«Spiccato senso di responsabilità» e «comprovata esperienza politica». Sarebbero queste per Massimiliano Romeo le doti che legittimano l’elezione della senatrice Stefania Pucciarelli alla presidenza della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato, che nella scorsa legislatura è stata esercitata dall’attuale coordinatore dell’Unar Luigi Manconi.

Una soddisfazione, quella del capogruppo della Lega a Palazzo Madama, espressa in una nota congiunta coi senatori salviniani William De Vecchis, Cesare Pianasso e Marzia Casolati, componenti della medesima Commissione.

Ma agli scontatati toni panegiristici d’area Carroccio si sono susseguite e continuano a susseguirsi le critiche serrate e compatte di tutta l’opposizione di sinistra nei confronti della nomina della parlamentare, classe 1967, che come ha ricordato l’ex senatore Sergio Lo Giudice, attuale responsabile del Dipartimento Diritti Civili del Pd, «è stata indagata per istigazione all'odio razziale per un suo mi piace sotto a un post che chiedeva i forni per gli immigrati. Invoca le ruspe nei campi rom.

Ha invitato a prendere bene la mira per uccidere i ladri in casa. È contraria al riconoscimento dei diritti delle persone Lgbt e a una legge contro la tortura. Affidare a un profilo simile la presidenza di quella delicata Commissione è stato peggio che affossarla. Da oggi chi ha a cuore i diritti umani dovrà stare attento ai siluri provenienti da quella postazione».

La senatrice dem Monica Cirinnà, che è stata eletta segretaria della medesima Commission, ha affidato a un tweet il suo pensiero: «A Stefania Pucciarelli dico che essere inclusivi significa non discriminare. Il nostro lavoro sui diritti deve essere uno strumento di critica costante, profonda e costruttiva nello spirito degli artt. 2 e 3 Costituzione. O si è per i diritti, di tutte e tutti, o si è medievali».

Durissimo il deputato del Pd Alessandro Zan, che in una nota ha anche ricordato che il «senatore Pillon è divenuto membro della Commissione bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza, lo stesso senatore che ha promosso un disegno di legge pericoloso e retrogrado, che apre la strada a gravi violazioni dei diritti delle donne e dei minori.

Questa è una giornata nera per i diritti, mercificati dal M5S, pronto a fare battaglie per approvare condoni fiscali ed edilizi, ma muto e complice della Lega nel far arretrare il Paese sulle questioni sociali».

Mentre per Riccardo Magi, deputato radicale di +Europa, si è scelta una «pasionaria xenofoba», per Laura Boldrini (LeU) è un «nuovo passo verso una deriva culturale e politica». Ha parlato di «scelta quanto mena inopportuna» la senatrice della Svp Julia Unterberger

Per Pippo Civati, fondatore di Possibile, «la Commissione sui diritti umani viene travolta dalla ruspa leghista ed è difficile immaginare che possa portare avanti un lavoro all'altezza del compito istituzionale che gli spetta. Ma non è certo stato un caso o un infortunio: è tutto frutto di un disegno ben preciso per calpestare i diritti umani. Con i 5 Stelle pienamente coinvolti».

Amaramente ironico Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, per il quale una tale nomina è «come invitare Hannibal Lecter a un convegno vegano. Siamo messi bene».

Sulla questione like Stefania Pucciarelli è intervenuta nel pomeriggio nel corso d’un’intervista all’agenzia Dire, dicendo: «Vede, io non è che mi devo pentire di una cosa sulla quale già all'epoca avevo chiarito quanto avvenuto. Era semplicemente un like in un commento di una persona che io conosco, una persona che come me era volontario in Croce Rossa, per cui ci siamo sempre prodigati per aiutare il prossimo indipendentemente dall'etnia o dal colore della pelle. Non abbiamo mai fatto distinzioni in questo».

«Avevo messo un like alla persona e non al contenuto - ha spiegato la neopresidente della Commissione -. Nel momento in cui mi è stato fatto presente il contenuto del post me ne sono immediatamente dissociata e ho chiesto scusa. Da lì è partita una denuncia nei confronti all'autore del post e di conseguenza anche alla sottoscritta, denuncia che ha portato a un'archiviazione perché non vi era nessun reato».

