Globe-MAE, Rete dei dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ha organizzato per mercoledì 22 novembre, alle ore 15:00, un’iniziativa molto importante presso la Casa Internazionale delle Donne. Il titolo dell’evento è Italia e Diritti Lgbti nel mondo. Un anno di applicazione della legge sulle unioni civili.

Vi parteciperanno i senatori Benedetto Della Vedova, Monica Cirinnà, Sergio Lo Giuduce, Luigi Manconi, i deputati Alessandro Zan, Pia Locatelli, Renata Polverini, il ministro plenipotenziario Luigi Maria Vignali e l’assessore del Comune di Torino Marco Giusta. Per Globe-MAE relazioneranno Bianca Pomeranzi e Sergio Strozzi.

Saranno inoltre presenti l’ex parlamentare Franco Grillini, direttore del nostro quotidiano, e l’avvocata Andrea Catizone, presidente di Family Smile, nonché componenti delle varie associazioni Lgbti nazionali.

Ma per capire meglio di cosa si occupa Globe-Mae e quali sono le sue attività e i suoi obiettivi, abbiamo raggiunto telefonicamente il ministro plenipotenziario Fabrizio Petri, presidente dell’associazione.

Ministro Petri, cosa è Globe-MAE  e quando è nata?

Globe-MAE è una rete di dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. È nata nel 2013, quando a capo del dicastero c’era Emma Bonino.

Globe-MAE nasce con la finalità di sostenere i diritti delle persone Lgbti all’interno del ministero degli Affari esteri ma anche con l’intenzione di fornire il proprio contributo su alcuni aspetti della politica nazionale e internazionale. Quando Globe-MAE è nata, non c’era ancora la legge sulle unioni civili.

Com’è l’atteggiamento nei confronti dei funzionari Lgbti in seno al corpo diplomatico?

All’interno del ministero degli Affari esteri ho sempre percepito una certa sensibilità e attenzione verso le istanze della comunità Lgbti. Anche perché parliamo di un ambiente che è contraddistinto da una continua apertura al dialogo globale e internazionale.

Personalmente non ho mai avuto la sensazione di subire discriminazione e stigma neppure a livello morale, umano e psicologico. Anche se, inutile negarlo, con la legge Cirinnà abbiamo fatto un salto istituzionale vero e proprio.

Quante unioni civili si sono svolte nelle ambasciate e nei consolati italiani all’indomani dell’entrata in vigore della legge Cirinnà?

Tra unioni civili e trascrizioni di matrimoni egualitari contratti all’estero se ne possono contare 621: una cifra considerevole. Non mi aspettavo un numero così alto e sono felicemente sorpreso!

I matrimoni egualitari contratti all’estero e trascritti in Italia che valore hanno?

La legge parla chiaro: la trascrizione è un atto dovuto ma le coppie, che all’estero hanno contratto matrimonio egualitario, in Italia godono solo delle prerogative limitate agli effetti  della legge sulle unioni civili.

A livello internazionale quali sono le “imprese” in cui Globe-MAE ha offerto il proprio decisivo contributo?

Dunque, in primis nel sostegno che il nostro Paese ha dato alla creazione, nel 2016, di un esperto indipendente Sogi (Sexual Orientation e Gender Identity) sui temi Lgbti all’interno delle Nazioni Unite. Si tratta di un mandato triennale che mira a individuare una figura di esperto indipendente che possa monitorare e raccogliere dati relativi alle discriminazioni su orientamento sessuale e identità di genere in tutto il mondo.

Inoltre, Globe-MAE ha svolto un lavoro di sensibilizzazione e facilitazione presso le nostre amministrazioni per consentire all’Italia di essere parte di tre importantissime meccanismi.

La Equal Rights Coalition, nata a Montevideo nel 2016, che raccoglie più di trenta Stati e ha lo scopo di sostenere i diritti Lgbti nel mondo. Il Global Equality Fund, creato nel 2011 da Hilary Clinton, che è un fondo multilaterale che in sei anni ha raccolto più di 50 milioni di dollari per sostenere le associazioni Lgbti, fondo che è già stato rinnovato dall’amministrazione Trump e che, anzi, sarà presto implementato. Infine, Lgbt Icor Group, che coordina le attività Lgbti dei vari Paesi che fanno parte delle Nazioni Unite.

Qual è il significato dell’evento previsto per il 22 novembre a Roma?

Il significato è creare una dinamica dialettica sui temi internazionali e, come Globe-Mae, aiutare il dialogo tra le associazioni, i governi e la società civile su temi Lgbti a livello internazionale e migliorare al massimo l’applicazione della Legge Cirinnà all’estero.

Globe-MAE intende far crescere anche  livello istituzionale la consapevolezza sulle questione Lgbti che sono una parte importante del patrimonio culturale, umano e morale di tutta la società.

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Gaynews è stato il primo giornale a raccontare la storia della 17enne Olimpia che, sostenuta dal coraggio della madre Mariella Fanfarillo, ha visto in luglio coronato il suo sogno di sempre grazie a una sentenza del Tribunale di Frosinone. La rettifica, cioè, dei dati anagrafici senza previo intervento chirurgico di riattribuzione del sesso.

Di Olimpia, ricevuta con la mamma e il caporedattore del nostro quotidiano dai senatori Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà, si è poi interessata la grande stampa nazionale e, in particolare, La Repubblica. Ed è proprio dal titolo della toccante video-intervista, realizzata da Pasquale Quaranta per l’edizione online del quotidiano di Scalfari, che ha preso spunto Diego Fusaro per scrivere su Il Fatto Quotidiano una riflessione dal titolo Cambiare sesso a 17 anni. Coraggio o vile conformismo?.

Pubblichiami di seguito la risposta di Mariella Fanfarillo:

Egregio dr Fusaro,

nel ringraziarla per l’attenzione che ha mostrato al percorso intrapreso da mia figlia Olimpia - per di più in una giornata, domenica, che la tradizione che tanto difende vorrebbe  dedicata alla famiglia e ai rapporti affettivi – mi sento di dover intervenire per fare chiarezza su alcuni punti.

