Luca Baldoni, poeta napoletano di nascita e fiorentino d’adozione, è certamente uno dei maggiori specialisti italiani di poesia a tematica omosessuale e la sua antologia Le parole tra gli uomini (Robin, Torino 2012) è un’opera indispensabile per la definizione di un canone della poesia gay italiana dal '900 ai nostri giorni.

Qualche mese fa, per la casa editrice LietoColle, Baldoni ha dato alle stampe una nuova raccolta poetica che si intitola Sale del ricordo: una silloge che, attenendosi a quanto lo stesso autore dichiara nella nota introduttiva, costituiva il primo volume di una trilogia poetica, a cui lo stesso aveva lavorato per dieci anni fino al 2011.

baldoni

Incontriamo, dunque, Luca Baldoni per saperne di più su questa raccolta, in cui il recupero memoriale si esprime attraverso un verso vibrante, asciutto e attento alla registrazione dell’universo fisico ed emotivo dell’autore.

Luca, la memoria è certamente l’elemento cardine ispiratore della silloge. Che ruolo ha il ricordo nella tua riflessione e nella tua elaborazione poetica? Nella nota introduttiva, presentando i tuoi versi, parli di “reperti di una fase conclusa”: cosa intendi?

Sale del ricordo fa parte di una trilogia poetica di cui avevo date alle stampe il primo volume, Territori d’oltremare, nel 2008. Nel complesso l’opera (con una terza parte ancora inedita), vuole restituire la traiettoria di una gioventù engagée e peripatetica. Ognuno di noi nutre verso le “gesta” della propria gioventù un atteggiamento in parte narcisista, ma alla base del mio recupero c’è un’affermazione di Marguerite Yourcenar in cui la scrittrice sottolinea come veniamo alla luce due volte: la prima per volontà e meriti altrui quando nasciamo e la seconda, in un periodo che va grosso modo dall’adolescenza alla prima età adulta, quando abbiamo l’occasione di darci una vita veramente nostra che può esulare da quello che saremmo divenuti per fatalità di condizioni sociali e familiari. Ho voluto esplorare questo passaggio in cui, se si ha fortuna e coraggio, si può tentare di diventare ciò che veramente siamo (o almeno avvicinarvisi). Dunque il ricordo non vuole essere elegiaco o consolatorio ma strumentale alla messa a fuoco di un’autogenesi del sé.

Considero i testi della trilogia “reperti di una fase conclusa” perché penso di aver arato questo campo in maniera esaustiva. Si cresce, si muta, e la nostra attenzione si rivolge altrove. Oggi – salvo imprevisti – non avrei più interesse a scrivere una poesia così soggettiva, realistico-prosaica e militante in senso esplicito. Non la rinnego assolutamente e non disdegno questi tratti se li ravviso in testi altrui. Ma il problema che ormai maggiormente mi assilla è il nostro rapporto miserabile e distruttivo con la natura e l’universo in generale. Per questo nell’ultima raccolta che ho scritto, ancora inedita, l’io è scomparso e i protagonisti sono le piante, gli animali, le costellazioni, il cambiamento climatico, le interazioni tra le varie parti del kosmos dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo.

Dublino, Berlino, la Grecia: queste sono alcune stazioni ben riconoscibili del viaggio “memoriale” che compi all’interno di Sale del ricordo. Se dovessi scegliere, per ciascuno di questi luoghi, un’immagine iconica della tua formazione di giovane omosessuale e di poeta, quale sceglieresti?

Forse più che di immagini iconiche parlerei di atmosfere. Nella Dublino dei primi anni '90 che descrivo iniziava a essere evidente a più livelli il crollo di un regime sociale tradizionale che ha poi portato a una nuova Irlanda, a un Paese che, a differenza dell’Italia, si è pienamente sottratto alla tutela della Chiesa cattolica, ha approvato a larga maggioranza il matrimonio egualitario per via referendaria, e in cui la nomina di un primo ministro gay è stato un non evento. Come ho scritto in una poesia dedicata a Oscar Wilde, in quegli anni “crollavano statue dai piedistalli, ai vecchi pariah/ si rendevano onoranze.”

A Berlino incontrai una realtà ancora più avanzata e radicale. Qui forse c’è un’immagine, o meglio un luogo, simbolicamente centrale, lo Schwules Museum (Museo gay) “che preserva e trasmette/ storia esperienze e sogni/ contributi al vasto mondo/ di una comunità di uomini e di donne/ più volte nel corso della storia/ minacciata di estinzione.” Scoprire che esisteva un’istituzione del genere, e che la città nel suo complesso accoglieva e celebrava l’esperienza Lgbtqi come parte importante della propria identità, fu come vedere uno squarcio di futuro che vorremo fosse facile replicare anche altrove.

