Che hanno è stato il 2017 per la collettività Lgbti? un anno certamente non facile. Prima ancora delle cose accadute vale la pena ricordare ciò che non è accaduto. Dopo il passo delle unioni civili e le dichiarazioni di Boschi sull'impegno nella riforma delle adozioni, di questo tema la politica si è puntualmente disinteressata nel corso degli ultimi 12 mesi, riuscendo a portare a casa in tema di diritti civili solo il testamento biologico in zona cesarini, con buona pace di chi ha sperato fino all’ultimo nello Ius soli.

Nel complesso, è stato un anno che ha mostrato in modo chiaro i pregiudizi che permangono ancora nel profondo della nostra società e in molti casi anche i limiti evidenti del movimento Lgbti, che non ha ancora trovato una linea chiara per il dopo Cirinnà.  

IL CASO UNAR-IENE

L’anno si è aperto il caso Unar, che ci ha accompagnato tra Febbraio e Aprile. Le Iene accusano Anddos di aver vinto un bando pubblico per finanziare i propri circoli tramite il direttore dell’Unar Francesco Spano, uno degli oltre 200.000 tesserati. “Orge finaziate dal governo”. La speculazione mediatica sul tabù della sessualità ci riporta indietro di decenni e, improvvisamente, gli stessi circoli che erano stati l’ossatura della nascita del movimento e della stessa Arcigay diventano il più squallido dei gironi infernali, in una situazione in cui alcuni casi isolati connotano l’intero circuito come il regno della prostituzione e del degrado. Pochi mesi dopo si risolverà tutto in una bolla di sapone, senza alcun avviso di garanzia né indagine, e in compenso innumerevoli danni come una persona distrutta nella propria privacy, Spano, un intero movimento screditato di fronte all’opinione pubblica, un ufficio del Governo come l’Unar tuttora bloccato, un’associazione come Anddos costretta a ritirarsi nel silenzio per non danneggiare la propria base associativa, composta per la maggior parte di persone non dichiarate che non meritavano certo di stare nel mirino dei riflettori e delle minacce di Forza Nuova. Rimane la rinuncia ai fondi di Anddos per salvare i progetti delle altre associazioni, nonostante la validità del progetto presentato, e la più che fondata (e inquietante) sensazione che il tutto sia partito non dalle Iene ma ad una fonte interna al movimento.

IL CASO CECENIA

Un caso che ha mostrato quanto ci sia da lavorare ancora contro i pregiudizi sessuofobici nel nostro Paese, come spiegava bene Enzo Cucco in questa intervista che riguardava anche il caso Cecenia, esploso nel mese di aprile.   La diffusione della notizia di Novaya Gazeta di oltre centro persone rinchiuse, uccise e torturate fa il giro del mondo in pochi giorni, suscitando l’indignazione della comunità internazionale. Minime le reazioni da parte del nostro Paese, al contrario, invece, di Germania e Francia, in cui i rispettivi ministeri degli Esteri si attivano per facilitare l’accoglienza delle persone in fuga dalla Russia. L’attivista russo Igor Kochetkov giunge in Italia a luglio denunciando il folle piano di Kadirov di “purificare la razza dagli omosessuali”. Reazioni quasi inesistenti dalla politica, se si esclude una breve dichiarazione del ministro Orlando.  A Roma si mobilitano le associazioni e Amnesty International. Un gruppo di attivisti diffonde lo slogan “Noi esistiamo” in cinque lingue, per non dimenticare le persecuzioni degli omosessuali nelle altre parti del mondo. Il network internazionale All Out promuove una petizione internazionale rivolta a Putin, ma al momento della consegna delle firme, Yuri Guaiana e altri attivisti vengono arrestati e trattenuti a Mosca. Le interviste e le testimonianze sul caso ceceno non lasciano spazio a nessuna tesi complottista che vedrebbe questo episodio come una montatura per screditare Putin. L’orrore di uno stato membro del Consiglio d’Europa in cui si nega l’esistenza degli omosessuali e si nascondo le peggiori nefandezze è reale. Tra i media a diffondere la notizia in Italia va ricordato Huffington post.

