Un’audizione conoscitiva di cinque ore sul pdl regionale contro l’omotransnegatività e le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere quella verificatasi stamani in Commissione Parità in Regione Emilia-Romagna.

Ad anticipare il dibattito sono stati i due relatori di maggioranza e di minoranza: rispettivamente, Roberta Mori del Partito Democratico («Le competenze della Regione sono ristrette, ma fondate su azioni di prevenzioni e quindi su azioni culturali») e Michele Facci del Movimento sovranista («Non credo che questo progetto di legge sia indispensabile, credo che le discriminazioni possano essere perseguite con i mezzi che già esistono»). 

Il progetto di legge regionale poggia le basi su quello presentato dai Consigli comunali di Bologna, Parma, San Pietro in Casale e Reggio Emilia. Ed è stata l'assessora alle Pari opportunità del Comune di Bologna, Susanna Zaccaria, a rilevare come «questa legge dovrà essere di coordinamento per azioni che vengono già svolte». Una legge, però, che sul versante politico, è avversata non solo dalle opposizioni (escluso il M5s, che è convinto sostenitore d’una tale normativa anche se ha presentato un proprio pdl specifico) ma anche da ben cinque consiglieri del Pd.

Una cinquantina le persone audite, soprattutto, a nome di associazioni.

Sul fronte avverso le associazioni cattoliche, che in blocco vedono il pericolo di introdurre una discriminazione al contrario nei confronti di altre categorie 'deboli' e chiedono correttivi, come, ad esempio, Acli e Associazione Giovanni XXIII. Totalmente contrari i rappresentanti del Family Day e di Generazione Famiglia. Mentre il gandolfiniano David Botti ha voluto domandare provocatoriamente: «Che non sia più urgente una legge contro l'eterofobia e contro chi odia la famiglia naturale?», per Matteo Di Benedetto, in rappresentanza dell’associazione presieduta da Jacopo Coghe, si tratterebbe di una «legge ideologica e indottrinante, pericolosamente liberticida e autoritaria».

A favore, invece, Cgil e Uisp ma soprattutto le associazioni Lgbti, per le quali sono stati auditi: Valeria Savazzi (Ottavo Colore), Alberto Nicolini (Arcigay Reggio Emilia), Tony Andrew (Arcigay Reggio Emilia/MigraBO), Valeriano Scassa (Il Grande Colibrì), Samantha Picciaiola (Educare alle differenze - Bologna), Maurizio Betti (Telefono Amico - Bologna), Cira Santoro (Ater- Teatro Arcobaleno), Marco Tonti (Arcigay Rimini), Cristina Contini (Ass. Nazionale Sentire le voci - Reggio Emilia), Carlo Samlaso (Presidente Piazza Grande - Bologna), Michele Giarratano (Gay Lex e Famiglie Arcobaleno), Christian Cristalli (Gruppo Trans), Anita Lombardi (Lesbiche Bologna ), Valeria Roberti e Giuseppe Seminario (Centro Risorse LGBTI e Gruppo Scuola Cassero), Flavio Romani (Cild), Sara De Giovanni (Centro di documentazione Cassero), Valentina Coletta (Mit), Nicoletta Manzini (Mondinsieme - RE), Antonella Parrocchetti (Agedo - Modena), Francesco Donini (Arcigay Modena), Stefano Pieralli (Plus), Andrea Zanini (UniLgbtq). 

Particolarmente applaudito l’intervento di Franco Grillini, direttore di Gaynews e padre storico del movimento, che, richiamando l’ultima inchiesta de L’Espresso intitolata Caccia all’omo, ha affermato: «La situazione è drammatica: c'è una recrudescenza dell'omofobia e nessuna città è immune. Nessuno si illude che una legge faccia sparire la discriminazione. Ma si deve dire che è sbagliato discriminare». L'ex parlamentare ha inoltre aggiunto: «Questa legge già esisterebbe, se la passata legislatura non fosse stata interrotta. Purtroppo, non è una legge contro l'omofobia, perché la Regione non ha competenze nell'ambito del diritto penale. Ma di sicuro è utile per tutelare le persone».

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È appena attraccato nel porto di Catania la Sea-Watch 3, la nave dell’ong battente bandiera olandese con 47 migranti a bordo, partita poco dopo le 05:30 dalla rada di Santa Panagia, dove era ancorata da venerdì scorso a un miglio dalle coste siracusane

Durante gli scorsi giorni esponenti non solo della cittadinanza ma anche delle associazioni umanitarie e Lgbti locali, unendosi all’appello del sindaco Francesco Italia, hanno domandato con pubbliche manifestazioni che si consentisse lo sbarco delle 47 persone.

Abbiamo raggiunto Valerio Colomasi, nativo di Siracusa e vicepresidente del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli di Roma, per raccoglierne le valutazioni.

