Il 28 luglio scorso l’ex senatore Sergio Lo Giudice è stato nominato responsabile del Dipartimento Diritti civili del Pd.

Un incarico di particolare significato per un uomo da sempre impegnato (prima in qualità di attivista e presidente di Arcigay, quindi in quella di parlamentare della XVII° legislatura) nelle lotte di rivendicazione per la piena parità delle persone Lgbti e inclusione delle stesse.

Nonostante la sensibilità, la determinazione e l’attenzione con cui Lo Giudice ha affrontato tali battaglie, la sua nomina ha destato critiche e reazioni anche all’interno della stessa collettività arcobaleno.

Non senza punte di parossismo, come nel caso di ArciLesbica Nazionale, che ha nuovamente agitato lo spettro di un conseguente sostegno alla pratica della gpa (volutamente indicata coi termini spregiativi di utero in affitto).

A poco più di due settimane dall’assegnazione della carica abbiamo contattato il neoresponsabile del Dipartimento Diritti Civili, per raccoglierne valutazioni e fare il punto sull’attuale situazione politica del Paese.

Professore Lo Giudice, con quali aspettative e quali prospettive ha accolto una tale nomina?

La nomina mi ha fatto certamente piacere: ha significato un riconoscimento delle esperienze collettive da cui provengo e un segno di attenzione del Pd a un tema troppo spesso  trascurato. Dai diritti dei detenuti a quelli delle minoranze etniche e religiose, dai temi Lgbti a quelli legati al fine vita sono tante le questioni aperte che riguardano il rispetto della sfera personale nel rapporto con lo Stato.

C’è tanto da fare anche se, in un momento in cui il Pd si avvia a congresso, il ruolo dei dipartimenti tematici si giocherà molto sulla attivazione di idee ed energie per ridisegnare il profilo di un partito rinnovato.

Come ha vissuto le critiche che le sono giunte da una parte del movimento Lgbti?

Alle critiche ci sono abituato: i temi legati ai diritti civili, soprattutto quelli che investono la sessualità o le relazioni familiari, creano dibattito, spesso acceso. Per quel che mi riguarda continuerò a usare le leve del dialogo e del confronto fra tutte le posizioni. Il Pd deve avere l’ambizione di essere il perno di un campo largo della sinistra. Il confronto fra posizioni diverse è inevitabile: è da qui che possono nascere sintesi nuove.

Questo governo sta mostrando un atteggiamento decisamente reazionario e retrivo rispetto ai diritti civili: secondo lei le persone Lgbti stanno correndo concreti pericoli?

Io non credo che questo governo riuscirà a realizzare granché di quello che minaccia e, comunque, i temi relativi ai diritti Lgbti non fanno parte dell’accordo di potere fra Lega e M5s. Ho un altro timore, che già vedo concretizzarsi: che la propaganda del governo nazionalpopulista e lo sdoganamento in atto dell’egoismo sociale e dell’odio verso le minoranze avvelenino i pozzi della convivenza civile. Si rischia di compromettere nel profondo quella cultura democratica e solidale fondata sulla Costituzione, che da 70 anni rappresenta il collante morale degli italiani.

Nel quadro politico attuale quale “ricetta” politica consiglierebbe per ristabilire un rapporto di fiducia tra elettorato e centrosinistra?

Il Pd ha già aperto un percorso congressuale che si concluderà entro il prossimo inverno. Sarà fondamentale che si dia vita a una discussione aperta a tutte quelle forze sociali, gruppi politici, cittadine e cittadini oggi senza appartenenza ma che sarebbero pronti a rimettersi in gioco di fronte a un progetto credibile per il Paese.

Secondo lei qual è stato l’errore maggiore che ha determinato un evidente scollamento tra le due parti?

Negli ultimi anni il Pd non è stato in grado di dare risposte adeguate a bisogni sociali nuovi, a un impoverimento crescente, alla frammentazione del mercato del lavoro. Su questi temi vanno ripensate le parole d’ordine e le ricette economiche, con la radicalità di chi vuole decisamente ridurre le diseguaglianze.

Guai però a pensare che un ritardo sulle questioni sociali sia conseguenza di quell’impegno sui diritti civili che nell’ultima legislatura ha prodotto leggi attese da troppo tempo come le unioni civili o il testamento biologico. Diritti civili e diritti sociali si tengono assieme, contrapporli sarebbe un errore da ogni punto di vista.

A novembre ci sarà il Congresso nazionale elettivo di Arcigay. Cosa si aspetta al riguardo?

Da quel congresso mi aspetto una riflessione a tutto campo su come stare in questa fase nuova. Arcigay rimane la più grande e strutturata associazione Lgbti italiana in un contesto in cui i bisogni della comunità sono sempre più articolati.

Secondo lei, su quale piano e in quale direzione dovrebbero essere intensificati gli sforzi di Arcigay per resistere al clima omotransfobico incalzante?

In questi anni sono emerse nuove identità prima nascoste, come quelle delle persone intersessuali, nuove realtà sociali come le famiglie arcobaleno, nuove risorse normative e giurisprudenziali.

Credo che questa complessità chiami Arcigay a un’azione intensa. Un’organizzazione così strutturata non ha pari in Europa: è una risorsa per l’intera comunità e per il Paese. Questo è un punto di forza, ma anche una bella responsabilità, che va assunta fino in fondo.

e-max.it: your social media marketing partner

Nel pomeriggio di oggi sono stati resi noti i nomi dei nuovi Responsabili dei 28 Dipartimenti tematici del Pd, che affiancheranno il Segretario e la Segreteria nazionale in vista del lavoro dei prossimi mesi. Tra questi l’avvocata Andrea Catizone alle Pari Opportunità e Sergio Lo Giudice ai Diritti civili.

