Una riedizione della passeggiata mano nella mano contro l’omofobia che, tenutasi a Verona il 18 agosto scorso, vuol essere un’ennesima manifestazione di solidale affettuosità ad Angelo Amato e Andrea Gardoni.

Un segnale di vicinanza alla coppia, che insultata e pestata l’11 agosto in Piazza Bra, è stata vittima nelle settimane scorse di lettere minatorie e di una violenta aggressione davanti alla propria abitazione nella frazione di Stallavena nel Comune di Grezzana (Vr).

Ed è appunto a Grezzana che si terrà il 29 settembre, a partire dalle 15:00, il corteo contro l’omofobia. Corteo, che organizzato da Arcigay Verona e Circolo Milk, è stato chiesto a gran voce dalla cittadinanza.

Ma sulla vicenda di Stallavena ha invece preferito non esprimersi il Consiglio comunale di Verona, che ha deciso di non votare la mozione di condanna proposta da Alessandro Gennari del M5s, perché «apparentemente è andata come dichiarato dalle cronache, ma bisogna aspettare la fine delle indagini».

Sostenuta dal centrosinistra, la mozione 483 «di solidarietà e contro il razzismo e l’omofobia» prevedeva un pubblico attestato di solidarietà alla coppia da parte del Consiglio comunale e la ferma condanna di «qualsiasi tipo di violenza, specie se perpetrata per motivi ideologici».

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«Sono consapevole che la mera solidarietà nei confronti delle vittime non basta più. Per questo, coinvolgerò l'Unar - Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali, interessandolo in maniera diretta della questione, in raccordo con le forze di polizia del territorio».

Queste le parole che Vincenzo Spadafora, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alle Pari Opportunità e ai Giovani, ha espresso su Facebook in riferimento all’aggressione di presunta matrice fascista, di cui Andrea è stato vittima, la notte scorsa «sul pianerottolo di casa, in provincia di Verona, dove vive col suo compagno».

Ribadendo che non si può «più permettere alla violenza e alla barbarie di diffondersi così impunemente», Spadafora ha concluso: «Dobbiamo necessariamente fare un passo avanti nella difesa dei diritti e nella sensibilizzazione sui temi di genere. Un passo quantomai doveroso verso la civiltà».

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Si avvia a conclusione l’XI° edizione del Padova Pride Village che, anche quest’anno, ha accolto negli spazi del polo fieristico oltre 120.000 persone. Un luogo di cultura e divertimento ma anche di discussione e approfondimento politico sui diritti delle persone Lgbti.

Fissata al 15 settembre, la chiusura sarà preceduta da due appuntamenti di particolare significato. Domani sera sul palco centrale del Padova Pride Village Vincenzo Spadafora, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei ministri con delega alle Pari opportunità e ai Giovani, dibatterà col giornalista di Internazionale Claudio Rossi Marcelli su la situazione italiana delle persone Lgbti e le strategie da adottare nella lotta alla discriminazione e a promozione di una società inclusiva.

Il 6 settembre, invece, spetterà alla senatrice Monica Cirinnà concludere i giovedì culturali del Padova Pride Village che, curati dal caporedattore di Gaynews Francesco Lepore, hanno visto succedersi – per citarne alcuni – nomi dal calibro di Federica Angeli, Franco Vanni, Franco Buffoni, Giuseppina La Delfa, Porpora MarcascianoLa madrina della legge sulle unioni civili dibatterà sull’argomento alla luce del suo libro L’Italia che non c’era

A fare gli onori di casa, in entrambi i casi, sarà Alessandro Zan, deputato dem e fondatore della manifestazione, che ha dichiarato a Gaynews«Con la presenza del sottosegretario alle Pari Opportunità Spadafora il Padova Pride Village si conferma uno spazio capace di tenere sempre acceso e vivo il dibattito e le iniziative sui diritti civili a livello nazionale.

Da fondatore della manifestazione, sono felice che il sottosegretario abbia accettato la nostra proposta, dimostrando così che nel governo ci sono sensibilità diametralmente opposte sul tema dei diritti: a lui vanno i miei ringraziamenti. Da deputato del Pd, spero che l’incontro di domani possa essere utile per tenere alta l’attenzione sui diritti Lgbt all’interno del governo, che fino ad ora si è dimostrato sordo a queste tematiche».

