In mattinata Mika ha ricevuto a Palazzo Vecchio dal sindaco Dario Nardella l’onorificenza delle chiavi della città di Firenze.

Al termine della cerimonia la popstar, nel rispondere alle domande dei giornalisti, ha parlato del cambiamento del finale della Carmen di Bizet, del desiderio di poter cantare nella Cappella Brancacci e della conduzione del festival di Sanremo, per il quale si è detto non ancora pronto. Si è poi espresso sulla questione delle adozioni da parte di coppie dello stesso sesso a seguito d’una domanda sull’eventuale introduzione d’una specifica norma in Italia.

«Quando una persona dice: Ti amo, voglio passare la mia vita con te, se noi diciamo di no, o se noi blocchiamo tutte le altre conseguenze di questo patto, il no può provocare solamente conseguenze negative». Quindi ha proseguito: «Invece se diciamo sì, possiamo provocare solo cose belle. L'amore si provoca con l'amore e la tolleranza. L'intolleranza, l'odio e anche la violenza si provoca solamente con il no e l'intolleranza. La matematica di questo principio è abbastanza chiara. Però ci vuole un po' di tempo». Per il cantante dunque occorre fare «tutto quello che può aiutare a incoraggiare questa idea che è l'investimento tra una persona l'altra: una donna e un uomo, due donne, due  uomini non importa».

Sull’argomento si è anche espresso in giornata Maurizio Gasparri, vicepresidente del Senato, al programma KlausCondicio di Klaus Davi

«Considero molto probabile - così ha dichiarato - che il centrodestra non consentirà le adozioni per i gay se dovesse andare al governo. Io mi sono battuto contro la stepchild adoption. Sono favorevole alla regolamentazione della convivenza fra persone dello stesso sesso su alcuni piani, come il patrimonio, la casa. Sono stato perplesso anche sulla legge per le unioni civili perché penso che ci fossero già contenuti elementi sufficienti nella vecchia legge. Una cosa è sicura: sulle adozioni tutto il centrodestra è contrario».

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È iniziata alle 10:00 presso il Palazzo municipale di Gioia Tauro (Rc) la cerimonia in ricordo di Ferdinando Caristena, ucciso nel 1990 dalla ‘ndrangheta in ragione della sua omosessualità. Commemorazione culminante con l’intitolazione d’una strada del Comune gioiese al “martire del pregiudizio”.

La commemorazione previa è stata interessata dagli interventi del sostituto procuratore di Reggio Calabria Roberto Di Palma (che ha indagato a più riprese sul clan Molè-Piromalli, mandante dell’omicidio del commerciante gioiese) del prefetto Michele Di Bari, del giornalista della Gazzetta del Sud Arcangelo Badolati (legato da vincoli amicali con Caristena) e del massmediologo Klaus Davi, al cui impegno è soprattutto da ascriversi la realizzazione dello storico evento.

Presente anche Lucio Dattola, presidente del comitato provinciale reggino d’Arcigay, che ha letto il messaggio inviato dall’ex-parlamentare Franco Grillini, direttore di Gaynews e leader storico del movimento Lgbti italiano.

Eccone il testo:

27 anni fa Ferdinando Caristena, appena 33enne, veniva trucidato a Gioia Tauro dalla ‘ndrangheta. Una morte tragica subita per il fatto di essere gay. O meglio, per il fatto d’essere prossimo a stringere legami familiari con un componente del  clan Molè. Un’assurdità per il mondo criminale calabrese dove, come ebbe giustamente a rilevare lo scorso anno il sostituto procuratore Roberto Di Palma, «l’omosessualità è considerata una sorta di lebbra da fuggire perché capace di contaminare le famiglie e minarne onore e rispettabilità, come se essere mafiosi fosse onorevole e rispettabile».

Oggi, intitolando una strada a Ferdinando Caristena, la cittadinanza di Gioia Tauro e la Calabria tutta ribadisce, anche con un gesto ufficiale, un deciso no alla ‘ndrangheta. Un deciso no alla strategia ‘ndranghetista del terrore. Un deciso no al sistema ‘ndranghetista d’illegalità poggiato su i bagni di sangue, la violenza, la sopraffazione, il pregiudizio. Quel pregiudizio di cui, come ha scritto giustamente il procuratore Federico Cafiero de Raho, Ferdinando fu “vittima e martire”. Pregiudizio – che è opportuno rimarcarlo – è di matrice omofobica.

Nel ringraziare quanti si sono impegnati perché si realizzasse un tale pubblico riconoscimento, in primo luogo l’amico Klaus Davi, voglio augurarmi che la Calabria si attesti sempre nella lotta senza quartiere alla discriminazione da orientamento sessuale e identità di genere, iniziando dall'approvazione di una specifica legge regionale. Si proceda senza tentennamenti e ritardi.

Lo dobbiamo soprattutto ai giovani e alle giovani Lgbti calabresi. Lo dobbiamo soprattutto alla memoria di Ferdinando, che vive in ciascuno e ciascuna di noi.

