Ospite da Massimo Giletti a Non è l’Arena, Vladimir Luxuria è tornata a parlare della sua partecipazione alla puntata di Alla lavagna! del 19 gennaio.

A confrontarsi con lei Daniela Santanchè, deputata di Fratelli d’Italia, una delle prime ad attaccare l’artista transgender con un tweet dopo che Il Giornale, a distanza di due giorni dalla messa in onda della trasmissione su Rai3, aveva titolato: In Rai Luxuria spiega ai bimbi come si diventa transessuali.

Tweet, fra l’altro, contenente una palese falsità (che la puntata fosse, cioè, andata in onda in fascia protetta quando, invece, è stata trasmessa in seconda serata), subito rimarcata da Luxuria che ha dichiarato: «Segno che lei non aveva affatto visto la trasmissione ma che era unicamente mossa da pregiudizi».

L’ex parlamentare ha ribadito con pacatezza e fermezza non solo come i genitori dei bambini fossero stati preventivamente informati dell’argomento e avessero dato il consenso ma  come lei non abbia mai dato «lezioni per diventare transessuale tanto che non ho mai usato una tale parola», avendo trattato il tema del bullismo.

Sostenuta dall'ex ministra Nunzia De Girolamo, dallo psichiatra Paolo Crepet e dal giornalista Antonio Caprarica (quest’ultimo in collegamento), Luxuria è stata investita dal vociare concitato, e spesso urlato, della deputatata di Fratelli d’Italia, incapace di addurre argomenti confutatori e in visibile difficoltà.

Atteggiamento, questo, che costringendo più volte gli ospiti a non poter concludere i propri interventi, è stato stigmatizzato come «gladiatorio» da Crepet mentre Caprarica è arrivato a definire Santanchè «Spartaco. La prossima volta bisogna organizzare una puntata di due ore dove sia invitata a parlare solo lei».

Applausi in sala, invece, quando Luxuria ha detto: «Ha ragione. Donne si nasce, signore si diventa. E lei sta dimostrando di non esserlo in questo momento». Risposta immediata alla deputata, che le aveva chiesto perché avesse ancora «il pene. I maschi, infatti, nascono con il pene, le femmine nascono con la vagina»O come quando ha affermato: «I bambini non nascono omofobi: l'omofobia gliel'insegnano adulti come Daniela Santanchè».

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«Non ho fatto alcuna lezione su come si diventa trans perché, anzi, ho cercato di spiegare che si nasce gay o trans. Ho parlato soprattuto di bullismo. Ma queste polemiche dimostrano che i bambini sono molto più avanti di certi adulti.

Questo programma è stata una delle cose più belle che ho fatto nella mia vita. I bambini erano vigili, curiosi, attenti e pieni di domande. E io, come faccio anche nella vita quotidiana, ho risposto a tutto, sempre con tatto e credo con intelligenza. Anche perché, se non si danno risposte ai bambini, loro ti guardano con diffidenza e cercano risposte altrove, magari sul web, dove possono trovare risposte non proprio raccomandabili».

Così Vladimir Luxuria ha commentato le polemiche scatenate oggi da Libero e Il Giornale a seguito della puntata di Alla lavagna!, che l'ha vista protagonista sabato sera su Rai3. Puntata, che, fra l’altro, è stata trasmessa, a differenza delle altre, in seconda serata

Al riguardo l’artista ha dichiarato: «Speravo che fosse sufficiente lo spostamento della puntata dalle 20.20 alle 22.25. Ma per alcuni non è bastato. Però io sono ottimista, perché se i bambini con cui ho parlato sono il futuro, forse posso sperare in mondo migliore». Senza dimenticare, come sottolineato dalla stessa ex parlamentare, che «tutti i genitori dei bambini presenti in trasmissione avevano dato il consenso alla puntata con me e alla fine si sono complimentati per come era andata». 

Ma ciò, anziché placare gli animi, li ha rinfocolati.

Da Tiramani a Pillon: la Lega contro Vladimir Luxuria 

A dare fuoco alle polveri, in tarda mattinata, il deputato Paolo Tiramani, capogruppo della Lega in Vigilanza Rai, che ha dichiarato: «Lezioni di transgenderismo a bambini di appena 10 anni? Inaccettabile. Ancor di più se questo accade nel corso di una trasmissione televisiva, andata in onda su Rai3, i cui protagonisti sono giovanissimi alunni ed a spiegare temi come l'omosessualità e il cambio di sesso è una mancata soubrette, la cui vita personale dovrebbe restare tale.

Stiamo parlando di argomenti di una tale complessità che non possono essere trattati in maniera così leggera con piccoli ragazzi all'interno di un programma televisivo. Ogni bambino ha, giustamente, i propri tempi e non può essere forzato ad affrontare argomenti non appropriati per la propria età e dei quali non si sente pronto».

Quindi la conclusione: «Quanto trasmesso nel corso della puntata Alla lavagna! è quindi inaccettabile. Non solo è da rivedere la scelta, a mio avviso sbagliatissima, degli autori ma come Lega ci informeremo su quanto ammonta il compenso destinato a Vladimir Luxuria per questa puntata a dir poco surreale».

Gli ha fatto eco, nel primo pomeriggio, l’omologa di partito Barbara Saltamartini, che ha affermato: «Le lezioni di ai ragazzi su come diventare trans sono una vergogna, soprattutto quando a veicolarle è la televisione pubblica. Quanto andato in onda su Rai3 durante la puntata Alla lavagna!, rappresenta il peggio che la tv pubblica possa esprimere. Non si può giocare con le giovani menti di bambini che stanno iniziando a sviluppare la propria sessualita».

Per il senatore gandolfiniano Simone Pillon (anche lui della Lega) si è trattata di una «vergognosa lezione gender a una classe di bambini. Vladimir Luxuria vada a raccontare le 'favole dell'uccello' da qualche altra parte, sicuramente non a una scuola con ragazzini minorenni, davanti alle telecamere Rai.

Si è trattato di una vergognosa forma di indottrinamento, senza alcun contraddittorio. Questo non può lasciarci indifferenti: presenteremo un'interrogazione parlamentare in commissione Vigilanza Rai, per verificare come sono stati coinvolti i minori e se le loro famiglie siano state avvertite al riguardo».

