Ieri è stata una giornata importante per il Coordinamento Torino Pride, l’associazione di secondo livello che raccoglie le principali associazioni Lgbti del territorio piemontese e le altre realtà che si adoperano per l’inclusione e la non discriminazione.

Importante perché, nel rinnovo delle cariche, una mamma arcobaleno, Giziana Vetrano, ha assunto l'incarico di coordinatrice. Un ruolo che svolgerà con determinazione come traspare dalle sue prime dichiarazioni: «L'omofobia è ancora una drammatica realtà e, quindi, il lavoro da fare tantissimo. Essere stata eletta coordinatrice per me è un onore e confido di essere all’altezza.

La nostra sarà una squadra coesa e combattiva e per questo, in uno spirito di ottimizzazione ed efficacia del lavoro, affideremo deleghe specifiche ai vari membri del direttivo. Sono anche molto felice per la prima imminente sfida: l’organizzazione della Trans Freedom March di novembre».

Giziana, educatrice professionale, succede ad Alessandro Battaglia che le dà il benvenuto con queste parole: «Da oggi dopo poco più di quattro anni, per mia scelta, non ricopro più il ruolo di Coordinatore del Torino Pride. Sono stati anni delicati, impegnativi, molto faticosi ma sensazionali sotto molti punti di vista. Faccio volontariato in associazioni Lgbtq da molti anni e ritengo ancora di più oggi che ci sia molto bisogno di essere attenti e vigili continuando ad impegnarsi in tutti gli aspetti del sociale.

Ringrazio davvero tutti e tutte coloro che mi hanno accompagnato fin qui e faccio davvero i miei migliori auguri di buon lavoro alla nuova Coordinatrice del Torino Pride e a chi compone il nuovo direttore con me. C’è e ci sarà ancora molto lavoro da fare. In conclusione non posso che ricordare e ringraziare il mio amico Lino Manfredi, che spero sia contento del risultato. Grazie».

Affiancheranno la coordinatrice nel direttivo, eletto all’unanimità, volti nuovi e molti componenti uscenti a partire proprio da Alessandro Battaglia. Con loro Paolo Blesio (Arcigay Torino), Silvano Bertalot (Amiche e amici della Cultura e del Festival del cinema Lgbt), Massimo Florio (vicepresidente nazionale di Arco e presidente della 011), Maurizio Gelatti (Amiche e amici della Cultura e del Festival del cinema Lgbt),  Luca Minici (associazione Quore) che ricoprirà il ruolo di segretario, Francesca Puopolo (Arcigay Torino), Gianni Roggero (Agedo Torino), Jacopo Rosatelli (Maurice Glbtq), Daniela Vassallo (Famiglie Arcobaleno). Una solida ed eterogenea  basse associativa per poter far sentire più forte la propria voce.

Il Torino Pride si impegnerà a continuare e a sviluppare il lavoro svolto sino ad ora dal precedente direttivo, a perseverare nella valorizzazione delle associazioni che lo compongono e a rendere la sua composizione ancora più plurale e intersezionale con il fine di difendere i diritti delle persone Lgbtqi e di combattere ogni forma di discriminazione. Particolare attenzione verrà riservata al mondo trans e per questo il nuovo direttivo e il Torino Pride tutto stanno già lavorando all’organizzazione della Trans Freedom March di novembre.

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È nata Arco Associazione Ricreativa Circoli OmosessualiQuesto il nome approvato unanimemente a Bologna dai partecipanti al 2° Congresso nazionale di Anddos (17-18 maggio) che, in plenaria, hanno deciso di mutare nome a un’associazione scossa dalla polemica Iene-Unar ma progressivamente rafforzatasi negli ultimi mesi grazie alla reggenza tecnica di Roberto Dartenuc.

