Si è tenuto ieri a Roma presso il Centro Congressi Frentani il convegno Gestazione per altre e per altri. Genitorialità tra desideri, diritti e doveri: aspetti psicologici, giuridici e socio-antropologici. Organizzato da Famiglie Arcobaleno, la cui presidente Marilena Grassadonia ha dato il via ai lavori, l’evento si è strutturato in tre sessioni. La seconda di esse dal titolo La Gpa tra diritto ed esprienze è stata presieduta dal giudice Marco Gattuso.

Al magistrato, fondatore e direttore di Articolo 29, Gaynews ha rivolto alcune domande per fare il punto della situazione su una pratica di procreazione medicalmente assistita che anche nell’ultima campagna elettorale ha diviso non pochi gli animi.

Giudice Gattuso, il convegno tenutosi a Roma ha dedicato una specifica sessione agli aspetti giuridici della gpa. Che cosa ha messo in luce la discussione?

È stato finalmente un momento di confronto pacato e informato sulla gpa, che ha visto la partecipazione di studiosi provenienti da diverse esperienze e competenze. In particolare per me è stato bello vedere finalmente un palco tutto di donne, con importanti intellettuali del femminismo, discutere in modo ragionato del diritto delle donne di autodeterminarsi e delle regole entro le quali può esercitarsi tale diritto.

La sentenza 162/2014 della Corte Costituzionale si è espressa sull’illegittimità del divieto della fecondazione eterologa. Secondo lei un tale pronunciamento può essere letto anche in riferimento a altre pratiche di pma come la gpa?

Da quella sentenza viene la conferma di una idea laica e aperta di genitorialità e, soprattutto, di una genitorialità che non può essere confinata al solo aspetto genetico.

Da non poche femministe della differenza viene affermato che l’esprimere opinione favorevole alla gpa e lo scriverne sarebbe una violazione dell’art. 12 (comma 6) della legge 40 in materia di pubblicizzazione della gpa. È così?

La legge vieta di fare pubblicità alla gpa a scopi commerciali. Certo non comprime in alcun modo la libertà di manifestazione del pensiero. Per fortuna siamo in una democrazia e nessuno può comprimere la libertà di ognuno e ognuna di esprimere la proprie opinioni, neppure di quelle apertamente favorevoli alla gpa e alla sua depenalizzazione e regolamentazione. Ci mancherebbe.

A quante e quanti sono sostenitori del reato universale della gpa cosa è da obiettare a livello giuridico?

È un’idea irrealizzabile. Al momento solo la Turchia di Edorgan, la Malesia e alcuni stati dell’Australia puniscono i cittadini che fanno la gpa all’estero. E con scarso successo.

Tra i motivi addotti a contrarietà della gpa si ripete l’assunto: “I figli non sono un diritto”. Che cosa ne pensa?

È uno slogan ad effetto, ma poco centrato. Avere figli è un desiderio profondamente umano e bellissimo. Se una coppia infertile vuole avere un bambino e la scienza dà la possibilità di averlo, lo Stato non si può frapporre in modo autoritario fra cittadino e scienza. Salvo che per fare un bimbo si procuri una lesione di diritti di terzi. Nel caso della gpa, mentre ci sono casi di intollerabile sfruttamento in vari Paesi (dove peraltro le coppie di persone dello stesso sesso non possono andare), in altri, come il Regno Unito, il Canada o la California, non emergono situazioni di sfruttamento. Se non vi è sfruttamento e vi è libera scelta, la Corte Suprema della California sin dal 1993 ha ritenuto, giustamente, che non si possa comprimere il diritto delle donne ad autodeterminarsi.

Non crede che al deciso rigetto della gpa sia sottesa una concezione univoca e biologistica di maternità sì da ridurre - portata alle logiche conseguenze - anche quella adottiva a una mera fictio?

Credo che ridurre la genitorialità al dato biologico tradisca una concezione molto povera e materialisica delle relazioni umane. La psicanalasta Fraire ci ha spiegato ieri come la genitorialità e anche la maternità sorgano con il distacco del bambino dal grembo materno e il riconoscimento che il bimbo è ormai un essere autonomo. La genitorialità è una relazione.

Per altro verso, credo che sia giusto porre le donne al centro di ogni ragionamento sulla generazione. Perché solo le donne possono fare un bambino. Da questo potere delle donne di generare, dunque dalle loro scelte, dalla loro libera volontà, si deve partire. Per questo bisogna ascoltare le donne che fanno la gpa, lasciarle parlare senza imporre etichette. Queste donne ci spiegano che loro non sono, e non vogliono essere chiamate, “madri” dei bambini che aiutano a nascere e che non sono neppure legati geneticamente a loro. Portano in grembo bambini di altre donne (o uomini), che non possono avere una gravidanza, e a loro li restituiranno. Non cedono nè cederebbero mai figli propri.

Solo se capiamo questo, possiamo capire perché questa pratica è stata ammessa dalle corti americane ed è socialmente accettata in America. In America non sarebbe tollerata la “vendita” di bambini americani. La gpa è accettata solo perché è chiaro che si tratta di far nascere bambini che sin dal concepimento sono figli dei genitori che hanno dato l’embrione che la portarice aiuterà a far nascere.

