Verona ha ospitato ieri non solo la giornata clou del Congresso Mondiale delle Famiglie col suo lungo codazzo di ministri e uomini e donne della politica internazionale che, accomunati da una medesima statica visione della famiglia, hanno goduto, nel bene e nel male, dell’interesse mediatico mondiale.

Il capoluogo scaligero ha infatti anche incarnato al meglio l’appellativo di “Città di Giulietta e Romeo” con dibattiti di grande caratura, culminati nella manifestazione pomeridiana di protesta. Promosso da Non una di meno nell’ambito della tre giorni assembleare Verona transfemminista e partita alle 14:30 da piazzale XXV Aprile, il corteo ha visto l’adesione di sigle sindacali e di innumerevoli associazioni Lgbti e per i diritti umanitari.

Una marea umana e colorata (oltre 150.000 persone secondo le organizzatrici), che ha sfilato pacificamente per le vie di Verona ricordando che le famiglie non possono essere terreno di scontro ideologico, che il modello familiare è plurale, che il vero cancro di ogni famiglia sono il patriarcato, il sessismo, la discriminazione in ogni sua forma a partire da quella che riguarda le donne e le persone Lgbti.

Sulla propria pagina Fb Non una di meno commentava così in serata l’esito della manifestazione: «Un corteo oceanico ha attraversato Verona: tra cori, striscionate, flash mob, interventi dal camion. Un corteo pieno di vita e desideri, contro coloro che, rinchiusi nei loro palazzi, vorrebbero negare le nostre esistenze libere rendendole terreno di conquista e propaganda. Un corteo che con rabbia e determinazione racconta delle biografie che non sono rinchiuse in nessun proclama o spot fuori tempo. La marea eccede ogni confine!».

Tra i convegni, che hanno caratterizzato la giornata veronese d’ieri, è certamente da segnalare quello che, intitolato Italia laica, Verona libera, ha avuto luogo presso l'Accademia dell’Agricoltura, Lettere e Scienze.

Organizzato da Ippfen (International Plannede Parenthood FederationEuropean Network) - la più grande federazione mondiale non governativa che si occupa di salute produttiva e riproduttiva delle donne – in collaborazione con Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) e Rebel Network (Rete femminista per i diritti), l’incontro ha visto la partecipazione di attiviste e attivisti nazionali e internazionali (provenienti daPolonia, Croazia, Stati Uniti e America Latina).

Di particolare significato la presenza di Yuri Guaiana (All Out), ideatore e promotore di quella petizione online per la revoca dei patrocini istituzionali al Wcf, che ha superato mercoledì scorso le 143.000 adesioni.

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Un film horror che, già selezionato per il Medieval Film Festival e per il Nazist Festival, è degno dei Mentecat Awards.

Tale è secondo la Sora Cesira, la cantante e comica 'senza volto' diventata una web star con le sue canzoni-parodia e i suoi video di satira politica, il Congresso mondiale delle Famiglie, iniziato oggi a Verona: un vero capolavoro dell'orrore. Così il video, che ha dedicato all'assise veronese, è proprio un montaggio di scene di pellicole horror associate a unioni tra persone dello stesso sesso, inseminazione artificiale, divorzio.

«Un incubo a occhi aperti, un'angoscia senza fine, orrore allo stato puro», recita la voce fuori campo, come sei si trattasse di un trailer cinematografico, dove scorrono anche i volti di alcuni noti politici, da Matteo Salvini a Giorgia Meloni, e di alcuni relatori attesi al World Congress of Families.

«Più orripilante di Luca era gay, più soprannaturale di Riscoprirsi normali, più aberrante de La riproduzione artificiale dell'umano: Il Congresso della Famiglia», conclude il finto spot, mentre sul tabellone dei relatori fa irruzione un gorilla furioso.

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Torino loves and welcomes all kind of families ("Torino ama e dà il benvenuto a tutti  i tipi di famiglia", ndr). Recita così lo striscione esposto sulla facciata del Palazzo Civico del capoluogo piemontese in concomitanza con l'avvio del World Congress of Families a Verona.

«Da tempo – ha spiegato la sindaca Chiara Appendino - il Comune di Torino ha deciso di mutare la visione di un unico modello di famiglia pensando a quella pluralista, che riconosce come famiglie le realtà sociali che formano la nostra società. Per questo motivo abbiamo deciso oggi, in contemporanea con la conferenza di Verona, di esporre e confermare ancora una volta la visione della Città di Torino. Qui tutte le famiglie sono benvenute. Nessuna esclusa».

