Termini come favoloso/a e favolosità sono la chiave di lettura non solo dell’ultimo libro di Porpora Marcasciano L’aurora delle trans cattive ma anche della vita di colei che è una delle figure di spicco del movimento transgender e transfemminista italiano. Termini che, per imitazione dell’inglese fabulous e fantabulous, appartengono da decenni al gergo Lgbti e, come tali, sono stati risemantizzati con una finalità non solo autoironica ma anche reattiva a un lessico perdurantemente dannatorio verso soggetti considerati extra normam. 

Quando si ignora ciò, e ancor più all’interno della stessa collettività arcobaleno, il risultato è quello di cui ha dato prova la presidente di ArciLesbica nazionale Cristina Gramolini col suo articolo Cis, terf, favolosa e altre parole inappropriate comparso sul sito della Libreria delle donne.

Esistente a Milano dal 1975 e ubicata inizialmente in Via Dogana 2, essa è aperta attualmente in Via Pietro Calvi, 29 (a ridosso di Piazza Cinque Giornate). Si tratta – come si definiscono le stesse componenti – non solo di una «realtà politica e in movimento» ma anche di una «impresa femminista che non rivendica la parità, ma, al contrario, dice che la differenza delle donne c'è e noi la teniamo in gran conto, la coltiviamo con la pratica di relazione e con l'attenzione alla poesia, alla letteratura, alla filosofia».

In realtà la «differenza delle donne» tenuta in sì gran conto e difesa è ultimamente quella marcata e racchiusa nell’ambito di una visione biologistica della maternità e della femminilità. Il che si concreta nel conseguente duplice rifiuto della gestazione per altre/altri (come ricordato alcuni giorni fa anche da L’Avvenire che, nell’introdurre un’intervista a Luisa Muraro, ha presentato come «recente battaglia culturale del movimento femminista milanese (o perlomeno di quello “storico”) quella contro l’utero in affitto in nome della dignità della donna e della madre» – e del riconoscimento quali donne delle persone trans Mtf che non si sono sottoposte a intervento chirurgico. Come se l’essere e il sentirsi donna o uomo fosse questione di genitali e non primieramente d’identità di genere cui ci si sente di appartenere.

Motivo, soprattutto l’ultimo, che si ritrova nella critica di Gramolini a Porpora Marcasciano «principale ideologa transessuale italiana» con un totale travisamento, come accennato, del lemma “favolosità” non senza valutazioni moraleggianti ma non meno fumose come quando afferma: «Molto più cis-gender mi appaiono certe mtf che, giunte al genere di elezione, ne ricalcano gli schemi, tutte prese dagli accessori per signora e dai selfie continui».

Cosa che ha suscitato una reazione sui social di persone Lgbti e non che hanno postato i loro selfie con tanto di scritta Sono favolosa, lanciando gli hastag #IoSonoFavolosa o #IoStoConPorpora.

Contattata telefonicamente, Porpora Marcasciano ha dichirato a Gaynews: «Da almeno 15 anni la leader di ArciLesbica nutre odio e rancore verso l'universo mondo. Una volta era contro il mondo antagonista reo di rompere l'unità del movimento. Poi con il mondo lesbico non somigliante a loro. Poi man mano contro singole e singoli. Peccato che l'unico effetto che abbi avuto è la rottura interna ala sua associazione.

Se penso poi alle denunce, di cui è stata complice e ispiratrice, mi viene da dire che ci separano non uno ma due oceani. Abbiamo bisogno di altro e non di acredine e rancore».

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Annunciata alle 11:00 presso la Sala Pignatiello di Palazzo San Giacomo, sede del Comune di Napoli, la costituzione di Alfi (Associazione Lesbica Femminista Italiana).

Nata a seguito dalla disaffiliazione dei comitati di Bergamo, Napoli, Perugia, Treviso e Udine da ArciLesbica nazionale, Alfi – come recita il comunicato di presentazione – «è un’associazione di promozione sociale lesbica, femminista, democratica, laica, pacificista, antifascista, antimafiosa, inclusiva, antirazzista».

