Basta diagnosi che certificano una patologia, basta trattamenti, basta umiliazioni. La proposta di legge che è stata presentata al Parlamento spagnolo permetterà - qualora approvata - alle persone trans di cambiare sesso anagraficamente senza doversi dichiarare malate e senza l'autorizzazione di un medico. Anche i minori di età potranno richiedere il cambio dei documenti, con il sostegno dei genitori o di un giudice, e anche gli stranieri residenti avranno lo stesso diritto.

Tutti i gruppi parlamentari, escluso il Partito popolare che esprime un governo di minoranza, hanno approvato con 200 voti a favore e 128 contari che il progetto di legge si discuta in Parlamento. Cosa che avverrà martedì 5 dicembre mentre la votazione avverrà due giorni dopo.

Le associazioni che difendono i diritti Lgbt e, in particolare, la Piattaforma per i diritti trans hanno accolto con soddisfazioni questa iniziativa, che corregge la legge precedente del 2007: "La discriminazione che noi persone trans subiamo – ha detto la presidente Mar Cambrollé – non si combatte solo con il cambio di nome e di sesso legale: è provocata infatti dalla transfobia vigente nella legislazione, che non riconosce l'autodeterminazione, il diritto al proprio corpo e le varie espressioni di genere possibili”.

Proprio in questa direzione va la proposta che va in discussione in Parlamento: non sarà più necessario che una persona trans dichiari di essere malata per accedere al cambio di nome, al contrario di quanto succede ora che si richiede una diagnosi medica o psicologica che stabilisca la presenza di una disforia di genere curata per almeno due anni. In base alla nuova norma non servono altri requisiti all'infuori della “dichiarazione espressa della persona interessata del nome proprio e del sesso con cui si sente identificato/a”.

Non sarà obbligatorio essersi sottoposti a trattamenti chirurgici, ormonali, psicologici o psichiatrici, perché – secondo la deputata socialista María Dolores Galovart, relatrice della proposta - “lo Stato deve garantire che l'identità riconosciuta dalla società sia quella perecepita dalla persona”.

Questa facoltà di autodeterminazione sarà riconosciuta anche ai minori d'età che potranno richiedere il cambio di sesso sui documenti attraverso i propri genitori; se uno di essi o entrambi si dovessero opporre, il minore potrà ricorrere a un giudice per rivendicare il proprio diritto, sempre “nel superiore interesse del minore”.

Su questo punto il Partito popolare (Pp) ha espresso la propria contrarietà, anche se si è dichiarato disposto a discutere la legge per arrivare a una formulazione condivisa.

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Due sono gli intellettuali cui più mi sento vicina. Sono Leslie Feinberg e Paul B. Preciado: il primo americano, il secondo spagnolo. Nessuno dei due, in ogni caso, proveniente da studi psichiatrici. Feinberg, nato donna e morto 65nne nel 2014, rifiutava la divisione eteronormativa. Preferiva i pronomi neutri e combatteva nell’ambito del femminismo le donne che rifiutavano le donne nate biologicamente maschi. Preciado, anche lui nato donna, è uno scrittore e filosofo contemporaneo, il cui lavoro si concentra su tematiche applicate e teoriche in materia di identità, sesso, pornografia, architettura. Preciado esamina la politicizzazione del corpo sotto la categoria del “farmacopornografico” denunciando le multinazionali del farmaco perché cause di molte delle difficoltà nonché delle morti delle persone trans.

Ho preferito fare un breve sunto storico/contemporaneo significativo ma di denuncia esplicita del sistema economico capitalista e delle connesse correnti di pensiero nonché della psichiatria e psicologia in una con buona parte del mondo medico e accademico. Sì, lo so: è una denuncia forte ma che faccio con tutto il cuore e l’amore che mantengo intatto per tutto il genere umano. Ho anche altresì citato quali movimenti e quali  persone stanno lottando per far emergere la vera essenza del genere umano attraverso la liberazione della propria identità condannando il sistema neoliberista stesso.