Da parte sua Marco Giustaassessore comunale ai Diritti e alle Politiche familiari, ha rilevato come famiglie siano «persone sole, anziani, zii e nipoti, figli e figlie, nonne e cugine, mariti e mogli, compagni e compagne.

Famiglie sono quelle di nuova costituzione, quelle ricomposte, quelle allargate, quelle che comprendono relazioni anche tra più di due persone, quelle che vorremmo costruire, quelle che sogniamo, gli spazi relazionali che riempiamo di significato. Famiglie sono le coppie omogenitoriali, le loro figlie e figli che la nostra Amministrazione ha deciso di riconoscere, prima in Italia.

Famiglie sono relazioni, lingue, culture, religioni, storie, lavoro, fatica quotidiana, affetto, amore, cura per l’altra o per l'altro. Famiglie è il proprio gatto, il cane, lo spazio confortevole a cui tornare la sera. Ogni persona porta con sé la propria idea di famiglia, il proprio modello, e compito di una istituzione non potrà mai essere quello di escluderne alcuni, peggio ancora ritenerne uno o altro superiori moralmente.

Perché dietro a questa posizione in realtà se ne nascondono altre: la giustificazione alle violenze maschili e di genere, che avvengono soprattutto negli spazi relazionali, la discriminazione verso chi non si adegua ad un modello imposto, l'attacco alle soggettività Lgbti che rifiutano i ruoli sociali culturalmente imposti e non si riconoscono nelle identità prescritte, un razzismo istituzionale, che sdogana quello sociale, che da un lato nega diritti e innalza confini e dall'altro sfrutta il lavoro migrante».

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Famiglia. Attorno a questa parola di 8 lettere si consuma da alcuni decenni lo scontro frontale tra la collettività Lgbt e la parte più conservatrice della società, della politica, delle religioni monoteiste, non dico della cultura perché se accostiamo il concetto con la destra siamo in Italia all’ossimoro. È attorno all’idea di famiglia "tradizionale" che si raduna ogni anno, in una diversa città del mondo, quell’internazionale nera ed omofoba (ma pure sovranista, suprematista, misogina e chi più ne ha più ne metta), che da oggi fino al 31 marzo sarà di scena a Verona con strombazzamento di ministri, sottosegretari ed esponenti più o meno mostruosi del bigottismo e del bacchettonismo italico.

Li conosciamo bene. Sono quelli che passano la loro vita a darci fastidio, a dipingere gli omosessuali come persone da “curare” (si consiglia vivamente la visione al cinema, in questi giorni, di Boy Erased, che ci illumina sulle “terapie di conversione” basate sulla “cristologia” per eterosessualizzare gay e lesbiche credenti), esseri “deviati” e malati che rappresentano un pericolo per la società e, soprattutto, vogliono “minare alle fondamenta” la vita sociale con la loro pretesa di essere riconosciuti come famiglia a tutti gli effetti.

Per costoro, ma anche per il Vaticano che si è detto d’accordo nella sostanza, la famiglia etero è “iscritta da sempre nel cuore degli uomini” da Dio in persona, quel Dio di cui ovviamente loro sono gli interpreti fedeli, senza tema di essere smentiti dalle scienze sociali e dalla realtà dei fatti.

Sarebbe difficile persino per i campioni mondiali del bigottismo negare l’esistenza di milioni di lesbiche e gay. Ripiegano allora sul negazionismo familiare, negando l’esistenza della vita familiare per la collettività e le persone Lgbt. È un’ operazione, anche questa, che si scontra con la realtà: sono infatti milioni le coppie Lgbt che nel mondo libero si sono sposate o unite civilmente (in Italia alla fine dell’anno si supereranno le 30mila persone, un dato assolutamente eclatante e innegabile), offrendo una testimonianza d’amore che non mira certo a distruggere le famiglie composte da un uomo e da una donna, dalle quali per lo più proveniamo tutti, e che a loro volta non si sentono affatto minacciate dalle nuove coppie e dal loro “matrimonio”. Anzi, è commovente la partecipazione dei parenti alle cerimonie delle unioni civili!

Da diversi decenni andiamo dicendo che ogni epoca ha il suo tipo di famiglia e che è totalmente falso dire che la famiglia così come la conosciamo oggi è sempre esistita e sempre esisterà come icona immutabile della volontà divina e della “natura”. Un’idea, quella della natura umana, usata come una clava contro la collettività Lgbt come se le persone omosessuali non fossero “naturali” come chiunque altro, mentre di “contronatura” ci sono solo l’omofobia, l’esclusione e l’odio verso la diversità, per non parlare della pretesa di perpetuare il dominio del maschilismo sul mondo e sulla vita familiare.