Non userò i suoi tecnicismi semantici e pseudo-filosofici che tanto ama e che crede possano elevarla al di sopra delle povere masse ignoranti. Userò il linguaggio che più mi si addice e che, mi creda, ottiene migliori risultati. Parlerò la lingua di una mamma che ha visto strumentalizzare il dolore, la sofferenza e il dramma esistenziale della propria figlia transessuale per meri scopi di audience mediatica e tornaconto personale.

Ritengo che l’onestà intellettuale sia, ormai, privilegio di pochi e lei, purtroppo, ha dimostrato di non poter essere annoverato tra questi.

Vede, caro Fusaro, se Lei avesse voluto scrivere un'analisi obiettiva per il suo blog, argomentandola con dati oggettivi e imparziali, al fine di fare una giusta informazione – non necessariamente in accordo con il nostro pensiero –, avrebbe dovuto, per deontologia professionale, interfacciarsi con gli attori di questa vicenda. Ma la deontologia vive in simbiosi con l’onestà intellettuale di cui Le parlavo.

A lei non interessa fare informazione: lei è alla continua ricerca di un tornaconto d’immagine, per raggiungere il quale cavalca qualunque onda possa portarla verso chimerici lidi di fama, facendo leva su ideologie fondate sul nulla. Fortunatamente le leggi in questo Paese non le fa lei e la sua rimane una voce che si confonde nella cacofonia dell’ignoranza.

La voglio coinvolgere solo in un momento della nostra vita personale. Un momento di amore e di supporto da parte di un anziano professore di chimica e biologia alla soglia ormai dei 79 anni. Di fronte al mio disorientamento dovuto al coming out di Olimpia mi ha abbracciata e mi ha detto di non aver paura, perchè la transessualità è sempre esistita in natura, di non pensare alle cause che la originano nell’essere umano. Ma, piuttosto, di pensare alla felicità e alla realizzazione di mia figlia in una società composta, molto spesso, da sciacalli.

Quell’anziano, saggio professore è mio padre. Questa è la famiglia di Olimpia, che Lei non conosce, alla stregua del suo percorso di sofferenza e di dolore ma che si permette di strumentalizzare nella maniera più becera.

Gnothi sautòn, era la scritta - come lei ben m’insegna avendola riportata nella sua riflessione dedicata a Olimpia – sul frontone del tempio delfico d’Apollo. Conoscersi e accettarsi, appunto: questo e null’altro fanno le persone in transizione.

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Quanto vale elettoralmente la collettività Lgbt in Italia? E che capacità, quindi, ha di incidere sulle prossime elezioni politiche? Sono domande che in questi decenni hanno aleggiato dentro e fuori il movimento senza mai ricevere analisi e risposte convincenti.

Ma è bene porsele soprattutto in questo momento di sciorinamento di dati elettorali sulle elezioni siciliane e sul municipio di Ostia. Un dato mi sembra palese: vince la destra e, dentro questa per noi triste vittoria, si afferma un gruppo di estrema destra come Casa Pound, che nella disastratissima realtà di Ostia raggiunge quasi il 10%. Un voto raccolto soprattutto tra i disperati delle periferie che non vogliono gli immigrati e che un tempo votavano a sinistra. 

Se questo è il quadro politico che emerge dalle elezioni, è necessario affermare con la massima sincerità e realismo che il dato è per noi molto preoccupante perché la destra in Italia è un’area politica violentemente omofoba e xenofoba. Non a caso il camerata Musumeci, qualche giorno prima del voto, ha celebrato la sua giornata pro family con l’intera collezione di mostri che, tormentandoci per anni, si sono persino inventati partiti politici, ginnastiche da fermi (Le sentinelle in piedi) e tampinamenti ravvicinati a ogni manifestazione. Fossero i Pride o persino le unioni civili non senza attacchi incivili condotti addirittura personale (si veda la vicenda di Cesena con la querela dell’Arcigay di Rimini che sarà discussa in sede giudiziaria). 

La vera novità del pregiudizio omofobo degli ultimi 20 anni è proprio questa: l’omofobia politica che prima non c’era o c’era in misura molto minore. Chi la promuove pensa al tornaconto elettorale. Al fatto che, agitando la paura del diverso, si possano ottenere e allargare consensi se non addirittura un buon piazzamento elettorale.

Il primo compito quindi di un’azione efficace della collettività Lgbt è quello di fare in modo che l’omofobia politica non paghi né in termini elettorali ne in termini propagandistici. Discuteremo a lungo nelle prossime settimane il come e il modo di quest’azione che mi sembra assolutamente necessaria. Il secondo compito è quello di far pesare la nostra presenza. In politica i voti si contano e si pesano. E non c’è dubbio che la nostra capacità di spostare larghe masse di voto è assai scarsa anche perché in Italia non abbiamo quelle concentrazioni Lgbt nei grandi centri urbani che caratterizzano metropoli con Parigi, Londra, New York, San Francisco, ecc.

Nel nostro caso più che al numero dei voti l’attenzione è da rivolgere all’identità etico-politica condivisa proprio ora che la crisi della sinistra e del progressismo laico sembra aver esaurito i propri spazi. Non è qui la sede per un’analisi sul perché i nostri interlocutori politici siano andati così male in questa tornata elettorale. Con il rischio di una tale marginalizzazione da far pensare che in futuro la partita politica in Italia sembri essere tra destra e M5s con la sinistra e il centrosinistra fuori gioco.

