Zen sul ghiaccio sottile è il film di Margherita Ferri con Eleonora Conti e Susanna Acchiardi che, presentato (1-2 settembre) nella sezione Biennale College della 75° edizione della Mostra d’Arte cinematografica di Venezia, ha anche gareggiato per l’attribuzione del Queer Lion. Assegnato ieri sera, il premio per il “miglior film con tematiche omosessuali & Queer culture” è però andato alla pellicola guatemalteca José.

Zen sul ghiaccio sottile racconta la storia della 16enne Maia Zenasi, che per i suoi compagni di liceo è una "mezza femmina" e una "lesbica di merda". Maia, però, dentro è Zen, un ragazzo che ama l'hockey e ha un debole per Vanessa, compagna di classe fidanzata con il bullo Luca.

Quando Vanessa chiede a Maia le chiavi del suo rifugio di montagna per andare a fare sesso con Luca, Zen gliele consegna. E quando Vanessa deciderà di nascondersi nel rifugio per sottrarsi alle consuetudini di una vita già preordinata, sarà Zen il suo modello di anticonformismo.

Il film ha ricevuto il sostegno importante di Biennale College, che ha creduto in una sceneggiatura già vincitrice di una menzione speciale al Premio Solinas.

La pellicola è stata prodotta anche grazie al contributo concreto di Prodigio Divino che commercializza i vini Vinocchio e Uvagina, presenti fra l'altro all’interno del film, di cui amministratore e socio è Bruno Tommassini, imprenditore e militante Lgbti, particolarmente sensibile alla valorizzazione della cultura e della comunicazione funzionale al contrasto dello stigma omotransfobico.

«Ho proposto e lavorato insieme a tanti bravi giovani talenti per il film di Margherita Ferri perché nella mia vita il cinema è stato compagno di viaggio e di lotta nell’affermazione ancora incompiuta della nostra emancipazione come gay e lesbiche e come comunità che ha molto da dire alla società italiana - dichiara Bruno Tommassini - Il cinema non rappresenta solo ciò che siamo e il Paese in cui viviamo. Il cinema ha la forza di compiere un prodigio: far riflettere, indignare, ridere e piangere.

Sono i sentimenti che cementificano una comunità e che il cinema Lgbti in questi decenni ha portato sempre più al grande pubblico, non solo un pubblico Lgbti. Sono tanti i momenti importanti trascorsi davanti al grande schermo mentre guardavo le pellicole con cui mi sono formato. So quanto hanno influito sulla mia crescita. Mi interessa, dunque, restituire anche solo una parte di quelle emozioni attraverso il lavoro di giovani, che hanno voglia di parlare all’Italia perché vada avanti e non regredisca».

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Quello della visibilità delle persone Lgbti e dei loro diritti, con particolare riferimento alla comunicazione televisiva e ai media in generale, sembra essere nuovamente un tema caldo della nostra agenda culturale. Soprattutto in un clima politico che sembra legittimare esternazioni offensive e omofobe come quelle di Vittorio Feltri che, all’indomani del partecipatissimo Pride di Milano, ha parlato del capoluogo lombardo come vivaio di finocchi

Tra i partecipanti della marcia meneghina dell’orgoglio Lgbti c'era anche il giornalista Alessandro Cecchi Paone che, questa sera presso il Love Park di Roma, interverrà al dibattito La rappresentazione delle rivendicazioni Lgbti in Tv. Incontro che, moderato da Vanni Piccolo, vedrà anche intervenire Fabio Canino, Bruno Tommassini Pugliese, Simone Alliva.

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Ed è proprio ad Alessandro Cecchi Paone che chiediamo un commento sulle parole di Feltri e  non solo. 

Alessandro, cosa senti di rispondere alle esternazioni del direttore di Libero, per cui Milano sarebbe un vivaio di “finocchi” e il Pd la brutta copia del Partito Radicale?

Io userei il termine gay e aggiungerei che, per fortuna, Milano ne è un vivaio! Il Pd è stato essenziale per due leggi di civiltà: le unioni civili e il testamento biologico. Ma non è ancora abbastanza per diventare un nuovo Partito Radicale!

A proposito della rappresentazione mediatica delle istanze Lgbti, questa sera, interverrai a uno specifico dibattito nella capitale. Come credi debbano essere oggi veicolate tali istanze in tv e attraverso i media?

Credo debbano essere rappresentate senza folclore e ridicolizzazioni con una seria e oculata attenzione e considerazione alla cultura, all’estetica e all’arte gay.

Pensi che, al momento, l’Italia rischi davvero una retromarcia sui diritti? 