Ecco. A Verona non si parlerà certo della totale mancanza di democrazia nella vita domestica, dove le donne lavorano molto ma molto di più dei loro mariti per accudire la casa e i figli (salvo lodevoli ed encomiabili eccezioni, che però non sono la regola). Come non si parlerà delle patologie della vita della famiglia tradizionale, che ovviamente per l’internazionale bigotta non esistono: una donna viene uccisa ogni tre giorni, il 95% delle violenze sui minori è consumato in ambito familiare, il predominio maschilista e patriarcale è stato solo modestamente scalfito, la violenza contro i diversi è la regola, soprattutto gli omosessuali che a volte vengono letteralmente buttati fuori casa dopo un timido coming out.

Poi, certo, ci sono le famiglie per bene e per fortuna sono anche tante. Ma ciò non vuol dire che le patologie della vita familiare debbano essere dimenticate o, peggio ancora, esplicitamente negate in quanto “temi irrilevanti”, come ci hanno detto i promotori dell’appuntamento bacchettone.

In sostanza siamo a due visioni opposte della vita familiare che, come dice la sentenza Oliari (Corte Europea dei Diritti dell'Uomo del 21 luglio 2015), non può essere negata a nessuno e in particolare alle persone Lgbt (e infatti l’Italia è stata condannata al risarcimento delle coppie ricorrenti e occorre riconoscere al governo Renzi di non aver fatto ricorso alla Grande Chambre contro la sentenza). Anche il Trattato di Lisbona, a cui è associata la Carta dei diritti fondamentali della UE, riconosce a tutti il diritto alla vita familiare (gli articoli 7, 9 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, entrata in vigore il 1° dicembre 2009).

E allora? Allora, da una parte ci sono i bigotti veronesi che, contro la storia, pretendono di riconoscere solo l’unione tra uomo e donna, ma solo se “aperta alla riproduzione” (parentesi: come la mettiamo con milioni di coppie etero che non vogliono o non possono fare figli?), e chiedono che lo Stato sostenga questo modello etero-riproduttivo escludendo tutti gli altri. Dall’altra parte ci sono la realtà, la vita, le persone vere. In Italia meno del 40% della popolazione oggi vive in una famiglia “tradizionale”. Nel nord Europa il dato è ancora più marcato: in Danimarca siamo al 25%. 

Paradossalmente, quindi, gli oscurantisti di Verona chiedono l’esclusione e la discriminazione della maggioranza delle cittadine e dei cittadini italiani. Nessuno di noi si è mai opposto a misure di sostegno della vita familiare, anzi. È l’ipocrisia della destra italiana a dimenticare i veri problemi della famiglia e del welfare familiare, a partire dai 2 milioni e 850 mila disabili gravi, assistiti da 8 milioni di caregiver familiari senza nessun sostegno dallo Stato. Dove sono le politiche di sostegno, al di là della propaganda familista?

Ci dicono che c’è famiglia se c’è un uomo e una donna con i figli, punto. Noi diciamo che c’è famiglia dove ci sono due persone che si vogliono bene, indipendentemente dal fatto che siamo due donne o due uomini, o una o due trans, o due persone che banalmente decidono di costruire la loro vita come vita familiare. Cos’è o cosa non è famiglia lo decide Salvini col travestimento di turno? O la sfilza di bigotti di cui ha infarcito il suo partito? Chi devo amare, come lo devo fare, come devo vivere e come posso morire lo decide Gandolfini, o Pillon, o il tipo di Crotone di cui non ricordo nemmeno il nome, e che pretende che la donna sia serva e schiava in casa?

Il capo leghista, bontà sua, dice che non è interessato a come le persone fanno l’amore in casa propria tra le mura domestiche. Ma qui non è solo una questione di sesso: il tema è il rispetto della vita familiare altrui, dell’idea che c’è famiglia dove ci sono gli affetti, dove le persone si sostengono a vicenda, dove ci si aiuta, dove si è solidali, e dove - perché no? - assieme all’amore c’è amicizia, stima, e desiderio l’uno dell’altro o l’una dell’altra. 

Chi lo decide? Semplice: lo decidono le persone, una per una, e non certo l’internazionale bigotta.

La vera differenza tra democrazia e i regimi autoritari da cui provengono i relatori di Verona è tra libertà e autonomia dell’individuo e l’autoritarismo che sgorga a piene mani dai vari Orban e dai vari Smirnof, che parlano a vanvera delle vite degli altri (la citazione non è casuale) come se milioni di persone non esistessero e come se non esistesse la loro volontà.