Ma proprio per questo la collettività Lgbt, che si muove non certo nei meandri del clientelismo ma nel mare aperto degli ideali di libertà, democrazia, inclusione, può fare la differenza in una politica sempre più omogenea al populismo e sempre più serva delle convenienze del momento. Non mi rassegno all’idea che il gioco politico sia tra due destre variamente omofobe mentre la sinistra, al suo interno, è impegnata al gioco al massacro come avvenne in Spagna dove i comunisti sparavano sugli anarchici per ordine di Stalin mentre il fascista Franco sterminava entrambi.

Nell’ultima legislatura abbiamo avuto molte amiche e amici  in Parlamento, a partire da Monica Cirinnà, che ci hanno portato ad approvare le unioni Civili. Mi pare di poter dire che proprio l’attuale successo delle destre esalti il valore della vittoria sulle unioni Civili. Vittoria che, a mio parere, è irreversibile dopo 4mila cerimonie con l’adesione convinta e commossa di mezzo Paese. Ecco perché dobbiamo fare il massimo: incontrare i candidati, convincerli delle nostre ragioni, aiutare fino in fondo i candidati Lgbt e gay-friendly.

Insomma, fare quel lavoro di lobbying che finora non è stato fatto con sufficiente convinzione. Perché ne va del nostro futuro e della quelità stessa della nostra democrazia.

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In corso a Roma nella Sala Tirreno della Regione Lazio il convegno Le varianze di genere in età evolutiva. Organizzato dall’Onig (Osservatorio nazionale sull’identità di genere) in collaborazione con il Saifip (Servizio di adeguamento tra identità fisica e identità psichica) dell’Azienda ospedaliera San Camillo-Forlanini e con l’Istituto Metafora, l’incontro prevede quattro tavole rotonde e la presentazione pomeridiana del libro Sconvolti. Viaggio nella realtà transgender di Chiara Dalle Luche e Roberta Rosin.

Tra i relatori tanti nomi illustri tra cui Paolo Valerio, presidente dell’Onig, Vittorio Lingiardi, professore ordinario di psicologia dinamica presso l’università La Sapienza di Roma, Polly Carmichael, direttrice del Servizio di sviluppo dell’identità di genere per bambini e adolescenti presso l’istituto psichiatrico di Tavistock.

Nell’affrontare le complesse tematiche dell’identità di genere e delle sue “varianze”, che possono emergere durante l’infanzia e l’adolescenza, il convegno è finalizzato a fornire agli operatori sanitari e sociali nformazioni che permettano di ottenere un quadro ampio e, quanto più chiaro possibile, relativo a tali tematiche per poter attuare, quando necessario, interventi specifici mirati alle reali problematiche emergenti.

Impossibilitati a partecipare, i senatori Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà hanno inviato un videomemessaggio augurale che pubblichiamo in esclusiva.

 

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Sono state rinnovate ieri sera le cariche sociali del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli. Alla guida della storica e maggiore associazione Lgbti romana è stato eletto l’avvocato Sebastiano Francesco Secci, già tesoriere della stessa nonché portavoce del Roma Pride, che subentra così a Mario Colamarino. Ad affiancarlo, nel ruolo di vicepresidente, Rossana Praitano, che è stata a capo del Circolo per due mandati dal 2004 al 2012. L’incarico di tesoriere è invece andato al siracusano Valerio Colomasi Battaglia.

Raggiunto telefonicamente, il neopresidente ha espresso la sua gioia e ha dichiarato: «Quest'anno, nel suo 35° anniversario, il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli si troverà ad affrontare una serie di importanti sfide politiche: l'iter della proposta di legge regionale contro l'omotransfobia, le elezioni politiche e regionali, la candidatura al WorldPride 2025, solo per citarne alcune. Il nuovo consiglio direttivo del Circolo muovendo dalle mie precedenti esperienze politiche nell'associazione e nel Roma Pride, investe nelle nuove generazioni con la nomina a tesoriere di Valerio Colomasi Battaglia e recupera l'esperienza e l'autorevolezza della vicepresidente Rossana Praitano. Le sfide che abbiamo davanti sono significative ma confidiamo che con questa squadra e con il pieno sostegno dell'associazione tutta riusciremo a scrivere una nuova entusiasmante pagina per il movimento Lgbti italiano».

Felicitazioni da parte di componenti di varie associazioni Lgbti italiane nonché della senatrice Monica  Cirinnà, che ha annunciato il proprio tesseramento al Mieli.

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Presentato ieri presso l’auditorium del Maxxi di Roma il libro L’Italia che non c’era. Unioni civili: la dura battaglia per una legge storica (Fandango, Roma 2017) di Monica Cirinnà. Una platea nutrita e attenta ha seguito la conversazione tenuta da Bianca Berlinguer con colei che è stata ribattezzata la “senatrice dei diritti”.

Una narrazione conquidente quella di Monica Cirinnà che ripercorre in 304 pagine, suddivise in 14 capitoli, l’iter di una delle più discusse leggi degli ultimi anni, la cui approvazione è soprattutto da ascriversi proprio alla testardaggine e determinatezza dell’autrice. Una legge, la 76/2016, la cui previa discussione in Senato e alla Camera è stata accompagnata da reazioni talora parossistiche di cattoparlamentari, gerarchie e movimenti ultraconservatori. Non senza l’evocazione di scenari genesiaci proprio durante l’esame del ddl in Commissione Giustizia al Senato. Ecco come la stessa senatrice Cirinnà ne parla con parresia in alcuni passaggi del capitolo Conservatori e riformisti.

Mons. Paglia e la nuova Babele  

Secondo molti autorevoli esponenti del Pd sarebbe stato uno sgarbo troppo grosso votare le unioni civili prima o durante il Sinodo, mentre subito dopo, in ottobre, il calendario dei lavori era comunque occupato dalla manovra di bilancio, come ogni anno. Oltre a essere anche impegnati su una delle varie e ripetute letture della riforma costituzionale.

