Anche Milano pronta a riconoscere ufficialmente la doppia genitorialità di papà e mamme arcobaleno.

Domani, infatti, il sindaco di Milano Giuseppe Sala, seguendo l’esempio di tanti suoi omologhi a partire dalla prima cittadina di Torino Chiara Appendino, firmerà nella Sala Giunta di Palazzo Marino gli atti di nascita di bambini nati nel capoluogo lombardo da coppie omogenitoriali. Uno di loro è Manfredi, nato il 2 giugno scorso a seguito di tecniche di procreazione medicalmente assistita.

Le due mamme, la 35enne Corinna e la 36enne Francesca, si sono unite civilmente a Palazzo Reale il 23 aprile 2018. In tale data Francesca era già in attesa di Manfredi, per cui si è interessata sin da allora con Corinna perché, una volta avvenuta il parto, fosse loro riconosciuta la doppia genitorialità.

A seguito d’alcune difficoltà profilatesi al riguardo, Francesca aveva sollevato la questione con una lettera indirizzata a Selvaggia Lucarelli e pubblicata su Il Fatto Quotidiano. Ciò ha portato al successivo interessamento dell'assessore radicale Lorenzo Lipparini, cui si sono aggiunti i colleghi di Giunta Pierfrancesco Majorino e Roberta Cocco.

E, nel pomeriggio del 6 giugno, il sindaco Sala ha pubblicato su Facebook un post in cui ha dato notizia dettagliata di quanto avvenuto a Palazzo Marino.

«Oggi in Sala Giunta - ha scritto - ho firmato l’atto di nascita di Eric Manfredi e di Teresa, nati a Milano il 2 e 3 giugno scorsi. Questi bambini sono figli di due mamme e per questo nell’atto compaiono entrambe. Insieme all’iscrizione del nome della prima mamma, infatti, sul medesimo atto ho sottoscritto l’annotazione del nome della seconda mamma che ha riconosciuto il bambino.

Sempre oggi ho esteso questo riconoscimento anche alle mamme di Edda, Teo e Zeno, tre gemellini nati a febbraio e alle mamme di Margherita, Giorgio, Antonio e Raffaele, nati a Milano tra il 2002 e il 2009.

Ho fatto questa scelta perché intendo tutelare i diritti di tutte le famiglie, di tutti i genitori e di tutti i bambini che nascono nella nostra città. Milano prosegue senza esitazione nel riconoscimento dei diritti civili ai propri cittadini, consapevole di essere una città che vive appieno il suo presente per guardare con orgoglio al suo futuro».

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Le affermazioni del neoministro leghista Lorenzo Fontana sulla non esistenza di altre famiglie, che non siano quelle tradizionali, sono del tutto sbagliate esattamente come il nome del suo dicastero che dovrebbe chiamarsi Ministero delle famiglie.

Fontana forse vive in un mondo a parte di qualche secolo fa. Sarebbe meglio che si svegliasse e si rendesse conto che esiste la modernità dove ognuno costruisce, spesso faticosamente, la propria vita familiare contribuendo così alla coesione sociale e al benessere collettivo. Ogni famiglia di qualsiasi tipo è un bene per la società.

Farebbe bene a studiare la sentenza cosiddetta “Oliari” (dal nome di uno dei ricorrenti) del 21 luglio 2015 con cui la Corte europea dei diritti umani ha condannato all’unanimità l'Italia per violazione dell'articolo 8 della Convenzione dei diritti dell'uomo. Quello, cioè, sul "diritto al rispetto della vita familiare e privata". Stabilendo, inoltre, che lo Stato dovrà versare a ognuno dei ricorrenti 5mila euro per danni morali.

Il ministro sembra, in realtà, ignorare la pluralità di modelli familiari come desumibile da principi costituzionali e ribadita da numerose sentenze a partire da quelle della Cassazione. È di alcuni giorni fa il verdetto della Suprema Corte che non solo ha riconosciuto la validità del provvedimento francese a favore di Giuseppina La Delfa e Raphaëlle Hoedts in riferimento alla reciproca adozione dei rispettivi figli biologici ma ha anche respinto ogni pregiudizio di omogenitorialità. La stessa legge 76/2016 (legge Cirinnà) fa riferimento in un passaggio alle coppie unitesi civilmente, anche in presenza di figli, come “famiglia”.

È pur vero che le affermazioni odierne di Fontana sull’inesistenza delle famiglie arcobaleno non sorprendono poi del tutto. Sono infatti note le dichiarazioni, da lui rilasciate nel 2016, sulla famiglia naturale sotto attacco da parte dei gay.

Verrebbe da chiedere al ministro a quale concetto di natura si riferisce nel parlare di “famiglia naturale”. Ad Aristotele? A Tommaso d’Aquino? A Giusto Lipsio? A Spinoza? A Kant? A Baumann? In realtà Fontana con le sue affermazioni paga lo scotto non solo a personali convinzioni passatiste ma anche a quei gruppi cattoreazionari, dal Family Day a CitizenGo, che hanno sostenuto elettoralmente il programma xenofobo, razzista e discriminatorio di un partito come la Lega.