E nemmeno la Storia. La famiglia mononucleare e “tradizionale” come la si propaganda oggi non è sempre esistita: si può dire che c’è da due secoli o poco più, essendo il frutto di quell’economia tayloristico-fordista che ha trionfato tra l’800 e il 900 e a cui serviva la riproduzione a basso costo della forza lavoro. Si abitava vicino alla fabbrica e la vita era predeterminata: si nasceva, ci si fidanzava, ci si sposava, si facevano figli che andavano ad occupare il posto di lavoro dei padri e si moriva. 

È ancora così oggi? Direi proprio di no. Può piacere o non piacere (e molti aspetti non piacciono nemmeno a me) ma quella società in gran parte non c’è più e la rivoluzione digitale e la robotizzazione la cambieranno ulteriormente. Ora e sempre di più in futuro le famiglie saranno frutto di una scelta basata sulle affinità tra due persone, sugli affetti, sulla speranza di felicità che una relazione può offrire.

Se ne facciano una ragione i bigotti e anche lo Zelig della politica italiana che balbetta quando gli dicono che esistono famiglie gay felici e che felici sono anche i loro bambini. La destra omofoba e bigotta può vincere qualche elezione sfruttando e promuovendo tutte le paure del mondo, ma non può cambiare il corso della storia o farci tornare indietro di secoli, magari all’epoca romana, quando dalla Rupe Tarpea un padre poteva gettare nel precipizio i figli che non voleva. O come proprio a Verona dove due ragazzi, Giulietta e Romeo, si suicidano a causa delle assurde rivalità tra le loro famiglie di origine.

Nel passato la famiglia è stata anche questo orrore, che speriamo non si ripeta mai più anche grazie alle famiglie Lgbt e a quel meraviglioso pluralismo delle  nuove famiglie che non piacciono agli adunati di Verona ma che possono essere l’occasione di un mondo più amorevole e più felice.

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Alle 11:30 Yuri Guaiana, Luigi Turri e Gabriele Piazzoni, a nome di All Out, Arci e Arcigay, hanno consegnato presso gli uffici della Provincia di Verona in Palazzo Capuleti le richieste di revoca dei patrocini istituzionali al Congresso mondiale delle Famiglie, che avrà luogo nella città scaligera dal 29 al 31 marzo.

Ben più di 143.000 le firme raccolte a seguito della petizione che, lanciata meno di un mese fa da All Out col sostegno di 29 associazioni nazionali e internazionali, ha contribuito, il 22 marzo, alla cancellazione del logo della presidenza del Consiglio dei ministri (in connessione col ritiro del relativo patrocinio) dal sito del World Congress of Families.

La consegna è avvenuta nel corso di un flash mob, sul cui valore così si è espresso Yuri Guaiana, Senior campaign manager di All Out: «Oltre a essere la sede di una delle istituzioni che hanno concesso il patrocinio al Congresso mondiale delle famiglie, questo luogo è anche altamente simbolico perché rappresenta l'emblema dell'inclusione. Di fianco a Palazzo Capuleti infatti si trovano la tomba di Giulietta e il Museo degli Affreschi, dove si celebrano le unioni civili».

Contemporaneamente alla consegna delle firme, raccolte in apposite scatole, le stesse sono state digitalmente inviate alla presidenza del Consiglio dei Ministri, al ministero per la Famiglia e le Disabilità, alla Regione Veneto e alla Regione Friuli-Venezia Giulia.

«Queste istituzioni – ha proseguito Yuri Guaiana – devono tener conto delle idee di tutti i cittadini: non possono rendersi parte e strumento di una campagna ideologica che tende a escludere. Con la loro decisione di patrocinare questo evento stanno trasmettendo un'immagine del nostro Paese, che non ci fa certo onore presso la comunità internazionale».

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In occasione della XIII° edizione del World Congress of Families, che si terrà a Verona dal 29 al 31 marzo, attiviste e attivisti nazionali e internazionali (provenienti daPolonia, Croazia, Stati Uniti e America Latina) si incontreranno e confronteranno, sabato 30 marzo, nella città scaligera. Dalle 9:00 alle 13:00 avrà infatti luogo, presso l'Accademia dell’Agricoltura, Lettere e Scienze (via del Leoncino, 6), il convegno Italia laica, Verona libera.

