Utero in affitto, ideologia gender, sottomissione gay. Sarebbero questi per il deputato forzista Galeazzo Bignami i temi esaltati e propagandati dal Gender Bender Festival che, giunto quest’anno alla 16° edizione, è in corso a Bologna fino al 3 novembre. 

Motivo per cui il parlamentare, figlio di Marcello che fu volto storico della destra bolognese quale componente della segreteria nazionale del Movimento sociale italiano (e lui stesso con trascorsi di militanza nel partito di Almirante e poi in Alleanza nazionale), ha depositato un’interrogazione indirizzata al ministro per i Beni e le Attività culturali Alberto Bonisoli perché «il Governo si esprima su questo festival e ripensi con serietà alla opportunità di erogare finanziamenti pubblici».

Per Bignami «anche quest'anno dobbiamo assistere alla solita sfilza di spettacoli messi in scena con la giustificazione di promuovere la libertà sessuale: una scusa utilizzata ormai da anni per propinare la propaganda Lgbt e l'ideologia gender che vorrebbe annullare le differenze tra uomo e donna». Secondo il parlamentare il programma del festival, infatti, «si muove sui soliti temi cari a questo tipo di propaganda: smontare la sessualità maschile e femminile, irridere la religione ed esaltare le forme di dominio e di sottomissione gay». 

A finire poi nel mirino dell’azzurro Diane a les épaules (proiettato il 26 ottobre), l’irriverente commedia di Fabrice Gorgeart, che, pur affrontando con intelligenza il tema della gestazione per altri, viene presentato – ma senza essere stato visto dall’interrogante – come «una bella forma pubblicitaria all'utero in affitto, che è illegale nel nostro Paese». Un danno, fra l’altro, ai cittadini «perché il festival ha contributi pubblici del Comune, della Regione e del ministero».

Gli ha fatto eco il consigliere regionale forzista Andrea Galli, per il quale «la Cittaà Metropolitana di Bologna e la Regione non dovrebbero promuovere kermesse in cui si lede la nostra identità culturale di matrice cristiano-cattolica e che coinvolgono età estremamente delicate e sensibili come l'adolescenza e l'infanzia».

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Il 1° novembre per l’insigne studiosa tudette Fabiola Bernardini dovrebbe iniziare il nuovo impiego presso il locale Servizio Urbanistica, cui è stata trasferita dopo la rimozione da direttrice della Biblioteca comunale Lorenzo Leoni

Trasferimento che, disposto con delibera di Giunta n. 157 del 24 maggio 2018 riguardante il “nuovo assetto organizzativo della macrostruttura dell’ente”, è stato annunciato nell’ambito d’una rotazione di 22 impiegati su 100 con motivazioni diverse: irregolarità, utilizzo dei permessi ex lege n. 104 del 1992 per le ferie, richiesta di trasferimento ad altre mansioni. 

Ma, come già rilevato il 14 giugno dalla senatrice Loredana De Petris nell’interrogazione parlamentare ai ministri dell'Istruzione (Marco Bussetti), della Pubblica amministrazione (Giulia Bongiorno) e dell'Interno (Matteo Salvini), Fabiola Bernardini non ha mai «commesso alcuna irregolarità né espresso la volontà di essere trasferita». Motivo per cui la parlamentare LeU aveva osservato: «Le motivazioni alla base della scelta dell'amministrazione di Todi sembrano dunque meramente di carattere punitivo». 

Bernardini non solo ha infatti partecipato alla Festa delle Famiglie Arcobaleno, tenutasi il 6 maggio a Todi tra il disappunto e lo sconcerto di CasaPound (un cui componente, Andrea Nulli, siede in Consiglio comunale), ma si è anche rifiutata di redigere un catalogo di libri per bambini e ragazzi a “tematica omogenitoriale, omosessuale, transessuale".

Richiesta, questa, susseguente alle Direttive emanate dagli assessori tuderti alla Famiglia e alla Cultura Alessia Marta e Claudio Ranchicchio, che sembrano ossessionati, al pari dell’intera amministrazione locale retta dal forzista Antonio Ruggiano, dall’ideologia gender per quanto inesistente.

A seguito della rimozione è stata lanciato in giugno sui social l’hastag #IoStoConFabiola

Hastag che un gruppo d’utenti della Biblioteca comunale ha voluto tradurre in fatti concreti organizzando, sabato, scorso un flah-mob sulla scalinata della chiesa di San Fortunato scegliendo come slogan la celebre frase di Tina Anselmi: «Capii allora che per cambiare il mondo bisogna esserci».

All’ombra del monumentale tempio gotico, che ospita le spoglie del poeta Jacopone da Todi, oltre 200 persone si sono raccolte, alle 15:45, recando tra le mani un libro

Una sorta di lungo cordone a tutela della biblioteca e della sua direttrice, grazie al cui impegno, nel maggio 2018, Mibact, Cepell e Anci hanno riconosciuto a Todi la qualifica di Città che legge, attribuito finora a soli 147 Comuni italiani.

Una reazione indignata a chi vorrebbe rispolverare un index librorum prohibitorum di cafariana memoria e, perciò, tacitare la voce ferma di una donna, intellettuale, professionista, che vanta competenze in biblioteconomia, archivistica, diplomatica, lingua latina.

Competenze, grazie alla quale, non solo si è fatta apprezzare da medievisti di fama internazionale e, in particolare, da quei presuli ed ecclesiastici italiani che si occupano di storia del francescanesimo. Ma ha portato ai massimi livelli un istituto culturale come la Biblioteca Lorenzo Leoni, che annovera, tra le oltre 10.000 unità, preziosi codici miniati, incunaboli, cinquecentine nonché manoscritti autografi come quelli del filosofo scolastico Matteo d'Acquasparta.