E proprio a Dartenuc è stata affidata dal Congresso l’incarico di presidente mentre sono stati eletti Massimo Florio quale vicepresidente, Markus Haller quale tesoriere, Angelo Bifolchetti, Fabrizio Aiazzi, Frank Semenzi, Davide Valente quali componenti dell’Ufficio di presidenza. Eletti, inoltre, i 25 consiglieri nazionali e approvate le mozioni proposte dalle Commissioni congressuali.

Celebrato presso l’Hotel Europa, il congresso è stato presieduto da Franco Grillini, direttore di Gaynews, in collaborazione con Stefano D'Agnese. Le elezioni sono state precedute nella giornata d’ieri dagli interventi di Vanni Piccolo, storico militante Lgbti, Gabriele Piazzoni, segretario generale d’Arcigay, Sandro Mattioli, presidente di Plus, Cristian Pettini, presidente Entes, Gabriele Mori Ubaldini di Rete Genitori Rainbow.

Hanno inviato messaggi augurali Sebastiano Secci, il presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Antonello Sannino, presidente d'Arcigay Napoli, Giovanni Caloggero, consigliere nazionale di Arcigay.

«Il nuovo nome - ha spiegato il neopresidente Dartenuc - ha l’intento di rappresentare un’ampia volontà di cambiamento da parte dei nostri circoli su tutto il territorio nazionale. È stata votata una proposta che valorizza  pienamente il lavoro quotidiano di accoglienza dei nostri circoli nei confronti delle persone. 

Vogliamo ripartire proprio dai nostri soci, che grazie a questa svolta troveranno una realtà sempre più preparata a sostenere chi non ha fatto coming out, chi inizia a sperimentarsi, chi semplicemente crede nel valore umano e sociale della sessualità. Tutto questo, per noi è anche cultura

Nostra priorità è potenziare i servizi e l’informazione sulla sessualità, in primo luogo i test rapidi su tutte le Ist in stretta sinergia con le associazioni esperte in questo settore. Saremo presenti nei luoghi di confronto istituzionale e sosterremo progetti e istanze provenienti dalle altre associazioni del movimento Lgbti, in un ottica di collaborazione e solidarietà».

Per il vicepresidente Massimo Florio «il cambio di nome è indicativo non solo di una cesura con il passato ma di una rivoluzione copernicana nell'ambito di un'associazione che, risorgendo dalle proprie ceneri come l'araba fenice, vuole d'ora in poi pensare in maniera propositiva e agire non antagonisticamente alle altre realtà Lgbti ma a loro sostegno.

Il fine di Arco - nome in cui ciascuno di noi si riconosce quale elementi pienamente identtificativo - è infatti quello di costruire ponti e non dividere sapendo che le battaglie della collettività tutta Lgbti si combattono all'unisono per poter essere vinte».

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Cinque anni di attività. Un anniversario importante per Anddos che dal 16 al 18 maggio celebrerà a Bologna il 2° Congresso nazionale. Nel cui ambito si procederà all’elezione del presidente e del suo vice, ponendo così fine alla reggenza tecnica di Roberto Dartenuc.

Ed è proprio Dartenuc, che ha guidato l’associazione nel delicato periodo susseguente l’affaire Iene-Unar e ha ingenerato un’entusiasta volontà di rinascita nei numerosi circoli sparsi per l’Italia, a risultare candidato alla presidenza. Affiancato per la seconda carica da Massimo Florio, presidente del club torinese 011 e componente del Coordinamento Torino Pride.

È quanto avanzato dalla mozione Time for change. Mozione che, sottoscritta dalla stragrande maggioranza dei presidenti di circoli affiliati, reca il nome di Franco Grillini, presidente di Gaynet e leader storico del movimento Lgbti italiano, quale primo firmatario.

Tempo di cambiare. Un titolo programmatico che, scelto a riprova d’una necessaria inversione di rotta, si ispira alle celebri parole di Winston Churcill: Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare.

