Componente dell’ufficio di presidenza di Articolo 21 e dell'associazione Giornaliste italiane unite libere autonome, la giornalista Antonella Napoli è presidente d’Italians for Darfur Onlus.

Autrice dei volumi Volti e colori del Darfur e Il mio nome è Meriam, è da sempre attenta al tema dei diritti civili nei Paesi africani e asiatici. Come analista di questioni internazionali, ha commentato negli ultimi giorni l’ascesa del partito d’estrema destra del sovranista anti-immigrazione Jimmie Akesson in Svezia. Motivo per cui è stata ieri attaccata da neofascisti con insulti sessisti e minacce di stupro.

L’abbiamo perciò contattata all’indomani di tali aggressioni via social.

Antonella, sei stata vittima di attacchi da parte di neofascisti. Puoi raccontare in breve che cosa è successo ieri?

Stavo seguendo le elezioni svedesi. Come capita spesso, ho anticipato il contenuto dell’articolo che avrei scritto attraverso un tweet dal mio account. In pochi minuti hanno cominciato a coprirmi di insulti e di minacce. Di solito io ignoro i leoni da tastiera. Ma quando hanno insinuato che potessi essere vittima di uno stupro, allora ho reagito. Anche perché non era la prima volta che succedeva. Proprio un anno fa, per un mio commento su un manifesto di Forza Nuova che riprendeva slogan fascisti contro lo stupro, avevo subito lo stesso trattamento.

A tuo parere rispetto allo scorso anno si registra un aumento di casi d'odio via web?

Purtroppo sì. La cosa peggiore è che ci sono fomentatori, anche figure istituzionali, che alimentano il fenomeno.

Come giornalista, sei anche attenta al tema dei diritti civili e discriminazioni: l’altro giorno hai, ad esempio, trattato della decriminalizzazione dell’omosessualità in India. Secondo te il fatto che gli stessi sostenitori delle destre estreme siano anche omofobi costituisce un pericolo alla tutela di tali diritti, soprattutto in Italia?

Assolutamente sì. Vengo bersagliata spesso sia perché mi occupo di diritti civili sia di diritti umani, delle periferie del mondo, dei cosiddetti ultimi, di cui si preferisce non sentir parlare. Ma non mi sono mai lasciata intimidire. Bisogna essere compatti e continuare a fare informazione di qualità, sui diritti e su tutti temi che vorrebbero tenere in un cono d’ombra.

Intervistato da Mentana sulle dichiarazioni di Michelle Bachelet, il ministro Salvini ha affermato che sarebbe opportuno inviare commissari in quei Paesi in cui, ad esempio, è praticata l’infibulazione o gli omosessuali sono scaraventati dai tetti. Come giudichi tali rilievi da un segretario di un partito come la Lega, le cui posizioni nei riguardi delle posizioni Lgbti non sono certamente di rispetto e tutela?

Salvini è un provocatore. Ma è ancor più grave che, da ministro dell’Interno, se ne esca con tali dichiarazioni.

Che cosa farai nei riguardi di chi ti ha ieri attaccato?

Oggi ho presentato denuncia alla polizia postale. Non mi lascio intimidire: d’altronde nel mio sangue scorre quello di un partigiano che ci ha rimesso un occhio e una gamba per i principi della democrazia e della libertà.

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Si è tenuta ieri a Palermo presso il Teatro Massimo la conferenza stampa di presentazione del Pride locale che, slittato da giugno a settembre per la mancata erogazione di un prefissato finanziamento comunale, avrà luogo tra due sabati.

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La parata del 22, che vedrà due madrine d’eccezione in Porpora Marcasciano e Letizia Battaglia, sarà il momento clou del Palermo Pride insieme col Village (dal 20 al 23 settembre) tra piazza Croce dei Vespri e piazza Sant’Anna. Ma ribaltando il tradizionale concetto di madrinato il Palermo Pride si fa a sua volta testimonial e sostenitore delle attività del Forum Antirazzista Palermo e delle ong Sos Mediterranée e Proactiva Open Arms.