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Non potrà più svolgere alcun incarico pastorale, né confessare e dirigere spiritualmente i fedeli, né tenere interventi pubblici nell’arcidiocesi parigina senza esplicito permesso. Inoltre, come già disposto dal card. André Vingt-Trois (arcivescovo di Parigi dall'11 febbraio 2005 al 7 dicembre 2017), continuerà a essergli inibita l’attività di psicoterapeuta.

Queste le sanzioni irrogate dall’arcivescovo di Parigi Michel Aupetit allo psicologo della Chiesa, soprannome con cui è conosciuto in Francia mons. Tony Anatrella.

Classe 1941, il sacerdote è accusato d’aver abusato sessualmente di giovani uomini nel corso di sedute volte alla guarigione degli stessi dall’omosessualità secondo il metodo delle terapie riparative di Joseph Nicolosi. Ma il tutto si sarebbe tradotto in palpeggiamenti e induzione alla masturbazione reciproca.

Denis Lemarca: Manipola il mio sesso. Mi masturba

Entrato a 23 anni nel Seminario della Missione di Francia (1987), Denis Lemarca – uno dei primi accusatori – racconta così il suo primo incontro con lo psicologo della Chiesa: «Io sono disteso sul lettino, nudo. Sono sorpreso dalla leggerezza del massaggio. È più che altro una carezza su tutta la parte anteriore del corpo che gira delicatamente intorno alla zona genitale. Poi Tony Anatrella mi chiede di tenere la sua mano e di guidarla. Io guido allora la sua mano, prima sulle zone che lui ha toccato e fin dove la lunghezza del mio braccio lo permette. La sua mano non si ritrae quando l'avvicino al mio sesso. Mi invita allora a guidare la sua mano sulle zone dove vi sono ancora delle "tensioni".

Ho un'erezione. Quando guido la sua mano sul mio sesso, egli solleva le dita per sfiorarlo. Poi vengo invitato a lasciar andare la sua mano da sola. Egli allora manipola il mio sesso. Mi masturba. Poi mi chiede se voglio godere. Io dico: No. Così si chiude la prima seduta di "corporeo". Mi trovo in una specie di siderazione. Non ho memoria di ciò che ho potuto dire all'uscita di questa seduta. Alla seconda seduta di "corporeo" ho goduto. È la prima volta che godo in presenza di un altro essere umano».

Alle accuse di Lemarca ne seguirono altre, anonime, nel 2006, cui si preferì non dare seguito.

Un processo canonico ritardato per anni

Ma non venendo meno tali voci, il card. André Vingt-Trois si vide costretto, nel maggio 2016, a intervenire suo malgrado con l'incoraggiare «queste persone ad uscire fuori dall’anonimato, a mettersi in contatto personalmente con la diocesi di Parigi e presentare denuncia alla giustizia». Cosa che fu fatta da più soggetti al punto tale che lo stesso porporato non potette esimersi dal ritenere oramai improrogabile l'apertura d'un processo canonico a carico di Anatrella.

Avendo però il sacerdote collaborato in passato col tribunale ecclesiastico provinciale di Parigi, il cardinale Vingt-Trois chiese alla Segnatura Apostolica di affidare la procedura a un altro tribunale. Alla fine di gennaio 2017 da Roma si optò per quello interdiocesano di Tolosa, al quale furono trasmessi i documenti.

Un’inchiesta, questa, durata fino al 19 marzo 2018, quando le conclusioni sono state rimesse all'arcivescovo Aupetit, che ha notificato, il 4 luglio, ad Agence France-Presse le accennate sanzioni irrogate allo psicologo della Chiesa.

La dura presa di posizione da parte del presule ha suscitato un clamore enorme, la cui eco è andata ben al di là dei confini francesi.

Anatrella: l'idolo delle gerarchie vaticane con l'ossessione per l'ideologia gender

Già consultore del Pontificio Consiglio per la Famiglia (soppresso il 15 agosto 2016 da papa Francesco, che ne ha trasferito competenze e attività al neodicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita) e del Pontificio Consiglio della Pastorale per gli operatori sanitari (soppresso il 17 agosto 2016 da Bergoglio con l'istituzione del Dicastero per il Servizio dello sviluppo umano integrale) nonché professore presso il Collège des Bernardins, Anatrella è infatti noto per le sue posizioni di aperta condanna dell’omosessualità, ritenuta «immaturità narcisistica» da curare.

Aperto sostenitore de Le Manif pour tous, Anatrella si è impegnato, a partire dagli anni ’90, nell’avversare sui media i diritti delle persone Lgbti e nell’allertare la pubblica opinione sulle rivendicazioni delle stesse a favore del matrimonio egualitario e del riconoscimento genitoriale. Il 14 giugno 2004 arriva il primo riconoscimento d'Oltretevere con la nomina a Cappellano di Sua Santità.

È stato uno degli ispiratori dell’istruzione della Congregazione per l'educazione cattolica che, approvata da Benedetto XVI il 31 agosto 2005, interdice l’accesso agli Ordini alle persone omosessuali. Il suo pensiero al riguardo è stato ampiamente esplicitato in un articolo del 25 novembre 2005 su L’Osservatore Romano, di cui, a partire dall’ultimo periodo del pontificato wojtyliano, è divenuto uno dei collaboratori di punta come, fra l’altro, per L’Avvenire.

Il congiunto interesse per l’ideologia gender, quale filiazione diretta dei gender studies e «pericolo per l'Occidente paragonabile ai totalitarismi del Novecento», lo hanno accreditato agli occhi delle gerarchie vaticane come il massimo esperto di quella che a Oltretevere amano chiamare “politicizzazione e ideologizzazione dell’omosessualità”. 

