Nell’ambito dell’Onda Pride 2018 la Campania ospiterà addirittura cinque marce dell’orgoglio Lgbti. Di cui quattro rispettivamente a Napoli, Avellino, Caserta, Salerno (resterà purtroppo scoperto, tra i capoluoghi di provincia, solo Benevento) e una a Pompei.

Quella nella cittadina vesuviana – fissata al 30 giugno –  costituirà una novità assoluta non solo nella regione ma in tutta Italia. Per la prima volta, infatti, un Pride avrà luogo in un piccolo centro non capoluogo di provincia.

Il Pompei Pride avrà come logo il Fauno danzante, uno dei simboli della città romana distrutta dall’eruzione del 79 d. C. Come spiegato da Luciano Correale, ideatore e creatore del manifesto grafico, «nel logo del Pompei Pride abbiamo pensato di unire elementi esplicitamente classicheggianti – il fauno, la corona d’alloro, il carattere del font e la data in numeri romani – a quelli dell’immaginario contemporaneo Lgbti. Vale a dire le strisce di colore arcobaleno e la t-shirt con il cuore rainbow».

Il graphic designer ha quindi rilevato come «in tale prospettiva il logo tenti di rievocare i caratteri inclusivi, eterni e internazionali della città di Pompei e della collettività Lgbti, fusi in un abbraccio artistico e ideale, al di là della storia, del tempo, dei divieti e dei pregiudizi».

Sui motivi sottesi alla scelta di Pompei quale luogo del Pride regionale campano  abbiamo raggiunto Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha dichiarato: «Avevamo scelto da tempo Pompei, una città piccola ma dall’eco enorme. Pompei è una delle città italiane più conosciute al mondo ma con la mentalità di una città di 30mila abitanti. Andiamo a Pompei perché Pompei, volendo usare una metafora attualizzante, era un po’ l’Amsterdam dell’antichità. Senza dimenticare che, poco prima della convocazione del Pridde, era stato scoperto nella cittadina vesuviana un calco di due uomini. Due uomini probabilmente travolti dall’eruzione del Vesuvio mentre erano in atteggiamento amoroso»

«Pompei – ha continuato il presidente di Arcigay Napoli – è una grande sfida in un momento delicatissimo per l’Italia e l’Europa in cui c’è un forte rigurgito delle destre, dei populismi e c’è una forte paura per tutto ciò che può essere differenza. Pompei sarà perciò anche il Pride della laicità, il Pride della tutela delle istanze laiche e democratiche di questo Paese. Perché il Paese sappia andare oltre».

Sull’attuale stato organizzativo della manifestazione Sannino ha affermato: «Dopo la dichiarazione del Sindaco, che non aveva concesso l’autorizzazione al Pride e sembrava non volerla concedere, si è tenuta alcuni giorni fa un’assemblea a Torre Annunzionata nella sede di Arcigay Vesuvio Rainbow. In quell’occasione Francesco Gallo, presidente del Consiglio comunale di Pompei, ha dichiarato che l’amministrazione è pronta a sostenere e patrocinare il Pride. Anche se siamo ancora in attesa di un comunicato ufficiale»

E sul percorso del corteo? «Abbiamo incontrato, il 5 febbraio – così Sannino –, il capogabinetto della questura di Napoli. Ci si rivedrà, lunedì 12, a Pompei per un incontro con addetti del locale Ufficio tecnico e con agenti della polizia comunale. Restano infatti alcuni nodi da sciogliere.

Primo tra tutti quello relativo il passaggio in piazza Bartolo Longo dove si trova il santuario della Madonna di Pompei. Dinanzi al quale si dovrebbe passare tanto più che, come diceva lo slogan del Pride nazionale di Napoli nel ’96 secondo un’affermazione dell’artista Ciro Cascina, La Madonna di Pompei vuole bene a tutti i gay».

 

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Scommettiamo che riuscirete a visitare Napoli in sei ore? E a conoscere a fondo sei (nuove) tradizioni e luoghi napoletani? Se avete in mente di visitare il capoluogo partenopeo per San Valentino, beh, date un’occhiata alle dritte che abbiamo pensato, per portarvi alla scoperta, in poche ore, di una città gay friendly meravigliosa!

Potrete anche visitare posti mai visti per esplorare altri ancora più belli: insomma sorriso a portata di mano e saje a quanta gent faje schiattà?