La sua mission principale è «la lotta alla discriminazione delle donne lesbiche, bisessuali, transessuali e intersex – nonché delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali e intersex a 360 gradi – dall’ambito privato a quello lavorativo, dall'ambito formativo a quello della salute».

Ai nostri microfoni Chiara Piccoli, presidente nazionale della neonata associazione, ha dichiarato: «Alfi apre nuovi orizzonti nel panorama Lgbti e femminista e rappresentando una tappa fondamentale nel percorso fatto insieme, concretizzando un progetto nato nel dicembre 2017. La prima pagina di una nuova storia da scrivere e la nascita di un polo di riferimento per tutte le donne».

Chiara sarà affiancata da Angela Cattaneo quale vicepresidente, da Elisabetta Marzi in veste di segretaria e dal direttivo composto da Antonella Capone, Serena Toccagni, Fabiola Gardin, Federica Cozzella.

Presenti alla conferenza stampa Ottavia Voza e Fabrizio Sorbara a nome di Arcigay nazionale, Renata Ciannella per Famiglie Arcobaleno, Ivana Palieri per Rete Genitori Rainbow nonché la professoressa Simona Marino, delegata alle Pari Opportunità per il Comune di Napoli.

Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, ha portato i saluti dell'intera associazione, ricordando l'intesa ultradecennale tra il comitato partenopeo Antinoo e quello de Le Maree basato anche sulla vicinanza delle sedi in Vico San Geronimo, dove ci sarà da oggi anche quella nazionale di Alfi.

Hanno inoltre trasmesso messaggi di vicinanza e felicitazioni la senatrice Monica Cirinnà e l'assessora regionale alle Pari Opportunità Chiara Marciani nonché associazioni, comitati ed enti quali Coordinamento Campania Rainbow, I-Ken, Rete Lenford, Certi diritti, Ponti Sospesi, Arcigay Caserta, Arcigay Trentino, Arcigay Verona, Arcigay Caserta, Rifondazione comunista Campania, DeMA e Centro SInAPSi.

Particolarmente significativo il testo augurale inviato da Francesca Druetti e Gianmarco Capogna, coordinatori di Possibile - Gruppo nazionale Diritti Lgbti

«In un momento in cui l’attivismo femminista - si legge in esso - sta mobilitando le persone in ogni Paese (da #MeToo e il suo equivalente italiano #Quellavoltache, alle proteste di piazza delle donne polacche, alla Marcia delle Donne) contro un sistema ancora troppo patriarcale, maschilista e fallocentrico, è fondamentale che anche le donne lesbiche abbiano una voce forte e determinata nella costruzione di una società più giusta.

Dobbiamo essere uniti per contrastare i fenomeni crescenti di odio, omotransfobia e sessismo. I temi legati alle questioni di genere sono sempre stati centrali per noi di Possibile e crediamo che siano prioritari e non più rinviabili. Ecco perché guardiamo con entusiasmo alla nascita di Alfi (Associazione Lesbica Femminista Italiana) e speriamo di avere presto modo di incontrarci per confrontarci sulle battaglie da portare avanti e su come metterle al centro di un dibattito pubblico e politico.

Per troppo tempo in questo Paese le battaglie di genere sono state lasciate da parte o sono diventate terreno di scontro e baratto tutto politico – nel senso peggiore – all’insegna del “pinkwhasing” e dell’esclusione dei più vulnerabili. È arrivato il momento di costruire un grande fronte che sia capace di unire i generi, anche quelli non binari, per sconfiggere insieme un sistema che per troppi anni è stato cristallizzato in una visione patriarcale.

In Italia abbiamo estremo bisogno di femminismo e di visione di genere. Di riportare le donne, tutte le donne, senza discriminazioni, all’interno della discussione pubblica e politica riconoscendo che questo non può che essere solo fonte di ricchezza per tutte e tutti».

Guarda il Video con le dichiarazioni della vicepresidente Angela Cattaneo e la Gallery

 

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La disaffiliazione del Comitato provinciale di Napoli Le Maree da ArciLesbica Nazionale ha segnato, indubbiamente, un altro passaggio rilevante nella trasformazione delle dinamiche relazionali interne al mondo Lgbti.