Consapevolezza, questa, raggiunta a poco più di un anno dall’accennato «attacco mediatico rivolto – come si legge nel testo della mozione – non solo a noi ma in generale a tutto il movimento Lgbt, cui il perbenismo della morale comune addebita “la licenziosità” di comportamenti in un’ottica sessuofoba e puritana».

Consapevolezza che è il risultato di un'«analisi della sostenibilità economica dell’associazione, analisi che ci ha fatto rendere conto di come la macchina precedentemente approntata non avesse una sua capacità autonoma di reggere economicamente; ragione per cui si è provveduto a riorganizzare la compagine dei dipendenti, a eliminare costi per servizi dalla dubbia utilità o, peggio, completamente inutili. 

Alcuni settori dell’associazione hanno deciso autonomamente di abbandonarci e dissolversi per paura dello stigma sociale in seguito agli avvenimenti sopra detti, nonostante il tentativo, della nuova dirigenza, di proporre una soluzione alternativa per salvare il lavoro fatto e le relazioni costruite […]. Fino ad oggi abbiamo subito il cambiamento, oggi ci presentiamo a voi perché vogliamo essere attori del cambiamento. Il nostro agire fino ad oggi è stato improntato in base ad una visione che adesso, a nostro avviso, deve essere profondamente rivista».

Ma quali le proposte di revisione avanzate dalla mozione Dartenuc-Florio?

In primo luogo il diverso rapporto col movimento Lgbt non più nell’ottica d’una replica concorrenziale delle attività e iniziative delle altre associazioni ma in quella di sostegno alle stesse. Un essere, dunque, «al fianco di tutte esse. La nostra associazione può giocare un ruolo chiave in tutto ciò, mettendo loro a disposizione le risorse che abbiamo, prima fra tutte una ampia base associativa oltre ai luoghi dove questa grande moltitudine di cittadini e cittadine può essere efficacemente raggiunta, oltre a quello che possiamo dare in termini di concretezza legata ad una rimodulazione di tutto il nostro agire economico».

In secondo luogo la maggiore attenzione per i singoli circoli affiliati attraverso una più assidua e mirata formazione, l’attento «controllo della qualità e dell’aderenza dei nostri circoli al progetto associativo», la revisione delle quote sociali «per renderle più eque in relazione allo stato socio economico attuale del Paese» e la riorganizzazione stessa dell’associazione. Aspetto, questo, legato inevitabilmente al «cambiamento di nome: occuparsi più strettamente dei nostri circoli e dei nostri soci (che sono al 99% circoli frequentati da soli maschi omo/bisessuali), partire dal presupposto di coadiuvare e sostenere il movimento Lgbt, sottolineare la nostra identità omo/bi/transessuale, ci impone un adeguamento dei nostri scopi statutari che inevitabilmente cozzerebbero con l’attuale nome dell’associazione, troppo caratterizzato verso una attività ben specifica e, allo stesso tempo, aperto alle più disparate interpretazioni».

In terzo luogo l’impiego di risorse economiche e la piena collaborazione con le altre associazioni per informare e agire efficacemente nella prevenzione all’Hiv e alle Ist.

In quarto luogo la cura dei rapporti col mondo dell’imprenditoria e dell’informazione Lgbt. Al cui ultimo riguardo «potranno essere accese collaborazioni con quei soggetti dell’informazione Lgbt in grado di veicolare formazione all’interno del settore professionale della stampa di una corretta percezione delle nostre attività e dei nostri circoli».

In ultimo la promozione e produzione di eventi culturali e dei Pride.

Si tratta, insomma, di prospettive quanto mai incoraggianti per un’associazione che in molti, quasi un anno fa, credevano incapace di risollevarsi. E, invece, Anddos si appresta a vivere una nuova primavera realizzando in sé il motto di un emblema di distruzione e rinascita qual è Montecassino: Succisa, virescit. Tagliata, rinverdisce. Tagliata, si rafforza.