Scelta ineludibile per gli organizzatori a fronte del clima politico e sociale degli ultimi mesi soprattutto in materia di migrazione. «La vicenda della nave Diciotti è una di quelle che, nella storia di un Paese, possono definirsi spartiacque – ha dichiarato Luigi Carollo, portavoce del Palermo Pride –. Esiste un prima e un dopo la Diciotti, perché le motivazioni del blocco delle 177 persone migranti nel porto di Catania rischiano di cambiare per sempre la narrazione della "migrazione".

Usare l'argomento della difesa dei confini nazionali, infatti, significa paragonare i flussi migratori alle guerre. Perché i confini si difendono in caso di invasione nemica. E quando il ministro Salvini parla di "migranti che scappano da Rocca di Papa", continua a usare un linguaggio bellico: perché scappa solo chi è considerato/a prigioniero/a».

Per tali motivi, oltre ai vertici del comitato organizzatore del Palermo Pride (tra cui l'attivista e artista Massimo Milani e la presidente di Arcigay Palermo Daniela Tomasino) e al sindaco Leoluca Orlando, sono intervenuti alla conferenza stampa Italia Valeria Calandra, presidente di Sos Mediterranée, e il deputato di LeU Erasmo Palazzotto quale testimonial di Proactiva Open Arms.

Con lui Gaynews ha parlato del messaggio sotteso al Palermo Pride, di cui Palazzotto è stato attivista sin dagli inizi. Un Pride che, quest’anno, ha però un significato particolare dato «il tema delle migrazioni e il sostegno all’Open Arms. Credo che ci sia una forte responsabilità di questo governo nell’alimentare un clima di violenza e xenofobia cui stiamo assistendo nel Paese».

Ma Palazzotto ha anche parlato della recente proposta di un Partito Gay, valutato quale «ulteriore sostegno alla cultura della divisione».

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Si è tenuta nel pomeriggio a Palermo presso il Teatro Massimo la conferenza stampa di presentazione del Pride che, oltre al Village dal 20 al 23 settembre, avrà il suo culmine nella parata di sabato 22

Madrine dell’edizione del Palermo Pride 2018 saranno Porpora Marcasciano, figura storica del movimento transgender italiano, e la fotografa Letizia Battaglia.

Ma, come annunciato dagli organizzatori, «il Pride quest’anno ha anche scelto di capovolgere il tradizionale concetto di madrinato: oltre a chiedere a due amiche di essere testimonial del loro lavoro e delle loro battaglie ha voluto a sua volta farsi testimonial di tre meravigliose esperienze di impegno civile e di trasformazione culturale e sociali quali il Forum Antirazzista, Sos Mediterranée e Pro Activa Open Arms».

Motivo, quest’ultimo, che connota di un particolare significato la presenza del deputato di LeU Erasmo Palazzotto, attivista di vecchia data del Palermo Pride ma ultimamente protagonista della missione di Open Arms.

Presente anche il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che a Gaynews ha parlato del significato del Palermo Pride, del clima xenofobico alimentato da rappresentanti del governo e dell’aggressione a Villa Giulia a danno di due adolescenti gay.

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«Altra denuncia da un buonista pro-immigrazione in arrivo». Così su Facebook il ministro dell'Interno Matteo Salvini ha commentato, il 30 agosto, l'intenzione di don Massimo Biancalani di querelarlo per diffamazione aggravata a mezzo social.

Il sacerdote pistoiese, noto per il suo impegno nell’accoglienza a immigrati e bisognosi e per la lotta al razzismo, è da tempo nel mirino del ministro dell’Interno, che da oltre un anno continua ad attaccarlo con post denigratori del suo operato.

Cosa, questa, che ha portato alle reazioni scomposte di Forza Nuova con ronde per verificare l’”ortodossia” del presbitero nella chiesa parrocchia di S. Maria Maggiore in VicofaroMa anche a un clima di crescente tensione, il cui apogeo è stato raggiunto il 3 agosto quando due 13enni, armati di pistola scacciacani, hanno sparato a salve a un immigrato e gli hanno urlato frasi razziste.

Poi il 28 agosto dalla prefettura di Pistoia, sulla base di un rapporto dei vigili del fuoco, è arrivato l’ordine di chiusura, per carenze strutturali, del centro di accoglienza ospitato nei locali della canonica di don Biancalani.