Valerio, puoi darci il tuo punto di vista su quanto accaduto nella rada di Santa Panagia a proposito delle Sea-Watch 3

A Siracusa è andato in scena l’ennesimo spot elettorale in vista delle elezioni europee. Il governo, Ministro dell’Inferno in primis, ha capito che bloccare su una barca degli esseri umani, per di più già stremati da un viaggio terribile e dalle torture subite in Libia, è un investimento politico che rende molto. Innanzitutto, consente di distrarre l’opinione pubblica, una circostanza utile quando su ogni tema (dalla Tav alla giustizia) i due partiti di governo fanno a gara a chi smentisce prima l’altro. Poi è utile anche per ragioni meramente elettorali. Il governo giallo-verde sta raccogliendo i frutti di una campagna di odio portata avanti da anni e che adesso porta voti come mai prima d’ora.

Per questo è importante più che mai resistere, come hanno fatto tanti cittadini e cittadine nella mia città. Siracusa, come tutta la Sicilia, è una terra di accoglienza e di commistione culturale. Senza i “migranti” la Sicilia non sarebbe quella che è oggi. La nostra cucina, il nostro dialetto, le nostre tradizioni sono il frutto dell’integrazione di culture estremamente diverse tra di loro e che in quella terra meravigliosa hanno trovato il modo di convivere e di crescere insieme.

Cosa ne pensi delle denunce rilasciate dal sindaco Francesco Italia - che ha parlato d’una sorta di prigionia - sulle condizioni dei migranti a bordo della Sea-Watch, compresa la presenza di minori?

I racconti del sindaco Italia e dei parlamentari che sono riusciti a salire a bordo della Sea-Watch sono purtroppo l’ennesima conferma di quello che sapevamo già da tempo. In Libia non ci sono “porti sicuri”, ci sono campi di prigionia e di tortura. Pensare di rimandare nelle mani dei propri torturatori coloro che sono riusciti a scappare mi sembra raccapricciante.

Quanto alla loro permanenza forzata nella nave credo che il termine “prigionia” sia quasi insufficiente a descrivere la gravità di ciò che accade. Quelle persone sono state “sequestrate” con l’intento di ottenere un “riscatto” politico. Che questo sia maggiore partecipazione europea nella redistribuzione dei migranti o, più semplicemente, visibilità e voti alle prossime elezioni cambia poco, si stanno comunque sottoponendo delle persone innocenti a una tortura del tutto ingiustificata. Si sta tentando di cancellare la loro dignità, i loro diritti umani per il presunto bene della nostra comunità nazionale. Ogni essere umano dovrebbe sentire la necessità di opporsi a questa politica disumana.

L’altroieri a Roma sotto  Montecitorio l'iniziativa Non Siamo Pesci ha raccolto moltissime adesioni e tantissima gente. Eppure, era pressoché scarsa quella di associazioni Lgbti? Non ti sembra che questo tema, in generale, non venga trattato con la necessaria attenzione politica, considerati i tempi che stiamo vivendo?

Credo che non sia una lettura del tutto corretta. Tantissime associazioni Lgbti stanno sempre più assumendo la questione migratoria come un punto fondamentale della propria azione, in termini sociali ma anche e soprattutto politici. In questi mesi in particolare ogni volta che ci si è trovati davanti a situazioni dolorose come il caso Diciotti o il caso Sea-Watch ci sono sempre state associazioni Lgbti in prima fila nella lotta.

Certo, manca una strategia complessiva (anche) su questa importante tematica ma questo non può cancellare il lavoro di tante e tanti di noi. Non ne faccio una questione di etichette associative, “nazionale” o “locale”: quello è un dibattito stanco che non ha mai portato niente di positivo alla nostra comunità. Di “nazionale” e di “locale”, se proprio occorre usare questi termini, si può parlare in relazione alle azioni messe in campo.

La lettera, con cui tante associazioni Lgbti hanno chiesto conto al governo della sua politica contro le persone migranti, è stata sottoscritta sia da quelle che una volta si sarebbero chiamate “associazioni nazionali” sia da quelle che avremmo definito “locali”. Ma quell’azione politica ha un valore assolutamente centrale per tutto il Paese, un valore pienamente "nazionale".

Purtroppo tante persone anche all’interno della nostra comunità e delle associazioni Lgbti ritengono che questo tema non ci riguardi, che non bisogna parlarne troppo o a voce troppo alta per evitare di “inimicarsi” il governo. È un modo di considerare la nostra funzione politica e sociale alquanto miope, dal mio punto di vista. Noi sappiamo cosa vuol dire essere bersaglio di odio e discriminazione: non possiamo voltarci dall’altra parte quando qualcun altro ne è vittima.

