«Sono preoccupato di questo nuovo divieto che è la manifestazione dei continui passi indietro nel campo della protezione dei diritti umani in Turchia e della crescente intolleranza verso le persone Lgbti da parte delle autorità turche». Così Nils Muižnieks, Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa, ha criticato in un duro comunicato la decisione del 19 novembre con cui il governatore di Ankara Ercan Topaka ha proibito a tempo indeterminato ogni manifestazione Lgbti nella città metropolitana e nell’omonima provincia.

«Un tale divieto generalizzato – come rilevato nella nota ufficiale - non tiene chiaramente conto degli obblighi internazionali della Turchia in materia di diritti umani ai sensi, soprattutti, della Convenzione europea sui diritti umani. Il fatto che un evento possa disturbare o offendere alcune persone non può in alcun caso servire come giustificazione per limitare i legittimi diritti alla libertà di espressione, alla libertà di associazione e alla libertà di riunione pacifica delle persone Lgbti. Senza contare il diritto dell'intera popolazione di Ankara a essere informata sulle questioni Lgbti».

Nils Muižnieks ha infine chiesto un intervento delle autorità centrali turche perché garantiscano che «le amministrazioni decentrate rispettino le norme sui diritti umani e che questa deplorevole decisione dell'ufficio del governatore di Ankara venga immediatamente annullata».

 

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Si terrà domani a Roma la manifestazione nazionale #NONèREATO con partenza da Piazza della Repubblica alle 14:30. Sfileranno per le strade della capitale accanto a «uomini, donne e bambini che chiedono eguaglianza, giustizia sociale e che rifiutano ogni forma di discriminazione e razzismo», associazioni, movimenti, forze politiche, ong, giornalisti, migranti, richiedenti asilo, rifugiati e – come recita l’appello - «persone nate o cresciute in Italia, che esigono l’approvazione definitiva della riforma sulla cittadinanza».

Insomma, una manifestazione per ribadire che migrare non è reato, accogliere non è reato, povertà non è reato, solidarietà non è reato, dissenso non è reato. Una manifestazione «per l’uguaglianza, contro ogni forma di razzismo, per lo ius soli e i corridoi umanitari, contro l’esternalizzazione delle frontiere, i lager in Italia e in Libia, le leggi discriminatorie promosse dai Ministri Orlando e Minniti».

Tra i sostenitori della prima ora il senatore Luigi Manconi, Andrea Camilleri, don Luigi CiottiToni ServilloCarlo PetriniEnrico IannielloLuciana CastellinaMoni OvadiaGiuseppe Massafra, i vignettisti Vauro, Natangelo, Mauro Biani, Altan, Staino e l’84enne vescovo emerito di Caserta Raffaele Nogaro, che definì la Bossi-Fini «legge disumana».

Tantissime le adesioni giunte da parte di associazioni: da Amnesty International ad Arci Nazionale, da Cobas a Fiom Cgil Nazionale, dalla Casa Internazionale delle Donne a Medici Senza Frontiere, da Emergency al Gruppo Abele Onlus, solo per fare alcuni nomi. Con un’assenza, purtroppo, pressoché totale di sigle Lgbti. Le uniche a figurare sono infatti Arcigay Napoli, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, e il circolo Gaynet Roma. Nella notte è poi giunta l’adesione di Arcigay Nazionale.

Come osservato da Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, «anche tra le persone LGBT, alimentate da false paure e da tanta disinformazione, dilagano in Europa e in Italia, razzismo e islamofobia. Emblematico il caso di Alice Weidel, leader del movimento di estrema destra, xenofobo e razzista, Alternativa per la Germania, che ha riportato, per la prima volta dalla fine seconda guerra mondiale, esponenti dell'estrema destra nel Parlamento tedesco. Alice, lesbica, unita civilmente con una cittadina svizzera di origine cingalese, ha più volte pubblicamente sostenuto che il maggior pericolo per le persone Lgbti è rappresentato dai migranti musulmani. 