Una presa di posizione susseguente alla mozione congressuale A mali estremi, lesbiche estreme e al corso intrapreso dall’attuale Segreteria nazionale.

Per sapere di più sulle ragioni di questo significativo allontanamento, Gaynews ha contattato Antonella Capone, figura di rilievo del movimento lesbico nazionale e socia dell’attuale APS Le Maree Napoli.

Antonella, quando e perché il comitato ArciLesbica Napoli Le Maree ha deciso di prendere le distanze da ArciLesbica Nazionale?

La decisione di disaffiliarsi da ArciLesbica Nazionale, presa dall’Assemblea delle socie di Le Maree Napoli, è frutto di un lungo percorso cominciato dagli esiti del Congresso di Bologna. Un percorso senza dubbio difficile, motivato dalla necessità di portare avanti la nostra mission secondo le modalità e il pluralismo che ci hanno sempre contraddistinto.

Qual è il punto di maggiore criticità della linea politica nazionale, secondo te, che ha reso decisiva la separazione?

La linea politica nazionale non rappresenta che una parte di quanto ci ha portate alla disaffiliazione. Certamente tra i punti di divergenza c’è la presa di distanza dal movimento Lgbti operata da ArciLesbica Nazionale.

Quali sono adesso i vostri obiettivi e le vostre aspettative?

Continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: portare avanti le istanze delle donne lesbiche in termini di diritti, visibilità ed emancipazione. E tutto questo nel miglior modo possibile. 

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Ulteriore emorragia per ArciLesbica Nazionale, che perde oggi – dopo PerugiaUdine, Treviso, Bergamo e Bologna -, il circolo napoletano Le Maree.

La decisione della disaffiliazione è stata presa il 14 aprile nel corso di un’Assemblea straordinaria e resa nota con un post su Fb.

«Siamo orgogliose – si legge in esso - di annunciare che oggi diventiamo l’APS Le Maree Napoli.

Fiere della nostra storia, iniziata 21 anni fa, cominciamo un nuovo capitolo rinnovando l’impegno di portare avanti tutte le nostre battaglie, all’insegna della democraticità, del rispetto e della pluralità che ci hanno sempre contraddistinto».

Parole, quest’ultime, che spiegano fin troppo inequivocabilmente il motivo della disaffiliazione e rimandano alle polemiche scatenatesi in seno ad ArciLesbica Nazionale a seguito della mozione congressuale A mali estremi, lesbiche estreme.

La decisione del direttivo de Le Maree è stata definita un atto coraggioso da Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha dichiarato: «Per noi non cambierà di concreto nulla. Non si può modificare la storia e Le Maree sono la storia del movimento Lgbt napoletano e nazionale. Non si possono modificare le lotte: continueremo a condividere gli spazi della nostra sede storica in Vico San Geronimo.

Continueremo a confrontarci, a lottare, a vincere e a resistere. Grazie al gruppo dirigente del circolo napoletano de Le Maree per il coraggio, la chiarezza, la determinazione e la coerenza».

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Vice-capogruppo dem al Consiglio comunale di Torino, Chiara Foglietta è una donna, attivista, politica animata da una grande passione: la tutela e il riconoscimento dei diritti umani e civili in un’ottica di piena uguaglianza e inclusione.

Ce ne parla in quest’intervista alla luce anche di alcune recenti prese di posizione di parti del femminismo e dell’associazionismo Lgbti italiano.

Chiara, si avvicinano le elezioni del 4 marzo. Quali sono le tue previsioni in merito?

In questo momento non ho delle previsioni certe. Come Pd non abbiamo ancora chiuso le liste né reso pubblico il programma elettorale. Spero vivamente che le cittadine e i cittadini studino o almeno leggano il programma elettorale, riuscendo a capire chi fa soltanto promesse non concretizzabili e, invece, chi pensa al bene del Paese. È chiaro che io userò tutto quello che è in mio potere per far sì che il Partito Democratico ottenga un buon risultato. Le previsioni elettorali le conosciamo tutte. Il M5S è estremamente incalzante. Ma mi preoccupano molto di più Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e, ahimè, CasaPound.