Spadafora in difesa di Luxuria: «Surreale è continuare ad avere atteggiamenti omofobi»

Ma in difesa di Vladimir Luxuria, vittima di attacchi «del tutto fuori luogo", si è espresso con un lungo post su Facebook Vincenzo Spadafora.

«L'unica cosa che trovo a dir poco surreale - ha spiegato il sottosegretario alle presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili - è continuare ad avere atteggiamenti omofobi e culturalmente regrediti, che non tengono conto della realtà e del rispetto dei diritti di tutti.

Penso che la Rai abbia fatto molto bene e che occasioni del genere vadano sostenute dato che nelle nostre scuole - a differenza di quanto avviene negli altri Paesi Europei - sono sempre più rare lezioni sull’affettività o sull’accettazione di se stessi e che, purtroppo, non siano rari i casi di bullismo, proprio nei confronti di chi viene etichettato come ‘diverso’. 

Di questi temi, invece, ci accorgiamo solo quando a parlarcene è la cronaca nera, quando giovanissime vittime di bullismo compiono gesti estremi. Ben vengano quindi occasioni come questa, dove il Servizio Pubblico si occupa di colmare questo vulnus di civiltà

Ho incontrato negli anni migliaia di bambini e di ragazzi in giro per l’Italia e so quanto affrontino questi temi tra di loro e siano naturalmente inclini al rispetto delle diversità più di molti adulti. E proprio le reazioni dei bambini durante la trasmissione dovrebbero farci riflettere su quanto la realtà sia molto più avanti di certa politica». 

Le senatrici M5s Donno, Guidolin, Maiorino e Montevecchi: «I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti»

Netta distanza dalle dichiarazioni degli alleati di governo è stata anche espressa dalle senatrici pentastellate Daniela Donno, Barbara Guidolin, Alessandra Maiorino, Michela Montevecchi, componenti della Commissione Diritti Umani di Palazzo Madama, che hanno dichiarato in una nota congiunta: «La vera regressione è non parlare dell'accettazione di sé stessi e continuare a nascondere la realtà. Il fatto che il servizio pubblico dia spazio a tematiche sociali, dell'omofobia, della disforia di genere è un ottimo segnale, soprattutto per combattere piaghe come quella del bullismo che nascono proprio dalla mancata accettazione di chi viene percepito come più debole e facilmente attaccabile. Ma non è così e deve essere ben chiaro a tutti.

È necessario combattere senza se e senza ma questo genere di approccio culturale. I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti. La conoscenza è l'unico modo per combattere l'ignoranza, è l'unico modo per crescere ragazzi sani e senza paure del tutto infondate. Siamo una società evoluta, i tempi dei pregiudizi oscurantisti e dei dogmi sono fortunatamente lontani».

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Mantenimento della supremazia dell’America Latina (con eventuale accoglienza di basi statunitensi in Brasile per contrastare la crescente presenza russa in Venezuela), controllo delle ong, sfruttamento agricolo dell’area amazzonica a favore dei proprietari terrieri e a danno delle popolazioni indigene (la demarcazione dei cui territori è stata sottratta alla gestione della Fundaçao Nacional do Índio), riaffermato occidentalismo.

E su tutto l’ossessione rossa con l’annunciato licenziamento di 300 dipendenti contrattisti con idee di sinistra dalla Casa Civil. Perché, come detto, il 1° gennaio, da Jair Messias Bolsonaro nel discorso d’insediamento quale presidente del Brasile, la bandiera giallo-verde «non sarà mai rossa».

Ma le prime prese di posizione del governo dell’ex militare di estrema destra non sarebbero pienamente comprensibili se sganciate da quell’alveo di ostentata religiosità cristiana, di cui il neopresidente ha dato subito prova al termine del suo discorso del 1° gennaio: «Il Brasile sopra tutto, Dio sopra tutti».

Cattolico per tradizione familiare, Bolsonaro deve la vittoria elettorale anche all’appoggio entusiasta delle comunità protestanti. Sua moglie, Michelle de Paula Firmo Reinaldo, è una fervente evangelicale. Non a caso, dunque, il ministero della Donna, della Famiglia e dei Diritti Civili è andato a una predicatrice evangelicale quale Damares Regina Alves, che nel suo primo discorso ufficiale ha ribadito che «lo Stato è laico» ma che lei è «terribilmente cristiana».

Classe 1954 e avvocata, Alves, che è stata pastora della Chiesa Universale dell’Evangelo Quadrangolare (denominazione cristiano-evangelicale d’indirizzo pentecostale) e della Chiesa Battista da Lagoinha (megacomunità evangelicale di Belo Horizonte dall’indirizzo battista-carismatico), ebbe fra l’altro a dire nel 2016: «È giunta l’ora che la Chiesa annunci il nostro avvento. È giunta l’ora che la Chiesa governi».

Ma è proprio sulla riforma del ministero e sulla scelta della titolare che si è innescata una polemica sui social, che non accenna a placarsi. Polemica soprattutto sollevata da persone Lgbti e componenti delle associazioni in ragione, anzitutto, della cancellazione dello specifico diparimentimento loro dedicato

La Misura Provvisoria 870/219, pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 2 gennaio, con riferimento al ministero affidato a Damares Alves non fa più menzione, come in precedenza, delle persone Lgbti nell’ambito della promozione e tutela dei diritti umani.

Il testo, infatti, enumera specificamente i diritti «delle donne, della famiglia, dei bambini e degli adolescenti, dei giovani, degli anziani, delle persone disabili, dei neri, delle minoranze etniche e sociali, degli indios». In riferimento a questi ultimi è anche incluso «il monitoraggio delle azioni sanitarie adottate a favore delle comunità indigene, ferma restando la competenza del ministero dell'Agricoltura, Zootecnia e Alimentazione». Le persone Lgbti potrebbero forse ricadere all'interno della voce minoranze etniche e sociali.  