A piedi nudi anche per strada

A pochi passi dalla stazione centrale c’è Vico Soprammuro, una delle strade più note della città, nel quartiere Pendino, meglio conosciuta come Ncopp’ ‘e mura. Qui si concentra il mercato del pesce di Porta Nolana e centinaia di botteghe di artigiani dell’arte folkloristica partenopea. L’odore del pesce, unito alle luci e al calore del popolo napoletano, contribuiscono a creare da sempre una Napoli amata da italiani e stranieri. Acquistate un’anguilla e un capitone! Perché? Napule è addore e mare!

L’infanzia (ri)trovata

A Napoli l’infanzia (ri)vive due volte: stiamo parlando dell’Ospedale delle Bambole, che si trova nel cuore della città, in via San Biagio dei Librai, dal 1800. Qui la visita si trasforma in un vera e propria esperienza gay addicted: nostalgica, magica ed indimenticabile. Una promenade attraverso un'arte unica e originale. Un piccolo laboratorio aperto tutto l’anno, dove si riparano le braccia rotte delle bambole, si soccorrono i giocattoli e dove si può restare ad ammirare i medici all’opera!

Pink up your art!

Ci sono momenti nella vita in cui senti che devi lasciare tutto e metterti in cammino. Questo succede quando si decide di inoltrarsi nella street art dei Quartieri Spagnoli di Napoli e dei famosi murales del duo napoletano Cyop e Kaf, e non solo. Il quartiere dal 2015, ospita numerosissimi altri artisti come Diego Miedo e Rosaria Bosso, in arte Roxy in the Box.  Un tour che non può che non terminare con un selfie in compagnia di alcune delle figure celebri esposte. E chi scegliere? In top Rita Levi MontalciniAmy Winehouse!

L’ingrediente della pasta è la felicità

La prima parte del vostro tour non può che non terminare in uno dei ristoranti più famosi della città: Borgo Antico a Santa Lucia, a pochi passi da Via Partenope, dove potrete gustare (in due) una buonissima portata di tradizioni culinarie made in Naples in un ambiente romantico e assolutamente magico. Quindi Smartphone in borsa e un paio di occhiali vintage, il vostro San Valentino aspetta di essere immortalato a Napoli!

You will never find a love like Naples

Come cantava Pino Daniele in una sua celebre canzone, Napule è mille culure! Quindi app in mano, in questo caso BluBlazer e fate un salto a Piazza Bellini, nel cuore della gay life della città, in uno dei bar gay friendly storici della città, il Bar Fiorillo, per prendere un caffè o un buon cocktail. Attenzione! Un caffè a Napoli (minimo quattro al giorno) significa partecipare a un rito sociale, come se fosse un'iniziazione magica!

Farsi tentare da una sfogliatella o riccia?

Sfogliatella o babà? Qui a Napoli importa e come! L’importante come dicono in città è che sia un vero e proprio dolce napoletano! Scherzi a parte, andare via dalla città senza aver assaggiato una sfogliatella riccia o una pasta frolla è una bestemmia. Giuro! Dove mangiare le migliori? Da Pintauro oppure da Attanasio in vicolo dei Ferrovieri nelle adiacenze dipiazza Garibaldi.

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Summer Minerva è un attore, ballerina, scrittore ed educatore italo-americana. Il suo lavoro prova ad aprire i cuori dell’umanità per creare ambienti d’intimità e verità con la danza, le storie, e la musica. Summer Minerva è un artista queer e gender-fluid dotato di una forte spiritualità, il cui lavoro processa le dualità della nostra società: il dualismo di genere, la vita e la morte, la terra e il paradiso, l’interiore e l’esteriore, il reale e l’immaginario.

Summer vive e lavora a New York, presso il Gibney Dance Center dove presenterà il suo nuovo spettacolo nel Marzo 2018.

In questi giorni, Summer è a Napoli, città da cui proviene anche la sua famiglia e in cui sta preparando un progetto cinematografico e, il prossimo 2 febbraio, si recherà in pellegrinaggio presso il Santuario di Montevergine per prendere parte alla rituale “juta dei femminielli”.

Ogni 2 febbraio, infatti, nel giorno della Candelora, si ripete la cosiddetta “juta dei femminielli”, pellegrinaggio annuale di femminielli, ma anche trans, lesbiche e gay, presso il Santuario di Montevergine, per adorare l’icona di Mamma Schiavona, cioè la Madonna di Montevergine che, secondo la leggenda, nel 1256 avrebbe miracolosamente salvato la vita di due amanti omosessuali.

Quella che pubblichiamo di seguito è la lettera che Summer Minerva ha scritto a Mamma Schiavona.