Questo allungamento dei tempi non mi piaceva affatto. Temevo ciò che si è poi chiaramente verificato: l'organizzazione e la mobilitazione delle aree ultra-cattoliche contro la legge. Non mi servivano prove perché vedevo i movimenti dei cattodem nel Gruppo Pd del Senato, ma ne ebbi la certezza quando l'agenzia Adnkronos il 3 giugno 2015 pubblicò alcune frasi di monsignor Paglia, presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia: "Da che mondo è mondo la famiglia è formata solo da un uomo e una donna con i loro figli. Bisogna evitare una nuova Babele". E ancora: "Dobbiamo prendere coscienza che su questo punto siamo chiamati a una battaglia radicale. È questa famiglia, marito e moglie con figli, a creare e formare la società, la cultura, la storia e, in definitiva, un popolo. Ed è questa la famiglia che non va discriminata[...] Purtroppo la società sembra votata al culto dell'egolatria, sul cui altare si è pronti a sacrificare tutto, in nome di un esasperato individualismo".

Era chiaro, quindi, che lo "stato maggiore" dei vescovi italiani, guidati dal cardinale Bagnasco, ben noto per le sue posizioni ultraconservatrici, avrebbe utilizzato ogni mezzo, dentro e fuori il Parlamento, per fermare il mio lavoro.

Il Family Day del 2015 e il Vietnam in Commissione Giustizia

Il 20 giugno del 2015 torna il Family Day  in piazza San Giovanni a Roma, proprio mentre è in corso in commissione Giustizia il Vietnam. Parteciparono non soltanto movimenti cattolici, ma anche l'imam della moschea di Centocelle che disse: "Siamo qui tutti insieme, mussulmani e cristiani, per difendere la famiglia".

Lo slogan della manifestazione era "Difendiamo i nostri figli". Ma da cosa? Questa era la domanda più diffusa tra le persone favorevoli alla legge. Da cosa? Dal gender! "Per riaffermare - dissero gli organizzatori - il diritto di mamma e papà a educare i figli e fermare la colorazione ideologica della teoria gender nelle scuole e nel Parlamento, oltre a bloccare sul nascere il ddl Cirinnà che costituirebbe in prospettiva adozione, utero in affitto per le coppie dello stesso sesso".

Quel giorno il presidente della Cei riprese il concetto esplicitato all'Ansa il 17 gennaio, pienamente ascrivibile nella categoria "benaltrismo". Infatti affermò, in merito alle unioni civili, che "ci sono diverse considerazioni da fare, ma la più importante è che mi sembra una grande distrazione da parte del Parlamento rispetto ai veri problemi dell'Italia: creare posti di lavoro, dare sicurezza sociale, ristabilire il welfare [...] Noi vediamo nelle nostre parrocchie una grandissima coda di disoccupati, di gente disperata [...] Di fronte a questa situazione tanto accadimento su determinati punti che impegnano il governo e lo mettono in continua fibrillazione mi pare che sia una distrazione grave e irresponsabile". [...]

L'attivismo di Bagnasco aveva come contraltare il silenzio del Vaticano e del Papa sul tema della legge. Questo mi faceva ben sperare e ovviamente divideva al suo interno l'area cattodem, tra i tifosi del Papa emerito Benedetto, fautore della guerra al relativismo etico, e quelli di Papa Francesco, famoso tra l'altro per il "chi sono io per giudicare un gay?" e grande sostenitore di una Chiesa accogliente e inclusiva.

Monica Cirinnà ossia la mangiapreti?

Esterino mi definisce una “mangiapreti” e molto spesso mi rimprovera posizioni ideologiche o laiciste. Forse ha ragione, ma sono convinta che chi siede in Parlamento lo fa per rispettare la Costituzione e applicarla. Poi ognuno in privato può professare o meno la propria fede. La nostra Costituzione dice, all’art.7 “Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani”. Questo principio, che stabilisce la netta separazione tra ordine religioso e ordine temporale, fa sì che la nostra Repubblica possa definirsi laica e che non ci debbano essere intromissioni e interferenze tra i due poteri. Purtroppo, troppo spesso, questo principio è stato violato. Un esempio per tutti è la richiesta della Curia di astenersi sul referendum sulla legge 40 e i numerosi tentativi di intervenire anche sulla legge sulle unioni civili, influenzando il voto dei parlamentari cattolici.

Un inedito in esclusiva per Gaynews

I toni minatoriamente apocalittici da parte di alcune frange estremiste cattoliche sono ravvisabili non solo nel ben noto monito di p. Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, ma anche nelle innumerevoli mail indirizzate alla senatrice Cirinnà. Molte di queste sono state pubblicate nel volume a differenza di altre che per ovvie ragioni di spazio sono state espunte. Di una di queste pubblichiamo in esclusiva il testo in una con quello del mittente. Una riprova di come Monica Cirinnà sappia rispondere con competenza anche a chi ricorre ad argomentazioni di tipo dottrinario.

On. Monica Cirinnà, le prego di rispondere a questa mia lettera. 

Come spiegare alla legittima e innocente curiosità dei bambini quel ripugnante e sporco atto sessuale che già gli adulti, nell’immaginarlo, si vergognano? Non voglio immaginare, al di la delle personali sensibilità etiche, l’imbarazzante situazione degli insegnati di scienze delegati a spiegare alla lecita e curiosa intelligenza dei nostri adolescenti, l’anomalo motivo, già di per se assai igienicamente schifoso e ripugnante al solo pensarlo, dell’infecondo atto sessuale dell’unione tra esseri dello stesso sesso se non per belluino godimento contro natura. In Luca 9-42 è scritto: “ ma chi scandalizzerà uno di questi piccoli che credono in me, è meglio per lui che gli sia legata al collo una macina d’asino e lo si getti nel mare”!

Altre e più devastanti iniziative, grazie a Lei, ci attendono come, ad esempio, il diritto dei gay di adottare figli non loro con l’uso dell’utero in affitto che, se fosse riconosciuto, comporterebbe un sicuro ed imponderabile disagio sociale e danno psicologico su innocenti che Lei e i suoi promotori negano. Un peccato ben più grave della sodomia in quanto trattasi di uno sporco mercimonio d'anime innocenti in corpi d’altrui persone pagate e prestate a tal fine.