Insomma, per il giudice Gattuso che cosa bisognerebbe fare in Italia in materia di gpa?

Oggi, dobbiamo tutelare ogni bambino e ogni bambina che nasce con gpa, assicurando loro i diritti che ha qualsiasi altro bambino o bambina. Domani, dobbiamo ragionare sulle regole che ci consentano di andare anche in Italia oltre il divieto. Ragionare, confrontarci, capire, per costruire insieme alcune regole condivise che mettano al centro la libertà di autodeterminazione della donna. Poiché le donne sono al centro di questo percorso è indispensabile avere sempre avere la certezza che le donne che fanno la gpa siano libere, che siano libere da vincoli sociali, culturali, economici.

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Presidio stamani davanti alla sede dell’Unar in Via della Ferratella a Roma per protestare contro la recente nomina a coordinatore del senatore Luigi Manconi. A organizzare il raduno il Comitato Difendiamo i nostri figli che ha lanciato a tal fine una petizione popolare raccogliendo, in pochi giorni, 10.465 firme. Presenti alla manifestazione anche rappresentanti di altre associazioni di famiglie e genitori tra cui Comitato Art. 26, Non Si Tocca La Famiglia, CitizenGo Italia e Generazione Famiglia.

Secondo Massimo Gandolfini, portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli e organizzatore dell'ultimo Family Day, «piuttosto che un'altra ondata di attivismo ideologico nelle scuole da parte dell'Unar, a causa della nomina del nuovo coordinatore Luigi Manconi, è meglio chiudere del tutto quest'ente che evidentemente non ha più niente a che fare col contrasto alle discriminazioni su base razziale, etnica e religiosa».

L’ultraconservatore medico bresciano, che è sotto processo per diffamazione nei riguardi di Arcigay, ha poi dichiarato: «L'Unar è finito una prima volta nell'occhio del ciclone quando nel 2013 finanziò con 10 milioni di euro la Strategia Nazionale Lgbt: un piano di sponsorizzazione delle istanze politiche Lgbt in tutti i settori della società, a partire dalle scuole.

L'attività dell'ente dipendente dalla presidenza del Consiglio dei ministri è stata poi travolta l'anno scorso dallo scandalo che ha riguardato il suo ex direttore Francesco Spano, sotto l'amministrazione del quale passò un finanziamento di oltre 50mila euro a un'associazione Lgbt di cui lui stesso era tesserato. Un servizio del programma Le Iene mostrava che nei locali di questa associazione avvenivano orge con spaccio di droga e prostituzione».

Poi l’affermazione finale, formulata in assoluta ignoranza del carattere governativo e non partitico della nomina di coordinatore dell’Unar. «Se il Partito Democratico – ha infatti affermato Gandolfini – non revocherà entro breve la nomina di Manconi dalla prossima legislatura condurremo una grande azione popolare per portare alla chiusura dell'Unar. E certamente a queste elezioni sosterremo chi si proporrà di aiutarci a farlo con successo».

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Se ne parla poco ma i diritti delle persone Lgbti sono al centro del documento programmatico della neoformazione di sinistra Liberi e Uguali (LeU), votato il 17 dicembre all’assemblea nazionale di Brescia. Il testo si configura come un contributo al programma definitivo che sarà licenziato a breve.

Per saperne di più abbiamo raggiunto Luca Trentini, storico attivista Lgbti e componente del coordinamento provinciale di LeU per l’area bresciana.

Luca, come si arrivati al documento votato il 17 dicembre scorso?

Il percorso per la definizione del programma di Liberi e Uguali è partito da un piccolo gruppo di lavoro costituito da me, Cathy La Torre, l'on. Daniele Farina, l'europarlamentare Elly Schlein, Francesca Druetti, Gianmarco Capogna, Michele Covolan, Raffaele Serra, Sara Prestianni, Elia De Caro e altri che hanno redatto il testo base su cui lavorare. Ci siamo poi ritrovati a Brescia domenica 17 Dicembre per la conferenza programmatica Diritti e Cittadinanze che ha approfondito i contenuti del programma in modo partecipato e ha scritto e votato il testo del documento programmatico Per una società dei diritti e dell'uguaglianza.

Quale l’approccio utilizzato per redigere il testo?

L'approccio che abbiamo voluto utilizzare parte dalla lettura della realtà. Dopo l'approvazione delle unioni civili, legge appena sufficiente ma pasticciata, le famiglie arcobaleno sono di fatto entrate per la prima volta nel diritto di famiglia. Non è quindi più necessario declinare i diritti civili come un capitolo separato o una richiesta specifica. Questi diritti vanno inseriti nel quadro più ampio di una riforma globale del diritto di famiglia italiano che vorremmo diventasse “diritto delle famiglie” a partire naturalmente dal fondamentale principio di uguaglianza. Tuttavia uguaglianza non significa omologazione. Dobbiamo essere uguali nei diritti e nelle possibilità, ma tutelando e riconoscendo le mille diversità e la pluralità delle identità come un bene e un arricchimento sociale. Infine abbiamo riaffermato l'importanza di uno stretto collegamento fra diritti civili e diritti sociali, da noi percepiti come i due polmoni in grado di ridare respiro a un Paese affannato.