Non esiste un solo modello familiare e, questo, non da oggi. Una riflessione sul concetto di familia in epoca romana e medievale nonché l’estensione dello stesso a entità diverse, come ad esempio quello di “famiglie religiose” con riferimento a frati e suore, lo potrebbe aiutare in tal senso.

Ciò detto, un ministero della Famiglia, per dirsi tale, dovrebbe dunque cercare in tutti i modi di allargare il concetto di vita familiare visto che viviamo in un mondo dove ci si sposa sempre di meno e dove i nuclei familiari sono sempre più ristretti. Che senso ha escludere e discriminare tutti coloro che non sono eterosessuali, che non sono sposati o che non hanno figli? Una follia, peraltro molto minoritaria nella società.

Le affermazioni di Fontana sembrano preludere a una stagione di campagna diffamatoria e di azioni umilianti nei confronti non solo delle persone Lgbti ma anche nei confronti delle donne libere (i riferimenti odierni al tema dell’aborto ne sono una riprova). Cosa, questa, possibilissima anche senza toccare i diritti fondamentali conquistati finora. È ben noto come tali posizioni politiche abbiano ricadute negative in termini di malessere e di atti omo-transfobici. Non c'è peggiore politica di quella che calpesta la dignità dei suoi cittadini e cittadine.

Per questo motivo lanciamo oggi una sfida al ministro Fontana: ci riceva e ascolti le nostre ragioni che sono quelle dei diritti universali di qualsiasi coppia tanto etero quanto omosesauale. Che sono quelle della coesione sociale e del bene comune.

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Ennesimo caso di trascrizione anagrafica di atti di nascita esteri di bambini registrati quali figli di due papà.

È successo a Prato, dove il sindaco dem Matteo Biffoni nonché presidente di Arci Toscana ha provveduto oggi a procedere in tal senso con riferimento ai tre gemelli nati a San Diego il 18 gennaio tramite gpa cui, come già raccontato alcuni giorni fa da Gaynews, avevano fatto ricorso Ivan e Antonio.

La coppia omogenitoriale, componente di Famiglie Arcobaleno, è stata seguita dal gruppo legale dell’associazione guidata da Marilena Grassadonia.

Abbiamo raggiunto Ivan e Antonio per saperne di più.

Il sindaco di Prato ha oggi registrato anagraficamente i vostri bambini. È stata una procedura laboriosa e quali le vostre emozioni?

All'inizio abbiamo vissuto col timore di trovarci di fronte persone che ci avrebbero ripetuto all’infinito che non si potevano trascrivere gli atti di nascita così come li ha rilasciati lo Stato della California. Eravamo già pronti al peggio ma certi che non saremmo mai scesi a compromessi. E, invece, già nel luglio 2017, quando abbiamo messo a conoscenza il Comune di Prato di questa cosa, abbiamo avuto prova di una totale disponibilità anche per superare eventuali problematiche.

È superfluo dire che siamo felici: è giusto tutelare ogni singola famiglia e ogni singolo bambino o bambina. Sarebbe l’ora di dare una svolta, un cambiamento radicale. Tornare da un Paese come gli Usa, dove ogni famiglia è uguale (perché siamo uguali) e, soprattutto, dove i bambini sono considerati "un bene del Paese”, e ritrovarsi poi in Italia, dove ancora bisogna quasi supplicare per far riconoscere che il proprio figlio è di "serie “A” e non di "serie “B”, è veramente penoso. Non esistano figli di serie B e nessuna famiglia dovrebbe lottare per dire: Lui è mio figlio o mia figlia.

Facciamo un passo indietro: che cosa vi ha portato a ricorrere alla pratica della gpa?

Abbiamo sempre desiderato diventare genitori e, nell’impossibilità di poterne adottare uno, ci siamo rivolti a una clinica in California e, di conseguenza, abbiamo fatto ricorso alla gestazione per altri.

Chi vi ha messo in contatto con Jennifer, la donna che ha gestato i vostri tre figli?

La nostra tenacia. Siamo arrivati a Jennifer senza intermediari. Abbiamo conosciuto altre ragazze ma con lei c’è stato da subito un grandissimo feeling: c'era una forte attrazione tra di noi.

Potete raccontare i momenti salienti di questo percorso di genitorialità?

Si potrebbe scrivere un libro per  raccontare tutti i momenti salienti a partire dall'incontro con Alessandra: è stata importantissima per il nostro percorso perché ci ha seguito passo passo proprio come un genitore fa con i propri figli. Poi la felicità del nostro primo viaggio in clinica negli Usa all’incontro con  la donatrice di ovuli fino al giorno in cui abbiamo finalmente conosciuto Jennifer: vederla è stata un’emozione indescrivibile come anche conoscere la sua famiglia. Quando abbiamo saputo che Jennifer era incinta e  quando abbiamo successivamente appreso con sorpresa di aspettare tre gemellini, abbiamo vissuto una tale gioia gioia da non poterla mai più dimenticare.

