Il 23 settembre è la Giornata mondiale dell'Orgoglio bisessuale. Per tale data il mondo Bisex, il coordinamento delle associazioni e dei collettivi bisessuali italiani, ha indetto una manifestazione a Roma in piazza Madonna di Loreto (ore 16:00, sotto la Colonna Traiana).

Ne abbiamo parlato con l’attivista veronese Tom Dacre, 29 anni, da tempo residente a Roma. Tom è tra gli organizzatori dell’iniziativa.

Perchè una manifestazione per le persone bisessuali? 

I pregiudizi sono tanti. Quante volte avete sentito dire: “È un’omosessuale che si nasconde”? Purtroppo oltre all’omofobia, chi è bisessuale subisce anche la bifobia di quanti, anche all'interno della comunità, sostengono che la bisessualità non esiste. Un altro luogo comune è che la bisessualità sia solo una fase. Eppure a me questa fase dura da dodici anni e conosco persone alle quali questa “fase” sta durando da molti anni.

I miei studi classici mi riportano alla mente Giulio Cesare, noto oltre che per le sue strategie militari anche per i suoi appetiti sessuali estesi a entrambi i sessi, tanto da essere chiamato “Il marito di tutte le mogli e la moglie di tutti i mariti”.  Questa “fase” pare sia durata fino alla sua uccisione; chissà, forse se Bruto e Cassio non lo avessero ucciso sarebbe giunta al termine.

Cosa rispondete a chi dice che le persone bisessuali non sanno scegliere? 

Che la bisessualità è sia un orientamento sessuale più preposto di altri al tradimento è un’altra delle convinzioni più radicate. Come se le persone eterosessuali e omosessuali non tradissero. In altri casi si pensa che le persone bisessuali sono per forza di cose poliamorose, quando invece come negli altri casi, ci sono persone bisessuali monogame e persone bisessuali poliamorose. Io appartengo ald secondo gruppo, ma si tratta della mia situazione personale. Alcuni pensano invece che essere bisessuali possa essere un vantaggio, in quanto si può benissimo lasciare perdere la parte omosessuale e intraprendere una relazione eterosessuale, come se autoreprimersi fosse un vantaggio.

Quali sono stati i coming out più rilevanti per la bisessualità?

Ci sono stati coming out di personaggi famosi in tal senso puntualmente ignorati: la cantante italiana Gianna Nannini, dichiaratasi bisessuale nel 2002 è tutt’ora vista dai più come una lesbica non dichiarata; il campione mondiale dei pesi medi della boxe dal ‘62 al ’67, lo statunitense Emile Griffith, che nel 2005 ormai anziano dichiarò la propria bisessualità (che non aveva mai nascosto pur non avendola mai formalmente dichiarata); i rapper Frank Ocean e Taylor Bennet, entrambi dichiaratisi bisessuali, il primo nel 2012 e il secondo quest’anno; oppure si potrebbe parlare del cantante Michele Bravi, che venne preso di mira da molte persone e considerato un omosessuale represso quando annunciò nel 2017 di avere una relazione con un ragazzo e di apprezzare anche le donne.

Cosa è cambiato oggi rispetto al passato?

Oggi la bisessualità è più accettata rispetto al passato ed inizia ad essere considerata come una realtà a sé stante. La strada è tuttavia ancora molta per poter superare le discriminazione. L’invisibilità nella cultura di massa rende la bisessualità inevitabilmente qualcosa da “accettare”. Per questo è importante, non solo per le persone bisessuali, ma anche per quelle eterosessuali, omosessuali e asessuali, scendere in piazza e dare visibilità alla realtà bisessuale.

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Il 2017 è stato un anno strano.

Da un lato, gli evidenti passi in avanti della società che, come testimoniato anche da una trasmissione quale Stato Civile, inizia a metabolizzare un cambiamento epocale, benché incompleto, come la legge sulle unioni civili approvata dal nostro Parlamento l’11 maggio 2016. Dall'altro, una continua e fastidiosa presenza di velati e opportunisti nel panorama dello spettacolo e dei media italiani.

Quattro personaggi sono campioni paradigmatici di questa triste retroguardia ancora "attiva" nel 2017: Stefano Gabbana, Ferzan Ozpetek, Gianna NanniniCristiano Magioglio.

Le dichiarazioni di Stefano Gabbana e di Ferzan Ozpetek, che rifiutano il termine gay come fosse un'onta e sbandierano una malintesa idea di emancipazione che è l'esito di un processo di conformismo borghese, manifestano tutto il peso storico di uno stigma omofobico interiorizzato e incancrenito nel lusso e nel benessere delle posizioni sociali acquisite.

D'altronde, lo stesso Ozpetek, che sull'estetica e sui sentimenti delle persone omosessuali ha costruito il proprio successo, non è mai intervenuto per condannare la repressione anti-lgbti del regime di Erdogan, pur vivendo a Roma con il suo "compagno di viaggio" (ha detto che bisogna chiamare così suo marito perché i gay non hanno marito).

Ma nell’anno si erano già segnalate le uscite di Gianna Nannini, rockstar lesbica velatissima, che ha rivendicato i propri diritti di genitorialità, dopo essersi nascosta per decenni e senza aver mai fatto nulla per supportare la comunità Lgbti. 

In ultimo ma non da ultimo è da segnalare Cristiano Malgioglio che, dopo non essersi mai esposto per i diritti Lgbti, si è scoperto improvvisamente "militante" nel corso del Grande Fratello Vip. Benché, fino a qualche mese fa, attaccasse gli omosessuali che si baciavano definendoli ridicoli e ritenendo che due uomini che si amano non possono essere una famiglia.

Nulla dunque da imparare da questi questi personaggi. Nulla da ammirare. Nulla meno che mai da spartire.

Resta solo da considerare la distanza siderale da chi può essere invece ravvisato riferimento iconico e paradigmatico per le persone lgbti. Come, ad esempio, l’indimenticabile Paul Newman che ebbe a dire: «Sono da sempre un sostenitore dei diritti dei gay. Non lo sono invece del non dichiararsi».

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