Il 23 gennaio il Corriere della Sera ha dato la notizia di una lettera e connessa petizione ai Segretari di partito in merito a un formale presa di posizione negativa sulla gpa. Appello che, lanciato da alcune associazioni, gruppi e singole, si compone anche di un avvertimento: «Faremo campagna invitando a non votare candidati o candidate che manifesteranno posizioni contrarie al mantenimento del divieto».

Tra le prime firmatarie compare anche il nome dell'avvocata Andrea Catizone, presidente di Family Smile ed esperta di diritto di famiglia. Cosa che ha stupito, e non poco, chi conosce la giurista piemontese e le sue posizioni di cauta apertura sul tema. Da noi interpellata ha affermato di aver chiesto la cancellazione della sua firma dalla versione online del Corriere (ma che a tutt'oggi continua ad apparire) non avendo mai aderito all'iniziativa. Ma ecco come sono andate le cose.

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Presidente Catizone, il suo nome figura tra le firmatarie della lettera ai Segretari di partito sul no alla surrogata. È giusto?

Purtroppo il mio nome e quello della mia associazione risultano erroneamente firmatarie di quella lettera di cui però non condividiamo né il metodo, né il contenuto. Abbiamo perciò chiesto formalmente di rimuovere immediatamente il nostro sostegno. Riteniamo che gli interrogativi, giuridici, etici e sostanziali che questa pratica comporta non possano essere oggetto di campagna elettorale e che debbano essere affrontati senza pregiudizi di sorta. 

La cosa ha suscitato sconcerto in chi la conosce. Può spiegare che cosa è successo?

Esattamente. Sono stata coinvolta in discussioni tecniche in cui abbiamo affrontato pacatamente questo tema tra giuristi ed esperti di varie discipline. Ci sono delle criticità importanti e ancora irrisolte, che la surrogata solleva e che debbono essere analizzate mettendo a confronto posizioni dissimili e anche diametralmente opposte, salvaguardando i diritti fondamentali degli esseri umani coinvolti in una vicenda così intima e così delicata.

La surrogata ci interroga sul contemperamento tra diritti che deve trovare una risposta equilibrata che solo un legislatore attento può e deve individuare. Il corpo della donna non può essere considerato come uno strumento utilizzabile da chi ha una supremazia economica, ma anche sociale e culturale, per soddisfare un proprio bisogno. È d’altro canto vero che un legislatore incapace di valutare la volontà, liberamente costituitasi di una donna, sia da considerarsi paternalista e primitivo, incapace di ritenere la donna stessa un soggetto di diritto autonomo e in grado di autodeterminarsi.

Oggi c'è anche il tema, di non poco conto, sui limiti che si possono o si debbono porre al progresso scientifico, la cui pulsione alla ricerca, tuttavia non può interrompersi, senza che tuttavia ciò implichi una negazione di diritti verso chi è posizione di debolezza sotto vari profili. Occorre affiancare alla cultura scientifica la priorità di rispettare ed affermare i diritti umani di cui tanto poco si parla nel nostro paese. Di questo mi preoccupo molto. Del fatto, cioè, che sia così difficile oggi in Italia parlare di diritti fondamentali inviolabili. 

Lei ha espresso più volte la sua posizione sulla della gpa. Posizion che lei stessa ama definire mediana. Può esplicitarla nuovamente?

Ecco appunto. Una posizione non faziosa che interroga la mia cultura giuridica e i fondamenti di diritto su cui mi sono formata. Fondamenti che hanno sempre richiesto di non essere fanatici di una visione, ma di sviscerarne ogni singolo elemento per analizzarlo e valutare le conseguenze che una parola, un fatto, una norma determinano nella vita delle persone. Quando si “maneggia" la vita degli esseri umani, ed io lo faccio come avvocato familiarista ogni giorno, si deve pensare che la norma risponde sì all'affermazione di un principio autoritario ma che tuttavia non è autoritario tout court e che l'individuo è un essere in continua trasformazione nelle richieste e nelle aspettative. Compito di chi fa le leggi o contribuisce a farle deve essere quello di interpretare queste metamorfosi con il faro dei diritti fondamentali troppo spesso negati.

Come valuta le posizioni di totale chiusura al dibattito da parte di alcune femministe?

Chi rifiuta il dibattito, a mio avviso, commette un errore inescusabile perché nega il fondamento della dialettica democratica che presuppone il confronto tra posizioni diverse. Un conto è sostenere le proprie convinzioni. Ma ciò non può tradursi in una assenza di legittimazione verso quelle degli altri.

C'è da dire che alcune femministe pongono un tema che è di estrema importanza nella surrogata e che deve essere assolutamente preso in esame.La donna che acconsente a una gestazione per altri, come si è costruita quel consenso? È corretta o no la dazione  economica per ottenere la genitorialità? Chi vigila sul rispetto dei diritti fondamentali di quella donna che partorisce per altri? 

Io aggiungo anche chi garantisce i diritti fondamentali dei nuovi nati con un metodo non scelto e che impatta in maniera assoluta sulla costruzione della loro identità, personalità e soggettività giuridica. Come vengono regolati i rapporti tra le persone coinvolte?

Per troppi anni  alle donne sono stati negati anche i diritti fondamentali e comprendo i timori di chi pensi ad un ritorno indietro, soprattutto in Paesi poveri in cui le donne versano ancora in condizioni di totale sopraffazione. Lì, come nelle fasce più povere e fragili, la prospettiva di un guadagno mediante lo sfruttamento del proprio corpo per generare un "prodotto" ad uso e consumo dei più ricchi è un problema che non si può lasciare senza risposta. In questo le femministe sono dalla parte della ragione, non per posizioni ideologiche, ma lo sono in punto di diritto perché in quel modo non è garantita da nessuno l'affermazione e la tutela dei diritti fondamentali. 

La senatrice Cirinnà è stata fatta oggetto di attacchi e dileggio per avere dichiarato all’indomani della lettera di “essere orgogliosa di non essere votata da certe donne”. Qual è il suo parere in merito?