L’ex senatore, già presidente d’Arcigay, ha così commentato una tale nomina su Facebook: «Sono stato nominato da Maurizio Martina responsabile del Dipartimento Diritti civili del Partito Democratico. Ringrazio il Segretario per la fiducia data a me e all’esperienza che rappresento.

Spero di essere utile nell’unico modo in cui i dipartimenti tematici Pd potranno svolgere un ruolo efficace nella fase che si apre: contribuire alla costruzione di un percorso congressuale vero e partecipato, in cui tante voci, interne ed esterne al partito, possano ricostruire un progetto di cambiamento.

In questi mesi si sente dire spesso che il Pd avrebbe dovuto spendersi più per i diritti sociali e meno per i diritti civili. È vera solo la prima parte: l’aver trascurato di trovare le risposte adeguate ad alcuni bisogni sociali non ha a che vedere con quelle importanti (ma comunque ancora insufficienti) azioni sui diritti civili, peraltro a basso costo, messe a segno in questi anni.

I diritti civili vanno intesi per quel che sono: una parte della più ampia famiglia dei diritti umani fondamentali - penso oggi ai diritti dei migranti di cui questa squadra dovrà riuscire a farsi carico - intrecciati, mai contrapposti ai diritti sociali, con cui viaggiano assieme.

Buon lavoro a tutti/e noi, a quel popolo della sinistra che insieme dovrà trovare una nuova strada per assolvere al suo compito maestro: ridurre le ingiustizie e le diseguaglianze di ogni tipo».

Soddisfatto e contento di una tale scelta Franco Grillini, direttore di Gaynews e presidente di Gaynet, che ha dichiarato: «Esprimiamo i nostri più sentiti auguri nonché viva soddisfazione per la nomina di Sergio Lo Giudice a responsabile nazionale del Dipartimento Diritti civili del Partito Democratico. Crediamo che Maurizio Martina, segretario del Pd, abbia fatto molto bene a scegliere Sergio Lo Giudice per un incarico che, di per sé, connota chiaramente il partito in materia di diritti della persona.

D’altra parte Martina, partecipando il 7 giugno all’imponente Roma Pride, aveva riaffermato che il Pd è apertamente schierato per la laicità dello Stato e i diritti civili».

Per Franco Grillini «quella di Sergio Lo Giudice è una storia di militanza di lungo corso. Storia che lo qualifica, a mio parere, come la persona più adatta per svolgere un compito particolarmente impegnativo in questo difficile momento politico.

Tale militanza si è soprattutto concretata in tre grandi battaglie. Quella per una legge efficace contro l’omofobia e la transfobia a partire dall’estenzione della legge  Mancino a tali specifici reati.

Quella per la conquista della piena uguaglianza delle coppie omosessuali attraverso il matrimonio egualitario e il riconoscimento dell’omogenitorialità con buona pace dei ministri Fontana e Salvini. Quella, infine, per la concessione di servizi alle persone Lgbti in difficoltà».

e-max.it: your social media marketing partner

Picchiato a Torino perché gayÈ successo sabato sera all'uscita della metropolitana in largo Marconi. 

Vittima dell’aggressione da parte di un coetaneo un 19enne che, mentre raggiungeva alcuni amici in un locale in zona San Salvario, è stato colpito alle spalle e poi pestato selvaggiamente davanti a decine di persone che non sono intervenute per difenderlo.

«Continuava a ripetermi – così il giovane in un’intervista a Il Corriere della Sera - che sculettavo come un frocio. Anzi, che ero troppo frocio».

Dopo la notte in ospedale per la frattura della clavicola e di un piede, il giovane - che ha da poco conseguito il diploma di maturità e sogna di diventare stilista -, si è subito recato in questura per denunciare l'accaduto.

Ferma condanna dell'aggressione e solidarietà al giovane è stata espressa dall'assessora ai Diritti civili della Regione Piemonte Monica Cerutti: «Sono vicina a lui e alla sua famiglia e vorrei incontrarlo anche per capire in che modo la Regione possa venirgli incontro. Dobbiamo mettere fine a questo tipo di aggressioni omofobe, inspiegabili e inaccettabili».

Contattato da Gaynews, così si è espresso l'assessore comunale alle Pari Opportunità Marco Giusta: «Sono molto amareggiato per quanto succeso. Ho già espresso personalmente alla vittima solidarietà a nome mio personale e dell'intera città.

La circoscizone sta organizzando per domenica una giornata contro l'omotransfobia con la collaborazione delle associazioni Lgbi. Decisione che ritengo molto significativa e importante oltre che apprezzabilissima».

e-max.it: your social media marketing partner

Classe 1968, maturità classica e un passato da dipendente aziendale, la deputata pavese Iolanda Nanni è considerata una pasionaria del M5s. Una donna coraggiosa, la cui attuale battaglia è soprattutto quella che sta conducendo contro il cancro.

Componente dell’VIII° Commissione (Ambiente, Territorio e Lavori pubblici) della Camera, la parlamentare è da sempre attenta ai temi delle discriminazioni e dei diritti delle persone Lgbti.

A poco più di due mesi dalla stipula del contratto di governo giallo-verde (o bleu, secondo alcuni) l’abbiamo raggiunta per raccoglierne pareri e valutazioni sulle criticità direttamente relative alla sfera rainbow.

