Continua lo speciale di Gaynews, dedicato ai giovani Lgbti.

Oggi è la volta del 26enne Francesco Vetica. A lui abbiamo chiesto di raccontarci il suo coming out e l’impegno quotidiano nella lotta alle discriminazioni in un territorio difficile qual è quello di Latina. Al cui riguardo con un pizzico d’ironia ha detto: Piano piano ci stiamo riappropriando degli spazi che ci spettano. Scheccando, faremo piovere bottiglie di gin sui fascistelli.

Francesco, che cosa significa essere e dichiararsi gay a Latina?

È estremamente liberatorio, quasi rivoluzionario. Durante il mio percorso di accettazione il sogno è sempre stato quello di poter essere gaiamente felice a Latina, parlare delle mie esperienze con qualcuno, parlare di autodeterminazione, del movimento Lgbti o di transfemminismo. Le solite cose, insomma. È difficile essere sé stessi nella mia città (ancora chiamata Littoria da molti dei suoi cittadini): è possibile che si trovino delle sacche di resistenza, dei rigurgiti fascisti che minano la tua stabilità ma ogni volta cammino a testa alta. Ho fatto coming out con parenti e amici quando vivevo a Torino (dove ho iniziato i miei studi universitari).

Per vari motivi sono tornato nella mia città natale e all’inizio è stato difficile. Torino è una città molto aperta dove non ho mai trovato difficoltà ad essere accettato negli ambienti che frequentavo. Latina era tutta un’altra storia. Essere dichiarato e fiero a Latina mi fa sentire in dovere di non provare paura e di resistere per chi non è nella mia stessa condizione, per chi soffre come ho sofferto io quando rinnegavo me stesso anche per colpa di una città che non ti accetta (ancor meno del resto d’Italia!). Adesso mi trovo a essere libero, felice e soprattutto fiero di quello che sono.

C'è un comunità di giovani Lgbti a Latina?

Quando sono tornato a Latina ho notato una totale assenza di giovani Lgbti. Mi sembrava di essere l’unico! La comunità in generale non sembrava esserci: non solo i giovani. Con il tempo ho scoperto la loro esistenza, nella clandestinità. Per la prima volta ho scoperto una serata gay-friendly (Popcorn). Poi pian piano ho conosciuto altre ragazze e ragazzi e da lì la visione si è fatta più serena. Adesso inizio realmente a vedere, a conoscere e a legare con la comunità di giovani, connessi soprattutto alla SEIcomeSEI, al locale circolo Arci e alla nuova serata gayfriendly Matrioska. Con la fondazione, nel novembre del 2017, del gruppo giovani Le Rospe sto finalmente riscontrando che la comunità è viva, attiva, avida di crescere e di avere anche un ruolo politico. Ci sono ancora alcuni di noi che hanno paura ma stiamo lavorando proprio per far saldare le connessioni che ci legano e permettere a tutti di esprimere il proprio orientamento o la propria identità di genere.

Attualmente nutro molte speranze su una “rivoluzione culturale” nel territorio pontino: sempre più giovani si avvicinano al gruppo. Gli argomenti che affrontiamo (che sono quasi sempre i componenti del gruppo a trovare) diventano di volta in volta più interessanti e stimolanti. Abbiamo voglia di condividere e trasformare la nostra esperienza di autocoscienza in pratiche giornaliere. Stiamo entrando prepotentemente nello scenario latinense: resistiamo alle coatte repressioni con l’intento di scardinare l’educastrazione e dare senso e significato frocio alla vita, nostra e della nostra città. Sfondiamo piano piano le barriere dell’eteronormatività e ne usciamo favolose!

Come sono i rapporti con le istituzioni e, in particolare, con le scuole?

Il Comune ci è vicino, ha patrocinato moltissimi dei nostri eventi ed è sempre pronto ad ascoltarci. Per quanto riguarda le scuole, ci stiamo lavorando. Per ora siamo entrati solo in pochi istituti e i primi semi sono stati piantati: dal prossimo anno scolastico sicuramente raddoppieremo gli sforzi ma riusciremo a essere presenti in molte più scuole.

C’è da dire che il muro dell’intolleranza è stato eretto da parecchi professori che non accettano la nostra presenza e quella di determinati temi nelle aule scolastiche. A Latina non si parla di tematiche Lgbgti, soprattutto nelle scuole. Grazie però ad alcuni docenti, e soprattutto ad una delle pioniere che mi aiutò molto nel mio percorso di autoaccettazione e a cui sarò eternamente grato, i progetti vengono accolti e caldamente richiesti in situazioni di bullismo.

Quali sono le iniziative che proponete ai vostri concittadini sulle tematiche Lgbti?

L’associazione opera sul territorio dal 2014. Piano piano è cresciuta e lo sta ancora facendo. Lo scorso anno, ad esempio, è stata realizzata una rassegna cinematografica, che a breve ripeteremo. Pensiamo che tramite il grande schermo o con presentazioni di libri si possa coinvolgere un numero elevato di persone e instillare fortemente la cultura del rispetto.