Nonostante le chiarificazioni è arrivata la dura nota di disapprovazione di Amnesty International Italia attraverso il portavoce Riccardo Noury, che ha dichiarato: «C'è sempre tempo e sempre possibilità per farsi una cultura dei diritti umani. Al momento questa nomina ci sembra del tutto inadeguata e inopportuna.

La senatrice è nota per aver fatto dichiarazioni contrarie ai diritti umani. Non capiamo come possa presiedere un organismo il cui scopo è quello di promuoverli e tutelarli».

È passato invece al momento sotto silenzio il primo post di Stefania Pucciarelli da presidente della Commissione, in cui, ribadendo la necessità di affrontare il caso Asia Bibi, l'ha fatto in una chiara ottica di scontro nonché islamofobica come testimoniano le parole conclusive: «Basta persecuzioni contro i cristiani. Accendiamo i riflettori sul loro genocidio».

Parole che sembrano destinate a suscitare reazioni anche da parte della Chiesa.

e-max.it: your social media marketing partner

Credeva di poter galvanizzare il Parlamento con l’immancabile papillon e le braccia levate al cielo come aveva fatto col popolo del Family Day al Circo Massimo.

Credeva di poter addomentare l’opinione pubblica, soprattutto quella delle donne, rabbonendole con cantilene come quelle sussurate per la sua ultimogenita a pochi giorni dalla nascita, quando si era fotografato nell’atto di suonare un brano degli Scorpions in ore insonni definite Glory Night.

Ma non è una notte di gloria bensì lunga e tormentata quella che sta affliggendo Simone Pillon, il senatore leghista e per autodefinizione papista (eppur insofferente e aggresivo nei riguardi del quotidiano della Cei L’Avvenire), per il suo progetto di legge sull’affido condiviso.

Perché a dispetto di quella sicumera, a lui connaturale, con cui aveva annunciato che il suo testo sarebbe arrivato in Aula prima di Natale, il braccio parlamentare di Gandolfini si è visto piombare addosso la richiesta di oltre 120 audizioni in Commisione Giustizia al Senato e le critiche, via via più serrate, da parte degli alleati di governo M5s. Per finire a quelle recenti dello stesso vicepremier Luigi Di Maio.

Ma sono soprattutto le donne a essersi ribellate a un progetto di legge che Nonunadimeno ha bollato «come proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni».

Cosa cha ha portato Nudm, insieme con la rete dei Centri anti-violenza e varie sigle associative (comprese quelle Lgbti) a organizzare per oggi in oltre cento piazze italiane la mobilitazione No Pillon. Contro la modificazione di separazione e affido, «per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell'insubordinazione femminista e transfemminista».

A Roma il presidio è iniziato alle 11:00 in piazzale Madonna di Loreto con una presenza altissima di partecipanti. Tantissimi i cartelli e gli striscioni esibiti, recanti scritte del tipo No al Medioevo, Ci volete ancelle: ci avrete ribelli, Decidiamo noi sulle nostre vite, sui nostri desideri, sui nostri affetti.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Un grave caso di discriminazione sul lavoro è stato denunciato nei giorni scorsi a Piacenza. Vittima un 28enne che, dopo essere stato minacciato verbalmente dal suo tutor («Se sei gay, t’investo con il muletto»), si è visto anche negare il rinnovo del contratto presso un’azienda cittadina .

In prima linea accanto al giovane Davide Bastoni, presidente del locale comitato Arcigay Atomo, che ha subito condannato con fermezza l’accaduto. Lo abbiamo raggiunto per saperne qualcosa di più.

Ciao, Davide: puoi raccontarci che cosa è esattamente accaduto?

Abbiamo saputo di questa vicenda direttamente dalla vittima che è nostro socio. È stato lui ad avvertirmi circa una settimana fa. Lui era stato assunto da una ditta della logistica di Piacenza, a inizio settembre, tramite agenzia interinale. Come di prassi, era stato affiancato da un tutor che gli insegnasse il lavoro. È stato proprio questo tutor a dirgli, durante una conversazione, di odiare i culattoni, aggiungendo che se fosse stato gay, l’avrebbe messo sotto con il muletto.