Infine, non vanno dimenticati i servizi che vengono offerti nei territori. Noi come Circolo Mario Mieli portiamo avanti da anni progetti di assistenza e di integrazione, di cui siamo molto orgogliosi, e come noi decine e decine di associazioni in tutto il Paese. Probabilmente è arrivato il momento di assumere una maggiore iniziativa politica comune tra tutte le realtà che, come noi, hanno assunto questo tema come una priorità della propria azione politica. Noi, ovviamente, non ci sottrarremo.

Fra qualche mese si aprirà la stagione dei Pride e Roma dovrà affrontare questo evento, che accompagna un dibattito forte come quello della migrazione e dei diritti. Ci saranno iniziative significative ? 

Innanzitutto, ci saranno i Pride. Non riesco a immaginare iniziative più pertinenti per parlare di uguaglianza, solidarietà e autodeterminazione. Noi come Roma Pride consideriamo da anni i diritti e la tutela delle persone migranti come un punto essenziale della nostra piattaforma politica. Quest’anno penso che lo faremo con ancora più forza.

Il Pride nasce come una rivolta degli “ultimi”. Il contributo delle persone immigrate ai moti di Stonewall è parte della nostra storia e deve servirci per orientare la nostra azione politica attuale, in particolare quest’anno che festeggeremo i 50 anni da quella favolosa notte.

Quanto ad altre iniziative abbiamo tanto in cantiere per i prossimi mesi. Sicuramente un primo appuntamento sarà Echo, il festival di cultura LGBT+, che come Circolo Mario Mieli organizzeremo il 17-18-19 maggio, durante il quale ribadiremo come la cultura è la nostra arma principale contro l’odio e l’intolleranza.

Poi ci saranno gli eventi legati al Roma Pride, che quest’anno festeggia 25 anni, nell’ambito del quale stiamo lavorando a iniziative che riguardano anche la questione migratoria, su cui per ora non voglio svelare nulla ma che speriamo di lanciare nelle prossime settimane.

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Succede che il deputato dem Ivan Scalfarotto, già sottosegretario allo Sviluppo Economico durante il Governo Renzi, lanci un tweet in occasione dell’elezione della leghista Stefania Pucciarelli a presidente della Commissione straordinaria per la tutela e la promozione dei diritti umani del Senato.

Tweet fortemente negativo alla luce di alcune dichiarazioni passate della parlamentare sarzanese e, d'altra parte, pienamente in linea con le valutazioni espresse a voce o sui social, il 14 novembre scorso, circa tale elezione da esponenti della classe politica e associazionistica. 

Succede però che la senatrice Pucciarelli sporga querela per diffamazione aggravata a mezzo social contro Scalfarotto, che ha ieri ricevuto dalla Procura della Repubblica de La Spezia la notifica della conclusione delle relative indagini preliminari.

Scalfarotto, che ha ribadito di confermare integralmente la sua valutazione «totalmente negativa sulla nomina alla presidenza di una Commissione preposta a tutelare i diritti delle minoranze, degli esclusi e dei più deboli di una persona con le opinioni espresse a più riprese da Stefania Pucciarelli», ha subito dichiarato: «Pur discutendosi di una valutazione tutta politica, e come tale parte essenziale del mio mandato di deputato della Repubblica, rinuncerò all'immunità prevista dalla Costituzione per le dichiarazioni espresse dai parlamentari e in tal senso ho già dato mandato all'avvocato Davide Steccanella del Foro di Milano».

Abbiamo raggiunto il deputato per saperne qualcosa di più.

On. Scalfarotto, qual è stata la prima reazione quando ha ricevuto la notifica?

Mi ha stupito il fatto che la senatrice Pucciarelli volesse riaprire una vicenda che sul piano politico per lei mi pare essere oggettivamente molto imbarazzante. Al suo posto mi sarei guardato dal rimettere una  nomina come la sua a capo di quella specifica Commissione, francamente vergognosa date le sue precedenti dichiarazioni in tema di diritti umani, sotto i riflettori.

Aveva mai parlato con la senatrice Pucciarelli dopo il tweet?

No, non conosco personalmente la senatrice. Non le ho mai parlato e non l’ho mai incontrata.

Nessun timore, dunque, nel subire un processo o ci ripenserà come Salvini?

Se la magistratura deciderà di procedere nei miei confronti, non ci sarà nessun problema da parte mia: anzi, come ho detto si tratterà di una grande occasione per riaprire la discussione pubblica su uno dei punti più bassi della vicenda politica di questo governo di destra razzista e xenofoba. Certo, sarà interessante anche discutere sulla legittimità della querela a un parlamentare per l’espressione di un giudizio politico, cosa che la Costituzione espressamente vieta. Ma questa è evidentemente un’ulteriore dimostrazione della maturità democratica di questo governo e di questa maggioranza: chi si oppone alle loro malefatte, va querelato. Io, al contrario di Salvini, leader della senatrice Pucciarelli, non cercherò di sottrarmi al giudizio.

