Negli ultimi giorni, da quando i media ne hanno dato notizia, la storia della piccola Alba con sindrome di Down e del suo papà adottivo Luca Trapanese, gay e single napoletano, non smette d’emozionare e colpire l’opinione pubblica italiana.

Alla vigilia dell’uscita del libro autobiografico Nata per te. Storia di Alba raccontata tra noi (Einaudi, Torino 2018, pp. 168) redatto a quattro mani con lo scrittore Luca Mercadante, abbiamo raggiunto il papà di questa splendida bimba di 18 mesi per saperne qualcosa in più.

Luca, ti saresti mai aspettato una tale attenzione mediatica dal momento che sono passati già sei mesi da quando hai adottato Alba?

No, non l’immaginavo di questo tipo. Immaginavo che la mia storia potesse fare notizia essendo straordinaria. Straordinaria non certamente in riferimento alla mia persona ma secondo l’accezione piena del termine: fuori dall’ordinario. Immaginavo che qualcuno ne avrebbe parlato. Ma non certamente questo clamore. La mia pagina Facebook e il mio profilo sono arrivati a oltre 12.000 liker. Mi arrivano 500 messaggi al giorno. È dunque una reazione inaspettata. Ma che fa riflettere sul desiderio di cambiamento da parte di tante e tanti.

Facciamo un passo indietro. Raccontaci i passaggi che hanno portato all’affido e all’adozione

Nel libro che ho scritto con Luca, Nata per te, parlo anche del percorso che ho dovuto fare per ottenere l’adozione definitiva oltre al mio desiderio incondizionato di paternità. Ho prima fatto un'iscrizione al registro dei single presso il Tribunale dei Minori di Napoli, che consente di prendere in affido bambini che non riescono a essere collocati sulla base dell'art. 44 delle legge 184, che ne disciplina i casi particolari.

La richiesta è stata fatta a gennaio 2017 e sono stato convocato a luglio 2017. Alba mi è stata affidata prima per il periodo delle vacanze estive, mentre il tribunale continuava a cercare una coppia disponibile. Poi a settembre, non essendoci stata nessuna coppia (ben sette l'avevano rifiutata), ho iniziato il percorso di affido preadottivo con colloqui periodici con gli assistenti sociali e i giudici. Con essi valutavamo insieme il percorso che facevo con Alba. Ad aprile 2018 ho presentato la domanda di adozione speciale ex lege 184/83, art. 44, comma  C e a giugno 2018 ho avuto il decreto definitivo dell’adozione.

Alla luce della storia di Alba qual è la tua valutazione sulle norme italiane che regolano l’adozione?

Da un lato sono felice, perché ho ottenuto quello che volevo e quindi uno spazio vuol dire che c’è. È chiaro che la 183 è una legge vecchia. È vecchio il concetto di famiglia a essa sottesa. Perché oggi sono moltissimi i single. Ci sono moltissimi conviventi, coppie di fatto e coppie di persone dello stesso sesso. Quindi credo che sia una legge da rivedere. Mi domando inoltre: Un single che vuole adottare un disabile ci può riuscire? Ovviamente ci vuole una certa predisposizione al riguardo. Personalmente io ho sempre considerato la disabilità non un problema ma un’opportunità. Ma un altro single, che ha desiderio di avere un figlio e non è preparato ad avere un figlio disabile – e nessuno si può permettere di giudicarlo –, perché non può adottare un bambino normodotato ed entrare in lista come le coppie cosiddette "tradizionali"?

Tu sei single e gay. Non credi che l’escludere le coppie omosessuali dall'adozione sia un danno per gli stessi bambini? 

Al di là dell'aspetto discriminatorio credo che sia un'ingiustizia. Moltissimi sono in bambini in attesa di trovare famiglia. Nelle coppie etero credo che ci sia un forte desiderio di procreare, di creare insieme da un punto di vista genetico un qualcuno o qualcuna che in un certo qual modo li rispecchi. In una coppia omossessuale questo di base non c’è, anche se si può ricorrere all’estero a pratiche di pma. Pratiche, in ogni caso, che restano  non accessibili a tutte e a tutti e, dunque, non pensate come necessarie dalle coppie di persone dello stesso sesso per realizzare un tale desiderio di genitorialità. Quindi per loro ci sono meno aspettative.

In riferimento alle coppie di persone dello stesso sesso credi che sia sostenibile la tesi di quanti dicono che per una crescita armonica i bimbi hanno bisogno di una mamma e di un papà?

È una questione assurda e non vera. I bambini hanno bisogno di amore, affetto, equilibrio, di avere un punto di riferimento. Che questo punto di riferimento debba essere contemporaneamente maschio/femmina non credo sia determinante per la felicità di un bambino. Conosco tantissime coppie di amiche e amici omoessessuali, che hanno figli nati a seguito di fecondazione eterologa o gpa: sono bambini assolutamente felici con gli stessi problemi familiari, che hanno tutte le famiglie senza distinzione. Inoltre, nel mio piccolo, posso dire che questi bambini non si sentono né discriminati né diversi: si sentono figli e basta. Fra l’altro di come crescano bene i figli o le figlie di coppie di papà o di mamme ne è riprova il neosenatore dello Iowa Zach Walhs, figlio di due donne lesbiche.