Tesi, queste, che Anatrella ha esplicitato nei volumi Gender, la controverse (Téqui, Parigi 2011) e in Mariage en tous genre. Chronique d'une régression culturelle annoncée (L'échelle de Jacob, Digione 2014), la cui sintesi italiana è stata edita nel 2015 dalla San Paolo col titolo La teoria del gender e l'origine dell'omosessualità. Una sfida culturale

Non a caso è uno dei «collaboratori del Segretario speciale» in preparazione e nel corso del Sinodo dei vescovi sulla Famiglia che, convocato e presieduto da papa Francesco nei giorni 9-15 ottobre 2014, vede un acceso dibattito su tali tematiche.

Non meraviglia, dunque, se ancora due anni fa il card. Pietro Parolin, segretario di Stato, a conclusione del convegno Il celibato sacerdotale, un cammino di libertà presso la Pontificia Università Gregoriana, non si esimeva dal ringraziare «monsignor Tony Anatrella, psicanalista, specialista in psichiatria sociale, consultore e collaboratore di vari dicasteri della Curia romana, anche lui ideatore e organizzatore dell’iniziativa».

Omertà organizzata 

Ma tuttò ciò sarebbe forse indicativo di ben altro. Secondo il domenicano Philippe Lefebvre, professore alla Facoltà di teologia di Friburgo, Tony Anatrella, infatti, «è stato coperto da un potente silenzio, da un’omertà organizzata».

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Il 27 giugno il portavoce del Comitato Difendiamo i nostri figli Massimo Gandolfini ha incontrato il ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, il suo omologo all’Istruzione Marco Bussetti e il sottosegretario all’Interno Enrico Molteni. Il motivo, come evidenziato il 28 giugno da Filippo Savarese, è da ricercarsi nella presentazione delle «istanze del popolo del Family Day ai tre principali rappresentanti di Governo che se ne dovranno occupare».

Fortemente vicino al medico bresciano e al suo braccio destro Simone Pillon – la cui candidatura ed elezione a senatore promanano direttamente dal sostegno dell’area gandolfiniana del Family Day alla Lega durante le ultime elezioni politiche – il coordinatore delle campagne della Fondazione CitizenGo (a partire dal Bus No Gender) ha quindi dichiarato: «Con tutti e tre il confronto è stato aperto ed estremamente fruttuoso, sui principi e sulla volontà di collaborazione. Il lavoro di contaminazione della politica iniziato dopo il grande Family Day del 30 gennaio al Circo Massimo continua e sta conoscendo oggi la sua forma più alta e diretta».

In realtà il triplice incontro ha visto partecipe non solo Gandolfini ma anche ProVita nella persona del presidente Toni Brandi e Generazione Famiglia nelle persone di Jacopo Coghe, Giusy D’Amico, Maria Rachele Ruiu.

Come chiarito sulla pagina della branca italiana de Le Manif pour tous, «sono stati vari i temi trattati nell’incontro, è emersa infine la proposta di rilanciare un patto educativo tra scuola e famiglie che escluda ogni forma di colonizzazione ideologica».

Espressione, quest’ultima, che, cara a Papa Francesco e presente anche in documenti come l’Amoris Laetitia, fa riferimento all’ideologia gender. Si deve fra l’altro proprio a Generazione Famiglia il successivo tweet del ministro Fontana sulla partecipazione del sottosegretario alla presidenza del Consiglio Vincenzo Spadafora al Pompei Pride.  

Ma un dettagliato resoconto degli incontri è stato offerto il 28 giugno da ProVita sul suo notiziario in una con le valutazioni di Toni Brandi: «Il Comitato Difendiamo i nostri figli, organizzatore dei Family Day di piazza San Giovanni e del Circo Massimo, di cui fa parte anche Toni Brandi, presidente di ProVita Onlus, è stato al ministero della Pubblica istruzione. Gandolfini ha parlato di "incontri fruttuosi con esponenti del governo per tutelare la famiglia".

Lo scopo degli incontri è stato quello di ottenere una "più efficace collaborazione sul fronte della promozione della natalità e della cultura della vita, della libertà educativa e del diritto dei bambini ad avere un papà e una mamma", ha detto Gandolfini.

Il Comitato ha incontrato Marco Bussetti, ministro della Pubblica istruzione, Lorenzo Fontana, ministro della Famiglia, e il sottosegretario all’Interno Nicola Molteni: "È emersa una comunione di vedute sulla necessità di tutelare il diritto dei bambini all’identità e ad avere entrambe le figure genitoriali, di perseguire pratiche di mercimonio di gameti e dei corpi e di rilanciare un patto educativo tra scuola e famiglie che escluda ogni forma di colonizzazione ideologica", ha concluso Gandolfini».

Circolata negli ambiti di tali organizzazioni, la notizia è oggi rimbalzata nuovamente sui social grazie alla parziale narrazione offerta dalla pagina Facebook L’unione falla forsee all’appello congiunto di Marilena Grassadonia e Alessia Crocini su quella di Famiglie Arcobaleno.

Toccata direttamente dalle parole del ministro Lorenzo Fontana sull’inesistenza delle loro realtà familiari (parole ribadite anche sul palco di Pontida il 1° luglio), l’associazione si ritrova a essere bersaglio dei correlati attacchi concentrici di Generazione Famiglia e CitizenGo per gli esposti presentati alle procure delle Repubbliche presso i Tribunali di Milano, Torino, Firenze, Bologna, Pesaro «circa le iscrizioni anagrafiche di figli nati da “due madri” e “due padri” compiute e politicamente rivendicate dai relativi Sindaci».