Mamma Schiavona, la più cara, la più bella.

Nel 1950 quando mia nonna lasciò il suo paesino in Campania, Cesinali, per iniziare una nuova vita in America, non so quale fosse il suo rapporto con te. Non so se si sia mai arrampicata fin sulla cima della tua montagna per pregarti, glorificarti, adorarti. Non so neanche se immaginasse minimamente che avrebbe avuto 4 figlie e 8 nipoti e 5 pronipoti, tutti negli Stati Uniti.

Non so se potesse immaginare che uno dei suoi nipoti sarebbe stato, come me: appassionato, avventuroso, con temperamento artistico e queer. Che se l'aspettasse o meno, quando le ho parlato e l'ho presentata ai miei fidanzati, e mi sono presentata a casa sua con abiti e gonne a fiori, non mi ha mai giudicato o criticato, ha sempre evidenziato l’importanza di essere se stessi nella vita. Il mio pellegrinaggio a te sarà il contrario di quello che fece mia nonna quasi 70 anni fa, attraverso l’oceano, percorrendo migliaia di chilometri, gli infiniti momenti passati. Infatti, quest'anno farò il mio pellegrinaggio partendo proprio da New York, dove è arrivata mia nonna per iniziare una nuova vita, l'unico posto che la maggior parte dei suoi discendenti abbia mai conosciuto. Il 31 gennaio prossimo festeggerà il suo 90 ° compleanno. Io lo festeggerò dalla sua città natale, Napoli, mentre il resto della mia famiglia si riunirà a New York. Questo pellegrinaggio non sarà la mia prima visita a te. La prima volta che ti ho visitato è stato con i miei cugini Napoletani, che vivono ancora nella città di mia nonna. Il treno che ci ha portati sulla cima era eccitante, l’aria fresca e tu eri bella e misteriosa. Ricordo di averti visto come se fossi un'opera d'arte in un museo – interessante sì, ma non qualcosa di sacro.

Era come se avessi incontrato qualcuno a una festa, con cui aver avuto una breve conversazione conclusasi rapidamente, con un labile ricordo o sentimento persistente nella coscienza.

Sono passati 5 anni da quel viaggio in Italia nel 2011. Da allora, i miei studi di danza e musica mi hanno portato alla “tammorriata”, e ho iniziato a studiare a New York con Alessandra Belloni. Mi è stato chiesto di aiutare Alessandra nel suo tour annuale della Madonna Nera in giro per l'Italia meridionale e, con mia grande sorpresa, era stata programmata una visita al santuario di Montevergine. Quella volta che sono tornato da te, il mio cuore ha risposto in un modo completamente diverso. Sembrava che tu mi parlassi direttamente, intimamente, dandomi conforto per ciò che mi preoccupava. Parlando con delle persone, sono anche venuto a conoscenza di cosa tu rappresenti per la comunità LGBT. Può darsi che tu sia davvero la protettrice e la madre della nostra comunità LGBT? Ho percepito il tuo amore e il tuo potere anche la successiva volta che venni a farti visita nel 2016, quando mi sono inginocchiato davanti al tuo altare e ho pregato per la tua benevolenza e la tua accettazione, chiedendoti di riempire la mia anima e il mio corpo. E poi, attraverso qualche coincidenza magica, ho saputo dei “femminielli” di Napoli. Come trans, come una queer italoamericana, ignoravo cosa fossero i femminielli e quale fosse la loro importanza nella cultura napoletana. Ho trascorso la mia infanzia sentendomi come un alieno, perché non mi trovavo bene nel ruolo del maschio tradizionale, né nei ruoli femminili tradizionali. Da bambina, mi sentivo spesso come se non appartenessi a nessun genere. Non c'erano rappresentazioni di un genere al di fuori della tradizionale divisione maschio-femmina. Soprattutto non nella comunità spirituale di cui eravamo parte. Gay era blasfemo e trans era la cosa peggiore che qualcuno potesse essere, nel luogo da dove vengo. Ma quando ti ho visto nel 2016, quando sono stato a Napoli e ho iniziato a incontrare i femminielli, e ho passato del tempo con Paolo Valerio al suo Istituto nei Quartieri Spagnoli, ho iniziato a realizzare qualcosa di ancora più profondo che solo da poco stavo iniziando a conoscere e capire. L'erotismo omosessuale e il cambio di genere sono aspetti antichi dell'intera esperienza umana e, in molti casi, sono legati alla manifestazione dell'amore divino e della luce di dio o della dea che è dentro di noi. Sono davvero molto onorato di poter sfilare quest’anno a Montevergine con le mie sorelle femminielli e di pregare tutti insieme per la salvezza del nostro tormentato pianeta. Non vedo l’ora e sono in trepidante attesa di ascoltare i bellissimi suoni ritmati della Tammorra che batte, delle castagnole e dei canti devozionali di alcuni dei miei più grandi eroi del pianeta, i musicisti folk della Campania, tra cui i miei amici Pino Iove, Marcelo Colasurdo, Raffaele Inserra e molti altri. Sono così entusiasta di poter ascoltare, imparare, condividere e festeggiare con i femminielli, gli antenati del mio sangue e del mio spirito. E fare tutto questo in tuo onore, bella Mamma Schiavona.