Una tale visione la si ritrova anche nelle parole di Paola Binetti. Pur avendo espresso grandi elogi alla tua persona, la senatrice dell'Udc ha infatti dichiarato, venerdì scorso, che nel tuo caso si è verificato “un combinato disposto difficile che si ripeta un'altra volta”, aggiungendo: "Credo che il supremo interesse di un bambino si declini meglio quando ci siano un padre e una madre, la famiglia nel piu' classico dei modi". Che cosa ne pensi?

In primo luogo ringrazio la senatrice Binetti per le parole molto belle, che mi ha rivolto. Ne sono rimasto profondamente toccato. Mi auguro di essere il primo e non l’ultimo. Non concordo, invece, sulla seconda parte. Per spiegarmi meglio, faccio proprio riferimento alla mia storia personale. Alba vive quotidianamente con la sua tata nelle ore in cui lavoro. Eppure, quando rientro a casa e la tata va via, Alba non piange disperata. Non la chiama né la considera mamma, pur trascorrendo con lei molte ore della giornata. Cosa che non avviene, quando io devo uscire. Lei allora si aggrappa a me, inizia a piangere. Per cui bisogna inventare mille escamotage, come il rassicurarla con le parole: Papà, torna subito.

Alba ha ben chiaro qual è la sua famiglia e quali sono le figure che ruotano intorno alla famiglia: io e lei. Alba non crescerà in maniera diversa da altre bambine, perché figlia di un papà single.

Il fatto che tu sia gay, papà e cattolico come è stato valutato dalla Chiesa napoletana nell’ambito in cui operi?

Non ho avuto problemi. Sono il responsabile dei progetti della fondazione del cardinale Sepe per la Casa di Tonia. Il cardinale sa della mia omosessualità: non ho avuto per questo problemi né con lui né con altri sacerdoti. Mai avuto nessun problema con la Chiesa partenopea.

Ci troviamo in un periodo in cui a farla da padrone è una classe politica xenofoba, razzista e, guarda caso, omofoba. A quanti delle destre vanno parlando di famiglia tradizionale, cosa ti sentiresti di rispondere?

La famiglia “tradizionale”, composta da mamma e papà, legati da un vincolo stabile, con figli e figlie, non esiste più come modello generale e unico. Non esiste più perché sono tramontate le tradizioni dei nostri nonni e dei nostri genitori. Esistono pertanto vari modelli familiari che non collidono con quello cosidetto tradizionale, ma l’accompagnano e lo completano in un ottica di società plurale. Non credo ci sia altro da aggiungere.

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Con un comunicato diffuso in giornata il comitato Arcigay Antinoo di Napoli ha gettato luce su un caso d’emarginazione sociale, di cui è vittima Sergio, un 40enne omosessuale di Monte di Procida (Na).

Dopo aver accuratamente verificato una serie di segnalazioni pervenute all’associazione, Arcigay Napoli ha denunciato le inumane condizioni di vita in cui, da alcune settimane, si trova a vivere Sergio, invalido al 100% dopo un incidente sulla nave da carico su cui lavorava.

L’uomo è stato cacciato di casa il 2 ottobre scorso di ritorno da una degenza ospedaliera: il fratello che già in altre occasioni l’avrebbe vessato perché gay, gli ha infatti impedito di mettervi piede, buttandone vestiario e oggetti dal secondo piano dell’abitazione.

Da quel giorno Sergio vive in un sottoscala lurido, utilizzando un bidone come wc e lavandosi nottetempo in una fontana nelle vicinanze per la vergogna di essere visto dai vicini durante il giorno.

Nel sottoscala il 40enne condivide lo spazio con alcuni topi e le sue condizioni di salute, già molto precarie, sono messe ancora più in pericolo da questa situazione igienicamente invivibile.

Sergio, che vive in uno stato di totale indigenza, ha problemi concreti di sostentamento e non ha mezzi per provvedere autonomamente alle cure necessarie e ai bisogni minimi di un’esistenza decente.

«Ho incontrato il sindaco e i servizi sociali di Monte di Procida – ha dichiarato Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha raggiunto Sergio all’ospedale di Boscotrecase, dove è ricoverato per un'emorragia dovuta ai ripetuti morsi di topi – che mi hanno assicurato un rapido intervento. Queste situazioni di degrado, che appartengono più al Medioevo che al 2018, sono inaccettabili.

Ci auguriamo che l’amministrazione intevenga fattivamente e che la comunità di Monte di Procida si indigni ridando dignità alla vita di Sergio. La tempestività e l’efficienza, con cui le istituzioni e la società tutta daranno risposte concrete alla tragedia di Sergio, saranno cartina di tornasole della civiltà e dell’umanità di una comunità che non piò restare indifferente davanti a questa sconvolgente storia di violenza e omofobia».

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Si è svolta stamattina a Napoli presso la Sala Giunta di Palazzo San Giacomo la conferenza Stampa di presentazione della 10° edizione di Poetè, rassegna letteraria che ha luogo da ottobre a maggio nell’elegante cornice del Chiaja Hotel de Charme.