IL “FLOP” DELLE UNIONI CIVILI

Nel mese di maggio, intanto, ricorreva l’anniversario delle unioni civili. A rovinare la festa ci pensava Repubblica con l’incredibile gaffe del “flop sui numeri delle unioni civili”. Un titolo poi prontamente corretto, tranne che sulla carta stampata, e smentito dalla comparazione dei numeri con il resto dei Paesi europei, che vede l’Italia perfettamente allineata nei dati, nonostante l’idea di misurare l’importanza di un diritto dalla quantità di persone che lo esercitano è qualcosa di estremamente contrario alla filosofia dello stato di diritto stesso.

L’ESTATE INTOLLERANTE

Il clima non migliorava con l’arrivo di quell’estate costellata da episodi di omofobia e rifiuto delle coppie omosessuali: ricordiamo il caso di Gallipoli e il divieto di baciarsi in pubblico a cui si tentò di rimediare con una bottiglia di spumante. Avremmo avuto di li a poco il tragico omicidio di Vincenzo Ruggiero, sul quale il nostro giornale riuscì a far correggere alcuni titoli de “Il Mattino” che parlava di “delitto gay”, e lo stupro di Rimini, in cui la vittima trans passava regolarmente in secondo piano e diventava spesso il trans. Anche, in quel caso, grazie alla pressione dei social, anche Enrico Mentana passò da “il trans” a ”la trans”.

LA CONFERENZA SULLA FAMIGLIA

Superata l’estate, il Governo ci regala a settembre una Conferenza sulla Famiglia identica a quelle del 2007 e del 2010, in cui la famiglia è una sola ed eterosessuale. Unica novità l’invito, solo a presenziare, di Arcigay e Agedo e l’amara esclusione di Famiglie Arcobaleno e Rete Genitori Rainbow. Pesa, in questo caso, la scelta delle associazioni di non organizzare una protesta, che si inserisce in un più generale senso di disorientamento e inefficacia nell’esprimere una piattaforma rivendicativa visibile e chiara nel dibattito politico. La polemica sulla Gpa e la presa di posizione di Arcilesbica, costituiscono un esempio di un dibattito interno qualitativamente sterile, che non riesce ad uscire dalla logica dell’ “io non lo farei” e a muoversi sul terreno della regolamentazione e dell’autodeterminazione.  

LE LINEE GUIDA DEL MIUR

Passano un paio di mesi, in cui ricordiamo tra l’altro l’uscita del libro di Monica Cirinnà, l’Italia che non c’era, e arrivano, finalmente, le linee guida del Miur relative al comma 16 articolo 1 della Buona Scuola, quello che per intenderci diede vita alla “propaganda antigender” del fronte conservatore.  Per molti un passo avanti (dopo quasi tre anni di attesa), ma scorrendo il testo si scopre che la parola omofobia non c’è e che l’espressione “orientamento sessuale” compare in un paragrafo che parla delle “altre discriminazioni” subito dopo “convinzioni personali”. Questa scelta (che non può essere imputata solo a Valeria Fedeli) ci da la misura di quanto siano forti le pressioni conservatrici sul mondo della scuola e di quale sia effettivamente il punto di vista maggiormente condiviso nel senso comune nel 2017 sull’omosessualità: una minoranza capricciosa che ha avuto quello che voleva e che adesso deve smetterla di “strafare”. Le idee dell’uguaglianza, dei diritti umani universali, di una educazione sessuale seria che garantisca la sicurezza e la salute di tutti e tutte (come raccomanda anche l’OMS), sono ancora lontane dall’immaginario della maggior parte della cittadinanza.

IL CASO GABBANA

Questo scenario lo aveva disegnato perfettamente il rapporto della Commissione Joe Cox, pubblicato a luglio per opera di Laura Boldrini, che ha fornito preziosi dati sul discorso d’odio: 1 italiano su 4 crede ancora che l’omosessualità sia una malattia, mentre il 41% ritiene che non debba fare l’insegnante.