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27 anni fa moriva a Gioia Tauro (Rc) il commerciante Ferdinando Caristena, ucciso dalla ‘ndrangheta perché omosessuale. Allo storico evento parteciperanno, fra gli altri, il procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho, il sostituto procuratore Roberto Di Palma, il presidente del locale comitato d’Arcigay Lucio Dattola e, soprattutto, il massmediologo Klaus Davi. Già, perché è grazie al suo impegno se per la prima volta al mondo sarà intitolata una via, e per giunta nel Reggino, a una vittima gay delle mafie.

Per saperne di più, lo abbiamo raggiunto alla vigilia del suo viaggio in Calabria.

Klaus, domani sarà finalmente intitolata a Gioia Tauro una strada a Ferdinando Caristena. Quale sentimento ha provato a tale notizia?

Il mio sentimento è di gioia perché il Sud Italia e, più specificamente, la Calabria conseguono un primato mondiale. Si tratta infatti della prima via intestata a una vittima Lgbti di mafia. Di vittime di mafia ce ne sono migliaia al mondo e molte di esse hanno ricevuto pubblici riconoscimenti. Ma nessuna vittima omosessuale ne aveva finora ricevuto uno. Questo dimostra come le cose siano profondamente cambiate al Sud e come per certi versi il Sud sia all’avanguardia. E poi parliamo di un Comune come Gioia Tauro.

Proprio a Gioia Tauro lei fu aggredita lo scorso anno...

Sì, sotto la casa dell’avvocato Gioacchino Piromalli, che è stato fra l’altro arrestato circa un mese fa. Devo dire che l’aggressione non c’entra nulla con la gente di Gioia Tauro. È stato un gesto di Piromalli per dimostrare al suo interlocutore una prova di forza. Un’aggressione legata al mio impegno nel fare luce sulla morte di Caristena, ucciso in quanto gay.

Nell’ambiente mafioso l’omosessualità è ancora tabù. Una vera e propria ipocrisia se si tiene conto che l’omosessualità è incompatibile solo sulla carta con la “morale” mafiosa della famiglia, poggiata sul concetto di clan. Poi però nella pratica molte volte in questi ambienti si vive, purché in maniera nascosta, con una doppia o tripla morale. Rispetto alla camorra e a Cosa Nostra bisogna indubbiamente dire che la ‘ndrangheta è la struttura criminale più omofoba.

Ha avuto modo di conoscere familiari o amici di Caristena?

No. Loro hanno anzi comunicato – non a me ma i giornali – la propria contrarietà al fatto che si parlasse di Ferdinando come gay. Una cosa assurda. Anche se Ferdinando non fosse stato gay – cosa invece certa –, è stato comunque ucciso per questo motivo. Lui è stato vittima di un pregiudizio.

Parlando di pregiudizio, sa benissimo che la via sarà intitolata a Ferdinando Caristena quale “vittima del pregiudizio”. Secondo lei basta una tale qualifica? O non sarebbe stato meglio parlare di “vittima del pregiudizio omofobico” o “vittima gay della ‘ndrangheta”?

Indubbiamente l’avrei scritto ma io non sono la Prefettura. Lo avrei fatto perché Ferdinando conviveva con un uomo poi deceduto per complicanze da Aids. Successivamente ebbe una presunta relazione con un uomo imparentato col clan Molè-Piromalli e, in contemporanea, con la sorella di lui che voleva sposare. Ciò fu la causa del suo omicidio: perché un omosessuale non poteva entrare in una  famiglia d’onore.

È ovvio che per evitare lo scontro coi parenti di Caristena la Prefettura abbia adottato una soluzione di mediazione. Ma attraverso i media è passato il vero messaggio.

L’intitolazione d’una via a Ferdinando è indubbiamente un suo successo. Coronamento di quell’impegno da lei profuso anche col lancio d’una specifica petizione. Chi ha aderito a questa iniziativa?

Gente comune. Soprattutto tanti e tante giovani calabresi. Abbiamo raccolto 5mila firme. Ma in realtà il Comune di Gioia Tauro aveva deciso l’intitolazione d’una strada a Ferdinando già dopo le mille firme. Non abbiamo trovato nessuna resistenza da parte dell’amministrazione locale e della Prefettura di Reggio Calabria.

In una recente dichiarazione ha ringraziato anche il ministro Minniti per l’intitolazione della strada a Caristena. Perché?

Minniti si è espresso favorevolmente al riguardo col Prefetto. Essendo lui calabrese, ha espresso un suo parere. Non che il suo parere sia stato determinante, perché la decisione era stata già assunta. Però una presa di posizione del ministro dell’Interno è certamente una cosa importante.

Per non parlare poi della splendida lettera del procuratore Federico Cafiero de Raho, in cui si parla di Ferdinando “quale vittima della ‘ndrangheta e martire del pregiudizio”. Credo che questo grandissimo magistrato, che ha combattuto i Casalesi e che sarà nominato a breve a capo della Procura nazionale Antimafia, si sia positivamente stupito della rapidità con cui si è giunti alla decisione di intitolare una via a Caristena.