Tematiche che hanno visto, nella scorsa legislatura,  Alessandro Zan in piena sintonia con la senatrice Cirinnà.

«Siamo felicissimi e onorati - così il deputato padovano - di ospitare nell’ultimo giovedì del Village 2018 Monica Cirinnà: un’amica prima che una collega parlamentare.

Insieme abbiamo condiviso il percorso dell’approvazione della legge sulle unioni civili. Una battaglia durata anni contro le parti più reazionarie del Paese e del Parlamento. Quelle parti che oggi dal Governo rialzano la testa e vogliono comprimere diritti che non lasceremo mai scalfire: dal palco del Village saremo ancora insieme per ribadire che la nostra lotta continua e che non arretreremo di un centimetro».

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Livorno ha dato oggi il suo ultimo addio a Lindsay Kemp. In tanti, giunti anche da varie parti d’Italia e del mondo, hanno reso omaggio all’artista britannico, che aveva scelto la città labronica come dimora per gli ultimi anni di vita.

Presente alla camera ardente, allestita presso il foyer del Teatro Goldoni, anche il primo cittadino di Livorno, Filippo Nogarin, insieme con la vicesindaca Stella Sorgente e l'assessore alla Cultura Francesco Belais.

«Sarà compito di tutti noi – ha dichiarato il sindaco pentastellato –  riuscire a preservare il rapporto tra Livorno e Lindsay Kemp, con l'esercizio della memoria. Ho voluto esserci oggi al Teatro Goldoni per l'ultimo saluto a Lindsay Kemp.

Ho voluto ringraziare l'artista per aver scelto Livorno come casa privilegiata degli ultimi anni di una straordinaria carriera e ho voluto ringraziare l'uomo per la semplicità con cui si è presentato da sempre agli occhi di ciascun livornese, pur essendo di fatto un gigante del nostro tempo».

Parole di viva commozione, invece, quelle espresse ai nostri microfoni da Luca Mazzinghi, presidente del comitato locale d’Arcigay, che ha dichiarato: «Mi sono sentito stringere il cuore, oggi, quando sono entrato nella camera ardente che ospita il corpo senza vita di Lindsay Kemp. 

Una camera ardente gremita di gente, allestita nel foyer del Teatro Goldoni, che nonostante il grande lutto sembrava avere sul viso quello stesso sorriso con cui Lindsay Kemp ha sempre affrontato la vita, distribuendo con la sua arte gioia di vivere e felicità. Si percepiva nella camera ardente tutto l’amore che la stessa città di Livorno ha nutrito e nutre per un grande maestro cha ci ha insegnato, con la sua arte, ad essere liberi e ad essere se stessi.

Chiaramente in camera ardente sono accorsi tanti suoi allievi, perché Kemp teneva dei corsi al Teatro Goldoni di Livorno. Corsi seguiti da allievi che venivano da tutto il mondo per fare degli stage con lui.

C’erano le istituzioni, c’era Arcigay e c’erano anche gli amici, prima tra tutte la sua collaboratrice, la persona che più gli è stato vicino in questi ultimi anni. Noi, come comitato provinciale Arcigay Livorno, abbiamo portato un cuscino di fuori arcobaleno, poiché lui amava i colori, per esprimere tutto il nostro affetto e la nostra ammirazione»

Nel comunicato stampa di ieri Mazzinghi aveva già espresso il cordoglio dell’intera comunità Lgbti livornese per la morte dell’artista. Aveva inoltre ricordato che anche Arcigay deve molto a Lindsay Kemp, per aver scelto il territorio livornese come sua residenza e come luogo di elaborazione artistica e culturale attraverso la danza.

I funerali del maestro di Peter Gabriel, Kate Bush e David Bowie saranno celebrati nei prossimi giorni a Roma, nel cui Cimitero acattolico saranno tumulate le spoglie.

