Era il mese di febbraio 2017, quando la trasmissione Chi l’ha visto? portò nelle case degli italiani il caso di Luigi Celentano, 18enne di Meta di Sorrento (Na), allontanatosi dalla casa in cui abitava con la madre e il compagno della madre, domenica 12 febbraio intorno a mezzanotte. Verso le 02:30 dello stesso giorno risulta che Luigi fosse a casa dei suoi zii a Vico Equense. Di lui, però, da quel momento non si hanno più notizie.

Sembra che il ragazzo, al momento della sparizione, stesse attraversando un momento di difficoltà. Certamente, nel suo paese era oggetto di diverse aggressioni da parte di bulli che, dopo una sua denuncia, invece di arrestare il proprio comportamento, gli avevano perfino spezzato un braccio, minacciandolo di morte. Grazie all’interessamento della trasmissione condotta da Federica Sciarelli, emerse che, tra le motivazioni di queste aggressioni, vi fosse il fatto che Luigi fosse ritenuto omosessuale.

Inoltre, sembra che anche in famiglia, il ragazzo vivesse con disagio il rapporto con il compagno della madreIl suo telefono risulta spento dal giorno successivo alla scomparsa.

Gaynews ha deciso di contattare la madre di Luigi Celentano per capire a che punto sono le indagini su questa misteriosa sparizione.

Signora Celentano, sono passati diversi mesi dalla scomparsa di suo figlio. Ha avuto notizia di qualche avvistamento?

Circa due settimane dopo la scomparsa di Luigi, mi ha chiamato un ragazzo che era convinto di aver visto Luigi nella zona del Porto di Napoli. Dopo aver avvisato i carabinieri, ho deciso di andare di persona nella zona e mi sono resa conto che, proprio in quella zona, c’è un rifugio della Caritas, dove un ragazzo disperato e senza nulla avrebbe potuto trovare riparo. Chiesi anche se avessero visto Luigi e una signora prima mi disse che l’aveva visto nei giorni precedenti e poi, inspiegabilmente, negò questa sua affermazione.

Pensa che potrebbe essere capitato qualcosa di brutto a suo figlio?

Il pomeriggio prima della scomparsa, Luigi era estremamente agitato, era sconvolto. Diceva che voleva cambiare aria e che era in pericolo. Già negli ultimi tempi Luigi era molto triste e avvilito. Aveva paura. Io mi auguro che non gli sia successo nulla di grave ed escludo che si possa essere suicidato.

Come mai era così avvilito e spaventato?

Perché nel paese era vittima di bullismo. Quando ha denunciato le continue aggressioni, sia verbali sia fisiche, gli hanno rotto un braccio e l’hanno minacciato di morte. Luigi era molto spaventato.

Per quale motivo bullizzavano suo figlio?

Perché credevano che fosse omosessuale. Ma io sono certa che fosse eterosessuale. Luigi era vittima d’omofobia anche non essendo gay. È solo che lui curava molto il suo aspetto, amava la moda, era narcisista e lo percepivano come gay.

Se, invece, fosse stato omosessuale, per lei ci sarebbero stati problemi?

No, assolutamente, ho grande rispetto per le persone omosessuali. E mio figlio sapeva anche questo. Se fosse stato gay, me l’avrebbe confidato senza problemi.

Ma quando Luigi denunciava le aggressioni da parte dei bulli, i carabinieri come la prendevano?

I carabinieri di Piano di Sorrento credo non l’abbiano mai preso sul serio. Dicevano che era gay e perciò lo deridevano. Come se fosse normale o giustificabile deridere un omosessuale.

Invece, relativamente alle indagini sulla scomparsa di Luigi, cosa le dicono i carabinieri di Piano di Sorrento?

Nonostante io abbia fatto denuncia di scomparsa, mi danno pochissime informazioni perché dicono che Luigi è maggiorenne.

A casa come era l’atmosfera? Ci risulta ci fossero dei problemi tra Luigi e il suo compagno…

È vero c’erano delle incomprensioni. Pare che ci fosse anche una denuncia di Luigi contro il mio compagno ma non so nulla di questa circostanza. La verità è che Luigi era cresciuto solo con me, senza il padre, ed era molto legato a me. Il mio compagno, invece, pretendeva di essere trattato come un padre e Luigi non ci riusciva e da questa cosa nascevano le loro litigate.

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Ancora allarme sicurezza per le persone Lgbi in Campania. Continua infatti a restare avvolta nel mistero la sparizione del  25enne Vincenzo Ruggiero, di cui non si hanno più notizie da venerdì 7 luglio. Scomparsa, questa, che si aggiunge a quella di Luigi Celentano, le cui ultime tracce sono da datare al 12 febbraio, e alle morti tanto atroci quanto inspighabili di Simo e Alex Pavlenko. Come se non bastasse ieri sera, nella zona tra piazza Garibaldi e Porta Nolana, al centro di Napoli, si è verificato un altro episodio di violenza che avrebbe potuto avere esito assai peggiore.