Operazione per la quale, da giorni, le due associazioni stanno chiedendo attraverso mail dai toni pressanti donazioni di 25, 50 o 100 euro perché «le consulenze legali a cui ci affidiamo per resistere a tutti i tentativi di distruggere la famiglia in Italia hanno un costo non indifferente».

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Non si può infine non ricordare come Generazione Famiglia e CitizenGo si siano fatti promotori anche di una raccolta firme perché il ministro Matteo Salvini dia incarico ai prefetti di annullare le registrazioni anagrafiche dei “bambini” arcobaleno fatte da vari sindaci.

Iniziativa che, presentata in conferenza stampa a Palazzo Madama il 20 giugno, è stata vanificata nel pomeriggio dello stesso giorno dalla risposta del ministro per i Rapporti con il Parlamento Riccardo Fraccaro (M5s) all'interrogazione della deputata di Fratelli d’Italia Augusta Montaruli.

Cosa, questa, che non è passata inosservata al Popolo della Famiglia, critico nei riguardi del governo gialloverde e oggetto di passati attacchi da parte del senatore Simone Pillon.

Sulla pagina Fb di Mario Adinolfi è intercorsa, negli scorsi giorni, un’interessante diatriba tra il direttore de La Croce e Filippo Savarese che, come Costanza Miriano chiamata in causa nel relativo post, appare apertamente schierato a difesa dell’area gandolfiniano-leghista.

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Il caso della rimozione di Fabiola Bernardini dall’ufficio di direttrice della Biblioteca comunale di Todi e del conseguente trasferimento al locale Servizio Urbanistica, senza che la stessa ne avesse fatto richiesta o fosse incorsa in irregolarità di sorta, continua a far discutere.

A dare il fuoco alle polveri, due giorni fa, l’associazione perugina Omphalos Lgbti e la senatrice Loredana De Petris (LeU) che, nel presentare un’interrogazione parlamentare ai ministri Bussetti, Bongiorno e Salvini, ha parlato di probabile misura punitiva a danno della dirigente.

Bernardini non solo ha infatti partecipato alla Festa delle Famiglie Arcobaleno, tenutasi il 6 maggio a Todi tra il disappunto e lo sconcerto di CasaPound (un cui componente, Andrea Nulli, siede in Consiglio comunale), ma si è anche rifiutata di redigere un catalogo di libri per bambini e ragazzi a “tematica omogenitoriale, omosessuale, transessuale". Richiesta, questa, susseguente alle recenti Direttive emanate dagli assessori tuderti alla Famiglia e alla Cultura Alessia Marta e Claudio Ranchicchio, che sembrano ossessionati, al pari dell’intera amministrazione locale retta dal forzista Antonio Ruggiano, dall’ideologia gender per quanto inesistente.

Sempre due gioni fa Riccardo Magi, deputato di +Europa nonché segretario dei Radicali italiani, ha presentato sul caso Bernardini un’interpellanza parlamentare. Contattato da Gaynews, così ha commentato tale presa d'atto: «Con la scusa della “rotazione degli incarichi” l’amministrazione ha rimosso una professionista, grazie alla cui attività Todi è stata inserita tra le 148 città insignite del titolo Città che legge, che prevede una corsia preferenziale per i bandi per l'attribuzione di contributi finanziari. 

La rimozione dall’incarico è arrivata subito dopo la partecipazione di Fabiola Bernardini a un’iniziativa di Famiglie Arcobaleno e segue la sua decisione di non adeguarsi a una direttiva degli assessori alla Famiglia e alla Cultura che prevedeva lo spostamento, in altri spazi, dei libri per bambini che trattano temi “a carattere sensibile”, legati cioè ad omosessualità, omogenitorialità e transessualismo. 

Questo nonostante l'Italia abbia aderito a numerosi accordi internazionali al fine di garantire l'effettivo godimento del diritto all'istruzione, senza discriminazioni fondate sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere, come previsto anche dalla legge sulla “Buona scuola”

Ecco perché ho presentato un’interpellanza per sapere come il Governo intenda garantire la tutela dell'autonomia e della professionalità degli operatori dei beni culturali e quali iniziative intenda assumere per garantire la tutela della libera circolazione delle idee e la promozione della cultura e del diritto all'istruzione senza discriminazioni. Certo, le recenti esternazioni del ministro Lorenzo Fontana non fanno ben sperare.».

L'annuncio dell'interpellanza parlamentare ha susciatato le reazioni del senatore Simone Pillon, capo della falange cattolica della Lega e braccio destro di Massimo Gandolfini (malvisto, però, da non poche realtà della galassia cristiano-tradizionalista a partire Il Popolo della Famiglia), ad andare all’attacco prima con un post su Facebook.

E, ieri, con una dichiarazione congiunta a nome dei parlamentari leghisti Virginio Caparvi, Luca Briziarelli, Riccardo Augusto Marchetti, Donatella Tesei.

«Si vede che l'onorevole Riccardo Magi, autore di una interrogazione sul caso, e il presidente di Omphalos soffrono della sidrome di Calimero. Ogni occasione è buona per fare il piagnisteo.

Questa volta le lacrime vengono sparse per la bibliotecaria di Todi Fabiola Bernardini, rimossa da quella che viene definita 'dittatura nera' perché a loro dire avrebbe rifiutato di spostare i libricini gender e avrebbe partecipato alla festa delle famiglie arcobaleno. Sembra tuttavia che le associazioni Lgbt e i loro amici (o pretesi tali) si ritengano intoccabili e superiori a tutti, perfino alla legge anti-corruzione».

Osservazioni, cui il deputato Magi risponde oggi su Gaynews: «Saranno i giudici, ove aditi dalla lavoratrice, a dire se nel suo caso si è applicata la legge o si è fatto mobbing. Ma il mio punto nell’interpellanza è politico: Pillon è d’accordo con le liste di libri vietati di moda con l'Inquisizione? Si pronunci su questo».