Per concludere. Sono stati recentemente depositati due progetti di legge regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere in Calabria. Che cosa ne pensa?

Sono totalmente favorevole. Credo che si tratti di una cosa molto importante non tanto per noi adulti, che sappiamo maggiormente difenderci, quanto per i più giovani, vittime di bullismo e pregiudizi a scuola e, spesso, anche nelle famiglie.

Mi auguro che la Regione Calabria si doti quanto prima di una tale normativa. Un ulteriore segnale di avanzamento nel cammino del rispetto, dell’inclusione e dell’abbattimento dell’omotransfobia. 

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Domenica 5 novembre a Gioia Tauro (Rc) sarà intitolata una via a Ferdinando Caristena, ucciso dalla n’drangheta nel 1990 in ragione della sua omosessualità. O meglio, per il fatto che il noto commerciante gioiese, dopo aver convissuto per anni con un concittadino, avesse stretto una presunta relazione con Gaetano Mazzitelli, appartenente a una famiglia imparentata col clan Molè, e si fosse innamorato della di lui sorella Donatella. Un invaghimento tale da far presagire un imminente matrimonio.

Cosa, questa, inaccettabile per il mondo n’dranghetista e, nello specifico, per i Molè che non potevano tollerare l’instaurazione di legami familiari con una persona gay. Perché l’omosessualità – come ha dichiarato il sostituto procuratore di Reggio Calabria Roberto Di Palma - «è per loro un peccato, una specie di lebbra da cui tenersi lontano potendo contaminare le famiglie».

Dopo 27 anni da quella tragica morte il Comune calabrese renderà giustizia a Ferdinando riconoscendolo ufficialmente quale “vittima del pregiudizio”. Prima volta, fra l’altro, d’un odonimo per tale motivazione. Primato che Gioia Tauro conseguirà grazie soprattutto all’impegno del massmediologo Klaus Davi, primo firmatario della petizione che ha portato al pubblico riconoscimento gioiese.

L’impegno di Davi è stato ampiamente rilevato dal procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho – che con ogni probabilità dovrebbe essere nominato, l’8 novembe, procuratore nazionale Antimafiain una lettera a lui indirizzata nei giorni scorsi:

Caro Klaus,

desidero manifestarti il mio convinto sostegno per l’iniziativa che avrà luogo il 5 novembre a Gioia Tauro, in cui sarà intitolata una strada a Ferdinando Caristena, ucciso dalla ‘ndrangheta nel 1990. La manifestazione nasce dal lodevole intento di ricordare chi è stato vittima della ‘ndrangheta e martire del pregiudizio. La manifestazione è di straordinaria importanza perché si svolge a Gioia Tauro, ove è profondo il radicamento della ‘ndrangheta. 

Sul porto di Gioia Tauro la ‘ndrangheta, che svolge un ruolo centrale nel traffico internazionale di cocaina, anche per i privilegiati rapporti con i cartelli colombiani, esercita un capillare e penetrante controllo:  proprio da quel porto passa almeno la metà della cocaina importata in Italia. Nel porto di Gioia Tauro negli ultimi tre anni  sono state sequestrate più di 4 tonnellate di cocaina. L’affare della cocaina coinvolge e arricchisce tutta la ‘ndrangheta. 

La manifestazione, in Gioia Tauro, esprime l’affermazione dei principi costituzionali di libertà e di uguaglianza di tutti davanti alla legge, con riconoscimento di pari dignità sociale. È l’espressione della condanna del pregiudizio e, al tempo stesso, l’occasione per affermare in modo forte e chiaro che la libertà, in qualunque sua manifestazione, è incoercibile, non è comprimibile, è un diritto fondamentale che nessuno, né tanto meno la criminalità organizzata, potrà elidere dal codice genetico del cittadino democratico.

Manifestazioni come questa fanno memoria, ma, al tempo stesso, contrastano l’anticultura della sopraffazione, della violenza e dell’arroganza da qualunque parte venga. I segnali che si colgono in Calabria verso il cambiamento sono univoci e ne è esempio eclatante anche questa importante celebrazione Nel salutarti, ti ringrazio per il tuo impegno sul territorio e per dare quotidianamente voce a questa terra.

Un evento, dunque, di particolare importanza quello del 5 novembre, al cui riguardo così si è espresso ai nostri microfoni Lucio Dattola, presidente del comitato Arcigay di Reggio Calabria: «Ferdinando Caristena da oggi non rappresenta l'amore gay, ma rappresenta la libertà di amare in un mondo in cui non esiste alcun tipo di libertà.

Questa intitolazione, in un momento in cui ancora la Regione Calabria tentenna rispetto alla legge di contrasto alle discriminazioni per orientamento sessuale ed identità di genere, è l'ennesima conferma della necessità di un cambiamento sociale e politico, che prenda le mosse dalla base, da tutti quei calabresi che non hanno consentito a regole 'ndranghetiste, a pregiudizi e convenzioni sociali di offendere la propria dignità.

È vero: Ferdinando Caristena conosceva bene le conseguenze che avrebbe subito, ma non ha mai rinunciato a essere se stesso».



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