Infine, l’anno si è concluso con la recente polemica sulle parole di Stefano Gabbana, che rinnega in sostanza la portata storica del termine “gay”, al quale ha risposto Franco Grillini in questo editoriale

LE BUONE NOTIZIE

Solo una serie di segni meno, quindi? Per fortuna non c’è solo del negativo, anche perché i fatti fino ad ora riportati ci offrono la possibilità di guardare in faccia la realtà, senza filtri e retorica. Il 2017 è stato tuttavia anche un anno in cui i tribunali hanno confermato definitivamente il proprio atteggiamento positivo nei confronti delle famiglie omogenitoriali, continuando a colmare il vuoto lasciato dallo stralcio della stepchild adoption. Vanno anche ricordati fatti ed eventi che testimoniano che, nonostante tutto, “c’è vita”: ci sono stati per la prima volta 24 Pride in tutta Italia, grazie all’impegno dei comitati Arcigay, il Circolo Mario Mieli ha candidato Roma ad ospitare il World Pride 2025, è stato lanciato il progetto Outsport di Aics/Gaycs che porterà alla prima ricerca scientifica su omotransfobia e sport, è stata strutturata la formazione professionale con l’ordine dei giornalisti da parte di Gaynet, con l’ultimo corso a novembre. La Trans freedom March, quest’anno, si è svolta sia a Torino che a Napoli, Il coordinamento Torino Pride ha presentato il primo vademecum su lgbti e lavoro riunendo i tre sindacati principali, Tommaso Cerno è stato nominato condirettore di Repubblica, Agedo ha presentato il suo secondo calendario dopo la riuscita iniziativa dello scorso anno. Anche Globe Mae ha proposto su finire dell’anno una bella iniziativa sui diritti lgbti nel mondo.

Infine, per il primo dicembre, il movimento ha dato una bella prova di collaborazione nell’iniziativa "We Test", che ha visto realtà locali e nazionali lavorare insieme per somministrare in tutta Italia i test rapidi HIV.

PROSPETTIVE

Sul piano internazionale, nonostante i pesanti venti di intolleranza che soffiano dagli Stati Uniti di Trump e dai populismi europei, vanno registrate le belle notizie dall’Austria, che è giunta per mano della Corte Costituzionale al Matrimonio egualitario, e dell’Australia, che ha conseguito lo stesso risultato per via politica a seguito di un referendum consultivo.

Tanto da fare dunque, prima ancora che sul terreno dei diritti sul piano culturale. Portiamo a casa tuttavia gli strumenti, se si vuole, per aprire gli occhi e lavorare su priorità e strategie, specie considerando la difficile legislatura che si prepara, in cui il movimento sarà chiamato probabilmente ad una stagione di “opposizione” e rivendicazione pura delle proprie istanze.

e-max.it: your social media marketing partner

Il testamento biologico è legge. Dopo anni di vicende che hanno scosso l’opinione pubblica, dai casi Englaro e Welby fino all’ultima vicenda di Dj Fabo, il Parlamento riesce finalmente a legiferare sul fine vita.

L’AUTODETERMINAZIONE

Un tema complesso e articolato che riguarda l’autodeterminazione e la libertà individuale.

Perché si è resa necessaria una legge simile? La risposta sta nell’incredibile progresso delle tecnologie biomediche avvenuto negli ultimi decenni. I concetti di morte, vita e malattia hanno assunto dei connotati prima impensabili. Situazioni nuove e diverse tra loro: stato vegetativo permanente, stadi terminali di malattie neurodegenerative, stati di paralisi quasi completa a seguito di incidenti mortali. La scienza consente oggi di sopravvivere in condizioni prima impossibili, spesso in enorme sofferenza, creando uno spazio in cui la libertà di scelta delle persone è spesso negata e deve sottostare a ideologie imposte dall’alto.

LE DAT

Le disposizioni anticipate di trattamento (DAT) introdotte nella legge sono un primo fondamentale tassello nel garantire l’autodeterminazione delle persone in questi nuovi spazi della vita. Le DAT consentono a ciascuno e ciascuna di noi di decidere come e se curarci in una ipotetica situazione in cui non saremo capaci di esprimersi.