Organizzato daIppfen (International Plannede Parenthood FederationEuropean Network) - la più grande federazione mondiale non governativa che si occupa di salute produttiva e riproduttiva delle donne – in collaborazione con Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti) e Rebel Network (Rete femminista per i diritti), l’evento convegnistico si configura come una risposta delle associazioni e movimenti a quel Congresso mondiale delle Famiglie, che accanto a relatrici e relatori, distintisi per posizioni misogine e omofobe, vedrà la presenza dei ministri Bussetti, Fontana e Salvini.

Necessaria, dunque, una «mobilitazione senza precedenti – come dichiarato dalle realtà organizzatrici del convegno - per denunciare una precisa strategia politica con una visione misogina della storia alle donne, che non risparmia i diritti di omosessuali, Lgbt e di qualsiasi forma di famiglia "non tradizionale".

Ultimo atto in ordine di tempo del disegno reazionario, fondamentalista e di destra che fa da cornice al Wcf di Verona, è di questi giorni: l'insidiosa proposta di legge della Lega che si propone di limitare gli effetti della legge 194 che regola l’aborto, introducendo il riconoscimento giuridico del concepito al fine di adozione, ovvero l'adozione del feto.

Il convegno Italia laica, Verona libera ha l'obiettivo di dare vita a uno spazio comune di unità e mobilitazione per tutta la società civile e i movimenti,per affrontare le sfide che ci attendono e per una mobilitazione civica che vada oltre Verona. L'iniziativa sarà ancheuna opportunità per costruire proposte concrete prima di partecipare al corteo organizzato da Nonunadimeno nel pomeriggio del 30 marzo».

verona libera programma

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«Vogliamo un' Italia laica e Verona libera dagli integralisti». Questo l’appello lanciato da associazioni e movimenti che, in vista del Congresso mondiale delle Famiglie, in programma a Verona dal 29 al 31 marzo, hanno accolto la proposta di Ippfen (International Planned Parenthood Federation European Network) e Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) in collaborazione con Rebel Network.

Al grido di Italia laica, Verona libera esse si riuniranno, il 30 marzo, nel capoluogo scaligero per denunciare il World Congress of Families, indicato in una nota congiunta come «iniziativa internazionale omofoba contro la libertà e l'autodeterminazione delle donne e contro l'autodeterminazione delle scelte affettive e familiari».

Prima di partecipare al corteo pomeridiano di protesta, organizzato da Non una di meno, le associazioni si confronteranno in un convegno, dalle 9.00 alle 13.00, presso l'Accademia dell’Agricoltura, Lettere e Scienze (in via del Leoncino 6), dando così «vita – come continua la nota - a uno spazio comune di impegno, unità e mobilitazione per tutta la società civile e i movimenti, che sia una opportunità di proposta costruttiva prima del corteo di protesta del pomeriggio». Al convegno parteciperanno anche figure di rilievo internazionale quale Gillian Kane e Marina Škrabalo.

Dal momento che la tre giorni veronese vedrà la partecipazione dei ministri Salvini, Fontana e Bussetti, del governatore del Veneto Luca Zaia e del sindaco di Verona Federico Sboarina, ne segue, per gli organizzatori «la necessità di creare una nuova alleanza tra associazioni della società civile, con gli uomini e le donne delle tante associazioni e movimenti per affrontare le sfide che abbiamo davanti e per una mobilitazione civica che vada oltre Verona».

La costruzione di una potente rete, «è fondamentale - sottolineano i promotori - per parlare un linguaggio corale, forte e costruttivo. Necessaria, tanto più oggi, di fronte ai violenti e reiterati attacchi alla libertà di donne e uomini, in particolare ai diritti conquistati negli anni passati dall’iniziativa politica del movimento delle donne, che grazie alle battaglie deomocratiche insieme a chi si batteva per la laicità dello Stato, seppe imporre nella società italiana i temi dell'autodeterminazione, dei diritti e della libertà».

Ad aver finora aderito sono Agedo, Alfi, Anpi, Arci, Arcigay, All Out, Associazione Luca Coscioni‎, Associazione Radicale Certi Diritti, Avvocatura per i diritti Lgbt – Rete Lenford, Chiesa Pastafariana, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Coordinamento Torino Pride, Differenza Donna, Di.Re (Rete centri antiviolenza), Edge, Famiglie Arcobaleno, Gaynet, I sentinelli di Milano, Ippfen, Laiga - Libera Associazione Italiana Ginecologi per l'applicazione della legge 194/78, Link Coordinamento universitario, Mit - Movimento Identità Trans, Movimento per i beni comuni, Nelfa Aisbl, Rebel Network, Rete della Conoscenza, Rete Educare alle Differenze, Rete Genitori Rainbow, Snoq Nazionale, Snoq Torino, Ufficio Nuovi Diritti Cgil Nazionale, Unione degli Studenti, Vita di donna.