Io sono una persona trans. Da ora in poi mi definirò di identità di genere neutro o omnicomprensivo di tutti i generi e di tutti gli orientamenti sessuali, lottando per la liberta di espressione del mio corpo ma soprattutto della mia mente. Questa scelta la faccio a 67 anni dopo decenni di esperienze sul territorio veronese e italiano. Infatti per me i termini transessuale e transessualità sono vocaboli che esprimono una diagnosi psichiatrica e vogliono paragonarmi o a un uomo o a una donna. Fortunatamente al momento io, nato biologicamente maschile col nome di Lodovico, non ho mai fatto alcuna perizia di disforia di genere, come prevista da tutti protocolli, per ottenere il cambio dei documenti o qualsivoglia diritto sul posto di lavoro sotto il nome di Laurella. Negli ultimi dieci anni, attraverso buone e significative relazioni umane, sono riuscita a far apporre un tale nome d’elezione su tutta la documentazione lavorativa nonché sul cartellino personale identificativo dall’azienda ospedaliera di Verona presso la quale ho lavorato sino al gennaio 2017 prima della pensione. Purtroppo non sono ancora riuscita all’interno dell’azienda a far sì che la direzione ospedaliera veronese emani una delibera o un regolamento perché possano godere anche gli/le altre dipendenti quanto ho personalmente ottenuto. E magari con estensione a tutta la sanità regionale venata. Ma ci sto ancora lavorando con i sindacati, il Circolo Pink  e alcuni docenti dell’università.

La storia ci insegna che il nome transessuale/transessualità deriva da studi psichiatrici e che, da Hirschfeld a Cauldwell a Benjamin, sono i portatori dell’invenzione del termine transessualità come patologia psichiatrica di disforia di genere, cioè diversità di genere, e, come tale, inserita nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentalie (DSM), di cui ho prima parlato. Questo manuale venne approntato nel 1952: in esso sono fatti passare per malattie psichiatriche stati facilmente affrontabili dalla persona stessa, dai genitori e dalla pedagogisti. Quindi un manuale, il DSM, che sembra quasi prefabbricato per poi dare pazienti a medici e psichiatri e aumentare soprattutto la vendita di psicofarmaci.

Come si può facilmente notare e capire, non solo il transessualismo ma molte patologie sono inventate per il bene delle multinazionali del farmaco e per far lavorare più psichiatri e psicologi. Voglio qui riportare quanto afferma un mio caro amico, il prof. Ermanno Tarracchini, biofarmacologo, insegnante di sostegno nonché docente universitario, sulle strategie biopedagogiche e antropoevolutive. «Certamente è più facile – scrive in un suo articolo – permettere allo psicologo o allo psichiatra di etichettare con pseudo-disturbi le persone tutte e, visto che insegno, i nostri figli studenti piuttosto che ammettere le responsabilità del mondo adulto e di una scuola non adeguata a rispondere alle nuove esigenze formative e ai bisogni specifici di apprendimento dei bambini e degli adolescenti di oggi. È più facile permettere e favorire, fare leggi per la caccia sfrenata di pseudo-disturbi in bambini poco più che neonati con il pretesto di diagnosi precoci, per prendere cattedre e finanziamenti,piuttosto che pretendere il cambiamento dell’adulto e riconoscere la responsabilità di una società clinico/medicalizzante». E, continuando il suo discorso, mi permetto di osservare che è più facile il permettere l’invasione totale di equipe medico-psichatriche nel mondo della scuola italiana con il totale abbandono della pedagogia.

Quindi la domanda che mi pongo è la seguente: perchè la psichiatria e la psicologia già nella scuola ma anche nel mondo lavorativo e sociale nonché per noi persone trans (poi spiegherp però in che senso siamo tutti tran) hanno soppiantato la pedagogia? Per interessi, come dicevo, di profitto?

Antonietta Bernardoni, medica pedagogista e scienziata di Modena degli anni ’70, affermava: «Nel campo dei giusti rapporti interpersonali tutti dovremmo essere ricercatori e scienziati affinchè nessuno lo debba essere in maniera specialistica e separata». Auspicava inoltre la necessità di una pedagogia dei genitori e degli insegnanti che è anche pedagogia dei figli studenti. Bernardoni è ora in Italia ricordata come la succeditrice di Maria Montessori, la più grande e famosa pedagogista del secolo scorso. Due grandissime donne. In anni non sospetti Antonietta Bernardoni mosse una vera critica alla psicologia, psicanalisi e psichiatria definendole quali false scienze. Ha fondato, proposto e poi realizzato assemblee di attività terapeutiche popolari, dove gli scienziati e gli animatori  erano le persone partecipanti stesse. Assemblee da non confondere con nessun gruppo Ama e varie forme simili di stampo psicanalitico non improntate a una caratteristica pedagogica.

(- continua)

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