Con amore, Summer Minerva

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Il Consiglio regionale della Campania ha approvato ieri, con il solo voto contrario del consigliere Luciano Passariello (Fratelli d’Italia), una mozione proposta da Carmine De Pascale (De Luca Presidente) su le/gli studenti universitari trasgender.

La mozione Attività di sensibilizzazione all'utilizzo della procedura cd "Alias" negli Atenei della Campania si propone d'impegnare il governo regionale a promuovere una campagna di sensibilizzazione volta a sollecitare tutte le università pubbliche campane in vista d'una concreta integrazione sociale delle persone trans.

Grazie al profilo alias, infatti, le persone transgender, che stanno frequentando corsi universitari, possono richiedere e attivare un profilo temporaneo per la gestione della carriera in cui viene riportato il nome che più corrisponde al genere percepito. E questo senza che si siano sottoposte a intervento di riattribuzione chirurgica del sesso o abbiano ottenuto per via giurisprudenziale la rettifica dei dati anagrafici senza previo intervento. Il tutto è reso possibile dalla creazione, da parte delle Università, di un profilo alias sui sistemi informatici per salvaguardare e tutelare la dignità personale.

Immediata la reazione di Passariello che ha commentato: «La mozione del consigliere regionale Carmine De Pascale sull'attività di sensibilizzazione per l'integrazione delle persone Lgbt negli atenei universitari campani è semplicemente scandalosa. Partendo dal presupposto che siamo nel campo delle competenze statali, quindi ben lontane dall'attività e funzione che noi consiglieri regionali possiamo e dobbiamo svolgere, presentare questo tipo di proposte appare meramente strumentale a gettare fumo negli occhi per una manciata di voti a pochi giorni dall'elezioni politiche nazionali.

Ci opporremo con tutte le nostre forze: Fratelli d'Italia difende la famiglia tradizionale in ogni sede e, di certo, l'università non è il luogo adatto a sollecitare tali iniziative».

Per il professore Paolo Valerio, ordinario di Psicologia clinica presso la Federico II e direttore del Centro di Ateneo SInAPSi, si tratta al contrario di «un grande passo in avanti verso un’università inclusiva, capace di offrire a tutte e tutti pari opportunità.

Nel passato alcune e alcuni giovani trans hanno dovuto dolorosamente rinunciare agli studi, sentendosi discriminati e imbarazzati nel rendere manifesta la discordanza esistente tra il genere percepito  - e, dunque, la manifestazione di esso attraverso comportamenti, abbigliamento, estetica - e i dati anagrafici riportati sui propri documenti universitari. Sono orgoglioso di  appartenere a un ateneo che offre l’identità alias non solo a studenti ma anche all’intero personale docente e non docente. In Italia, oltre alla Federico II, ciò è garantito dalla sola Università degli studi di Verona».

E al consigliere Passariello, che fa «appello alla Crui (Conferenza dei rettori universitari) affinchè prendano una netta distanza e rivendichino autonomia decisionale su queste attività», il prof. Valerio ribatte: «Mi auguro che la Crui estenda una tale garanzia a tutti gli atenei pubblici italiani».

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A Napoli, presso la sede del Consiglio regionale della Campania, si terrà nel pomeriggio il convegno Norme per la prevenzione ed il contrasto delle discriminazioni da orientamento sessuale o dall’identità di genere. Finalizzato all’illustrazione dello progetto di legge campano, depositato negli scorsi mesi, l’evento sarà moderato da Antonello Sannino, presidente del comitato d’Arcigay Napoli, e vedrà, fra gli altri, l’intervento del consigliere Carmine De Pascale. Presente anche il magistrato Stefano Celentano, giudice del tribuanale di Napoli ed esperto in materia dei diritti delle persone Lgbti.