Ci impegniamo quotidianamente per far sì che si parli di tematiche Lgbti, con piccole campagne (come abbiamo fatto noi Rospe, ad esempio, distribuendo cioccolatini e cartoline raffiguranti baci tra persone dello stesso sesso in occasione di San Valentino) o con grandi manifestazioni (come, ad esempio, il recente sciopero generale dell’8 marzo con altre associazioni). Il lavoro importante però, prima che su tutta la popolazione, va fatto sulla comunità Lgbgti. Il problema dell’omofobia interiorizzata è radicato e spaventosamente importante. Per questo nasceranno a breve altri gruppi, che insieme a quello giovani, creeranno la base (anche associativa) con cui lavorare sulla città.

Latina: regno della destra. Eppure voi siete riusciti a trovare uno spazio o più spazi. Ci racconti questa esperienza?

Una delle mie caratteristiche è avere un forte approccio intersezionale e così anche la mia associazione. Facciamo rete con altre realtà (Non una di meno, il Centro Donna Lilith, il Collettivo Cigno rosso antifascista e molte altre) e insieme al loro aiuto stiamo creando una solida base di accettazione all’interno della città. I momenti di debolezza sono molti. Le minacce sui social network (e paradossalmente anche su chat di incontri per persone omosessuali) sono praticamente all’ordine del giorno.

Latina può considerarsi una città con un fascismo ancora particolarmente radicato. L’ondata nera, che sta travolgendo l’Italia e l’Europa, a Latina è arrivata già da parecchio tempo ed è particolarmente importante. È una città difficile: per la prima volta dopo anni è stata eletta una Giunta non di destra ma le resistenze da parte della componente della destra estrema sono ancora preponderanti e pericolose. Non è una destra con cui si può dialogare: gli atti intimidatori sono il loro modus operandi. Quando è stata cambiata la toponomastica dei giardini comunali, prima dedicati ad Arnaldo Mussolini e ora a Falcone e Borsellino, sono arrivate minacce e intimidazioni alla Giunta comunale. Ogni cosa che vada fuori dalla norma estremamente destrorsa e conservatrice è vista come un attacco all’identità italiana e storica della città.

È difficile trovare uno spazio ma noi stiamo creando le condizioni adatte per la comunità. Per farla crescere e vivere in maniera serena. Forse gli anni ’70 a Latina non sono ancora arrivati: la paura di tutto ciò che vada al di fuori dell’eteronorma bigotta, imborghesita e stantìa è forte. Siamo stati salvati, in un certo senso, dall’arrivo delle femministe negli anni del "Processo del Circeo” che ci hanno introdotto alle pratiche del femminismo e che hanno portato gli strumenti di lotta adatti a sradicare i “pariolini” fascisti dalla città. Piano piano ci stiamo riappropriando degli spazi che ci spettano. Scheccando, faremo piovere bottiglie di gin sui fascistelli.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ivan Scalfarotto è in corsa per il secondo mandato parlamentare. Candidato alla Camera dei deputati nel collegio plurinominale Lombardia 1 - 03 tra le file del Pd, il sottosegretario di Stato allo Sviluppo economico ha accettato di rispondere ad alcune domande nell’imminenza del voto del 4 marzo.

On. Scalfarotto, nel suo video elettorale lei parla di parametrici economici tutti migliorati: in che senso e secondo quali dati?

Sono i dati dell’Istat, quelli che fanno prova quando le cose vanno male e dunque anche quando le cose vanno bene. In questi anni il nostro Paese, che era in recessione, ha ricominciato a crescere: nel 2016 +0,9%, nel 2017 +1,5%, che è il rialzo massimo dal 2010. Il rapporto deficit-Pil nel 2017 è sceso all'1,9%, a fronte del 2,5% dell'anno precedente. Il rapporto debito-Pil si è prima stabilizzato e ha cominciato poi a scendere, sebbene solo lievemente, dal 132% al 131,5%. La pressione fiscale è scesa nel 2017 al 42,4% del Pil, in calo rispetto al 42,7% del 2016. 

Allo stesso modo sono cresciuti gli occupati, da 22 milioni a 23 milioni; la disoccupazione giovanile che era al 44% all’arrivo di Renzi al governo nel 2014, è oggi al 31,5%; l'occupazione femminile ha fatto appena registrare un record storico, salendo al 49,3%. È aumentata la produzione industriale: +3% nel 2017 rispetto al 2016, così come gli ordinativi (+6,6%) e fatturati (+5,1) dell’industria. L’indice complessivo del fatturato è tornato al livello più alto dall’ottobre 2008. Sono dati positivi, il che non significa che non ci sia ancora moltissimo da fare, certo. Ma che indiscutibilmente, oggettivamente, segnala che in questi anni di governo è stato fatto un ottimo lavoro. 

Lei è sottosegretario allo Sviluppo economico e, infatti, come detto nel video, dichiara di essersi occupato di “internazionalizzazione delle imprese”. Può spiegare più dettagliatamente che risultati ha raggiunto?

Quando ho ricevuto la responsabilità del Commercio internazionale e dell’attrazione investimenti, all’inizio del 2016, l’Italia aveva appena realizzato il suo record delle esportazioni con 414 miliardi. Nel 2016 e 2017 abbiamo migliorato questo record, arrivando l’anno scorso a 448 miliardi e con un avanzo della bilancia commerciale di quasi 50 miliardi. Una crescita del nostro export di quasi l’8% rispetto all’anno precedente, meglio di Francia e Germania. Per fornirle un altro dato, quest’anno siamo passati dall’11° all’8° posto tra i più forti esportatori negli Usa, il principale mercato del mondo, superando anche i francesi, nostri storici concorrenti.