Nata dall’incontro sinergico tra Claudio Finelli, autore e delegato cultura di Arcigay, Luciano Correale, grafico pubblicitario e responsabile della comunicazione grafica di Arcigay Napoli e Pietro Fusella, direttore del Chiaja Hotel de Charme, la manifestazione si prefigge lo scopo di diffondere, attraverso i libri e la lettura, una cultura della differenza quale antidoto al razzismo e alla discriminazione.

In questi anni, grazie al sostegno di un’utenza sempre più interessata al progetto e alla collaborazione disinteressata di attori, artisti, scrittori e giornalisti, Poetè ha avuto l’opportunità di crescere e d’imporsi sullo scenario culturale partenopeo.

Tantissimi gli ospiti di Poetè nelle precedenti edizioni: da Pino Strabioli a Erri De Luca, da Antonello Dose a Ivan Cotroneo, da Lorenza Foschini a Franco Buffoni, passando per Didier Eriborn, Walter Siti, Ivan Scalfarotto, Frederic Martel, Edouard Louis, Emiliano Fittipaldi, Luca Bianchini, Luxuria, Sandro Lombardi, Rossana Campo, Melania G Mazzucco, Alessandro Fullin, Alessandro Cecchi Paone, Antonella Cilento, Geraldina Colotti, Elio Pecora, Maria Attanasio, Francesco Botti, Porpora Marcasciano, Peppe Lanzetta, Antonio Pascale, e tanti tanti altri.

Gli incontri (tre/quattro al mese da ottobre a maggio), che inizieranno tutti, al solito, alle 18.30 con ingresso gratuito, prevedono una conversazione pubblica e informale tra l'autore ospite e il conduttore degli incontri.

«Dieci anni: un anniversario importante — racconta il direttore artistico di Poetè Claudio Finelli—. Un punto d’arrivo, dal quale guardare con orgoglio a questo viaggio iniziato per caso nel lontano 2008. Un punto da cui ripartire, con sempre maggiore consapevolezza, per creare spazi di libertà e condivisione evocando memorie, voci e suggestioni. 

In dieci anni Poetè ha cercato le chiavi più efficaci per aprire l’uscio del nostro immaginario e popolarlo di sogni, di emozioni, di consapevolezze e di illuminazioni perché – come ha insegnato Walt Disney – “Se puoi sognarlo, puoi farlo”. E con Poetè noi abbiamo sognato e continuiamo a sognare un mondo più giusto e inclusivo: lo abbiamo sognato e continueremo a sognarlo a partire da una storia che ci renda finalmente tutte e tutti protagonisti. È vero, noi sogniamo ad occhi aperti, con un libro in mano. Ma non siamo visionari, siamo solo costruttori di una nuova narrazione. Una narrazione felice per tutt*, una narrazione senza pregiudizi, una narrazione di verace umanità».

immagine per gay news poetè

24 appuntamenti da ottobre a maggio, nell’ambito dei quali saranno presentati ben 32 libri di generi assai diversi: dalla narrazione drammatica a quella comica e paradossale, dalla saggistica fino alla scrittura cronachistica e a testi nati per la messinscena. 

Si inizia stasera con Eduardo Savarese che presenta Le cose di prima, storia di un adolescente affetto da distrofia muscolare, per il quale la malattia si rivela in tutte le sue penose limitazioni, mentre le «cose di prima» appaiono ormai improbabili e quasi esotiche. 

Si continuerà l’8 novembre con Alessio Arena, autore de La notte non vuole venire, dedicato alla figura mitica di Gilda Mignonette. 

Il 15 novrembre sarà la volta della cronista de La Repubblica Federica Angeli con A mano disarmata, in cui racconta l’esperienza di lotta ai clan mafiosi che infestano una parte della Capitale con la sola arma della penna. 

Giovedì 22 novembre ci sarà il Poetè Speciale per il TDoR (Transgender Day of Remembrance) con Paola Nasti che presenta il suo Cronache dell’antiterra. E ancora, nella stessa giornata, interverrà Giovanna Cristina Vivinetto a raccontare il suo Dolore Minimo, titolo che esprime la complessa condizione transessuale pronunciata nella sua scrittura con grande potenza poetica. Mentre giovedì 29 novembre il salotto dell’Hotel De Charme ospiterà Franco Buffoni, autore de La Linea del cielo, nel quale riflette sulle radici, anche geografiche, della sua ispirazione: dalla Lombardia dei ricordi e dei continui ritorni, alla Roma della Storia e delle storie. 

Il 6 dicembre il padrone di casa Claudio Finelli presenterà Quei ragazzi del ‘96, testo scritto per la messinscena che rievoca la notte del 28 giugno 1996, quella che ha preceduto il primo Gay Pride del Sud Italia. Seguirà l’intervento di Raphael Giussani autore di Basta. Io non sono la mia malattia. Il 13 dicembre con Luca Baldoni sarà la volta di Sale del ricordo, raccolta di poesie che ci restituisce i colori e le atmosfere di un passato recente e carico di aspettative di quella parte della società che ha vissuto le stazioni principali del proprio iter di consapevolezza a cavallo del nuovo millennio.