La struttura di base del ministero sarà così formata: I) Segreteria nazionale delle politiche per le donne; II) Segreteria nazionale della famiglia; III) Segreteria nazionale per i diritti di bambini e adolescenti; IV) Segreteria nazionale della gioventù; V) Segreteria nazionale per la protezione globale; VI) Segretariato nazionale delle politiche per la promozione dell'uguaglianza razziale; VII) Segretariato nazionale per i diritti delle persone con disabilità; VIII) Segretariato nazionale per la promozione e la difesa dei diritti della persona anziana; IX) il Consiglio nazionale per la promozione dell'uguaglianza razziale; X) Consiglio nazionale per i diritti umani; XI) Consiglio nazionale per combattere la discriminazione; XII) il Consiglio nazionale per i diritti di bambini e adolescenti; XIII) Consiglio nazionale per i diritti delle persone con disabilità; XIV) Consiglio nazionale per i diritti degli anziani; XV) Comitato nazionale per prevenire e combattere la tortura; XVI ) Meccanismo nazionale per prevenire e combattere la tortura; XVII) Consiglio nazionale dei popoli e delle comunità tradizionali; XVIII) Consiglio nazionale della politica indiana; XIX) il Consiglio nazionale per i diritti della donna; XX) Consiglio nazionale della gioventù.

Le politiche per i diritti delle persone Lgbti saranno dunque trattate dal Consiglio nazionale per la lotta alla discriminazione. Assistenza alle stesse potrebbero essere anche fornite dalla Segreteria nazionale della Famiglia e dalla Segreteria nazionale della Protezione globale. Fra l’altro la ministra Alves ha ribadito come sarà compito del suo dicastero la tutela dei diritti delle persone Lgbti. Alla stampa ha rilasciato inoltre le seguenti affermazioni: «Le rivendicazioni delle persone Lgbti sono molto delicate, ma i miei rapporti con le associazioni Lbti sono molto buoni. È possibile avere un governo di pace tra il movimento conservatore, il movimento Lgbti e gli altri movimenti». Ha infine ribadito come non ci sia alcuna volontà di ripensamento sul matrimonio tra persone dello stesso sesso, che in Brasile è legale in Brasile dal 2013.

Sulle sincere intenzioni di Damares Alves si era già espresso, in dicembre, Toni Reis, fondatore, ex presidente e attuale consigliere all’Educazione dell'Associação Brasileira de Gays, Lésbicas, Bissexuais, Travestis, Transexuais e Intersexos (Abglt), ricordando come la predicatrice sia sia sempre impegnata nel combattere la violenza contro la collettività Lgbti e nel promuovere una migliore integrazione professionale delle persone transgender.

Secondo la Liga Brasileira de Lésbicas (Lbl) resta comunque «impossibile avviare un dialogo con i sostenitori dell'esistenza della cosiddetta "teoria del gender", che mette in discussione dibattiti e diritti duramente vinto grazie alle nostre lotte sociali». 

Già perché Damares Alves, oltre a essere fieramente antiabortista e critica del femminismo, è, al pari di Bolsonaro, ossessionata dalla gender theory. Ossessione che le ha fatto compiere, il 2 gennaio, uno scivolone non da poco. Al termine del discorso d’insediamento al ministero Alves, tra le acclamazioni dell’entourage, ha infatti gridato: «Attenzione, attenzione! Inizia una nuova era in Brasile: il bambino veste d’azzurro e la bambina veste di rosa».

La circolazione immediata in rete di un video con tali dichiarazioni ha suscitato immancabilmente un’ondata di reazioni e commenti ironici. Personalità del mondo della cultura e dello spettacolo, da Fábio Assunção a Caetano Veloso, da Letícia Spiller a Monica Iozzi, hanno pubblicato foto in cui gli uomini posano con abbigliamento in rosa e le donne in blu. 

Sui social è nato il movimento Cor não tem gênero (Il genere non ha colore) con relativo hastag, mentre oggi si è tenuta sulla spiaggia di Copacabana la «Manifestazione delle donne in blu, degli uomini in rosa o nei colori che si preferisce». 

La ministra è stata costretta, il 4 gennaio, a fornire spiegazioni, dicendo che le sue dichiarazioni erano una «metafora contro la teoria del gender», cui il presidente Bolsonaro è molto ostile, ma che «i ragazzi e le ragazze possono vestirsi in blu, in rosa, in tutti i colori, come meglio preferiscono».

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Il 1° novembre per l’insigne studiosa tudette Fabiola Bernardini dovrebbe iniziare il nuovo impiego presso il locale Servizio Urbanistica, cui è stata trasferita dopo la rimozione da direttrice della Biblioteca comunale Lorenzo Leoni

Trasferimento che, disposto con delibera di Giunta n. 157 del 24 maggio 2018 riguardante il “nuovo assetto organizzativo della macrostruttura dell’ente”, è stato annunciato nell’ambito d’una rotazione di 22 impiegati su 100 con motivazioni diverse: irregolarità, utilizzo dei permessi ex lege n. 104 del 1992 per le ferie, richiesta di trasferimento ad altre mansioni. 

Ma, come già rilevato il 14 giugno dalla senatrice Loredana De Petris nell’interrogazione parlamentare ai ministri dell'Istruzione (Marco Bussetti), della Pubblica amministrazione (Giulia Bongiorno) e dell'Interno (Matteo Salvini), Fabiola Bernardini non ha mai «commesso alcuna irregolarità né espresso la volontà di essere trasferita». Motivo per cui la parlamentare LeU aveva osservato: «Le motivazioni alla base della scelta dell'amministrazione di Todi sembrano dunque meramente di carattere punitivo». 

Bernardini non solo ha infatti partecipato alla Festa delle Famiglie Arcobaleno, tenutasi il 6 maggio a Todi tra il disappunto e lo sconcerto di CasaPound (un cui componente, Andrea Nulli, siede in Consiglio comunale), ma si è anche rifiutata di redigere un catalogo di libri per bambini e ragazzi a “tematica omogenitoriale, omosessuale, transessuale".