Onorevole Nanni, nel contratto di governo non si fa parola alcuna di diritti civili. Anzi, alcuni parlamentari ed esponenti autorevoli del M5s (Di Battista, ad esempio) hanno detto che, mentre nella scorsa legislatura si è parlato di tali diritti, si affronteranno, nell’attuale, quelli sociali. Non le sembra una contrapposizione inaccettabile tanto più che c’è un’intima correlazione tra di essi?

Il fatto che alcuni parlamentari M5S abbiano dichiarato che il contratto di governo stipulato fra M5S e Lega sia focalizzato sui diritti sociali, non comporta alcuna contrapposizione con i diritti civili né implica che non possano essere portate avanti, in questa legislatura, attività sui diritti civili che, da sempre, sono oggetto del programma del M5s.

Come giudica le dichiarazioni del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana e la blanda presa di distacco da parte dei vertici del M5s?

Nel precisare che non condivido le dichiarazioni del ministro Fontana, che ritengo inaccettabili ed irricevibili, ribadisco anche che, sulle stesse, sono intervenuti vari parlamentari M5s nonché il ministro Bonafede, marcando le distanze fra il nostro pensiero e quello del ministro Fontana. Il M5s ha espresso la sua posizione pro famiglie arcobaleno.

Personalmente sono sempre stata a favore del matrimonio egualitario e della stepchild adoption. Ritengo che non si debba continuare a colpevolizzare il M5s per dichiarazioni fatte da un ministro in quota Lega, “richiamato” dallo stesso Salvini. Ministro che sarà tenuto a rispettare le leggi e che non verrà messo in condizioni di far retrocedere il nostro Paese sui risultati già raggiunti in questo ambito.

Tornando alla questione dei diritti delle persone Lgbti, si ha l’impressione d’una spaccatura del M5s tra periferia e centro. Mentre, infatti, nelle amministrazioni locali e regioanali i pentastellati danno prova di un fattivo impegno al riguardo (penso alla portavoce emiliana Silvia Piccinini o a quella lombarda Monica Forte), lo stesso non può dirsi delle file gialle del Parlamento o del governo. Non crede?

Sulla difesa dei diritti non vedo alcuna differenza fra le attività portate avanti dal M5s a livello territoriale ed a livello nazionale: in entrambi i casi abbiamo sempre perseguito lo stesso obiettivo, cioè la tutela dei diritti civili. Lo hanno dimostrato la nostra sindaca di Torino Appendino e la nostra consigliera Lombardi in Lazio.

Anch’io mi sono battuta, nello scorso mandato da consigliere regionale M5s della Lombardia, promuovendo un convegno al Pirellone sulle famiglie arcobaleno e presentando una mozione che chiedeva a Regione Lombardia di farsi promotrice per la trascrizione nei registri di stato civile dei matrimoni, contratti all’estero, fra persone dello stesso sesso e la costituzione di registri delle unioni civili nei comuni lombardi. Nella mozione proponevo anche di estendere le agevolazioni regionali, previste per i nuclei familiari, a coloro che sono iscritti nei registri. Purtroppo la mozione fu bocciata dalla maggioranza con 37 voti contrari e 31 favorevoli.

Queste attività territoriali sono la diretta conseguenza, e vanno di pari passo e coerentemente, con un percorso programmatico nazionale del M5s che ha come motto Nessuno deve rimanere indietro.

e-max.it: your social media marketing partner

Esce il 23 aprile in tutti gli store digitali la compilation Dance Hit, primo progetto discografico a cura del trasformista e showman Francesco Gibilaro. 13 le tracce (più un bonus track e un bonus video) di questa raccolta dallo stile tropicale.

Sotto il nome di MrCubanito il 27enne artista siciliano è da anni trascinatore delle estati in riviera romagnola. Ma attraverso la musica e la danza è animatore di campagne significative contro l’omofobia e per i diritti civiliNe spiega il perché in quest’intervista a Gaynews.

Francesco, come nasce la compilation che sarà lanciata domani?

Nasce dalla stima e dall’amicizia che da tempo mi lega a Alain Deejay, produttore e autore del brano Muevete per il quale mi ha chiesto di fare una coreografia pronta a diventare virale sulle spiagge della Romagna e speriamo di tutta Italia.

Quanto c’è della tua vita reale in MrCubanito?

C’è tantissimo. MrCubanito è il mio lavoro principale che mai rinnegherò e a cui, anzi, sono molto grato: quello di animatore e maestro di fitness. Quindi Cubanito è passione, grinta, sorriso che aiuta e mi aiuta anche nei giorni più difficili. Posso dire che MrCubanito è il volto più forte di Francesco che ora, dopo quasi dieci anni in campo, inizia a fare un po’ anche l’allenatore o meglio: il direttore artistico, un ruolo che dalla scorsa estate mi sta dando davvero molta soddisfazioni.

Da cosa è originato il tuo impegno contro l’omofobia?

Da tanti brutti momenti vissuti in prima persona. Da tante allusioni e confusioni volutamente violente sulla mia natura, così tanto da farmi sentire isolato, braccato, solo in una città, prima San Cataldo, poi pure Caltanissetta che credo con me abbiano mostrato i loro volti peggiori. Con non poca tristezza ho raccontato che in quegli anni bui, nei quali ero giovanissimo, sono arrivato a sentire quasi la volontà di farla finita. Però poi, prima scappando di casa e poi volendo tornare a dire la mia, finalmente convinto di non essere sbagliato, ho capito che l’unica cosa da fare era lottare contro le discriminazioni perché nessuno debba più trovarsi a soffrire così.

