari opportunità e protezione». 
 
A sventolare, insieme alle bandiere arcobaleno, anche una bandiera italiana, a testimoniare la volontà di mostrare un'Italia diversa, come spiegano gli organizzatori, che non è quella di chi usa il tricolore per agitare odio, paure e sopraffazione. Alcuni attivisti, infine, hanno rincarato la dose mostrando un cartello recitante Siamo tutt* puttane. Un modo per ricordarci, hanno spiegato, come questa parola ben radicata nel linguaggio comune sia un modo di usare le donne per offendere, colpendo tutte quelle persone che, donne o Lgbti, non si conformano a un determinato stereotipo e rivendicano una sessualità libera degli schemi. 
 
Esattamente come era Zak, attivista, drag performer, apertamente sieropositivo.
 
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A un anno di distanza torna il Premio Abbraccio, il riconoscimento ad aziende e personalità che nel lavoro come nella vita personale si sono contraddistinte per il loro impegno nella lotta contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere. Ideato e organizzato da Agedo Roma, quest’anno la manifestazione sarà ospitata all’Off/Off Theatre di Roma a partire dalle 19.15.

Conduttore della serata sarà Pino Strabioli che sarà accompagnato da un’ospite speciale: Piera Degli Esposti. Interverrà anche Francesco Lepore, caporedattore di Gaynews.

A raccontare le ragioni di questa iniziativa è Roberta Mesiti, presidente di Agedo Roma.

Presidente, questa è la seconda edizione del Premio Abbraccio: che significato ha per lei tale iniziativa?

Il significato è quello del Premio Abbraccio in genere. Un premio che affonda le radici nella missione più profonda di Agedo: un'evoluzione culturale dai valori ai modelli di comportamento fino alla consapevolezza collettiva della questione Lgbti.

Qual è lo slogan di quest’anno?

Riconoscere e riconoscersi. Come ormai noto, il Premio Abbraccio è un tributo a personalità e aziende che quotidianamente e concretamente si impegnano per questo cambiamento culturale, anzi parlerei di evoluzione. Noi ci riconosciamo in queste buone pratiche perché sono i nostri valori. Ritengo importante riconoscersi in queste buone prassi, in modelli virtuosi perché diventano un esempio di forza, di determinazione ma anche una fonte di conoscenza e di competenza. Inoltre, con la maggior parte delle realtà premiate abbiamo rapporti di collaborazione. Penso ad Antonella Montano o a Vanni Piccolo, con il quale abbiamo lavorato a eventi molto belli come quello sulla sieropositività in occasione della Giornata Mondiale contro l’Hiv. Con Deutsche Bank Agedo nazionale e tante sedi territoriali – con la collaborazione di Parks - stanno realizzando una formazione interna per il personale.

C’è quindi un riconoscere l’impegno, la competenza e il cambiamento che mettono in atto e che diventa a sua volta una migliore qualità di vita per i nostri ragazzi.

Cosa l'emoziona di più di questo premio?

Mi emoziona trovare queste radici profonde, il senso dell’Agedo di questo tipo di evoluzione e attualizzarla, soprattutto in un momento come questo che per noi genitori è molto difficile. Sentiamo di continue aggressioni di stampo omofobico e purtroppo leggiamo spesso dichiarazioni pubbliche che sono devastanti. È un negare tutto quello che con forza affermiamo da 25 anni, anniversario che sarà celebrato quest’anno.

Le motivazioni delle assegnazioni di quest’anno?

Ovviamente c’è una motivazione per i premi che verranno assegnati.

I premiati di questa edizione saranno:

Antonella Montano, che ha speso tanto della propria vita professionale e personale su diverse tematiche. È stata una delle prime studiose ad aver affrontato e parlato del tema dell’omofobia sociale e interiorizzata. Ha dato voce alle donne lesbiche che subiscono la doppia discriminazione in quanto donne e per il loro orientamento sessuale. È formatrice di terapeuti che prenderanno in carico eventuali situazioni da risolvere. In ultimo, con Il vaso di Pandora, ha fondato l’omonima onlus che si occupa di violenza di genere, delle vittime del trauma e del superamento del trauma dell’abuso. Un progetto che apre uno sguardo doveroso sulla questione di genere, femminile, Lgbti, etc.