La senatrice Cirinnà si è contraddistinta nel corso della precedente legislatura per averci messo la faccia, come si dice, su battaglie fondamentali nell'affermazione di uno statuto giuridico di individui, ai quali era negato anche il solo diritto di costruire un progetto di vita con la persona che si è scelto di amare liberamente.

Dunque comprendo appieno il suo orgoglio anche se, come ritengo, alcuni temi devono essere patrimonio di tutti e non debbono rientrare nella campagna elettorale che per definizione esacerba tutti i toni ed è una lotta senza esclusione di colpi.  

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Vice-capogruppo dem al Consiglio comunale di Torino, Chiara Foglietta è una donna, attivista, politica animata da una grande passione: la tutela e il riconoscimento dei diritti umani e civili in un’ottica di piena uguaglianza e inclusione.

Ce ne parla in quest’intervista alla luce anche di alcune recenti prese di posizione di parti del femminismo e dell’associazionismo Lgbti italiano.

Chiara, si avvicinano le elezioni del 4 marzo. Quali sono le tue previsioni in merito?

In questo momento non ho delle previsioni certe. Come Pd non abbiamo ancora chiuso le liste né reso pubblico il programma elettorale. Spero vivamente che le cittadine e i cittadini studino o almeno leggano il programma elettorale, riuscendo a capire chi fa soltanto promesse non concretizzabili e, invece, chi pensa al bene del Paese. È chiaro che io userò tutto quello che è in mio potere per far sì che il Partito Democratico ottenga un buon risultato. Le previsioni elettorali le conosciamo tutte. Il M5S è estremamente incalzante. Ma mi preoccupano molto di più Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e, ahimè, CasaPound.

Fai parte del gruppo Dems Arcobaleno dell’area orlandiana. Perché un tale inquadramento?

Beh, innanzitutto siamo un gruppo di amici. E questo indipendemente dall’aver supportato la mozione Orlando e aver sostenuto Andrea nella corsa alla Segreteria nazionale. Mi riferisco in primis a Daniele Viotti ma anche a Sergio Lo Giudice e a Monica Cirinnà. Fra l’altro Monica venne a Torino per avviare la mia campagna elettorale quando mi candidai come consigliera comunale a sostegno di Piero Fassino. Oltre al dato amicale c’è da dire che io mi riconosco pienamente in quest’area. È una delle poche realtà nel panorama politico che abbraccia le istanze d’uguaglianza delle persone Lgbti. È una delle poche realtà che cerca di lottare per vedere riconosciuto il diritto al matrimonio egualitario e al riconoscimento dei figli nati da coppie omogenitoriali. Per cui non si parla più d’adozione del figlio del partner.

Quali delle istanze Lgbti presentate in dicembre a Roma credi che confluiranno nel programma del Pd?

Ho contributo sotto il coordinamento di Angelo Schillaci alla stesura del documento del Gruppo Dems Arcobaleno. In esso si parla di diritti a 360 gradi: dal matrimonio egualitario al riconoscimento anagrafico dei figli nati da coppie omogenitoriali, dal diritto alla vita familiare alle norme di contrasto all’omotransfobia. Sappiamo bene come al riguardo manchi ancora una legge. Si parla altresì della situazione drammatica dei richiedenti asilo Lgbti nonché di cultura ed educazione alle differenze. Si parla anche di autodeterminazione di genere sin dall’infanzia e dei diritti delle persone intersex. È un documento che abbiamo realizzato mettendolo a piena disposizione del Pd. Mi auguro al riguardo che tutte le istanze trattate in esso possano confluire nel programma elettorale definitivo del Partito Democratico.

Una di queste, come tu hai accennato, riguarda la genitorialità. Da donna qual è il tuo parere sulla gestazione per altre e altri?

La questione genitorialità mi tocca al vivo, visto che sono al settimo mese e porto in grembo Niccolò Pietro. È un tasto non dolente ma che mi fa un po’ sobbalzare. Sulla gpa ritengo che sia necessario ribadirne la natura. Si tratta di una pratica: come tutte le pratiche non è buona in sé o cattiva in sé. Sono d’accordo con la gpa etica, cioè quella fatta alla luce del sole. Un patto nel quale sia tutelata l’autodeterminazione della donna portatrice e sia riconosciuta legalmente la responsabilità dei genitori intenzionali. Spesso sorrido con la mia compagna Micaela quando le dico che in questo momento sono la sua portatrice. Devo inoltre aggiungere di aver sempre personalmente affrontato il tema della gpa in maniera laica. La gpa resta in Italia una pratica vietata dalla legge 40. Cosa di cui dovrebbero ricordarsi tutte coloro che ne chiedono il divieto. Personalmente non avrei nessun problema a fare la portatrice per una coppia di amici (che siano eterosessuali od omosessuali non importa), che non possono avere dei figli. L’ho sempre detto e torno a ribadirlo a gran voce.

Come giudichi le posizioni di netta condanna al riguardo di ArciLesbica nazionale?

Mi ero già espressa al riguardo con un comunicato molto duro successivamente all’VIII Congresso di AL, nel corso del quale Cristina Gramolini ha ottenuto la presidenza. Il motivo è da ricercarsi nel documento congressuale dal titolo A mali estremi, lesbiche estreme. Ma quali sono questi mali estremi? La gpa? Le donne lesbiche? I gay? Le donne transgender? Per me che sono una donna che fa politica dal 1998 i mali estremi sono, ad esempio, la marea nera fascista che continua ad avanzare. Sono CasaPound che ha acquistato consensi riuscendo a eleggere consiglieri in alcuni Comuni.

Inoltre, chi sono le lesbiche estreme? Estreme perché sono tali nei modi, nei toni? Estreme nei pensieri? Mi fa sorridere la loro condanna tout court della gpa come mi fa sorridere la lettera che ArciLesbica nazionale ha inviato il 12 gennaio al Segretario del Pd Matteo Renzi. Mi fa sorridere perché, come già detto, la gpa in Italia è vietata. Quindi è un non senso chiederne la condanna. Gramolini e la Segreteria nazionale si rileggano tutta legge 40, articolo per articolo. Sarebbe stato al contrario opportuno che avessero chiesto l’apertura di un dibattito serio, laico sulla gpa. Un dibattito più serio e più laico sulla procreazione medicalmente assistita.