A lui – che è uno dei redattori del pdl regionale – abbiamo posto alcune domande per sapere di più di una proposta che, qualora approvata, allineerebbe la Campania a Toscana (legge regionale n. 63 del 2004), Liguria (legge regionale n. 52 del 2009), Marche (legge regionale n. 8 del 2010), Sicilia (legge regionale n. 6 del 2015), Umbria (legge regionale n. 3 del 2017).

Giudice Celentano, com’è nato questo progetto di legge regionale?

L'iniziativa è nata per volontà del consigliere De Pascale e delle associazioni Lgbti del territorio campano, in particolare di Arcigay. In assenza di una legislazione nazionale in materia e in piena sintonia con consimili iniziative di altre regioni italiane essa risponde all'esigenza di approntare un testo di legge che, con gli ovvi limiti di una normativa regionale, possa predisporre interventi mirati a contrastare le condotte omofobiche, in un percorso fruttuoso che coniughi le esigenze di fare prevenzione, di reprimere fenomeni discriminatori, e di attuare, a largo spettro, un'operazione culturale sul tema della tutela dell'orientamento sessuale. 

Nel redigere il testo di legge ci si è serviti di quelli di altre Regioni? 

Nell'elaborazione del testo abbiamo analizzato tutti i testi regionali già in vigore. E questa è stata una metodologia corretta al fine di uniformare, sopratutto come "identità", i singoli interventi locali sul tema. Anche nell'ottica di offrire al legislatore nazionale uno stimolo ulteriore e comune a predisporre una normativa nazionale.

Quali sono i punti principali di questo pdl?

Il pdl si occupa di diverse aree tematiche, che spaziano dalla formazione e lavoro alla sanità e assistenza fino all'integrazione sociale. Con l'obiettivo primario di garantire alle persone Lgbti la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, assicurando parità di condizioni di accesso agli interventi e ai servizi ricompresi nelle materie di competenza regionale.

La legge spazia, dunque, dalla previsione di specifici interventi in materia di formazione del personale delle istituzioni regionali alla promozione di politiche attive del lavoro che tendano alla rimozione di ogni ostacolo o esclusione per motivi legati al proprio orientamento sessuale, nonchè a garantire che l'accesso alle prestazioni sanitarie nelle strutture pubbliche non possa in alcun modo causare pregiudizio alla dignità delle persone Lgbti. E, questo, anche sotto il profilo delle garanzie di assistenza da parte dei familiari o di soggetti estranei allo stretto nucleo parentale, e degli aspetti relativi al consenso informato ai trattamenti sanitari da parte di questi ultimi laddove le persone Lgbti siano impossibilitate a prestarlo. Di particolare rilievo è poi la previsione di forme di garanzia del concreto esercizio della responsabilità genitoriale delle persone Lgbti all'interno degli istituti scolastici pubblici.

Si è parlato di lavoro. Come sarebbero tutelate le persone Lgbti al riguardo?

La legge tende a garantire che nello svolgimento del lavoro le persone Lgbti non subiscano discriminazioni legate al proprio orientamento sessuale, promuovendo apposite campagne formative rivolte al personale di tutte le istituzioni regionali. Si tratta di rinforzare la sensibilità sociale sul tema e di evitare che il proprio orientamento sessuale finisca per diventare un motivo di esclusione sociale anche nei luoghi di lavoro.

Secondo lei questo pdl sarà contrastato nel suo iter dalle forze di opposizione?

Mi auguro di no. Il mio ruolo mi impone di non occuparmi delle dinamiche politiche all'interno delle istituzioni. Il testo è equilibrato poichè, per gli ovvi limiti normativi di ogni legge regionale, si presenta come una dichiarazione di principi, intenti e finalità, sui quali potrebbe esserci una convergenza comune.

D'altra parte, la tutela dell'orientamento sessuale, i termini di declinazioni di diritti e di divieti di forme di discriminazione è oggi diritto vivente secondo quanto statuito dalla legislazione e dalla giurisprudenza sovranazionale, per cui il "paradigma antidiscriminatorio" è una regola giuridica e sociale indiscutibile, rispetto alla quale ogni differente argomentazione non ha alcuno spessore

Ha parlato prima di un probabile stimolo al legislatore nazionale. Dunque, l’approvazione di una legge regionale potrebbe spingere a riprendere la discussione del ddl parlamentare contro l’omotransfobia?

Anche questo è un auspicio: il disegno di legge contro l'omofobia e la transfobia giace su un binario morto del Senato ormai da qualche anno. Una seria ripresa della discussione sul tema sarebbe auspicabile.