Vanni Piccolo, testimone storico del movimento, che ha fatto tantissimo per la comunità. Da presidente del Circolo Mario Mieli si è segnalato nella lotta contro l’Hiv, già dal suo primo comparire, collaborando con l’Istituto nazionale Malattie infettive "Lazzaro Spallanzani". Un fatto che è storia. Come consigliere del sindaco di Roma Rutelli ha fatto tanto per il Pride. Poi ancora come preside e prima ancora come insegnante si è distinto per progetti di multiculturalità. Ha collaborato con l’Unar contro le discriminazioni in Lazio, Campania, Calabria. Vanni è una delle personalità più riconoscibili e che più si è speso. Certo non l’unico, perché c’è un gruppo storico. Ma di certo è tra chi si è speso di più per i diritti della comunità, anche tra i partiti in anni in cui questo non era consueto.

Silvia Grilli, direttrice di Grazia. Un settimanale che nel tempo sta ponendo molto l’accento sulla condizione femminile e narra anche in maniera realistica e positiva storie di ragazzi e ragazze omosessuali. Questa rappresentazione diffusa e positiva al di fuori degli stereotipi per noi diventa cultura e valore condiviso.

Deutsche Bank, in collaborazione con Parks, sta effettuando delle formazioni interne inclusive per il personale Lgbti. A settembre si terrà un corso a Roma. Come genitori Agedo  sosteniamo questo progetto in diverse città italiane. Inoltre, Parks è una realtà importante che fa formazione per le aziende a favore dell’inclusività.

La manifestazione cade quest'anno nella giornata della Festa della mamma. Cosa ne pensa delle proposte di eliminare una tale ricorrenza assieme a quella del papà perché discriminerebbero le famiglie arcobaleno?

Penso che si possa parlare di festa delle mamme e di festa dei papà. Questa, secondo me, potrebbe essere una soluzione che non urti nessuno. C’è stata una polarizzazione di alcune posizioni che credo sia sbagliata, mentre penso che ci dovrebbe essere un confronto pacato e sereno.

Io lancio, quindi, un’idea: fare una festa delle mamme e dei papà, in cui siano rappresentati più modelli visto che la realtà ci rimanda tantissimi modelli di famiglie. Ci sono mamme in famiglie etero, o single, eterosessuali, rimaste sole o che per motivi economici sono tornate nelle proprie famiglie di origine e vivono e crescono figli assieme alle loro di madri.

Parliamo quindi di papà, di mamme, di famiglie. Penso che sia una visione più omnicomprensiva.

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Presentato giovedì pomeriggio 25 gennaio al Coming Out di Roma il libro Come me non c'è nessuno di Anton Emilio Krogh

L'iniziativa, promossa da Agedo Roma, ha visto la presenza dell'autore, della presidente Roberta Mesiti, dell'attore Enrico Lo Verso, di Vanni Piccolo e di Rosario Coco, rispettivamente testimone storico del movimento Lgbti e coordinatore del progetto Outsport. 
 
«Un libro - secondo Roberta Mesiti - che racconta senza filtri una vita e un coming out in un epoca lontana, dove di omosessualità nemmeno si parlava, in cui ogni genitore può trovare spunti preziosi per comprendere meglio le difficoltà dei figli e delle figlie Lgbti, purtroppo ancora oggi presenti in molte realtà».
 
L'autore, avvocato di Napoli con la passione per la musica, ha scritto questo libro dieci anni fa a seguito di una lunga conversazione con Rita Pavone, la sua vera fonte di ispirazione che indirizza anche il titolo del libro. «Ognuno di noi dovrebbe avere la serenità e la sicurezza di poter celebrare la propria unicità - dice Krogh - Il titolo è pensato affinché ogni lettore e lettrice possa trovare la forza di dirlo di sé». 
 
Secondo Rosario Coco «il testo è una bella testimonianza storica per comprendere le origini della battaglia di visibilità prima, e di diritti poi, condotta dalla collettività Lgbti». Per Vanni Piccolo, infine, «vi sono alcuni passaggi che raccontano un'epoca di sessualità rubata, intensa e segreta che probabilmente appartengono solo a chi ha vissuto gli anni '70 e '80 e che proprio per questo vanno sempre più raccontati e discussi anche ai giorni nostr»i.
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Dodici momenti di perfetta, assoluta e normale quotidianità: la famiglia a tavola. Torna così, in uno dei momenti più intimi e veritieri il calendario di Agedo Roma 2018, l’associazione di genitori, parenti e amici di persone Lgbti. Perché è attorno alla tavola di casa che ci si riunisce, si parla, si litiga, si mangia, si fanno domande e si danno, spesso, risposte inaspettate o che già si conoscono. Famiglie come tante che sono protagoniste degli scatti dei fotoreporter Mauro Rosatelli, Claudio Laconi e Michela De Nicola

Roberta Mesiti, presidente di Agedo Roma, spiega il perché di questa iniziativa che in questa seconda edizione porta il titolo di Ricette di Famiglia – L’Amore è servito, come è nata e le speranze per il futuro che riposano, ancora sulla carta, nella tanto agognata legge contro l’omolesbotransfobia.