Richiesta, questa, susseguente alle Direttive emanate dagli assessori tuderti alla Famiglia e alla Cultura Alessia Marta e Claudio Ranchicchio, che sembrano ossessionati, al pari dell’intera amministrazione locale retta dal forzista Antonio Ruggiano, dall’ideologia gender per quanto inesistente.

A seguito della rimozione è stata lanciato in giugno sui social l’hastag #IoStoConFabiola

Hastag che un gruppo d’utenti della Biblioteca comunale ha voluto tradurre in fatti concreti organizzando, sabato, scorso un flah-mob sulla scalinata della chiesa di San Fortunato scegliendo come slogan la celebre frase di Tina Anselmi: «Capii allora che per cambiare il mondo bisogna esserci».

All’ombra del monumentale tempio gotico, che ospita le spoglie del poeta Jacopone da Todi, oltre 200 persone si sono raccolte, alle 15:45, recando tra le mani un libro

Una sorta di lungo cordone a tutela della biblioteca e della sua direttrice, grazie al cui impegno, nel maggio 2018, Mibact, Cepell e Anci hanno riconosciuto a Todi la qualifica di Città che legge, attribuito finora a soli 147 Comuni italiani.

Una reazione indignata a chi vorrebbe rispolverare un index librorum prohibitorum di cafariana memoria e, perciò, tacitare la voce ferma di una donna, intellettuale, professionista, che vanta competenze in biblioteconomia, archivistica, diplomatica, lingua latina.

Competenze, grazie alla quale, non solo si è fatta apprezzare da medievisti di fama internazionale e, in particolare, da quei presuli ed ecclesiastici italiani che si occupano di storia del francescanesimo. Ma ha portato ai massimi livelli un istituto culturale come la Biblioteca Lorenzo Leoni, che annovera, tra le oltre 10.000 unità, preziosi codici miniati, incunaboli, cinquecentine nonché manoscritti autografi come quelli del filosofo scolastico Matteo d'Acquasparta.

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Con 47 voti favorevoli (nessuno contrario o astenuto) è stata rinviata in Commissione Affari istituzionali (II) del Consiglio regionale della Lombardia la discussione sulla cosiddetta mozione anti-gender che, presentata da Giacomo Basaglia Cosentino (Lista Fontana presidente), è finalizzata a impegnare la Giunta «ad attivarsi affinché nella modulistica regionale, ivi compresa quella relativa alle funzioni sanitarie e sociali, per definire i genitori, ovvero il padre e la madre, non siano utilizzati termini diversi da padre e madre».

La mozione si propone come ulteriore obiettivo la vigilanza da parte della stessa Giunta regionale «affinché gli enti culturali e di formazione, pubblici e privati, sussidiati da Regione Lombardia e le istituzioni scolastiche nel territorio regionale adottino lo stesso criterio per la propria modulistica».

Tali misure sarebbero per Basaglia Cosentino necessarie per arginare le conseguenze del genderismo, «ritenuto che scindere il dato biologico da quello psicologico non soltanto non è possibile ma rappresenta anche un pericolo concreto per il corretto sviluppo dei bambini, creando incertezze e confusioni, come sempre più studi e statistiche stanno dimostrando nei Paesi dove la "teoria gender" è stata applicata».

Il M5S ha abbandonato l'aula del Pirellone in segno di protesta dopo le parole del consigliere pentastellato Massimo De Rosa: «Riteniamo che questa discussione sia superflua. Forse queste sono pippe mentali di noi politici. Una madre magari ci chiede di non avere il turno la domenica in centro commerciale e non di occuparci del modulo che definisce un genitore».

Poco prima il proponente Basaglia Cosentino aveva spiegato che la mozione mira a «valorizzare la figura della mamma e del papà in contrasto con la teoria gender che sta dilagando. Un uomo si può svegliare al mattino dicendo che si sente donna: è assurdo, questo nel rispetto della libertà di tutti.

Abbiamo un problema molto serio, penso che questo abbia del surreale. Abbiamo deciso di inviare la mozione in Commissione II per approfondire meglio il tema».

Per Silvia Piani, assessora regionale alle Politiche per la famiglia, genitorialità e pari opportunità, «il tema è sicuramente importante e credo vada maggiormente dettagliato. Siamo assolutamente disponibili come assessorato nella stesura di un testo condiviso. Quindi, sono favorevole al ritiro in commissione». 

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Non potrà più svolgere alcun incarico pastorale, né confessare e dirigere spiritualmente i fedeli, né tenere interventi pubblici nell’arcidiocesi parigina senza esplicito permesso. Inoltre, come già disposto dal card. André Vingt-Trois (arcivescovo di Parigi dall'11 febbraio 2005 al 7 dicembre 2017), continuerà a essergli inibita l’attività di psicoterapeuta.

Queste le sanzioni irrogate dall’arcivescovo di Parigi Michel Aupetit allo psicologo della Chiesa, soprannome con cui è conosciuto in Francia mons. Tony Anatrella.

Classe 1941, il sacerdote è accusato d’aver abusato sessualmente di giovani uomini nel corso di sedute volte alla guarigione degli stessi dall’omosessualità secondo il metodo delle terapie riparative di Joseph Nicolosi. Ma il tutto si sarebbe tradotto in palpeggiamenti e induzione alla masturbazione reciproca.

Denis Lemarca: Manipola il mio sesso. Mi masturba

Entrato a 23 anni nel Seminario della Missione di Francia (1987), Denis Lemarca – uno dei primi accusatori – racconta così il suo primo incontro con lo psicologo della Chiesa: «Io sono disteso sul lettino, nudo. Sono sorpreso dalla leggerezza del massaggio. È più che altro una carezza su tutta la parte anteriore del corpo che gira delicatamente intorno alla zona genitale. Poi Tony Anatrella mi chiede di tenere la sua mano e di guidarla. Io guido allora la sua mano, prima sulle zone che lui ha toccato e fin dove la lunghezza del mio braccio lo permette. La sua mano non si ritrae quando l'avvicino al mio sesso. Mi invita allora a guidare la sua mano sulle zone dove vi sono ancora delle "tensioni".