Quale ruolo ha oggi Jennifer nella vostra vita familiare?

Lei fa parte della nostra vita: la sentiamo costantemente. Abbiamo già in programma di rivederci, magari qui in Italia. Siamo stati davvero molto fortunati. Non tutti hanno la fortuna di incontrare persone capaci di donare tutto il proprio amore per dare unicamente felicità ad altre persone.

Cosa è cambiato oggi che siete padri?

Il nostro non è stato “un’incidente di percorso”. La nostra famiglia l’abbiamo desiderata, sognata e sofferta ogni singolo giorno. Siamo felici e lo siamo ogni giorno di più. Per il resto siamo due normalissimi genitori che cresceranno i propri figli nel migliore dei modi.

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«Le bellissime parole della Sindaca di Crema: siano di guida ad ogni interprete del diritto della Repubblica italiana».

Con queste parole l'avvocato trentino Alexander Schuster - alla cui professionalità congiuntamente all'impegno di Famiglie Arcobaleno va riconosciuto il merito d'aver contribuito al raggiungimento delle ripetute registrazioni anagrafiche di bambini quali figli di coppie omogenitoriali - ha introdotto il comunicato stampa del Comune della Bassa Padana sul riconoscimento della doppia genitorialità in riferimento a una locale coppia di papà di due fratellini nati oltreceano con la gpa.

Il testo, appena diffuso e rilanciato su twitter, recita: «Con un atto di trascrizione svolto dall’Ufficio Anagrafe e firmato come Ufficiale di Stato Civile dal sindaco Stefania Bonaldi, il Comune di Crema ha riconosciuti due padri – e non uno soltanto - a due fratellini nati oltreoceano. Dopo i casi di Torino e Gabicce, Crema segue una tendenza a colmare l’attuale vuoto legislativo con un atto sul proprio registro dei nati. A fronte di un parere negativo degli uffici stante la carenza normativa, il sindaco ha deciso di riconoscere la doppia genitorialità.

“Lo spirito che ci ha orientati a questo atto, anche sulla scorta di recenti, analoghi provvedimenti di altri colleghi Sindaci”, commenta Stefania Bonaldi, “è proprio quello di ‘Accogliere la vita, accogliere qualsiasi vita’, attribuendo ad essa tutta la dignità necessaria perché si dispieghi a cominciare dal suo riconoscimento giuridico, che non è tutto, ma senz’altro rappresenta una bella partenza”.

L’atto firmato oggi è una trascrizione che recepisce una sentenza straniera di co-genitorialità a seguito della quale si rettifica l’atto di nascita già depositato aggiungendo là dov’era scritto “madre/genitore” il nome del secondo genitore. Essendo residenti attualmente in altro Comune è stata fatta comunicazione per l’aggiornamento della scheda anagrafica.

“La vita appartiene a tutti, non solo a chi vorrebbe normarne le strade di accesso”, conclude il sindaco. “Non possiamo fermarla se arriva da un legame d’amore, ma non possiamo nemmeno decidere che un legame d’amore deve somigliare a ciò che rappresenta per alcuni, fossero anche la maggioranza. Il nostro Paese ha ormai imboccato la strada dei diritti, sta imparando ad accogliere il nuovo, a dare un posto dignitoso a quanto sopravviene. In un momento in cui le categorie del passato non riescono più a contenere le forme in cui l’amore, i legami e i loro frutti si manifestano, anche a Crema abbiamo deciso di aprire le porte, riconoscendo il primato assoluto della vita e le intenzioni di chi chiede ai legami che la sostengono una legittimazione anche giuridica».

Esprimendo compiacimento su Facebook per quanto verificatosi sempre in mattinata a Bologna, dove il sindaco Virginio Merola ha iscritto all'anagrafe un bambino nato nel capoluogo emiliano quale figlio di due mamme, Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, ha fatto riferimento nel medesimo post al caso di Crema:  «Molti altri Comuni, invece, procedono con le trascrizioni di certificati esteri. L'ultimo in ordine di tempo è oggi Crema.

I sindaci sono il volto della politica attenta ai bisogni della gente e speriamo che questa ondata spinga il Parlamento a legiferare in modo che tutti i comuni di Italia agiscano riconoscendo uguali diritti a tutti i bambini e le bambine di questo Paese».

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Teatro di scontri sanguinosi tra l’inverno del 1944 e la primavera del 1945 tanto da essere successivamente insignito della medaglia d’argento al Valore militare per la Guerra di Liberazione, Alfonsine è un piccolo centro (poco più di 11.000 abitanti) del Ravennate e componente dell’Unione dei comuni della Bassa Romagna.

Dal 2009 ne è sindaco (attulamente al secondo mandato) Mauro Venturi del Pd. E proprio presso il locale Ufficio Anagrafe è stato trascritto l’atto di nascita d’una bimba venuta alla luce in Spagna il 20 aprile e registrata quale figlia di due donne.