Mi sembra evidente e le dichiarazioni di Vittorio Feltri lo dimostrano! 

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Stilista, produttore di vini, attivista Lgbti. Bruno Tommassini è tutto questo e anche di più. Gaynews ha deciso d’intervistarlo tra memorie e prospettive future all’inizio del nuovo anno

Ciao, Bruno. Tu sei da sempre un militante per i diritti Lgbti. Raccontaci un po’ di te e della tua storia...

La mia storia è quella di un uomo libero, che si è sempre battuto contro il conformismo. Fin da ragazzo ho sentito l’esigenza, prima ancora che il dovere, di dire al mondo che “amare” è bello e che la discriminazione e l’omofobia sono un veleno per la società tutta. Ecco perché ho cominciato, assieme a Franco Grillini e a a tanti amici, l’esperienza dell’Arcigay fin dall’inizio, negli anni '80 del secolo scorso, quando in Italia anche solo parlare di omosessualità era un tabù. Pensare poi alle unioni civili era un sogno rrealizzabile: la politica all’epoca sosteneva che non si potesse legiferare in materia. Oggi sono legge dello Stato. Per arrivare qui migliaia di noi hanno contribuito chi con l’impegno politico, chi con la testimonianza quotidiana. Oggi viviamo in un’Italia migliore. Non perfetta. Ma meno male, altrimenti per quali battaglie dovremmo batterci adesso?

Hai una storia d'amore importante: cosa hanno significato per te le unioni civili e come vedi il futuro? Si andrà avanti fino al matrimonio egualitario?

La nostra storia d’amore era già un matrimonio, non aveva bisogno di una legge. Ma non appena il governo Renzi ha messo la fiducia sulle unioni civili e sono diventate legge, abbiamo deciso di sposarci. Dopo 40 anni era giusto – anche nei confronti di chi si è battuto per la legge – che fossimo lì a dire “sì”. C’è poi anche un aspetto pratico, di diritti negati, di una vita in comune anche dal punto di vista delle cose fatte insieme, costruite insieme, che rischiavano di disperdersi e che adesso sono davvero nostre, nel senso di entrambi. Decidemmo di fare una cerimonia senza troppi invitati, solo qualche amico. Ma quando arrivammo alla torre di Marciano, dove il sindaco ci ha sposati, ci siamo ritrovati in sala tutto il paese. I nostri amici di sempre, i vicini, la gente che incontriamo al mercato. E lì ho avuto la conferma che l’Italia è più avanti della sua classe politica.

Sei stilita e imprenditore. I tuoi prodotti hanno un buon successo: quale la formula?

Lottare contro il pregiudizio significa lottare contro il luogo comune, il conformismo. La moda è anti-conformismo per natura. La creatività pretende di uscire dall’ordinario. Quindi la spinta a creare è simile alla spinta che ti viene dalle battaglie per migliorare il mondo. L’amore per ciò che faccio, ovviamente, è l’ingrediente necessario. Nessuno lavora per trent’anni nel campo creativo senza amare quello che fa. Oggi ho deciso di impegnarmi anche per gli altri in questo settore. E ho accettato di diventare presidente della Federmoda, nella Cna, il posto dove ho cominciato a lavorare. Siamo di fronte a un momento storico per l’artigianato, l’arte del fare con le mani, un momento in cui il Made in Italy può mettere insieme la creatività, i grandi marchi e la loro attrattività mondiale, con la capacità unica che abbiamo in Italia di realizzare prodotti artigianali. La politica deve cogliere anche questa sfida se ama l’Italia. Io ora combatto anche per questa.

Sei stato oggetto di attacchi omofobi, per i quali ti esprimiamo la nostra solidarietà. Qual è oggi la pista da percorrere per  lottare contro tutte le discriminazioni soprattutto nel mondo del lavoro?

Denunciare senza paura questi attacchi e restare uniti con un solo grido: basta! Il mondo è più avanti di queste persone, ma in effetti il clima nel nostro Paese e in Europa è pesante. Il ritorno delle destre populiste, la xenofobia, l’omofobia sono tornati a tenere banco anche nel dibattito politico. Una regressione gravissima. Io non ho paura per me, mi so difendere, ma per le migliaia di persone che non possono farlo. Con Edoardo, mio marito, da anni producevamo un vino con le nostre uve che avevamo chiamato “Vinocchio”. Era un modo divertente per parlare di diritti con gli amici. A fronte di quanto sta succedendo, abbiamo deciso di trasformarlo in una vera e propria attività di solidarietà: adesso produciamo Vinocchio e Uvagina, rosso, bianco e frizzante. Sono tre etichette per i diritti, con i cui introiti sosteniamo le associazioni gay, i Pride, chi si batte per i diritti civili e la cultura in generale, perché è con la cultura che vinceremo noi, non con l’ignoranza e la paura.