Per questo saremo in piazza sabato a Roma, perché vi sia una informazione corretta nel nostro Paese, perché l'estensione del diritto non riguarda mai solo il singolo o una singola comunità di persone, per costruire insieme una Italia inclusiva, che non ha paura delle diversità, qualsiasi esse siano».

Per l'avvocato Sebastiano Secci, neopresidente del Mieli, «è essenziale che le forze antifasciste, democratiche e inclusive che si battono giorno dopo giorno contro ogni forma di discriminazione facciano fronte comune guidando una controffensiva culturale e politica che espella la cultura dell’odio e della paura dalle nostre comunità. Questo obiettivo e questa preoccupazione uniscono le battaglie del movimento LGBT italiano con quelle delle nostre sorelle e dei nostri fratelli migranti, esposti come noi ai rischi della progressiva regressione dei valori di pace, accoglienza e inclusione che fanno parte della nostra cultura».

 

 

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Anche la Regione Abruzzo si prepara a discutere una legge regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di gente. Il testo, preparato da Articolo 1, è stato presentato da Marinella Sclocco, assessora regionale con delega alle Politiche sociali, e da Mario Mazzocca, sottosegretario alla presidenza della Giunta regionale. Il progetto di legge segue l’organizzazione di una serie di tavole e dibattiti, a cui hanno partecipato le associazioni Lgbti abruzzesi e le istituzioni. Esso ricalca sostanzialmente quello presentato e recentemente approvato in Umbria.

Ne parliamo nel dettaglio con Leonardo Dongiovanni, presidente di Arcigay L’Aquila.

Leonardo, quali sono le caratteristiche principali della proposta di legge contro l’omotransfobia che sarà discussa in Regione Abruzzo?

In sostanza, nei limiti delle proprie competenze, la Regione Abruzzo, in ottemperanza agli articoli 2, 3 e 21 della Costituzione e 2 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea, discuterà il varo di una legge regionale che vuole rispondere alle esigenze della comunità Lgbti in fatto di tutela e prevenzione relativamente alle aggressioni omotransfobiche. Nella proposta di legge è prevista anche l’introduzione di un Osservatorio regionale sulle discriminazioni di genere e sull’omofobia e la possibilità per la Regione di costituirsi parte civile in casi di violenze omotransfobiche di particolare rilevanza e impatto sociale.

Quali sono gli elementi do continuità e frattura tra questa proposta di legge regionale e quella nazionale firmata da Ivan Scalfarotto?

Il confronto con la proposta di legge Scalfarotto è inappropriato perché non si può paragonare una legge nazionale e una regionale in quanto sono diverse le competenze. Certo, come per l’elaborazione della “Scalfarotto”, dobbiamo tenere conto che, anche nel nostro caso, questa proposta di legge deriva da una serie di incontri con le istituzioni e le forze politiche in modo tale che possa essere approvata da un’ampia maggioranza. Nella proposta di legge Scalfarotto si arrivò però a un livello di mediazione talmente eccessivo che probabilmente è stato meglio che quel ddl non sia mai diventato realtà perché avrebbe costituito soltanto un rallentamento rispetto alle reali esigenze della comunità Lgbti. È singolare che nel 2017, in un Paese europeo, si debba trovare sempre un contentino e si debba sempre ampliare lo specchio dell’approvazione per portare avanti le nostre battaglie.

Credi che il dibattito a livello locale possa accelerare anche una discussione a livello nazionale?

Io sono convinto che, attraverso questa serie di provvedimenti regionali, si possa stimolare il dialogo nazionale. D’altronde è stato così anche per le unioni civili. Si parte dal piano più basso delle amministrazioni locali e si arriva in parlamento.È una strategia vincente. Certo anche per le unioni civili abbiamo dovuto accettare delle mediazioni che hanno abbassato il livello delle nostre aspettative e della nostra soddisfazione. Cioè non abbiamo ancora raggiunto la vera uguaglianza tra persone omosessuali e persone eterosessuali. Detto questo, sollevare un dibattito nazionale è certamente utile, visto l’attuale situazione parlamentare che non è certo  delle più favorevoli. Quindi, le proposte di legge regionali rappresentano un momento importante per dare risposte almeno a livello territoriale.