Sono arrivato fino a confrontarmi con l’ex presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, una figura importante per la comunità Lgbt siciliana e italiana che mi ha raccontato con molta umanità la sua storia personale pure difficile e dura, spiegandomi però con semplice umanità che lottare è giusto ma non fino a farsi male. L’importante è trovare la propria strada e il luogo dove essere felici che per me da quasi cinque anni è la Romagna che mi ha adottato e mi vuole bene.

Al tempo stesso non ho più paura di tornare a San Cataldo dove oggi giro a testa alta e molte persone, credo, abbiano capito che la chiusura mentale fa male a loro e agli altri.

Credi che la tua Sicilia abbia fatto dei passi in avanti al riguardo?

La Sicilia ha mille volti. Palermo quest’anno è capitale della cultura e qualcosa vorrà pur dire, speriamo. La zona interna, i posti di provincia dal punto di vista sociale sono però tutta un’altra storia. Purtroppo continuano a regnare la bassa scolarizzazione e tanto sfruttamento anche dal punto di vista lavorativo. Si cerca il cambiamento ma non si vede la luce in fondo al tunnel e sempre più giovani, per motivi del tutto diversi dal mio, scappano. Purtroppo servirebbe più amore verso la Sicilia anzitutto da parte dei siciliani. Crederci un po’ di più.

Io, anche se per ora da lontano, spero di poter fare la mia parte perché la più grande isola italiana torni ad essere anche un posto vivibile per i gay ma pure per i tanti ragazzi etero che oggi fanno figli senza sapere quale futuro o addirittura quale presente dare loro. Lo spero anche per i miei nipotini che vivono lì come tutte le mie sorelle e i miei genitori.

Uno dei miei sogni, a questo punto, sarebbe quello di poter esprimere la mia arte a San Cataldo su un palco importante come la Fiera dell’Artigianato, del Commercio e delle Imprese. So che stanno organizzando una bella decima edizione... Speriamo davvero che questo cambiamalento di prospettiva in avanti, che ad oggi in tutta onestà pare ancora una speranza contro ogni speranza, diventi una possibilità anche per la provincia siciliana e magari, più prima che poi, anche una realtà. Gioverebbe alla Sicilia e a tutti i siciliani, soprattutto giovani, che oggi non hanno molte ragioni per le quali gioire a vivere sull’isola.

Guarda la GALLERY

 

e-max.it: your social media marketing partner

Le offese e le molestie sessuali subite da Viola F. durante una visita ginecologica, di cui la giovane 23enne aveva parlato su Fb in occasione dell’8 marzo e ieri su Gaynews in una lunga intervista, sono un’ennesima riprova di come le donne lesbiche siano troppo spesso doppiamente vittime. Vittime della violenza di genere e dell’omofobia.

Ma può anche succedere che alle storie da incubo, come è la vicenda di Viola e come la stessa Viola l’ha definita, se ne accompagnino altre. Storie belle, storie positive, storie in cui la parità di genere e il rispetto della persona a prescindere dal proprio orientamento sessuale sono non solo chiavi di lettura dell’accaduto ma realtà regolanti ogni rapporto umano.

Tale è la storia di Valentina, un’impiegata che vive alle porte di Roma. Una giovane donna come Viola. Una giovane donna che, come Viola, si è dovuta sottoporre a visita medica. Ma con esiti ben diversi.

Ecco come l’ha raccontata a Gaynews:

La mattina di mercoledì 14 non sono stata bene. Sono finita al pronto soccorso. Cosa, questa, che, nel rifletterci ora, mi appare solo particolare. Mentre il medico mi visitava, mi ha chiesto se poteva esserci possibilità di una gravidanza. Molto spontaneamente, quasi ridendo, data la situazione, gli ho risposto di no. Lui mi ha sorriso e mi ha chiesto: Come mai tutta questa convinzione? E io, molto serenamente: Perché sono lesbica. Mi ha sorriso di nuovo e mi fa: Anche le lesbiche possono essere incinta. E io, di rimando: Sì, ma lo saprei dato che non è tanto semplice. Lui allora ha commentato con un semplice: Purtroppo.

Quando mi ha consegnato la cartella clinica, senza neanche guardarmi in faccia e continuando a scrivere sul pc, mi fa: Lo sai che sei la prima persona che non si è fatta problemi nel dirmelo? Grazie, davvero. Complimenti, sei in gamba. In bocca al lupo per tutto a te e alla tua compagna.

Mi sono sentita così tremendamente orgogliosa di me e soprattutto del medico che avevo davanti. Sono orgogliosa degli uomini e delle donne che, come me, non trovano stranezze e diversità nell'amore.

Poi, a casa, ho letto prima della storia del 13enne di Scafati. Poi quella di Viola. Posso solo immaginare il trauma subito per quella visita ginecologica. Per la violenza usatale da quel medico. La mia è stata fortunatamente un’esperienza diversa grazie a un medico, di cui non dimenticherò mai il sorriso e le poche ma quanto importanti parole.

Le dichiarazioni di Valentina sono state così commentate dalla senatrice Monica Cirinnà: «Conosco Valentina come una donna sincera, forte, determinata e tale si è dimostrata anche durante la visita medica al pronto soccorso.