C'è da esserne fieri?

Attendo risposta.

 

Gentile Signore,

     vorrà perdonarmi se le rispondo solo oggi ma impegni istituzionali mi hanno impedito di farlo prima. Non volendo però in alcun modo apparire scortese, do con piacere riscontro alla sua mail del 4 luglio u. s.

Non le nascondo che resto perplessa di fronte ai toni e alle parole da lei utilizzate che nulla hanno da spartire con un atteggiamento e un linguaggio improntati alla correttezza nonché a quei valori cristiani, cui vorrebbe rifarsi. Lei parla di rapporti sessuali in termini di ripugnanza, sporcizia, belluinità con specifico riferimento alle persone dello stesso sesso, il cui relazionarsi è altresì bollato come “infecondo”. Ma se l’atto sessuale dov’essere di per sé fecondo a questo punto dovrebbe essere ripugnante – secondo la sua logica – anche quello tra due personee di sesso diverso ma sterili. Eppure lei dovrebbe ben sapere che ne è passata di acqua sotto i ponti dalla Casti Connubii di Pio XI e che sulla morale di coppia il magistero stesso ha abbandondato da oltre 50 anni la mera visione riproduttivistica del rapporto sessuale.

La sessuofobia, di cui la sua mail è riprova, è il vero pericolo da combattere. Se ne faccia una ragione: se due persone dello stesso sesso o di sesso opposto hanno una serena vita sessuale, ciò avviene non per istinto belluino o per una presunta sporcizia ontologica ma per libera volontà e per amore. Ecco, come si può spiegarlo ai bambini che più di noi adulti sanno percepire la bellezza dell’amore.

Stia attento all’utilizzo delle Scritture e a far dir a esse quello che ci aggrada. Lo scandalizzare i piccoli, di cui parla il versetto di Luca da lei citato (fra l’altro in maniera erronea perché la citazione correttà è Lc 17, 1-2), non è affatto in riferimento a una condotta sessuale e meno che mai omosessuale. Cristo non sta affatto parlando di tutto ciò ma della grave responsabilità che hanno coloro che scandalizzano “uno di questi piccoli”. Scandalo che può avvenire attraverso la violenza, il furto, la bugia, ecc. Insomma, attraverso ogni attegiamento eticamente non corretto.

Sorvolando sull’utilizzo del termine sodomia (non più utilizzato dai pontefici da tempo ma che, soprattutto, è inadatto per stigmatizzare il rapporto tra due persone dello stesso sesso quando sono proprio le Scritture a specificare quale fu il grave atto degli abitanti di Sodoma: Ecco, questa fu l'iniquità di tua sorella Sodoma: lei e le sue figlie vivevano nell'orgoglio, nell'abbondanza del pane e in una grande indolenza, ma non sostenevano la mano dell'afflitto e del povero [Ez. 16, 49]), mi permetto infine di farle notare che il concetto di peccato e il ricorso ai testi sacri vanno bene per un credente e sono utilizzabili in un ambito di fede. Ma sono categorie estranee e inappropriate all’ambito laico e politico che, per quanto rispettoso dei diversi credo a partire da quello cristiano, deve tutelare le esigenze di tutte e tutti i cittadini e, conseguentemente, muoversi secondo i presupposti del retto pensiero e delle umane leggi.

Cordialmente

Monica Cirinnà

 

 

 

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A poco più di una settimana dal passaggio in giudicato della sentenza che ha consentito a Olimpia Cianfrocca, 17enne transgender, la rettifica dei dati anagrafici senza previo intervento chirurgico di riattribuzione del sesso – cui il Tribunale di Frosinone ha in pari tempo concesso l’autorizzazione –, la giovane d’Alatri è stata ricevuta a Palazzo Madama dalla senatrice Monica Cirinnà e del senatore Sergio Lo Giudice. Un attestato di affetto e stima per Olimpia che si è battuta con determinatezza per ottenere una sentenza che è in Italia la seconda a riguardare una persona minorenne transgender.

Ad accompagnarla la madre Mariella Fanfarillo, sempre al fianco della figlia nel percorso di transizione, e la zia Francesca Gatta, segretaria del circolo Pd di Alatri. Nel lungo incontro in Sala Maccari si è parlato del progetto di legge sull’identità di genere a firma Lo Giudice che, depositato a inizio legislatura e mai esaminato in Commissione Giustizia, prevede appunto per le persone trans la rettifica dei dati anagrafici indipendetemente dall’intervento chirurgico e la depatologizzazione della transessualità.

«Quella riguardante Olimpia è una sentenza storica – ha commentato la senatrice Cirinnà – ma pone maggiormente in luce la necessità che anche l’Italia si allinei ad altri Paesi (come, ad esempio, Malta) con una legge che consenta la rettifica dei dati anagrafici senza che la persona transgender si assoggetti a un intervento chirurgico. Ieri anche il Parlameto ellenico ha approvato, nonostante alcuni elementi critici, una legge al riguardo Non è possibile ovviare sempre con la via giurisprudenziale tanto più che si possano dare, e si danno purtroppo, sentenze negative per le persone trans facenti istanza, che vivono ciò come un ulteriore dramma».

Sergio Lo Giudice ha anche informato le presenti d’un convegno da tenersi in dicembre sulle persone minorenni transgender. Convegno, cui sarà coinvolta a pieno titolo Mariella Fanfarillo, che da tempo si batte in difesa dell’autodeterminazione delle persone trans.

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Buone notizie da Torino per gli amanti di cinema e per coloro che hanno a cuore i diritti Lgbtqi. Sono state annunciate le date del Lovers Film Festival – Torino LGBTQI Visions 2018, diretto da Irene Dionisio e presieduto da Giovanni Minerba: si svolgerà nel capoluogo piemontese presso il Cinema Massimo del Museo Nazionale del Cinema dal 20 al 24 aprile 2018 andando a ricollocarsi nello storico periodo di svolgimento del festival.