Come lesbica e attivista ti senti rappresentata da un’associazione che si attesta su posizioni di netta chiusura e condanna? Secondo te ArciLesbica chi rappresenta?

Non mi sento assolutamente rappresentata da ArciLesbica Nazionale come credo non si senta affatto rappresentata la maggioranza delle donne lesbiche italiane. E non certamente per la netta condanna della gpa essendo questa vietata – torno a dirlo ma repetita iuvant – dalla legge 40. Ma sono le posizioni concettuali sottese a una tale presa di posizione, identificativa del loro modo di pensare e agire. Leggere nel citato documento congressuale espressioni come “utero in affitto” dice tutto. Le parole, lo si sa, sono importanti. Le parole sono “estreme”. Si affitta un garage non un utero. Come potrei essere rappresentata da un’associazione che nella citata lettera a Matteo Renzi si è scagliata non solo contro la gpa ma contro l’assistenza sessuale ai disabili (ma non per le disabili. Solo per i disabili, eh) e contro le cure per i minori transgender? Posizioni assolutamente non condivisibili, dalle quali prenderò sempre le distanze.

Come giudichi la lettera di appello che alcune femministe hanno indirizzato due giorni fa ai Segretari di partito perché si impegnino sul “no alla surrogata”?

Resto basita da questa lettera delle femministe indirizzata ai Segretari di Partito perché condannino recisamente la surrogata. E tra le firmatarie leggo, ad esempio, i nomi di AL e Snoq-Libere. A queste simpatiche femministe torno a dire come un mantra che la gpa è vietata in Italia dalla legge 40. Perché dunque, anziché indirizzare petizioni sul nulla, non aprirsi a un dialogo serio, approfondito e laico sul tema gpa? Un dibattito sulle posizioni, su cosa stia succedendo in Italia, sul perché l’80/85% delle coppie che accedono alla surrogata in Paesi, in cui è legale, siano eterosessuali. Ma poi la minaccia di non votare candidati che manifestino opinioni pro gpa? Ma stiano serene queste femministe – che farebbero meglio a definirsi cittadine come tutte le altre donne –: ci sono tantissimi altri temi in riferimento ai diritti sui quali ci si può spendere. È al contrario auspicabile che i prossimi eletti alle Camere siano liberi nel discutere in maniera laica e non pregiudiziale la questione gpa. E magari riformare la legge 40. E magari riformare il diritto di famiglia. E magari rifomare la legge sugli affidamenti e le adozioni. Questo fa uno Stato di diritto. Questo fa uno Stato laico.

Ma Chiara Foglietta sarà candidata alle prossime elezioni?

Questa domanda mi è stata già fatta. Rispondo perciò una volta per tutte. Chiara Foglietta non sarà candidata alle prossime elezioni politiche. Mi è stato chiesto ma io ricopro orgogliosamente il ruolo di vice-capogruppo al Consiglio comunale di Torino. Qui c’è tanto da lavorare. E al momento il mio interesse è legato al bene della città di Torino e della Regione Piemonte.

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Il 12 dicembre la senatrice dem Monica Cirinnà è divenuta socia del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Ulteriore iscrizione, dunque, a un’associazione Lgbti per la madrina della legge sulle unioni civili, già tesserata ad Arcigay a partire dal 2016 e al Wand di Benevento il 4 dicembre scorso.

A Gaynews così la parlamentare ha spiegato motivi e finalità sottese al gesto: «Sono contentissima di essermi tesserata alla più importante associazione Lgbti della capitale qual è il Mieli. Un onore essere socia di una realtà che nei decenni non ha mai perso di vitalità ma si è sempre distinta per il coraggio delle idee e l’impegno in prima linea nelle battaglie per i diritti.

Mi piace soprattutto ricordare la presentazione del pdl regionale in materia di discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere nonché il sostegno a un dialogo serio e sereno sul tema della gestazione per altri. Tema presente nel bel documento politico del Roma Pride 2017, frutto dell’opera di coordinamento svolto appunto dal Mieli e dal portavoce Secci».

E proprio Sebastiano Secci, divenuto da qualche mese presidente dell’associazione romana, ha commentato così il tesseramento di Monica Cirinnà: «È con grande piacere che abbiamo accolto la senatrice Monica Cirinnà fra le socie e i soci del Circolo Mario Mieli.

Il rapporto che il Circolo ha avuto con la senatrice è stato caratterizzato, prima, durante e dopo la discussione della legge sulle unioni civili, da estrema schiettezza e correttezza reciproca. Schiettezza e correttezza che nascono da una profonda consapevolezza e rispetto del diverso ruolo e compito svolto dal movimento Lgbt+ da un lato e dalla politica dall'altro.

Apprezziamo Monica Cirinná, fra le altre cose, anche perché è una delle poche parlamentari che, nonostante la delicatezza dell'attuale fase politica, non esita a parlare liberamente di  matrimonio egualitario, di adozioni ma anche di riconoscimento di figli dalla nascita e di gestazione per altri

Argomento, quest’ultimo, sicuramente complesso ma che noi del Circolo Mario Mieli abbiamo fortemente voluto nella piattaforma rivendicativa dell'ultimo Roma Pride proprio perché simboleggia le sfide culturali e politiche che il movimento Lgbt+ sarà chiamato ad affrontare da oggi in poi».

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Da pochi giorni sono stati pubblicati sul sito di ArciLesbica Nazionale i documenti relativi al congresso che si svolgerà dall'8 al 10 dicembre a BolognaI documenti sono stati letti e analizzati come raramente succede per delle mozioni congressuali e ArciLesbica, associazione che negli ultimi anni aveva attraversato un periodo di contrazione delle iscritte e di scarsa visibilità politica, è di nuovo al centro del dibattito interno al movimento Lgbti.

Ma cosa dicono questi documenti? Quali posizioni si contendono la guida della principale associazione lesbica italiana? Naturalmente si tratta del frutto della dialettica interna di un’associazione, di un processo che appartiene solo alle socie e che va rispettato. Ma si tratta anche di un’occasione preziosa per cercare di capire cosa sta succedendo nel movimento Lgbti italiano e cosa succederà in futuro.

