Era stato presentato il 7 settembre 2018 da Gianfranco Acri, capogruppo di Fratelli d’Italia al Consiglio comunale di Brescia. A distanza precisa di sei mesi è stato discusso e votato, giovedì scorso, a Palazzo della Loggia l’ordine del giorno (17) relativo al riconoscimento della genitorialità per coppie di persone dello stesso sesso. 

Il gruppo consiliare meloniano aveva chiesto al sindaco Emilio Del Bono, alla Giunta e al Consiglio comunale di «esprimersi in modo chiaro, inequivocabile, netto in merito al non riconoscimento della qualifica di genitore nelle coppie omosessuali al soggetto senza vincoli di consanguineità con il bambino».

Ma con 20 voti contrari, 9 favorevoli e nessun astenuto il Consiglio comunale bresciano ha respinto l'ordine del giorno contro l'omogenitorialità. A esprimere il proprio sì all’odg 17 Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega mentre per il no si sono schierati M5s, Sinistra a Brescia, Brescia per passione, Civica del Bono (a esclusione del consigliere Guido Galperti, assente in aula) e Pd (a esclusione del consigliere Giuseppe Ungari, assente in aula). Tra i voti contrari anche quello del sindaco Del Bono.

Nel discutere l’ordine del giorno Fdi, Fi e Lega ne hanno presentato il carattere a tutela della famiglia naturale come presuntamete sancito dall’art. 29 della Costituzione. Tra i contrari all’odg 17, invece, mentre il Pd si è trincerato dietro a un parere tecnico, liquidando la questione come di non competenza del Consiglio comunale, M5s e le alte liste hanno motivato la loro opposizione in termini di inclusività.

In particolare, Donatella Albini (Sinistra a Brescia) ha parlato di umanità da portare in politica nonché di diritti dei minori da rispettare così come previsto dalla Convenzione internazionale dei diritti dell'infanzia.

Raggiunto telefonicamente da Gaynews, così si è espresso il noto attivista bresciano nonché componente d’Arcigay Orlando Luca Trentini: «È sicuramente una pagina positiva dell'amministrazione di centrosinistra che governa Brescia. Si è superato un tentativo regressivo da parte della destra che al di là delle dichiarate posizioni liberali ha rivelato tutto il suo clericalismo reazionario. Tuttavia molti ostacoli vanno ancora superati. A Brescia le richieste di trascrizione anagrafica, tre fino ad ora, sono state rifiutate.

Le felici prese di posizione espresse in aula vanno sostanziate con atti concreti e amministrativi che vadano verso l'inclusione e la tutela dei diritti fondamentali dei figli delle coppie omosessuali, che devono vedere pienamente riconosciuta la natura materna e paterna del genitore sociale.

Arcigay, insieme alle altre associazioni, alle cittadine e ai cittadini presenti numerosi in sala, continuerà a sollecitare l'amministrazione perché si abbatta ogni ostacolo e si garantisca piena tutela e protezione sociale ai figli delle famiglie arcobaleno. Nell'esclusivo interesse del minore».

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Dopo ben cinque provvedimenti emessi dal Tribunale civile di Milano perché l'Anagrafe comunale procedesse alla trascrizione di atti di nascita esteri di figlie/i di due papà (la prima a ottobre del 2018), da Palazzo Marino finalmente un segnale di svolta.

È stata infatti riconosciuta in via amministrativa – senza cioè un ordine in tal senso da parte dei giudici – una famiglia con due padri, seguiti dall'avvocata nonché socia di Rete Lenford Susanna Lollini.

A darne notizia in una nota Famiglie Arcobaleno, che ha informato come i genitori avessero «avuto due figli concepiti tramite gestazione per altri negli Stati Uniti, oggi di 1 e 5 anni. Per il primo figlio la coppia aveva avuto un provvedimento giudiziario favorevole al riconoscimento della doppia paternità nel 2018.