Fai parte del gruppo Dems Arcobaleno dell’area orlandiana. Perché un tale inquadramento?

Beh, innanzitutto siamo un gruppo di amici. E questo indipendemente dall’aver supportato la mozione Orlando e aver sostenuto Andrea nella corsa alla Segreteria nazionale. Mi riferisco in primis a Daniele Viotti ma anche a Sergio Lo Giudice e a Monica Cirinnà. Fra l’altro Monica venne a Torino per avviare la mia campagna elettorale quando mi candidai come consigliera comunale a sostegno di Piero Fassino. Oltre al dato amicale c’è da dire che io mi riconosco pienamente in quest’area. È una delle poche realtà nel panorama politico che abbraccia le istanze d’uguaglianza delle persone Lgbti. È una delle poche realtà che cerca di lottare per vedere riconosciuto il diritto al matrimonio egualitario e al riconoscimento dei figli nati da coppie omogenitoriali. Per cui non si parla più d’adozione del figlio del partner.

Quali delle istanze Lgbti presentate in dicembre a Roma credi che confluiranno nel programma del Pd?

Ho contributo sotto il coordinamento di Angelo Schillaci alla stesura del documento del Gruppo Dems Arcobaleno. In esso si parla di diritti a 360 gradi: dal matrimonio egualitario al riconoscimento anagrafico dei figli nati da coppie omogenitoriali, dal diritto alla vita familiare alle norme di contrasto all’omotransfobia. Sappiamo bene come al riguardo manchi ancora una legge. Si parla altresì della situazione drammatica dei richiedenti asilo Lgbti nonché di cultura ed educazione alle differenze. Si parla anche di autodeterminazione di genere sin dall’infanzia e dei diritti delle persone intersex. È un documento che abbiamo realizzato mettendolo a piena disposizione del Pd. Mi auguro al riguardo che tutte le istanze trattate in esso possano confluire nel programma elettorale definitivo del Partito Democratico.

Una di queste, come tu hai accennato, riguarda la genitorialità. Da donna qual è il tuo parere sulla gestazione per altre e altri?

La questione genitorialità mi tocca al vivo, visto che sono al settimo mese e porto in grembo Niccolò Pietro. È un tasto non dolente ma che mi fa un po’ sobbalzare. Sulla gpa ritengo che sia necessario ribadirne la natura. Si tratta di una pratica: come tutte le pratiche non è buona in sé o cattiva in sé. Sono d’accordo con la gpa etica, cioè quella fatta alla luce del sole. Un patto nel quale sia tutelata l’autodeterminazione della donna portatrice e sia riconosciuta legalmente la responsabilità dei genitori intenzionali. Spesso sorrido con la mia compagna Micaela quando le dico che in questo momento sono la sua portatrice. Devo inoltre aggiungere di aver sempre personalmente affrontato il tema della gpa in maniera laica. La gpa resta in Italia una pratica vietata dalla legge 40. Cosa di cui dovrebbero ricordarsi tutte coloro che ne chiedono il divieto. Personalmente non avrei nessun problema a fare la portatrice per una coppia di amici (che siano eterosessuali od omosessuali non importa), che non possono avere dei figli. L’ho sempre detto e torno a ribadirlo a gran voce.

Come giudichi le posizioni di netta condanna al riguardo di ArciLesbica nazionale?

Mi ero già espressa al riguardo con un comunicato molto duro successivamente all’VIII Congresso di AL, nel corso del quale Cristina Gramolini ha ottenuto la presidenza. Il motivo è da ricercarsi nel documento congressuale dal titolo A mali estremi, lesbiche estreme. Ma quali sono questi mali estremi? La gpa? Le donne lesbiche? I gay? Le donne transgender? Per me che sono una donna che fa politica dal 1998 i mali estremi sono, ad esempio, la marea nera fascista che continua ad avanzare. Sono CasaPound che ha acquistato consensi riuscendo a eleggere consiglieri in alcuni Comuni.