Quello che, dato lo stato di salute, poteva essere un episodio non piacevole si è rivelato un momento positivamente significativo per lei. La soddisfazione di essere in ogni circostanza sé stessa, di vivere in maniera pienamente risolta, di sapere d’amare al pari di altre senza differenze, perché l’amore è sempre tale al di là dell’orientamento sessuale, è emersa nel corso di quella visita. Grazie anche all’atteggiamento professionale e alla squisita sensibilità del medico, al quale va il mio plauso.

Un bell’esempio, e fortunatamente non sono pochi, nel mondo sanitario. Uno spaccato anche positivo di società italiana che, nonostante tutto, avanza nel cammino dell’altrui sentire, del sincero rispetto per tutti, della piena parità dei diritti».

 

e-max.it: your social media marketing partner

Monica Cirinnà non ha bisogno di presentazioni. Un nome, il suo, che è oramai associato nell’immaginario comune alle unioni civili e alla battaglia per i diritti delle persone Lgbti.

A poche ore dall’assemblea pubblica che, fissata alle 18:30 presso la sede del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli in Roma, vedrà la partecipazione del ministro della Giustizia Andrea Orlando, del senatore Sergio Lo Giudice, dell’europarlamentare Daniele Viotti, del coordinatore di Dems-Arcobaleno Angelo Schillaci e della stessa Cirinnà, abbiamo incontrato la senatrice per saperne di più sulla sua campagna elettorale e sugli obiettivi a essa sottesi.

Dopo estenuanti attese e colpi di scena è stata confermata la sua candidatura nelle liste Pd. Come ha vissuto quelle ore?

Come succede normalmente la composizione delle liste elettorali, in particolar modo nei grandi partiti, è complessa. Credo che il Pd esprima la miglior classe dirigente per il Paese per competenza e serietà.

Detto ciò, mi ha profondamente addolorato la decisione di non ricandidare Sergio Lo Giudice, un compagno di viaggio che è diventato anche un caro amico. Senza di lui probabilmente non avremmo avuto la legge sulle unioni civili. Penso che il prossimo Parlamento avrebbe avuto ancora bisogno di lui.

Correrà in due Collegi non facili, tenendo conto che, come ha detto Franco Grillini, la destra laziale è una delle peggiori. Timori al riguardo?

Mi piacciono le sfide e non mi spaventa impegnarmi: la democrazia italiana vive una fase delicatissima che riguarda la sua tenuta minacciata da populismi, forze antieuropee, reazionarie e fasciste. Non a caso da qualche giorno qualcuno millanta di voler abolire la legge sulle unioni civili. È ovvio che la legge non può essere abolita poichè ancorata saldamente ai principi costituzionale degli articoli 2 e 3.

Ma nessuno può escludere depauperamenti sui suoi aspetti principali e qualificanti. Penso alla reversibilità della pensione o all'estensione di tutte le norme del welfare che riguardano la famiglia. Deve essere chiaro a tutti che il voto alle destre e a M5S può realmente mettere a rischio il mondo dei diritti che abbiamo costruito

I diritti umani e civili le sono stati particolarmente a cuore in questa legislatura. Saranno al centro anche della sua campagna elettorale?

Sicuramente sì. Questi temi appartengono alla mia cultura e alla mia visione politica. Credo che sui diritti ci sia ancora molto da fare nel nostro Paese.

È stata attaccata per le sue coraggiose prese di posizione su temi caldi anche da qualche associazione Lgbti. Che cosa ha da dire al riguardo?

Da eterosessuale mi sono impegnata per i diritti di tutti. Il modo e l'affetto, con i quali la comunità Lgbti mi ha accolta e sostenuta, ha rafforzato in me l'idea che si possa discutere di ogni argomento senza partire da posizioni ideologiche e di pregiudizio oltre che da modelli stereotipati.

Se il riferimento è al tema della gpa faccio notare che i gay e le lesbiche non sono sterili. Trovo profondamente ingiusto consentire loro la genitorialità solo attraverso l'adozione, per altro ancora negata loro in Italia 

Come vede il futuro del Pd? E quali posizioni in tema di diritti sposerà con risolutezza? 

Il futuro del Pd è in mano agli elettori italiani e solo il 5 marzo sapremo quale scenario abbiamo davanti. Per quanto riguarda il programma del Pd, come area Orlando-Dems Arcobaleno, abbiamo stilato un programma dettagliato sui diritti che comprende, tra l'altro, il matrimonio egualitario, diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, lotta delle donne per la parità di genere, parità di diritti per tutti i bambini. Mi auguro che vi sia l'impegno di tutti a considerare questi temi come prioritari nell'agenda politica.

e-max.it: your social media marketing partner

Il testamento biologico è legge. Dopo anni di vicende che hanno scosso l’opinione pubblica, dai casi Englaro e Welby fino all’ultima vicenda di Dj Fabo, il Parlamento riesce finalmente a legiferare sul fine vita.

L’AUTODETERMINAZIONE

Un tema complesso e articolato che riguarda l’autodeterminazione e la libertà individuale.

Perché si è resa necessaria una legge simile? La risposta sta nell’incredibile progresso delle tecnologie biomediche avvenuto negli ultimi decenni. I concetti di morte, vita e malattia hanno assunto dei connotati prima impensabili. Situazioni nuove e diverse tra loro: stato vegetativo permanente, stadi terminali di malattie neurodegenerative, stati di paralisi quasi completa a seguito di incidenti mortali. La scienza consente oggi di sopravvivere in condizioni prima impossibili, spesso in enorme sofferenza, creando uno spazio in cui la libertà di scelta delle persone è spesso negata e deve sottostare a ideologie imposte dall’alto.