Vivi ad Arezzo, città meravigliosa, piena  di storia e di cultura. La scorsa estate un  Pride di successo. Una grande onda piena di emozioni che si è alzata non solo sulla Toscana ma sul tutto il Paese. Cos’è per te questa  città e cosa bisogna ancora fare? 

Tutta l’Italia è piena di storia e cultura. Arezzo ha delle potenzialità enormi ma ancora da esprimere appieno. Io ci sono e lavoro ogni giorno per farlo. Rispetto alla metropoli, penso a Milano e Roma, la campagna ci mostra fra l’altro un modello di integrazione magari più lento o meno visibile, ma più profondo, più autentico, dove i legami fra le persone si intrecciano e si autostengono in modo molto vero. Credo che da città come Arezzo possa venire molto. Ma a una condizione: chi fa la cosiddetta politica – o l’associazionismo – deve mettere al primo posto gli altri e non se stesso, la comunità e non la carriera. Altrimenti saremo noi a ghettizzare i gay e le lesbiche e diventare i primi omofobi dell’era moderna, quella che credevamo fosse libera e democratica.

Da ultimo ma non da ultimo. Arcigay che cos’è per te?

Arcigay è una casa. Lo è stata per molti anni. Oggi è cambiata. A volte stento a riconoscerla. Ma quella parola che tanrti anni fa era difficile anche solo da pronunciare mi riempie ancora di emozioni. Quelle di una battaglia durata come la mia vita. Quindi ci sono tornato e cerco di dare una mano. E qualche pacca sul culo a chi interpreta troppo quella casa come un trampolino: è un errore enorme. Noi sobbiamo lavorare perché l’Arcigay un giorno non serva più. Perché sia stato un grande sogno di libertà, finalmente realizzato.

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Quando le eccellenze imprenditoriali, quelle artistiche e quelle umane s’incontrano e si fondono, è inevitabile che nascano progetti esemplari, in grado di accordare qualità produttive e valori etici, come il progetto lanciato dall'azienda agricola Prodigio Divino, fondata dal regista e attore Fabio Canino e da due stilisti, Bruno Tommasini ed Edoardo Marziani che, tra l'altro, sono anche una bellissima coppia unitasi civilmente all'indomani dell'approvazione della Legge Cirinnà. 

Prodigio Divino, infatti, da qualche anno ha lanciato sul mercato due prodotti di verificabile qualità enologica, il Vinocchio e l'Uvagina, rispettivamente un Sangiovese e un Vermentino, recentemente presenti anche presso il Fico Eataly World, il parco agroalimentare più grande e prestigioso del mondo. Alle vendite di questi due prodotti i tre soci hanno deciso di legare una mission importante, cioè quella di contribuire concretamente e sensibilmente alla lotta alle discriminazioni, con un'attenzione particolare alle discriminazioni fondate su orientamento sessuale e identità di genere. 

Ecco perché a Natale, far trovare sotto l'albero le bottiglie di Vinocchio e Uvagina e festeggiare con amici, pasteggiando con i prodotti di Prodigio Divino, non solo renderà le feste più allegre e gustose, ma concorrerà a costruire una società più giusta e inclusiva. 

Al momento le vendite dei vini di Prodigio Divino hanno permesso di fare donazioni a favore dell'Agedo di Livorno, dell'associazione Diversity, di Arcigay e inoltre la piccola tenuta agricola ha offerto il proprio prezioso contributo anche per la costruzione di un centro polivalente a Camerino, in una zona gravemente colpita dal terremoto.

La notizia di questo brindisi natalizio contro l'omofobia, oltre ad aver raccolto entusiasmi e sostegno in rete, ha suscitato, ohimè, anche le reazioni verbalmente violente dei soliti fascisti e non sono mancati i commenti omofobi soprattutto da parte di un simpatizzante di Forza Nuova che, su Facebook, nascondendosi dietro un'identità di fantasia,  ha offeso e gettato fango sulla dignità e il valore di questa apprezzabilissima iniziativa di imprenditoria "etica". 

Ma anche in quest'occasione, Prodigio Divino, ha saputo rispondere con determinazione alle provocazioni e ha denunciato alla Polizia Postale le offese ricevute pubblicamente sui social. 

Insomma, mai come quest’anno non è Natale rainbow se non si brinda con Vinocchio e Uvagina, i vini contro l'omotransfobia prodotti da Fabio Canino, Edoardo Marziani e Bruno Tommasini. 

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