 

 

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Aveva criticato la Direttiva in merito a libri per bambini con contenuti riguardanti temi educativi sensibili che, emanata dagli assessori tudertini per la Famiglia e per la Cultura Marta e Ranchicchio al fine d’evitare il diffondersi di "un'ottica di genere", prevedeva lo spostamento di alcuni innocui libri di letteratura dell'infanzia dalla sala dedicata ai bambini alla sezione adulti della locale Biblioteca Comunale.

Si era poi limitata a inviare l’intero catalogo librario in risposta alla richiesta di segnalare tutti i libri con "carattere omogenitoriale, omossessuale e transessuale". Aveva infine preso parte sempre a Todi alla Festa delle Famiglie Arcobaleno il 6 maggio scorso.

Comportamenti, quelli di Fabiola Bernardini, direttrice della Biblioteca comunale di Todi, che non sono stati affatto graditi dal sindaco di Forza Italia Antonio Ruggiano e dalla sua amministrazione di centro-destra vantante, al suo interno, anche componenti di CasaPound. E poi, senza motivazioni cogenti, con delibera di Giunta n. 157 del 24 maggio 2018 riguardante il “nuovo assetto organizzativo della macrostruttura dell’ente”, è stato disposto il trasferimento di Bernardini al Servizio urbanistica. Sulla base infatti dei criteri dall'Autorità nazionale anticorruzione (Anac) l'amministrazione tudertina ha annunciato la rotazione di 22 impiegati su 100 con motivazioni diverse: irregolarità, utilizzo dei permessi ex lege n. 104 del 1992 per le ferie, richiesta di trasferimento ad altre mansioni.

Ma, come rilevato oggi dalla senatrice Loredana De Petris nell’interrogazione ai ministri dell'Istruzione (Marco Bussetti), della Pubblica amministrazione (Giulia Bongiorno) e dell'Interno (Matteo Salvini), non pare affatto che Fabiola Bernardini abbia «commesso alcuna irregolarità né espresso la volontà di essere trasferita». Motivo per cui la parlamentare LeU ha osservato: «Le motivazioni alla base della scelta dell'amministrazione di Todi sembrano dunque meramente di carattere punitivo».

Un danno, fra l’altro enorme, per il settore culturale del Comune umbro, dal momento che Fabiola Bernardini, secondo l'Aib (Associazione italiana biblioteche), «ha negli ultimi anni aggiornato secondo i migliori standard biblioteconomici le raccolte e i servizi, partecipato a importanti attività nazionali, da Manus online a Sbn a Nati per leggere, e ha svolto innumerevoli programmi di promozione del libro e della lettura per tutte le fasce di pubblico, tanto da avere registrato un'affluenza nell'ultimo anno di oltre 12.000 frequentatori».

Senza contare, ha concluso la senatrice De Petris, la prefigurazione, qualora appuratene le motivazioni, di «un pericoloso precedente che autorizzerebbe le amministrazioni a censurare e intervenire nei confronti del personale per ragioni unicamente etiche e culturali». 

Sempre oggi Omphalos Lgbti ha duramente criticato l'«atto gravissimo perpetrato da un’amministrazione comunale che ci ricorda ormai la peggior dittatura nera».

Esprimendo piena solidarietà a Fabiola Bernardini, il presidente dell'associazione perugina Stefano Bucaioni ha quindi dichiarato: «Il clima politico che si respira in questo periodo, a livello locale e nazionale, è molto preoccupante. I diritti civili e le recenti conquiste per la comunità Lgbti sono messe a rischio da iniziative censorie come quella di Todi e da dichiarazioni come quelle del neoministro Fontana che vorrebbero cancellare l’esistenza delle famiglie omogenitoriali. Sappiano invece che la società civile e democratica non è intimorita dalla volontà politica di esponenti reazionari che hanno come unico obiettivo la cancellazione sociale e giuridica delle nostre famiglie.

La grande partecipazione ai Pride che si tengono in questo periodo in tutta Italia ne è la prova. E un’altra grande risposta di piazza alle politiche omofobe della Giunta di Todi arriverà dal Perugia Pride. Sabato 30 giugno saremo in piazza anche per Fabiola»

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Delle famiglie arcobaleno si sta ripetutamente parlando da mesi, grazie soprattutto a quei sindaci che registrano anagraficamente bambine e bambini quali figli di coppie omogenitoriali. Ma si deve alle recenti affermazioni del ministro della Famiglia e della Disabilità Lorenzo Fontana, che ne ha negato l’esistenza, l’innalzamento della pubblica attenzione su di esse.

Per fare un punto della situazione, abbiamo raggiunto Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno – Associazione di genitori omosessuali.

Sono trascorsi due anni dall'approvazione della legge sulle unioni civili. Secondo lei, da allora, si sono registrati mutamenti in riferimento ai diritti delle famiglie arcobaleno?

Come sappiamo, la legge sulle unioni civili ha lasciato fuori i diritti dei nostri figli. La legge è stato un passo importante: su questo non c'è alcun dubbio. È arrivata dopo 40 anni di battaglie ed è un provvedimento che molti nostri compagni e compagne di lotte aspettavano con ansia e con la paura di non arrivare in tempo. Ed è per loro che noi di Famiglie Arcobaleno eravamo comunque in Piazza Montecitorio il giorno dell'approvazione. Ma con le lacrime agli occhi, perché sapevamo che avevamo tutti perso una grande occasione. Purtroppo la situazione attuale ci ha dato ragione.