Nei giorni seguenti il clima tra il nostro socio e il tutor è diventato sempre più freddo e teso fin quando il suo contratto non è stato più rinnovato con motivazioni poco credibili. Allora il nostro socio è andato dal direttore dell’azienda per avere spiegazioni ma questi si è inizialmennte negato. Poi, quando ha capito che il nostro socio avrebbe potuto adire le vie legali, ha deciso di riceverlo alla presenza di altri. L’incontro, avvenuto nel suo ufficio, è stato inizialmente sgradevole perché il direttore e i presenti non credevano al racconto del nostro socio e continuavano ad avere un tono di beffa, minimizzando la grave minaccia omofoba subita dal giovane. 

Per fortuna un altro impiegato dell’azienda ha confermato quanto raccontato dalla vittima. A quel punto il direttore ha dovuto chiedere scusa, nonostante l’aggressore fingesse di non ricordare le sue minacce. Di fatto, però, il nostro socio è stato lasciato a casa. Infatti, come detto, non gli hanno in rinnovato il contratto con una scusa che sembra davvero raffazzonata: l’intolleranza alla polvere.

Come Arcigay, qual è stata la vostra reazione?

Appresa la vicenda, come Arcigay ci siano mobilitati e abbiamo chiesto aiuto anche ad altre associaIoni presenti sul territorio, tra cui Telefono Rosa, la cui presidente è un’avvocata che ci ha dato una grande mano.

Ieri siamo poi usciti con un comunicato stampa per informare la cittadinanza dell’accaduto, omettendo il nome della ditta e della vittima. Noi non abbiamo un intento punitivo ma vogliamo sensibilizzare la popolazione.

Piacenza è a tuo parere una città omofoba?

Questo avvenimento è la punta di un iceberg in un territorio che non ha mai conosciuto episodi eclatanti di omofobia diretta come questo che abbiamo denunciato. Però è innegabile che il nostro è certamente un territorio provinciale in cui sono diversi i fenomeni di omofobia indiretta che andrebbero segnalati e stigmatizzati. Ecco perché abbiamo chiesto alla stampa di aiutarci ad informare i più giovani, e non solo i più giovani, che qualora fossero stati vittime di fenomeni di omofobia, anche indiretta e meno plateale, ci contattino così da denunciare l’accaduto.

E poi abbiamo chiesto all’amministrazione  di Piacenza di porre in essere dei progetti per contrastare la violenza omofobica in modo tale che questi atti di discriminazione non avvengano. Attualmente la Giunta è di destra e la Lega ha un peso preponderante con una parte vicina alle frange ultraconservatrici cattoliche, come i ProVita.nE un anno fa, il comune di Piacenza è uscito dalla Rete Ready. Ripetendo perciò quanto già detto in un’intervista, vorrei ricordare alla sindaca, che tra l’altro si candida ad essere la sindaca migliore del mondo, che per essere tale bisogna occuparsi anche di discriminazioni.

Noi stiamo facendo un grande lavoro da un anno a questa parte, facendo rete con tante altre associazioni del territorio come Non Una Di Meno, Amnesty, Telefono Rosa, Anpi, perché quella contro tutti i fascismi è ormai una lotta intersezionale.

e-max.it: your social media marketing partner

«Salvini? È un razzista. Lo so che la situazione in Italia è difficile perché siete un Paese che affaccia sul Mediterraneo. Mi dispiace anche che il mio Paese non possa aiutare e accogliere persone da altri Paesi: anche noi abbiamo un razzista come presidente, che non capisce che noi siamo quello che siamo anche grazie a tutti quelli che sono venuti nel nostro Paese.

Sono sicuro che ci siano molte persone intelligenti in Italia che sappiano come affrontare il problema dell'immigrazione e risolverlo e penso anche che gli italiani debbano iniziare a chiamare Salvini per quello che è: una persona bigotta che ha un atteggiamento bigotto».