Sempre nel 2017, siamo cresciuti più del 20% sia in Cina che in Russia, nonostante il permanere delle sanzioni in quest’ultimo mercato. In questi anni abbiamo quintuplicato i fondi per la promozione del Made in Italy, e abbiamo dato una spinta decisa alla nostra diplomazia economica in sostegno ai nostri esportatori, che sono in realtà i veri detentori del merito di questa straordinaria crescita. Io stesso, in meno di due anni, ho effettuato 45 missioni internazionali, visitando 29 Paesi diversi. 

In tale veste è stato in Iran, dove ha incontrato il presidente Rohani. Qualche attivista Lgbti le contestò d'aver stretto la mano a un Capo di Stato, in cui le persone omosessuali sono mandate a morte. Cosa ne pensa?

Che sono orgoglioso di essere cittadino di un Paese, come l’Italia, che va in visita di Stato in un Paese come l’Iran con una delegazione composta così: un capo del Governo di 40 anni, una ministra donna e un sottosegretario al commercio gay. Vede, in Iran, in casa loro, per poter trattare con l’Italia - com’è nel loro interesse - hanno soprattutto dovuto stringere la mano a me, non il contrario.

Se seguissimo fino in fondo la logica che sta dietro alla sua domanda, dovremmo stabilire due pericolose conseguenze: la prima, visto che il rilievo è stato mosso solo a me e alla ministra Giannini e non al resto della delegazione, è che la discriminazione di donne e gay non è un problema di tutto il governo, ma solo un problema dei membri di governo donne e gay. La seconda, corollario della prima, è che politica estera e quella commerciale possono farla solo gli uomini eterosessuali, perché a membri di governo donne e gay sarebbero preclusi i viaggi in qualche decina di paesi del mondo.

La scelta di andare in Iran non è stata facile neanche per me: sapere che cammini, circondato da uomini armati, per strade nelle quali se non avessi la tua immunità diplomatica saresti arrestato e probabilmente ucciso non è una sensazione confortevole, mi creda. Ma penso che vedere gli onori di Stato riservati a un dignitario gay di un Paese occidentale sia stato anche un messaggio importante per la comunità Lgbti iraniana. 

Diritti civili e programma Pd: è un dato di fatto che esso sia veramente striminzito in riferimento alle persone Lgbti. Qual è il suo parere in merito? 

I programmi elettorali, con una legge proporzionale che costringe necessariamente a un accordo di coalizione, purtroppo valgono fino al giorno delle elezioni. Guardi quello che succede in Germania: è dopo le elezioni, non prima, che si scrive il programma di governo. Per questo posso assicurarle che migliore sarà la performance del Pd, maggiori saranno le speranze di fare passi avanti nell’agenda dei diritti civili. Bene che ci diciamo una cosa con estrema chiarezza: se la destra o M5s avessero da soli la maggioranza per governare l’Italia avremmo il rischio, nel primo caso, di una proposta di legge di abrogazione delle unioni civili e, nel secondo caso, le decisioni sarebbero nelle mani di una forza politica che si è schierata contro la stepchild adoption e contro lo ius soli

Quanto ai partiti alla nostra sinistra, bisogna sapere che il voto per loro è un voto di pura testimonianza: servirà ad avere in aula qualcuno che parla di parità dei diritti, ma che le parole sulla parità non potrà mai trasformare in leggi che cambiano la vita delle persone, perché non hanno i numeri in aula e senza numeri in aula le leggi non si fanno. Aggiungo che sia in Regione Lombardia che nei collegi uninominali il voto a LeU serve a favorire l’elezione di un presidente di regione razzista e di parlamentari leghisti o neofascisti che certamente a Roma non favoriranno leggi di progresso civile. Bisogna dunque che l’elettore ponderi attentamente le conseguenze dirette del proprio voto. 

Passiamo al tema delle misure di contrasto all’omotransfobia. Al riguardo difende ancora il suo ddl o ritiene oggi che andrebbe presentato un nuovo testo come chiesto da più parti della collettività Lgbti?

Difendo certamente il mio disegno di legge contro l’omofobia e la transfobia così come lo presentai nella scorsa legislatura. E, se sarò eletto, lo ripresenterò tale e quale. Quanto invece alla legge così come uscì dal voto della Camera dopo gli emendamenti Verini e Gitti, penso che fosse una legge non perfetta ma di cui avremmo avuto comunque un estremo bisogno.

Il progresso del Paese procede per leggi non perfette: per ottenere il divorzio, all’epoca dell’approvazione della legge, erano necessari ben sette anni di separazione; la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza è appesantita dal meccanismo dell’obiezione di coscienza. Ma lei farebbe a meno di queste due leggi di progresso per questi motivi?  È stato veramente paradossale vedere insieme nelle piazze sia le associazioni Lgbti che le “Sentinelle in piedi” unite, anche se per motivi opposti, contro l’approvazione della legge sull’omofobia. Alla fine hanno entrambe raggiunto il risultato che si prefiggevano: la legge non si è fatta. Ma secondo lei hanno fatto un miglior affare le “Sentinelle in piedi” o le persone Lgbti? Chi ha potuto veramente festeggiare?

