Uccisi a colpi di arma da fuoco e abbandonati lungo l’autostrada che collega Taxco a Cuernavaca nello Stato messicano del Guerrero. Questa la fine riservata da Rubén Estrada, esponente di spicco della collevità Lgbti di Taxco, e agli attivisti Carlos Uriel López e Roberto Vega.

Come riferito da Roberto Álvarez, portavoce delle forze di sicurezza del Guerrero, i corpi esanimi sono stati rinvenuti domenica mattina con ferite da proiettile alla testa. Secondo il funzionario la triplice uccisione sarebbe stato compiuta per estorsione. Al momento è sospettato d’omicidio il componente d’una banda di quattro persone, arrestate per possesso d’armi e droga.

Meta turistica per i siti archeologici precolombiani, le bellezze paesaggistiche e le spiagge, tra cui le più rinomate sono quelle d’Acapulco, il Guerrero è anche uno degli Stati messicani più poveri e maggiormente interessati dalla corruzione dei politici locali e delle violenze non solo dei narcotrafficanti ma anche delle forze dell’ordine

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Il 22enne Mario Donadio e il 24enne Yevheneik Borysyuk erano stati fermati sabato scorso in flagranza di reato mentre tentavano di estorcere del denaro a don Crescenzo Abbate per un video hard. Un video in cui il parroco della chiesa della Trasfigurazione in Succivo (Ce) sarebbe stato filmato mentre aveva un rapporto sessuale con uno dei due giovani.

20mila euro la somma richiesta (di cui mille erogati proprio sabato mattina con banconote segnate) al sacerdote, che aveva sporto tempo fa denuncia contro Mario e Yevheneik.  Ma i due 20enni hanno però dato una versione ben diversa agli inquirenti. I mille euro sarebbero soltanto il corrispettivo delle prestazioni a pagamento secondo gli accordi presi con don Crescenzo.

In ogni caso, lunedì mattina, la gip Valentina Giovanniello del tribunale di Napoli Nord ha convalidato il fermo e disposto gli arresti domiciliari per i due giovani. E intanto a Succivo, tra colpevolisti e innocentisti, non si fa che parlare di don Crescenzo. Anche perché, come scritto da una ragazza del luogo in un gruppo Fb, «in piazza tutti i ragazzi sanno da chi andare, e cosa fare, se hanno bisogno di un po' di soldi».

Nel condannare l’estorsione si è unanimi. Ma molti a Succivo sapevano da tempo delle abitudini di don Crescenzo con uomini bisognosi. Molti ne ridacchiavano sussurandoselo all’orecchio. Senza però avere mai il coraggio di parlarne alle autorità ecclesiastiche competenti.

E ieri, a seguito del clamore mediatico suscitato dalla vicenda, uno stringato comunicato della diocesi d’Aversa (dove è incardinato don Crescenzo) rendeva nota la sospensione temporanea del sacerdote dall’ufficio di parroco.

«Le notizie - si legge nella nota - immediatamente divulgate ieri dai mezzi della comunicazione, relative alla vicenda della denuncia per tentata estorsione sporta dal Parroco di Succivo a carico di due giovani, residenti nello stesso luogo, e della successiva convalida del fermo di questi ultimi, nonché della particolare situazione che avrebbe fornito l’occasione e la motivazione dell’azione estorsiva, trova questa Diocesi profondamente consapevole della gravità dei fatti e vivamente colpita per il disagio che ne consegue nelle persone coinvolte e nell’intero tessuto sociale ed ecclesiale. Si attende con rispetto che le indagini condotte dalle Autorità Giudiziarie facciano chiarezza e accertino l’effettiva consistenza dei fatti e delle responsabilità di quanto accaduto. Nel frattempo, e per il tempo che sarà ritenuto necessario, la Diocesi ha disposto di chiedere al Sacerdote la sospensione temporanea dal suo ufficio di Parroco».

Quello che è apparso a tanti quale un atto tempestivo dell’Ordinario aversano, è in realtà una risposta molto tardiva a una situazione già denunciata nell’aprile 2016 al vescovo d'Aversa, Giovanni Spinillo. Che, però, non fece nulla.

In due telefonate, registrate e rese oggi pubbliche da Gaynews, Francesco Mangiacapra aveva fatto il nome di Don Crescenzo con riferimento ad alcuni di questi episodi. Di cui non pochi succivesi avevano trovato riferimenti nel libro dello stesso escort napoletano Il Numero Uno. Confessioni di un marchettaro. Non è forse un caso, come raccontato dallo stesso Mangiacapra, che ogni tentativo di presentare il suo volume a Succivo fosse caduto per l’addietro nel vuoto.

Ascolta gli audio delle telefonate di denuncia al vescovo d'Aversa nei confronti del parroco di Succivo

 

 

 

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