A Mykonos – che è l’isola non direttamente nominata ma facilmente riconoscibile della sezione greca – non andavo ovviamente per fare politica. Il binomio era sesso e sole, e il luogo simbolo la straordinaria chiesa di Paraportiani, attrazione turistica e soggetto di infinite cartoline, una colata di calce bianchissima piena di anfratti e di rientranze, affacciata da un lato direttamente sul mare, che al calar della notte diventava magico luogo di cruising e di incontri umani della più svariata natura.

Il tuo libro è anche un libro di formazione sentimentale in versi. Quale esperienza, tra quelle che emergono all’interno dell’opera, ti ha maggiormente “cambiato la vista”?

La raccolta, senza voler cadere in un banale “pensare positivo”, descrive numerose esperienze che, nutrendosi l’una dell’altra, si amplificano in un quadro che in inglese definiremmo di self-empowerment.  È il discorso di Yourcenar che ho citato all’inizio. Ciò detto, l’esperienza cruciale arriva nell’ultima sezione, e si tratta di un drammatico crollo interiore di cui feci esperienza dopo la fine dell’università. Crollo necessario a dare uno spessore, una seconda dimensione, agli slanci, ai narcisismi, all’innato ottimismo e al senso d’onnipotenza dei vent’anni. Semplifico drasticamente, ma tramite quel crollo fui obbligato a prendere contatto con la mia Ombra, col senso del limite e della sofferenza. A questo proposito amo ricordare a me stesso un aforisma shakesperiano tratto dal King Lear, usato da Pavese ne La luna e i falò come dedica alla sua amata Constance Dowling: Ripeness is all (“la maturità è tutto”). Ecco, in questo senso tutta la trilogia ripercorre l’attraversamento di una gioventù in vista di un difficile approdo a un più pieno e sfrangiato senso di sé.  

La tua poesia è - come sempre - anche una poesia consapevole e rivendicativa: dal racconto dell’amore giovanile dublinese alle memorie greche della Diva-chanteuse che “aveva cantato clandestinamente nelle bettole di Atene sotto i Colonnelli”, dal ricordo del Museo di storia gay di Berlino alle passeggiate romantiche e inquiete sull’Isola dei Pavoni. Quanto è importante e quanto è presente, secondo te, la cifra civile e rivendicativa nella poesia contemporanea? 

Ho spesso l’impressione di un atteggiamento supercilioso verso la poesia civile da parte della critica. Lo trovo molto irritante. Nel discorso accademico si tende a sminuire la poesia civile come parola impoverita perché messa al servizio di una causa, e si preferisce rifugiarsi in una concezione aristocratica secondo la quale la poesia sarebbe ipso facto sempre politica, in quanto segno di una rottura epistemologica col pensare maggioritario. In verità i poeti continuano grazie al cielo a scrivere testi apertamente civili senza alcun detrimento della qualità poetica. Per rimanere nel nostro contesto penso all’opera di Franco Buffoni, ormai imprescindibile nel panorama italiano attuale (e non solo poetico). Ma anche a quella di autori della mia generazione come Marco Simonelli o Eleonora Pinzuti, tra i primi ad articolare in Italia una poetica gay e lesbica pienamente contemporanea anche sotto il profilo delle rivendicazioni.

Certamente nell’ultimo decennio abbiamo assistito a una crescita di poesia politica declinata dalla prospettiva dei diritti civili, dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere. Ma si continua anche a scriverne di ottima su temi più “tradizionali”; e qui vorrei citare due altri miei coetanei, Fabiano Alborghetti che nel romanzo in versi Maiser ripercorre una storia di emigrazione italiana verso la Svizzera, e Matteo Fantuzzi col poema corale La stazione di Bologna sull’attentato del 2 agosto 1980. Sono entrambi opere che hanno ricevuto riconoscimenti e attenzione e che dimostrano come il pubblico dei lettori richieda e abbia bisogno di questo tipo di riflessione.

Infine, l’ultima sezione, Il mio custode, è senza dubbio la più drammatica e “atemporale”. Quale è il demone che, nel mondo contemporaneo, incombe - sotto le mentite spoglie del custode - nella vita di un intellettuale dichiaratamente omosessuale?