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Chissà quanti italiani e italiane, stamattina, saranno andati in edicola ad acquistare il quotidiano. E chissà quanti avranno scelto di leggere Libero, il cui direttore editoriale è Vittorio Feltri. Questi ultimi saranno rimasti certamente sorpresi dal titolo in prima pagina. Un titolo tanto illogico e scorretto quanto insultante: C’è poco da stare allegri. Calano fatturato e Pil ma aumentano i gay.

Un titolo che, in maniera assolutamente fuorviante, accosta situazioni e circostanze verificabilmente prive di inferenze: le problematiche economiche e le presunte criticità legate alla ricevuta elettronica sono messe in relazione con l’incremento di persone che dichiarano di essere omosessuali (dati forniti dall’Istituto nazionale inglese per le statistiche, Ons).

Un titolo che, in maniera subdola e artata, suggerisce al lettore medio una possibile responsabilità delle persone Lgbt e delle loro legittime rivendicazioni esistenziali rispetto alla crisi economica in corso: l’economia del Paese va male? Gli imprenditori vedono il proprio fatturato calare? L’introduzione della ricevuta elettronica incide sulla crisi della nostra imprenditoria? Colpa dei gay che sono sempre di più!

Un titolo che, tra l’altro, è ingeneroso anche nei confronti dell’articolo di Costanza Cavalli, attenta editorialista del quotidiano, che ha analizzato i dati forniti dall’Ons relativamente all’aumento di individui che si definiscono omosessuali e ha riportato in maniera corretta le dichiarazioni del caporedattore di Gaynews, Francesco Lepore, e del sociologo Raffaele Lelleri, che hanno messo in luce quanto il fenomeno sia legato all’apertura di nuovi spazi di libertà e all’avanzamento dei diritti civili. 

Come era inevitabile, l'odierno titolo di apertura di Libero ha suscitato una marea di polemiche.

Tra i primi a intervenire l’europarlamentare Daniele Viotti, che sul suo profilo Facebook ha scritto: «Al netto dell’assurdità di tutta questa vicenda, voglio però rimarcare quanto sia vergognoso questo modo di fare informazione. Lanciando messaggi sbagliati e falsi, giocando sulle paure e le insicurezze della gente. Che è proprio il modus operandi di Salvini, e della Lega, in fin dei conti».

Lo stesso Viotti è poi tornato sulla questione con un altro post chiedendo a Ristora, il marchio di bevande solubili che fa capo all'azienda bresciana Prontofoods, di dissociarsi dalle posizioni del quotidiano, sulla cui prima pagina compare il proprio banner pubblicitario: «Il mio è un piccolo gesto: non comprerò più - e chiederò a tutti di fare altrettanto - prodotti Ristora fino a quando l'azienda non prenderà distanza dalle posizioni del giornale».

Reazione che, unita a quelle di tante altre persone e associazioni a partire dal Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli e da Possibile Lgbti+, ha portato l’azienda a ritirare nel tardo pomeriggio di oggi la pubblicità da Libero.

Duro anche il deputato dem Alessandro Zan che, sempre sulla propria pagina Facebook, ha scritto: «Fare un titolo che allude all’accostamento tra problemi strutturali del Paese e la maggior libertà della comunità lgbt di vivere pienamente la propria condizione personale, è fascismo e come tale va combattuto».

Ha puntato, invece, sull'ironia la senatrice Monica Cirinnà, il cui post è divenuto virale con quasi 4.000 like e più di 800 condivisioni.

Ma critiche contro Libero sono arrivate anche dal M5s a partire dal vicepremier Luigi Di Maio e dal sottosegretario Vito Crimi, sulle cui dichiarazioni non sono però mancate le precisazioni della Fnsi.

Sulla questione è inoltre intervenuto anche il nostro direttore Franco Grillini, che ha dichiarato: «A Libero diciamo che la collettività Lgbt fa bene all'economia. Laddove le collettività lgbt sono più libere migliore è la qualità della vita di tutta la città e più elevati gli standard economici. Ed è così anche in Gran Bretagna, da cui provengono i dati citati dal giornale di Feltri (che non riguardano l'Italia): in Inghilterra ci sono 700mila italiani, tra cui molti gay, che vi si sono trasferiti per le migliori opportunità. Non è un caso che proprio in Gran Bretagna sia riconosciuto il matrimonio egualitario e ci sia una legislazione a tutela delle persone omosessuali tra le migliori del mondo.

Quest'anno ricorre il 50/o anniversario di Stonewall si stanno preparando in Italia 50 Pride in altrettante città e mezza Italia manifesterà con noi. Probabilmente Libero potrà scrivere una delle stupidaggini preferite dalla destra, cioè che vogliamo 'omosessualizzare' la società: peccato che noi vogliamo solo renderla più libera, contribuendo in questo modo al benessere generale, vale a dire il contrario di quello che scrive oggi Libero».