Da ultimo... Nel suo video afferma che grazie alla legge sulle unioni civili “tutte le famiglie hanno la stessa dignità”. Non le sembra un po’ esagerato visto che proprio la legge definisce tali unioni una formazione sociale specifica e non riconosce la potestà genitoriale alle coppie di persone dello stesso sesso?

Non è esagerato: è sostanzialmente così. Ci sono ancora dei passi da fare per la piena parità, e vanno assolutamente fatti (lo ripeto: ma si potranno fare rafforzando il Pd, non indebolendolo), ma non si può riconoscere che oggi chi si unisce civilmente ha le stesse protezioni di chi si sposa. Un risultato che nessun governo, né di destra né di sinistra, ha mai portato a casa e che non si può non riconoscere alla ferma volontà, alla testardaggine, mi viene da dire, di Matteo Renzi e del suo governo. Non so se lei ricorda D’Alema che diceva che “Il matrimonio è un sacramento finalizzato alla procreazione”, ma io non l’ho mai dimenticato.

Quello che non va bene nella legge 76 non è certamente la formula di “formazione sociale specifica”, perché anche il matrimonio è una “formazione sociale specifica”. Quello che manca è la parità dei figli. Questa lacuna gravissima la dobbiamo soltanto al fatto che la maggioranza che avrebbe dovuto approvare la legge (Pd+Sel+M5s) si sgretolò per il tradimento in Senato dei grillini, che quella volta mostrarono per la prima volta la propria impronta di partito di destra.

Però io ho sempre in mente Franco e Gianni, la coppia di Torino che si sposò ad agosto 2016 dopo 52 anni insieme. Avessimo fatto quella legge anche soltanto per Gianni e per consentirgli di vivere in dignità e libertà dopo la morte di Franco pochi mesi dopo, avremmo comunque fatto la cosa giusta. 

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È finita poco prima delle 17:00 sulle note di Bella ciao la manifestazione Mai più fascismi, mai più razzismi in Piazza del Popolo Manifestazione che, organizzata da 23 sigle associative, sindacali e partitiche, ha visto confluire a Roma decine di migliaia di persone provenienti da tutta Italia.

Tra i presenti anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini e numerosi esponenti politici del centrosinistra.

Tante le bandiere e gli striscioni anche di associazioni Lgbti come il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli e Arcigay Napoli.

Ed è stato proprio Antonello Sannino, promotore dell’appello antifascista Lgbti, a dichiarare ai nostri microfoni: «Giornata importante per il Paese: da Roma una risposta significativa contro i nuovi fascismi e contro l'odio. La Costituzione antifascista, profondamente amata dagli italiani e dalle italiane, è viva, vivissima.

Piazza del Popolo oggi è un messaggio ai nostri politici reazionari, integralisti e medioevali. Eravamo in piazza quel 24 febbraio del 2016, quando occupammo le strade antistanti il Senato delle Repubblica, per avere le unioni civili. Siamo oggi in piazza, 24 febbraio, per difendere quella legge e per ripuntare sul matrimonio egualitario. Con noi anche i due ragazzi di Casoria messi fuori casa dai genitori perché gay. Essi hanno sfilato per ricordare quanto questo Paese abbia un vitale bisogno di una legge contro l’omotransfobia.

Bello, bellissimo lo spezzone rainbow del corteo con il Comitato Arcigay Antinoo di Napoli, il Circolo Mario Mieli e tanti attivisti e attiviste: tra questi Luigi Amodio, fondatore del Circolo Antinoo, e Vanni Piccolo, uno dei fondatori del Mario Mieli. Tutti insieme siamo avanzati al grido: Siamo frocie antifasciste».

Sul significato della manifestazione romana così si è espresso invece Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews: «Il grande successo della manifestazione antifascista, a Roma a cui anche Gaynet e Gaynews hanno dato il proprio contributo con l'adesione, ci dice che è possibile un fronte antifascista unito a differenza di ciò che purtroppo sta succedendo alle elezioni politiche e cioè un centro-sinistra diviso.

Pensiamo che l'antifascismo sia un elemento fondante della nostra Repubblica e della nostra democrazia. Combattere il fascismo è un dovere e va fatto in modo pacifico e non violento soprattutto in un momento in cui le organizzazioni di estrema destra stanno avendo consenso in Europa e hanno rialzato la testa anche in Italia».

Leggi anche Cirinnà: «Necessario essere alla manifestazione antifascista con le associazioni Lgbti per ribadire che i valori costituzionali non si toccano»

 

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Sulle note di Bella ciao, nella versione dei Modena City Ramblers, è terminata in Piazza del Popolo verso le 17:00 la manifestazione Mai più fascismi, mai più razzismi. Manifestazione che, organizzata da Anpi e altre 22 sigle associative, sindacali e partitiche, ha visto la partecipazione di decine di migliaia di persone provenienti da tutta Italia.

Tra i presenti anche il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, il presidente del Senato Pietro Grasso, la presidente della Camera Laura Boldrini, numerosi ministri del governo tra cui Maurizio Martina, Valeria Fedeli e Andrea Orlando, il segretario del Pd Matteo Renzi ed esponenti di LeU tra cui Pierluigi Bersani e Roberto Speranza.