Poetè continuerà mercoledì 19 novembre con Giuseppina La Delfa e il suo Peccato che non avremo mai figli, storia vera di Giuseppina e Raphaelle che agli inizi degli anni '80 si scoprono innamorate. E ancora, il 10 gennaio, Anna Marchitelli presenterà Certe Stanze e Tredici canti (12+1), due libri d’esordio dell’autrice, uno di matrice poetica, l’altro che racconta l’esperienza immersiva tra le sessantamila cartelle cliniche di un ex manicomio. Nella stessa giornata Eleonora Pinzuti presenterà Con Figure. Mentre il 17 gennaio il salotto letterario ospiterà Diego Davide con Tutta n’ata storia, la novità editoriale dell’autore caustico e ironico del De Guallera.

Il 24 gennaio doppio appuntamento con Rosario Coco, autore di Storie fuorigioco. Omosessualità e altri tabù nel mondo del calcio e Francesca Muzzi, con il suo Giochiamo anche noi, un libro per discutere sulla vita delle persone omosessuali nel mondo del calcio. Si continuerà il 31 gennaio con Francesco Gnerre che ripropone un saggio classico della letteratura omosessuale italiana, L’Eroe Negato, che quando fu pubblicato per la prima volta, nel 2000, diventò un testo fondamentale degli studi Lgbt. 

Giovedì 7 febbraio sarà ospite del salotto di Chiaia, Mariano Lamberti, autore de Il lungo risveglio dell’impiegato E., storia paradossale di un uomo a cui dopo il trauma della morte della madre spuntano due escrescenze carnose sul petto. Il 14 febbraio ad animare il salotto di Finelli sarà Giovanni Lucchese con L’uccello Padulo. A seguire, il 21 febbraio, Armida Parisi con Maria la Bailadora alla battaglia di Lepanto (Illustrazioni Daniela Valentino): storia di una giovane zingara fuggita dalla Andalusia dove la madre è stata bruciata come strega, arrivata a Napoli la donna si innamora di un soldato seducendolo con il potere di attrazione del flamenco.

Si continuerà il 28 febbraio con Ciro Formisano, autore de L’Esodo, romanzo nato dall’omonimo film diretto da Formisano, che ha vinto premi in Italia e all’estero, tra cui un Globo d’Oro, che tratta il problema degli esodati e le conseguenze della Legge Fornero. Giovedì 7 Marzo ci sarà Poetè Speciale Giornata Internazionale della Donna con Maria Cristina Orga, che presenterà Oggi Spose, protagoniste Angela e Maria Cristina, due donne che si amano da oltre vent'anni e che il 9 maggio 2017 celebrano la loro unione civile in forma pubblica per offrire una testimonianza "culturale" a una società ancora imbarazzata dalle coppie omosessuali. A seguire Federica Tuzzi presenterà Più veloce dell’ombra

Ancora un doppio appuntamento letterario giovedì 13 marzo, con Christian Coduto, autore di Spalla @ Spalla e Giuseppe De Martino che presenterà Il dolore in un sorriso. Giovedì 21 marzo, Marco Antonio D’Aiutolo presenterà Mani di mandarino, mentre Paolo Di Petta I-Dentity Gen. Il 28 marzo appuntamento con Pietro Ioia, che nel suo La Cella Zero racconta 22 anni in carcere e 20 istituti penitenziari diversi: spacciatore del rione Forcella di Napoli, dalla bella vita con i soldi del narcotraffico è passato all'inferno del carcere di Poggioreale. Ancora giovedì 4 aprile, protagonisti saranno Christian Addattilo, autore de La donna che visse due volte: la vertigine hitchcockiana tra letteratura e cinema e Carlo Bordini che presenta il suo Difesa Berlinese.

Si proseguirà l’11 aprile con un doppio Poetè, Concetta Modica e Anita Pepe presentano Di Sogni e di Chimere, libro realizzato da una artista Concetta Modica e una giornalista Anita Pepe, che si traduce in un connubio di immagini e testi sull'amore idealizzato o perduto. A seguire, Marco Simonelli, presenterà il suo Le Buone Maniere, in cui realizza un’ampia ricognizione sui modi e i metodi con cui l’individuo fin dall’infanzia viene ammaestrato alla socialità. Martedì 16 aprile, Andrea Simone presenterà Due uomini e una culla, storia di Anna, nata il 2 agosto 2014, voluta e concepita da due papà. Giovedì 9 maggio, ultima presentazione con Antonio Fiorillo e Tonino Scala, autori de L’ultimo rigore, in cui ripercorrono quel 17 luglio 1994, finale dei mondiali di calcio, in cui Roberto Baggio tira il rigore più importante della sua vita, infrangendo non solo i suoi sogni, ma quelli di molti altri. 

«Come accaduto nelle precedenti edizioni, Poetè intende mettersi sulla stessa lunghezza d'onda del Mediterranean Pride of Naples 2018 – precisa Luciano Correale che, insieme a Finelli, ha creato il fortunato format nel 2008 -: un Pride dedicato alla fratellanza, alla sorellanza, alla solidarietà perché solo costruendo e determinando una società più umana e solidale, potremo vivere in un mondo in cui l’amore trionfa finalmente sull’odio, sulla cattiveria e sulla prevaricazione».

