Tanti striscioni con lo slogan No Bavaglio o Stampa libera, stop fascismo. Solidarietà a Repubblica e L'Espresso. Tante le persone che hanno preso parte al sit-in che, iniziato alle 15:30 in Via Cristoro Colombo, 90, è stato organizzato da Rete NoBavaglio e Articolo21 in risposta al blitz indimidatorio del 6 dicembre. Blitz inscenato da Forza Nuova Roma proprio davanti alla sede romana del quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

A sostenere l’iniziativa, fra gli altri, anche Giuseppe Giulietti, presidente della Federazione nazionale stampa italiana, e Carlo Verna, presidente nazionale dell’Ordine dei giornalisti, che ha rilevato la necessità di «una risposta ferma e determinata: non accettiamo pseudo-proteste che in realtà sono minacce». E ha poi concluso: «Quella di oggi è una festa per la libertà di stampa e per la democrazia».

Significativa la partecipazione della segretaria della Cgil Susanna Camusso che ha dichiarato: «Tali episodi parlano della ricostituzione di organizzazioni di stampo fascista. Dobbiamo essere perciò custodi della libertà e delle regole democratiche costituzionali. Perché chi minimizza non ha il senso delle parole libertà e democrazia: chi vuole occuparsi della scena pubblica deve garantire innanzitutto la libertà, a partirete da quella della stampa». 

Fra le numerose associazioni che hanno aderito anche Emergency, Arci, il Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli nonché i cdr dei principali giornali e agenzie italiane. 

Presenti anche alcuni componenti di Gaynet e della redazione di Gaynews (tra le prime ad aderire al sit-in odierno) insieme col direttore Franco Grillini.

Ovviamente si sono uniti ai manifestanti anche i direttori de La Repubblica Mario Calabresi Tommaso Cerno che, in un video, ha spiegato ai nostri lettori l’importanza dell'evento.

 

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Promosso da Gaynet e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con Link Sapienza, si è tenuto il 23 novembre a Roma il corso di formazione Orientamenti sessuali e web

87 i giornalisti partecipanti e tante le persone che, presenti nell’Aula Congressi della Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza o collegate con la diretta streaming, hanno seguito le otto relazioni.

Pubblichiamo oggi il video intervento Le cose cambiano: buone prassi nazionali e internazionali di Pasquale Quaranta, giornalista di Repubblica.it.

 

 

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Pubblichiamo il comunicato con cui Gaynet e la redazione di Gaynews aderiscono al sit-in indetto per l'11 dicembre da Rete NoBavaglio e Articolo21 davanti alla sede de La Repubblica e L'Espresso, dove ha avuto ultimamente luogo un blitz intimidatorio di Forza Nuova Roma

Dopo aver espresso solidarietà alle colleghe e ai colleghi de La Repubblica e L’Espresso a seguito del blitz squadrista inscenato da Forza Nuova Roma, ultimo anello d’una catena d’episodi intimidatori alla libertà di stampa, Gaynet e l’intera redazione di Gaynews aderiscono convintamente al sit-in organizzato da Rete NoBavaglio e da Articolo21. Sit-in cui parteciperanno, fra l’altro, anche Federazione nazionale della stampa italiana, Ordine nazionale dei Giornalisti e Usigrai.

Ci ritroveremo perciò lunedì 11 dicembre, alle ore 15:30, in Via Cristoforo Colombo, 90 davanti alla sede romana del Gruppo editoriale GEDI per dire no a ogni forma di razzismo, per dire no a ogni forma d’intolleranza, per dire no a ogni forma di fascismo.

Non resteremo inerti a guardare chi vuole porre un bavaglio all’informazione libera e indipendente, tentando di stringere un cappio al collo della democrazia italiana.

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Pubblichiamo il comunicato con cui Gaynet e Gaynews esprimono solidarietà alle redazioni de La Repubblica e L'Espresso dopo il blitz intimidatorio di Forza Nuova Roma in Via Cristoforo Colombo.