Ho un'erezione. Quando guido la sua mano sul mio sesso, egli solleva le dita per sfiorarlo. Poi vengo invitato a lasciar andare la sua mano da sola. Egli allora manipola il mio sesso. Mi masturba. Poi mi chiede se voglio godere. Io dico: No. Così si chiude la prima seduta di "corporeo". Mi trovo in una specie di siderazione. Non ho memoria di ciò che ho potuto dire all'uscita di questa seduta. Alla seconda seduta di "corporeo" ho goduto. È la prima volta che godo in presenza di un altro essere umano».

Alle accuse di Lemarca ne seguirono altre, anonime, nel 2006, cui si preferì non dare seguito.

Un processo canonico ritardato per anni

Ma non venendo meno tali voci, il card. André Vingt-Trois si vide costretto, nel maggio 2016, a intervenire suo malgrado con l'incoraggiare «queste persone ad uscire fuori dall’anonimato, a mettersi in contatto personalmente con la diocesi di Parigi e presentare denuncia alla giustizia». Cosa che fu fatta da più soggetti al punto tale che lo stesso porporato non potette esimersi dal ritenere oramai improrogabile l'apertura d'un processo canonico a carico di Anatrella.

Avendo però il sacerdote collaborato in passato col tribunale ecclesiastico provinciale di Parigi, il cardinale Vingt-Trois chiese alla Segnatura Apostolica di affidare la procedura a un altro tribunale. Alla fine di gennaio 2017 da Roma si optò per quello interdiocesano di Tolosa, al quale furono trasmessi i documenti.

Un’inchiesta, questa, durata fino al 19 marzo 2018, quando le conclusioni sono state rimesse all'arcivescovo Aupetit, che ha notificato, il 4 luglio, ad Agence France-Presse le accennate sanzioni irrogate allo psicologo della Chiesa.

La dura presa di posizione da parte del presule ha suscitato un clamore enorme, la cui eco è andata ben al di là dei confini francesi.

Anatrella: l'idolo delle gerarchie vaticane con l'ossessione per l'ideologia gender

Già consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia (soppresso il 15 agosto 2016 da papa Francesco, che ne ha trasferito competenze e attività al neodicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita) e del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli operatori sanitari (soppresso il 17 agosto 2016 da Bergoglio con l'istituzione del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale) nonché professore presso il Collège des Bernardins, Anatrella è infatti noto per le sue posizioni di aperta condanna dell’omosessualità, ritenuta «immaturità narcisistica» da curare.

Aperto sostenitore de Le Manif pour tous, Anatrella si è impegnato, a partire dagli anni ’90, nell’avversare sui media i diritti delle persone Lgbti e nell’allertare la pubblica opinione sulle rivendicazioni delle stesse a favore del matrimonio egualitario e del riconoscimento genitoriale. Il 14 giugno 2004 arriva il primo riconoscimento d'Oltretevere con la nomina a Cappellano di Sua Santità.

È stato uno degli ispiratori dell’istruzione della Congregazione per l'educazione cattolica che, approvata da Benedetto XVI il 31 agosto 2005, interdice l’accesso agli Ordini alle persone omosessuali. Il suo pensiero al riguardo è stato ampiamente esplicitato in un articolo del 25 novembre 2005 su L’Osservatore Romano, di cui, a partire dall’ultimo periodo del pontificato wojtyliano, è divenuto uno dei collaboratori di punta come, fra l’altro, per L’Avvenire.

Il congiunto interesse per l’ideologia gender, quale filiazione diretta dei gender studies e «pericolo per l'Occidente paragonabile ai totalitarismi del Novecento», lo hanno accreditato agli occhi delle gerarchie vaticane come il massimo esperto di quella che a Oltretevere amano chiamare “politicizzazione e ideologizzazione dell’omosessualità”. 

Tesi, queste, che Anatrella ha esplicitato nei volumi Gender, la controverse (Téqui, Parigi 2011) e in Mariage en tous genre. Chronique d'une régression culturelle annoncée (L'échelle de Jacob, Digione 2014), la cui sintesi italiana è stata edita nel 2015 dalla San Paolo col titolo La teoria del gender e l'origine dell'omosessualità. Una sfida culturale

Non a caso è uno dei «collaboratori del Segretario speciale» in preparazione e nel corso del Sinodo dei vescovi sulla Famiglia che, convocato e presieduto da papa Francesco nei giorni 9-15 ottobre 2014, vede un acceso dibattito su tali tematiche.

Non meraviglia, dunque, se ancora due anni fa il card. Pietro Parolin, segretario di Stato, a conclusione del convegno Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà presso la Pontificia Università Gregoriana, non si esimeva dal ringraziare «monsignor Tony Anatrella, psicanalista, specialista in psichiatria sociale, consultore e collaboratore di vari dicasteri della Curia romana, anche lui ideatore e organizzatore dell’iniziativa».

Omertà organizzata 

Ma tuttò ciò sarebbe forse indicativo di ben altro. Secondo il domenicano Philippe Lefebvre, professore alla Facoltà di teologia di Friburgo, Tony Anatrella, infatti, «è stato coperto da un potente silenzio, da un’omertà organizzata».

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Il caso della rimozione di Fabiola Bernardini dall’ufficio di direttrice della Biblioteca comunale di Todi e del conseguente trasferimento al locale Servizio Urbanistica, senza che la stessa ne avesse fatto richiesta o fosse incorsa in irregolarità di sorta, continua a far discutere.

A dare il fuoco alle polveri, due giorni fa, l’associazione perugina Omphalos Lgbti e la senatrice Loredana De Petris (LeU) che, nel presentare un’interrogazione parlamentare ai ministri Bussetti, Bongiorno e Salvini, ha parlato di probabile misura punitiva a danno della dirigente.

Bernardini non solo ha infatti partecipato alla Festa delle Famiglie Arcobaleno, tenutasi il 6 maggio a Todi tra il disappunto e lo sconcerto di CasaPound (un cui componente, Andrea Nulli, siede in Consiglio comunale), ma si è anche rifiutata di redigere un catalogo di libri per bambini e ragazzi a “tematica omogenitoriale, omosessuale, transessuale". Richiesta, questa, susseguente alle recenti Direttive emanate dagli assessori tuderti alla Famiglia e alla Cultura Alessia Marta e Claudio Ranchicchio, che sembrano ossessionati, al pari dell’intera amministrazione locale retta dal forzista Antonio Ruggiano, dall’ideologia gender per quanto inesistente.