Nel secondo caso invece la Giunta aveva deciso di sospendere le trascrizioni per i bambini e le bambine figli di coppie gay, decisione che Famiglie Arcobaleno ha denunciato come discriminatoria.

La coppia di padri, dopo lungo confronto con l’amministrazione, ha formalizzato la richiesta allo Stato civile per il riconoscimento del secondo figlio ai primi di novembre. Non ricevendo risposta dopo i canonici 30 giorni, i genitori si sono rivolti al Tribunale che con una pronuncia del 20 febbraio, pur lasciando libertà agli uffici di decidere per l’accettazione o il diniego, ha ordinato di provvedere entro trenta giorni, “riservando all’esito ogni determinazione". Il Comune ha deciso di trascrivere senza attendere la pronuncia del Tribunale, del quale comunque è noto l'orientamento favorevole».

Al riguardo così si è espressa Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno: «Per noi è un’importante passo in avanti in una città dove sono numerose le famiglie con due padri.

Avremmo sperato che il sindaco Giuseppe Sala si muovesse in questa direzione prima, ma oggi quello che conta è che sia stato raggiunto un importante risultato che, ci auguriamo, indichi un cambio di rotta di cui potranno beneficiare altre coppie, senza dover più intraprendere la lunga strada dei ricorsi legali».

Raggiunta telefonicamente, Diana De Marchi, consigliera comunale (Pd) e presidente della Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili, ha espresso viva soddisfazione dichiarando a Gaynews: «Condivido e apprezzo la scelta del nostro sindaco di procedere senza aspettare il Tribunale come avevamo chiesto a maggioranza».

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Ennesimo richiamo da parte del Tribunale di Milano al sindaco Giuseppe Sala, che, ha ricevuto, nel giro di pochi mesi, l’ordine di trascrivere i certificati di nascita esteri d’una coppia di gemelli, figli di due papà. Si tratta per l’esattezza della quinta volta.

Divenuto definitivo il 26 febbraio scorso, il provvedimento emesso rileva come, senza l’immediata trascrizione, vengano così negati a bambini e bambine diritti fondamentali quali l’identità personale, la bigenitorialità, «la vita privata, la sicurezza del mantenimento dei legami con la propria famiglia (intesa in senso sociale e non biologico - genetico)».

Il caso in questione presenta un indubbio elemento di novitas dal momento che il ricorso è stato presentato in assenza di un formale rifiuto del Comune di Milano di trascrivere il certificato di nascita integrale, formato negli Stati Uniti. Il Comune - nonostante i solleciti della coppia di padri - non ha provveduto ad adottare alcun provvedimento entro il termine stabilito dalla legge. Pertanto, il Tribunale ha sottolineato che il silenzio del Comune equivale, di fatto, a un rifiuto.

I legali dei genitori, Giacomo Cardaci, Manuel Girola, Luca Di Gaetano, soci di Rete Lenford-Avvocatura per i diritti Lgbti, hanno affermato al riguardo: «La decisione del Tribunale di Milano, arrivata dopo 13 giorni dal deposito del ricorso, dimostra che per garantire i diritti fondamentali, specie dei bambini, servono decisioni rapide e che esiste ormai un orientamento consolidato». 

Sulla questione è intervenuta anche l'avvocata Myriam Camilleri, presidente di Rete Lenford, che ha dichiarato: «Le molteplici decisioni del Tribunale di Milano rendono chiaro che il rifiuto, così come il silenzio del Comune di Milano sono diventati incomprensibili. Non vogliamo entrare in conflitto con l’Amministrazione, ma è necessario farle arrivare chiaro il messaggio che non può più costringere le coppie di padri a dover ricorrere alla magistratura per garantire i diritti fondamentali dei loro figli e delle loro figlie».

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A due anni di distanza dalla nascita è stata finalmente riconosciuta a Ethan Dvash-Banks la cittadinanza statunitense da parte di John F. Walter, giudice federale della California. Anzi, secondo il magistrato, il piccolo sarebbe dovuto essere considerato cittadino americano sin da quando venne alla luce al pari di suo fratello gemello Aiden.