In quei mesi le nostre famiglie sono state al centro di un’attenzione mediatica senza precedenti. Attenzione spesso morbosa, in cui tutti si sentivamo autorizzare a emettere sentenze e giudizi. Eravamo diventati l'argomento da bar e da salotto: tutti parlavano di noi e questa situazione ha comunque portato alla presa di coscienza della nostra realtà. Abbiamo sempre pensato che la visibilità è la nostra arma più importante e in quel momento non potevamo che raccogliere la sfida ed esserci. Ci siamo resi conto che con una sola intervista televisiva raggiungevamo più persone che durante un intero corso di studi di uno dei nostri figli.

La visibilità aveva anche un altro lato della medaglia. Quello, cioè, di concentrare l'attenzione sulle nostre famiglie per far passare lontano dai riflettori tutti gli altri argomenti. Siamo stati il capro espiatorio: sono stati sacrificati i diritti dei bambini per portarsi a casa la legge. Questa è storia. Ed è anche per questo che ritengo sia un dovere del movimento Lgbti e della politica tutta il fatto di ripartire sui diritti dai nostri figli e dalle nostre figlie. Glielo dobbiamo.

Dopo le lacrime e la delusione, non ci siamo mai fermati. Da allora siamo andati avanti instancabilmente seguendo la via giudiziaria. Ma, anche in questo caso, abbiamo portato a casa poche sentenze a fronte di una disomogeneità di trattamento tra i vari Tribunali. Sentenze arrivate dopo percorsi faticosi e onerosi, che ti mettono nelle condizioni di chiedere di volere essere genitore di quelli che sono già i tuoi figli.

Negli ultimi mesi alcuni sindaci hanno riconosciuto la doppia genitorialità di coppie di persone dello stesso sesso nel registrarne anagraficamente i loro bambini. Quale è il suo pensiero in proposito?

Che non dobbiamo mai fermarci e che il lavoro di questi anni sta portando i suoi frutti. Sempre più sindaci si stanno schierando dalla parte dei diritti dimostrando di volere essere attori, insieme a noi, nella costruzione di un Paese sempre più civile e inclusivo.

Ci sono le strade normative e giuridiche per fare questo. Ma è indubbio che un sindaco, che trascrive un certificato con due mamme o due papà, fa anche un atto politico Vuole così dire al Parlamento che è ora di legiferare affinché tutti i nostri figlie e le nostre figlie abbiamo gli stessi diritti, ovunque abbiano la fortuna di vivere.

Il 2 giugno scorso il neoministro Fontana ha dichiarato che le famiglie arcobaleno non esistono. Qual è la sua risposta?

La risposta al ministro Fontana non la do io, la da la realtà. Le famiglie arcobaleno esistono sia a livello sociale che giuridico grazie a numerose sentenze di Corti europee e nazionali. Un ministro non può permettersi di nascondersi dietro ideologie e pregiudizi per imporre il proprio pensiero. Un ministro ha la responsabilità di prendere atto dei bisogni dei suoi cittadini e di fare in modo che questi bisogni siano soddisfatti.

Sono inaccettabili i toni utilizzati: essi non fanno altro che diffondere odio, intolleranza e razzismo. Tutte cose ben lontane dalle nostre vite e dalla nostra Costituzione antifascista e laica.

Non pochi parlamentari della corrente legislatura stanno nuovamente agitando lo spauracchio dell’"ideologia gender" a danno delle persone Lgbti. Secondo lei come dovrebbe reagire il movimento?

Penso ai Pride da poco iniziati. I Pride, che inonderanno le strade delle nostre città, hanno la responsabilità di essere le prime manifestazioni laiche e di piazza subito dopo l'insediamento di questo governo. Quello di Roma è stata una risposta di civiltà che ha portato nelle piazze la voce di cittadini e cittadine (di qualunque orientamento sessuale o identità di genere) che hanno a cuore il nostro Paese. E abbiamo vinto la sfida sfilando a fianco dei partigiani e di tutti coloro che si riconoscono nei valori più belli della nostra Costituzione: l'antifascismo e l'inclusione. Non abbiamo paura ma dobbiamo tenere alta l'attenzione e vigilare su tutte le eventuali iniziative.

Dobbiamo continuare a fare cultura nelle scuole, a raccontare le nostre storie alla gente e a metterci la faccia. La gente ha solo bisogno di conoscerci e poi scenderà in piazza al nostro fianco come sta già accadendo. Continuiamo a camminare mano nella mano dei nostri figli e delle nostre compagne con orgoglio e gioia, per dimostrare al mondo che ci siamo con i nostri sorrisi e le nostre vite e che pretendiamo rispetto.

In conclusione, intravede uno spazio di dialogo tra Framiglie Arcobaleno e Lega-M5s?

Siamo come tutti immersi in questa società e, quando portiamo i nostri figli a scuola, non ci chiediamo se abbiamo di fronte un educatore o un genitore che ha votato Lega o M5s. Il dialogo è aperto quando da entrambe le parti c'è interesse, voglia di approfondire e soprattutto rispetto.

Se davvero - come viene spesso sottolineato e se non si tratta di mera strumentalizzazione - questo governo e il suo ministro della Famiglia hanno al centro il benessere dei bambini e delle bambine, saranno loro i primi a volerci incontrare per colmare questa inaccettabile discriminazione.

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Si concluderà nel pomeriggio a Roma davanti alla Corte della Cassazione il nuovo tour del Bus delle Libertà, meglio conosciuto come Bus No Gender. Organizzata da CitizenGo e Generazione Famiglia - Le Manif Pour Tous Italia, l’iniziativa ha avuto nuovamente luogo nonostante l’interrogazione parlamentare presentata lo scorso anno dai deputati Alessandro Zan e Ileana Piazzoni ai ministri Minniti e Fedeli. Dai quali, nonostante le sollecitazioni del deputato padovano, non è mai stata data risposta.