A mali estremi, lesbiche estreme è il manifesto dell’attuale gruppo dirigente, che cerca di legittimare sé stesso e di gettare le basi per le sfide del futuro. Il documento si apre con una violenta accusa alle critiche ricevute a partire da quest’estate ai post pubblicati dall’associazione su Facebook. Critiche che, di fronte a provocazioni sempre più violente, sono state sicuramente molto accese e che sono andate dalle analisi competenti agli insulti, ma che vengono liquidate in toto come «lesbofobia più volgare e viriloide, ad opera soprattutto di gay». Ed è questa la linea dell’intero documento, coerente con la strategia comunicativa adottata su Facebook: creare un conflitto e inasprirlo sempre di più tra ArciLesbica e il resto del movimento Lgbti, all’interno del quale il bersaglio è soprattutto la componente dei gay. ArciLesbica definisce sé stessa come alternativa al «diktat lgbt* del momento», e il movimento Lgbti, portatore di «pensiero unico» sulla gpa viene accusato, di essere «portabandiera della società neoliberale» e propugnatore di «pseudo-diritti, espressi con il tradizionale linguaggio dei diritti, ma basati su desideri che andrebbero analizzati e discussi criticamente».

Il documento insiste affermando che «l’individuazione di diritti reali è cruciale in un momento in cui il consumismo, la mercificazione del corpo, l’espandersi delle tecnologie biomediche promettono la soddisfazione di pseudo-diritti quali il diritto alla felicità (che è altra cosa rispetto al diritto alla ricerca della felicità di illuministica memoria), il diritto alla bellezza standardizzata, il diritto alla genitorialità per tutte/i e così via». Si tratta ancora una volta, e spiace constatarlo, di espressioni e tesi tipicamente utilizzate dai fondamentalisti italiani, sdoganate da personaggi come Fusaro.

Circa nove pagine su 22 sono dedicate alla gpa, che si conferma la principale preoccupazione dell’attuale dirigenza di ArciLesbica. Oltre alla gpa, un fermo attacco al non binarismo e al pensiero e identità queer, che viene lapidariamente definito come «non compatibile con il femminismo». «Sotto il segno queer dell'antibinarismo si sta consumando la distruzione della soggettività lesbica e la cannibalizzazione della differenza femminile»: è in questo passaggio la paura più profonda e il segno del fallimento di ArciLesbica nel comprendere il contemporaneo: l’antibinarismo viene interpretato come un obbligo e come una minaccia della propria identità, evidentemente avvertita come precaria. Mi spiace constatarlo, ma questa è proprio la paura su cui fanno leva i fondamentalisti: la paura di scomparire, di perdere l’egemonia. Il che è incredibilmente irreale: il non binarismo non è normativo.

In un pessimo passaggio, che conferma la scelta trans-escludente, quella delle persone trans viene definita come «scelta di appartenere al sesso opposto a quello di nascita». Scelta. Non credo serva aggiungere altro. Al piano per il prossimo triennio sono dedicate appena due pagine; un elenco puntato che poco aggiunge al documento stesso o ai precedenti congressi di ArciLesbica.

Il secondo documento, contrapposto al primo, Riscoprire​ ​le​ ​relazioni, è sicuramente più aperto e dialogante, e si ripropone di rinsaldare i rapporti con il resto del movimento Lgbti e con le persone trans in particolare. Le proposte per il futuro occupano diverse pagine e non sono elencate in un elenco frettoloso, relegato nelle ultime due pagine, ma integrate nel documento Viene richiesto un incontro nazionale sulle istanze del movimento nazionale, «con l’obiettivo di fare il punto sulla situazione attuale rispetto alle nostre istanze per capire su quali si possa convergere e su quali invece ci siano delle differenze o divergenze». Cosa secondo me non solo saggia, ma doverosa.

Complessivamente si tratta di un documento che ha un respiro decisamente più ampio di quello della segreteria e che affronta diversi temi.

Ma ha anche un altro merito, a mio avviso: individua, in modo quasi casuale, uno dei nodi che hanno provocato la crisi dilaniante di ArciLesbica e con cui l’intero movimento nazionale deve fare i conti: «Diciamo qui chiaramente che la decostruzione operata dal trans-genere-sessuale che nomina la complessità dell’umano ha creato difficoltà di comprensione e di comunicazione al nostro interno».

Credo che sia questo uno degli obiettivi che il movimento Lgbti deve fare proprio nei prossimi anni: il dialogo, che rischia di diventare aperto conflitto, tra identità, persone, collettivi queer e movimento istituzionalizzato. Si è aperto un conflitto, anche generazionale, che rischia di danneggiare seriamente il movimento, e che rischia di allontanare dalle associazioni più istituzionali e legate a paradigmi del ‘900 le generazioni più giovani, che esprimono identità e istanze differenti.

Chi si limita a condannare, in modo inappellabile, le identità queer/non binarie, il sex working, la gestazione per altri (altro tema che va affrontato e problematizzato, non stigmatizzato) è destinato a restare sempre più isolato, sempre più incapace di leggere il contemporaneo.

Una lezione che il movimento deve imparare dall’affaire ArciLesbica e che è più che mai necessario uno scatto in avanti: dobbiamo imparare di più, dobbiamo riuscire a integrare le istanze di chi, in questo momento, non può sentirsi rappresentato, se non con difficoltà, dalle grandi associazioni nazionali.

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Andrea, Gianni e Anna: sono questi i protagonisti di una storia d'amore che, nel nostro Paese, è ancora negata da una politica sostanzialmente discriminatoria. Una politica che si ostina a non riconoscere ciò che non solo è una realtà ma è anche una realtà che produce legami, affetti e vincoli relazionali. 

Andrea, Gianni e Anna sono una famiglia, una famiglia arcobaleno: Andrea e Gianni, infatti, dopo anni di vita in comune, hanno deciso di suggellare la propria esperienza di coppia diventando genitori di una splendida bambina, Anna, nata in California il 2 agosto 2014 attraverso la gestazione per altri. Opportunità che, ovviamente, sarebbe stato loro preclusa in Italia.