Le due mamme, di 28 e 31 anni, hanno dichiarato a Famiglie Arcobaleno: «Avevamo paura che, trattandosi di un piccolo Comune, potessero esserci dei problemi. Invece, dopo che con l'aiuto di un avvocato abbiamo portato a conoscenza degli uffici tutte le sentenze e le decisioni precedenti che rendono possibile questo passo, non ci sono stati problemi e anzi siamo state accolte a braccia aperte. Ringraziamo soprattutto il sindaco, Mauro Venturi, che ha voluto trascrivere l'atto di nascita personalmente».

La notizia dell’avvenuta trascrizione con l’indicazione d’entrambe le mamme è stata data da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che in un comunicato ha dichiarato: «Sempre più sindaci decidono responsabilmente di iscrivere nei registri dell'anagrafe la realtà delle famiglie Arcobaleno dando sicurezza e diritti ai nostri figli e alle nostre figlie.

Dai Comuni più piccoli a quelli più grandi arriva una ondata di civiltà che il Parlamento non può più permettersi di ignorare. Noi dal canto nostro continueremo la nostra battaglia a fianco di tutti coloro che hanno a cuore il benessere di tutti i bambini e le bambine che vivono in questo paese».

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Si celebra oggi in alcune città italiane l’International Family Equality Day, promosso da Nelfa (Network of European Lgbti Families Associations) in ben 36 Paesi. In tale occasione Famiglie Arcobaleno organizza da dieci anni la Festa delle Famiglie all’insegna dell’inclusione e della condivisione a 360 gradi.

Per sapere di più sulle origini di tale evento, sul cammino percorso in questi anni dalle coppie omogenitoriali e sulle prospettive future, Gaynews ha intervistato Giuseppina La Delfa, fondatrice ed ex presidente di Famiglie Arcobaleno.

Decima edizione della Festa delle Famiglie. Quanto è cambiata rispetto agli inizi?

La Festa delle Famiglie in Italia l’abbiamo iniziata nel 2009: volevamo fare qualcosa di diverso dal Pride. Volevamo essenzialmente incontrare le persone e stare insieme a loro in una giornata di festa. Oggi si è sviluppata in tutta Europa e anche in altre parti del mondo. Trovo questa manifestazione una evento bellissimo che, in qualunque luogo si realizzi, dà visibilità alle nostre famiglie.

Sono passati oltre dieci anni da quando insieme ad altri hai fondato Famiglie Arcobaleno. Cosa a tuo parere la caratterizza oggi di più rispetto a ieri?

Oggi, quello che abbiamo in più per l’Italia è sicuramente notevole di quanto solo ieri una lesbica o un gay potevano immaginare. Vivere ad esempio in coppia anche con dei figli per un futuro insieme. Quando abbiamo iniziato eravamo solo dei pionieri e abbiamo costruito molto. Ma ci sono voluti anni perché questo diventasse qualcosa di concreto. Non è la norma ma per me è comunque un risultato perché offre a molti la possibilità di scegliere la vita che si vuole realizzare.

Come Famiglie Arcobaleno abbiamo acquisito più forza, perché siamo più numerosi e meglio organizzati. Abbiamo sviluppato delle strategie condivise, ci sono sempre più persone pronte a mettersi in gioco e, dunque, più testimonianze, più storie raccontate apertamente, più presenza sul territorio. E tutto questo crea una rete ricca e incisiva.

Quale pensi sia il vero valore aggiunto delle famiglie arcobaleno in una società eteronormata?

Credo che il loro valore aggiunto sia proprio quello di far mutare ciò che tutti danno per scontato. O almeno davano per scontato fino a pochi anni fa, perché fortunatamente le cose cambiano. Ogni uomo e ogni donna, si diceva, hanno un ruolo da ricoprire basato su una presunta naturalità: alla donna compiti di cura e all’uomo quello del lavoro.

Il fatto che due persone dello stesso sesso crescano dei figli e lo faccianoo benissimo –  comunque non peggio delle coppie eterosessuali – dimostra semplicemente che tutti questi ruoli prestabiliti sono solo il prodotto di una cultura eteronormata. E sappiamo che esprimono una società tipicamente patriarcale Ovviamente questi ruoli non si modificheranno presto. Ma avremo sempre più persone con capacità, ruoli e abilità che cresceranno liberi da tali ruoli e stereotipi di genere.

Dopo le ultime elezioni quali sono a tuo parere i pericoli maggiori per le persone Lgbt e, in particolare, per le famiglie arcobaleno?

Se non erro, abbiamo da subito sentito proferire minacce da parte del centrodestra, la coalizione vincente così come il M5s è risultato il primo partito. A mio parere si tratta soltanto di minacce non attuabili. Come quelle, ad esempio, di eliminare le unioni civili o rendere reato universale la Gpa. Penso che dobbiamo continuare a pretendere diritti, rispetto e non discriminazione. E penso che dobbiamo chiederlo a tutti quelli che abbiamo di fronte.