Il punto nodale riguarda il riconoscimento definitivo dell’idroalimentazione artificiale come terapia e non come sostegno vitale (diverso quindi dal cibo e dall’acqua che si assumono ordinariamente). In tal modo, il sondino nasogastrico con cui era alimentata ad esempio Eluana Englaro rientra definitivamente nel diritto costituzionale al rifiuto delle cure. Le DAT possono essere modificate in qualunque momento e possono essere riconsiderate (dal medico e dall’apposito fiduciario nominato dal paziente), qualora fossero disponibili nuove terapie che il paziente non conosceva al momento della sottoscrizione delle sue volontà.

L’EUTANASIA È UN ALTRO TEMA

La legge non consente la possibilità per il paziente di richiedere il suicidio assistito o l’eutanasia, ma solo di poter rifiutare, in una futura situazione di incoscienza determinate terapie essenziali che impongono una vita letteralmente attaccata alle macchine.  

Il tema dell’eutanasia, che ha riguardato da vicino la battaglia di Dj Fabo, contempla altre situazioni di sofferenza e malattia irreversibile sulle quali il dibattito pubblico è destinato a proseguire.

ANALOGIE CON IL DIBATTITO SULLE UNIONI CIVILI

Non sono mancati, anche questa volta, i tentavi delle forze conservatrici di ostacolare la legge. L’incredibile analogia che salta agli occhi è la mistificazione della realtà in nome dell’ideologia.

Secondo Giovanardi, Eluana Englaro stava fisicamente bene. Secondo Centinaio non si possono togliere “alimenti e bevande” ai malati, come se di quello si stesse parlando. Argomenti che ricordano molto bene la tremenda minaccia per la “famiglia naturale” rappresentata dalle unioni civili e il “mostro” gender che “omosessualizza” i bambini.

Le ideologie si distinguono dalle idee per la loro tendenza ad imporsi sulla libertà delle persone e anche sulla realtà dei fatti scientifici.

UN PAESE LAICO CHE DISCUTE DI REGOLE

La battaglia sull’autodeterminazione del paziente è un risultato anche per chi si batte sul fronte dei diritti civili delle persone lgbti, perché da oggi possiamo dire che viviamo in un Paese più laico, che ha saputo per una volta distinguere il terreno del “pro e contro” dal terreno della regolamentazione di un fenomeno nella tutela della libertà di scelta.

Un ragionamento proprio dello Stato di diritto che spesso viene messo da parte nel dibattito pubblico in nome di sterili discussioni sul “come farei io” o “come faresti tu”.

Anche il movimento Lgbti può trarre un grande insegnamento da questa vicenda a lieto fine. Non si rivendica, certamente, la scelta di essere gay (che non esiste), ma la scelta di vivere pienamente ciò che si è, la scelta di essere genitori, di essere single, di essere coppia, di vivere relazioni poliamorose, di essere visibili in ogni momento della vita. La scelta di poter donare la propria maternità, ad esempio.

Anche il dibattito sulla gpa potrebbe trarre grande giovamento dalla lezione del testamento biologico. Come? Trasformandosi in una discussione sulle regole di un fenomeno esistente (e che genera sfruttamento proprio in assenza di norme) e uscendo dalla dimensione dello scontro tra diverse e legittime sensibilità individuali.

È lo stesso percorso, va ricordato, che in Italia ci ha portato alle leggi sul divorzio e sull’interruzione volontaria di gravidanza.

e-max.it: your social media marketing partner

Promosso da Gaynet e dall’Ordine dei giornalisti del Lazio in collaborazione con Link Sapienza, si è tenuto il 23 novembre a Roma il corso di formazione Orientamenti sessuali e web.

87 i giornalisti partecipanti e tante le persone che, presenti nell’Aula Congressi della Facoltà di Scienze politiche de La Sapienza o collegate con la diretta streaming, hanno seguito le otto relazioni.