Ha preso parte alla manifestazione anche la senatrice Monica Cirinnà che ha sfilato per un tratto del corteo, partito alle 13:30 da piazza della Repubblica, dietro lo striscione Lgbti antifascista.

«Era necessario esserci – così ha dichiarato ai nostri microfoni – perché una manifestazione antifascista in questa campagna elettorale così violenta, così urlata e così complicata è certamente importante per ribadire i valori di libertà, laicità e uguaglianza previsti dalla Carta Costituzionale.

Tutti i fascismi, tutti i razzismi, tutti gli atteggiamenti xenofobi danneggiano il principio di uguaglianza. Era quindi necessario esserci. Ed esserci con le associazioni Lgbti come il Mieli e Arcigay nonché coi componenti della redazione di Gaynews è servito a ribadire che questi valori, in particolare l’art. 3 della Costituzione, non si toccano».

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Dopo i drammatici fatti di Macerata 23 associazioni hanno indetto a Roma, per sabato 24 gennaio, la manifestazione nazionale Mai più fascismi, mai più razzismi. Per favorirne l’adesione il comitato di Arcigay Napoli ha lanciato l'Appello antifascista Lgbt. Eccone il testo:

Anche le persone LGBT parteciperanno alla manifestazione “Mai più fascismi, mai più razzismi” convocata per il prossimo 24 febbraio a Roma.

In un momento particolarmente delicato per le garanzie democratiche del nostro paese, proprio mentre le forze politiche più reazionarie e populiste invocano un irrigidimento normativo sia relativamente ai diritti delle persone extracomunitarie sia rispetto agli stessi diritti delle persone lgbt, è necessario mostrare all’intero Paese la comunanza e la solidarietà che stringe tutte le minoranze e tutte e tutti coloro che, a prescindere da qualsiasi differenza etnico-culturale e da qualsiasi orientamento e identità, dicono No in maniera netta e decisa al razzismo, all'omofotransfobia, all’esclusione e alla violenza.

Ecco perché invitiamo tutte e tutti coloro che credono in un mondo migliore, più libero e più giusto, a partecipare alla manifestazione nazionale antifascista e antirazzista annunciata per sabato 24 febbraio a Roma e il cui concentramento sarà  alle ore 13.30 in Piazza della Repubblica, piazza da cui si muoverà il corteo per arrivare in Piazza del Popolo dove dalle ore 15.00 avrà luogo la manifestazione.

Tra le associazioni aderenti, oltre ad Arcigay Napoli, risultano al momento Arcigay Nazionale, Certi Diritti, Gaynet, Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Dems Arcobaleno nonché la redazione di Gaynews.it 

Le prime adesioni nominali sono invece quelle di Antonello Sannino, Ottavia Voza, Vanni Piccolo, Franco Grillini, Sergio Lo Giudice, Porpora Marcasciano, Luigi Amodio, Leonardo Monaco, Yuri Guagliana, Gabriele Piazzoni, Flavio Romani, Claudio Finelli, Francesco Lepore, Sebastiano Secci, Angelo Schillaci.

Per chi volesse accogliere l'appello, potrà compilare il modulo su http://arcigaynapoli.org/adesione24febbraio, oppure inviare una email ad This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..

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Sabato a Macerata il 28enne Luca Traini, candidato della Lega nel 2017 alle comunali di Corridonia nonché simpatizzante di Forza Nuova e CasaPound, si è messo a sparare su ogni persona di colore che incontrava per strada. Ne ha colpite sei. Sei feriti tra i 20 e i 32 anni, di cui è necessario ricordare i nomi per non dimenticare che che si sta parlando di vite umane. Si tratta di Jennifer Odion, Mahamadou Toure, Wilson Kofi, Festus Omagbon, Gideon Azeke, Omar Fadera.

Eppure esponenti della destra italiana hanno preferito far passare in secondo piano quest’aspetto per puntare il dito sulla sinistra quale vera colpevole di quanto accaduto. Qui siamo di fronte a un evidente caso di follia politica, le cui responsabilità morali non possomo che essere ricondotte in chi ha rivalutato il fascismo e lo sta utilizzando elettoralmente. Responsabilità morali di una destra che flerta in continuazione con realtà della variegata galassia neofascista e neonazista per cercarne uno squallido tornaconto personale.

Nessuno avrebbe mai pensato che l’Italia sarebbe diventata come il Mississipi o l’Alabama del secolo scorso. Che avremmo visto all’opera gruppi paragonabili a quelli del Klu Klux Klan. Eppure è quanto sta succedendo proprio a motivo di una destra assolutamente pericolosa. Una destra che continua a ravvisare nelle stesse persone Lgbti una minaccia all’ordine sociale e concausa del sovvertimento dei "tradizionali" valori italici.

Non a caso l’ultimo lavoro del vignettista Ghisberto raffigura una rivoltella fumante e grondante sangue, impugnata da una mano (quella ovviamente di Traini) ma armata dalle mani di un prete, un “comunista”, un banchiere e una persona Lgbti. In alto, poi, la scritta inequivocabile L’Italia macerata dagli istigatori

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Un’Italia alla cui macerazione avrebbe ovviamente contribuito, secondo parte della classe politica di destra, la legge sulle unioni civili. Quella legge che, a partire da Eugenia Roccella e Giorgia Meloni, andrebbe eliminata. Quella legge che secondo Berlusconi andrebbe modificata.