LE DAT

Le disposizioni anticipate di trattamento (DAT) introdotte nella legge sono un primo fondamentale tassello nel garantire l’autodeterminazione delle persone in questi nuovi spazi della vita. Le DAT consentono a ciascuno e ciascuna di noi di decidere come e se curarci in una ipotetica situazione in cui non saremo capaci di esprimersi.

Il punto nodale riguarda il riconoscimento definitivo dell’idroalimentazione artificiale come terapia e non come sostegno vitale (diverso quindi dal cibo e dall’acqua che si assumono ordinariamente). In tal modo, il sondino nasogastrico con cui era alimentata ad esempio Eluana Englaro rientra definitivamente nel diritto costituzionale al rifiuto delle cure. Le DAT possono essere modificate in qualunque momento e possono essere riconsiderate (dal medico e dall’apposito fiduciario nominato dal paziente), qualora fossero disponibili nuove terapie che il paziente non conosceva al momento della sottoscrizione delle sue volontà.

L’EUTANASIA È UN ALTRO TEMA

La legge non consente la possibilità per il paziente di richiedere il suicidio assistito o l’eutanasia, ma solo di poter rifiutare, in una futura situazione di incoscienza determinate terapie essenziali che impongono una vita letteralmente attaccata alle macchine.  

Il tema dell’eutanasia, che ha riguardato da vicino la battaglia di Dj Fabo, contempla altre situazioni di sofferenza e malattia irreversibile sulle quali il dibattito pubblico è destinato a proseguire.

ANALOGIE CON IL DIBATTITO SULLE UNIONI CIVILI

Non sono mancati, anche questa volta, i tentavi delle forze conservatrici di ostacolare la legge. L’incredibile analogia che salta agli occhi è la mistificazione della realtà in nome dell’ideologia.

Secondo Giovanardi, Eluana Englaro stava fisicamente bene. Secondo Centinaio non si possono togliere “alimenti e bevande” ai malati, come se di quello si stesse parlando. Argomenti che ricordano molto bene la tremenda minaccia per la “famiglia naturale” rappresentata dalle unioni civili e il “mostro” gender che “omosessualizza” i bambini.

Le ideologie si distinguono dalle idee per la loro tendenza ad imporsi sulla libertà delle persone e anche sulla realtà dei fatti scientifici.

UN PAESE LAICO CHE DISCUTE DI REGOLE

La battaglia sull’autodeterminazione del paziente è un risultato anche per chi si batte sul fronte dei diritti civili delle persone lgbti, perché da oggi possiamo dire che viviamo in un Paese più laico, che ha saputo per una volta distinguere il terreno del “pro e contro” dal terreno della regolamentazione di un fenomeno nella tutela della libertà di scelta.

Un ragionamento proprio dello Stato di diritto che spesso viene messo da parte nel dibattito pubblico in nome di sterili discussioni sul “come farei io” o “come faresti tu”.

Anche il movimento Lgbti può trarre un grande insegnamento da questa vicenda a lieto fine. Non si rivendica, certamente, la scelta di essere gay (che non esiste), ma la scelta di vivere pienamente ciò che si è, la scelta di essere genitori, di essere single, di essere coppia, di vivere relazioni poliamorose, di essere visibili in ogni momento della vita. La scelta di poter donare la propria maternità, ad esempio.

Anche il dibattito sulla gpa potrebbe trarre grande giovamento dalla lezione del testamento biologico. Come? Trasformandosi in una discussione sulle regole di un fenomeno esistente (e che genera sfruttamento proprio in assenza di norme) e uscendo dalla dimensione dello scontro tra diverse e legittime sensibilità individuali.

È lo stesso percorso, va ricordato, che in Italia ci ha portato alle leggi sul divorzio e sull’interruzione volontaria di gravidanza.

e-max.it: your social media marketing partner

Da sempre attivista per i diritti delle persone Lgbti. In Arcigay da molti anni, del cui comitato torinese è stato anche presidente. Attualmente assessore con delega alle Pari opportunità del Comune di Torino. A più d’un anno dall’inizio dell’incarico ammininistrativo Marco Alessandro Giusta rilegge le sue battaglie per i diritti civili nel capoluogo piemontese.

Assessore Giusta, come ci si sente in questa veste?

Sicuramente il cambio è di quelli da togliere il fiato. Un giorno sei con coloro che fuori dal palazzo chiedono ascolto, il giorno dopo ti ritrovi ad ascoltare i tuoi compagni e compagne di battaglia. E spesso la voglia di girare intorno al tavolo e sedersi dalla stessa parte è tanta. Però resto convinto della scelta che ho fatto di mettermi a disposizione della città e garantire che i diritti delle persone Lgbti siano non solo rispettati, ma valorizzati e inseriti nel programma complessivo della città, continuando il trend estremamente positivo che vede Torino come uno dei centri più friendly d'Italia, se non il più esperto su questi temi.

A Torino nasce il movimento negli anni ‘70 con il F.U.O.R.I. A Torino si costituisce il primo servizio Lgbti del Comune. Torino ha la segreteria della Rete Ready ed è stata scelta per attuare la strategia nazionale Lgbti. Nasce qui il più importante festival cinematografico Lgbt Da Sodoma a Hollywood ora Lovers su iniziativa di Ottavio Mai e Giovanni Minerba. Nasce qui il Coordinamento Torino Pride Glbt dal Comitato Torino Pride 2006 e dal Coordinamento Glt. Qui nasce CasArcobaleno. Il lavoro quotidiano e costante tra istituzioni e associazioni del territorio e nazionali continua a produrre risultati importanti.