Capisco il senso della tua domanda – e potrei rispondervi – ma percepisco anche un minimo fraintendimento. Non c’è dubbio che nella crisi della sezione finale possano essere fatte rientrare esperienze traumatiche comuni alla crescita di molti omosessuali. Ma non è questo che tematizzo. Le poesie rappresentano un succedersi di crolli, di incubi vissuti a occhi aperti, di prepotenti somatizzazioni, una sintomatologia enigmatica e sovradeterminata di natura segnatamente psichica. Il lessico e l’immaginario cambiano – sono, come dici tu, più “atemporali”, quasi araldici – e segnalano qualcosa che va al di là di tutto ciò di cui si è fatta esperienza prima. Ma insieme al dramma interiore cerco anche di esprimere la consapevolezza del carattere necessario, e forse nel futuro fruttuoso, di questa fase.

Per questo ho intitolato la sezione Il mio custode, non in senso ironico o straniante, ma perché chiunque sia in cerca di se stesso deve accogliere il carattere ultimamente salvifico delle più improbabili discese agli inferi. L’Ombra, per quanto imprevedibile e dolorosa, ci salva dall’unilateralità, dall’egotismo e dalla piattezza. Paradossalmente, può agire come il nostro miglior custode.     

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L’aveva annunciato la scorsa settimana e oggi ha concretato la sua promessa. A Palazzo Vecchio il sindaco di Firenze Dario Nardella ha proceduto, nel pomeriggio, alla firma degli atti relativi al riconoscimento del secondo genitore di bambini nati in una famiglia ‘arcobaleno’, cioè formata da due persone dello stesso sesso.

Si tratta di quattro iscrizioni anagrafiche di bimbi nati in Italia e registrati quali figli di due mamme e della trascrizione d’un atto di nascita estero di un bambino quale figlio di due papà sulla base di una sentenza della Corte superiore di giustizia di Toronto.

«Questo è un tema reale - ha sottolineato il sindaco Nardella durante l'incontro con le famiglie, che si è svolto alla presenza dell'assessora alle Pari opportunità Sara Funaro e dell'assessore all'Anagrafe Federico Gianassi - sul quale la legge italiana non ha dato ancora strumenti certi su come intervenire. Il sindaco può assumersi responsabilità senza violare la legge ma cercando di coniugare il rispetto delle norme con i diritti di questi bambini.

Ho fatto di tutto per rimanere nei confini della legge ma allo stesso tempo per dare loro la possibilità di vivere come tutti gli altri bambini, all'interno della loro famiglia. Guardiamo a questi piccoli con comprensione, affetto e senso di responsabilità. Questi sono atti che non si fanno per una battaglia politica ma riguardano temi delicati e profondi che mi auguro la legge possa disciplinare presto, così da consentire a noi sindaci di muoverci con più tranquillità».

Plauso è stato espresso da Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che, presente a Torino a un incontro ufficiale con la sindaca Chiara Appendino, ha detto: «Ringraziamo il sindaco e l'amministrazione per questo importante atto che dà pieno riconoscimento alle nostre famiglie, nel rispetto della legge italian e nel solco di sentenze e decisioni analoghe di altri Comuni che già hanno messo in chiaro come il principio guida da seguire sia l'interesse dei minori.

Lo Stato, grazie al sindaco, ora riconosce quello che i nostri figli e la società già sanno: le famiglie arcobaleno nel nostro Paese esistono e vanno tutelate». Non si contano oramai più i sindaci che stanno riconoscendo i bimbi arcobaleno.

Ieri è stata la volta di Francavilla a Mare e nuovamente a Bologna.

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Il Comune di Firenze nega il patrocinio al Toscana Pride ma dice sì alla registrazione anagrafica dei figli di coppie omosessuali col riconoscimento della doppia genitorialità riconoscimento dei figli delle coppie omosessuali. Ad annunciarlo il sindaco Dario Nardella a margine del congresso della Uil regionale a Palazzo Vecchio.

«Credo che questo atto, come quello di molti altri colleghi sindaci, sia il segno di riconoscere prima di tutto di attenzione verso le persone – ha detto il primo cittadino di Firenze –, perché la realtà della società civile ci pone davanti responsabilità dalle quali non possiamo scappare».

Dopo aver raccontato di aver ricevuto negli scorsi giorni «lettere molto significative e toccanti di coppie omosessuali che hanno figli e che chiedono il loro riconoscimento», Nardella ha aggiunto: «Visto che io credo che la nostra attenzione debba essere prima di tutto rivolta a questi bambini, mi sono convinto a procedere già a partire da oggi al riconoscimento dei figli di coppie omosessuali attraverso la trascrizione nei registri dell'anagrafe con l'indicazione di tutti e due i genitori, qualunque sia il tipo di pronuncia giudiziaria alla base. Ovvero qualunque sia il giudice, italiano o straniero».