Mentre sono stati resi noti i dati del 2017 - 6 giorni di programmazione, 83 film di cui 56 anteprime italiane, 3 europee, 3 internazionali, 31 paesi rappresentati e 23.000 presenze fra proiezioni ed eventi Off – alcune anticipazioni fanno presagire che il Lovers 2018 sarà contraddistinto da uno spirito cinefilo, militante e pop.

Tutto il festival sarà improntato sul tema dei diritti Lgbtqi: sia il concorso cinematografico sia gli eventi speciali e musicali. La direttrice Irene Dionisio, inoltre, ha deciso di ampliare la squadra di selezione aprendola a due esponenti del mondo Lgbtqi scelti dalla comunità stessa, mentre Giovanni Minerba, fondatore con Ottavio Mai del festival, curerà una sezione pensata per valorizzare la storia della rassegna che tanto ha significato per le persone omosessuali e non.

La madrina sarà una delle icone del cinema italiano: l’attrice, regista e produttrice Valeria GolinoRobin Campillo, ultimo vincitore Gran Prix a Cannes della Queer Palm, ha già confermato la propria presenza al festival.

Sempre sul tema dei diritti, in collaborazione con il Coordinamento Pride saranno scelte sette parole chiave e verrà individuato, per ognuna, un film dedicato. Il focus sarà introdotto da un approfondimento dedicato al modo in cui i media rappresentano le persone Lgbtqi a cura di Diversity, l'associazione fondata da Francesca Vecchioni. Madrina d’eccezione di questo focus sarà Monica Cirinnà.

Innovazione e continuità le parole chiave di Lovers come sintetizza Giovanni Minerba: «I cambiamenti portano sempre a una riflessione, la conoscenza è necessaria, fare tesoro del passato per dare la giusta opportunità di guardare al futuro. Il percorso iniziato con la 32° edizione necessita, è, e deve essere un chiaro messaggio di inclusione, tutti insieme daremo il contributo necessario».

Molto determinata nella costruzione di un’edizione 2018 che possa soddisfare tutte e tutti anche la direttrice Irene Dionisio che «è molto felice di poter partire con il giusto anticipo a lavorare all’edizione 2018».

Irene inoltre ci ha detto «che sta già costruendo nuove relazioni internazionali» e «che lavorerà all’insegna del confronto con la comunità Lgbtqi perché il tema dei diritti possa essere affrontato nella sua accezione più ampia».

 

 

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Il 28 e il 29 settembre si terrà in Campidoglio la Terza Conferenza Nazionale sulla Famiglia. Un’iniziativa che, promossa dal Dipartimento per le politiche della famiglia della Presidenza del consiglio dei Ministri, è stata preclusa a due importanti associazioni Lgbti quali Rete Genitori Rainbow e Famiglie Arcobaleno.

Per saperne di più Gaynews ha intervistato Gabriele Faccini, co-presidente e responsabile Comunicazione di Rete Genitori Rainbow.

Gabriele, a lanciare l'allarme sul mancato invito di alcune associazioni Lgbti alla Terza Conferenza sulla Famiglia è stata Rete Genitori Rainbow. Puoi spiegare cos'è successo?

A fine giugno ci hanno segnalato l'organizzazione di questa Conferenza e abbiamo immediatamente inviato una mail per essere coinvolti. Tre mesi dopo, cioè pochi giorni fa, ci è stata inviata la seguente risposta standard, destinata a tutti coloro a cui la richiesta è stata rifiutata:

Gentile Presidente,

grazie per la sua richiesta di partecipazione alla prossima Conferenza Nazionale sulla Famiglia, prevista il 28 e 29 settembre a Roma. Qui la notizia circa l’evento.

La informiamo che la manifestazione, anche alla luce del numero limitato dei posti disponibili, sarà riservata ai soggetti istituzionali e ai rappresentanti delle organizzazioni nazionali della società civile presenti negli organismi collegiali a supporto delle politiche in materia di famiglia.

Sarà in ogni caso possibile seguire i lavori in diretta streaming sulle pagine del sito internet del Dipartimento per le Politiche della Famiglia della Presidenza del Consiglio dei Ministri all’indirizzo www.politichefamiglia.it.

Con l’occasione, comunichiamo che è possibile far pervenire eventuali contributi scritti a questa Segreteria.

Cordiali saluti.

La Segreteria

Come evincibile dal testo, non è stata data un'esplicita spiegazione del perchè la nostra associazione non avesse i criteri per essere inclusa. Subito ci siamo attivati per capire se anche altre associazioni avessero avuto questo trattamento. Da lì la scelta e necessità di un comunicato che denunciasse l'accaduto.

Si è poi saputo che Agedo e Arcigay avevano in realtà ricevuto l'invito già in giugno. Qual è il tuo parere in merito?

Agedo e Arcigay sono realtà nazionali importanti nel movimento Lgbti. Ma invitare solo loro  non permette di focalizzare sulla realtà specifica delle famiglie omogenitoriali nelle loro tantissime sfaccettature, escludendo così scientemente tutte quelle realtà del mondo Lgbti dove sono presenti dei bambini. In tal modo non è possibile avere un quadro completo della società, che invece è l'obiettivo dichiarato dell'Osservatorio sulla Famiglia (che già nel nome porta una pecca, in quanto sarebbe più corretto parlare di famiglie).

Nella scheda informativa della Conferenza, uno dei gruppi di lavoro (il primo peraltro) è focalizzato sulla centralità del ruolo delle famiglie come risorse sociali ed educative. Nella premessa del documento si riconosce infatti come «la struttura delle famiglie si è profondamente modificata e ci troviamo di fronte a un panorama nuovo e per molti aspetti complesso (nuclei sempre più piccoli, spesso instabili, famiglie di origine straniera, ricomposte, monogenitoriali, omogenitoriali, adottive, affidatarie,...)». Ma come è possibile riconoscere questa molteplicità di forme e poi non voler ascoltare la voce di chi le rappresenta?