Anche la seconda edizione del Bus delle Libertà è stata accompagnata da tensioni e polemiche durante il suo percorso lungo lo Stivale. A partire da Reggio Calabria, città da cui ha avuto inizio il tour il 20 febbraio.

Lucio Dattola, presidente del locale comitato di Arcigay, ha duramente bollato l’iniziativa per chiedere in un comunicato «di quali libertà siano portatori questi cavalieri del Sacro Romano Impero, pronti a minacciare querele e a farsi pubblicità sulla pelle degli altri. E ci chiediamo anche perché alla libertà di fare propaganda a Reggio Calabria non sia corrisposta la speculare libertà di contro manifestare, negata dalla Questura».

Polemiche anche a Torino dove prima dell’arrivo del bus sabato 24 l'amministrazione comunale ha revocato il permesso di occupazione di suolo pubblico. Domenica il coordinatore del Torino Pride Alessandro Battaglia, impegnato col terzo viaggio del Treno della memoria Lgbti, così ha commentato da Cracovia l’iniziativa: «È oramai chiaro che il periodo che stiamo vivendo vede non solo un rigurgito di temi cari al tempo del fascismo ma anche vecchie forme di paure che vengono instillate giorno dopo giorno dalla peggiore politica degli ultimi 50 anni.

Al di là delle ideologie oscurantiste, noi crediamo nella Libertà, con la L maiuscola, non in quella presunta libertà che gli organizzatori del bus sostengono essere stata loro negata. Iniziative del genere devono intimorire né noi, né gli insegnanti che hanno una responsabilità enorme nell'istruire i giovani e le giovani che rappresentano il futuro di tutti e tutte noi e che mi auguro veramente riescano laddove noi abbiamo fallito.

Essendo io reduce dal viaggio del Treno della Memoria non posso non pensare ai ragazzi e alle ragazze che ho incontrato che si sono messi in gioco in un modo straordinario e che hanno inteso perfettamente il senso della Memoria come antidoto alle discriminazioni del presente… e del futuro.

Continuiamo a lavorare per una società inclusiva e che non si faccia schiacciare dalla paura... perché la paura dell'altro non ha mai portato bene a nessuno, compresi coloro che l'hanno diffusa».

Contestazioni massicce si sono invece registrate ieri a Bologna, dove alla fine il Bus delle Libertà, accolto dal senatore Carlo Giovanardi, è potuto arrivare a Piazza Malpighi. Accompagnato dalla candidata di Noi per l'Italia Maria Alessandra Molza Giovanardi ha dichiarato: «Ho amici transessuali ma questa è una patologia. Sono vicino a chi ha questi problemi ma non è la normalità e non si può raccontare ai bambini che possono essere maschi o femmine e non c'è nessuna differenza».

Ferma la risposta di Porpora Marcascaino, storica leader del Mit, che ha dichiarato: Questi sono medievali, da Santa Inquisizione. Per secoli ci hanno rinchiuso nei manicomi o nelle carceri e oggi sono qui per rifarlo. Ma non glielo permettiamo, assolutamente».

Le dichiarazioni giovanardiane sono state così commentate da Danilo Cosentino, candidato alla Regione Lazio nelle liste di Liberi e Uguali: «Questo oscurantismo rispetto all'educazione alle differenze nella nostra scuola è uno dei tanti motivi che deve rafforzare il nostro impegno a portare, anche nel Lazio, una legge regionale contro l'omofobia e la transfobia, riaprendo un tavolo di dialogo con le associazioni Lgbti in attesa di una legge nazionale».

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Dopo quella del 2009 la seconda versione dell’International technical guidance on sexuality education è stata da poco edita.

Frutto della collaborazione di UnAids, UnFpa, Unicef, UnWomen e dell’Organizzazione mondiale della sanità, le nuove direttive dell’Unesco in materia d’educazione sessuale si compongono di 139 pagine. Nelle quali, fra l’altro, viene ribadita la necessità d’insegnare a bambini e adolescenti la distinzione tra genere e sesso biologico al pari di quella tra identità di genere e orientamento sessuale nonché il superamento delle forme stereotipate connesse all’ambito della sessualità.

Firmata dalla direttrice generale Audrey Azoulay, la versione ampliata dell’International techical guidance è stata subito presa di mira dal giornalista e scrittore complottista Maurizio Blondet che ne ha parlato come «nuove direttive per corrompere i bambini», «scritte in perfetta neolingua della dittatura Lgbt». Quella «dittatura mondiale dei pederasti» che, secondo il saggista cattolico -, «si attua in un nuovo jus sodomiticum obbligatorio, e contrario al diritto naturale». 

Non meraviglia perciò che un ancor meno avveduto Lorenzo Damiano, candidato alla Camera in Veneto (collegio plurinominale 02 e uninominale 08 [Treviso e cintura]) nella lista del Popolo del Famiglia, abbia invocato un nuovo processo di Norimberga e minacciato roghi di libri gender.

«Né comunismo, né nazismo, né fascismo – così l’adinolfiano trevigiano – sono mai arrivati a questo livello di propaganda politica nei confronti delle persone più indifese al mondo. I bambini sono anime pure e innocenti che non hanno bisogno di queste persone e delle loro perversioni. Si ritiri immediatamente questa persona Audrey Azoulay dal ruolo che ha e se ne torni a casa. La funzione dell’Unesco resti quello di valorizzare la cultura di un territorio: perché mai questi organi arrivano a occuparsi della sessualità dei bambini? Che per altro sono innocenti e puri? Guai a coloro i quali scandalizzeranno anche uno solo di questi bambini: sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare».