Nati in Canada nel 2016 a seguito di gpa, Ethan e Aiden sono stati concepiti attraverso la rispettiva donazione di sperma da parte della coppia di coniugi Elad e Andrew, israeliano l’uno, statunitense l’altro. Ma quando, alcuni mesi dopo la nascita dei gemelli, la famiglia si trasferì negli Stati Uniti, a Ethan fu negata la cittadinanza statunitense, non essendone Elad, il padre biologico, in possesso

«Questa è una grande vittoria per Ethan Dvash-Banks e la sua famiglia - ha detto Aaron C. Morris, direttore esecutivo di Immigration Equality -. Ethan non sarà più considerato il fratello gemello, senza identità, di Aiden».

Nel negare all’epoca lo status di cittadino americano a Ethan, il Dipartimento di Stato aveva sostenuto che stava semplicemente seguendo la regola secondo cui un bambino, nato all'estero, dev’essere biologicamente imparentato con un genitore statunitense per essere a sua volta considerato tale. 

«Sebbene questa sentenza non invalidi esplicitamente la normativa del Dipartimento di Stato, è un segnale forte in tal senso – ha aggiunto Morris -. Continueremo a combattere fino a quando tutte le coppie dello stesso sesso vedranno le loro famiglie riconosciute a pieno titolo». 

I genitori, da parte loro, hanno espresso grande soddisfazione e sollievo. «Per due anni è stato un peso quotidiano - ha detto Andrew Dvash-Banks -. Ogni notte è stata per noi un’angoscia non sapere se a Ethan sarebbe stato permesso o meni di rimanere negli Stati Uniti».

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Sgozzate quella cagna comunista e parassita.

In quelle parole scritte si concentrano i più classici degli stereotipi maschilisti e razzisti: la donna presentata come donnaccia (letteralmente cagna, ndr), la punizione violenta da parte dell’altro, identificabile in chi, nell'immaginario comune, proviene da Paesi, dove lo sgozzamento è subito associato al terrorismo islamici.

Un messaggio di morte che lo scorso lunedì è stato indirizzato alla consigliera dem del Comune di Milano Diana De Marchi - che presiede la Commissione Pari Opportunità e Diritti Civili -, ospite di una locale trasmissione televisiva di Milano. Episodio che De Marchi ha denunciato pubblicamente in un post sul suo profilo Facebook e alle autorità.

A sette giorni esatti da quell’episodio l’assessora Diana De Marchi parla a mente più serena e lucida di quello che le è successo, di violenza contro donne, di discorso di odio e di differenze come valore.

Un lunedì come oggi, proprio sette giorni fa, è stata vittima di minacce di morte. A distanza di tempo, come rivede e giudica quell’episodio?

Quelle parole mi hanno subito sconvolta, ma devo dire che dopo, riflettendoci sopra, ho trovato quei termini interessanti, con rimandi spaventosi ai quali, a dire il vero, subito non avevo pensato a fondo. Quelle parole sono scelte ben precise, così come la definizione di “cagna” per dire donnaccia. Insomma, è stato messo dentro di tutto, dalla religione alla violenza sulle donne. Ecco, credo che dobbiamo ribellarci fortemente a questo. Se ci riflettiamo, anche nel contrasto del dibattito politico noi donne finiamo sempre con l’essere isolate perché tentano di metterci in una condizione di debolezza, dicendo cose gravissime a livello personale, intimo. Diventa un modo per evitare che una donna possa reagire, una forma di maschilismo spaventoso.

Se fosse identificata, non so cosa direi a quella persona, che immagino sia un uomo. Ritengo però che farò, come mi è stato suggerito, un’azione condivisa, costituendomi parte civile assieme ad associazioni donne e di uomini che lavorano per i diritti. Non cerco vendetta, mi metterei al suo stesso livello. 