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Sulla questione patrocinio/logo del Governo al Congresso mondiale delle Famiglie ha fatto finalmente chiarezza, una volte per tutte, il presidente del Consiglio dei ministri Giuseppe Conte.

Con un lungo post Fb, pubblicato nella tarda serata di ieri a Bruxelles (dove si trova per partecipare al Consiglio europeo), il premier ha affermato categoricamente: «È importante chiarire che alla mia attenzione e a quella dei miei uffici non è mai giunta alcuna richiesta di patrocinio da parte degli organizzatori dell’evento e che il patrocinio è stato concesso dal Ministro per la famiglia e la disabilità, Lorenzo Fontana, di sua iniziativa, nell’ambito delle sue proprie prerogative, senza il mio personale coinvolgimento né quello collegiale del Governo.

All’esito di un’approfondita istruttoria e dopo un’attenta valutazione dei molteplici profili coinvolti, ho comunicato al Ministro Fontana la opportunità che il riferimento alla Presidenza del Consiglio sia eliminato e gli ho rappresentato le ragioni di questa scelta».

A restare, dunque, sarà esclusivamente il patrocinio del «Ministero della Famiglia e ovviamente ciascun esponente del Governo sarà libero di partecipare all’evento, esprimendo le proprie convinzioni sui vari temi che saranno oggetto di discussione». 

L’opacità procedurale, con cui è stata condotta la questione del patrocinio/logo al Wcf, ha spinto il presidente del Consiglio, anche «al fine di eliminare i dubbi interpretativi che sono sorti e che riguardano le procedure di concessione del patrocinio della Presidenza del Consiglio», di incaricare il «Segretario Generale di adottare una nuova circolare, più perspicua di quella attuale».

Immediata la replica del ministro Fontana, che, incassando il colpo, ha replicato piccato: «Esattamente come annunciato mercoledì in aula alla Camera, rimane il patrocinio da parte del Ministero della Famiglia. Per quanto riguarda il logo e il suo utilizzo, essi fanno capo ad un altro Dipartimento, e quindi la concessione o il ritiro non sono di mia competenza». 

Malcelato disappunto è stato invece dimostrato da Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivamente presidente e vicepresidente del Wcf, che, consapevoli dell’imminente cancellazione del logo della presidenza del Consiglio dei ministri, hanno dichiarato: «La questione del loghetto non ci ha mai intrigato più di tanto, conta la sostanza. Conte ha riconosciuto il valore della famiglia fondata sul matrimonio esattamente in linea con il nostro pensiero e ha distinto le altre forme di convivenza basate su natura affettiva come le unioni civili. Quel che ci interessa è che rimanga il patrocinio del Ministro della Famiglia Fontana».

Parole che suonano invece quale segno di cocente sconfitta da parte di chi, fino a ieri sera, di quel logo e di quel patrocinio aveva un interesse tutt’altro che nullo.

Poco prima della mezzanotte Jacopo Coghe ha scritto su Fb un post dal titolo Il Grande Bluff, dove, dimentico dell’importanza precedentemente data alla questione, ha affermato: «Il patrocinio resta, granitico l'appoggio del Ministro Lorenzo Fontana al Congresso mondiale delle Famiglie. Il Presidente Conte ha solamente chiesto di levare il riferimento della presidenza del Consiglio dei Ministri, parliamo di estetica e non di contenuto.

Leggo comunicati stampa di associazioni femministe e Lgbt arrabbiate per quello che hanno capito essere solo un'operazione di maquillage per provare a tenerle buone».

Operazione di fondamentale importanza e non di cosmesi linguistica è al contrario apparsa a tante associazioni e attivisti/e. A partire da Yuri Guaiana, promotore di una petizione per la revoca dei patrocini istituzionali su All Out (che ha superato le 113.000 firme ma che dovrebbe conseguirne, entro il fine settimana, altre 50.000), che ha preso atto con soddisfazione delle parole sostanziali di Conte, auspicando al contempo la celere cancellazione del logo del Governo dal sito del World Congress of Families.

«Continuiamo dunque nella nostra raccolta firme – ha dichiarato a Berlino – anche perché desideriamo che seguano la decisone del premier anche la Regione Veneto e la Provincia di Verona, revocando il loro patrocinio». 