Il sindaco, pur avendo trovato «davvero inaccettabili le parole del ministro Fontana e anche curiosa la precisazione in merito al fatto che il tema trattato non facesse parte del contratto di governo”, ha però precisato che la sua scelta non è stata comunque condizionata da quelle parole. «Credo – ha aggiunto- che sia semplicemente una coincidenza, non mi sono mai sognato di decidere l'iscrizione in risposta al ministro Fontana. Non do cosi tanta importanza al ministro Fontana».

Ha quindi comunicato la sua decisione via Twitter: «Ho deciso di firmare per il Comune di Firenze la trascrizione nei registri dell'anagrafe dei figli di coppie omosessuali. Rispondiamo alle ideologie con la concretezza dei fatti, proprio come accaduto con la nostra legge sulle unioni civili. I diritti delle persone prima di tutto».

Sul mancato patrocinio al Toscana Pride Anna Paola Concia, assessora al turismo di Firenze, preferisce non parlare spostando l'attenzione sulle dichiarazioni odierne di Nardella. «Non commento. Io andrò al Pride - ha dichiarato - ma certo il riconoscimento dei figli di coppie omosessuali da parte del Comune annunciato oggi dal sindaco è una notizia molto positiva».

Spera, invece, in un ripensamento di Palazzo Vecchio sulla questione del patrocinio Paola Galgani, segretaria della Camera del Lavoro di Firenze. «Apprezziamo le dichiarazioni del sindaco - ha affermato -. Ora aspettiamo gli atti concreti che devono seguire. Perché i diritti o sono per tutti o non sono. E la famiglia è quella in cui ci si vuole bene: con questa convinzione come Cgil Firenze saremo il 16 giugno a Siena al Toscana Pride.

Ora ci auguriamo che Palazzo Vecchio ci ripensi e riconosca il patrocinio del Comune al Toscana Pride».

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Per il quarto anno consecutivo l’assemblea consiliare di Palazzo Vecchio ha respinto, il 4 giugno, la richiesta di patrocinio comunale sottoscritta da Articolo 1 - Movimento Democratico e Progressista, Firenze Riparte da Sinistra, Movimento Cinque Stelle, La Firenze Viva. A votare ancora una volta contro il Pd col sostegno di Forza Italia e Fratelli d’Italia.

Per saperne di più, abbiamo raggiunto telefonicamente Tommaso Grassi, capogruppo consiliare di Firenze Riparte a Sinistra, formato da Sinistra italiana, Firenze a sinistra, Rifondazione Comunista.

Consigliere Grassi, come valuta l’esito della votazione del 4 giugno?

È Una scelta priva di qualunque senso politico. Il Pd, mentre al Governo un Ministro si permette di parlare di normalità contro la 'diversità' di chi vorrebbe sposarsi e creare una famiglia crescendo dei figli, non trova altro da fare che opporsi per il quarto anno consecutivo a chi, come noi, ha proposto che al prossimo Toscana Pride fosse concesso il patrocinio del Comune di Firenze.

Che cosa è successo a Palazzo Vecchio?

L’altroieri in Consiglio comunale è andata in scena la peggiore politica che potessimo aspettarci dalla maggioranza. Un Pd, con qualche pregevole distinguo ma inutile ai fini dell'esito, che, da una parte, vota contro il nostro atto rivendicando di aver fatto già tanto in Parlamento per i diritti – ma certo non troppo diciamo noi – per le unioni civili, dall’altra attacca il M5s che, dopo aver definito come poca cosa la legge Cirinnà, si sarebbe apprestato a votare la fiducia a un Governo dove il Ministro Fontana è il peggior profilo politico che potesse esser scelto per occuparsi dei diritti delle famiglie. Ministro che – e questo è innegabile –  ha già dato prova di ottusità e di voler imprimere una regressione in materia di diritti.