Insomma, ancora una volta il titolo di Libero, pur di attrarre l’attenzione morbosa dei lettori e pur di solleticare gli istinti più biechi e cloacini delle masse verso le minoranze, solito capro espiatorio di tutti i mali del mondo, sembra voler intorbidire la comprensione e l’interpretazione di notizie che, singolarmente vere, risultano essere palesemente mistificatorie se messe artatamente in relazione tra loro: tra crisi economica e coming out non esiste, per fortuna, alcuna inferenza!

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«Su questa storia ho letto dei titoli incredibili. Magari la gente legge il titolo e crede a certe assurdità, a certe fake news, a certe stronzate. Qualcuno davvero può pensare che io vada dentro a un'aula a insegnare alle bambine e ai bambini a diventare trans? Ma come si può pensare una cosa del genere? Io so bene che etero, gay e trans si nasce, non si diventa. Come posso pensare io di indottrinare qualcuno? Siamo ai limiti dell'idiozia e qualcuno abbocca anche». 

Così Vladimir Luxuria, ospite oggi della trasmissione I lunatici su Rai Radio2, è tornata a esprimersi sulle polemiche che, suscitate ieri mattina da Libero e Il Giornale, hanno assunto, nel corso della giornata, una connotazione violenta e offensiva con le dichiarazioni di parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia nonché di Toni Brandi e Jacopo Coghe, rispettivi presidenti di ProVita e Generazione Famiglia. Polemiche incentrate sulla partecipazione dell’artista, sabato scorso, alla puntata di Alla lavagna!, fra l’altro trasmessa in seconda serata su Rai3.

Luxuria ha tenuto oggi a precisare di essere «stata invitata a confrontarmi con questa classe elementare di bambini e mi sono sottoposta alle loro domande e alle loro curiosità. Alle loro domande ho risposto usando un linguaggio garbato, comprensibile, delicato. Io ho sempre rispettato i bambini, c'è stato il consenso dei genitori dei bimbi che hanno seguito la puntata dalla regia, nessuno è uscito fuori turbato, anzi.

Il tema del bullismo è molto importante e sentito. In fondo, quelli che mi hanno dato contro pensano che se un gay viene sfottuto, discriminato e messo da parte, il messaggio che passa è che è meglio che i gay si nascondano. Ma oggi nessuno più si deve vergognare della propria identità sessuale. Si devono vergognare certi sepolcri imbiancati che vorrebbero farci tornare nel medioevo». 

L’ex parlamentare, pur senza menzionarlo, ha puntato il dito contro il senatore gandolfiniano Simone Pillon, che ha utilizzato l’argomento della «favola dell'uccello. Questa veramente mi fa imbestialire. A un certo punto i bambini mi hanno chiesto di raccontare una favola in due minuti. Io ho raccontato la favola di un uccello che stava in gabbia liberato da una bambina che lo vedeva soffrire. Io non ho mai pensato che l'uccello in gabbia avesse qualche doppio senso sessuale.

Chi pensa che io raccontando la favola dell'uccello faccia riferimento a un membro maschile, deve mettere le tende dallo psichiatra. Questi sono ossessionati dal sesso, sono malati, pensano solo a quello. Sapesse quanti eterosessuali si sono venuti a far rincuorare da me perché stavano male... Andiamo oltre la sessualità, andiamo oltre quest'ossessione: cerchiamo di vedere quello che ci unisce, non quello che ci divide»

Luxuria ha poi esplicitamente ringraziato «il sottosegretario Spadafora e altri esponenti della vigilanza Rai del Movimento Cinque Stelle, che hanno rimarcato la loro differenza dagli alleati».

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Si terrà oggi a Milano, dalle 18:00 alle 20:00, la manifestazione Uniti, per un'Italia e un'Europa aperte, democratiche e solidali.

Un raduno, quello odierno in piazza della Scala, volto a reagire alle misure del Governo gialloverde, nei riguardi delle quali – come specificato nell’appello lanciato dal comitato promotore – non si può restare «indifferenti: le tasse che colpiscono duramente il mondo del no profit, del volontariato, del terzo settore; le misure che colpiscono pensionati e lavoratori, l’assenza di progetti per i giovani, il taglio alle risorse dei Comuni, la forte penalizzazione di scuola, università e ricerca, la mancanza di idee per spingere la crescita economica e migliorare le condizioni di vita di lavoratrici e lavoratori, nessuna misura per combattere la precarietà e aumentare le opportunità di lavoro; nessuna misura per tutelare l’ambiente, il clima e i territori». 

Ma a destare allarme è anche, come recita l’appello, «la deriva autoritaria e intollerante che fa leva sulle paure dei cittadini, ma anche l’antieuropeismo evidente delle forze politiche che compongono la maggioranza. Questa preoccupazione la esprimiamo da un territorio che tanto ha dato alla lotta di Resistenza contro il nazifascismo.