Notizia accolta con esultanza da Matteo Salvini che in un post ha scritto: «Tempi duri per il prete che ama circondarsi di clandestini africani, ancora un po' e la canonica scoppiava». 

Da qui l’immediata reazione di don Biancalani a «un linguaggio allusivo, anche alla sfera sessuale. Io non amo circondarmi di ragazzi e gli ospiti del centro non sono presunti profughi».

Anche perché al di sotto dell'inequivocabile post di Salvini si sono succeduti, nella totale indifferenza degli amministratori della sua pagina Fb, commenti volgari e omofobi come quello d'una follower che, ottenendo 1902 like tra emoticon sorridenti e cuori, ha scritto: «Io non lo chiamerei “ il prete amico dei migranti “ ma il prete a cui piacciono moltissimo i migranti».

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Intanto sono stati già trasferiti i 12 profughi autorizzati dalla prefettura. Mentre la Caritas diocesana si è già attivata, in vista dell’annunciato sgombero, per individuare strutture adeguate agli 80 immigrati irregolari alloggiati presso la canonica di Vicofaro.

In una nota la diocesi ha fatto sapere che «l'impegno della Caritas diocesana, che si affianca all'attività ordinaria, si rende necessario perché, come già segnalato, la situazione resta seria e da non sottovalutare.

Gli ospiti che nel tempo si sono avvicinati ai progetti di accoglienza di Vicofaro presentano diverse provenienze e storie di marginalità. La Caritas e la parrocchia avranno dunque bisogno del tempo necessario per affrontare al meglio le situazioni, valutarle caso per caso, nel tentativo di offrire la migliore risposta possibile».

L’operato messo in campo dalla dicocesi non è stato gradito da Forza Nuova, che ha affisso sulla porta dell’episcopio uno striscione con la scritta: Cei: da crescete e moltiplicatevi a sbarcate e sostituiteci!.

Immeditata la riposta della Curia pistoiese, che, in una nota, ha dichiarato di respingere «ogni tipo di intimidazione», rimarcando «con estrema serenità la volontà di continuare ad operare nel solco del Vangelo per costruire un mondo più giusto e accogliente, in pace, dove si ama Dio e il prossimo».

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Certamente importante la rete di progetto che, dal 1° settembre, vede il comitato Arcigay di Napoli a fianco di Mani Tese Campania, Acli (sede provinciale di Napoli), Associazione Vivamente, Centro Shalom e Movi (Federazione provinciale di Napoli).

Si tratta, per l’esattezza, del progetto Forti per agire: un servizio telefonico (attivo appunto da oggi) per persone migranti che vivono in condizioni di disagio e/o di discriminazione.

Sarà possibile contattare esclusivamente attraverso sms e messaggi WhatsApp il seguente numero: +39 3755844245.

Il programma Forti per agire (col sostegno della Fondazione con il Sud) intende potenziare la rete attraverso attività di formazione per volontari, attività di inserimento lavorativo e accompagnamento alla creazione d’impresa per immigrati. Si vuole valorizzare il ruolo degli immigrati nel contesto territoriale in cui vivono, favorendone l’inserimento sociale e lavorativo, diffondendo nel contempo una cultura dell’integrazione e della collaborazione nella comunità dei cittadini italiani e stranieri.

Nello specifico delle azioni si intende realizzare: un percorso formativo per i volontari delle associazioni aderenti alla rete; un percorso formativo nelle scuole; l’inserimento lavorativo per stranieri tramite la realizzazione di tirocini presso la bottega del commercio equo di Mani Tese Campania e la gestione di diverse coltivazioni biologiche locali a km 0; presentazione di istanze di finanziamento al Comitato Microcredito del rione Sanità per avviare microimprese; azione di monitoraggio delle condizioni delle persone richiedenti asilo nelle strutture di accoglienza.

Per saperne di più abbiamo contattato l’avvocata Mara Biancamano, legale dello sportello di supporto ai migranti Lgbti  Migra Antinoo del comitato Arcigay di Napoli.

Avvocata Biancamano, qual è la rilevanza per la comunità Lgbti di questo servizio attivo dal 1° settembre? 