Fra l’altro le consigliere del M5s hanno votato a favore della concessione del patrocinio…

Sì, ma hanno votato come se fossero altra cosa e altro movimento rispetto al livello romano. Rivendicando come un vanto il patrocinio concesso da molti Comuni a guida grillina, hanno in realtà fatto questo per attaccare il Pd fiorentino. Ieri, nessuno escluso, avremmo avuto l'opportunità di mandare da Firenze un messaggio chiaro e determinante al Governo: non un passo indietro sui diritti. Un atto per dire che non accettiamo la politica di Fontana, che è lontana anni luce dal sentire della cittadinanza. Un atto per dire che il prossimo Pride sarebbe stato il primo appuntamento per arginare questa pericolosa e bigotta deriva che vorrebbe togliere diritti alle coppie omosessuali e cancellare dal vocabolario della politica le famiglie arcobaleno.

Nel suo intervento ha fatto riferimento, in particolare, a qualche dichiarazione sulla questione Fontana, tra le tante che sono state rilasciate

Sì, ho citato l’onorevole Brambilla che, pur essendo anni luce lontana dal mio pensiero politico, ha avuto parole sagge e intelligenti per dire che il ministro e questo Governo sta sbagliando di grosso. «Il ministro Fontana si deve occupare delle famiglie arcobaleno, è il ministro della Famiglia. Che cosa sia una famiglia non ce lo dicono le parole. La famiglia è lì dove c'è amore e si crescono i figli e che ci sono diritti garantiti dalla legge  che vanno salvaguardati, senza riserve». Sono le parole della deputata forzista ma le faccio mie, perché i diritti sono un fatto di civiltà e di crescita della società: non devono essere certo un campo di scontro politico che risenta delle divisioni partitiche.

E Nardella?

Sarebbe proprio il caso di sapere se la scelta di bocciare l'atto da parte della maggioranza targata Pd sia arrivata direttamente dal sindaco Nardella, che ha nella sua Giunta chi queste battaglie le ha condotte in prima fila e per anni durante il Governo Berlusconi. Parlo dell'assessora Anna Paola Concia, troppo spesso in silenzio quando si parla di questi temi nelle aule dove fa l'assessora.

Capisco che, dopo le ultime uscite pubbliche di Nardella annuncianti un nuovo assessore – quando non lo potrebbe nominare avendo già riempito tutte le caselle –, le poltrone siano precarie per ogni componente della sua Giunta. Ma uno scatto di orgoglio su un tema, su cui ha speso tanto impegno, me lo sarei senza dubbio aspettato. Anche perché non va dimenticato che all'ultima Assemblea nazionale del Pd è stato votato all'unanimità un documento che impegna sindaci e politici del partito ad aderire convintamente ai Pride: che cosa è successo? Un dietrofront o un cortocircuito davvero inspiegabile alla cittadinanza?

Un Pd, quello fiorentino, che ricalca, insomma, posizioni di destra?

La lotta nelle prossime settimane, mesi e anni – se questo governo andrà avanti – sarà ancor più dura del passato. Il rischio reale è quello di andare indietro, di corrodere diritti conquistati e dover rinunciare quanto permetterebbe il matrimonio egualitario e l'accesso alle adozioni da parte di coppie omosessuali come quelle etero. Tra pochi giorni mi sposerò. Non riesco a capire come possa esistere qualcuno che non vuol permettere a chiunque di godere di una così gran gioia e di poter formare una famiglia vera e piena. E di godere, così, d’avere diritti e doveri uguali a tutte e tutti. Avremmo pensato che Firenze fosse senza dubbio al fianco di chi viene definito da un ministro della Repubblica non normale. Che fosse pronta a condannare chi si crede eroe nel difendere la famiglia di un uomo e una donna, per il quale esiste una mamma e un babbo, ritenendo che due mamme o due babbi non siano in grado di dare e ricevere lo stesso amore dai figli.

Purtroppo così facendo il Pd, che certo e per fortuna non ha le posizioni della Lega e del ministro Fontana, non rimarca le distanze e dà maggior spazio a quella parte del partito che, nello scorso mandato, ha chiesto e ottenenuto lo stralcio della stepchild adoption.

Lei e il suo gruppo consiliare cosa farete adesso in tema di diritti?

Non rinunceremo mai a darci per vinti sul terreno dei diritti e saremo sempre presenti alle iniziative delle associazioni, delle organizzazioni e dei singoli che vogliono andare avanti in questo difficile cammino verso il riconoscimento di diritti pieni e completi. Porteremo, quindi, le proposte e i casi dentro le istituzioni.

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In mattinata Mika ha ricevuto a Palazzo Vecchio dal sindaco Dario Nardella l’onorificenza delle chiavi della città di Firenze.