Insomma, il Cavaliere un Trump all’italiana? Sembra di sì, viste le dichiarazioni rilasciate a Libero, secondo le quali, se dovesse vincere l’elezioni, cambierebbe tutto.  E, quindi, smonterebbe l’intero apparato legislativo di cinque anni di governo di centrosinistra. Ora tra le cose da smontare o cambiare Berlusconi ha menzionato espressamente le unioni civili, chiarendo di non volere abrogare la relativa legge ma «definire chiaramente la funzione sociale del matrimonio fra un uomo e una donna, orientato alla procreazione e all' educazione della prole».

In realtà questa ossessione per la definizione o, se vogliamo, la “protezione” del matrimonio tra persone di sesso opposto – che, come tutti sappiamo, è fortissimamente in crisi – è propria di certa destra in tutto il mondo. Non a caso Putin e i Paesi confinanti con la Russia hanno spesso modificato le loro costituzioni per affermare che il matrimonio è solo quello tra un uomo e una donna.

Le affermazioni berlusconiane appaiono quanto mai bizzarre in un  momento di crisi radicale del matrimonio. Crisi, la cui responsabilità certamente non è affatto imputabile alle unioni civili. Anzi, se mai, esse sono un antidoto a questa crisi perché, aumentando il numero dei riconoscimenti legali, aumenta quello di persone che hanno una relazione in qualche modo protetta dalla legge con un beneficio allo stesso matrimonio tra persone eterosessuali.

Sappiamo tutti benissimo da cosa dipenda la crisi matrimoniale dal momento che ogni epoca ha un modello di famiglia legato a un determinato modello economico. Berlusconi dovrebbe allora interrogarsi su quanto la politica disastrosa dei suoi governi in materia economica abbia precarizzato la vita quotidiana, rendendo più difficile la possibilità di lavori a tempo indeterminato. Quelli, cioè, grazie ai quali è possibile ottenere mutui bancari con cui mettere su casa. Dovrebbe interrogarsi su quanto sia più difficile mantenere un impiego e, quindi, su quanto un tale modello economico liberista e brutale abbia violentemente reso precaria la vita familiare. Questo è il punto.

Berlusconi dovrebbe perciò scusarsi di siffatte politiche antifamiliari. Dovrebbe scusarsi del fatto che la sua disastrosa esperienza di governo abbia impedito a moltissimi giovani eterosessuali di mettere su famiglia. Altro che unioni civili.

Appare dunque piuttosto chiaro come lo scopo di certe affermazioni sia un altro. Quello, cioè, di lanciare un sasso nello stagno. Lanciare un messaggio prettamente ideologico per rispondere a quattro pagliacci integralisti, che hanno ripreso le campagne contro la legge sulle unioni civili, e per blandire l’area ultracattolica del suo elettorato da strappare a Salvini.

Mi pare assolutamente evidente lo scopo tutto ideologico, tutto declamatorio, tutto proclamatorio della boutade berlusconiana sulle unioni civili. Se così non fosse, ci provi il Cavaliere – e lo sfidiamo al riguardo – ad avviare, qualora eletto, modifiche alla Costituzione relativamente alla definizione di matrimonio sul modello di Putin e dei sistemi autoritari ex sovietici. Ci provi a cambiare la Costituzione, dimentico che la mentalità di questo Paese e le unioni civili hanno creato una rivoluzione impossibile da mettere in discussione. Una rivoluzione culturale irreversibile.

È bene ricordare un dato messo in rilievo dall’amico Marzio Barbagli nel suo bellissimo articolo Se 2.800 unioni civili vi sembran poche e, cioè, che in Italia abbiamo il più alto numero di celebrazioni di unioni civili in relazione ai matrimoni tra persone di sesso opposto in Europa. E ci sono persino alcune realtà, come Milano, dove le unioni civili stanno per superare a livello numerico i matrimoni celebrati in Comune.

Bisogna quindi essere molto attenti. È necessario che la collettività Lgbti ricordi tutto ciò a un centrodestra dato per vincente alle prossime elezioni. Che la richiami a essere guardinga al riguardo e a non bruciarsi su un tale terreno, perché la reazione sarà durissima.

Torno perciò a ribadire – come detto e proposto in un mio recente editoriale su Gaynews – l’invito alle persone Lgbti e, in generale, a tutte e a tutti a fare argine a una destra tra le peggiori d’Europa. Quella più becera, quella più ideologica, quella meno attenta ai diritti civili e alle libertà personali. Quella destra che dice di difendere le libertà delle cittadine e dei cittadini ma che difende solo quelle proprie. Quelle di avere leggi ad personam e a tutela delle proprie aziende.

Dobbiamo essere quindi più baldanzosi, più forti, più aggressivi contro una tale destra. Perché abbiamo tutti gli argomenti necessari. Perché abbiamo ragione. Perché le unioni civili hanno cambiato in meglio questo Paese e coperto un ritardo che, oramai, era inaccettabile rispetto a quasi tutti i Paesi Ue. Ritardo che d’altra parte continua a esserci avendo quasi tutti i Paesi Ue adottato il matrimonio egualitario.