Torino è una città da sempre in prima fila  nella lotta per i diritti di tutti. Una città che ha visto negli anni  passati le lotte operaie come punta  di diamante per i diritti a lavoro. Oggi che città ci può raccontare? 

I diritti a Torino sono qualcosa di vero, concreto, percepito. Sono stati sudati in fabbrica e nelle strade durante le lotte operaie. Sono diventati il traguardo da raggiungere e difendere. Ma soprattutto hanno iniziato a parlare tra di loro. Durante la manifestazione I diritti sono il nostro Pride del 2010 ricordo la bellezza e la fatica della costruzione di una piattaforma comune tra il movimento delle donne, quello dei migranti e quello Lgbti, con la compenetrazione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori.

Da allora ho scoperto l'intersezionalità: termine coniato dall'attivista e giurista afroamericana Kimberlé Williams Crenshaw per descrivere che differenti identità sociali possono sovrapporsi ed incrociarsi, così come le discriminazioni che si portano dietro. Scoperta che ha avuto successivi insegnamenti nei percorsi costruiti in Arcigay, con i sindacati, nel Coordinamento Torino Pride, nel nodo provinciale Unar e in CasArcobaleno. Ora questo approccio lo abbiamo portato in Comune, dove proviamo a lavorare con quest'ottica e coinvolgere i diversi gruppi a rischio discriminazione a lavorare tra loro l'uno per l'altro. Sarà un percorso lungo e complesso, ma siamo sulla strada giusta. 

Si parla da tempo di famiglie e non più di famiglia. Quali sono le principali azioni che il suo assessorato sta portando avanti in questo senso?

Sul tema delle unioni civili abbiamo fatto una corsa contro il tempo. Ci tenevamo da un lato a essere tra le prime città a celebrare le unioni, dall'altro avevamo alcune famiglie con gravi problemi di salute per cui l'urgenza era massima (ricordo il caso di Franco e Gianni, la prima unione civile a Torino celebrata dalla sindaca. Franco ora non c'è più, ma Gianni ha scritto un libro, è venuto al Pride per la prima volta e ora sta portando avanti la campagna #vietatoarrendersi con l'aiuto di Stefano e altri amici). Immediatamente dopo siamo stati la prima città in Italia a garantire ai dipendenti l'equiparazione delle unioni ai matrimoni (come previsto per legge) per i congedi, anticipando la circolare dell'Inps e ampliando inoltre anche la possibilità di fruire dei permessi 104 sia alle unioni civili che ai e alle conviventi more uxorio come stabilito dalla sentenza della corte costituzionale. Infine, proprio in questi giorni abbiamo un pezzo del Piano Azioni Positive proposto dal Cug del Comune di Torino dando la possibilità alle e ai dipendenti di "prestarsi" delle ore di ferie per venire incontro a chi ha necessità particolari. Da qui in poi cercheremo di lavorare principalmente sugli orari dei servizi al fine di venire incontro alle necessità delle famiglie torinesi, in modo da migliorare la qualità della vita.

Lavoreremo ancora, immaginando appunto di servire tutte le famiglie. Ricordo ancora quando con la sindaca modificammo a mano il nome della delega da famiglia a famiglie. Tempo una settimana ed ebbi la prima manifestazione contro questa scelta da parte del Popolo della Famiglia. Solo per aver ricordato che le famiglie ormai sono moltissime e diverse: oltre alle famiglie tradizionali vi sono quelle ricomposte, monoparentali, allargate, omogenitoriali, formate da due uomini o da due donne, separate, vedovi e vedove, miste, adottive, affidatarie, etc etc. L'amministrazione deve pensare a tutte loro, non solo a una parte o un'altra.

A Roma in alcuni quartieri periferici, con manifestazioni anche molto accese, sono state mandate via famiglie di immigrati a cui era stata assegnata una casa dal Comune. A Torino qual è situazione e  quali  le urgenze per la lotta  al razzismo? 

A Torino, per fortuna, la situazione è molto diversa rispetto a quella che raccontate nella domanda. Episodi di razzismo e discriminazione sono purtroppo quotidiani e onnipresenti, ma non raggiungono picchi così violenti e visibili. Questo, ovviamente, non deve farci abbassare la guardia: il razzismo e la discriminazione sono fenomeni non solo in ascesa, ma che stanno cambiando dinamiche.

In Paesi come l'Italia, infatti, la percezione della diversità prescinde quasi completamente dallo status giuridico: il colore della pelle, nomi o cognomi di origine straniera, segni visibili di appartenenze culturali, religiose ed etniche (il velo per le donne musulmane, per esempio) sono sufficienti a identificare una persona come “straniera” indipendentemente dal suo status giuridico. Molte delle politiche di sostegno attivo (penso ai bandi europei Fami per l'integrazione) si rivolgono unicamente a target con lo stato giuridico di "stranieri", lasciando così scoperte, come una coperta troppo corta, intere categorie di persone che soffrono di discriminazioni simili. A farne le spese sono soprattutto le nuove generazioni. È per questo che la città di Torino sta sviluppando sempre di più azioni di "intercultura", sostituendolo all'approccio di "integrazione", azioni cioè che rafforzino le comunità attraverso le loro associazioni di riferimento, che migliorino la capacità di ascolto della pubblica amministrazione nei confronti di persone portatrici di culture e religioni differenti, che aumentino le occasioni di dialogo fra parti diverse della società.

Ora un colpo basso. Comune targato M5S. Che ci racconta  in proposito in tema di diritti?