Una cosa la voglio dire: al di là della solidarietà importante che mi ha espresso il mio partito, e una parte del centro destra, la cosa che mi ha più meravigliato e mi ha fatto piacere è stato ricevere attestati di solidarietà da associazioni come Agedo, Anpi, Non una di meno, Se non ora quando, la Rete delle Reti, realtà con le quali il Pd non ha dei veri contatti. Ma soprattutto dalle persone comuni. Ho trovato che per fortuna c’è una società civile che reagisce e che non apprezza un certo modo di stare e di rapportarsi con gli altri, ed è contraria a una deriva culturalmente orribile che sta dilagando nel quotidiano di parlarsi usando parole aggressive e violente. Occorre responsabilizzare di più le persone, a tutti i livelli, Non è la prima volta che sono stata attaccata in quel modo, ma è la prima volta che ho apertamente raccontato com’è andata, perché credo che la condivisione sia ciò di cui abbiamo bisogno. 

Eppure, nonostante gli attestati di solidarietà, nei vari commenti dei social la violenza verbale ha raggiunto livelli altissimi. 

Non credo si possa parlare di sovraesposizione. Mi rendo conto che ormai un po’ tutti quanti noi ci lasciamo trascinare, non dico dall’odio, ma dall’aggressività, ad esempio quando veniamo attaccati o provocati. È un modo di rispondere che forse prende tutti. 

Sul come fare a contrastare queste forme di violenza, anche se ripeto c’è una società civile diversa che si contrappone a tutto questo, non lo so ma è qualcosa che voglio capire per prima io stessa. Nelle scuole, dove lavoro, c’è una mobilitazione e c’è una risposta nei ragazzi i quali spesso usano questo linguaggio non per dire davvero quelle cose ma perché sono istintivi o più semplicemente perché si è abituati a sentire alcune espressioni.

Per quanto riguarda i social, non vedere una persona concreta di fianco fa pensare di essere autorizzati a dire cose che altrimenti non si direbbero di presenza. Per questo occorre intervenire facendo capire che anche nei social si parla sempre con una persona e di conseguenza si è responsabili delle proprie parole.  

Rimanendo ancora nei social, tra i commenti più ricorrenti contro la “vecchia politica” c’è l’immancabile “e allora il Pd”?. Ma non sarà che, negli ultimi anni, il Pd e la sinistra si sono scollegati dalla realtà lasciando di fatto un vuoto?

Non nego che il Pd abbia fatto errori enormi che si sono visti coi risultati delle elezioni, tuttavia credo che questo chiudersi in se stesso non sia stato una scelta di slegarsi dalla realtà, ma che ci sia veramente persi, anche in una battaglia di impegno e di convinzione di essere sulla strada giusta, però senza ascoltare chi dava una opinione diversa. Il risultato è stato diventare troppo distanti, indipendentemente dall’obiettivo giusto e guidati dall’idea del “ci siamo noi che ci stiamo lavorando, poi capirete”. 

Tuttavia, secondo me, l’elemento delle relazioni avvicina tutte quelle persone che sono contrarie al clima che si è creato e che, indipendentemente dall’orientamento politico anche di chi ha fatto una scelta di protesta e oggi si pente, insieme vogliono cambiare questo modo aggressivo di stare insieme. Le donne, poi, in questi discorsi di odio sono sempre le prime vittime perché la differenza viene fatta diventare diseguaglianza, mentre invece dobbiamo riportarla come ricchezza. Un lavoro che proprio a partire dalle donne diventa preziosissimo e che vale per tutte le differenze. 

In tema di differenza, donne e rifiuto dell’aggressività e dell’odio, lei si è schierata apertamente per la trascrizione in anagrafe dei bambini figli di due papà. Questo, mentre da una parte il sindaco Sala ancora temporeggia in attesa di una sentenza della Corte di Cassazione a Sezioni Unite e, dall’altra, qualche associazione Lgbti e alcune femministe si sono dette fortemente contrarie, fino a osteggiarla. A che punto è la trascrizione e cosa pensa di queste critiche così aspre? 