Dobbiamo continuare a vivere in modo visibile E chiedere appoggio ai nostri amici, familiari e  a tutte le persone che condividono le battaglie di civiltà in cui da anni siamo impegnati. Non siamo più soli e la destra, anche se ha vinto, non è tutta l’Italia e non è tutta l’Europa. Dunque voglio essere fiduciosa e sperare che le cose, se non miglioreranno, almeno rimarranno per come sono.

Nelle ultime settimane in alcuni Comuni sono stati trascritti atti di nascita esteri di figlie di coppie omogenitoriali con l’indicazione dei due papà o delle due mamme. Quali emozioni hai provato a tali notizie?

Queste trascrizioni mi hanno riempito di gioia e di soddisfazione perché è l’unica via al momento possibile per i nostri figli nati grazie alla procreazione medicalmente assistita. Ho sempre trovato difficile dover pensare di adottare quelli che sono già i nostri figli fin dal concepimento. C’è una discriminazione lampante verso di noi e i nostri figli. Da quando la legge 40 è stata disgregata dalle associazioni di coppie etero sterili che hanno preteso, giustamente, di poter accedere all’eterologa in Italia, per noi si è rafforzata la giusta rivendicazione di poter riconoscere alla nascita i nostri figli.

I politici possono blaterare finché vogliono ma questa è la realtà in tanti Paesi come la Spagna, il Portogallo, il Belgio, il Regno Unito ed altri ancora. Primo poi lo sarà anche in Italia e nessuno potrà opporsi, perché è l’unica cosa giusta per tutelare le nostre famiglie e i nostri ragazzi. Sono felice che molti sindaci, come la sindaca Appendino, abbiano aperto la strada e che tanti li stiano seguendo.

Un giorno saremo un Paese nel quale la Gpa sarà considerata solo un atto d'amore?

Io penso di sì. Non so quando accadrà. Ma sicuramente succederà. Il punto ora è che dobbiamo crescere ancora come persone Lgbti e come popolo arcobaleno. Spogliandoci, sempre di più di tanti miti che abbiamo, ancora, sulla maternità.  Ho avuto la fortuna di conoscere alcune delle donne che hanno portato in grembo figli per altri. Mi hanno dato una grande forza e la ferma convinzione che quanto fanno è prima di tutto un atto d’amore verso l’altro che non può essere genitore senza il loro sostegno.

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Su Il Messaggero di domenica 29 aprile è apparsa un’intervista al giurista Francesco Paolo Casavola, già presidente della Corte Costituzionale e del Comitato nazionale per la Bioetica, a seguito della decisione presa da alcuni sindaci di trascrivere gli atti di nascita dei figli di coppie omogenitoriali con l’indicazione anagrafica della doppia genitorialità.

Rispondendo a una relativa richiesta di valutazione da parte della giornalista Sara Menafra, Casavola ha dichiarato: «La domanda da porsi è: quale sarà l’avvenire di un bambino che ha due padri e due madri? Avrà le stesse opportunità di sviluppo umano di quelli che hanno avuto per millenni i padri e le madri? La costituzione del genere o altri aspetti della personalità potrebbero essere viziati dal fatto che ha avuto due madri o due padri?».

Incalzato dall’intervistatrice, che sollevava l’eventuale caso d’un bambino orfano di padre cresciuto da madre e nonna, l’ex presidente della Consulta ha ribattuto: «Un’idea è il caso eccezionale, altro è il modello che si impone a tutti, vincolante alla pari della famiglia eterosessuale (…). Questi modelli non sono fungibili, intercambiabili, hanno effetti sul caso umano o personale, non si può dire che una cosa vale un’altra». Per il giurista, infine, registrare anagraficamente bambini nati all’estero tramite la pratica della gpa altro non è se non «copertura ad azioni di mercato».

Sulle dichiarazioni di Casavola in riferimento, soprattutto, al tema dello sviluppo umano e del futuro benessere psichico dei figli di coppie omogenitoriali, abbiamo chiesto il parere del prof. Paolo Valerio, docente di psicologia clinica presso l’Università Federico II di Napoli e presidente della Fondazione Genere Identità Cultura.

Prof. Valerio, sono fondate le preoccupazioni del presidente Casavola sull’avvenire di un bambino o una bambina che ha due madri o due padri?

Le preoccupazioni del presidente Casavola non tengono conto degli esiti della ricerca scientifica che hanno ampiamente dimostrato che i figli di coppie di persone omosessuali non manifestano problemi psicologici rispetto ai figli di coppie di persone eterosessuali. Gli unici problemi che vivono i figli di coppie omogenitoriali sono i pregiudizi evidenti in dichiarazioni come quelle rilasciate da Casavola, appartenente a una generazione che approcciava l’omosessualità come una malattia. Questo tipo di dichiarazioni possono indirettamente danneggiare il benessere dei figli delle coppie omosessuali e diffondono, inoltre, stigma e discriminazioni.

Si potrebbe dunque ravvisare del pregiudizio alla base delle affermazioni di Casavola?