Inoltre, chi sono le lesbiche estreme? Estreme perché sono tali nei modi, nei toni? Estreme nei pensieri? Mi fa sorridere la loro condanna tout court della gpa come mi fa sorridere la lettera che ArciLesbica nazionale ha inviato il 12 gennaio al Segretario del Pd Matteo Renzi. Mi fa sorridere perché, come già detto, la gpa in Italia è vietata. Quindi è un non senso chiederne la condanna. Gramolini e la Segreteria nazionale si rileggano tutta legge 40, articolo per articolo. Sarebbe stato al contrario opportuno che avessero chiesto l’apertura di un dibattito serio, laico sulla gpa. Un dibattito più serio e più laico sulla procreazione medicalmente assistita.

Come lesbica e attivista ti senti rappresentata da un’associazione che si attesta su posizioni di netta chiusura e condanna? Secondo te ArciLesbica chi rappresenta?

Non mi sento assolutamente rappresentata da ArciLesbica Nazionale come credo non si senta affatto rappresentata la maggioranza delle donne lesbiche italiane. E non certamente per la netta condanna della gpa essendo questa vietata – torno a dirlo ma repetita iuvant – dalla legge 40. Ma sono le posizioni concettuali sottese a una tale presa di posizione, identificativa del loro modo di pensare e agire. Leggere nel citato documento congressuale espressioni come “utero in affitto” dice tutto. Le parole, lo si sa, sono importanti. Le parole sono “estreme”. Si affitta un garage non un utero. Come potrei essere rappresentata da un’associazione che nella citata lettera a Matteo Renzi si è scagliata non solo contro la gpa ma contro l’assistenza sessuale ai disabili (ma non per le disabili. Solo per i disabili, eh) e contro le cure per i minori transgender? Posizioni assolutamente non condivisibili, dalle quali prenderò sempre le distanze.

Come giudichi la lettera di appello che alcune femministe hanno indirizzato due giorni fa ai Segretari di partito perché si impegnino sul “no alla surrogata”?

Resto basita da questa lettera delle femministe indirizzata ai Segretari di Partito perché condannino recisamente la surrogata. E tra le firmatarie leggo, ad esempio, i nomi di AL e Snoq-Libere. A queste simpatiche femministe torno a dire come un mantra che la gpa è vietata in Italia dalla legge 40. Perché dunque, anziché indirizzare petizioni sul nulla, non aprirsi a un dialogo serio, approfondito e laico sul tema gpa? Un dibattito sulle posizioni, su cosa stia succedendo in Italia, sul perché l’80/85% delle coppie che accedono alla surrogata in Paesi, in cui è legale, siano eterosessuali. Ma poi la minaccia di non votare candidati che manifestino opinioni pro gpa? Ma stiano serene queste femministe – che farebbero meglio a definirsi cittadine come tutte le altre donne –: ci sono tantissimi altri temi in riferimento ai diritti sui quali ci si può spendere. È al contrario auspicabile che i prossimi eletti alle Camere siano liberi nel discutere in maniera laica e non pregiudiziale la questione gpa. E magari riformare la legge 40. E magari riformare il diritto di famiglia. E magari rifomare la legge sugli affidamenti e le adozioni. Questo fa uno Stato di diritto. Questo fa uno Stato laico.

Ma Chiara Foglietta sarà candidata alle prossime elezioni?

Questa domanda mi è stata già fatta. Rispondo perciò una volta per tutte. Chiara Foglietta non sarà candidata alle prossime elezioni politiche. Mi è stato chiesto ma io ricopro orgogliosamente il ruolo di vice-capogruppo al Consiglio comunale di Torino. Qui c’è tanto da lavorare. E al momento il mio interesse è legato al bene della città di Torino e della Regione Piemonte.

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Non si sono ancora spente le polemiche di maggio sulla posizione di criminalizzazione della Gpa, chiamata da ArciLesbica utero in affitto, sulla richiesta di non adesione ai Pride che proponevano un confronto sulla gestazione per altri o sull’infame striscione contro Vendola, da poco diventato padre, srotolato al Pride di Milano davanti al trenino di Famiglie Arcobaleno. Sulla Gpa ArciLesbica nazionale nei mesi scorsi si è schierata dalla parte del femminismo della differenza, che considera la  differenza sessuale tra maschi e femmine la base per attribuire una forma di sacralità alla maternità e al rapporto tra madre e figli, fino al punto che non sembrano accettabili una famiglia senza madre o una donna che liberamente possa affidare ad altri il figlio al termine della gravidanza.