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A partire dalle 17:00 migliaia di persone hanno invaso il Molo di Levante di fronte alla nave Diciotti, da cui nel pomeriggio sono stati fatti progressivamente sbarcare per motivi sanitari sei uomini e sette donne. Altre quattro donne in gravi condizioni di salute si sono invece rifiutate di scendere a terra, non volendo abbandonare i propri rispettivi consorti a bordo.

Al grido di Fateli scendere i manifestanti hanno chiesto lo sbarco per tutti i migranti. Presenti cittadini e moltissime associazioni, tra cui anche Arcigay Catania col presidente Giovanni Caloggero e una nutrita schiera di giovani attivisti.

Al termine della manifestazione abbiamo raggiunto telefonicamente Daniele Viotti, europarlamentare e copresidente copresidente dell'Intergruppo per i diritti Lgbti al Parlamento europeo, che il 23 agosto è potuto salire sul pattugliatore Diciotti e rendersi personalmente conto della situazione.

Onorevole Viotti, qual è l’esito di questa sua importante ispezione sull nave Diciotti? Le condizioni di salute dei rifugiati sono preoccupanti?

Sulla nave Diciotti ci sono persone letteralmente "sequestrate" dal nostro Governo. Le persone con le più gravi condizioni di salute sono state fatte scendere, tra quelle che rimangono ci sono casi di scabbia e qualche problema di lieve entità. Le condizioni di vita, però, non sono assolutamente accettabili, nonostante l'importante lavoro messo in atto dal personale di bordo. Per oltre cento persone, che vivono e dormono sul ponte, ci sono solo due bagni, non ci sono locali doccia e all'esterno, dove ci sarebbe modo di lavarsi, manca completamente la privacy.

Sceso dalla nave, ho avuto modo di incontrare uno dei responsabili della cooperativa che ha preso in carico 14 dei 29 minori che sono sbarcati mercoledì. Erano disidratati e denutriti. Sono stati mandati direttamente a letto, perché erano così stremati da non riuscire a fare la doccia. Uno di questi ha un braccio paralizzato da una pallottola e non è chiaro il motivo per cui non sia stato fatto scendere subito a Lampedusa.

Parte della collettività Lgbti catanese ha espresso, in questi giorni, grande solidarietà verso i migranti “prigionieri” sulla nave. Ci riferiamo, ovviamente, alle esternazioni di Giovanni Caloggero, presidente di Arcigay Catania, e all’iniziativa dell’attore e militante catanese Silvio Laviano. Qual è il suo giudizio relativamente a questi gesti di solidarietà da parte della collettività Lgbti?

Il mio impegno come membro della Commissione Libertà civili e come copresidente dell'Intergruppo per i diritti Lgbti al Parlamento europeo è proprio questo: fare in modo che ci si occupi dei diritti di tutte e di tutti. È una battaglia che porto avanti dagli anni del mio attivismo Lgbti. Siamo più forti quando tutti insieme combattiamo per le cause giuste, quando difendiamo insieme tutte le minoranze: i disoccupati, i cassaintegrati, le donne, i migranti, appunto.

I nostri Pride sono ad oggi le più grandi manifestazioni laiche d'Italia e abbiamo il dovere di farli diventare sempre più uno spazio per tutti, dove difendere i diritti civili, la dignità e libertà di tutte le persone a cui vengono negati.

Come giudica, invece, la gestione politica della vicenda da parte del ministro dell’Interno e del Movimento 5 Stelle?

La gestione della vicenda da parte di Salvini e di Di Maio non è una gestione politica. È un atto da delinquenti. Già mi figuro i loro volti compiaciuti, quando queste persone scenderanno dalla nave e proseguiranno la loro propaganda spiegandoci che sono riusciti a piegare l'Europa. Sono responsabili di un comportamento che è inaccettabile.

Stiamo parlando di esseri umani e di 177 persone (perlopiù con possibilità di ottenere lo status di rifugiati), che sarebbe stato molto semplice far scendere a terra riservando loro le cure necessarie.

Infine, cosa ne pensa delle minacce di Di Maio alla Ue relativamente ai contributi che l’Italia cesserebbe di versare?