Penso di sì, purtroppo. Faccio un esempio: quando ero bambino e avevo 10 anni – oggi ne ho 70 – fui invitato alla festa di compleanno di un mio compagno di classe ma i miei genitori non vollero farmi andare: sa perché? Perché si trattava del figlio di una coppia di separati: all’epoca non era ancora presente il divorzio nel nostro ordinamento e i figli delle coppie di persone separate subivano un evidente pregiudizio sociale. Oggi nessun genitore vieterebbe al proprio figlio di frequentare un figlio di divorziati. Eppure in passato è accaduto. Oggi i figli delle coppie omogenitoriali subiscono lo stesso stigma e le parole di Casavola ne sono la prova.

Come è necessario fare, a suo parere, per eliminare un simile pregiudizio?

Dobbiamo essere chiari e informare in maniera corretta per promuovere una cultura della differenza che rispetti tutte e tutti sapendo che sono proprio i pregiudizi, e non il fatto di avere due genitori omosessuali, a nuocere alla salute mentale degli individui.

A supporto di quanto dico ricordo che l’Ufficio superiore di Sanità ha creato un centro specifico di medicina di genere. Centro, finalizzato a individuare e prevenire tutte le conseguenze, sul piano della salute mentale, dei pregiudizi e dello stigma con cui le persone Lgbti sono ancora costrette a misurarsi nel corso della propria vita.

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Un vento di primavera è giunto a Grosseto via Milano. Con queste parole il celebre avvocato trentino Alexander Schuster ha annunciato su Fb la ricezione della trascrizione milanese degli atti di nascita esteri di tre bambini quali figli d’una coppia omogenitoriale da parte dell’Ufficio Anagrafe del capoluogo maremmano.

Si tratta del 42enne grossetano Marco Convertiti e del 49enne australiano Icilio Mann che, unitisi prima civilmente nel 2010 e poi sposatisi nel 2015 a Londra, hanno avuto a Toronto il primo figlio nel 2010 e una coppia di gemelli nel 2012 tramite gpa.

All’epoca i due uomini erano residenti a Milano, presso la cui Anagrafe furono inizialmente trascritti gli atti di nascita canadesi dei tre bimbi con l’indicazione del solo padre biologico. Nel 2017 fu fatta istanza per l’inserzione del dato della doppia genitorialità.

«Con questi papà – racconta sempre su Fb Schuster, che ha seguito Marco e Icilio – eravamo già a bussare in comune a Milano nel maggio scorso, molto probabilmente i primi a porre la questione. E giustamente fra i primi a essere riconosciuti dai bravissimi tecnici del capoluogo lombardo, forti di un sindaco vicino a tutti i bambini come Sala».

L’annotazione del riconoscimento della doppia paternità è stata quindi comunicata al Comune di Grosseto – dove Marco e Icilio risiedono oramai da più anni per motivi di lavoro –, i cui tecnici hanno proceduto a loro volta alla medesima integrazione negli atti anagrafici dei tre bambini.

La notizia è stata commentata con soddisfazione da Famiglie Arcobaleno Toscana, di cui Marco e Icilio sono componenti. «Il punto non è essere d’accordo oppure no... – si legge in un post della pagina Fb –. Il punto è fare in modo che tutti i bambini e tutte le bambine abbiano gli stessi diritti e tutele. Noi pensiamo che il miglior interesse per un minore sia quello di avere pieni diritti a prescindere dalla famiglia in cui è nato ed evidentemente non siamo i soli».

Entusiasmo ha espresso anche la senatrice Monica Cirinnà, che si considera maremmana d’adozione essendo per lei Capalbio quasi una seconda casa. Su Fb ha infatti scritto: «Sono felice perché anche nella mia Maremma i diritti crescono».

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Continua la primavera virtuosa dei sindaci arcobalenoCon tali parole il Coordinamento Torino Pride ha annunciato la decisione da parte di dieci primi cittadini piemontesi (tutti di centrosinistra) di trascrivere gli atti di nascita dei figli nati all’estero da coppie omogenitoriali. Si tratta di Roberta Avola Faraci (Piossasco), Francesco Casciano (Collegno), Pacifico Banchieri (Caselette), Paolo Cugini (Gassino), Claudio Gambino (Borgaro Torinese), Claudio Martano (Chieri), Paolo Montagna (Moncalieri), Maurizio Piazza (Beinasco), Fabrizio Puppo (Settimo Torinese), Giampiero Tolardo (Nichelino).

È probabile che a essi verranno presto ad aggiungersi Roberto Falcone e Luca Salvai, rispettivamente sindaci pentastellati di Venaria e Pinerolo.

Una sorta d’effetto domino innescato dalla nota presa di posizione della sindaca torinese M5S Chiara Appendino. Anche se, quanto successo contemporaneamente a Gabicce Mare (PU) e, soprattutto, poco prima prima a Roma e a Catania – si tratta in tutti e tre i casi di bambini nati all’estero tramite gestazione per altri e registrati anagraficamente quali figli di entrambi i componenti delle rispettive coppie omogenitoriali, che sono soci di Famiglie Arcobaleno –, dimostrano che c’è in realtà una diffusa quanto indipendente sensibilità da parte degli amministratori locali. Diffusa sensibilità a fronte dell’inazione del Parlamento che relega di fatto i figlie delle tante coppie omogenitoriali in un vero e proprio limbo giuridico.