Al termine della cerimonia la popstar, nel rispondere alle domande dei giornalisti, ha parlato del cambiamento del finale della Carmen di Bizet, del desiderio di poter cantare nella Cappella Brancacci e della conduzione del festival di Sanremo, per il quale si è detto non ancora pronto. Si è poi espresso sulla questione delle adozioni da parte di coppie dello stesso sesso a seguito d’una domanda sull’eventuale introduzione d’una specifica norma in Italia.

«Quando una persona dice: Ti amo, voglio passare la mia vita con te, se noi diciamo di no, o se noi blocchiamo tutte le altre conseguenze di questo patto, il no può provocare solamente conseguenze negative». Quindi ha proseguito: «Invece se diciamo sì, possiamo provocare solo cose belle. L'amore si provoca con l'amore e la tolleranza. L'intolleranza, l'odio e anche la violenza si provoca solamente con il no e l'intolleranza. La matematica di questo principio è abbastanza chiara. Però ci vuole un po' di tempo». Per il cantante dunque occorre fare «tutto quello che può aiutare a incoraggiare questa idea che è l'investimento tra una persona l'altra: una donna e un uomo, due donne, due  uomini non importa».

Sull’argomento si è anche espresso in giornata Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, al programma KlausCondicio di Klaus Davi

«Considero molto probabile - così ha dichiarato - che il centrodestra non consentirà le adozioni per i gay se dovesse andare al governo. Io mi sono battuto contro la stepchild adoption. Sono favorevole alla regolamentazione della convivenza fra persone dello stesso sesso su alcuni piani, come il patrimonio, la casa. Sono stato perplesso anche sulla legge per le unioni civili perché penso che ci fossero già contenuti elementi sufficienti nella vecchia legge. Una cosa è sicura: sulle adozioni tutto il centrodestra è contrario».

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Ricorre quest’anno il decimo anniversario di fondazione di Avvocatura per i Diritti Lgbti – Rete Lenford. Un’associazione che, grazie alla visione pioneristica e lungimirante di Antonio Rotelli, Francesco Bilotta e Saveria Ricci, ha contribuito all’ottenimento d’importanti traguardi per le persone lesbiche, gay, bisessuali, transessuali e intersessuali in Italia. Un’associazione che, anche grazie all'oculata presidenza di Maria Grazia Sangalli, è altresì cresciuta a vista d’occhio (al momento sono circa 180, tra soci e aderenti, i componenti) imponendosi per la propria autorevolezza sullo scenario giuridico nazionale soprattutto nel contrasto alle dicriminazioni.

Il 1° dicembre Rete Lenford celebrerà i primi due lustri di attività col convegno Dieci anni di avvocatura Lgbti. Le conquiste e le prospetttive. Sede dell’incontro Palazzo Vecchio a Firenze, laddove, cioè, nacque l’associazione prima che la sede operativa fosse trasferita a Bergamo nel 2009.

Ad aprire i lavori convegnistici Francesco Bilotta, ricercatore di Diritto privato presso l’Università di Udine, che terrà una laudatio in memoriam di Stefano Rodotà. Cinque i relatori, i cui interventi di natura squisitamente giuridica saranno preceduti dalla testimonianza di chi s’è pubblicamente impegnato nello specifico ambito di volta in volta trattato: Claudio Rossi Marcelli introdurrà la relazione di Susanna Lollini, Camilla Vivian quella di Maria Acierno, Ivan Cotroneo quella di Antonio Rotelli, Lyas Laamari quella di Cristina Franchini e Diego Passoni di quella di Luciana Goisis.

Sul significato di un tale convegno, patrocinato dal Comune di Firenze, dalla Regione Toscana e dall’Università degli studi di Udine, così s’è espresso ai nostri microfoni il penalista Stefano Chinotti, coordinatore del comitato scientifico dell’associazione: «Il decennale dalla fondazione di Avvocatura per i Diritti Lgbti – Rete Lenford costituirà senza dubbio un’occasione per celebrare i risultati che si è riusciti a raggiungere in questi dieci anni ma anche un momento di riflessione su quello che ancora manca.

Le legge sulle unioni civili ha certamente contribuito a riconoscere visibilità a una realtà, quella delle coppie omoaffettive, fino ad allora, di fatto, ignorata dal legislatore ma anche da ampi settori della società civile. Resta ancora molto da fare in tema di riconoscimento dell’omogenitorialità e della lotta contro i crimini d’odio. Il nostro obiettivo primario resta sempre e comunque quello del matrimonio egualitario.

Al convegno di Firenze si parlerà, dunque, di questi argomenti in una prospettiva più orientata sul da farsi piuttosto che sul già fatto».

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