Questo viaggio verso la vita e la felicità è raccontato da Andrea Simone, uno dei due papà, nel libro Due uomini e una culla, pubblicato a Torino da Golem con la preziosissima prefazione di Lella Costa e promosso per l'Italia dalla struttura editoriale cattolica Dehoniana Libri.

Un libro che racconta un momento importante della vita di Andrea e Gianni, cioè quello in cui decidono di realizzare il proprio progetto di genitorialità, con tutta l'euforia e la trepidazione che giustamente riserviamo ai grandi riti di passaggio della nostra esistenza, quelli in cui sentiamo che una parte di quel che volevamo diventare ha finalmente trovato la sua concreta determinazione.  Un libro che, però, racconta anche la difficoltà a cui va incontro una coppia gay nel momento in cui decide di non arrendersi di fronte alle deficienze del nostro legislatore perché, nonostante tutto, una coppia gay, in Italia, resta pur sempre una coppia "differente" dalle altre: una coppia vista come inadatta ad amare, crescere ed educare i propri figli. 

La vicenda di Andrea e Gianni è una vicenda esemplare anche per la naturalezza con cui viene raccontata la scelta di ricorrere alla gpa, finalmente descritta senza quell'alone di "dramma" o "violenza" con cui troppo spesso è presente nell'immaginario collettivo. È quanto anche scrive nella prefazione l’attrice Lella Costa, che conosce Andrea da quando era ragazzino: «La maternità surrogata, o gestazione per altri (spero che l’orribile e dolosa espressione “utero in affitto” sia stata bandita per sempre) è un tema molto serio, molto delicato e anche molto divisivo.

Persone sicuramente intelligenti, preparate, e soprattutto non sospettabili di non avere a cuore il tema dei diritti civili, negli ultimi tempi hanno assunto rispetto a questo argomento posizioni molto critiche, addirittura intransigenti. Da più parti si è sottolineato il rischio di un’ennesima forma di sfruttamento del corpo delle donne, soprattutto di quelle economicamente più fragili. Per non dire di tutte quelle persone, associazioni e schieramenti che semplicemente si rifiutano di riconoscere qualunque legittimità non solo alla gestazione per altri, ma anche a tutte le forme di relazione che si discostino dal concetto di  famiglia, anzi di Famiglia, di cui sembrano rivendicare il copyright: un padre (maschio), una madre (femmina) e la prole da costoro generata. Chiuso l’argomento.

Da tempo ormai, ogni volta che mi è capitato e mi capita di affrontare questi temi, specie con interlocutori impermeabili a qualunque confronto, me la cavo con una citazione disneyana, per l’esattezza da Lilo e Stitch: “Famiglia vuol dire che mai nessuno viene dimenticato o abbandonato”. Se qualcuno conosce una definizione migliore, per favore, me la comunichi. E credo di avere capito almeno una cosa: al di là delle riflessioni e posizioni teoriche, a volte in buona fede e rispettabili, quello che conta, e che fa la differenza, sono le persone, e le loro storie. Che − con buona pace degli integralisti − sono storie d’amore, di dedizione, di difficoltà, di desideri, di progetti di vita».

Ma in fondo, come giustamente sottolinea l'autore Andrea Simone, giornalista e blogger al suo esordio letterario, quella raccontata in Due uomini e una culla è soprattutto la storia di Anna, il regalo più grande che i due papà abbiano mai ricevuto dalla vita, un miracolo di gioia e serenità che si rinnova giorno dopo giorno e che è giusto condividere con il prossimo per scardinare luoghi comuni, paure e pregiudizi sulla vita e la felicità delle famiglie omogenitoriali.  

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Non s'arresta il dibattito sulla Gpa, cui fanno ricorso all'estero sia single sia coppie di persone tanto eterosessuali (e queste in maniera maggioritaria) quanto omosessuali. Negli ultimi giorni, poi, il fronte contrario alla pratica è tornato ad agitare lo spettro della propaganda metodica. Propaganda che, condotta da "campagne gay", sarebbe in aperta violazione dell'art. 12, comma 6 della legge 40 recante Norme in materia di procreazione medicalmente assistita.

Per avere delucidazioni in merito, abbiamo raggiunto telefonicamente Stefano Chinotti, penalista e coordinatore del comitato scientifico di Avvocatura per i diritti Lgbti - Rete Lenford.

Avvocato, sulla gpa i toni tornano ciclicamente a surriscaldarsi da ambo le parti. Il fronte contrario si richiama nello specifico al comma 6 dell'art. 12 della legge 40. Che cosa prevede? 

L'art. 12 introduce una serie di sanzioni conseguenti alla violazione della legge. La gestazione per altri viene contemplata al comma 6 che prevede la punizione di chi realizza (inteso in senso medico), organizza (inteso in senso professionale) e pubblicizza (inteso in senso commerciale) la surrogazione di maternità. Le pene, specialmente quelle pecuniarie - essendo il divieto indirizzato più che altro a evitare il fenomeno della commercializzazione professionale -, sono consistenti. Si va da quella detentiva da tre mesi a due anni a quella pecuniaria da 600.000 a un milione di euro. Non così consistenti, comunque, da poter evitare - per procedere nei confronti di cittadino italiano che faccia accesso a tale tecnica di procreazione medicalmente assistita all'estero - la necessaria e preventiva richiesta di avvio del procedimento da parte del ministro di Giustizia prevista dall'art. 9 del Codice penale.

Esprimere posizioni favorevoli alla Gpa, riportarle per iscritto in qualsiasi forma o dibatterne implica la violazione del comma 6? 

Assolutamente no. Ci mancherebbe altro. Se si ragionasse in questi termini, il discutere dell'abrogazione di un qualsivoglia reato potrebbe significare ricondurre le posizioni favorevoli alla depenalizzazione a una sorta di apologia del fatto illecito. È un'assurdità che, peraltro contrasta con il contenuto dell'art. 21 della Costituzione che tutela la libera espressione del pensiero. 