Non ha usato mezzi termini Michael Moore nell’incontro d’ieri col pubblico in occasione della Festa del Cinema di Roma, dove alle 19:30 è stato presentato Fahrenheit 11/9, nuovo documentario politico del regista statunitense questa volta dedicato a Donald Trump.

E, dopo aver definito il ministro dell’Interno bigotto, oltre che razzista, Moore ne ha dato le seguenti motivazioni: «È contro i gay e i matrimoni tra gay: bisognerebbe invece che cercasse di capire che l'amore è amore a prescindere dal sesso dell'altro. Il consiglio che posso dargli è questo: Salvini, non sposare un gay se li odi, ma lascia che loro si amino e si sposino e i tuoi affari tieniteli per te».

Il regista ha anche aggiunto: «Sono cinque giorni che guardo la vostra tv e non mi piace. Quando i ricchi hanno in mano i media vogliono solo fare programmi che rincretiniscano la gente, si creano grossi problemi. In Usa Trump è bravissimo a cavalcare questo, le persone lo amano per questo. E questo l'ho visto anche in Italia. Credo che le persone sbaglino nel vedere Salvini e Di Maio come persone divertenti, perché non si tratta di intrattenimento, ma di politica». 

Infine da parte del regista e documentarista americano un appello all'Italia: «Siete stati grandi, dovete ritornare ad esserlo». E poi un nuovo affondo a Salvini: «Io non direi Prima gli italiani ma Prima l'Italia».

e-max.it: your social media marketing partner

L’11 ottobre, Giornata mondiale del Coming Out, Polis Aperta ha lanciato la campagna Se non mi nascondo lavoro meglio #identitàindivisa

Un’iniziativa che ha subito attirato l’attenzione dei media non solo per la caratteristica in sé dell’associazione proponente (ne sono infatti componenti le persone Lgbti che appartengono alle forze armate e alle forze dell’ordine) ma anche per quella che è stata subito definita quale censura del Viminale

Il ministero dell’Interno, come denunciato su Facebook dai vertici di Polis Aperta, ha negato l’autorizzazione all’utilizzo di due foto di agenti omosessuali della Polizia di Stato per la campagna social. Da qui il rilievo dell’associazione: «Dispiace sottolineare come ancora una volta si neghi l’utilizzo di foto innocue e rispettose della Polizia di Stato, senza peraltro motivazione alcuna, che rilancino messaggi di inclusività e rispetto delle persone Lgbti appartenenti alla P. di S., nonché un messaggio di reale apertura alla collettività, in particolare modo della comunità Lgbti».

La vicenda ha spinto il deputato Ivan Scalfarotto (Pd) a presentare, il 15 ottobre, nel corso della seduta 63 della Camera un’interrogazione al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al ministro dell’Interno Matteo Salvini

Interrogazione che, cofirmata dagli omologhi di partito Zan, Bruno Bossio, Fiano, Miceli, Mor, Mura, Moretto, Lacarra, Rossi, Schirò, Prestipino, Cenni, è volta a sapere «se il Governo non ritenga assolutamente necessario fare chiarezza in merito alle motivazioni che sono alla base del divieto dell'utilizzo, richiesto dall'associazione, delle immagini e se non ritenga che ciò possa configurare un comportamento discriminatorio nei confronti della comunità Lgbt, discriminazione che, ad avviso degli interroganti, potrebbe contribuire ad alimentare il fenomeno del cosiddetto under reporting, vale a dire della tendenza delle persone vittime di aggressioni omofobiche a non denunciare la violenza subita».

scalfa

Contattato da Gaynews per conoscere più approfonditamente le motivazioni sottese all’interrogazione parlamentare, l’onorevole Scalfarotto ha dichiarato: «Non stupisce che nel ministero di cui è titolare Salvini oltre al razzismo si faccia strada anche l'omofobia, che è un'altra faccia della discriminazione. 