Le azioni di contrasto alle discriminazioni delle persone Lgbti sono quanto mai necessarie. Se si pensa poi che questo progetto è dedicato ai migranti Lgbti, l'azione assume particolare rilievo. I migranti Lgbti sono persone doppiamente discriminate, per il loro essere migranti e per il loro orientamento sessuale.

Dunque, a suo parere, questo momento storico è particolarmente critico per le persone Lgbti e per i migranti?

Certamente! Soprattutto in questo triste momento politico in cui i soggetti più vulnerabili sono colpiti da taluni soggetti delle istituzioni anziché esserne tutelati. Invito alla massima diffusione del progetto proprio in ragione della forte necessità di tutela, che in questo caso è, inoltre, totalmente gratuita, dei migranti Lgbti.

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Al grido di Stay human e Stop hate 15.000 persone si sono riunite in piazza San Babila a Milano, a partire dalle ore 17:00, per aderire al presidio Europa senza muri.

Presidio, che organizzato da Insieme senza muri e I Sentinelli di Milano, si è svolto a poche decine di metri dalla Prefettura, mentre era in corso l’incontro tra il vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini e il premier ungherese Viktor Orbán.

Come sottolineato nell’appello alla partecipazione, «due muri a confronto e un'idea d'Europa sovranista e nazionalista che non ci appartiene. Orbán deve fare la sua parte, Salvini deve smettere di giocare con la vita dei migranti».

Circa un centinaio le sigle che hanno partecipato alla manifestazione, tra cui Acli, Amnesty International, Amref, Anpi, Arci, Casa della Carità, Cgil, Cisl, Fiom, Liberi e Uguali, Pd, Potere al Popolo, Possibile, Legambiente. A prendere parte alla protesta anche la Sant'Ambroeus FC, la prima squadra di calcio composta da richiedenti asilo, che si sono poi esibiti in un allenamento sulla piazza.

In piazza San Babila anche Pierfrancesco Majorino, assessore alle Politiche sociali del Comune di Milano, che ha dichiarato: «Sono convinto che oggi sia una risposta significativa. Questa città pensa che il progetto politico di Salvini e Orbán vada fermato.

Usano la sofferenza degli immigrati per rompere l'Europa e noi non ci stiamo. Milano, oggi e nei prossimi mesi, è un punto riferimento per indicare un'alternativa importante. A me preoccupa molto idea di rompere l'Europa e di portare l'Italia fuori dall'Europa: questa è posta in gioco e noi diciamo di no».

Commozione e soddisfazione per la riuscita del presidio è stata espressa su Fb da Luca Paladini, attivista Lgbti e fondatore de I Sentinelli di Milano, da mesi vittima insieme col compagno Luca Caputa di messaggi insultanti e minatori.

«15.000 persone alle 5 del pomeriggio in un giorno lavorativo – ha scritto –. Il 28 agosto. Incredibile. O forse no».

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Ho incontrato Lindsay Kemp a Napoli, per intervistarlo, nel marzo del 2016, nei giorni in cui il coreografo e ballerino inglese era in città per esibirsi in uno dei suoi assoli di maggior successo, Il volo dell’Angelo che, per l’occasione, avrebbe eseguito sulla scalinata monumentale della chiesa di San Francesco di Paola in Piazza Plebiscito.

Da ragazzo, avevo amato lo spirito iconoclasta e anticonformista di Lindsay Kemp. La mia formazione estetica e culturale, inoltre, era stata particolarmente influenzata da uno dei suoi capolavori, Flowers, ispirato all’opera Nostra Signora dei Fiori di Jean Genet.

La sua capacità di infrangere schemi identitari, ribaltare i ruoli di genere e rappresentare il volo dell’amore universale - perché Kemp volava, non ballava - hanno reso quest’artista un antesignano delle rivendicazioni Lgbti e i modelli culturali a cui legava la sua arte, da Wilde a Jarman, da Ken Russell a Garcia Lorca e allo stesso Genet, erano modelli ideali per demolire pregiudizi e luoghi comuni.