Che cosa pensa della proposta di reato universale per la Gpa?

Se per reato universale ci si riferisce a un fatto illecito punibile in ogni dove, occorrerà ottenere che gli ordinamenti di tutti gli Stati del globo si conformino in tal senso. Mi pare una via poco percorribile. Se invece ci si riferisce all'introduzione, nel nostro sistema interno, di una fattispecie delittuosa che, se anche commessa all'estero, possa essere punita in Italia, non vedo alcuna novità. Già con le leggi in vigore la Gpa praticata all'estero da cittadino italiano potrebbe, astrattamente, essere punita. Serve, come dicevo, la richiesta da parte del ministro di Giustizia. È già accaduto. Certo questo tipo di procedimenti si scontra inevitabilmente col principio del l'impossibilità di punire qualcuno che, seppur ha commesso un illecito per le leggi della propria nazione di appartenenza, ha, nello stesso tempo, utilizzato un mezzo assolutamente lecito nello Stato ove vi ha fatto ricorso. La condotta, quindi, se praticata in Paesi che la consentono, non è punibile. Anche per questo motivo, ad eccezione del caso cui ho già fatto riferimento, i tribunali non sono mai stati investiti di decidere sulla questione. E peraltro è talmente chiaro di come la legge intendesse punire il sorgere di fenomeni di commercializzazione in Italia. 

 

È possibile infine una revisione della legge 40?

Possibile senz'altro. Nel senso dell'inasprimento delle pene che potrebbero portare a introdurre un massimo edittale tale da non rendere, per la procedibilità, più necessaria la richiesta da parte del ministro di Giustizia che è prevista, solo, per i reati puniti con la reclusione fino a tre anni. Ma, se anche questo avvenisse, rimarrebbe aperta la questione dell'impossibilità di punire, in Italia, un cittadino che ha posto in essere, all'estero, una condotta assolutamente consentita.

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Sulle polemiche, che hanno scosso la collettività Lgbti e non per la presentazione del libro di Daniela Danna alla vigilia del Milano Pride e l'opera di volantinaggio antigpa da parte di ArciLesbica Zami durante il corso della parata, era intervenuta anche la filosofa, politica e scrittrice Michela Marzano con una puntuale intervista rilasciata a Gaynews. Sollecitati dalle stesse componenti di ArciLesbica Zami a poter replicare, pubblichiamo il testo pervenuto alla nostra redazione mantenendo la punteggiatura originaria.

Michela Marzano critica l'espressione “utero in affitto” pure usata da fior di giuristi come il compianto Stefano Rodotà: si tratta di un'espressione puramente descrittiva, dato che nella cosiddetta “gestazione per altri” o gpa si presta per denaro (compenso o rimborso) l'apparato riproduttivo di una donna. Forse, essendo l'utero non separabile dalla donna intera, potremmo più correttamente dire “donna in affitto”. Chi cerca espressioni apparentemente neutre come gpa o maternità surrogata lo fa per ragioni ideologiche, per sfuggire alla riflessione morale cui siamo chiamate da questo fenomeno e per addolcirne gli aspetti più allarmanti dal punto di vista dei diritti umani.

È bene chiarire un equivoco di fondo: la gpa non è una pratica medica perché la gravidanza non è una pratica medica, ma una potenzialità intrinseca del corpo femminile. Nella gpa, però, l’intero corpo femminile viene trattato come macchina riproduttiva.

La gpa è un (nuovo) istituto giuridico attraverso il quale si dichiara che una gravidanza non appartiene alla donna che la fa, ma a chi gliel'ha commissionata (in cambio di denaro).

Le attività che preparano i pride sono momenti appropriati per discutere di questioni che riguardano le aspirazioni delle persone lgbtia - non a caso i documenti dei pride, come ad esempio quello di Roma, contenevano riflessioni ugualmente nette, ma di segno contrario, su questo stesso tema. Forse solo i favorevoli alla gpa possono creare occasioni di dibattito?

Tutti i pride si aprono con i trenini arcobaleno di un'associazione che ha firmato la Carta di Bruxelles secondo cui la donna che partorisce come “portatrice” deve essere retribuita e deve cedere i neonati senza alcun possibile ripensamento (come invece accade).

Il dibattito sulla gpa è sviluppato in primo luogo da femministe: sono vaste le aree di femministe in Italia, in Francia, negli USA e negli altri paesi che ne hanno chiesto il bando universale e si battono contro la mercificazione di gravidanza, del parto e della nascita. Il consenso informato nulla toglie alla riduzione a cosa della gestante e di chi nascerà e quindi non può essere paragonato alla donazione di organi. In ogni caso gli organi vengono donati, non venduti o offerti dietro rimborso. Non ci pare che qualcuno chieda la libertà di scelta e l'autodeterminazione per soggetti che volessero vendere i propri organi.

Diciamo all'onorevole Marzano che non siamo certo paternaliste, al limite “maternaliste”, anche se a noi sembra di essere umaniste, nel senso della difesa dei diritti umani basilari che la gpa vìola, sebbene le immagini di famiglie sorridenti con figli acquisiti in quel modo vorrebbe farci dimenticare il fenomeno oscuro che ne è all'origine.

Siamo convinte che la genitorialità non si realizzi solo sotto forma di maternità biologica, siamo infatti sostenitrici della possibilità di adozione per gay, lesbiche e single.

La nostra non è una opposizione immotivata di chi non ha riflettuto sulla questione della genitorialità: noi ci abbiamo riflettuto a lungo e ci siamo documentate. Siamo pronte a continuare la riflessione in un incontro pubblico con l'onorevole Marzano. Siamo certe che un raffronto di questo genere potrebbe aiutare le tante persone che dicono di essere ancora in fase di riflessione e a cui assistere ad uno scambio sereno e approfondito potrebbe essere molto utile.