In tutto il mondo occidentale è un dato acquisito che ci siano persone Lgbti nelle forze dell'ordine e nelle forze armate. Persone che servono il proprio Paese con la stessa abnegazione, la stessa professionalità e lo stesso sacrificio personale dei propri colleghi.

Provare a cancellare la loro esistenza è la formula più subdola, ma non per questo meno violenta, di negare la loro dignità e provare a creare intorno a loro un clima di intimidazione e di paura. Sono sicuro che agli uomini e alle donne di Polis Aperta non mancherà la determinazione per continuare la propria battaglia.

Ma nel frattempo, come opposizione, intendiamo inchiodare il governo alle sue responsabilità e chiedergli di dare una giustificazione a un gesto tanto odioso».

e-max.it: your social media marketing partner

«Leggendo Lodi e Riace insieme, si comprende l'allarme. C'è il rischio di creare una contrapposizione tra italiani e non, tra buoni e cattivi. Problemi complessi richiedono il tempo dell'analisi, non della comunicazione social». 

Non usa mezzi termini Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, nella lunga intervista rilasciata a Il Corriere della Sera.

Di argomenti ne affronta in verità tanti ben al di là di quello immigrazione, che gli consente, in ogni caso, un'elegante stoccata a Lorenzo Fontana per le relative dichirazioni su una presunta diluizione dell’identità italiana: «Per tutti noi ora è il momento di lavorare. Il ministro ha un compito difficile, aiutare le famiglie e i disabili».

E al leghista veronese, figlio spirituale del tradizionalista don Vilmar Pavesi tutto anatemi e messa tridentina, si rivolge ancora una volta in maniera chiara sia pur indiretta: «Non possiamo non vedere che esistono le famiglie arcobaleno».

Già, perché è proprio in tema di diritti che per Spadafora esiste una differenza abissale tra M5s e gli alleati verdi (o bleu) di governo.

«Nella maggioranza – spiega Spadafora - ci sono sensibilità culturali molto diverse, a cominciare dai diritti. Noi dobbiamo restare alternativi alla Lega, siamo una cosa diversa». Diritti, sui quali «il contratto non prevede un arretramento culturale. Il M5S deve assumersi la responsabilità fortissima di tenere alta l’attenzione su questi temi. Noi difenderemo tutte le conquiste fatte. Abbiamo sensibilità forti nei gruppi parlamentari e nell’elettorato di cui dobbiamo tener conto. Non possiamo cadere nella trappola di alimentare un clima di discriminazione verso chi è considerato diverso, immigrati, persone di colore, omosessuali».

Durissima, inoltre, la valutazione sul ddl Pillon: «È un episodio che desta allarme. Proposta antistorica – ribatte Spadafora -, perché non tiene presente l’interesse dei bambini e riduce tutto a chi è a favore dei padri e chi delle madri».

e-max.it: your social media marketing partner

Con 31 voti favorevoli e uno contrario (quello del capogruppo di Sinistra in Comune Michele Bertucco) il Consiglio comunale di Verona ha approvato, nella seduta di ieri notte, l’ordine del giorno 506 sulle dichiarazioni rilasciate, il 6 ottobre, da Alberto Zelger alla trasmissione La Zanzara.

Il consigliere leghista, primo firmatario della discussa mozione 434 (oramai conosciuta come mozione anti-abortista), si era precedentemente scusato in aula affermando che le sue dichiarazioni erano state estrapolate e male interpretate, aggiungendo: «Mi scuso con tutti coloro che possono essersi sentiti offesi dalle mia affermazioni, con le quali non intendevo ferire nessuno».

Si sarebbe dovuto quindi procedere alla votazione dell'odg proposto dallo stesso capogruppo della Lega Mauro Bonato, che però, dopo una sospensione dei lavori consiliari protrattasi per oltre un'ora, ha presentato un testo modificato.

pi

In quello originario, sottoscritto da 23 consiglieri (di cui quattro della Lega) e molto più ampio recante Presa di posizione del Consiglio comunale su dichiarazioni omofobe rese alla stampa, non solo venivano riportati ampi passaggi (completamente scomparsi nel testo successivo) delle dichiarazioni rilasciate da Zelger alla trasmissione di Cruciani e Parenzo.