Come Consiglio comunale abbiamo deciso, a maggioranza, di portare avanti queste trascrizioni, di muoverci per quelle che hanno fatto richiesta e di lavorare perché siano recepite senza barriere e ostacoli, anche per dare il segnale che non siano le sentenze a darci le indicazioni. Purtroppo, al momento, siamo bloccati con il Piano di Governo del Territorio che sta richiedendo più tempo del previsto e poi deve esserci un passaggio in Aula. 

Parliamo di un tema molto dibattuto e non mi riferisco tanto a quello della trascrizione, quanto proprio a quello della gestazione per altri, un tema che non è mai stato affrontato in modo approfondito anche all’interno dello stesso Pd e sul quale quindi siamo impreparati.

Personalmente non mi aspettavo che ci fossero anche all’interno del partito tante difficoltà, ma mi sono resa conto che manca la conoscenza e quindi, proprio perché non si hanno gli strumenti, alcuni slogan si acquisiscono con più facilità. Non credo si tratti di contrarietà, quanto piuttosto di non conoscenza di cosa si parla davvero. Per fortuna il nostro partito, secondo me, ha al suo interno posizioni diverse che fanno comprendere le visioni e i bisogni di più parti. Però è chiaro che alla fine occorre prendere delle decisioni e scegliere, ma non vogliamo restare ostaggio della non conoscenza. Io ho preso l’impegno di lavorare proprio su questo tema.

Per quanto riguarda, invece, gli attacchi, Marina Terragni ha fatto proprio su di me anche un blog che ha portato ovunque. Ma credo che anche quello non sia un modo di confrontarsi. Non si può dire “se accetti le trascrizioni allora sostieni lo sfruttamento del corpo delle donne”, perché le due cose non vanno assolutamente in automatico. Oltretutto è una cosa gravissima, anche nella dichiarazione, perché rivela una incapacità di conoscere le situazioni e di capirle e una non volontà di confrontarsi. Insisto invece che su questo bisogna lavorare. 

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Si è tenuta oggi presso Palazzo Chigi, dopo quella del 13 novembre scorso, la seconda riunione del Tavolo permanente per la promozione dei diritti e la tutela delle persone Lgbti, presieduto dal sottosegretario della presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e ai  Vincenzo Spadafora

Nell’ambito dell’incontro è stata presentato un progetto dell’Istat relativo alle discriminazioni sul luogo di lavoro che, finanziato dal Dipartimento per le Pari Opportunità, sarà  a condotto a termine nel 2021. A illustrarlo Federico Polidoro, dirigente del Servizio Sistema integrato sulle condizioni economìche e i prezzi al consumo presso l’Istituto nazionale di Statistica.

Dell’incontro cosi ne ha parlato lo stesso sottosegretario su Facebook: «Si è tenuto oggi, a Palazzo Chigi, il tavolo con le associazioni Lgbti, con il quale stiamo portando avanti un lavoro molto prezioso. Oltre ad un progetto dell’Istat relativo alle discriminazioni sul luogo di lavoro, abbiamo presentato le linee guida del nostro intervento, che avverrà anche attraverso la collaborazione di altri Ministeri. 

Il tavolo opererà in gruppi di lavoro su alcuni temi decisi insieme. Questo lavoro produrrà un piano di attività definitivo, che approveremo entro metà marzo con fondi e tempi certi. Metteremo in campo azioni concrete, capaci di incidere nella quotidianità per il contrasto alle discriminazioni e per il supporto alle vittimeProprio queste molte, troppe, vittime dovrebbero richiamarci ad una presa di responsabilità collettiva nell’avanzamento culturale dei diritti e delle libertà».