Crediamo sia necessario ribadire e difendere i valori della Costituzione italiana, nostra legge suprema, nata dagli ideali della lotta antifascista».

Lanciato su Facebook lunedì, l’evento ha raggiunto in quattro giorni oltre 50mila persone, raccogliendo le adesioni di cinquanta sigle tra partiti e associazioni. Oltre a Libera, Acli, Aned, Anpi, Arci, Italia in Comune, per citarne alcune, anche realtà del mondo Lgbti come Arcigay Milano, Coordinamento Arcobaleno, Famiglie Arcobaleno.

«Siamo davvero orgogliosi  - così il comitato promotore su Facebook - del vostro sostegno, un segnale di speranza, che testimonia la voglia di resistere e di non arrendersi all'arroganza di questo governo, che calpesta diritti e valori»

Essere in tanti, come continua il post di Fb, «per lanciare un grido di allarme e farci sentire da Lega e Cinque Stelle, responsabili di misure dannose per la nostra città, per l'Italia e per l'Europa».

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Sull’aggressione a Leonardo Ranieri, pestato selvaggiamente il 2 gennaio a Torino da dieci condomini e attualmente dimorante per motivi di sicurezza presso la struttura d’accoglienza di To Housing grazie al fattivo interessamento di Alessandro Battaglia, presidente di Quore, e di Giziana Vetrano, coordinatrice del Coordinamento Torino Pride, è intervenuto nel primo pomeriggio di oggi il sottosegretario di Stato alla presidenza del Consiglio dei ministri (con delega alle Pari opportunità e ai Giovani) Vincenzo Spadafora.

Una risposta, dunque, a chi come Futura Lgbtqi lamentava, ancora ieri, un silenzio del Governo sulla vicenda. Nella sua lunga dichiarazione, pubblicata su Facebook, Spadafora sembra fra l’altro aver accolto la sollecitazione di Daniele Priori, segretario nazionale di GayLib, che aveva lanciato il 4 gennaio un appello a Palazzo Chigi perché «convochi un tavolo tra associazioni, Oscad (Osservatorio contro gli atti discriminatori) e ministro degli Interni per chiarire le intenzioni di questo governo in materia di tutela della comunità Lgbti».

Vincenzo Spadafora ha infatti affermato: «La drammatica vicenda di Torino che vede vittima Leonardo di un'aggressione plurima e senza senso, suscita sdegno e rabbia. La reiterazione degli insulti e delle minacce quando Leonardo è rientrato a casa per prendere e portare con sè il suo amico a quattro zampe, impongono la massima attenzione nel verificare le responsabilità dei gesti compiuti in modo che nulla resti impunito. In tal senso intendo convocare un incontro con le forze di Polizia e con l'Oscad per seguire in modo diretto l'accertamento delle responsabilità e l'adozione dei conseguenti provvedimenti. Nessun comportamento resterà impunito.

L'esperienza di questi mesi nel contrasto all'omotransfobia mi insegna che affianco ad azioni di contrasto è assolutamente necessario intraprendere azioni di sensibilizzazione e valorizzazione dell'inclusione.

La città di Torino ha dato prova di grande sensibilità e accoglienza nel sostenere e intervenire fattivamente, offrendo soluzioni e supporto esemplari. Esprimo vivo apprezzamento per il sindaco Chiara Appendino che, con l'assessore Marco Giusta, nella giornata di domani incontrerà Leonardo. 

Da parte mia, in qualità di titolare della delega alle pari opportunità, oltre ad essermi impegnato per l'approvazione di una legge di contrasto all'omotransfobia, ho predisposto numerosi interventi di sensibilizzazione e valorizzazione della cultura delle differenze dell'inclusione da portare avanti nei contesti più differenti con la collaborazione delle associazioni che operano ogni giorno sul territorio nazionale. Ed a tal fine il Dipartimento per le Pari Opportunità collabora con numerosi organismi europei per confrontarsi nell'adozione delle misure di intervento più idonee.

Nel caso di Torino è necessario arrivare ad una chiara individuazione delle responsabilità per intervenire e contrastare tali comportamenti e successivamente promuovere un'azione mirata di sensibilizzazione. In questo senso da parte del Dipartimento vi è massima attenzione sui fatti che hanno portato alla drammatica vicenda di Leonardo, al quale esprimo tutta la mia vicinanza e condivisione».

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«Un diritto in più per un bambino o bambina, per una coppia che si vuole bene, non può e non deve essere visto come un torto per altri. Quando c'è amore la necessità è più forte di qualsiasi altra cosa. Parma è ancora una volta città dei diritti e della civiltà».