D’altro canto, la realizzazione dei concerti The Rise and Fall of Ziggy Stardust e The spiders from Mars del suo allievo e amante David Bowie costituisce un atto rivoluzionario non solo nella storia della musica rock. Ma nella stessa narrazione dei nostri desideri e delle nostre identità, poiché Ziggy era una rockstar aliena e pansessuale, inviata sulla Terra per diffondere un messaggio d’amore e di felicità.

Mi piace ricordare questo maestro indiscusso del teatro degli ultimi sessant’anni, recuperando la risposta che mi diede quando gli chiesi qual è il ruolo dell’arte nel contrastare i pregiudizi e costruire un mondo migliore. Lindsay Kemp, infatti, non ebbe dubbi nel rispondermi che il proposito dell’arte è liberare il popolo: «Abbiamo la grande responsabilità di liberare la gente. La mia arte – mi confidò Kemp – ha lo stesso scopo che hanno le organizzazioni come Arcigay: aiutare le persone a sentirsi libere. Libere da loro stesse e libere dai condizionamenti dei regimi. Quello per cui siamo qui, quello per cui lavoriamo, è la possibilità di rendere questo mondo, un mondo migliore».

Stride, infine, rileggere proprio in questi giorni il giudizio che Lindsay Kemp mi rilasciò circa l’Italia, paese che aveva sempre amato e che negli ultimi anni aveva scelto come luogo per vivere e lavorare: «L’Italia non è ancora un Paese libero e aperto, però è un Paese gentile e mi fa piacere constatare come si sta aprendo ai rifugiati a differenza di altri Paesi. L’Italia è un Paese umano».

Ovviamente, nel marzo del 2016, nessun ministro italiano aveva posto sotto sequestro per giorni una nave con 177 migranti, mettendone a repentaglio la vita e alimentando odio e violenza. Ma questo, chiaramente, è un altro discorso.

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A partire dalle 17:00 migliaia di persone hanno invaso il Molo di Levante di fronte alla nave Diciotti, da cui nel pomeriggio sono stati fatti progressivamente sbarcare per motivi sanitari sei uomini e sette donne. Altre quattro donne in gravi condizioni di salute si sono invece rifiutate di scendere a terra, non volendo abbandonare i propri rispettivi consorti a bordo.

Al grido di Fateli scendere i manifestanti hanno chiesto lo sbarco per tutti i migranti. Presenti cittadini e moltissime associazioni, tra cui anche Arcigay Catania col presidente Giovanni Caloggero e una nutrita schiera di giovani attivisti.

Al termine della manifestazione abbiamo raggiunto telefonicamente Daniele Viotti, europarlamentare e copresidente copresidente dell'Intergruppo per i diritti Lgbti al Parlamento europeo, che il 23 agosto è potuto salire sul pattugliatore Diciotti e rendersi personalmente conto della situazione.

Onorevole Viotti, qual è l’esito di questa sua importante ispezione sull nave Diciotti? Le condizioni di salute dei rifugiati sono preoccupanti?

Sulla nave Diciotti ci sono persone letteralmente "sequestrate" dal nostro Governo. Le persone con le più gravi condizioni di salute sono state fatte scendere, tra quelle che rimangono ci sono casi di scabbia e qualche problema di lieve entità. Le condizioni di vita, però, non sono assolutamente accettabili, nonostante l'importante lavoro messo in atto dal personale di bordo. Per oltre cento persone, che vivono e dormono sul ponte, ci sono solo due bagni, non ci sono locali doccia e all'esterno, dove ci sarebbe modo di lavarsi, manca completamente la privacy.

Sceso dalla nave, ho avuto modo di incontrare uno dei responsabili della cooperativa che ha preso in carico 14 dei 29 minori che sono sbarcati mercoledì. Erano disidratati e denutriti. Sono stati mandati direttamente a letto, perché erano così stremati da non riuscire a fare la doccia. Uno di questi ha un braccio paralizzato da una pallottola e non è chiaro il motivo per cui non sia stato fatto scendere subito a Lampedusa.