Ma veniva anche affermato: «Sui giornali nazionali siamo stati etichettati come una città intollerante, omofoba, discriminatoria, ma non ci meritiamo di essere conosciuti per le vergognose e inaccettabili parole pronunciate dal consigliere comunale Alberto Zelger». 

Passaggio, quest'ultimo, che espunto nel testo approvato, introduceva le conclusioni da trarre: «Pertanto il Consiglio comunale esprime il proprio disappunto perché Verona agli occhi dell’Italia è apparsa come una città intollerante, discriminatoria e omofoba; la ferma e la decisa condanna delle parole inaccettabili pronunciate dal consigliere Alberto Zelger per aver calpestato la dignità della persona umana; una ferma censura per tali affermazioni che sono personali e non corrispondono alle idee della maggioranza di questa assemblea democratica».

3

Nel testo modificato, e poi approvato, recante Presa di posizione del Consiglio Comunale su dichiarazioni omofobe e contro la donna si afferma invece: «Pertanto il Consiglio Comunale esprime che Verona è una città tollerante, accogliente, che non discrimina ed è sempre stata a favore della vita; la presa di distanza dalle parole pronunciate dal consigliere Alberto Zelger che vanno contro la dignità della persona; una ferma censura per tali affermazioni che sono personali come riconosciuto dallo stesso».

Un ordine del giorno, dunque, così annacquato che non solo ha indotto il consigliere Bertucco a non votare ma ha spinto le associazioni Lgbti scaligere (Circolo Pink e Arcigay Verona) a reagire contro quello che è stato definito «il solito teatrino indegno sulla pelle delle persone gay» a tutela del buon nome della città.

Un clima quanto mai rovente dunque a Verona mentre si apprende la notizia che Carla Padovani resterà come capogruppo del Pd e ci si prepara alla manifestazione che, indetta per domani da Non una di meno, è una secca protesta alla mozione 434 e alle varie mozioni anti-abortiste, che si stanno presentando presso vari Consigli comunali.

e-max.it: your social media marketing partner

Giovedi 4 ottobre il Consiglio comunale di Verona ha approvato, con 21 voti favorevoli e 6 contrari, la mozione 434, che prevede la qualifica del capoluogo scaligero quale città a favore della vita e il finanziamento di associazioni cattoliche impegnate in azioni di contrasto all’aborto gratuito e libero. 

Uno dei primi firmatari della mozione 434, il cui proponte Alberto Zelger si è imposto alla pubblica attenzione per le dichiarazioni sui «gay sciagura per la riproduzione», è stato il deputato leghista Vito Comencini (recentemente noto per essersi opposto alla mozione con cui il consigliere Gennari del M5s intendeva stigmatizzare l’aggressione omofoba ai danni di Andrea Gardoni e Angelo Amato).  

A stupire però maggiormente, fino a diventare un caso nazionale, è stato il voto favorevole della capogruppo del Pd Carla Padovani. Voto, a seguito del quale la 56enne veronese, fervente cattolica e già militante nella Margherita, è stata sfiduciata dall’incarico dagli altri tre consiglieri dem Elisa La Paglia, Federico Benini, Stefano Vallani e potrebbe perciò passare al Gruppo Misto

Ne abbiamo parlato col deputato Ivan Scalfarotto, già sottosegretario allo Sviluppo economico e attuale componente della Commissione nazionale di Garanzia del Partito Democratico.

Onorevole Scalfarotto, come politico da sempre attento alla promozione dei diritti civili e della libertà delle persone, come commenterebbe la mozione 434?

È la parte peggiore di una destra al governo che non può non declinare la propria azione anche in una chiave di estremismo religioso vissuto come elemento tradizionalista e identitario: non una religione che accoglie, ma una religione che separa “noi” da “loro”. È il rosario sventolato da Salvini sul sagrato del Duomo di Milano che si fa politica. Del resto in tutti gli Stati governati da partiti sovranisti l’attacco alle donne e ai diritti delle minoranze è parte integrante delle politiche di governo. In questo senso basta guardare al ddl Pillon, che secondo me è solo la prima mossa di una strategia assai più ampia e pericolosa che temo vedremo spiegarsi compiutamente nei prossimi mesi anche nei confronti della comunità Lgbtqi. 