Questa posizione ha suscitato molte polemiche e reazioni talvolta molto pesanti nella comunità Lgbti, da parte di Famiglie Arcobaleno in primo luogo, ma anche all’interno della stessa ArciLesbica. Ben dieci circoli sui 16 esistenti, infatti, si sono dissociati dal comunicato della segreteria nazionale che non rispettava le tesi congressuali e chiudeva ogni possibile confonto. I dieci circoli “ribelli” ritenevano infatti «che sia possibile coniugare il riconoscimento della genitorialità di ciascun* preservando la dignità e la libera scelta delle donne da sfruttamento e forme contrattuali che ne dispongano come oggetto di scambio».

Nei giorni scorsi qualcuno dalla pagina Facebook di ArciLesbica nazionale ha iniziato a lanziare un altro tema di discussione. Il 28 luglio è stato condiviso l’articolo Coming out as ‘non-binary’ throws other women under the bus di Susan Cx, in cui l’autrice attacca la possibilità di definirsi gender queer o non binaria come idea antifemminista: «I can think of nothing more anti-feminist than an ideology that precludes the possibility of identifying and confronting patriarchal power, and instead individualizes oppression as though it is a “personal choice.” […] But feminism is not a matter of personal identity. Just like feeling pain under patriarchy is not a result of individual women’s quirks. Unfortunately, we can’t come out as “human beings” in order to convince men to treat us like equals. So please, spare us your insulting insinuations that we can identify (or “disindentify”) our way out of structural oppression. We’ll be trying to build a political movement with the specific aim of female liberation, in the meantime».

Il 6 agosto un’intervista di Luisa Muraro (massima teorica del femminismo della differenza) a Cristina Gramolini, presidente di ArciLesbica Milano, roccaforte delle femministe della differenza in cui vengono ribadite le posizioni di entrambe contro la Gpa («dicono da più parti che quanto in passato era considerato abominio, la gpa, pian piano sta entrando nel campo di possibilità di tante persone e che ci sarà un cambio culturale. È proprio così, un abominio sta diventando normale. Spero che si riesca ad evitare») ed emerge una sindrome di accerchiamento («la mancata accettazione di un’organizzazione indipendente delle lesbiche») che diventa sempre più evidente nei giorni successivi.

Tre giorni fa, con il commento Lei dice: I am angry, viene condiviso un articolo dal titolo I am a Woman. You are a Trans Woman. And That Distinction Matters (Io sono una donna. Tu sei una donna trans. E questa distinzione conta) in cui l’autrice, vittima di stupro, rivendica la necessità di spazi separati per le donne cisgender (le donne nate biologicamente donne), liberi da donne transgender, come ad esempio spogliatoi per donne-donne (I don’t want to be exposed to a penis which is why I sometimes need women changing rooms). L’autrice minimizza l’esperienza di oppressione vissuta dalle donne trans (And whether you were able to see it or not, if you looked male for part of your life, you experienced a different life than myself), costruendo un muro virtuale tra “le donne nate con una vagina (Women who were born with vaginas) e le altre, e lamentando molestie e minacce da parte di donne trans a cui riesce francamente difficile credere fino in fondo (dedicated entirely to women who dared want to express these feelings and in doing so received hundreds of threats, sexual harassments, and threats of sexual harm often by transgender individuals). L’articolo, insomma, è una decisa presa di posizione Terf (Femminista radicale Trans Escludente) di cui, in un contesto caratterizzato da una transfobia crescente, francamente non si sentiva il bisogno. 