Alla conferenza stampa della manifestazione, che ha il sostegno morale della Regione Campania, della Consigliera di Parità della Città Metropolitana di Napoli e del Comune di Napoli e il costante supporto di diverse associazioni, attori sociali e media d’informazione come Gaynews, Napoligaypress e SenzaLinea, hanno preso parte, tra gli altri, la delegata alle Pari Opportunità del Comune di Napoli Simona Marino; l’assessore alla cultura e al turismo del Comune di Napoli Gaetano Daniele; Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli; Daniela Lourdes Falanga, delegata alle Politiche Trans di Arcigay Napoli; Federico Maria De Luca, referente della Fondazione Genere Identità Cultura e diversi altri esponenti del mondo delle associazioni e della cultura impegnati in un lavoro di quotidiano contrasto all’esclusione sociale. 

Durante la conferenza stampa Sannino, presidente di Arcigay Napoli, ha sottolineato l’importanza del sostegno, prestato a questa edizione di Poetè, dell’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli, grazie al cui aiuto verrà realizzata, al termine della manifestazione, una mostra-evento dell’artista e fotografo Vito Fusco nella Casina Pompeiana della Villa Comunale. Il titolo della mostra, che si inaugurerà il 17 maggio 2019, è Stonewall: the Temple e raccoglie 32 immagini scattate da Fusco nello storico locale omosessuale Stonewall Inn di New York, durante la settimana del Gay Pride del 2016, alcune delle quali hanno ricevuto già importanti riconoscimenti. 

L'avvocato Maria De Luca, segretario generale della Fondazione genere identità cultura, dopo aver illustrato le attività della fondazione, ha ricordato come la fondazione porti avanti un’operazione culturale complessa e come «Poetè sia uno straordinario strumento per veicolare informazione e cultura».

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A partire da oggi fino a domani si terrà a Napoli, città storicamente simbolo dell’accoglienza per le persone transgender, il congresso internazionale La popolazione transgender e gender nonconforming: i differenti contesti dell’intervento.

Luogo dell’assise convegnistica sarà l’ex complesso monastico dei SS. Marcellino e Festo, sul cui chiostro monumentale si affacciano le differenti sale ospitanti il Museo di Paleontologia e il Dipartimento di Scienze naturali della Federico II. 

Quello dell’ateneo partenopeo è, fra l'altro, solo uno dei patrocini di cui gode il congresso e tra i quali non possono non menzionarsi quelli del Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei ministri, dell’Istituto Superiore di Sanità, della Regione Campania e del Comune di Napoli.

Un’iniziativa di livello, la cui ideazione e promozione sono da ascriversi a una personalità del mondo accademico federiciano quale Paolo Valerio.

Non a caso la due giorni è stata organizzata dall’Osservatorio nazionale sull’identità di genere (Onig), di cui l’ordinario di psicologia clinica è presidente, in collaborazione con l’Osservatorio universitario sulle differenze, il Centro di Ateneo SInAPSi (che si occupa di promuovere la cultura dell’inclusione tra quante e quanti frequentano i corsi universitari) e il Dipartimento  di Neuroscienze e Scienze riproduttive ed Odontostomatologiche delle Federico II.

Tra i relatori di caratura internazionale, che possono vantare un’esperienza decennale sui temi trattati, bisogna ricordare Jack DrescherAlain Giami, Thomas D. Steensma, Giancarlo Spizzirri, Alexander Schuster. Ospite d’eccezione sarà invece la psicologa Mariela Castro Espín, figlia dell’ex presidente cubano Raúl e presidente del Centro nacional de educación sexual de Cuba (Cenesex).

Né mancheranno gli interventi di figure di rilievo del transgenderismo nazionale e locale come Porpora Marcasciano, Regina Satariano, Ottavia Voza, Loredana Rossi, Daniela L. Falanga.

A poche ore dall’inizio della manifestazione è il prof. Paolo Valerio a precisare a Gaynews l’utenza a cui intende rivolgersi questo evento: «Questo congresso internazionale è rivolto a tutti coloro che sono interessati ad avere un confronto sui temi legati alle questioni di genere, affrontando le ricerche più attuali sui differenti contesti dell’intervento rivolti alla popolazione transgender e gender nonconforming».

Per il presidente dell’Onig «punti di forza dell’iniziativa sono la prospettiva depatologizzante e lo sguardo multidisciplinare, che vede l’integrazione tra professionisti di diversa formazione (psicologi, medici, sociologi, avvocati etc.)».

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Da venerdì 19 a domenica 21 ottobre, sul palco del Nuovo Teatro Sanità di Napoli, andrà in scena Patroclo e Achille. Lo spettacolo rientra nel progetto Circle Festival, realizzato con il sostegno di Mibac e Siae, nell'ambito dell'iniziativa Sillumina - Copia privata per i giovani, per la cultura.

Il lavoro teatrale, proposto dalla compagnia B.E.A.T. Teatro, è scritto da Fabio Casano, diretto da Gennaro Maresca, interpretato da Giampiero De Concilio e Alessandro Palladino

L’incontro tra Patroclo e Achille, immaginato da Fabio Casano, è un incontro intimo, che ci propone i due personaggi, al di là del mito, come due giovani uomini immersi nei loro pensieri, nelle loro emozioni e nelle loro paure, sullo sfondo della guerra. 