Da un punto di vista contenustico quali sono i punti salienti?

Dal punto di vista dei contenuti il documento programmatico approvato a Brescia contiene la richiesta esplicita del matrimonio egualitario per le coppie di persone Lgbti e la riforma dell'adozione ordinaria che deve essere semplificata per tutte e tutti e aperta a single e a tutti i tipi di coppia. Sull'omogenitorialità proponiamo la riforma della legge 40 che permetta l'accesso alla pratica della procreazione assistita a tutte le donne, abolendo la discriminazione che oggi ne limita l'accesso alle solo donne in coppia eterosessuale. Il programma prevede il riconoscimento di entrambi i genitori all'atto di nascita del figlio per tutti i tipi di coppia e/o “l’adozione piena e legittimante” per i bambini che nascono o vivono in una famiglia con due genitori dello stesso sesso.

Per quel che riguarda i diritti delle persone trans, Liberi e Uguali sceglie la strada della depatologizzazione della condizione trans in virtù del principio di autodeterminazione, ma richiede anche la riforma della legge 164 dell’82 nell’ottica del superamento del passaggio giudiziario per la rettificazione dei dati anagrafici.

E sul fronte delle misure di contrasto all’omotransfobia?

Sotto il profilo dell'antidiscriminazione il nostro programma prevede l'estensione della legge Mancino contro gli atti di odio compiuti in virtù dell’orientamento sessuale, dell’identità di genere o rivolta a persone con diverse abilità. Parallelamente proponiamo progetti di educazione e sensibilizzazione a favore di ogni minoranza discriminata, che comprendano anche il superamento dello stigma delle persone che vivono con l’Hiv. Anche nel capitolo relativo alla scuola richiediamo interventi formativi sull'educazione affettiva, sessuale e delle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Anche per insegnanti, gli operatori sociosanitari e le famiglie proponiamo di inserire una formazione permanente che includa anche questi aspetti.

Una delle proposte concrete inserite nel programma è proprio la riforma dell'Unar (Ufficio nazionale Antidiscriminazioni razziali) che vorremmo fosse trasformato in Autorità nazionale Antidiscriminazioni. Un’agenzia indipendente dalla politica con poteri effettivi, anche sanzionatori, che vigili sull'applicazione dei trattati anti discriminatori internazionali nel nostro paese potrebbe essere un efficace strumento di contrasto all'odio e di sviluppo di una cultura delle differenze.

Il documento bresciano ha influito sulla discussione della successiva Assemblea del 7 gennaio?

Abbiamo portato queste idee all'Assemblea programmatica di Roma del 7 Gennaio grazie a due bellissimi interventi di Gianmarco Capogna e Cathy la Torre. Nella relazione programmatica votata da tutte e tutti i 1500 delegati è stato inserito il passaggio sulle unioni civili così: L’uguaglianza nei diritti: L'uguaglianza non ammette distinzioni, perché non parliamo di una concessione della politica, ma del riconoscimento di diritti da rendere esigibili. Abbiamo la necessità di riformare nel suo complesso il diritto di famiglia, che deve essere declinato al plurale, parlando di “famiglie” e includendo anche quelle di fatto e ogni altra forma di legame familiare. Il matrimonio deve essere un istituto unico, accessibile a tutte e tutti con il pieno ed eguale riconoscimento di tutti i legami affettivi, compresi quelli delle coppie Lgbti, una parità dei diritti anche sul piano della genitorialità. Sono necessari progetti formativi anche scolastici, efficaci sull’educazione affettiva, sessuale e alle differenze, con un approccio critico alle relazioni di potere fra i generi. Dobbiamo introdurre misure efficaci dal punto di vista normativo per inasprire le pene e renderle efficaci per chi commette violenze con l’aggravante della discriminazione.

Il lavoro è stato molto partecipato e ha coinvolto centinaia di militanti. Il programma è stato votato all'unanimità e impegna tutte le candidate e i candidati. Credo che questi contenuti diano risposte concrete e prospettive utili alla comunità Lgbti, ma che segni un avanzamento per il Paese nel suo complesso perchè il progresso dei diritti è una questione che interessa tutte e tutti e ne migliora la vita. Valori come l'uguaglianza, l'autodeterminazione, la dignità, le differenze e hanno trovato spazio in un programma coraggioso e avanzato che coniuga in modo armonico i diritti sociali (lavoro, solidarietà, accoglienza, pensioni, salute, welfare), la tutela dei beni comuni (ambiente, sostenibilità, risorse, patrimonio artistico) con i diritti civili. La speranza è che molte elettrici ed elettori ci diano fiducia sulla base di questi contenuti.

Infine, ma Luca Trentini sarà candidato alle prossime elezioni?

Il mio nome è stato inserito nella rosa delle candidature proposte al tavolo nazionale e votato dall'assemblea di Liberi e Uguali della mia  circoscrizione elettorale. Vedremo se e dove si riterrà che il mio contributo possa essere utile.

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