Qualcuna in ArciLesbica ha pensato che fosse il momento di costruire un muro tra donne, basandosi esclusivamente sui genitali. Da questo discorso, come spesso accade, sono del tutto assenti gli uomini transIl post ha provocato oltre mille commenti fortemente indignati, e, come capita sui social, anche alcuni insulti. La prevedibile reazione ha peggiorato la sindrome di accerchiamento di Arcilesbica Nazionale, che ha risposto accusando tutti di lesbofobia, rifiutando nettamente di mettere in discussione queste posizioni ideologiche. Posizioni da cui hanno preso le distanze dieci circoli di ArciLesbica: Bari, Bologna, Ferrara, Livorno, Napoli, Novara, Pisa, Roma, Treviso, Udine. Circoli che sono arrivati a ufficializzare il dissenso nella campagna #UnaltrArciLesbica

Ancora una volta emerge l’immagine di un’associazione profondamente ferita, lacerata nel suo interno da polemiche roventi e dissidi insanabili, che si avvia verso un congresso anticipato a causa di una dirigenza nazionale che travalica il suo mandato e che cerca di dividere e indebolire il movimento Lgbti italiano. Perché, infatti, rivendicare spazi per le donne cisgender, quando a mancare sono proprio spazi trans-inclusivi? È quasi come chiedere la criminalizzazione di qualcosa, la Gpa, che non è legale in Italia: serve solo ad agitare le acque e a creare divisioni e polemiche, non rispondendo ad esigenze reali. ArciLesbica nazionale separa le donne cisgender (dalle donne trans, affermando che queste ultime nonsiano vere donne, e, come ha scritto Ethan Bonali, insiste sulla «negazione di un sistema etero-patriarcale che opprime le donne trans e la trasformazione delle rivendicazioni delle stesse in sistema concorrenziale ed oppressivo per le donne cisgender»). 

Di fronte alla comprensibile e ben articolata risposta del Mit (Movimento Identità Trans) l’anonima animatrice della pagina di ArciLesbica (anonima anche per le socie) risponde lamentando delle inesistenti “penalizzazioni che colpiscono tutte le donne che si ribellano al pensiero unico”, utilizzando ancora una volta lo stesso linguaggio dei fondamentalisti italiani (al pari di “utero in affitto” e “abominio”). La stessa pagina insiste rispondendo alle dure critiche del Mieli evocando una "Santa Inqueerizione che decide cosa si può pubblicare o no” e sostenendo ancora la tesi di una persecuzione nei loro confronti. Anche questa è una delle tattiche dei fondamentalisti, che di fronte a chi reagisce ai loro costanti insulti millanta persecuzioni e limitazioni del diritto di parola. Tecnica cara anche ai complottisti di tutto il mondo.

Al di là di tutto è davvero triste e desolante che ArciLesbica, che in teoria è "la più grande associazione lesbica italiana" (ma solo in teoria: Arcigay conta più lesbiche tra gli iscritti di ArciLesbica), abbia preso questa strada, solitaria e meschina, di disprezzo per la comunità Lgbti. Ed è davvero triste che ci siano persone che si definiscono attiviste ma sentono il bisogno di costruire muri, chiudersi in recinti sempre più stretti e soffocanti, assegnare giudizi, distinguere in modo autoreferenziale cosa è giusto e cosa è sbagliato. Abbiamo ancora bisogno, soprattutto in Italia, di costruire e consolidare una comunità Lgbti ampia, inclusiva, forte e consapevole.

E ancora di più, è davvero triste che, come i fondamentalisti di ogni latitudine, la voce ufficiale di ArciLesbica categorizzi le persone per pochi centimetri di carne in più in meno.  Io non sono la mia vagina e non sarei il mio pene: sono un essere umano con corpo, desideri, pensieri, emozioni. Con una storia, delle competenze, delle ambizioni. Ognuno di noi è definito da molti fattori, e non solo da quello che ha nelle mutande. Da lesbica, cofondatrice di ArciLesbica a Palermo ed ex socia di ArciLesbica, chiedo alle iscritte di farsi sentire e di decidere: se davvero siete per la criminalizzazione della Gpa contro i padri arcobaleno, contro la condivisione di spazi fisici e luoghi politici con le donne trans, allora per favore, dichiarate ufficialmente la vostra fuoriuscita dal movimento nazionale Lgbti. Se, come spero, non è così, uscite allo scoperto ed impedite che qualche Terf (femminista radicale trans escludente) parli a nome vostro. Altrimenti, ci sono molte altre associazioni in cui impegnarsi per la lotta per i diritti Lgbti.

 

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