Parte della collettività Lgbti catanese ha espresso, in questi giorni, grande solidarietà verso i migranti “prigionieri” sulla nave. Ci riferiamo, ovviamente, alle esternazioni di Giovanni Caloggero, presidente di Arcigay Catania, e all’iniziativa dell’attore e militante catanese Silvio Laviano. Qual è il suo giudizio relativamente a questi gesti di solidarietà da parte della collettività Lgbti?

Il mio impegno come membro della Commissione Libertà civili e come copresidente dell'Intergruppo per i diritti Lgbti al Parlamento europeo è proprio questo: fare in modo che ci si occupi dei diritti di tutte e di tutti. È una battaglia che porto avanti dagli anni del mio attivismo Lgbti. Siamo più forti quando tutti insieme combattiamo per le cause giuste, quando difendiamo insieme tutte le minoranze: i disoccupati, i cassaintegrati, le donne, i migranti, appunto.

I nostri Pride sono ad oggi le più grandi manifestazioni laiche d'Italia e abbiamo il dovere di farli diventare sempre più uno spazio per tutti, dove difendere i diritti civili, la dignità e libertà di tutte le persone a cui vengono negati.

Come giudica, invece, la gestione politica della vicenda da parte del ministro dell’Interno e del Movimento 5 Stelle?

La gestione della vicenda da parte di Salvini e di Di Maio non è una gestione politica. È un atto da delinquenti. Già mi figuro i loro volti compiaciuti, quando queste persone scenderanno dalla nave e proseguiranno la loro propaganda spiegandoci che sono riusciti a piegare l'Europa. Sono responsabili di un comportamento che è inaccettabile.

Stiamo parlando di esseri umani e di 177 persone (perlopiù con possibilità di ottenere lo status di rifugiati), che sarebbe stato molto semplice far scendere a terra riservando loro le cure necessarie.

Infine, cosa ne pensa delle minacce di Di Maio alla Ue relativamente ai contributi che l’Italia cesserebbe di versare?

Di Maio, come gli capita ormai spessissimo, non sa di cosa sta parlando quando minaccia l'Europa. Intanto perché anche se dovesse riuscire a sbloccare le dotazioni finanziarie (che sono decise di sette anni in sette anni), l'unica cosa che otterrebbe è che non arriverebbero più i pagamenti a chi usufruisce o ha usufruito dei fondi Ue. A rimetterci sarebbero le nostre amministrazioni, gli enti di ricerca, il mondo agricolo, le università. L'Europa destina al nostro Paese 11,5 miliardi di euro, la maggior parte dei quali attraverso politiche di investimento che generano ritorni di gran lunga superiori a ciò che versiamo. L'Italia è il secondo Paese Ue per numero di richiedenti asilo nel 2017 ed è lo Stato membro che riceve più fondi in assoluto per la gestione dei migranti: una cifra di gran lunga superiore a quella assegnata alla Germania che è il Paese col maggior numero di richiedenti asilo.

Ciò specificato, alle minacce c'è chi risponde con il famoso "più uno". Pertanto ieri il commissario Oettinger (che farebbe certamente meglio a non intromettersi ogni tanto) ha dato la sua risposta: pronte gravi sanzioni per l'Italia. E mentre Di Maio continua a parlare di cose che non sa, il Governo italiano ancora non ha deciso quale ministro si occuperà effettivamente del prossimo bilancio Ue, su cui sto lavorando come relatore generale senza sapere con chi interfacciarmi nel nostro Paese.

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Una vera e propria odissea, divenuta da cinque giorni stanziale dopo l’approdo nel porto di Catania, quella dei 150 migranti a bordo della Diciotti.

Al Molo di Levante continua intanto il presidio di cittadini e associazioni per chiederne lo sbarco. E, se dal Viminale era giunto il 22 agosto il via libera a far scendere i soli minori in numero di 27, la situazione sulla nave della Guardia costiera diviene sempre più critica coi 69 casi di scabbia (di cui cinque in stadio avanzato).

Non sono mancati momenti di grave tensione come quelli registrati ieri tra attivisti del cartello antirazzista e gruppi d’estrema destra. Mentre Arci, Anpi, Articolo 21, Legambiente, Cgil e Libera definiscono «comportamento del Governo non solo deplorevole ma irresponsabile», il mondo dell’associazionismo cattolico non è meno duro nel muovere allo stesso il proprio j’accuse.