Tra il rumore devastante della guerra e l'immensità del cielo, sulle spiagge di Troia, si sviluppa nel silenzio di una tenda, il dialogo incessante tra due compagni d'armi: Patroclo e Achille. La storia fissa il momento in cui Patroclo sceglie di andare in guerra. La sua determinazione lo porterà a insinuarsi nella psiche dell'amico Achille, un’anima sensibile dall'irrompente presenza. Dopo nove anni di battaglia, la fragilità mentale ed emotiva prende il sopravvento. Si fanno strada dubbi e domande, quelle di un amore nato quasi dal bisogno della guerra, dalla rabbia e dal tempo che passa.

Per saperne qualcosa di più, sorprendiamo durante le prove il regista Gennaro Maresca.

Gennaro, presentaci questi due amici e amanti, Patroclo e Achille, che stai per portare in scena, a Napoli, presso il Nuovo Teatro Sanità... 

Patroclo e Achille sono quei due ragazzi dell'Iliade. Quelli della guerra di Troia. Quelli di Omero. Però, proviamo a descriverli nella loro assoluta umanità, con la loro fragilità e forza. Di eroico niente se non il loro bisogno di assoluta libertà. Achille in primis

Patroclo e Achille sono ricordati per il loro coraggio e la loro forza, eppure tu li sveli nei loro atteggiamenti più umani e sensibili. Oggi, secondo te, possiamo trarre maggiori insegnamenti dall’eroismo epico di questi due miti o dalla loro fragilità?

L’eroismo epico oggi non può slegarsi da un concetto di umanità. Abbiamo bisogno di identificare eroi che siano veri e umani.

La guerra è lo sfondo drammatico della tua messinscena. L’amore di Patroclo e Achille irrompe mentre deflagra anche la guerra. Sembrano uno il controcanto dell’altro. Possiamo sostenere che anche le relazioni umane, i sentimenti più viscerali e profondi, talora sono impetuosi e devastanti come una guerra?

L'idea di contrasto è un elemento importante di tutto il progetto. Restando nell'ambito dei sentimenti umani dico assolutamente sì: siamo continuamente espressione di un qualcosa di composito, mai così precisamente netti, mai del tutto unidirezionali. Indagare la paura della guerra e le carezze e le parole non dette è un modo per indagare i rapporti umani in senso universale. Patroclo e Achille non possono non farsi la guerra.

Infine, quale messaggio ti piacerebbe comunicare al pubblico di Patroclo e Achille?

Un frammento di Archiloco recita : Impara il ritmo che governa gli uomini. Vorrei lo scoprissimo insieme attraverso la storia di questi due giovani.

A seguire il teaser dello spettacolo in esclusiva per Gaynews

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Paolo Valerio è noto a livello internazionale per le sue benemerenze in ambito accademico e scientifico

Ordinario di Psicologia clinica presso l’Università Federico II di Napoli, direttore del Centro di Ateneo SInAPSi, presidente dell’Onig e della Fondazione Genere Identità Cultura, è anche un artista dalle mille anime

Alcune sue produzioni scultoree sono esposte dal 6 ottobre presso Palazzo Fruscione a Salerno in occasione della III° Biennale d’Arte contemporanea, che sarà aperta fino al 19 novembre. E proprio nell'ambito della prestigiosa rassegna salernitana a Paolo Valerio è stato attribuito, sabato 13 ottobre, il 2° premio per la Sezione Arte ecosostenibile con l’opera Il sostenibile peso dei sentimenti.

A pochi giorni dall’importante Congresso internazionale La popolazione transgender e gender nonconforming: i differenti contesti dell’intervento, che lo vedrà come promotore e protagonista il 19-20 ottobre presso l’Aula Chiostro dell’ex complesso monastico partenopeo dei SS. Marcellino e Festo, l’abbiamo raggiunto per conoscere quest'aspetto meno noto della sua vita.

Prof. Valerio, come nascono le sue opere artistiche?

Allo stesso modo in cui è nato Il sostenibile peso dei sentimenti che, premiato alla Biennale d’Arte contemporanea di Salerno, era stato già presentato, lo scorso luglio, alla mostra Stone Heart Broken Heart Love Cages and Surroundings presso il castello di Postignano (Pg). Come gran parte delle mie opere, essa è frutto della raccolta di materiale di risulta, trovato sulla spiaggia: funi, cime, reti dai colori vivaci, plastiche bruciate, levigate dal mare  e trasformate dal sole. Materiale destinato a inquinare il mare e le spiagge o a finire in discariche della Terra dei fuochi. Il materiale è stato da me raccolto e assemblato per dare forma a una scultura dai colori vivaci e dalla forma strana.

C’è un collegamento tra la sua ricerca artistica e quella scientifica?

Certo. C’è un filo rosso tra la mia ricerca artistica, il mio impegno da attivista e la ricerca scientifica, che da molti anni svolgo in un’ottica depatologizzante sul mondo dei femminielli napoletani e delle persone Lgbtq. Ricerca, finalizzata ad abbattere sia stereotipi sia pregiudizi e a combattere quegli stigmi che tanta sofferenza possono produrre in chi ne è ingiustamente vittima.

Quelle plastiche, che sono considerate scarti della nostra società, vengono valorizzate e trovano nuova dignità grazie all’intervento dell’artista che sulle spiagge inquinate, attraverso lo sguardo valorizzante, ne percepisce l’intima bellezza, le raccoglie, le trasforma in opere d’arte degne di essere mostrate al pubblico ed eventualmente premiate.