Boicotta L’Espresso e La Repubblica. Questa la scritta sul cartello che alcuni manifestanti hanno agitato alcune ore fa sotto la sede del Gruppo Editoriale GEDI nella Capitale. Una manifestazione di puro stampo squadristico che, di fatti, è stata rivendicata su Facebook dai componenti di Forza Nuova Roma e che, secondo gli stessi, sarebbe solo «il primo attacco contro chi diffonde il verbo immigrazionista, serve gli interessi di ong, coop e mafie varie».

Nell’esprimere piena solidarietà a Mario Calabresi e Tommaso Cerno, direttori dello storico quotidiano fondato da Eugenio Scalfari, alle colleghe, ai colleghi e al personale tutto de La Repubblica e L’Espresso, l’intera redazione di Gaynews e Gaynet condannano con fermezza un tale atto intimidatorio. Si oppongono altresì al mangannellismo fisico e verbale dei fascismi risorgenti che vorrebbero, secondo una logica da Ventennio a essi connaturale, porre un bavaglio all’informazione libera e indipendente.

Per questo motivo, come ribadito dal direttore Franco Grillini, riteniamo necessaria una seria presa di coscienza perché la baldanza dei gruppi estremisti non «si trasformi in nuovo diffuso squadrismo privo di reali anticorpi. La storia qualcosa deve averci insegnato e certi errori non vanno più ripetuti. Il principale errore è di sicuro quello di non reagire subito con fermezza decisione su tutto il territorio nazionale».

Mentre chiediamo l’intervento del ministro dell'Interno e della magistratura per perseguire i responsabili di tali azioni, auspichiamo che si ponga ogni impegno da parte delle istituzioni perché l’antifascismo torni a essere un valore assoluto, imprescindibile e non negoziabile della nostra democrazia.

 

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Il sonnacchioso mondo delle principali testate giornalistiche italiane, dove i direttori si alternano tra meno di dieci persone, è stato terremotato dalla decisione del gruppo L’Espresso di nominare Tommaso Cerno alla condirezione di Repubblica. Sembra un po’ una vicenda di addetti ai lavori, di esperti di comunicazione. In realtà si tratta di un fatto storico di grande portata e di forte cambiamento: per la prima volta un omosessuale dichiarato arriva ai vertici della testata di riferimento del mondo progressista italiano segnando un cambiamento profondo nel modo di essere del giornalismo e dell’informazione.

Quando quasi 20 anni fa demmo vita con Gaynews.it a Gaynet (Italia Gay Network), l’associazione Lgbt per il rapporto con l’informazione a tutti i livelli, non pensavamo certo che “uno di noi” poteva arrivare alla direzione di una grande testata. D’altra parte si riteneva allora che l’orizzonte delle unioni civili in Italia fosse oltre la portata della nostra vita e di questa generazione.

Si pensi quindi con che gioia tra pochi mesi festeggeremo il 20° anniversario di Gaynet con i primi due anni delle unioni civili (oltre 3000 mila celebrazioni, la percentuale più alta di tutta l’Europa in rapporto ai matrimoni tra persone eterosessuali) e il primo condirettore gay della più importante, sul piano politico, delle testate giornalistiche italiane. 

Mentre scrivo questo editoriale per Gaynews, mi viene in mente una notte di giugno del 1997 a Venezia quando ero col gruppo organizzativo del Pride nazionale di allora. Tommaso, perlustrando con altri tre il percorso del corteo, si imbattè nel putch dei “serenissimi” che con il “tanco” prese possesso del campanile di Piazza San Marco. La pagliacciata degli indipendentisti veneti di allora ci fece sorridere e scherzando con Tommaso si decise di non farne neppure oggetto di comunicato stampa. E in effetti nel giorno del Pride l’episodio era già dimenticato. Il giovanissimo militante Tommaso Cerno, dirigente dell’Arcigay di Udine, esponente di un movimento che stentava a trovare interlocutori disponibili nel mondo della politica e del giornalismo, era già allora giornalista professionista impegnatissimo sul fronte dell’informazione sui diritti civili. Non a caso è proprio su di una vicenda dolorosa come quella di Luana Englaro che ha fatto parlare di sé in tutto il Paese, tenendolo col fiato sospeso per giorni e giorni. Tommaso si rivelò già allora quel fuoriclasse del giornalismo come avremmo poi dato prova sempre più spesso nelle brillantissime presenze televisive e negli editoriali da direttore dell’Espresso.