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Sabato 14 ottobre. Guidata da Massimo Florio con accanto il compagno d’una vita Claudio Bulgarelli, una spider verde petrolio si è fermata poco prima delle 18:00 davanti al Palazzo Civico di Torino. Ad accogliere la coppia familiari e amici, giunti da più parte d’Italia per partecipare a un momento di particolare importanza. Quello, cioè, dell’unione civile di Massimo e Claudio.

Ad accoglierne la dichiarazione nella splendida cornice del Salone dei Marmi, dominato dall’altorilievo ottocentesco di Vittorio Emanuele I di Savoia, la consigliera comunale dem Chiara Foglietta alla presenza dei testimoni Paolo Cianchetti, Simona Vlaic, Alessandro Volpato, Hussein Bulgarelli. Quest’ultimo è il 30enne d’origine iraqena, la cui adozione a favore di Claudio è stata disposta nei giorni scorsi dal Tribunale di Torino. È stato lui a indirizzare ai neouniti, coi quali vive da otto anni, un commovente messaggio di auguri. «È una giornata importante per voi quanto preziosa per me – così in un passaggio del bellissimo testo – che della vostra vita mi sento parte. Voi mi avete insegnato a rispettare ogni persona di questa terra perché avete avuto rispetto di me e della mia dignità di uomo fin dal primo momento in cui ci siamo incontrati.

Avete accolto nella vostra casa un ragazzo sconosciuto a tutti ed anche a sé stesso che per molte persone era soltanto uno straniero da sfruttare e guardare con sospetto. In fuga dalla mia terra e dalle mie origini, da cui ho avuto soltanto rifiuto ed abbandono, ero qui in Italia solo, senza famiglia e, senza persone di cui potermi fidare, spesso in balia di opportunisti pronti a raggirarmi e sfruttarmi.

Nonostante il sospetto di molti che vi mettevano in guardia dai possibili oscuri interessi di questo straniero sconosciuto, voi mi avete guardato e vi siete presi cura di me senza curavi dell’opinione dei molti, dimostrando a loro ed insegnando a me che non sono una persona qualsiasi, che anch’io, come tutti ho diritto al rispetto della mia dignità e della mia esistenza di uomo».

Massimo e Claudio hanno così coronato dopo 22 anni la loro storia d’amore, iniziata nel 1995. Il loro sì non solo ha suggellato un lungo cammino di attesa e affetto reciproco ma è assurto anche a simbolo d’un diuturno attivismo Lgbti, di cui entrambi sono da anni promotori instancabili. Presidente del circolo culturale e ricreativo 011 – di cui Claudio è vicepresidente –, Massimo è infatti componente del direttivo di Anddos. Inoltre, come rappresentante dell’associazione che presiede, è all’interno del Coordinamento Torino Pride.

Classe ed eleganza hanno contraddistinto sia la cerimonia sia il galà presso il Circolo Esperia sul Lungopò. Presenti anche alcune figure del movimento Lgbti come Franco Grillini, presidente onorario d’Arcigay e direttore di Gaynews, Marco Alessandro Giusta, assessore alle Pari Opportunità del Comune di Torino, Alessandro Battaglia, coordinatore del Coordinamento Torino Pride, Riccardo Zucaro, consigliere nazionale di Arcigay, Maurizio Gelatti, segretario del Coordinamento Torino Pride, Angelo Bifolchetti, vicepresidente di Anddos, e Markus Haller, tesoriere di Anddos.

Una giornata d’emozioni, vissute sull’onda dei ricordi e delle prospettive future, come lo stesso Massimo Florio ha dichiarato poco prima del taglio della torta “nuziale”. «Abbiamo oggi vissuto - così ha dichiarato - un momento importante che non costuisce il punto d’arrivo ma di partenza per battaglie ulteriori come quella del matrimonio egualitario e del diritto alla genitorialità per le coppie di persone dello stesso sesso. Oggi non abbiamo soltanto coronato un percorso ultraventennale di vita comune ma abbiamo dimostrato che persone dello stesso sesso possono unirsi e costituire una famiglia. Perché la famiglia si fonda sull’amore e non sull’orientamento sessuale o identità di genere di chi la compone».