Di Maio, come gli capita ormai spessissimo, non sa di cosa sta parlando quando minaccia l'Europa. Intanto perché anche se dovesse riuscire a sbloccare le dotazioni finanziarie (che sono decise di sette anni in sette anni), l'unica cosa che otterrebbe è che non arriverebbero più i pagamenti a chi usufruisce o ha usufruito dei fondi Ue. A rimetterci sarebbero le nostre amministrazioni, gli enti di ricerca, il mondo agricolo, le università. L'Europa destina al nostro Paese 11,5 miliardi di euro, la maggior parte dei quali attraverso politiche di investimento che generano ritorni di gran lunga superiori a ciò che versiamo. L'Italia è il secondo Paese Ue per numero di richiedenti asilo nel 2017 ed è lo Stato membro che riceve più fondi in assoluto per la gestione dei migranti: una cifra di gran lunga superiore a quella assegnata alla Germania che è il Paese col maggior numero di richiedenti asilo.

Ciò specificato, alle minacce c'è chi risponde con il famoso "più uno". Pertanto ieri il commissario Oettinger (che farebbe certamente meglio a non intromettersi ogni tanto) ha dato la sua risposta: pronte gravi sanzioni per l'Italia. E mentre Di Maio continua a parlare di cose che non sa, il Governo italiano ancora non ha deciso quale ministro si occuperà effettivamente del prossimo bilancio Ue, su cui sto lavorando come relatore generale senza sapere con chi interfacciarmi nel nostro Paese.

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Mano nella mano contro l’omofobia. Accogliendo quest’appello per protestare contro l’aggressione dell’11 agosto a danno d’una coppia gay, circa 600 persone si sono  ritrovate ieri, alle ore 16:00, sotto il monumento di Vittorio Emanuele II in piazza Bra a Verona.

Non appena il corteo antiomofobico (ingrossatosi durante il percorso) si è mosso, si sono registrati momenti di tensione a seguito della reazione di alcuni turisti russi seduti ai tavolini di un caffè. I quali, capiti i motivi della manifestazione, si sono alzati in piedi con gesti d’evidente disapprovazione ma sono stati subito invitati da agenti della polizia a rimettersi seduti in silenzio.

Poco dopo alcuni giovani, successivamente identificati come appartenenti a CasaPound, hanno invece tentato di introdursi nel corteo. Ma i manifestanti, intonando slogan antifascisti, li hanno fatti allontanare.

La passeggiata mano nella mano contro l’omofobia è stata molto partecipata per essere la metà di agosto. All'arrivo in piazza dei Signori i presenti erano oltre il migliaio.

Organizzata dal collettivo Assemblea 17 Dicembre e dai principali organismi Lgbti veronesi, la manifestazione ha visto il fattivo supporto dell’intera galassia associativa de L'altra Verona, Non una di meno, l'Anpi e Antifascisti veronesi.

Presenti al completo, tranne il Movimento 5 Stelle, le delegazioni dei consiglieri comunali dell'opposizione con i capigruppo di Verona in Comune e del Pd. Del Partito Democratico anche il direttivo cittadino con il segretario Luigi Ugoli. C’erano inoltre rappresentanze di Potere al Popolo e Rifondazione Comunista.

Numerosi gli interventi in Piazza dei Signori, tra cui quello toccante di Angelo e Andrea, la coppia aggredita. Non sono mancati duri j’accuse al sindaco Federico Sboarina, la cui politica è stata definita “intollerante e oscurantista”.

È stata inoltre ribadita, da parte delle associazioni Lgbt scaligere insieme con Angelo e Andrea, la volontà d’approfondire la dinamica dell'accaduto chiedendo conto all'amministrazione del comportamento dei vigili urbani, accusati di ritardo e negligenza nell’intervenire al momento dell'aggressione. 

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Il 28 luglio scorso l’ex senatore Sergio Lo Giudice è stato nominato responsabile del Dipartimento Diritti civili del Pd.

Un incarico di particolare significato per un uomo da sempre impegnato (prima in qualità di attivista e presidente di Arcigay, quindi in quella di parlamentare della XVII° legislatura) nelle lotte di rivendicazione per la piena parità delle persone Lgbti e inclusione delle stesse.