Un richiamo, forse, a quella cultura della differenza, di cui si è fatto negli anni instancabile promotore e per la quale si è fatto conoscere ben al di là dell’ambito universitario?

Sì, infatti. Come ricercatore, da anni cerco di valorizzare proprio una cultura della differenza che rompa barriere, includa, offra pari opportunità a tutti e tutte, in particolare a quelle parti di popolazione che esponenti di forze politiche reazionarie o di movimenti religiosi fondamentalisti considerano scarto, considerano malata. Quelle parti che vorrebbero lasciare ai margini della società, non riconoscendo  loro alcuna dignità e nessun diritto di vivere liberamente la propria esistenza.

Tutto questo è ingiusto, iniquo, inaccettabile e va combattuto. La mia prima mostra fatta a Napoli, presso la Sala Prigioni di Castel dell’Ovo, si intitolava Gender Roles Gender Cages and Surroundings. Con le mie opere volevo ancora una volta porre l’accento su quelle gabbie/stereotipi che connotano e ruoli e identità connesse ai generi.

Professore, come già detto, lei è stata premiata sabato per l’opera Il sostenibile peso dei sentimenti. Ha pensato a chi dedicare un tale riconoscimento?

Non c’è dubbio che, alla luce di quanto finora detto, dedico un tale premio alle persone transgender e gender nonconforming, auspicando che la società in cui viviamo diventi sempre più inclusiva e consenta a tutt* di esprimere serenamente la propria identità senza alcun timore o rischio di stigma e condanna.

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Il progetto Street Haart, presentato dal comitato Arcigay Antinoo di Napoli, grazie al lavoro dell'artista e militante Carlo Oneto, si è aggiudicato il bando della multinazionale Gilead e ha vinto la menzione etica del Community Award 2018.

Il progetto, che è stato supportato anche dall’esperienza di Alfonso Di Cola e del presidente di Arcigay Napoli Antonello Sannino, è basato sull’utilizzo del codice artistico all’interno di un gruppo vulnerabile e spesso negletto, cioè tra detenuti ed ex-detenuti dell’area di Napoli, sul tema dell’Hiv

La progettazione prevede la selezione di 15 artisti per la realizzazione di una mostra itinerante sul tema della prevenzione e cura dell’Hiv. La commissione del Community Award ha trovato particolarmente interessante la diffusione della conoscenza dei comportamenti a rischio attraverso il linguaggio della pittura, dei murales, dei graffiti e delle installazioni

Per saperne di più, abbiamo contattato Carlo Oneto. 

Carlo, descrivici brevemente il progetto Street Haart, con cui sono stati vinti il bando Gilead e il premio etico.

Dunque, il progetto è stato vincitore di un bando Gilead, in cui si chiedeva di intervenire sulla tematica Hiv (Prevenzione e consapevolezza dei comportamenti a rischio nella popolazione in generale e in particolari gruppi di popolazione più vulnerabili) e abbiamo deciso di farlo attraverso l’arte, soprattutto la Street Art con i suoi messaggi rapidi e accessibili, adatti ad una popolazione metropolitana. Selezioneremo 15 artisti, tra cui alcuni appartenenti alla popolazione carceraria per interpretare le problematiche Hiv e i nuovi mezzi di prevenzione.

Tu sei un artista e militante della comunità Lgbt. Cosa può fare, secondo te, l’arte per abbattere i pregiudizi? E, vista la mission del tuo progetto, cosa può fare l’arte per combattere la sierofobia e implementare le strategie di prevenzione?

La medicina ha dato il suo contributo rendendo le persone sieropositive in terapia non più infettive (Tasp) e creando altri metodi di prevenzione da promuovere in aggiunta all’intramontabile condom (PrEP E PEP). Resta da affrontare l’aspetto delle relazioni sociali “infettate” dalla paura di Hiv. Si aggiunge infatti al timore di una infezione cronica, il terrore di diventare oggetto di stigma sociale. Al riguardo credo fortemente nella capacità comunicative dell’arte, nel suo potere di coinvolgere e sensibilizzare creando comunità intorno ad un tema, in definitiva una medicina contro la paura dello stigma e dell’isolamento legate all'Hiv.

Cosa ti aspetti dalla realizzazione di questo progetto?

Ho in mente due scenari. Uno potrebbe essere il raggiungimento degli obiettivi del progetto: trovare un linguaggio adeguato per veicolare le informazioni, un accesso più frequente e meno nevrotico al test, una rinnovata consapevolezza dei comportamenti a rischio e, perché no, produrre delle opere interessanti che, una volta eradicato l'Hiv, resteranno a testimonianza di questo momento storico.

Un altro scenario potrebbe essere che lo stigma e la resistenza culturale, anche istituzionale, minerà i risultati. Anche in questo caso il progetto avrà un risultato, cioè documentare lo stigma. Ciò non toglie che la realtà potrebbe stupirci con scenari del tutto inattesi.

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«Quando in modo molto artigianale ho dato delle martellate per mettere il chiedo nel muro per apporre questa targa mi sono emozionato. In ricordo soprattutto di quanti hanno contributo a rendere più libera e giusta la nostra società e da monito per chi vorrebbe annullare i nostri spazi di libertà faticosamente conquistati. 