Sempre due gioni fa Riccardo Magi, deputato di +Europa nonché segretario dei Radicali italiani, ha presentato sul caso Bernardini un’interpellanza parlamentare. Contattato da Gaynews, così ha commentato tale presa d'atto: «Con la scusa della “rotazione degli incarichi” l’amministrazione ha rimosso una professionista, grazie alla cui attività Todi è stata inserita tra le 148 città insignite del titolo Città che legge, che prevede una corsia preferenziale per i bandi per l'attribuzione di contributi finanziari. 

La rimozione dall’incarico è arrivata subito dopo la partecipazione di Fabiola Bernardini a un’iniziativa di Famiglie Arcobaleno e segue la sua decisione di non adeguarsi a una direttiva degli assessori alla Famiglia e alla Cultura che prevedeva lo spostamento, in altri spazi, dei libri per bambini che trattano temi “a carattere sensibile”, legati cioè ad omosessualità, omogenitorialità e transessualismo. 

Questo nonostante l'Italia abbia aderito a numerosi accordi internazionali al fine di garantire l'effettivo godimento del diritto all'istruzione, senza discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere, come previsto anche dalla legge sulla “Buona scuola”

Ecco perché ho presentato un’interpellanza per sapere come il Governo intenda garantire la tutela dell'autonomia e della professionalità degli operatori dei beni culturali e quali iniziative intenda assumere per garantire la tutela della libera circolazione delle idee e la promozione della cultura e del diritto all'istruzione senza discriminazioni. Certo, le recenti esternazioni del ministro Lorenzo Fontana non fanno ben sperare.».

L'annuncio dell'interpellanza parlamentare ha susciatato le reazioni del senatore Simone Pillon, capo della falange cattolica della Lega e braccio destro di Massimo Gandolfini (malvisto, però, da non poche realtà della galassia cristiano-tradizionalista a partire Il Popolo della Famiglia), ad andare all’attacco prima con un post su Facebook.

E, ieri, con una dichiarazione congiunta a nome dei parlamentari leghisti Virginio Caparvi, Luca Briziarelli, Riccardo Augusto Marchetti, Donatella Tesei.

«Si vede che l'onorevole Riccardo Magi, autore di una interrogazione sul caso, e il presidente di Omphalos soffrono della sidrome di Calimero. Ogni occasione è buona per fare il piagnisteo.

Questa volta le lacrime vengono sparse per la bibliotecaria di Todi Fabiola Bernardini, rimossa da quella che viene definita 'dittatura nera' perché a loro dire avrebbe rifiutato di spostare i libricini gender e avrebbe partecipato alla festa delle famiglie arcobaleno. Sembra tuttavia che le associazioni Lgbt e i loro amici (o pretesi tali) si ritengano intoccabili e superiori a tutti, perfino alla legge anti-corruzione».

Osservazioni, cui il deputato Magi risponde oggi su Gaynews: «Saranno i giudici, ove aditi dalla lavoratrice, a dire se nel suo caso si è applicata la legge o si è fatto mobbing. Ma il mio punto nell’interpellanza è politico: Pillon è d’accordo con le liste di libri vietati di moda con l'Inquisizione? Si pronunci su questo».

 

 

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Delle famiglie arcobaleno si sta ripetutamente parlando da mesi, grazie soprattutto a quei sindaci che registrano anagraficamente bambine e bambini quali figli di coppie omogenitoriali. Ma si deve alle recenti affermazioni del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, che ne ha negato l’esistenza, l’innalzamento della pubblica attenzione su di esse.

Per fare un punto della situazione, abbiamo raggiunto Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno – Associazione di genitori omosessuali.

Sono trascorsi due anni dall'approvazione della legge sulle unioni civili. Secondo lei, da allora, si sono registrati mutamenti in riferimento ai diritti delle famiglie arcobaleno?

Come sappiamo, la legge sulle unioni civili ha lasciato fuori i diritti dei nostri figli. La legge è stato un passo importante: su questo non c'è alcun dubbio. È arrivata dopo 40 anni di battaglie ed è un provvedimento che molti nostri compagni e compagne di lotte aspettavano con ansia e con la paura di non arrivare in tempo. Ed è per loro che noi di Famiglie Arcobaleno eravamo comunque in Piazza Montecitorio il giorno dell'approvazione. Ma con le lacrime agli occhi, perché sapevamo che avevamo tutti perso una grande occasione. Purtroppo la situazione attuale ci ha dato ragione.

In quei mesi le nostre famiglie sono state al centro di un’attenzione mediatica senza precedenti. Attenzione spesso morbosa, in cui tutti si sentivamo autorizzare a emettere sentenze e giudizi. Eravamo diventati l'argomento da bar e da salotto: tutti parlavano di noi e questa situazione ha comunque portato alla presa di coscienza della nostra realtà. Abbiamo sempre pensato che la visibilità è la nostra arma più importante e in quel momento non potevamo che raccogliere la sfida ed esserci. Ci siamo resi conto che con una sola intervista televisiva raggiungevamo più persone che durante un intero corso di studi di uno dei nostri figli.

La visibilità aveva anche un altro lato della medaglia. Quello, cioè, di concentrare l'attenzione sulle nostre famiglie per far passare lontano dai riflettori tutti gli altri argomenti. Siamo stati il capro espiatorio: sono stati sacrificati i diritti dei bambini per portarsi a casa la legge. Questa è storia. Ed è anche per questo che ritengo sia un dovere del movimento Lgbti e della politica tutta il fatto di ripartire sui diritti dai nostri figli e dalle nostre figlie. Glielo dobbiamo.

Dopo le lacrime e la delusione, non ci siamo mai fermati. Da allora siamo andati avanti instancabilmente seguendo la via giudiziaria. Ma, anche in questo caso, abbiamo portato a casa poche sentenze a fronte di una disomogeneità di trattamento tra i vari Tribunali. Sentenze arrivate dopo percorsi faticosi e onerosi, che ti mettono nelle condizioni di chiedere di volere essere genitore di quelli che sono già i tuoi figli.