Di fatto, in assenza di determinati presupposti, queste leggi regionali possono dar voce e dignità a quelle persone Lgbti che vivono in territori più esposti alle violenze e alle discriminazioni.

Sono passati diversi anni da quando hai iniziato le tue battaglie per la comunità Lgbti. Come è cambiato il nostro Paese in questi ultimi anni?

Sono cinque anni da quando ricopro la mia carica in Arcigay e di cambiamenti ne ho visti e vissuti tanti. Quando ho mosso i primi passi nella militanza erano i tempi del berlusconismo, che speriamo non torni. Il Paese è cambiato e, anche rispetto alle unioni civili, abbiamo visto un Paese unito ma diviso al tempo stesso. Tutto il dibattito che abbiamo vissuto in quei giorni, anche all’interno delle associazioni, è stato infarcito – a mio parere – da un eccessivo buonismo e proprio per questo oggi dobbiamo essere motivati a rivendicare le istanze del matrimonio egualitario e di una legge contro l’omotransfobia.

Io non ho una grande fiducia nei confronti della politica istituzionale e ritengo che all’interno di questo percorso tutte le persone Lgbti debbano ricordare le proprie origini e ricordare tutte quelle persone che con la propria lotta ci hanno permesso di arrivare dove siamo arrivati, evitando di essere troppo blanditi dalle carezze di una politica a cui interessa solo il nostro consenso. Ed è per questo che le persone Lgbti dovrebbero fare fronte compatto contro questa fascistizzazzione dilagante nel nostro Paese. Fascistizzazione che temo possa presto coglierci impreparati.

In conclusione, io credo che noi attivisti Lgbti abbiamo una grande responsabilità: arginare i processi di normalizzazione  e volgarizzazione delle nostre battaglie. Questo è ciò che dobbiamo evitare a tutti i costi, sperando in tempi migliori.

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Oggi pomeriggio si svolgerà il Puglia Pride 2017 e la comunità Lgbti regionale inonderà le strade di Bari dopo ben 14 anni. Dopo, cioè, il Pride nazionale del 2003 che si svolse nel capoluogo pugliese. In città c’è grande attesa per la marcia dell'orgoglio, promossa da una rete di associazioni attive sul territorio e impegnate nell'ambito dei diritti civili delle persone Lgbti.

A poche ore dal Puglia Pride abbiamo incontrato Rosa Perrucci, portavoce del Coordinamento, per avere maggiori informazioni.

Rosa qual è il motivo centrale della piattaforma politica del Puglia Pride 2017?

Abbiamo scelto di centrare il nostro Pride sul tema delle famiglie, al plurale perché noi pensiamo che di famiglie ce ne sono tante. Abbiamo scelto questo tema in seguito all’approvazione della legge sulle unioni civili. Legge che non ha soddisfatto la comunità Lgbti perché, con lo stralcio della stepchild adoption, ha escluso la tutela dei figli delle famiglie omogenitoriali. A noi interessa attirare l’attenzione sui diritti delle persone che diritti non hanno.

Oltre al tema delle famiglie omogenitoriali mi piace ricordare che, da aprile fino a questa settimana, abbiamo organizzato eventi per sensibilizzare la collettività sui vari argomenti cari al movimento Lgbti, come la lotta all’omofobia e la transessualità.

Come ha reagito Bari all’imminente arrivo del Pride?

La città ci accoglie in maniera molto positiva. Abbiamo un ottimo rapporto con l’amministrazione e la cittadinanza. Non abbiamo avuto problemi se non con movimenti di stampo cattolico che, in prossimità del Pride, stanno organizzando una processione per guarirci. Credo che parteciperemo anche noi a questa processione.

Che percorso avrà il Puglia Pride 2017?

La parata avrà lo stesso percorso del Pride del 2003. Toccherà vari quartieri centrali della città e arriverà fino al lungomare. Concentramento alle 16 a Piazza Libertà, meglio nota come Piazza Prefettura e partiremo da lì alle 17.00/17.30. 

 

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