In memoria di quella storia mai raccontata dall'uomo bianco eterosessuale. Mi sono davvero emozionato come altre poche volte».

Con queste parole Antonello Sannino, presidente del comitato provinciale Arcigay di Napoli ma anche componente dell’Anpi, ha commentato l’affissione della targa che, in via Santi Giovanni e Paolo (nel quartiere partenopeo di San Giovanniello) ricorda il protagonismo dei femminielli durante le Guattro Giornate di Napoli.

Come più volte ripetuto dal partigiano Antonio Amoretti, presente alla manifestazione svoltasi a San Giovanniello, i femminielli ebbero un ruolo determinante nella liberazione dal giogo nazifascista del popolo napoletano. 

La targa è stata apposta laddove sorgeva il “vascio” in cui abitava Vincenzoo femminiell' morto da alcuni anni. L’abitazione di Vincenzo, per decenni luogo di incontro e riunione dei femminielli della zona, fu anche ritrovo degli stessi durante la seconda guerra mondiale. Femminielli che, coordinati da Vincenzo, affrontarono coraggiosamente lo scontro con i nazofascisti tra il 27 e il 30 settembre del 1943.

Simona Marino, delegata Pari opportunità del Comune di Napoli, si è impegnata a far sì che l’amministrazione comunale definisca ufficialmente quell'area come luogo di rilevanza per la memoria storica della città, contrassegnandolo con una targa ufficiale a memoria del valore dei femminielli napoletani.

All’evento erano presenti anche Loredana Rossi, leader storica dell’Atn, Giuseppe Marmo, presidente dell’Asd Kodokan Sport Napoli, e Daniela Lourdes Falanga, delegata Politiche transessuali del comitato Arcigay di Napoli, la quale, augurandosi che il luogo diventi luogo di commemorazione, ha dichiarato: «Napoli ha una targa che riscrive la storia, che chiaramente la ripropone nella sua verità, senza omissioni».

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Nell’anniversario delle Quattro giornate di Napoli - episodio di vera e propria insurrezione popolare che, consumatasi tra il 27 e il 30 settembre 1943, condusse il popolo napoletano a liberarsi autonomamente, prima dell’arrivo degli Alleati, dall’occupazione nazifascista - il nostro pensiero non può non andare al protagonismo dei femminielli più volte raccontato da Antonio Amoretti, presidente provinciale dell’Anpi.

Se è vero che Napoli fu la prima tra le grandi città europee a insorgere contro il giogo nazifascista, il merito fu anche dei femminielli che vivevano nel ventre popolare della città  e che sono state persone eroiche troppe volte dimenticate dalla storia ufficiale.

D’altronde, i femminielli hanno avuto un ruolo centrale nella magmatica composizione della comunità Lgbti napoletana e hanno attratto l’attenzione di studiosi, scrittori e antropologi. 

Con il termine femminiello, è opportuno ricordarlo, si suole indicare uomini che vivono e sentono da donna. Sarebbe riduttivo definirli travestiti e, anche se possono essere ricondotti nell’alveo del transgenderismo, i femminielli napoletani, di cui oggi restano poche eredi, sono visibilmente distanti dal profilo contemporaneo globalizzato e metropolizzato delle persone transgender.

Nei femminielli napoletani si infrangeva e si superava il consuetudinario binarismo di genere e la loro sola presenza ha rimescolato per decenni ruoli sociali e stereotipi di genere diffusi e reiterati. 

E i femminielli napoletani, nelle gloriose giornate del settembre 1943, scesero in piazza e salirono sulle barricate. Come più volte ricordato da Antonio Amoretti, insignito tra l’altro anche dell’Antinoo d’Oro (riconoscimento offerto dal Comitato Arcigay di Napoli), i femminielli napoletani nei giorni delle lotte a Piazza Carlo III, nel quartiere San Giovanniello, scesero per le strade al fianco dei partigiani, imbracciarono le armi, combatterono con convinzione difendendo la città con coraggio e con onore.

E sarà proprio Antonio Amoretti che, il 1° ottobre, porterà una targa e dei fiori rossi al quartiere San Giovanniello insieme con Atn (Associazione Trans Napoli), Arcigay Antinoo di Napoli, Asd Kodokan.

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Ergastolo per Ciro Guarente.

Questo il verdetto emesso oggi dal giudice del tribunale di Napoli nord Fabrizio Finamore, che ha accolto la richiesta della pm Vittoria Petronella nei riguardi del 36enne imputato dell’omicidio di Vincenzo Ruggiero, di relativo vilipendio e occultamento di cadavere.

A nulla è valsa la pubblica richiesta di scuse in aula da parte dell’uomo, dipendente civile della Marina militare, alla madre e a due fratelli di Vincenzo. Né ha sortito miglior effetto l’invocazione di attenuanti generiche, avanzate dall’avvocato Dario Cuomo in virtù della collaborazione fornita da Guarente durante le indagini.

Nei mesi scorsi il 36enne aveva fatto il nome di Francesco De Turris, accusato di avergli ceduto la pistola calibro 7,65 usata per uccidere Vincenzo. L’uomo andrà a processo con rito ordinario nelle prossime settimane. Su altri eventuali complici sono invece in corso i riscontri degli inquirenti.

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