Bisogna dunque rilanciare a Berlusconi e dire che il matrimonio dev’essere uguale tutti. Perché solo col matrimonio egualitario si potrà ripensare all’istituto stesso del matrimonio in maniera diversa e più avanzata. L’istituto matrimoniale va anzi riformato e vanno eliminati gli ultimi residui di misoginia presenti. E ciò va fatto in modo tale da garantire serenità e tranquillità alle persone che si sposano, che vogliono sposarsi o che desiderano farlo come le persone omosessuali.

La vera riforma, lo ricordi il caro Berlusconi, è dunque il matrimonio per tutti. Non quello per una parte - le persone eterosessuali -, essendo oramai sempre più assottigliata propria quella parte che vi fa ricorso.

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Il Piemonte e Torino sono da sempre territori di resistenza e di memoria. E, in questo solco tracciato dalla storia, anche il Coordinamento Torino Pride è da anni impegnato sul tema della persecuzione delle persone omosessuali durante il regime nazi-fascista.

Grazie a un’inedita collaborazione con il Comitato Resistenza e Costituzione del Consiglio regionale e con la collaborazione della Fondazione Merz e dell'Università degli studi di Torino il Coordinamento Torino Pride ha messo a punto un calendario di appuntamenti “per non dimenticare” quello che a partire dagli anni '80 è stato definito Omocausto.

Il 24 gennaio presso l’Aula Magna dell’ateneo subalpino si è svolto il convegno Lo sterminio dimenticato a cui hanno partecipato circa quattrocento studenti universitari e delle scuole superiori. Relatori del convegno sono stati Lorenzo Benadusi, Maya De Leo, Giovanni Dall’Orto e Claudio Vercelli moderati da Silvano Bertalot.

Il giovane pubblico, spesso visibilmente toccato dal dolore che inevitabilmente era legato alle parole dei relatori, ha ascoltato con attenzione e in un silenzio quasi surreale tutti gli interventi. La commozione ha raggiunto l’acme con il collegamento skype con Lucy: Luciano, classe 1924, dapprima bambino inquieto della provincia piemontese, poi adolescente “diverso” nella Bologna fascista e infine deportato a Dachau.

Domenica 28 gennaio, invece, la Fondazione Merz ospiterà l’esecuzione integrale del Quatuor pour la fin du temps di Olivier MessiaenIl terzo movimento della celebre opera del musicista francese, composta ed eseguita per la prima volta in prigionia nel campo di concentramento di Görlitz, è parte dell’opera Abismo (2017), inclusa nella personale dell’artista cubano Carlos Garaicoa dal titolo El Palacio de las Tres Historias, a cura di Claudia Gioia, alla Fondazione Merz sino al 4 febbraio prossimo.

La composizione, ispirata ai primi versetti del decimo capitolo dell’Apocalisse di Giovanni, introduce il tema stesso della “fine dei tempi” e, in dialogo con la memoria dei luoghi e delle circostanze terribili in cui fu composto ed eseguito, esprime un vero e proprio desiderio di “cessazione dei tempi”, attraverso il distacco dalle regole ritmiche e metriche della musica occidentale tradizionale.

Il Quatuor sarà eseguito, nel corso di una matinée musicale, da Davide Bandieri, clarinetto; Duccio Ceccanti, violino; Vittorio Ceccanti, violoncello; Matteo Fossi, pianoforte e introdotto ufficialmente dal giornalista romano Andrea Penna.

Infine il Coordinamento Torino Pride collabora, orgogliosamente, per il terzo anno, con il Treno della Memoria che anche nel 2018 prevede un viaggio interamente dedicato alla tematica Lgbti con una nuova tappa a Berlino durante la quale verranno visitati i luoghi simbolo di questa triste storia.

E lancia un appello a tutte le attiviste e a tutti gli attivisti: «Partecipate al Treno della Memoria Lgbti che partirà il 19 febbraio #pernondimenticare e #afuturamemoria e contattateci per avere ogni tipo di informazione. Oggi la ‘persecuzione dimenticata’ non è più un argomento tabù e, crediamo, sia dovere di coloro che fanno attivismo mantenere viva la memoria».

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Pubblichiamo il comunicato con cui Gaynet e la redazione di Gaynews aderiscono al sit-in indetto per l'11 dicembre da Rete NoBavaglio e Articolo21 davanti alla sede de La Repubblica e L'Espresso, dove ha avuto ultimamente luogo un blitz intimidatorio di Forza Nuova Roma

Dopo aver espresso solidarietà alle colleghe e ai colleghi de La Repubblica e L’Espresso a seguito del blitz squadrista inscenato da Forza Nuova Roma, ultimo anello d’una catena d’episodi intimidatori alla libertà di stampa, Gaynet e l’intera redazione di Gaynews aderiscono convintamente al sit-in organizzato da Rete NoBavaglio e da Articolo21. Sit-in cui parteciperanno, fra l’altro, anche Federazione nazionale della stampa italiana, Ordine nazionale dei Giornalisti e Usigrai.

Ci ritroveremo perciò lunedì 11 dicembre, alle ore 15:30, in Via Cristoforo Colombo, 90 davanti alla sede romana del Gruppo editoriale GEDI per dire no a ogni forma di razzismo, per dire no a ogni forma d’intolleranza, per dire no a ogni forma di fascismo.