È da rilevare come da parte di esponenti di quattro associazioni (Marilena Grassadonia, Famiglie Arcobaleno; Leonardo Monaco, Certi Diritti; Sandro Gallittu, Cgil Nuovi Diritti; Sebastiano Secci, Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli) sia stato chiesto a Spadafora d’impegnarsi a far sì che sia revocato il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri al prossimo World Congress of Families.

Fissato a Verona dal 29 al 31 marzo, il meeting vedrà intervenire, fra gli altri, quali relatori personalità di spicco della galassia omofoba intenazionale quale il presidente della Moldavia Igor Dodon e la ministra ugandese Lucy Akello, che nel 2014 aveva proposto un progetto di legge volto a introdurre la pena di morte per “omosessualità aggravata”.

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Giuseppe Sala dovrà registrare sul certificato di nascita di un bimbo, nato in California quattro anni fa grazie alla gpa, anche il nome del papà non biologico.

A deciderlo la scorsa settimana il Tribunale Civile di Milano, che, ancora una volta, ha accolto il ricorso dei ricorrenti a fronte del persistente diniego, da parte del sindaco, di soddisfare alle richieste di trascrizione d'atti di nascita esteri provenienti esclusivamente da coppie di  papà. È la quarta volta che il Tribunale è stato chiamato a intervenire al riguardo.

Nel caso in questione, quattro anni fa, pochi giorni dopo la nascita del piccolo negli Usa, il relativo atto era stato trascritto presso lo Stato civile del Comune di Milano con la sola indicazione del padre biologico conformemente all’originario certificato di nascita californiano. Successivamente i genitori avevano chiesto alle autorità americane la rettifica dei documenti del figlio e avevano ottenuto il riconoscimento della paternità anche per il genitore non biologico.

Da Palazzo Marino era stato però opposto un rifiuto a procedere alla rettificazione dell’atto di nascita trascritto in Italia. Tale rifiuto si è ripetuto per molte altre coppie di padri. Lo stesso Comune, invece, come noto, ha invece proceduto correttamente alla registrazione anagrafica di bambini/e con due madri.

Assistiti dagli avvocati Manuel Girola, Giacomo Cardaci e Luca Di Gaetano di Rete Lenford-Avvocatura per i diritti LGBTI, i due papà hanno quindi chiesto e ottenuto dal Tribunale l’ordine di trascrizione integrale dell’atto di nascita rettificato negli Stati Uniti, recante l’indicazione di entrambi i padri.

La decisione del Tribunale di Milano viene a consolidare l’orientamento, secondo cui gli effetti della gravidanza per altri non sono contrari all’ordine pubblico, precisando che «l’assenza del legame genetico non può ritenersi lesivo di principi fondamentali a fronte di un quadro normativo e giurisprudenziale internazionale, comunitario ed interno che tende a valorizzare sempre meno detto legame in favore di altri aspetti della maternità/paternità correlati al consenso, alla volontarietà e all’assunzione di responsabilità genitoriale».

Nel commentare la vicenda, gli avvocati Giacomo Cardaci, Manuel Girola e Luca Di Gaetano, hanno invitato «il Comune di Milano, da sempre in prima linea nella tutela delle persone omosessuali, ad allinearsi alle amministrazioni che già da tempo riconoscono i diritti fondamentali dei figli di due papà, evitando per loro i gravi pregiudizi e i rischi che subiscono a causa della mancata trascrizione». Hanno inoltre sottolineato che «il rifiuto a trascrivere determina un inutile ricorso al Tribunale con aumento delle procedure, dei costi e dei tempi per l’intera collettività».

«Nel trascrivere gli atti di nascita - ha rilevato la presidente di Rete Lenford Miryam Camilleri - il sindaco è chiamato a seguire il diritto e non un indirizzo politico della sua maggioranza e i provvedimenti del Tribunale non lasciano dubbi sulla legittimità di tali trascrizioni, che garantiscono l’interesse del bambino ad avere due genitori, non rilevando nel caso concreto le modalità fecondative adottate».