Nonostante la sensibilità, la determinazione e l’attenzione con cui Lo Giudice ha affrontato tali battaglie, la sua nomina ha destato critiche e reazioni anche all’interno della stessa collettività arcobaleno.

Non senza punte di parossismo, come nel caso di ArciLesbica Nazionale, che ha nuovamente agitato lo spettro di un conseguente sostegno alla pratica della gpa (volutamente indicata coi termini spregiativi di utero in affitto).

A poco più di due settimane dall’assegnazione della carica abbiamo contattato il neoresponsabile del Dipartimento Diritti Civili, per raccoglierne valutazioni e fare il punto sull’attuale situazione politica del Paese.

Professore Lo Giudice, con quali aspettative e quali prospettive ha accolto una tale nomina?

La nomina mi ha fatto certamente piacere: ha significato un riconoscimento delle esperienze collettive da cui provengo e un segno di attenzione del Pd a un tema troppo spesso  trascurato. Dai diritti dei detenuti a quelli delle minoranze etniche e religiose, dai temi Lgbti a quelli legati al fine vita sono tante le questioni aperte che riguardano il rispetto della sfera personale nel rapporto con lo Stato.

C’è tanto da fare anche se, in un momento in cui il Pd si avvia a congresso, il ruolo dei dipartimenti tematici si giocherà molto sulla attivazione di idee ed energie per ridisegnare il profilo di un partito rinnovato.

Come ha vissuto le critiche che le sono giunte da una parte del movimento Lgbti?

Alle critiche ci sono abituato: i temi legati ai diritti civili, soprattutto quelli che investono la sessualità o le relazioni familiari, creano dibattito, spesso acceso. Per quel che mi riguarda continuerò a usare le leve del dialogo e del confronto fra tutte le posizioni. Il Pd deve avere l’ambizione di essere il perno di un campo largo della sinistra. Il confronto fra posizioni diverse è inevitabile: è da qui che possono nascere sintesi nuove.

Questo governo sta mostrando un atteggiamento decisamente reazionario e retrivo rispetto ai diritti civili: secondo lei le persone Lgbti stanno correndo concreti pericoli?

Io non credo che questo governo riuscirà a realizzare granché di quello che minaccia e, comunque, i temi relativi ai diritti Lgbti non fanno parte dell’accordo di potere fra Lega e M5s. Ho un altro timore, che già vedo concretizzarsi: che la propaganda del governo nazionalpopulista e lo sdoganamento in atto dell’egoismo sociale e dell’odio verso le minoranze avvelenino i pozzi della convivenza civile. Si rischia di compromettere nel profondo quella cultura democratica e solidale fondata sulla Costituzione, che da 70 anni rappresenta il collante morale degli italiani.

Nel quadro politico attuale quale “ricetta” politica consiglierebbe per ristabilire un rapporto di fiducia tra elettorato e centrosinistra?

Il Pd ha già aperto un percorso congressuale che si concluderà entro il prossimo inverno. Sarà fondamentale che si dia vita a una discussione aperta a tutte quelle forze sociali, gruppi politici, cittadine e cittadini oggi senza appartenenza ma che sarebbero pronti a rimettersi in gioco di fronte a un progetto credibile per il Paese.

Secondo lei qual è stato l’errore maggiore che ha determinato un evidente scollamento tra le due parti?

Negli ultimi anni il Pd non è stato in grado di dare risposte adeguate a bisogni sociali nuovi, a un impoverimento crescente, alla frammentazione del mercato del lavoro. Su questi temi vanno ripensate le parole d’ordine e le ricette economiche, con la radicalità di chi vuole decisamente ridurre le diseguaglianze.

Guai però a pensare che un ritardo sulle questioni sociali sia conseguenza di quell’impegno sui diritti civili che nell’ultima legislatura ha prodotto leggi attese da troppo tempo come le unioni civili o il testamento biologico. Diritti civili e diritti sociali si tengono assieme, contrapporli sarebbe un errore da ogni punto di vista.