Un risultato, dunque, da ascriversi soprattutto al tenace lavoro di attivisti e attiviste, il cui impegno ha fatto sì che gli elementi controversi del Wcf rimbalzassero alla pubblica attenzione. Un risultato da ascriversi anche a componenti tanto dell’opposizione parlamentare (a partire da Monica Cirinnà, Laura Boldrini e Alessandro Zan) quanto del M5s, che hanno moltiplicato i loro interventi nei riguardi dell’assise veronese. Un risultato da ascriversi, non da ultimo, anche a Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, che, non a caso, è stato implicitamente oggetto di critiche, l’altro ieri, da parte del ministro Fontana.

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Non c’è mai stata alcuna richiesta di revoca al patrocinio del Governo al Congresso mondiale delle Famiglie, per cui è confermato. A riferirlo nell'aula di Montecitorio, durante il question time, è stato il ministro per la Famiglia e la Disabilità Lorenzo Fontana, rispondendo a due interrogazioni parlamentari presentate dal Pd e da FdI. 

«Alcune notizie apparse in questi giorni – ha dichiarato –  sono destituite da ogni fondamento: confermo l'intento di concedere all'evento il patrocinio, deciso a novembre. E confermo la mia partecipazione al convegno. Il comitato organizzatore del Congresso mondiale delle Famiglie ha presentato formale richiesta di patrocinio ai miei uffici nei mesi passati, inoltrando tutti i documenti necessari e, dopo una approfondita analisi e valutazione della documentazione ricevuta, è stato concesso il patrocinio nel novembre scorso. Mentre per il logo la materia appartiene al Dipartimento per l'Informazione e l'Editoria».

Fontana ha quindi chiarito come non sia «stata avanzata alcuna richiesta di revoca del patrocinio, né di natura politica né amministrativa, ma solo di approfondimento istruttorio di alcuni aspetti tecnici, relativi, ad esempio, al pagamento di un ticket di ingresso, chiarendo che l'iniziativa non può assumere alcun fine lucrativo. Mi sarei aspettato qualche richiesta di chiarimento, anche in forma privata ma attualmente questa non è ancora avvenuta»

Implicito quanto evidente riferimento alle posizioni critiche sull'assise verone da parte del pentastellato Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani.

Tantissime le critiche che si sono levate da esponenti dell’opposizione, che hanno puntato il dito contro gli esponenti M5s del Governo accusandoli di falsità. Se per la deputata dem Giuditta Pini «i sottosegretari Stefano Buffagni e Vincenzo Spadafora stanno mentendo da due settimane», la sua omologa Alessia Rotta, vicepresidente vicaria dei deputati del Partito Democratico, non è stata meno tranchant nell'affermare: «Dopo settimane di inutili balletti tra Lega e 5 Stelle finalmente il ministro Fontana ha svelato la verità sul patrocinio della Presidenza del Consiglio al sedicente Congresso della famiglia e ha confessato che nessuna richiesta di ritiro è mai stata formalizzata. Di cosa parlano allora i pentastellati quando fingono di stracciarsi le vesti?».

Dall’area associazionistica durissimo l'attacco di Francesca Chiavacci, presidente di Arci, che ha dichiarato: «Siamo alla farsa. Ministri smentiti da altri ministri sul patrocinio al Congresso dei misogini e omofobi. Smentendo quanto dichiarato dallo staff di Palazzo Chigi qualche giorno fa e dal sottosegretario Spadafora, oggi il ministro Fontana conferma il patrocinio del Governo al Congresso, che promuove teorie discriminatorie e incita l'odio».

Ma sul Congresso di Verona si è espresso criticamente anche il direttore de L’Avvenire Marco Tarquinio.

A margine delle celebrazioni fiorentine per i 35 anni di Toscana Oggi, il settimanale delle diocesi toscane, il numero uno del quotidiano della Cei ha infatti parlato di «elementi che fanno pensare: il primo è la partecipazione di esponenti politici italiani monocolore e questo diventa un po' sospetto per l'opinione pubblica». L'altro che «in concomitanza di questo evento arrivino promesse, come al solito in Italia, su mirabolanti misure a favore della famiglia». Promesse che «sentiamo echeggiare da 25 anni in tutte le campagne elettorali e, guarda caso, siamo vicini alle europee. Vorremmo vedere i fatti e ascoltare un po' meno promesse». 

Per Tarquinio, pur trattandosi «di una realtà mondiale che ha un approccio ai problemi della famiglia sostanzialmente corretto su tante questioni», a essere inaccettabile è il suo inserimento nel dibattito pubblico con «modalità sbagliate».