In un comunicato congiunto le delegazioni siciliane di Azione cattolica, Fuci e Movimento ecclesiale di impegno culturale, nel porre quattro domande al Governo e ricordare come «nel pattugliatore U. Diciotti della Guardia Costiera italiana vigano la Costituzione e le leggi della Repubblica Italiana», hanno dichiarato: «Noi siamo, anche, cristiani cattolici e sentiamo, portando “la figura fugace di questo mondo”, tutta la coinvolgente bellezza della frase dell’Evangelo di Matteo: “Ero straniero e mi avete accolto” (25,35).

È una frase, questa, franca impegnativa semplice, che impegna i credenti – noi – a praticarla, anche chiedendo, con sagge praticate argomentazioni, ai governanti di attuare le provvidenze necessarie alla vita umana di chiunque le chieda o non sia in grado, addirittura, di chiederle».

Da tutta la Sicilia ci si mobilita intanto per la manifestazione regionale che avrà luogo domani, alle ore 17:00, sul Molo di Levante. Presenti anche le associazioni Lgbti a partire da Arcigay Catania, già presente al presidio mattutino del 23 agosto.

E proprio da Arcigay Catania è arrivato il monito: « Se questa tristissima e vergognosa vicenda dei migranti trattenuti sulla nave italiana Diciotti non dovesse trovare una soluzione a breve, questo Catania Pride, in sinergia con il Siracusa Pride e tutte le realtà e forze sociali civili di Catania, non esiterà a indire e organizzare un Pride, questa volta non un Gay Pride, ma un MIGRANTS PRIDE per dare voce alla protesta e allo sdegno della Catania accogliente, solidale e resistente. Perchè il Pride è anche strumento di lotta».

Contattato da GaynewsGiovanni Caloggero, presidente del comitato catanese d’Arcigay e consigliere nazionale della stessa associazione, ha aggiunto: «Il Pride è stato e resta strumento di lotta ben al di là della rituale visione del medesimo quale calendario liturgico Lgbt con riferimento alla data fondante del 29 giugno.

E questa è una peculiarità di Catania. Basti ricordare il Pride invernale nel dicembre 2015 per fare pressing sul consiglio comunale al fine d’ottenere il registro delle unioni civili e quello a sostegno delle persone Hiv positive».

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Continua al porto di Catania il presidio di cittadini e associazioni per chiedere lo sbarco dei 150 migranti (dopo che nella serata d’ieri è arrivato il via libera dal Viminale per far scendere a terra i soli minori in numero di 27) dalla nave Diciotti.

E così, dopo l’iniziativa degli arancini lanciata dall’attore e attivista Lgbti Silvio Laviano quale segno di benvenuto amicale, l’appuntamento è alle 10:00 al Molo di Levante per ribadire che «Catania è città di solidarietà e accoglienza. Vogliamo che il nostro porto sia immediatamente aperto e che le autorità lascino sbarcare le persone dalla nave Diciotti. Nessuna donna e nessun uomo è illegale. Restiamo umani».

A essere presente al presidio della mattina anche Arcigay Catania, che porterà il messaggio del Pride etneo Umanità Accoglienza Resistenza e rilanciare lo slogan del manifesto siracusano – riproposto poi in molte altre marce dell’orgoglio Lgbti –: Per sempre in lotta contro Salvini, l’omofobia e tutti i confini.

Contattato da Gaynews mentre si sta recando al Molo di Levante, Giovanni Caloggero, consigliere nazionale d’Arcigay, ha dichiarato: «Arcigay Catania nel solco del grande Catania Gay Pride 2018 porta oggi ai 148 migranti detenuti illegalmente da Salvini sulla nave Diciotti il proprio messaggio Umanità Accoglienza ResistenzaConsapevoli di questa svolta razzista, abbiamo infatti voluto dedicare il Pride a questo tema, scelta che i fatti odierni ci confermano tragicamente adeguata.

Occorre una mobilitazione del movimento perché migranti lo siamo un po’ tutti, in particolare quei giovani vittime di omofobia anche a livello domestico: quindi chi meglio di noi può capire e deve intervenire?».

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