Cristina Gramolini, Lucia Giansiracusa, Daniela Danna – ArciLesbica Zami Milano

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Filosofa, saggista, politica, accademica ma soprattutto donna. È così che ama definirsi Michela Marzano, nel cui ultimo romanzo L’amore che mi resta si affrontano con delicata sensibilità i temi della perdita, dell’amicizia, dell’affettività, della maternità. Aspetto, quest’ultimo, su cui Gaynews ha voluto ascoltarla in relazione alle ultime polemiche relative alla gpa in seno alla collettività Lgbti.

Onorevole Marzano, le parole sono importanti. Che cosa esprimono secondo lei le espressioni utero in affitto e gestazione per altri?

Partiamo da un assunto per me fondamentale. Quello della importanza assoluta delle parole secondo il pensiero di Albert Camus, premio Nobel per la letteratura. L’espressione utero in affitto è erronea perché a essa è sottesa una concezione negativa e ideologizzata d’una pratica medica. L’espressione gestazione per altri è invece neutra in quanto descrittiva di quella pratica senza che se ne dia alcun giudizio morale.

Tre giorni giorni prima dell’inizio dell’Onda Pride è stato lanciato il comunicato Utero in affitto, firmato anche da alcune femministe della differenza e dalla presidente di ArciLesbica Nazionale. Che cosa ne pensa?

Penso che si tratti di un’azione altamente scorretta e inappropriata. Ancora una volta si è agito con la volontà di creare scompiglio e non di favorire un sereno raffronto. Tale modalità ricorda infatti l’allarme che fu lanciato lo scorso anno proprio mentre in Senato si discuteva dell’ex art. 5 del ddl Cirinnà sull’adozione del configlio o stepchild adoption. Dispiace poi vedere tra le firmatarie anche alcune femministe. Riprova delle contrapposizioni e spaccature che caratterizzano il movimento femminista italiano a differenza della sua comprattezza iniziale.

In molti si è impegnati anche sui social a favorire un discussione sulla gpa ma non poche femministe della differenza muovono l’accusa che si stia facendo propaganda sulla scorta dell’art 12 (comma 6) della legge al 40. Chiusura al dialogo o manganellismo verbale?

È ovvio che si tratta di una totale chiusura al dialogo, scambiando artatamente l’esternazione delle proprie vedute con la propaganda. Si crede di poter imporre un pensiero unico al riguardo brandendo le armi delle sanzioni o, addirittura, del reato universale. Sulla gestazione per altri sarebbe ribadire una volta per tutte che una cosa è la pratica, una cosa sono le modalità con cui si effettua. Non si può liquidare la gestazione per altri - volta a realizzare il desiderio di genitorialità d’una coppia a prescindere dal loro orientamento sessuale – sulla base dell’argomento di quanto avviene nei Paesi terzo/quartomondiali. Si pensi al Canada o alla California dove la gpa è normata nel pieno rispetto dei basilari principi legali col consenso informato delle parti e senza, dunque, alcun sfruttamento della donna gestante Quanto detto potrà essere più chiaro se si pensa a un’altra pratica medica importantissima quale la donazione di organi. Donazione che può avvenire nel caso di soggetti sia morti cerebralmente sia vivi. Ora sarebbe illogico qualificare la donazione di organi una pratica illegittima e criminosa perché in Paesi estremamente poveri c’è chi si presta alla sua effettuazione per motivi d’indigenza. Tali modalità, che si configurano come sfruttamento della persona, sono da condannare con fermezza e perseguire penalmente. Ma ciò non può portare alla condanna della pratica che è legittima e altamente umanitaria.

Sabato pomeriggio è stato presentato a Milano l’ultimo volume di Daniela Danna. ArciLesbica Zami Milano ha inviato una mail alle socie annunciando la diffusione di  volantini antigpa durante il Pride del giorno dopo. Quale il suo parere?

Trovo totalemente inaccettabile quel comunicato per il contesto (il giorno prima del Milano Pride) e, soprattutto, per i contenuti. Si pensi alle parole: “Le lesbiche non sono le mogli dei gay, che tacciono e annuiscono quando gli uomini parlano”. Si tratta di parole che esprimono l’idea paternalistica e patriarcale della vita matrimoniale quale condizione di sudditanza servile per la donna. Quell’idea che il movimento femminista ha sempre combattuto e continua a combattere Per non parlare della presunzione di voler parlare a nome di tutte le altre donne lesbiche.

Per Michela Marzano, donna e politica, che messaggio deve arrivare sulla gpa dal mondo delle donne e da quello della politica?

Come donna e politica credo che sia ora di mettere da parte ogni visione ideologica sulla gpa e d'incontrarsi sul terreno del confronto iniziando a eliminare l’utilizzo di parole offensive tanto per le donne quanto per chi vuole concretare il desiderio di genitorialità. Confronto che deve partire dall’idea di genitorialità. Un’idea che non è univoca come quella imposta dalle posizioni biologistiche. L’essere genitore si realizza al di là dell’aver messo un mondo un figlio. Si realizza nell’affetto costante nei riguardi di colui alla cui crescita, formazione ed educazione ci si presta attimo per attimo con la mente e il cuore.

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Diritti senza frontiereQuesto è il claim del Milano Pride 2017 che avrà oggi la sua conclusione con la parata che partirà da P.zza Duca D'Aosta e terminerà in Porta Venezia.Un Pride all'insegna dell'orgoglio e della libertà di essere e di avere pari diritti in quanto persone. Quindi non solo un Pride Lgbti ma un Pride a 360 gradi che vuole e avrà al suo fianco anche altre realtà. Come la rete milanese Nessuno è illegale, che promuove e lotta per l'accoglienza e i diritti dei migranti. Proprio uno di loro parlerà e porterà la sua esperienza sul palco di Porta Venezia. Palco che per la prima volta non darà voce alle associazioni ma alle diverse istanze, alle varie esperienze che siano più o meno riconducibili alla comunità Lgnti. Sarà un momento più personalistico.

Purtroppo quest'edizione del Milano Pride è stata segnata da una querelle molto accesa. Quella relativa alla gpa o gestazione per altri. Infatti, il 23 giugno, proprio alla vigilia della manifestazione conclusiva e all'interno della Pride Week, ArciLesbica Zami Milano ha organizzato la presentazione con annesso dibattito del libro di Daniela Danna Fare un figlio per altri è giusto. Falso!Il mondo Lgbti si è spaccato in due e anche in modo violento.