Negli ultimi mesi alcuni sindaci hanno riconosciuto la doppia genitorialità di coppie di persone dello stesso sesso nel registrarne anagraficamente i loro bambini. Quale è il suo pensiero in proposito?

Che non dobbiamo mai fermarci e che il lavoro di questi anni sta portando i suoi frutti. Sempre più sindaci si stanno schierando dalla parte dei diritti dimostrando di volere essere attori, insieme a noi, nella costruzione di un Paese sempre più civile e inclusivo.

Ci sono le strade normative e giuridiche per fare questo. Ma è indubbio che un sindaco, che trascrive un certificato con due mamme o due papà, fa anche un atto politico Vuole così dire al Parlamento che è ora di legiferare affinché tutti i nostri figlie e le nostre figlie abbiamo gli stessi diritti, ovunque abbiano la fortuna di vivere.

Il 2 giugno scorso il neoministro Fontana ha dichiarato che le famiglie arcobaleno non esistono. Qual è la sua risposta?

La risposta al ministro Fontana non la do io, la da la realtà. Le famiglie arcobaleno esistono sia a livello sociale che giuridico grazie a numerose sentenze di Corti europee e nazionali. Un ministro non può permettersi di nascondersi dietro ideologie e pregiudizi per imporre il proprio pensiero. Un ministro ha la responsabilità di prendere atto dei bisogni dei suoi cittadini e di fare in modo che questi bisogni siano soddisfatti.

Sono inaccettabili i toni utilizzati: essi non fanno altro che diffondere odio, intolleranza e razzismo. Tutte cose ben lontane dalle nostre vite e dalla nostra Costituzione antifascista e laica.

Non pochi parlamentari della corrente legislatura stanno nuovamente agitando lo spauracchio dell’"ideologia gender" a danno delle persone Lgbti. Secondo lei come dovrebbe reagire il movimento?

Penso ai Pride da poco iniziati. I Pride, che inonderanno le strade delle nostre città, hanno la responsabilità di essere le prime manifestazioni laiche e di piazza subito dopo l'insediamento di questo governo. Quello di Roma è stata una risposta di civiltà che ha portato nelle piazze la voce di cittadini e cittadine (di qualunque orientamento sessuale o identità di genere) che hanno a cuore il nostro Paese. E abbiamo vinto la sfida sfilando a fianco dei partigiani e di tutti coloro che si riconoscono nei valori più belli della nostra Costituzione: l'antifascismo e l'inclusione. Non abbiamo paura ma dobbiamo tenere alta l'attenzione e vigilare su tutte le eventuali iniziative.

Dobbiamo continuare a fare cultura nelle scuole, a raccontare le nostre storie alla gente e a metterci la faccia. La gente ha solo bisogno di conoscerci e poi scenderà in piazza al nostro fianco come sta già accadendo. Continuiamo a camminare mano nella mano dei nostri figli e delle nostre compagne con orgoglio e gioia, per dimostrare al mondo che ci siamo con i nostri sorrisi e le nostre vite e che pretendiamo rispetto.

In conclusione, intravede uno spazio di dialogo tra Framiglie Arcobaleno e Lega-M5s?

Siamo come tutti immersi in questa società e, quando portiamo i nostri figli a scuola, non ci chiediamo se abbiamo di fronte un educatore o un genitore che ha votato Lega o M5s. Il dialogo è aperto quando da entrambe le parti c'è interesse, voglia di approfondire e soprattutto rispetto.

Se davvero - come viene spesso sottolineato e se non si tratta di mera strumentalizzazione - questo governo e il suo ministro della Famiglia hanno al centro il benessere dei bambini e delle bambine, saranno loro i primi a volerci incontrare per colmare questa inaccettabile discriminazione.

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Si concluderà nel pomeriggio a Roma davanti alla Corte della Cassazione il nuovo tour del Bus delle Libertà, meglio conosciuto come Bus No Gender. Organizzata da CitizenGo e Generazione Famiglia - Le Manif Pour Tous Italia, l’iniziativa ha avuto nuovamente luogo nonostante l’interrogazione parlamentare presentata lo scorso anno dai deputati Alessandro Zan e Ileana Piazzoni ai ministri Minniti e Fedeli. Dai quali, nonostante le sollecitazioni del deputato padovano, non è mai stata data risposta.

Anche la seconda edizione del Bus delle Libertà è stata accompagnata da tensioni e polemiche durante il suo percorso lungo lo Stivale. A partire da Reggio Calabria, città da cui ha avuto inizio il tour il 20 febbraio.

Lucio Dattola, presidente del locale comitato di Arcigay, ha duramente bollato l’iniziativa per chiedere in un comunicato «di quali libertà siano portatori questi cavalieri del Sacro Romano Impero, pronti a minacciare querele e a farsi pubblicità sulla pelle degli altri. E ci chiediamo anche perché alla libertà di fare propaganda a Reggio Calabria non sia corrisposta la speculare libertà di contro manifestare, negata dalla Questura».

Polemiche anche a Torino dove prima dell’arrivo del bus sabato 24 l'amministrazione comunale ha revocato il permesso di occupazione di suolo pubblico. Domenica il coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia, impegnato col terzo viaggio del Treno della memoria Lgbti, così ha commentato da Cracovia l’iniziativa: «È oramai chiaro che il periodo che stiamo vivendo vede non solo un rigurgito di temi cari al tempo del fascismo ma anche vecchie forme di paure che vengono instillate giorno dopo giorno dalla peggiore politica degli ultimi 50 anni.

Al di là delle ideologie oscurantiste, noi crediamo nella Libertà, con la L maiuscola, non in quella presunta libertà che gli organizzatori del bus sostengono essere stata loro negata. Iniziative del genere devono intimorire né noi, né gli insegnanti che hanno una responsabilità enorme nell'istruire i giovani e le giovani che rappresentano il futuro di tutti e tutte noi e che mi auguro veramente riescano laddove noi abbiamo fallito.