Domani mattina la sottosegretaria Maria Elena Boschi riceverà i rappresentanti di Rete Genitori Rainbow e Famiglie Arcobaleno. Prima che fosse fissato quest’appuntamento, si è saputo che Lo Giudice, Cirinnà e Viotti avevano minacciato un duro comunicato. Come giudichi una tale presa di posizione di politici d'area orlandiana?

Ogni azione politica a sostegno delle nostre istanze è senz'altro ben accolta. Ci auguriamo che possa costituire l'inizio di un dibattito costruttivo e non si riduca a un mero scontro tra le parti. L'importante è non fare finta che il problema non esista e apprezziamo la maggior sensibilità di alcuni politici su queste tematiche.

Siamo a poche ore dall’incontro a Palazzo Chigi. Cosa ti aspetti da questo meeting?

Questa convocazione è stata ovviamente una conseguenza del comunicato, un atto dovuto, ma poteva anche non essere organizzato. Mi aspetto in primis delle spiegazioni, anche se dubito avremo la possibilità di prendere parte alla conferenza arrivati a questo punto.

Ma soprattutto, visto che il lavoro dell'Osservatorio è costante, mi aspetto un impegno politico preciso da parte della sottosegretaria e un coinvolgimento all'interno di quest'organo, dove è necessaria la rappresentanza di tutte le forme di famiglia, comprese quelle omogenitoriali di Famiglie Arcobaleno e quelle "omoricomposte", specificità rappresentata da Rete Genitori Rainbow, dove un compontente della coppia omosessuale ha avuto figli da precedenti relazioni eterosessuali.

Non credi che l'esclusione di associazioni come Rete Genitori Rainbow e Famiglie Arcobaleno dalla Conferenza Nazionale possa essere ravvisata come conseguenza della legge sulle unioni civili. Legge, cioè, che non riconosce formalmente lo status di famiglia alle coppie che accedono a un tale istituto giuridico?

No, non trovo relazioni. Come dicevo prima, nel documento informativo stesso della Conferenza si parla di molteplicità di famiglie, tra cui quelle omogenitoriali. Posso però aggiungere che da un anno a questa parte c'è la percezione che l'attenzione del governo sul campo dei diritti delle persone Lgbit si sia affievolita. Bisogna avere il coraggio politico di portare avanti un cammino troppo timidamente intrapreso.

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Domani, alle 17:30, si uniranno civilmente presso Palazzo Loggia, sede del Comune di Brescia, Stefano Simonelli e Luca Trentini. Al rito saranno presenti familiari e amici ma anche numerosi esponenti del movimento Lgbti italiano. Già segretario nazionale di Arcigay dal 2010 al 2012 e attualmente coordinatore di Sinistra Italiana per la provincia di Brescia, Luca è infatti noto come militante per i diritti civili delle persone omosessuali e transessuali. Tema, questo, di cui si occupa anche come blogger per Huffington Post. 

Per saperne di più lo abbiamo raggiunto telefonicamente.

Luca, si avvicina il gran giorno: come ne avete vissuto, tu e Stefano, la preparazione?

Con grande emozione. Siamo partiti assai presto con l'organizzazione della nostra unione, supportati da una grande comunità di amiche e amici che hanno voluto condividere con noi il percorso, la preparazione e la realizzazione di quello che sarà sicuramente un momento indimenticabile della nostra vita. Abbiamo voluto coinvolgere non solo l'associazione in cui militiamo da anni, Arcigay, ma anche tutte e tutti coloro che ci sono stati vicini in questi lunghi anni di lotta civile. Come abbiamo condiviso la fatica delle battaglie politiche, così ora vivremo insieme l'entusiasmo e la gioia di un momento, personale e politico, che coinvolge tutte e tutti. C'è stato molto da organizzare, ma ognuno ha contribuito a un pezzo di quella che sarà una grande giornata.

Un tale atto arriva dopo un percorso di vita insieme: come si è strutturato nel tempo il vostro rapporto e perché avete deciso di formalizzarlo? 

In realtà la scelta è stata del tutto naturale. Dopo cinque anni di storia e due di convivenza l'idea dell'unione è arrivata spontaneamente. Ci siamo conosciuti grazie a un amico comune a una serata al Mamos di Bergamo. Lì è iniziata la nostra relazione che è proseguita e si è consolidata nel tempo. Abbiamo condiviso la quotidianità, le battaglie civili e politiche e siamo cresciuti come coppia. Il giorno del quarto anniversario del nostro fidanzamento ho preso l'iniziativa e ho fatto la dichiarazione a Stefano, consegnandogli l'anello in un luogo molto romantico di Brescia. Ha detto sì ed eccoci qui.

Il motivo principale che ci ha spinti al passo dell'unione è sicuramente prima di tutto sentimentale. Volevamo celebrare il nostro amore pubblicamente, con amici e parenti, con una festa che li tenesse insieme tutti. Inoltre abbiamo voluto formalizzare di fronte alla legge la nostra famiglia, che già esiste nei fatti ed essere riconosciuti di fronte allo Stato come un bene sociale basato sul vincolo di amore e solidarietà, al pari di ogni altra famiglia. Da ultimo avremo la possibilità di accedere ai diritti e di assumerci i doveri che la legge prevede per consolidare e tutelare la nostra famiglia. 

Come attivista con un lungo impegno in Arcigay alle spalle qual è il tuo giudizio sulla legge Cirinnà? 