Parole, queste, che utilizzate ieri dal card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, sono state così spiegate dal direttore de L'Avvenire: «È promossa da un'organizzazione internazionale che raduna persone di diverse culture e provenienza, dove i cattolici sono una parte e forse una minoranza degli organizzatori. Il presidente è un quacchero ed è sostenuto a spada tratta da organismi dell'Est europeo, soprattutto russi, e nord americani».

Per Tarquinio, insomma, «c'è anche molto pregiudizio e, come dico sempre, bisognerebbe ascoltare bene quello che viene detto e come viene detto».

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«Io credo che siamo d'accordo sulla sostanza. Le differenze ci sono sulle modalità».

Le poche parole del card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che non si è potuto esimere dal rispondere oggi a una domanda sul World Congress of Families, sono bastate per spingere anche la diocesi di Verona a uscire dal prudenziale silenzio ed esprimersi al riguardo.

L’ha fatto in una nota, in cui ci si astiene formalmente dal prendere posizione nei riguardi d'un evento, la cui marcata politicizzazione in senso leghista-meloniano (già criticata da giorni da un Mario Adinolfi, che non ha esitato ad attaccare frontalmente Gandolfini, Brandi, Coghe) è innegabile.

«Alla diocesi di Verona – recita il comunicato –  sta molto a cuore la famiglia come società naturale fondata sul matrimonio che considera la sorgente fondamentale e vitale della convivenza civile. Consapevole delle fragilità del nostro tempo, la Chiesa veronese è impegnata nel promuovere iniziative inclusive e di sostegno per tutte le situazioni di difficoltà familiare a livello sociale, lavorativo e affettivo. Oggi c'è bisogno di più famiglia non di meno. E la politica potrebbe fare di più e meglio.

Nello stesso tempo la diocesi di Verona si astiene dal prendere parte al conflitto politico su di un tema che, ritiene, non meriti il linguaggio violento e ideologico di questi giorni. Invita piuttosto a elaborare idee e proposte il più possibile condivise, a sostegno e a difesa delle persone che vivono situazione di fragilità affettiva, senza nulla togliere al valore di ogni dibattito che nasce da sensibilità diverse».

Parole in linea con quelle paroliniane ma che saranno suonate come una doccia fredda agli organizzatori. A partire dal consigliere comunale scaligero Alberto Zelger, che in conferenza stampa aveva risposto alla domanda dell’omologo Mauro Bonato sull’assenza di “patrocinio diocesano”, assicurando che il vescovo locale Giuseppe Zenti avrebbe portato i suoi saluti ai congressisti. Cosa che, alla luce di questa nota, è altamente improbabile o, qualora dovesse verificarsi, si svolgerà con tutte le cautele del caso

Già, perché le parole del card. Parolin sembrano richiamare, fatte le debite distinzioni, quelle che Benedetto XV rivolse a Jacques Maritain nel 1918 sul cosiddetto segreto di La Salette: «Quoad substantiam concedo, quoad singula verba nego» (Concordo sulla sostanza ma non sulle singole parole). Che significavano, in pratica, non prendere una posizione e manifestare anzi implicitamente un certo disappunto per la faccenda.

Che le parole di Parolin abbiano creato appunto disappunto e non entusiasmo in area Wcf (come alcuni, ignari del modus loquendi vaticano, si sono affrettati incautamente a interpretare) è evincibile dall’asciutta risposta del senatore Simone Pillon che, interpellato nel merito a margine di una conferenza stampa a Palazzo Madama sulla sottrazione internazionale di minori, ha dichiarato: «Non ho niente da commentare. Il cardinale Parolin ha introdotto il XII° World Congress of Families: quindi è già stato ospite di questa realtà. I commenti li affiderei agli organizzatori di questa manifestazione.

Io ci sarò convintamente, ci saranno membri di governo. Siamo là per portare la bellezza della famiglia: le mamme, i papà, i bambini, i nonni che fanno un lavoro enorme portando avanti le famiglie»

Una dichiarazione invece meno diplomatica e marcatamente critica sul'assise veronese è quella espressa da Renata Natili Micheli, presidente del Centro italiano femminile (Cif), che ha dichiarato: «Il Congresso mondiale delle Famiglie, previsto a Verona dal 29 al 31 marzo, infiamma la polemica politica che, dietro alle schermaglie dei due firmatari del contratto di governo, ancora tenta di leggere la disparità delle due forze riguardo alle categorie del conservatorismo e del progressismo. Lo stesso schema viene seguito da quanti vogliono separare il mondo cattolico mettendo da un lato i buoni e dall'altro i cattivi cattolici.

Il Cif conferma che l'idea di famiglia i cattolici la derivano dal Magistero e non dagli opportunismi politici di questa o quella forza politica».

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