C'è però da ricordare che, come evidenziato da molti giuristi dopo l'approvazione del ddl Scalfarotto alla Camera, il testo nazionale, come manipolato con gli emendamenti finali, è stato così stravolto nella sua formulazione che pare non essere più ben chiaro neanche nelle sue finalità. Per cui un dibattito più proficuo e meno ambiguo sul tema imporrebbe una sua riformulazione più organica e maggiormente identitaria nell'individuare in primo luogo con chiarezza l'intenzione del legislatore.

Perché è così difficile approvare a suo parere una simile norma nel nostro Paese?

Il nostro Paese soffre di una lentezza endemica sui temi dei diritti civili. La legge sulle unioni civili è arrivata con un immenso ritardo alle tante raccomandazioni degli organismi comunitari. Senza dimenticare il sofferto iter parlamentare che ne ha preceduto l'approvazione. Le analisi sociali delle ragioni di questa incapacità di legiferare con chiarezza sul tema della tutela dell'orientamento sessuale sono ben note e affondano le radici nell'elasticità con cui spesso viene declinato il concetto di "laicità" delle istituzioni. Ma anche in una certa impreparazione tecnico-giuridica del legislatore oltre che in alcune visioni politiche che privilegiano la trattazione di  temi "urgenti". Come se la dignità affettiva e relazionale delle persone non lo fosse. Se la politica nazionale tornasse a fare cultura sui temi dei diritti, l'intera società progredirebbe in un sano percorso di crescita della propria sensibilità sociale.

 

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È difficile credere che si tratti d’una stessa mano e d’una stessa “mente”. Ma la sequenza di morti e sparizioni sospette di persone Lgbti, verificatesi nel giro di pochi mesi nel Napoletano, sconcerta e impone, al contempo, un’attenzione particolare da parte di media, istituzioni e magistratura. A lanciare l’allarme sono il Comitato Provinciale Arcigay di Napoli e il Coordinamento Regionale Arcigay Campania che, anche grazie al sostegno di alcune testate giornalistiche come Gaynews e della redazione di Chi L’ha visto?, segnalano la presenza di un’evidente emergenza sociale dietro a ben quattro casi.

Di essi due sono costituiti dalle morti atroci di Simo e Oleksandr Pavlenko detto Alex. Simo, giovane militante trans FtM, è stato rinvenuto esanime il 10 giugno, legato e avvolto in una coperta, tra i cassonetti del popolare quartiere napoletano di Forcella. Misteriosamente scomparso il 30 maggio dopo la fine della storia d’amore col compagno Massimiliano, il 23enne ucraino Alex è stato ritrovato cadavere il 16 giugno nel bosco di Capodimonte.

Gli altri due casi riguardano invece le sparizioni sospette di Luigi Celentano e Vincenzo Ruggiero, entrambi allontanatisi improvvisamente da casa senza lasciare messaggi o indizi di alcun genere. Del 18enne Luigi Celentano  (alto 175cm, occhi castani, capelli biondi) non si hanno più notizie dal 12 febbraio scorso, quando è scomparso a Vico Equense. Il 25enne Vincenzo Ruggiero (alto 187 cm, capelli e occhi scuri) è scomparso invece ad Aversa il 7 luglio.

Si tratta di circostanze tutte molto differenti tra loro ma immerse nel medesimo clima di mistero e silenzio. Pur volendo tralasciare la paura che esista un collegamento criminale tra le diverse vicende, s’avverte però una situazione complessivamente inquietante. Un quadro sociale di riferimento, il cui livello di sofferenza e disagio non può essere ignorato: ecco perché l’sos lanciato dai militant Lgbti campani va sostenuto e rilanciato.

«Denunciamo con forza l’esistenza di una  grave urgenza sociale che coinvolge persone Lgbti ancora costrette a confrontarsi con stigma e odio diffuso – afferma Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli – e chiediamo alla magistratura, alla politica territoriale e nazionale e alle forze dell’Ordine di non abbassare la guardia. Rinnovando la nostra piena disponibilità a collaborare su circostanze specifiche e dinamiche più ampie, insistiamo affinché si indaghi attentamente sulle vicende di Simo, Alex Pavlenko, Luigi Celentano e Vincenzo Ruggiero al fine di comprendere e circoscrivere responsabilità, dinamiche e implicazioni che, qualora restassero nell’ombra, potrebbero mettere seriamente a repentaglio la vita stessa di altre persone Lgbti».

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