A novembre ci sarà il Congresso nazionale elettivo di Arcigay. Cosa si aspetta al riguardo?

Da quel congresso mi aspetto una riflessione a tutto campo su come stare in questa fase nuova. Arcigay rimane la più grande e strutturata associazione Lgbti italiana in un contesto in cui i bisogni della comunità sono sempre più articolati.

Secondo lei, su quale piano e in quale direzione dovrebbero essere intensificati gli sforzi di Arcigay per resistere al clima omotransfobico incalzante?

In questi anni sono emerse nuove identità prima nascoste, come quelle delle persone intersessuali, nuove realtà sociali come le famiglie arcobaleno, nuove risorse normative e giurisprudenziali.

Credo che questa complessità chiami Arcigay a un’azione intensa. Un’organizzazione così strutturata non ha pari in Europa: è una risorsa per l’intera comunità e per il Paese. Questo è un punto di forza, ma anche una bella responsabilità, che va assunta fino in fondo.

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Una manifestazione per ribadire con fermezza la necessità di reagire a ogni forma di violenza omotransfobica.

Questo il senso del presidio di solidarietà che, organizzato da Arcigay Torino, Città di Torino e Circoscrizione 8, ha avuto luogo, nel pomeriggio d’ieri, presso la Casa del Quartiere di San Salvario nel capoluogo piemontese. A pochi passi, dunque, dall’uscita della metropolitana dove, sabato 21 luglio, è avvenuto il pestaggio del 19enne Marco, accusato di «essere troppo frocio».

Presente all’incontro proprio la vittima, che ha deciso di uscire allo scoperto. «È una guerra lunga – ha dichiarato il giovane –. Non siamo riusciti a combatterla in tanti anni. Non sarà questo a sconfiggere il pregiudizio ma aiuta a sensibilizzare».

Accolto da un lungo applauso, Marco ha ringraziato «tutti per la solidarietà. Solidarietà che allevia il dolore fisico e non solo». Mostrando i segni dell’aggressione, a seguito della quale ha riportato la frattura di una clavicola e di un piede, ha aggiunto: «Quanto mi è accaduto è purtroppo soltanto uno dei tanti episodi che dobbiamo sentire. Sarebbe bello non sentirli, perché vorrebbe dire vivere in un mondo migliore. Raccontarli serve ad aiutare, spero, a non farli più capitare».

Per Francesca Puopolo, presidente di Arcigay Torino, «troppo spesso la violenza omotransfobica passa in silenzio. Le persone hanno paura. Noi invece vogliamo invitare le persone a vivere la loro unicità in maniera serena, a denunciare qualunque prevaricazione».

Al presidio hanno partecipato anche vari esponenti del mondo delle istituzioni, tra cui gli assessori comunali pentastellati Alberto Unia e Federica Patti, il deputato Andrea Giorgis (Pd) e la vicepresidente del Senato Anna Rossomando (Pd).

«Non lasceremo spazio all'odio, alla violenza e all'intollenza – così Rossomando –. Sappiamo che le buone leggi, sempre perfettibili, non bastano. Bisogna tenere viva una cultura civica. Bisogna coltivare i valori ogni giorno, perché la violenza nasce dalla solitudine. Bisogna fare capire che chi è vittima di violenza non è solo. Oltre al dolore fisico c'è il dolore psicologico. Torino non ha solo una tradizione di diritti, ma anche un futuro che vuole continuare ad avere».

Tra i presenti anche Gianni Reinetti, la cui unione civile con Franco Perrello (scomparso a 83 anni il 25 gennaio 2017) è stata la prima celebrata a Torino nell’agosto 2016.

«Capita anche a me – ha dichiarato l’uomo, protagonista di una storia d’amore durata 53 anni –: ci sono persone che mi vedono per strada, mi riconoscono e sputano per terraA Torino c'è un aumento di omofobia che non mi aspettavo. Viviamo in un'epoca in cui dovremmo essere tutti liberi, ma non è così. Manca la cultura e si sta tornando indietro».