Quanto mai rilevanti, dunque, le parole di Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che commentando quale significativa la scelta di Catania «anche per il profilo istituzionale di altissimo livello del sindaco, già ministro degli Interni e attualmente presidente del Consiglio nazionale di Anci», ha giustamente osservato: «Sono molti i Comuni che stanno muovendosi in questa direzione, anche piccoli centri. La strada da percorrere, tuttavia, è ancora molto lunga, ma continueremo a percorrerla con costanza e determinazione».

Ma si può parlare di forzatura della legge con riferimento a tali sindaci come stanno facendo da giorni esponenti del centrodestra, che ne invocano le dimissioni in una con l’invio d’ispettori governativi in loco?

Per saperne di più, Gaynews è tornato a rivolgersi all’avvocato trentino Alexander Schuster, che ha seguito le tre coppie torinesi (compresa quella di Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni) nonché quella dei due papà di Gabicce e Roma.

Avvocato Schuster, ci troviamo insomma a di fronte dei sindaci fuorilegge?

Assolutamente no. Non c’è stata nessuna forzatura della norma. Bisogna considerare come il nostro legislatore ignori perfettamente, anche per le coppie eterosessuali, che in Italia sono nati bambini attraverso tecniche di fecondazione assistita. L’ignora dal momento che li fa passare come nati da un rapporto sessuale. È semplicemente ridicolo voler passare sotto silenzio una realtà diffusa. Quella cioè riguardante i bambini, che a partire dagli anni ’70, sono concepiti con tecniche di pma. Questa realtà il legislatore non l’ha gestita. Non c’è da meravigliarsi che ci sia un vuoto ma questo vuoto viene colmato coi principi creati dalla Corte Costituzionale e dalle sentenze dei giudici.

E non si tratta effettivamente neppure di un vuoto. Questi principi, infatti, consentono alla fine d’identificare la norma da utilizzare quando la situazione è inedita e non c’è una disciplina del Parlamento che chiarisca cosa fare in contingenze nuove. Il Parlamento ha ignorato colpevolmente la fecondazione assistita fino al 2004. Poi è intervenuto unicamente con divieti senza regolarmentarla né disciplinarla. Non si lamenti se le risposte le danno adesso i tecnici dei Comuni, i sindaci o gli stessi giudici.

Perché la trascrizione capitolina dell’atto di nascita della bambina nata in Canada e registrata quale figlia della coppia di uomini romani è secondo lei di primaria importanza?

Il caso di Roma è importante perché è il Comune più grande d’Italia e con la gestione numericamente più consistente, a livello nazionale, di trascrizioni di atti di nascita. Negli scorsi giorni si è raggiunto nella capitale un punto di svolta rilevantissimo per cui due padri sono potuti andare all’Anagrafe capitolina e hanno potuto vedere riconosciuta la propria genitorialità senza dover avviare una causa con ritardi e costi. Si tratta d’una trascrizione spontanea da parte dei tecnici del Comune

Un tale importante risultato è stato reso possibile, in ogni caso, da un’altra coppia di due uomini che aveva bussato alla porta del Comune per gli stessi motivi nel maggio 2017 con riferimento ai loro tre bambini nati in Canada attraverso la gpa. All’epoca la risposta fu negativa. Ne seguì un ricorso legale a me affidato. E poi, il 15 febbraio 2018, ecco la pronuncia della Corte di appello di Roma (Pres. Ricciardi, rel. Dedato) che, tenuta riservata fino ad alcuni giorni fa, conferma che non è contrario all’ordine pubblico il riconoscimento delle sentenze canadesi che riconoscono ai tre figli della coppia il secondo padre. Da qui l’ordine a Roma Capitale, che non aveva proceduto alla trascrizione, di dare seguito alla richiesta dei padri. Gli uffici comunali hanno eseguito prontamente l’ordine giudiziario e oggi i tre bambini hanno documenti che menzionano a pieno titolo entrambi i genitori.

Non senza confusione taluni, nel fare riferimento ai vari recenti casi, hanno parlato indistintamente di trascrizione e iscrizione anagrafica. Lo stesso Luigi De Magistris è caduto in tale confusione dicendo che quanto fatto da Appendino a Torino è stato fatto per la prima volta da lui a Napoli.

Infatti. A Torino si è realizzata una situazione del tutto inedita perché è stato registrato anagraficamente, per la prima volta, un bambino (Niccolò Pietro) nato in Italia quale figlio di due donne (Chiara Foglietta e Micaela Ghisleni) indicando altresì che è stato concepito grazie alle tecniche di fecondazione eterologa in Danimarca.

In questo caso, dunque, non c’è stata una trascrizione o riconoscimento di un atto estero di nascita ma un’iscrizione, ossia la creazione ex novo d’un atto. Ogni volta che un bimbo nasce in Italia si attua infatti un’iscrizione.  