Tra i sostenitori di questa mozione leghista sorprende la firma di Carla Padovani. Che cosa si sentirebbe di dirle? 

Sono un componente della Commissione nazionale di Garanzia del Pd e questo mi impone di non pronunciarmi su un caso concreto, che potrebbe presto o tardi anche arrivare all’attenzione della Commissione. Però posso dire con certezza che, al contrario di altre associazioni, ciò che unisce gli iscritti a un partito è la comunanza dei valori e delle idee. E guardando al suo contenuto, si capisce bene che la mozione di Verona sia stata proposta, sottoscritta e sostenuta da partiti la cui base valoriale è antitetica e incompatibile con la cultura politica del Partito democratico. 

Secondo lei vicende come questa di Verona sono frutto di una politica nazionale che sta “sdoganando” atteggiamenti liberticidi, trasformando perfino l’immaginario dei politici del Pd (come quello di Carla Padovani) o sono fenomeni isolati e slegati da dinamiche nazionali?

Assolutamente sì. Come dicevo prima c’è una cultura politica oggi molto forte, veicolata in Italia dalla Lega, che punta a sdoganare un messaggio tradizionalista e identitario che è difficilmente compatibile con un’agenda dei diritti che è per sua natura progressista, cosmopolita, aperta. Si aggiunga poi il messaggio “chavista”, in salsa venezuelana, del M5S che tende a smontare la democrazia liberale e portare all’egemonia di una cultura politica populista che è per sua natura totalitaria e dunque incompatibile con la tolleranza propria delle democrazie liberali. Non deve stupire se sui diritti civili i grillini sono sempre stati quanto meno latitanti: bastino a dimostrarlo le loro posizioni e i loro voti su questi temi, dallo ius soli alle unioni civili. Il mix delle due culture politiche oggi al governo in Italia, grillina e leghista, per l’agenda dei diritti è micidiale: il loro effetto è potenzialmente devastante. 

Infine, qual è la “ricetta Scalfarotto” per un possibile recupero di fiducia e consensi per il centrosinistra italiano? Di chi è, a suo parere, la responsabilità del recente calo di consensi del Partito Democratico?

È la classica domanda da cento milioni di dollari. È stato il prodotto di una serie di concause molto serie, dalla crisi economica alla semplificazione dei messaggi che avvantaggia chi propone soluzioni semplici (e sbagliate) a problemi complessi: lo dimostra il fatto che la crisi del Pd è la stessa che ha colpito le sinistre in tutto il mondo occidentale. L’errore peggiore che si potrebbe fare è un ritorno al passato, come dimostra il fatto che chi si colloca più a sinistra del Pd vive una crisi ancor più profonda della nostra, ai limiti dell’estinzione, e ancora peggio sarebbe l’adesione a un modello populista attraverso, per esempio, un’alleanza scellerata con il M5s. La mia ricetta, se così si può dire, è quella di un profondo rinnovamento delle forme della politica - dalla forma-partito, ai modelli di partecipazione, alla selezione delle nostre classi dirigenti, tutte questioni dove non abbiamo purtroppo mantenuto le nostre promesse di cambiamento - senza abbandonare il cuore della nostra identità: la costruzione di una società più equa, il rispetto sacrale per le istituzioni repubblicane, il ragionamento come metodo di lavoro, e l’idea che il miglioramento delle cose, non solo tutte insieme ma con il lavoro giorno dopo giorno, è un obiettivo per cui vale sempre la pena di combattere.

e-max.it: your social media marketing partner

Con 47 voti favorevoli (nessuno contrario o astenuto) è stata rinviata in Commissione Affari istituzionali (II) del Consiglio regionale della Lombardia la discussione sulla cosiddetta mozione anti-gender che, presentata da Giacomo Basaglia Cosentino (Lista Fontana presidente), è finalizzata a impegnare la Giunta «ad attivarsi affinché nella modulistica regionale, ivi compresa quella relativa alle funzioni sanitarie e sociali, per definire i genitori, ovvero il padre e la madre, non siano utilizzati termini diversi da padre e madre».