Essendo io reduce dal viaggio del Treno della Memoria non posso non pensare ai ragazzi e alle ragazze che ho incontrato che si sono messi in gioco in un modo straordinario e che hanno inteso perfettamente il senso della Memoria come antidoto alle discriminazioni del presente… e del futuro.

Continuiamo a lavorare per una società inclusiva e che non si faccia schiacciare dalla paura... perché la paura dell'altro non ha mai portato bene a nessuno, compresi coloro che l'hanno diffusa».

Contestazioni massicce si sono invece registrate ieri a Bologna, dove alla fine il Bus delle Libertà, accolto dal senatore Carlo Giovanardi, è potuto arrivare a Piazza Malpighi. Accompagnato dalla candidata di Noi per l'Italia Maria Alessandra Molza Giovanardi ha dichiarato: «Ho amici transessuali ma questa è una patologia. Sono vicino a chi ha questi problemi ma non è la normalità e non si può raccontare ai bambini che possono essere maschi o femmine e non c'è nessuna differenza».

Ferma la risposta di Porpora Marcascaino, storica leader del Mit, che ha dichiarato: Questi sono medievali, da Santa Inquisizione. Per secoli ci hanno rinchiuso nei manicomi o nelle carceri e oggi sono qui per rifarlo. Ma non glielo permettiamo, assolutamente».

Le dichiarazioni giovanardiane sono state così commentate da Danilo Cosentino, candidato alla Regione Lazio nelle liste di Liberi e Uguali: «Questo oscurantismo rispetto all'educazione alle differenze nella nostra scuola è uno dei tanti motivi che deve rafforzare il nostro impegno a portare, anche nel Lazio, una legge regionale contro l'omofobia e la transfobia, riaprendo un tavolo di dialogo con le associazioni Lgbti in attesa di una legge nazionale».

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Il prossimo 16 febbraio il neocostituito Coordinamento nazionale Laicità Scuola Salute presenterà a Roma una proposta sui temi dell'educazione sessuale, affettiva e di genere nelle scuole, rivolta a tutti i candidati e le candidate alle prossime elezioni politiche. Appuntamento alle ore 11:00 presso la sede dell'Associazione Stampa Romana in piazza della Torretta.
 
Un coordinamento trasversale, come si legge nella nota, che include genitori, famiglie e mondo della formazione. Un coordinamento in cui trovano spazio soggetti laici tradizionalmente impegnati negli organi istituzionali della scuola come Coordinamento Genitori Democratic e Agedo, realtà Lgbti come Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow, realtà impegnate in diverso modo nella formazione come la rete nazionale Educare alle Differenze, Gaynet e Gaycs.
 
Ne abbiamo parlato con la portavoce Angela Nava, di Coordinamento Genitori Democratici, associazione attiva sin dagli anni '70 nel Fonags, organo consultivo del Miur con i genitori della scuola. 
Da dove nasce questa proposta? 

 

È un programma innanzitutto di laicità. Vogliamo accendere i riflettori sul tema a partire da questa breve e difficile campagna elettorale, con l'obiettivo di costruire un dialogo tra le forze laiche e progressiste nella scuola sui temi dell'identità, dell'affettività e della sessualità. I dati sul bullismo e sulle infezioni sessualmente trasmesse mostrano una vera e propria emergenza, ignorata dalla politica. Ma non si può affrontare il tema solo dal punto di vista medico senza mettere al centro il rispetto e la valorizzazione delle differenze sotto ogni aspetto. 

Proprio ieri è uscita la notizia che alcuni licei hanno dichiarato di non avere stranieri, disabili o "gruppi particolari" nel proprio rapporto di autovalutazione, sembra per attirare nuove iscrizioni. Cosa ne pensa? 

È l'ultimo tassello di una vera e propria deriva culturale. Bene ha fatto la ministra Fedeli a intervenire, perchè si tratta di una violazione palese della Costituzione e dei valori fondanti della scuola. Come spieghiamo nella nostra proposta, valorizzare le differenze significa partire dal rispetto, specialmente in tema di interculturalità e integrazione. I ragazzi e le ragazze figli di migranti nelle nostre scuole sono una ricchezza ed è proprio da lì che bisogna lavorare per contrastare il pregiudizio e sopratutto evitare marginalizzazione e radicalizzazione dell'odio. 

Nel vostro comunicato prendete di mira anche il Miur per il piano sull'educazione al rispetto. Come mai? 
 
Quel piano è il prodotto di una maggioranza in cui le forze conservatrici pesano molto di più di ciò che rappresentano. Anche il Miur risente pesantemente dell'influenza cattolico-conservatrice delle realtà oscurantiste del Family Day, responsabili di mettere in pericolo con l'ideologia la salute e la serenità dei nostri figli e figlie. Da questo punto di vista il lavoro della ministra e quello del ministero e del governo vanno distinti. Purtroppo il piano del Miur riconosce l'esistenza della cosiddetta "teoria del gender", un vero e proprio spauracchio inventato ad arte. Non esistono associazioni che diffondono pratiche "estranee al mondo educativo", ma realtà come la nostra che si rifanno alla cultura dei diritte e alla scienza, alla convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa e alle linee guida dell'Oms sull'educazione sessuale "olistica", che include anche l'affettività. 
A seguire, pubblichiamo un'anticipazione della proposta per una Scuola Laica, Inclusiva e Sicura che sarà pubblicata e aperta alle adesioni a partire da lunedì:

Va ricordato che le dinamiche di inclusione legate all'identità creano un intreccio profondo con i temi dell'interculturalità e della migrazione, per almeno due questioni.  L’inclusione delle persone migranti è fondamentale per prevenire quei fenomeni di emarginazione, esclusione e radicalizzazione del pregiudizio. L’approccio interculturale è la base su cui costruire la cultura del rispetto e  tutelare l’autodeterminazione e i diritti della persona, dalle tematiche di genere ai diritti civili. Ci sono persone, infine, che vivono una situazione di doppia discriminazione, non solo all’esterno ma anche all’interno della propria comunità o nucleo familiare. In 76 Paesi del mondo l’omosessualità è ancora punita con il carcere o la pena di morte. 

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