Quando il 25 ottobre Tommaso si insedierà sulla poltrona di condirettore di Repubblica, sarà inevitabile per noi fare un bilancio sul rapporto tra informazione e omosessualità in Italia. Non tanto e non solo perché il giornalismo dev’essere capace di andare al di là dell’informazione generalista. Ma perché siamo nell’epoca dove le minoranze sono prese di mira, dove il razzismo rifà capolino con i populisti che vincono qua e là le elezioni facendosi imprenditori di paure che non hanno ragion d’essere. 

Gli omosessuali sono stati additati nel corso degli anni come distruttori della famiglia tradizionale (messa invece in discussione dalla precarizzazione del lavoro e dell’economia), come coloro che minano alla base la coesione sociale (e invece con la celebrazione delle unioni civili si è dimostrato esattamente il contrario). Addirittura si è inventato il “complotto gender”, portatore di un “pensiero unico” che vorrebbe imporre la dittatura delle identità liquide. A me questa campagna informativa distorta ricorda molto il “complotto demoplutogiudaicomassonico” di mussoliniana memoria, quando per sviare l’attenzione dal disastro delle politiche economico-sociali del regime si inventò un nemico immaginario. Ora sta avvenendo la stessa cosa sostituendo gli ebrei (di cui ricorre il 74esimo della deportazione dal ghetto di Roma) con gli omosessuali e la collettività Lgbt, additati come coloro che vorrebbero cancellare la differenza uomo-donna. In realtà sotto mentite spoglie si vuole difendere quel maschilismo criminale che porta all’uccisione di una donne ogni tre giorni. Quel maschilismo che è anche il pricipale avversario delle battaglie Lgbt.

Ecco perché ho ritenuto da sempre quella dell’informazione un campo di azione primario e decisivo per arrivare all’interno del mondo politico e per cambiare quella mentalità, quel senso comune, che come diceva il Manzoni non sempre è dotata di buon senso.

In-formare significa lottare contro l’ignoranza che alimenta il pregiudizio, quella informazione sottilmente omofoba che pensa che un “omosessuale non possa diventare presidente della Repubblica”, che la “caduta dell’impero romano sia dovuta alla decadenza omoerotica”, che i gay non possano fare gli insegnanti, che sia più facile per un cammello passare per la cruna di un ago piuttosto che per un omosessuale dichiarato diventare direttore di testata o della Rai in quanto non “rappresentativo”. 

Tommaso Cerno dimostra invece tutto il contrario rivoluzionando il concetto stesso di informazione e insediandosi come condirettore in una posizione da cui si guarda il mondo e da cui lo si può, anzi, lo si deve cambiare per rendere la vita di tutti noi più felice e più meritevole di essere vissuta perché non più escludente.

Sono finite quindi le macellerie delle cronache nere che parlano di “mondo particolare”, di “ambienti gay”, di “amicizie pericolose”, di “torbidi luoghi del vizio”.

Roma non fu fatta in un giorno, ma esistono quei giorni dove un carissimo amico entra nella stanza dei bottoni e può fare potenzialmente in poche mosse quel che abbiamo provato a fare in decenni di lotte. Auguri, Tommaso. E, soprattutto complimenti: noi ti portiamo nel cuore come spero che tu possa portare ogni giorno nel tuo lavoro due millenni di sofferenze, che finalmente possono vedere la parola fine con un nuovo inizio di libertà in un’avventura affascinante capace di conivolgerci tutte e tutti.

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