Così Federico Pizzarotti ha commentato su Facebook il riconoscimento del genitorialità delle tre madri non biologiche sugli atti di nascita dei loro rispettivi quattro bambini. Annotazione avvenuta ieri nella Sala di Rappresentanza del Comune emiliano.

Gli atti sono stati firmati dalle tre coppie alla presenza del vicesindaco con delega ai Servizi Demografici Marco Bosi e dall’assessora alle Pari Opportunità Nicoletta Paci.

«Donare felicità e amore – ha spiegato il primo cittadino di Parma – non può e non deve essere rivoluzionario. Quando la società corre più veloce della politica, è la politica a doversi adeguare ai cambiamenti della società, con il pensiero rivolto sempre verso i diritti della persona».

Per il vicesindaco «l'anagrafe ha il compito di cogliere le esigenze di una società in continuo mutamento. Quella di Parma è considerata all'avanguardia sotto vari aspetti e oggi ha voluto compiere un altro passo avanti, attraverso il riconoscimento di famiglie che esistono, nonostante la politica non abbia ancora avuto il coraggio di riconoscerle a pieno».

L'assessora Paci ha invece espresso «una profonda soddisfazione. Questo è un atto che permetterà a queste famiglie di vivere una vita con maggiori possibilità, senza preoccupazioni di alcuna sorta, per sé e per i propri figli».

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Una risoluzione per supportare a livello tecnico-giuridico i Comuni dell’Emilia-Romagna intenzionati a registrare all’anagrafe figli e figlie di coppie omogenitoriali. Con la connessa intenzione di portare la questione «in Parlamento per colmare un vuoto normativo», cui hanno cercato di ovviare alcuni sindaci coraggiosi a partire dalla prima cittadina di Torino «Chiara Appendino che ha riconosciuto la doppia genitorialità. E, poi, Bologna, Gabicce, Firenze, Milano, e tanti altri. Atti di grande coraggio resi possibile anche dalla legge 40 sulla procreazione assistita e dalla legge Cirinnà».

Questo, in sintesi, il contenuto del provvedimento presentato dalla consigliera pentastellata nonché portavoce del M5s presso la Regione Emilia-Romagna Silvia Piccinini. Ma in Aula il provvedimento, che ha incassato il voto favorevole di Sinistra Italiana, è stato ieri respinto con il no di Lega, Fdi, Fi, e Pd.

A sconcertare non certamente la contrarietà di Fratelli d’Italia (il consigliere Giancarlo Tagliaferri ha parlato di «diritto dei bambini ad avere una mamma e un papà» e di «famiglie omosessuali ultimo dei problemi in Italia») e Lega (con Massimiliano Pompignoli che ha ribadito il trito assunto del sostegno alla «famiglia tradizionale composta da madre e padre»), ma quella del Partito Democratico.

Il capogruppo Stefano Caliandro ha così argomentato: «Il tribunale di Roma nel 2014 si è già occupato dell'adozione parentale. Il Pd ha già scelto di approvare la legge Cirinnà: su questo non ci sono dubbi. Ma i minori vanno tutelati a tutti i livelli e il Movimento 5 stelle sembra dimenticare i figli dei migranti».

Secca la risposta di Silvia Piccinini, che ha dichiarato: «Sempre più evidenti le divisioni interne, che Caliandro ha cercato di mascherare con un patetico tentativo di spostare l'attenzione sul piano politico.

Il Pd ha affossato la nostra risoluzione che chiedeva alla Regione di sostenere i Comuni nelle operazioni connesse all'iscrizione all'anagrafe dei bambini di coppie omogenitoriali. Un atteggiamento sconcertante e che va contro la loro stessa legge votata in Parlamento e approvata nella scorsa legislatura. Questa è la loro coerenza». 

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Che Stefano Sannino, ambasciatore d’Italia in Spagna dal 21 marzo 2016, potesse finire nel mirino di parlamentari di centrodestra era immaginabile.

Classe 1959, l’ambasciatore d’origini porticesi, durante i 14 anni di precedente permanenza a Bruxelles, si è fatto apprezzare dai colleghi quale uno dei maggiori esperti di questioni europee e diplomatico di prestigio. Ma nella capitale belga ha anche conosciuto il catalano Santiago Mondragón, con cui si è sposato.

Il 7 luglio, in occasione del Pride di Madrid (una delle principali marce dell’orgoglio Lgbti al mondo), ha fatto esporre una bandiera arcobaleno presso l’elegante sede dell’ambasciata italiana lungo il barrio de Salamanca. Il 15 settembre, invece, ha ospitato a pranzo in ambasciata due imprenditori spagnoli gay, di cui, secondo La Verità (02.10.2018), avrebbe celebrato le nozze.