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«Per anni Lega e 5 Stelle continuavano a dirci che ci sono priorità più grandi rispetto ai diritti dei singoli, che bisogna guardare le cose che contano veramente. Oggi scopriamo che le cose che contano veramente sono limitare i diritti dei singoli, come se un diritto in meno a te volesse dire qualcosa in più a me».

A scriverlo su Facebook l’ex pentastrale Federico Pizzarotti, sindaco di Parma dal 2012, che ha voluto oggi commentare le dichiarazioni del ministro della Famiglia e della DisabilitàLorenzo Fontana sul riconoscimento dei figlie delle coppie omosessuali e sulla gestazione per altri.

«Caro ministro, si metta il cuore in pace –  aggiunge – : Parma è città dei diritti, e noi continueremo a difenderli. Se doveste continuare su questa strada, invece di rendere più chiare le modalità di riconoscimento, in modo ragionato ma fermo alzeremo la nostra voce e faremo presente che togliere un diritto al singolo non vuol dire automaticamente vivere in un mondo migliore».

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«Un atto inqualificabile dal quale prendiamo le più decise e convinte distanze. Il cameriere è stato licenziato». Questa la decisione presa dalle direzione della Locanda Rigatoni, dove ieri è stato emesso a una coppia di due giovani clienti uno scontrino con la dicitura No pecorino, Si frocio

In una nota lo staff del ristorante romano sito in Via Domenica Fontana (zona San Giovanni) hanno ripercorso la vicenda che, denuncita dal sito Bytchif, è rimbalzata velocemente sui media nazionali: «Giovedì 19 luglio è accaduto un fatto grave - si legge -. Nel nostro locale, un cameriere ha compiuto un atto inqualificabile nei confronti di due clienti stampando sulla comanda un insulto omofobo, da cui tutta la direzione e il personale della Locanda Rigatoni prende le più decise e convinte distanze».

Quindi la dichiarazione centrale: «Ci teniamo a precisare che, fermo restando la gravità dei fatti, la direttrice del locale ha immediatamente condannato l'atto del cameriere e si è scusata con i clienti, inorridita dal fatto incriminato come e, se possibile, più di loro.

Coerentemente con tale comportamento comunichiamo che il cameriere è stato licenziato in tronco, non rappresentando in alcun modo la filosofia e lo stile della Locanda Rigatoni. Ovviamente il cameriere responsabile di questa spiacevole vicenda ne risponderà in prima persona.

La proprietà, lo staff del locale e la direttrice da sempre considerano la Locanda Rigatoni la casa di tutti. Siamo da tempo impegnati in programmi per l'integrazione di rifugiati nel nostro locale e chiediamo ufficialmente alla comunità Lgbt di costruire insieme un percorso per riaffermare i valori di tolleranza, rispetto e apertura, -che sono da sempre gli elementi fondanti del nostro modo di fare ristorazione».

Il comunicato è stato reso noto dopo che la pagina Fb della Locanda Rigatoni è stata inondata da recensioni negative e dopo che da più parti, a partire dal Codacons, si era chiesta la chiusura del ristorante e la revoca della licenza ai gestoriLa Confesercenti di Roma ha invece chiesto che venga istituito un bollino di qualità per i pubblici esercizi, che possa garantire ai clienti e ai turisti un galateo dell'accoglienza.

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L’assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro al Comune di Roma Carlo Cafarotti, ribadendo che «Roma è, e rimarrà, capitale dell'inclusione e dell'accoglienza, tanto da aver istituito proprio per i professionisti che lavorano con il pubblico, ristoratori, albergatori, tassisti, corsi formativi incentrati sul galateo dell'accoglienza», ha poi aggiunto: «Saranno avviate in ogni caso le opportune verifiche, anche a seguito dell'eventuale denuncia. Solidarietà ai due ragazzi vittime dell'ignoranza. Episodi simili offendono tutta la città».

Mentre per la senatrice pentastellata Alessandra Maiorino è necessario revocare la licenza ai gestori, la vicepresidente forzista della Camera Mara Carfagna ha ricordato con un tweet che «l'omofobia non è uno scherzo. E con l'intolleranza non si gioca mai».

 

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