Poi un appello a Putin e Trump perché liberino il mondo «da queste lobby invertite. Invoco un nuovo processo di Norimberga per mandare a casa questi pervertiti che propongono a bambini di nove anni di “saper spiegare come l’identità di genere di una persona può non corrispondere al sesso biologico”, di 12 ad essere già edotti sul fatto che i rapporti omosessuali sono “piacevoli” e non portano affatto infezioni, e a cinque anni (sottolineo a cinque anni!) che devono essere indottrinati sul rispetto per le famiglie “diverse”.

Sono pronto a sfidare questi pervertiti e depravati che minano con violenza la mente dei bambini anche domani: portandoli in piazza e svergognandoli davanti a centinaia di famiglie che devono sapere la violenza di questi organi di potere. Anzi, vi dirò di più. Già la prossima settimana siamo pronti ad un evento che sconvolgerà le menti di questi personaggi depravati: il rogo dei libri gender. Quando saremo al Parlamento riporteremo il buonsenso e l’amore per i nostri figli, quello vero di una mamma e di un papà che li difendono dai mostri. Lotteremo fino all’ultimo sangue per l’abrogazione della legge che ha introdotto il gender attraverso i partiti di sinistra e per l’abrogazione della legge Cirinnà».

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Il prossimo 16 febbraio il neocostituito Coordinamento nazionale Laicità Scuola Salute presenterà a Roma una proposta sui temi dell'educazione sessuale, affettiva e di genere nelle scuole, rivolta a tutti i candidati e le candidate alle prossime elezioni politiche. Appuntamento alle ore 11:00 presso la sede dell'Associazione Stampa Romana in piazza della Torretta.
 
Un coordinamento trasversale, come si legge nella nota, che include genitori, famiglie e mondo della formazione. Un coordinamento in cui trovano spazio soggetti laici tradizionalmente impegnati negli organi istituzionali della scuola come Coordinamento Genitori Democratic e Agedo, realtà Lgbti come Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow, realtà impegnate in diverso modo nella formazione come la rete nazionale Educare alle Differenze, Gaynet e Gaycs.
 
Ne abbiamo parlato con la portavoce Angela Nava, di Coordinamento Genitori Democratici, associazione attiva sin dagli anni '70 nel Fonags, organo consultivo del Miur con i genitori della scuola. 
Da dove nasce questa proposta? 

 

È un programma innanzitutto di laicità. Vogliamo accendere i riflettori sul tema a partire da questa breve e difficile campagna elettorale, con l'obiettivo di costruire un dialogo tra le forze laiche e progressiste nella scuola sui temi dell'identità, dell'affettività e della sessualità. I dati sul bullismo e sulle infezioni sessualmente trasmesse mostrano una vera e propria emergenza, ignorata dalla politica. Ma non si può affrontare il tema solo dal punto di vista medico senza mettere al centro il rispetto e la valorizzazione delle differenze sotto ogni aspetto. 

Proprio ieri è uscita la notizia che alcuni licei hanno dichiarato di non avere stranieri, disabili o "gruppi particolari" nel proprio rapporto di autovalutazione, sembra per attirare nuove iscrizioni. Cosa ne pensa? 

È l'ultimo tassello di una vera e propria deriva culturale. Bene ha fatto la ministra Fedeli a intervenire, perchè si tratta di una violazione palese della Costituzione e dei valori fondanti della scuola. Come spieghiamo nella nostra proposta, valorizzare le differenze significa partire dal rispetto, specialmente in tema di interculturalità e integrazione. I ragazzi e le ragazze figli di migranti nelle nostre scuole sono una ricchezza ed è proprio da lì che bisogna lavorare per contrastare il pregiudizio e sopratutto evitare marginalizzazione e radicalizzazione dell'odio. 

Nel vostro comunicato prendete di mira anche il Miur per il piano sull'educazione al rispetto. Come mai? 
 
Quel piano è il prodotto di una maggioranza in cui le forze conservatrici pesano molto di più di ciò che rappresentano. Anche il Miur risente pesantemente dell'influenza cattolico-conservatrice delle realtà oscurantiste del Family Day, responsabili di mettere in pericolo con l'ideologia la salute e la serenità dei nostri figli e figlie. Da questo punto di vista il lavoro della ministra e quello del ministero e del governo vanno distinti. Purtroppo il piano del Miur riconosce l'esistenza della cosiddetta "teoria del gender", un vero e proprio spauracchio inventato ad arte. Non esistono associazioni che diffondono pratiche "estranee al mondo educativo", ma realtà come la nostra che si rifanno alla cultura dei diritte e alla scienza, alla convenzione di Istanbul del Consiglio d'Europa e alle linee guida dell'Oms sull'educazione sessuale "olistica", che include anche l'affettività. 
A seguire, pubblichiamo un'anticipazione della proposta per una Scuola Laica, Inclusiva e Sicura che sarà pubblicata e aperta alle adesioni a partire da lunedì:

Va ricordato che le dinamiche di inclusione legate all'identità creano un intreccio profondo con i temi dell'interculturalità e della migrazione, per almeno due questioni.  L’inclusione delle persone migranti è fondamentale per prevenire quei fenomeni di emarginazione, esclusione e radicalizzazione del pregiudizio. L’approccio interculturale è la base su cui costruire la cultura del rispetto e  tutelare l’autodeterminazione e i diritti della persona, dalle tematiche di genere ai diritti civili. Ci sono persone, infine, che vivono una situazione di doppia discriminazione, non solo all’esterno ma anche all’interno della propria comunità o nucleo familiare. In 76 Paesi del mondo l’omosessualità è ancora punita con il carcere o la pena di morte. 

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