Anche quest'anno Agedo Roma si fa promotrice di un calendario, quale sarà il tema?

Il tema del calendario Agedo Roma 2018 è la tavola, intesa come momento di convivialità e condivisione. Nei dodici scatti siamo rappresentati noi soci Agedo, le nostre famiglie, i nostri figli, nipoti e amici.

Perché lo avete scelto?

Abbiamo iniziato a pensare al tema del calendario la scorsa estate, durante le ultime riunioni settimanali. Emilio Sturla Furnò ha avuto questa idea che ci è piaciuta subito. La cucina è un luogo simbolico, in cui ci si ritrova, raccontando un po' di se stessi e della propria giornata, possibilmente davanti a un buon piatto. Molti soci, del resto, raccontano del coming out dei propri figli, avvenuto proprio in casa, in cucina.

Cosa significa per le famiglie di Agedo questo calendario?

Il progetto del calendario è un momento importante per noi. Con gioia e un pizzico di stupore, ci è capitato di vedere lo scorso calendario nei luoghi più impensati (studi professionali, luoghi d'incontro ecc).  Il calendario è un veicolo per raccontare di noi, del nostro impegno, dei nostri valori, delle nostre vite in maniera immediata, arrivando ovunque sia possibile. Questo, del resto, è esattamente uno degli obiettivi di Agedo: allargare il dibattito sulla questione Lgbt+ fornendo uno spunto di riflessione generale.

Un resoconto di quest'anno che si sta per chiudere?

Per Agedo Roma l'anno che sta per concludersi è stato estremamente positivo. Il numero di persone che si rivolgono a noi continua a crescere, così come aumentano le richieste di tesseramento. Un dato per me importante è l'incremento di famiglie con figlie e figli giovanissimi, che sentono il bisogno di condividere il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere. Questa dinamica indica una grande fiducia nel proprio nucleo di origine, e ci dà l'opportunità di operare per il benessere globale delle famiglie. Altro dato positivo per Agedo Roma è stato il numero di attività esterne che ci ha coinvolto: penso alla settimana contro l'omolesbotransfobia che ci ha visto molto impegnati; penso al premio Abbraccio; penso alla collaborazione con molte realtà associative; penso a una serie di dibattiti e formazioni che abbiamo organizzato (l'ultimo, l'evento Hiv: tra memoria storica e prospettive future in occasione della Giornata contro l'Aids), oppure alle svariate richieste di interventi nell'ambito culturale.

La legislatura sta ormai per concludersi e con certezza non si metterà mano alla legge contro l'omotransfobia. Come giudicata questa mancata approvazione e cosa chiederete al nuovo Governo?

La mancata approvazione di una legge contro l'omotransfobia, per noi, rappresenta una mancata risposta delle istituzioni alle esigenze concrete dei nostri figli e delle nostre figlie.

Le persone Lgbt+, nel nostro Paese, sono diversi milioni: ogni giorno sperimentano le difficoltà legate a discorsi, gesti, atteggiamenti discriminatori e lesivi della propria dignità, e in tanti casi sperimentano violenze fisiche e psicologiche. Vorrei sottolineare che proprio la scorsa estate abbiamo assistito a un aumento di atteggiamenti legati all'omofobia, riportati dalla stampa nazionale. È importante agire sia a livello culturale, sia a livello normativo. Al prossimo Governo chiederei di affrontare globalmente la questione Lgbt+, sono molti gli ambiti in cui è urgente un intervento: omolesbotransfobia, genitorialità, matrimonio egualitario. Senza mai dimenticare l'attenzione e la formazione nelle scuole e negli ambienti lavorativi.

Puoi spiegare perché è importante per le persone Lgbti e le loro famiglie una legge del genere?

Gli interventi legislativi, e l'auspicabile cambio culturale legato ad essi, conferiscono piena dignità e pieni diritti. Oltre alle persone direttamente colpite, esiste una rete sociale e affettiva che condivide le difficoltà legate all'ignoranza e alle discriminazioni. Mi riferisco ai genitori, alle famiglie, agli amici delle persone colpite da atteggiamenti e pensieri omotransfobici, che vivono con disappunto, talvolta rabbia, talvolta sconforto un clima ostile e irrispettoso per le persone più preziose.

La presentazione ufficiale di “Ricette di Famiglia – L’Amore è servito”, realizzato grazie al contributo del Cesv, Centro servizi per il volontariato del Lazio, si è tenuta questa domenica, dalle ore 19.15 alle ore 21.00, negli spazi del Istituto A.T. Beck in Via Gioberti 54 a Roma

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