All’uscita dal lavoro il 25enne Simone Manfrellotti, nativo di Casalnuovo e militante di Arcigay Napoli, è stato braccato da due uomini vestiti di nero che, dopo averlo stretto ai polsi, hanno tentato di trascinarlo via. La circostanza - sulla base del racconto del giovane ancora in stato di shock - appare davvero sinistra, essendo evidente che l’aggressione subita non fosse a scopo di rapina o furto ma finalizzata al “rapimento”.

«Avevo terminato di lavorare – dichiara Simone secondo quanto riportato nel comunicato diffuso da Arcigay Napoli – e stavo percorrendo una via abbastanza isolata per raggiungere Porta Nolana, quando ho avuto la netta percezione di essere seguito da qualcuno. Allora mi sono spaventato e ho affrettato il passo ma ho sentito due uomini parlare alle mie spalle e uno diceva all’altro in dialetto: Chist ne è nat (questo ne è un altro) . In men che non si dica, uno dei due me lo sono ritrovato di faccia, con il cappellino nero che gli copriva il viso, e mi ha iniziato a strattonare stringendomi i polsi con forza per tirarmi verso di loro. Non hanno provato a rapinarmi, volevano portarmi via. Non so dove, ma in quella via ci sono tante stradine strette e isolate in cui è facile far sparire persone. Io mi sono divincolato e, nonostante abbia preso un pugno, sono riuscito a fuggire. Poi una signora mi ha aiutato a calmarmi e a chiamare la polizia.»

Nella giornata di oggi Simone si è recato, insieme al presidente di Arcigay Napoli Antonello Sannino e all’avvocato Salvatore Simioli, presso gli uffici della Digos per sporgere denuncia e rimarcare lo stato di evidente quanto verificabile pericolo in cui sta vivendo la comunità Lgbti napoletana

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È difficile credere che si tratti d’una stessa mano e d’una stessa “mente”. Ma la sequenza di morti e sparizioni sospette di persone Lgbti, verificatesi nel giro di pochi mesi nel Napoletano, sconcerta e impone, al contempo, un’attenzione particolare da parte di media, istituzioni e magistratura. A lanciare l’allarme sono il Comitato Provinciale Arcigay di Napoli e il Coordinamento Regionale Arcigay Campania che, anche grazie al sostegno di alcune testate giornalistiche come Gaynews e della redazione di Chi L’ha visto?, segnalano la presenza di un’evidente emergenza sociale dietro a ben quattro casi.

Di essi due sono costituiti dalle morti atroci di Simo e Oleksandr Pavlenko detto Alex. Simo, giovane militante trans FtM, è stato rinvenuto esanime il 10 giugno, legato e avvolto in una coperta, tra i cassonetti del popolare quartiere napoletano di Forcella. Misteriosamente scomparso il 30 maggio dopo la fine della storia d’amore col compagno Massimiliano, il 23enne ucraino Alex è stato ritrovato cadavere il 16 giugno nel bosco di Capodimonte.

Gli altri due casi riguardano invece le sparizioni sospette di Luigi Celentano e Vincenzo Ruggiero, entrambi allontanatisi improvvisamente da casa senza lasciare messaggi o indizi di alcun genere. Del 18enne Luigi Celentano  (alto 175cm, occhi castani, capelli biondi) non si hanno più notizie dal 12 febbraio scorso, quando è scomparso a Vico Equense. Il 25enne Vincenzo Ruggiero (alto 187 cm, capelli e occhi scuri) è scomparso invece ad Aversa il 7 luglio.

Si tratta di circostanze tutte molto differenti tra loro ma immerse nel medesimo clima di mistero e silenzio. Pur volendo tralasciare la paura che esista un collegamento criminale tra le diverse vicende, s’avverte però una situazione complessivamente inquietante. Un quadro sociale di riferimento, il cui livello di sofferenza e disagio non può essere ignorato: ecco perché l’sos lanciato dai militant Lgbti campani va sostenuto e rilanciato.

«Denunciamo con forza l’esistenza di una  grave urgenza sociale che coinvolge persone Lgbti ancora costrette a confrontarsi con stigma e odio diffuso – afferma Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli – e chiediamo alla magistratura, alla politica territoriale e nazionale e alle forze dell’Ordine di non abbassare la guardia. Rinnovando la nostra piena disponibilità a collaborare su circostanze specifiche e dinamiche più ampie, insistiamo affinché si indaghi attentamente sulle vicende di Simo, Alex Pavlenko, Luigi Celentano e Vincenzo Ruggiero al fine di comprendere e circoscrivere responsabilità, dinamiche e implicazioni che, qualora restassero nell’ombra, potrebbero mettere seriamente a repentaglio la vita stessa di altre persone Lgbti».

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