La legge Cirinnà è un primo, sostanziale e positivo passo avanti sul fronte dei diritti civili. Ha avuto il merito di rompere quel muro di gomma che ci impediva di progredire come paese e di essere riconosciuti come cittadine e cittadini. Tuttavia la scelta di creare un istituto esclusivo, dedicato solo alle famiglie omosessuali, ben distinto e differenziato dal matrimonio pone dei problemi non indifferenti in termini di uguaglianza sostanziale. E poi la scelta di escludere l'adozione, anche nei termini della stepchild adoption, è stata un’enorme ferita per le famiglie arcobaleno e per i diritti dei loro bimbi. Un atto inaccettabile, servito sul tavolo della mediazione partitica, che ci ha impedito di godere di un successo più grande.

Date le condizioni dettate dagli equilibri parlamentari non era probabilmente possibile ottenere di più. Un passo avanti che deve però essere il primo di una lunga serie.

Qual è a tuo parere l'incidenza che il movimento ha avuto durante il dibattito parlamentare e quale gli obiettivi che deve prefiggersi per il futuro? 

Credo che la legge sulle unioni civili, sebbene parziale, sia il primo grande successo politico del movimento Lgbt italiano, avvenuto attraverso la determinazione e l'impegno di Monica Cirinnà. Nella società dell'immediato tendiamo a dimenticarci la genesi, lo sviluppo e i processi che determinano i cambiamenti sociali. È stata la lotta, il sacrificio e la militanza di migliaia di attiviste ed attivisti che ha attraversato gli ultimi quarant'anni della nostra storia a costruire la possibilità di vedere approvata una legge sulle nostre famiglie. Attraverso la visibilità, la cultura, le iniziative, la lotta sociale e politica, le sentenze dei tribunali, della Corte costituzionale, della Corte europea dei diritti dell'uomo il movimento è riuscito a convincere in modo capillare la maggioranza dell'opinione pubblica a schierarsi al suo fianco e ha costruito le condizioni sociali e politiche perchè quella legge potesse essere proposta, condivisa e votata. Siamo stati noi ad operare una “rivoluzione gentile”, secondo la felice espressione di Franco Grillini, i cui frutti sono stati raccolti nella società prima e nel parlamento poi.

Grande e a mio parere determinante è stata la mobilitazione posta in essere dal movimento nell'imminenza del voto parlamentare. Reputo che la mobilitazione nazionale del 23 gennaio sia stata una dimostrazione di forza e di determinazione capace di far giungere nelle aule parlamentari la voce della maggioranza del Paese, bloccando così in modo ferale l'ennesimo tentativo dei gruppi clericali di bloccare l'approvazione della legge.

Tuttavia, non ce lo nascondiamo, molte forze politiche dentro il palazzo non hanno certo brillato per coerenza e per linearità rispetto ai nostri obiettivi. Sarà necessario proseguire nella battaglia culturale sui temi dell'uguaglianza e nella lotta sociale per l'affermazione, il rispetto e l'inclusione delle diversità in modo da costruire una piattaforma avanzata di rivendicazione che sappia rilanciare con forza i nostri obiettivi: la legge contro l'omotransfobia, la tutela dell'omogenitorialità e dei diritti fondamentali dei figli delle coppie arcobaleno, l'accesso al matrimonio egualitario e all'adozione per tutte e tutti. Capitoli che non possono che passare attraverso una forte richiesta di laicità delle istituzioni e in un progetto di riforma complessiva del diritto di famiglia per tutte le coppie, omo e etero.

A chi dice - ed è successo anche a Brescia - che le unioni civili sono un flop che cosa rispondi? 

Rispondo che, per definizione, i diritti di una minoranza non si determinano dai numeri che esprime, soprattutto se li si rapporta a quelli della maggioranza della popolazione. Ricordo loro che una possibilità non determina necessariamente un obbligo sociale ad assumersi una scelta. Evidenzio che in inverno, cioè il periodo preso in esame da queste forzate analisi statistiche, è assai improbabile che qualcuno decida di organizzare la festa della propria unione. 

Ma sottolineo soprattutto che, quando si parla di diritti civili e di uguaglianza, il metro di misura debba essere esclusivamente quello della giustizia sociale, e non un banale calcolo numerico. Se una legge porta a migliorare la qualità della vita e determina il benessere e la serenità anche di una e una sola famiglia, è giusto approvarla.

Nel progetto futuro di Luca e del suo compagno rientra anche quello della genitorialità?

Abbiamo grande rispetto e sincera ammirazione per chi compie una scelta così grande, ma non rientra nei nostri progetti. La responsabilità genitoriale è un compito troppo impegnativo e alto per poterlo inserire nelle nostre vite, che sono già talmente cariche di impegni, responsabilità e incombenze da non consentirci il tempo e l'attenzione che merita la cura di una nuova vita.

Tuttavia abbiamo la fortuna di avere famiglie molto numerose, che ci hanno circondato di nipoti. Sono sei, per ora. Proprio domenica scorsa durante un pranzo in famiglia Alberto, il più piccolo dei miei nipotini, ci si è avvicinato e ci ha candidamente chiesto: “Ma zio Luca, da venerdì posso chiamare zio anche Stefano?”. Questo oggi ci basta.

Tuttavia, non ce lo nascondiamo, molte forze politiche dentro il palazzo non hanno certo brillato per coerenza e per linearità rispetto ai nostri obiettivi. Sarà necessario proseguire nella battaglia culturale sui temi dell'uguaglianza e nella lotta sociale per l'affermazione, il rispetto e l'inclusione delle diversità in modo da costruire una piattaforma avanzata di rivendicazione che sappia rilanciare con forza i nostri obiettivi: la legge contro l'omotransfobia, la tutela dell'omogenitorialità e dei diritti fondamentali dei figli delle coppie arcobaleno, l'accesso al matrimonio egualitario e all'adozione per tutte e tutti. Capitoli che non possono che passare attraverso una forte richiesta di laicità delle istituzioni e in un progetto di riforma complessiva del diritto di famiglia per tutte le coppie, omo e etero.

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