Atti che sono stati al centro di due specifiche interrogazioni parlamentari al ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale Enzo Moavero Milanesi: la prima, in data  25 luglio, a firma del senatore di Fratelli d’Italia Gianpietro Maffoni; la seconda, in data 4 ottobre, a firma del senatore nonché leader d’Idea Gaetano Quagliariello.

Per il parlamentare meloniano con l’esposizione della bandiera rainbow si sarebbe configurato il reato di vilipendio al tricolore (tanto da chiedere se «si sia già proceduto all'obbligatoria segnalazione di tale condotta alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma»).

Per Quagliariello, vicino agli ambienti cattoreazionari e sostenitore di Silvana De Mari, ci sarebbe stato, invece, con le nozze riportate su La Verità un uso dell’ambasciata per fini impropri, arrivando a evocare il rischio di incompatibilità ambientale.

Il 28 novembre sono arrivate le due risposte scritte della Farnesina alle rispettive interrogazioni. Entrambe a firma della viceministra pentastellata Emanuela Claudia Del Re.

Circa l’esposizione della bandiera rainbow la viceministra, in sintesi, ha fatto notare che Sannino non intendeva denigrare o sminuire il prestigio del tricolore, pur ribadendo come il ministero abbia ricordato allo stesso ambasciatore di essere tenuto a consultare preventivamente, in casi di questo tipo, la Farnesina

«La bandiera arcobaleno – si legge infatti nella risposta – è stata temporaneamente esposta in occasione della settimana dell'orgoglio Lgbti, svoltasi nella capitale spagnola lo scorso luglio. Si tratta di una manifestazione molto seguita in Spagna, che coinvolge non solo esponenti della comunità Lgbti ma tutta la cittadinanza. Alla manifestazione partecipano anche numerosi leader politici spagnoli. Quest'anno due Ministri (il ministro dell'interno, Fernando Grande-Marlaska e l'allora ministro della sanità, Carmen Montón) e svariati esponenti dei principali partiti del Paese hanno preso parte all'evento di chiusura, che è stato trasmesso in diretta televisiva.

Il sostegno istituzionale è inoltre assicurato dal Comune di Madrid, che ha anch'esso esposto la bandiera arcobaleno e ha creato un brand per pubblicizzare la manifestazione (MadO, Madrid Orgullo), alla quale è intervenuto il sindaco Manuela Carmena. Anche la Casa reale spagnola aveva augurato successo alla settimana mondiale dell'orgoglio Lgbti nel 2017.

Sempre secondo l'ambasciatore d'Italia a Madrid, in quel periodo molti edifici della capitale spagnola espongono le bandiere arcobaleno e le istituzioni locali, nonché gli organizzatori, hanno sollecitato anche le sedi diplomatiche a dare visibilità alla manifestazione e a partecipare agli eventi pubblici.

L'ambasciatore Sannino ha deciso, in maniera autonoma, di aderire per un periodo limitato alla sollecitazione delle istituzioni locali ed ha esposto il vessillo arcobaleno, così come altre rappresentanze diplomatiche europee ed extraeuropee. L'ambasciata dei Paesi Bassi ha inoltre sponsorizzato alcune importanti iniziative nell'ambito della settimana dell'orgoglio Lgbti, mentre quella Usa lo aveva fatto lo scorso anno.

Con quel gesto l'ambasciatore non intendeva denigrare o sminuire il prestigio del Tricolore. Questo Ministero ha in ogni caso richiamato l'ambasciatore Sannino al dovere di consultare preventivamente, in casi di questo tipo, il Ministero stesso, al quale compete, ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica n. 121 del 2000, di dare istruzioni in materia di esposizione delle bandiere all'esterno delle rappresentanze diplomatiche».

Circa l’interrogazione di Quagliariello la viceministra ha in sostanza presentato come una bufala la notizia delle nozze in ambasciata riportata da La Verità.

Eccone il testo: «In merito alla notizia, l'ambasciatore d'Italia a Madrid precisa che si è trattato piuttosto di un evento conviviale, tenutosi sabato 15 settembre 2018, per festeggiare una coppia di noti imprenditori spagnoli, in vista del matrimonio che gli interessati intendono prossimamente contrarre sulla base della legge spagnola (che dal 2005 ha come noto esteso alle persone dello stesso sesso la possibilità di contrarre matrimonio).

In tale occasione, pertanto, nei locali della residenza non è stato celebrato, né l'ambasciatore aveva l'intenzione di celebrare, alcun matrimonio o unione civile. Del resto, ai sensi della vigente normativa e come giustamente rilevato dall'interrogante, non sarebbe stato possibile celebrare in ambasciata o consolato una valida unione civile tra i due interessati dal momento che nessuno dei due imprenditori è in possesso della cittadinanza italiana.

Nel caso di specie si è dunque trattato di un ricevimento conviviale, senza alcun profilo o valore di natura legale, e che pertanto non appare aver configurato alcuna violazione della normativa italiana».

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