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No adozioni gay. Questa la scritta a due colori (nero e rosso) campeggiante su uno striscione bianco, affisso poco prima delle 22:30 di ieri davanti all’abitazione del sindaco di Ferrara Tiziano Tagliani.

Un chiaro richiamo alla decisione presa settimane fa dal primo cittadino del Comune estense (ma resa noto dai media il 15 gennaio) di trascrivere un’adozione spagnola per la mamma non biologica di due gemelline, «permettendo così alle stesse – come rilevava Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno – di essere anche per le leggi e nei documenti del nostro Paese figlie di entrambe le madri, italiani anch’esse».

Il blitz è stato rivendicato su Facebook dal Dipartimento femminile di Forza Nuova Ferrara attraverso un post, in cui si fa ricorso al solito armamentario lessicale: famiglia naturale, lobby gay, pratica omicida dell’aborto, perversione, capriccio. E, in cui, Tagliani è accostato all’omologo parmense, Federico Pizzarotti, che ha registrato, in dicembre, quattro bambini quali figli di tre coppie di mamme.

Ecco il testo del post: «Rimaniamo 'retrogradi', grazie!

Dopo Parma anche a Ferrara si dà il via al riconoscimento dei 'figli' di coppie omosessuali. È il caso di una coppia di due donne, sposate anni fa in Spagna e che hanno avuto due gemelline con la pratica della fecondazione assistita. Continuano, incessanti, i passi pesanti come macigni verso la totale distruzione della famiglia naturale

Ed ogni qualvolta un sindaco si arroga il diritto di riconoscere figli di una coppia gay, esercitando un potere che si scontra con la legislazione italiana,non solo viene commesso un illecito penale, in questo caso specifico si presenta anche l'aggravante di aver compiuto la registrazione delle bambine senza alcuna disposizione da parte del giudice.

Che buffa, per non usare altri termini, questa evoluzione sociale che da una parte avvalla [sic], rendendosi complice, la pratica omicida dell'aborto, sostenendo una falsa libertà della donna difronte la decisione di dare vita o meno ad un feto, dall'altra sostenere l'adozione da parte di coppie omosessuali. Specialisti mondiali hanno dato prova delle problematiche nella crescita di questi bambini: problemi psicosomatici, neuropsichiatrici e di depressione, senza considerare lo sviluppo di una identità psicologia e sessuale di questi bimbi.

Questo è amore o forse una imbarazzante follia di chi per capriccio vuol dare quel velo di parvenza di aver creato una famiglia che nulla ha di diverso da quella legittima, formata da uomo e donna?

Un bambino ha il sacrosanto diritto di avere una figura femminile, la madre e di quella maschile, il padre, è ordine naturale, non è imposizione di qualche retrogrado, come le lobby gay sentenziano su chi, come noi, lotta ogni giorno per tutelare le fondamenta di ogni società civile "la famiglia naturale".

E anche il 'caro' sindaco Tagliani, come Pizzarotti, ha voluto raccattare, non potendo fare diversamente, consensi da parte della lobby di potere LGBT, andando oltre al diritto civile e a quel diritto naturale che, da sempre, ha concesso il miracolo della procreazione solamente nell'unione tra uno uomo ed una donna.

Tutto il resto è egoismo, capriccio e perversione.

TaglianiGameOver».

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Si terrà oggi a Milano, dalle 18:00 alle 20:00, la manifestazione Uniti, per un'Italia e un'Europa aperte, democratiche e solidali.

Un raduno, quello odierno in piazza della Scala, volto a reagire alle misure del Governo gialloverde, nei riguardi delle quali – come specificato nell’appello lanciato dal comitato promotore – non si può restare «indifferenti: le tasse che colpiscono duramente il mondo del no profit, del volontariato, del terzo settore; le misure che colpiscono pensionati e lavoratori, l’assenza di progetti per i giovani, il taglio alle risorse dei Comuni, la forte penalizzazione di scuola, università e ricerca, la mancanza di idee per spingere la crescita economica e migliorare le condizioni di vita di lavoratrici e lavoratori, nessuna misura per combattere la precarietà e aumentare le opportunità di lavoro; nessuna misura per tutelare l’ambiente, il clima e i territori». 