Questa domanda mi coglie sul vivo! Nel senso che i diritti sono, è vero, il mio punto debole: non posso fare a meno di occuparmene. Mi permetto questo gioco di parole per dire che per me, come per il mio staff, lavorare sui diritti non è una domanda che presuppone un se, ma presuppone sempre un come. Il problema non è se occuparsi di diritti ma come lo si fa. L’approccio che sto, che stiamo provando a portare avanti è un approccio intersezionale e trasversale, che guarda alle persone nella loro interezza, puntando a valorizzare somiglianze e differenze entro un approccio che mira a a ridurre le diseguaglianze tra le persone. Su questa linea stiamo lavorando molto con le comunità a Torino. Due esempi recenti sono la Giornata delle Moschee aperte e il Protocollo firmato con la Comunità Cinese. Stiamo portando avanti un lavoro di coinvolgimento delle associazioni e delle realtà che sul territorio torinese si occupano di violenza e discriminazione contro le donna, puntando a valorizzare i saperi che in questi anni queste stesse realtà hanno sviluppato. Un esempio è proprio la campagna per il 25 novembre di quest’anno co-progettata e co-ideata dalle realtà del Ccvd. Oppure ancora il lavoro di rafforzamento delle politiche di inclusione delle persone Lgbt grazie soprattutto al lavoro con la Rete Ready e al lavoro di formazione costante interno all’amministrazione portato avanti dal Servizio Lgbt della Città. E poi, infine, il lavoro di confronto e condivisione con le realtà che si occupano di sostegno ed empowerment delle persone con disabilità, il cui esempio principe sarà l’istituzione in Città della figura del Disability Manager. Quindi, questa è quella che voglio sia la mia narrazione sui diritti: non mi accontenterò di niente di meno.

Per questo sono contento di lavorare con consigliere e consiglieri della maggioranza che su questi temi sono in prima linea, così come con il Gdl regionale Pari opportunità. Ad esempio, pochi giorni fa la maggioranza M5s ha votato una mozione presentata dal consigliere Carretta del Pd che dà mandato alla Giunta di negare le piazze a chi non professa i valori antifascisti come indicato nella costituzione, professando e/o praticando comportamenti fascisti, razzisti e omofobi. La presidente della commissione pari opportunità Viviana Ferrero del M5S ha inoltre presentato un emendamento che introduce la transfobia e il sessismo tra i comportamenti da non permettere. Stessa mozione, tutte di ispirazione dell'Anpi e Aned, era stata approvata a Pavia in occasione della modifica del regolamento di polizia municipale dal consigliere M5s Polizzi.

Una domanda infine a carattere sportivo. Marco Alessandro Giusta è della Juventus o del Torino

Juventus, come il papà. Anche se ormai da torinese gioisco anche quando vince il Torino. 

e-max.it: your social media marketing partner

Dal 27 al 29 ottobre, in vista delle elezioni politiche di primavera, si è tenuta presso il Museo nazionale di Pietrarsa in Portici (Na) la Conferenza programmatica del Pd. Una tregiorni che è stata caratterizzata anche da un tavolo su pari opportunità e diritti civili. In tale ottica si è tenuto oggi pomeriggio a Roma, presso la sede nazionale del Partito Democratico, un incontro incentrato sui temi accennati.

A moderarlo la parlamentare Silvia Fregolent, coordinatrice del dipartimento dem Pari Opportuntità e Diritti civili. Al tavolo, organizzato per avviare un lavoro di ascolto e confronto, hanno partecipato responsabili di associazioni Lgbti e quanti si occupano dei temi indicati.

Presenti anche il senatore Sergio Lo Giudice e il deputato Alessandro Zan nonché la renziana di ferro Simona Flavia Malpezzi, responsabile del dipartimento Scuola. Impossibilitata invece a partecipare per motivi di salute la “madrina” della legge sulle unioni civili Monica Cirinnà. Unioni civili che, come aveva giustamente rilevato Zan alcuni giori fa, «non sono state un punto di arrivo, ma di partenza: l’inizio del nostro cammino per la piena uguaglianza. Sappiamo che c’è ancora molto da fare per questo obiettivo, a cominciare dalla norma contro l’omotransfobia, e lo faremo legge dopo legge, abbattendo barriera dopo barriera».

Ad aprire gli interventi Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha chiesto un impegno prioritario per tutelare i diritti dei minori, figli di coppie omogenitoriali. Ma è stato soprattutto il tema scuola a essere ripetutamente affrontato dai responsabili delle associazioni con riferimento alla fantomatica "ideologia gender", in nome della quale anche la componente cattolica del Pd pone ostacoli a interventi formativi su temi come l'educare alle differenze, al rispetto, all'inclusione.

Tra le persone intervenute anche il direttore di Gaynews Franco Grillini, che ha ribadito la necessità dell'esplicita menzione, nel programma del Pd, di obiettivi quali il matrimonio  egualitario e la regolamentazione dell'adozione per coppie omogenitoriali. Il leader storico del movimento Lgbti ha chiesto inoltre la ricandidatura di Cirinnà, Zan e Lo Giudice. Di coloro, cioè, che nell'attuale legislatura si sono spesi fattivamente per l'approvazione della legge sulle unioni civili e convivenze di fatto. 

«Necessaria, infatti - ha rimarcato Grillini -, la presenza in Parlamento di persone che, distentesi per l'impegno e il successo in una battaglia così difficile come quella delle unioni civili, possano fronteggiare una destra sempre più omofoba e fascista».

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video