Non resteremo inerti a guardare chi vuole porre un bavaglio all’informazione libera e indipendente, tentando di stringere un cappio al collo della democrazia italiana.

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Pubblichiamo il comunicato con cui Gaynet e Gaynews esprimono solidarietà alle redazioni de La Repubblica e L'Espresso dopo il blitz intimidatorio di Forza Nuova Roma in Via Cristoforo Colombo.

Boicotta L’Espresso e La Repubblica. Questa la scritta sul cartello che alcuni manifestanti hanno agitato alcune ore fa sotto la sede del Gruppo Editoriale GEDI nella Capitale. Una manifestazione di puro stampo squadristico che, di fatti, è stata rivendicata su Facebook dai componenti di Forza Nuova Roma e che, secondo gli stessi, sarebbe solo «il primo attacco contro chi diffonde il verbo immigrazionista, serve gli interessi di ong, coop e mafie varie».

Nell’esprimere piena solidarietà a Mario Calabresi e Tommaso Cerno, direttori dello storico quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, alle colleghe, ai colleghi e al personale tutto de La Repubblica e L’Espresso, l’intera redazione di Gaynews e Gaynet condannano con fermezza un tale atto intimidatorio. Si oppongono altresì al mangannellismo fisico e verbale dei fascismi risorgenti che vorrebbero, secondo una logica da Ventennio a essi connaturale, porre un bavaglio all’informazione libera e indipendente.

Per questo motivo, come ribadito dal direttore Franco Grillini, riteniamo necessaria una seria presa di coscienza perché la baldanza dei gruppi estremisti non «si trasformi in nuovo diffuso squadrismo privo di reali anticorpi. La storia qualcosa deve averci insegnato e certi errori non vanno più ripetuti. Il principale errore è di sicuro quello di non reagire subito con fermezza decisione su tutto il territorio nazionale».

Mentre chiediamo l’intervento del ministro dell'Interno e della magistratura per perseguire i responsabili di tali azioni, auspichiamo che si ponga ogni impegno da parte delle istituzioni perché l’antifascismo torni a essere un valore assoluto, imprescindibile e non negoziabile della nostra democrazia.

 

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Marta Loi è una giovane mamma di origini cagliaritane che con la moglie Daniela Conte, napoletana, vive ormai da anni a Barcellona.

La storia di Marta e Daniela ha destato molto interesse due anni fa perché il loro figlio Ruben, nato in Spagna, è stato tra i primi bambini italiani di coppie omosessuali unitesi in matrimonio all’estero a essere registrati all’anagrafe di un Comune italiano. Grazie all’intervento del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, Ruben ha avuto la possibilità di accedere ai diritti basilari: passaporto, assistenza familiare, sussidi che lo stato spagnolo garantisce ai bambini e ai loro genitori.

Marta Loi, che si sta per laureare all’Accademia di Belle Arti di Barcellona con una tesi sulla decostruzione dei ruoli di genere, insegna tecnologia nelle scuole medie ed educazione sessuale nella scuola primaria. La contattiamo alcuni giorni dopo l’attentato della Rambla per cogliere lo stato d’animo della cittadinanza.

Marta, come stai vivendo e come sta vivendo la città in questi giorni che seguono l'attentato? Dove ti trovavi alle 17.00 del 18 agosto?

Al momento dell'attacco ero a casa con Daniela e Ruben. Avevamo pensato di uscire quel pomeriggio ma per fortuna alla fine si è fatto tardi e siamo rimaste a casa.

Io sono molto colpita. All' improvviso la vulnerabilità è diventata reale. Sai che una cosa del genere può succedere ma non puoi mai immaginare che succeda a dieci minuti da casa tua in un punto della Rambla che avevamo attraversato solo il giorno prima. La città è ferita ma viva. Ho avuto la sensazione che in parte si voglia rimuovere il dolore. Spero invece che venga metabolizzato.

Credi che ci saranno delle conseguenze dal punto di vista turistico? Credi che la paura possa cambiare le scelte dei turisti o addirittura la stessa vita dei cittadini di Barcellona?

Sugli abitanti di Barcellona posso dirti che non si fermeranno: le loro vite già proseguono. Forse meno spensierati ma parliamo comunque di una città che resiste. Sul turismo non saprei. Non escludo un calo ma poi arriverà comunque la ripresa.

Pensi sia possibile che episodi del genere alimentino anche in città come Barcellona fenomeni di razzismo e islamofobia?

Sì. È possibile purtroppo e sta già succedendo. Sono già apparse scritte sui muri contro la persone musulmane. Barcellona è multietnica ma anche poliedrica per quanto riguarda l'integrazione delle diversità. Nel senso che, essendo densamente popolata, trovi persone molto “aperte” ma anche altre che non lo sono. Bisogna dire però che già venerdì un gruppo fascistoide aveva convocato una manifestazione che gli abitanti di Barcellona hanno dissolto: li hanno cacciati via dalla RamblaC'è veramente di tutto qui. Dobbiamo fare in modo che l'odio non generi altro odio.

Sta girando su Facebook una vignetta che mostra le due reazioni principali che si stanno scatenando: c'è il tipico pazzo ignorante che se la prende con una donna con il velo e una donna che, per evitare l'aggressione, si mette a parlare con lei di altro. È una vignetta esemplificativa del clima umano di Barcellona, oggi.

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