Ma a destare allarme è anche, come recita l’appello, «la deriva autoritaria e intollerante che fa leva sulle paure dei cittadini, ma anche l’antieuropeismo evidente delle forze politiche che compongono la maggioranza. Questa preoccupazione la esprimiamo da un territorio che tanto ha dato alla lotta di Resistenza contro il nazifascismo.

Crediamo sia necessario ribadire e difendere i valori della Costituzione italiana, nostra legge suprema, nata dagli ideali della lotta antifascista».

Lanciato su Facebook lunedì, l’evento ha raggiunto in quattro giorni oltre 50mila persone, raccogliendo le adesioni di cinquanta sigle tra partiti e associazioni. Oltre a Libera, Acli, Aned, Anpi, Arci, Italia in Comune, per citarne alcune, anche realtà del mondo Lgbti come Arcigay Milano, Coordinamento Arcobaleno, Famiglie Arcobaleno.

«Siamo davvero orgogliosi  - così il comitato promotore su Facebook - del vostro sostegno, un segnale di speranza, che testimonia la voglia di resistere e di non arrendersi all'arroganza di questo governo, che calpesta diritti e valori»

Essere in tanti, come continua il post di Fb, «per lanciare un grido di allarme e farci sentire da Lega e Cinque Stelle, responsabili di misure dannose per la nostra città, per l'Italia e per l'Europa».

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Sono stati ieri trascritti presso l’Ufficio dello Stato Civile  del Comune di Milano gli atti di nascita di due gemelle, venute alla luce in California grazie alla gpa, con l’indicazione d'entrambi i padri

Si è così ottemperato a quanto disposto dal Tribunale civile del capoluogo lombardo che, il 16 novembre, ha accolto la richiesta dei due ricorrenti a fronte della soluzione di compromesso precedentemente proposta da Palazzo Marino: la trascrizione, cioè, dei due atti con l’indicazione del solo genitore biologico.

A comunicare l’avvenuta trascrizione ai due papà milanesi lo stesso Ufficio preposto tramite raccomandata. «Gentili Signori, Vi comunico che oggi abbiamo provveduto alla trascrizione degli atti di nascita di Anna e Maria – così nel testo inviato –. Vi allego i relativi estratti, i cui originali sono a Vs. disposizione presso la Segreteria di questa Direzione. Cordiali saluti».

Un passo in avanti, dunque, rispetto a quanto successo, invece, a un’altra coppia di uomini, Gianni Tofanelli e Andrea Simone, che avevano dovuto apprendere da Il Corriere della Sera l’avvenuta integrazione dell’atto di nascita della loro figlia con il nome del papà non biologico. Manchevolezza non da poco, di cui Gianni si era lamentato proprio su Gaynews.

Una sconfessione piena, insomma, delle posizioni della presidente del gruppo consiliare di maggioranza Beppe Sala Sindaco Noi, Milano Elisabetta Strada (nonché prima firmataria della richiesta di audizione, promossa dall’opposizione, in un’apposita Commissione congiunta, denominata "Sulla trascrizione dei due padri"), che il 14 dicembre aveva, fra l’altro, chiesto di non procedere nemmeno alle trascrizioni imposte dal Tribunale di Milano.

Non bisogna però dimenticare che sul decreto del 16 novembre il sindaco Giuseppe Sala, che pure non aveva esitato, il 6 giugno, a registrare anagraficamente figlie e figlie di nove coppie di donne, aveva comunque espresso una moderata contrarietà: «Siamo un po' obbligati a farlo, ma mi pare che, dal punto di vista politico, siamo sempre in osservazione e in verifica di quello che è da fare».

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