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Grande partecipazione al Piemonte Pride, partito da piazza Carlo Felice a Torino al suono della banda della Polizia municipale. Ad aprire la marcia dell’orgoglio Lgbti lo striscione col claim A corpo libero retto dalle autorità, tra cui l'assessore alle Pari Opportunità Marco Giusta in fascia tricolore (la sindaca Chiara Appendino stava partecipando alla cremazione di Erika Pioletti, la 38enne deceduta l’altroieri dopo essere stata schiacciata dalla folla il 3 giugno scorso), il presidente del consiglio comunale Fabio Versaci, il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus, l'assessora alle Pari opportunità della Regione Piemonte Monica Cerutti e gli europarlamentari Magda Zanoni e Daniele Viotti.

Tra i manifestanti anche il 74enne Gianni Reinetti, che nel 2016 aveva costituito con Franco Perrello (scomparso a 83 anni nel gennaio scorso) la prima unione civile nel capoluogo sabaudo. «Per me è la prima volta, è una grande emozione e un grande orgoglio essere qui con la convinzione che altri passi devono essere fatti per rendere la legge sulle unioni civili più completa - ha detto Reinetti - È naturale che ci sia un fondo di tristezza perché Franco mi manca tanto. È stata la persona più importante della mia vita. Ma penso che lui sia vicino a me».

Momento d’intensa commozione quello vissuto in Piazza San Carlo, dove il 3 giugno era stata ferita a seguito della ressa Erika Pioletti, deceduta al Giovanni Bosco nella serata di giovedì. Adesso sei un angelo in cielo Erika. La folla del paradiso non ti farà paura...un grande abbraccio. Questo il biglietto firmato dal gruppo dei City Angels e lasciato sul luogo della tragedia con un mazzo di rose rosse e arancioni. La banda municipale al suo ingresso nella piazza ha smesso di suonare e il silenzio è calato tra i partecipanti, rotto solo da un applauso spontaneo scattato quando il carro del Piemonte Pride ha ivi sostato per qualche minuto.

Alessandro Battaglia, responsabile del Coordinamento Torino Pride, ha dichiarato: «Siamo abituati a vivere le piazze da anni: la nostra è la manifestazione più pacifica e anche la più allegra che c'è non solo in Italia. Il nostro è un messaggio di solidarietà e di coesione. Vogliamo ricordare tutte le tragedie, non solo quella di piazza San Carlo, ma anche per quel che riguarda i diritti, gli omossesuali gettati dalle finestre o lapidati in altre parti del mondo».

Anche per Massimo Florio, componente del coordinamento, attivista e presidente del locale circolo 011, «ancora una volta da Torino è partito un messaggio di altissima solidarietà e condivisione d'intenti. Non ci lasciamo scoraggiare dalle tragedie ma andiamo avanti nella convinzione che con l'amore si può vincere tutto e costruire in esso un mondo migliore. Siamo oggi in migliaia a sfilare anche per riaffermare che continua la nostra battaglia per la piena parità dei diritti, per la tutela del principio dell'autodeterminazione e per la riappropriazione dei nostri corpi, messa nuovamente in discussione dal vigente clima di moralismo sessuofobico».

Significativa la presenza di alcuni promotori del Roma Pride, tra cui il portavoce Sebastiano Secci, il presidente del Circolo Mario Mieli Mario Colamarino Tiziano De Masi. «I due Pride - ha spiegato Secci - sono legati, in particolar modo quest'anno, da un forte legame politico culturale ed umano. Roma sabato scorso ed oggi Torino, al grido di Corpi senza confini e A corpo libero, hanno mostrato con queste incredibili e, fatemi dire, poco sobrie parate, il volto più libero della nostra meravigliosa diversità». 

 

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