Leonardo Meda del Coordinamento Arcobaleno, raggiunto telefonicamente da Gaynews, ha dichiarato al riguardo: «Il Coordinamento Arcobaleno ha sempre dato la possibilità a tutte le associazioni e gruppi Lgbti di inserire, all'interno della Pride Week, un evento, un dibattito. Per cui censurare un'associazione importante e storica come questa sarebbe stato impensabile. D'altro canto il tutto è stato e sarà curato esclusivamente da ArciLesbica Zami Milano; anche il dibattito sarà moderato da una loro rappresentante. Il Coordinamento Arcobaleno ha dato, come fa sempre, solo il permesso di apporre il proprio logo nella comunicazione dell'evento e nessun patrocinio».

Posizione, questa, che non fuga i dubbi sull'opportunità di eventi capaci di causare malumori e contrapposizioni all'interno d'un evento gioioso e unitario come il Pride.

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Continua la stagione dell'Onda Pride, che vedrà nella giornata del 24 giugno ben cinque città scendere in piazza per la marcia dell'orgoglio Lgbti. Tra queste Napoli, la cui Pride Parade sarà all'insegna dello slogan Liberamente Corpo. Non sono purtroppo mancati nei giorni antecedenti la parata avvenimenti dolorosi, come il ritrovamento del corpo di Simo, ragazzo FtM, tra i cassonetti di Forcella, e atti reazionari come lo striscione di Forza Nuova contro Arcigay Napoli e il sindaco Luigi De Magistris in una col comunicato intimidatorio del raggruppamento neofascista dal titolo Ci vogliono gay e drogati, ci troveranno rivoluzionari!, dove si annuncia: «Ci faremo sentire al Mediterranean Pride of Naples».

Per saperne di più, Gaynews ha intervistato Antonello Sannino, presidente del locale comitato Arcigay Antinoo.

Antonello, dopo Bagnoli il Pride torna quest'anno nell'area portuale di Napoli. C'è una connessione tra le due location?

Sì. Dopo il Pride di Bagnoli, che per l’intesa tra associazioni Lgbti, comitati civici ed ex operai della locale area industriale ha ricordato, per molti versi, quello dell’omonimo film, incentrato sull’alleanza tra minatori e comunità omosessuale londinese, la marcia dell’orgoglio torno al centro in un luogo simbolo di Napoli: il Porto. Quel porto, da cui nel secolo scorso sono partite tante e tanti meridionali in cerca di fortuna all’estero e in cui, una settimana fa, sono sbarcati 1500 migranti richiedenti asilo. Persone che sono state accolte benissimo dalla città con tanto di striscione con la scritta Welcome Refugees. Napoli is Your Home.  Da Piazza Municipio il corteo si snoderà per Via Toledo, Piazza del Plebiscito fino a quel Lungomare che, liberato dal traffico e dallo smog, è stato restituito ai napoletani.

Si sono registrate alcune reazioni al Pride in questi ultimi giorni. Come le spieghi?

Bisogna fare sempre molta attenzione a tutti i meccanismi reazionari: sia esterni a partire da quelli di Forza Nuova che inquietano e spaventano, sia interni a partire da alcune posizioni d’una parte di Arcilesbica sulla gestazione per altri e su ripetuti atteggiamenti venatamente transfobici nei riguardi di ragazzi FtM, che se ne stanno reiteratamente lamentando. Bisogna dunque fare attenzione a tutte queste posizione di retroguardia culturale sia interne sia esterne.

Forza Nuova Napoli è ricorsa a uno striscione intimidatorio contro Arcigay e De Magistris, che tiene dietro a quello esposto alcuni mesi fa davanti al locale Macho Lato nel quartiere San Carlo all'Arena - Stella. Preoccupato?

Nient'affatto. Lo striscione di Forza Nuova non apporta nulla nulla di nuovo. Si tratta di persone che mancano di capacità nel raccogliere consensi e di fare azioni costruttive sul territorio. Per cui appena arriva il Pride ne approfittano per avere un po’ di visibilità. È chiaro che resta un fatto grave perché la guardia non va mai abbassata nei riguardi di queste forme di neofascismo. È singolare che loro abbiano paura dei “superpoteri” delle persone Lgbti, che hanno la possibilità di trasformarli tutti in omosessuali. Mi verrebbe da pensare che tutto ciò celi in loro una sorta di omofobia interiorizzata. Probabilmente qualche forzanovista non riesce a vivere in maniera serena la propria omosessualità. E, quindi, attaccano soprattutto Arcigay e il nostro favoloso sindaco De Magistris sempre in prima linea al Pride. Anzi, quest’anno, avremo per la prima volta anche il gonfalone cittadino. Non posso infine dimenticare che prenderà parte al Pride anche la senatrice Monica Cirinnà che, per solidarietà e affetto al sindaco e alla colletività Lgbti napoletana, ha comunicato sui social la propria partecipazione.

Quale sarà dunque il messaggio che arriverà dal Pride di Napoli?

Come si sa, il nostro è un Pride che ha al centro il corpo e il principio dell’autodeterminazione in opposizione a posizioni involuzionistiche tanto ad intra quanto ad extra del movimento Lgbti. È un Pride dedicato al Mediterraneo. Non per niente il simbolo di questo Pride è la statua del Nilo che fu donata dagli egiziani d’Alessandria ai napoletani per riconoscere l’enorme accoglienza ricevuta nella città partenopea. Statua che non per niente è chiamata “Il corpo di Napoli”. Non sono mancate nell’organizzazione tensioni. Tensioni che, però, ritengo necessarie allo sviluppo del dibattito di temi importanti, di cui la politica non può non farsi carico. Napoli non ha paura. Napoli affronta anche temi caldi. E questo Pride dimostrerà ancora una volta che Napoli è una città profondamente antifascista, vantando lo storico primato d’essere la prima città a essersi liberata dall’occupazione nazifascista con le Quattro Giornate. Giornate gloriose, di cui furono protagoniste anche i femminielli con le loro celebri barricate.

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