La mozione si propone come ulteriore obiettivo la vigilanza da parte della stessa Giunta regionale «affinché gli enti culturali e di formazione, pubblici e privati, sussidiati da Regione Lombardia e le istituzioni scolastiche nel territorio regionale adottino lo stesso criterio per la propria modulistica».

Tali misure sarebbero per Basaglia Cosentino necessarie per arginare le conseguenze del genderismo, «ritenuto che scindere il dato biologico da quello psicologico non soltanto non è possibile ma rappresenta anche un pericolo concreto per il corretto sviluppo dei bambini, creando incertezze e confusioni, come sempre più studi e statistiche stanno dimostrando nei Paesi dove la "teoria gender" è stata applicata».

Il M5S ha abbandonato l'aula del Pirellone in segno di protesta dopo le parole del consigliere pentastellato Massimo De Rosa: «Riteniamo che questa discussione sia superflua. Forse queste sono pippe mentali di noi politici. Una madre magari ci chiede di non avere il turno la domenica in centro commerciale e non di occuparci del modulo che definisce un genitore».

Poco prima il proponente Basaglia Cosentino aveva spiegato che la mozione mira a «valorizzare la figura della mamma e del papà in contrasto con la teoria gender che sta dilagando. Un uomo si può svegliare al mattino dicendo che si sente donna: è assurdo, questo nel rispetto della libertà di tutti.

Abbiamo un problema molto serio, penso che questo abbia del surreale. Abbiamo deciso di inviare la mozione in Commissione II per approfondire meglio il tema».

Per Silvia Piani, assessora regionale alle Politiche per la famiglia, genitorialità e pari opportunità, «il tema è sicuramente importante e credo vada maggiormente dettagliato. Siamo assolutamente disponibili come assessorato nella stesura di un testo condiviso. Quindi, sono favorevole al ritiro in commissione». 

Schermata 2018 10 09 alle 19.37.32 Schermata 2018 10 09 alle 19.37.35

 

e-max.it: your social media marketing partner

Non si placa la polemica sollevata dalle dichiarazioni che Alberto Zelger, consigliere comunale leghista a Verona, ha rilasciato, il 6 ottobre, a La Zanzara su Radio 24. 

Dopo aver commentato l’approvazione della mozione consiliare 434 anti-abortista, di cui è stato il primo firmatario e alla cui approvazione ha concorso l'oramai ex capogruppo del Pd Carla Padovani, e inneggiato alla Russia di Putin, l’analista informatico, classe 1948, aveva dichiarato: «I gay sono una sciagura per la riproduzione e la conservazione della specie. Provate a mettere in una città una popolazione di omosessuali. Dopo cent’anni è estinta. È matematico e io sono laureato in matematica». 

Per poi aggiungere, con riferimento al teorico delle terapie di riparazione: «I rapporti omosessuali dipendono molto dalla psicologia della persona: lo dicono esperti americani, tra cui Joseph Nicolosi. Cioè, molto spesso, le attrazioni gay dipendono da traumi infantili, violenza subita oppure assenza del padre o della madre.

Una cosa vera e dimostrata in America, ad Atlanta, è che oggi la diffusione dell’Aids avviene al 70% tra uomini che fanno sesso con altri uomini. Il sesso omosex fa male alla salute: fa venire malattie di tutti i tipi».

Il clamore mediatico sollevato dall’intervista a La Zanzara ha spinto ieri Mauro Bonato, capogruppo consiliare della Lega a Verona, ad annunciare un odg di condanna delle affermazione di Zelger contro le persone gay.

L’ordine del giorno, che ha il sostegno dei tre consiglieri leghisti Roberto Simeoni, Thomas La Perna e Laura Bocchi nonché di tutti i capigruppo di maggioranza e opposizione, sarà presentato giovedì 11 ottobre.

Guarda il VIDEO

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video