Quanto successo a Napoli nell’autunno 2015 è stato dunque una trascrizione e, comunque, pur sempre preceduto dai casi analoghi di Torino (7 gennaio 2015) e Roma (4 febbraio 2015). Ma nessuna di queste mamme delle rispettive coppie indicate aveva potuto far nascere il proprio bambino in Italia.

Secondo il senatore Lucio Malan tutto ciò incoraggerebbe «altri a trasgredire la legge e ad avvalersi della inumana schiavitù dell’intero in affitto» e stravolge il concetto di genitorialità: è così?

Il senatore Malan ha fatto una considerazione del tutto sbagliata perché ignora quello che è successo a Torino. Le due mamme non sono ricorse a quello che lui chiama utero in affitto bensì alla fecondazione eterologa, cui ricorrono anche coppie eterosessuali.

Diversi sono i casi delle coppie di due papà che ricorrono o all’adozione all’estero o alla gpa – come nel caso delle coppie di Gabicce, Roma e Catania – laddove è consentita.  Ma laddove è consentita, è normata e dunque lecita.

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«Una responsabile Disney ha detto che stanno valutando se Elsa potrà diventare gay? Ogni adulto fa quello che vuole, ma ci stanno preparando ad un mondo al contrario». Con queste battute, riprese dalla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, Matteo Salvini chiudeva la sua campagna elettorale il 2 marzo scorso. Parole che, legate ad alcune dichiarazioni probabiliste di Jennifer Lee, scrittrice e regista del film animato disneyano Frozen («Stiamo affrontando il tema, ne stiamo parlando. Sarà la stessa Elsa a dirmi dove condurla»), hanno suscitato in non pochi un mix di reazioni tra lo sconcerto e l’ilarità.

A distanza di poco più di dieci giorni le parole salviniane, soprattutto in ragione del contesto in cui sono state pronunciate, sono state criticate dallo psicologo e psicoterapeuta dell’età evolutiva Federico Bianchi di Castelbianco. Il medico, direttore dell’Istituto romano di Ortofonologia, ha infatti rilevato come il parlare di un tale argomento in campagna elettorale sia stato «un guaio perché dà una connotazione politica a situazioni che devono essere legate a buon senso ed equilibrio. E non ad una spinta di un partito o di un altro. E non deve esserci un legame con una ideologia di un partito»

Alla luce della personale esperienza Bianchi si è detto «convinto di due cose. I sentimenti e le affettività presenti nei bambini e negli adolescenti possono essere etero od omosessuali. E questo non va mai criticato, giudicato o contrastato. Quello che accade nella realtà, ma anche in quella cinematografica, è che in tantissimi film per adulti c'è sempre una storia o una relazione omosessuale, che può avere una logica per la società che stiamo vivendo. Il problema vero è che gli adulti non devono mai influenzare le scelte dei minori».

Con riferimento al bacio tra Madonna e Britney Spears sul palco degli Mtv Video Music Awards, che fu poi «ricopiato e sperimentato da centinaia di migliaia di ragazzi», lo psicologo ha così concluso: «Sarà pure una scelta che paga commercialmente, ma non è corretto spingere sui bambini, mentre gli adulti hanno la possibilità di scegliere in quanto persone mature».

In disaccordo con l’ultima parte delle dichiarazioni di Bianchi in quanto consentanee a quelle degli antigenderisti si è però dichiarato il prof. Paolo Valerio, docente ordinario di psicologia clinica presso l’università Federico II di Napoli e direttore del Centro di Ateneo SInAPSi , che ha detto a Gaynews: «La famiglia, la scuola, la cultura e la società in generale, che è fortemente connotata da un’ideologia eteronormativa, spingono l’adolescente a sviluppare le capacità richieste per un percorso eterosessuale e facilitano lo sviluppo e l’acquisizione di un’identità eterosessuale stabile attraverso i modelli da seguire, gli amici con cui condividere questa tappa cruciale dello sviluppo e le opportunità sentimentali.

In tale contesto la presa di coscienza e l’acquisizione di una identità omosessuale risulta essere più difficile e dolorosa sia per la mancanza d’informazioni corrette e di modelli positivi, a cui fare riferimento, sia per l’espressione continua di pregiudizi e atteggiamenti tanto negativi quanto ostili da parte della maggior parte delle persone verso le realtà non eterosessuali. Essere lesbica e gay dovrebbe configurarsi unicamente come una tra le tante caratteristiche dell’identità di una persona. Ma gli adolescenti gay e lesbiche possono avere più difficoltà a trovare informazioni attendibili e modelli positivi cui rifarsi, mentre vengono facilmente esposti ad atteggiamenti negativi verso l’omosessualità».

Ecco perché al riguardo, secondo Paolo Valerio, non c’è affatto influenza degli adulti sulle scelte dei minori ma solo «un’opportunità offerta alle giovani generazioni di trovare attraverso fiabe e cartoon modelli positivi a cui fare riferimento. Ciò avvantaggia tutta la popolazione giovanile perché promuove al suo interno una cultura della differenza e un superamento di stereotipi sessisti».

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