Ne iniziamo la pubblicazione col video della relazione Dalla televisione al web: una prospettiva storica sull’informazione Lgbti dell’ex parlamentare Franco Grillini, presidente di Gaynet e direttore di Gaynews.

 

e-max.it: your social media marketing partner

Il 26 novembre Giuseppe Povia, il cantante del verbo delle teorie riparative e compagno inseparabile di Gianfranco Amato (fondatore dei Giuristi per la vita, le cui posizioni contro le persone omosessuali sono ben note) nelle conferenze-concerto Invertiamo la rotta. Contro la dittatura del pensiero unico!.

Il 2 dicembre la presentazione del libro di Filippo Burla Il corporativismo del III millennio a opera di Michele Iozzino, rappresentante regionale di Casa Pound per le Marche. A ospitare i due eventi il complesso anconitano Auditorium Ex Fiera della Pesca che, di proprietà dell’Autorità Portuale del Comune marchigiano, è stata concessa in gestione, lo scorso anno, all’associazione di promozione culturale e sociale Accademia di Babele.

La cosa non è passata inosservata all’onlus Ambasciata dei Diritti che, fondata nel 2006 ad Ancona con lo scopo di promuovere i diritti di cittadinanza, ha ieri diffuso il comunicato di condanna La Casa dei razzisti.

«Ancona, come molte altre città italiane - si legge nella nota -, non è immune al clima di intolleranza e discriminazione che tanti seminatori di odio stanno alimentando. Se fino a qualche giorno fa l'inventiva di omofobi e razzisti si era limitata ad incursioni sui social cittadini ora ha trovato casa.

Dove una volta sorgeva il centro congressi della Fiera della Pesca, ha sede l'associazione l'Accademia di Babele, che ospita e promuove personaggi ed associazioni estremiste ed intolleranti. A calendario infatti ci saranno prima l'esibizione di Giuseppe Povia e poi una iniziativa di Casa Pound. Qualcuno conosce Povia per avere scritto un paio di canzonette, pochi conoscono il suo lato di propaganda contro i migranti e contro i gay

Basta scorrere un po’ i suoi blog per farsene un’idea: “Adesso ho capito. Che per caso fate tutti parte dell'Arcigay? Ma se siete nati così non è colpa mia. Prendetevela con i vostri genitori e con la musica di merda che ascoltate. Però se vi serve una mano ditelo eh, posso darvi qualche supposta di Eterox”.

Dato che al peggio non c'è mai fine, l’Accademia di Babele ospiterà la settimana successiva Casa Pound, nota organizzazione di estrema destra che la stessa wikipedia definisce neofascista. L'aggressione al giornalista che ad Ostia chiedeva spiegazioni dell'alleanza tra Casa Pound e il clan mafioso degli Spada è solo l'ultimo degli episodi violenti che hanno visto la formazione di ultradestra protagonista. 

Delle nefandezze di questi personaggi ci sorprendiamo poco quello che più ci sorprende è come un luogo di proprietà della comunità (Autorità Portuale) possa dare ospitalità ad eventi promossi da razzisti e antidemocratici. Suona male che lo stesso luogo sia stato scelto per ospitare eventi della rassegna cittadina Adriatico Mediterraneo (AdriaticoMediterraneo Festival), che fa della tolleranza e dell'accoglienza la sua bandiera.

Tra i tre “mi piace” su Facebook per l'evento di Povia spicca quello di Giovanni Seneca, direttore artistico di Adriatico Mediterraneo. Chissà cosa ne pensano Daniele Sepe o Moni Ovadia di questo appoggio, solo per citare gli ultimi artisti ospitati dalla manifestazione.

Siamo anche curiosi di sapere il parere del presidente dell'autorità portuale Rodolfo Giampieri e del sindaco del comune di Ancona Valeria Mancinelli, se sono soddisfatti di avere creato le condizioni per lo sdoganamento dei fascisti del terzo millennio, offrendo loro ospitalità e svendendo la storia della resistenza e della tolleranza degli anconetani».

e-max.it: your social media marketing partner

weTest

Featured Video