Si sussegguono le notizie che la stampa riporta relativamente alla morte di Vincenzo RuggieroProprio in seguito all’intervista pubblicata da Gaynews, in cui l’escort napoletano Francesco Mangiacapra racconta particolari relativi all’omicida, siamo stati contattati da un ragazzo che, preferendo restare anonimo per chiare e comprensibili ragioni di privacy, ha voluto raccontarci altri particolari dell’assassino Guarente.

Ne raccogliamo a telefono il racconto e nella sua voce leggiamo tutto lo sconvolgimento interiore di chi è sgomento per la morte del 25enne di Parete.

Tu conosci bene Ciro Guarente, l’assassino di Vincenzo Ruggiero?

Sì, lo conosco benissimo. Siamo amici da tanti anni e non riesco a credere che abbia potuto fare una cosa del genere: sono sconvolto.

Tu sei al corrente dei rapporti tra la vittima e Ciro? Ce li puoi descivere?

Certo che ne sono al corrente. Tutti ne siamo al corrente tra le persone legate a Ciro. Ciro nutriva un rancore morboso nei confronti di Vincenzo. Ciro era rancoroso perché – secondo lui - Heven dedicava più attenzioni a Vincenzo che a lui. Un paio di anni fa Ciro già aveva aggredito violentemente Vincenzo perché l’aveva trovato a casa di Heven. Insomma, posso dire che sono almeno due anni che Ciro cova questo risentimento assurdo verso Vincenzo ma nessuno avrebbe mai creduto che potesse arrivare a tanto.

Ciro era gelosissimo di Heven. Perfino nei miei riguardi fu aggressivo perché una volta Heven mi volle vedere da solo per confidarmi dei segreti. Una cosa normale tra amici e io sono amico anche di Heven. Ciro si arrabbiò anche con me.

Ma quali erano i rapporti tra Heven e Vincenzo?

Erano grandi amici. Un rapporto d’amicizia solidissimo. Forse Heven all’inizio era anche infatuata di Vincenzo ma tra loro non c’è mai stato nulla. Era davvero una relazione di profondissima e sincera amicizia.

Quali erano, invece, i rapporti tra Ciro e Heven?

Heven mi ha confidato che spesso Ciro era violento anche con lei. Mi ricordo che mi ha detto che Ciro le ha tenuto la testa sotto l’acqua fino a farla svenire, che l’ha minacciata con un coltello, che la picchiava e che l’ha perfino chiusa in un armadio. Ciro non sopportava la presenza di Vincenzo anche se, devo dire, che la relazione tra Ciro e Heven è una relazione “in crisi” da sempre.

Nei giorni in cui si è diffusa la notizia della sparizione di Vincenzo quali sono state le reazioni di Ciro?

Ciro negli ultimi tempi sembrava stravolto, sinceramente.  Sulla sparizione di Vincenzo percepivo che preferiva non soffermarsi troppo. Una volta a un amico che gli chiedeva cosa ne pensasse, Ciro rispose in malo modo che non dovevamo rompere le scatole e che Vincenzo se ne era andato via con qualche uomo pieno di soldi.

Vincenzo aveva sentore di quest’odio nutrito dal Guarente?

Credo di sì. Molti amici gli stavano consigliando di andare via da casa di Heven. Certo nessuno pensava che Ciro arrivasse a compiere un omicidio e in un modo cosi efferato. Ma avevamo paura che in uno scatto d’ira Ciro potesse comunque far male a Vincenzo. Già in passato lo aveva schiaffeggiato e gli aveva dato anche un pugno.

Che reazione hai avuto alla notizia che l’assassino di Vincenzo è il tuo amico Ciro?

Mi sono sentito ferito due volte. La prima perché quello che ha fatto a Vincenzo è assurdo e atroce. La seconda perché questo Ciro non è quello che credevo di conoscere e di cui ero amico. Il Ciro che conoscevo io era un ragazzo disponibile e solare. Aveva tanta voglia di vivere e divertirsi. Non avrei mai creduto che arrivasse a fare certe cose. Ricordo che, tempo fa, andammo tutti e tre, io, Ciro e Vincenzo, a fare delle compere insieme. Non mi sarei mai aspettato un epilogo del genere.

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«Un film horror - così esordisce Lia Zeta, amica di Vincenzo Ruggiero che ha assistito al recupero del corpo dell'amico -, un film horror di cui dobbiamo sapere ancora tutta la verità».

Dopo ore di lavoro le forze dell'ordine sono riuscite a recuperare i resti del corpo di Vincenzo Ruggiero. Ciro Guarente, reo confesso dell'omicidio del 25enne di Parete, aveva provato a depistare gli inquirenti sostenendo di aver gettato in mare il cadavere. Invece il corpo, sezionato barbaramente, era occultato in un box che l'ex militare aveva preso in affitto dal 7 al 9 luglio, in un parco di Ponticelli tra via Botteghelle e via Edoardo Scarpetta.

«Purtroppo la testa e un braccio non sono stati recuperati - aggiunge Lia Zeta sconvolta e provata dall'epilogo macabro della vicenda -. Guarente aveva prima sezionato il cadavere e poi lo aveva occultato in una buca presente nel box coprendo tutto con rifiuti e cemento e gettandoci poi dell'acido per coprire il cattivo odore. Una storia orribile di cui siamo tutti spettatori sgomenti».

È stato lo stesso proprietario del box a chiamare le forze dell'ordine insospettito dai movimenti di Ciro Guarente, che si era presentato la prima volta con delle valigie, e allarmato dalla notizia del suo arresto.

L'autopsia dovrà adesso rivelare nuovi particolari sulla drammatica morte di Vincenzo Ruggiero. Certamente un omicidio premeditato e non accidentale, costruito con ferocia e realizzato con una crudeltà senza pari. La domanda che ci si pone, ancora increduli, è se Ciro Guarente abbia potuto fare davvero tutto da solo o se non ci fosse un complice ad aiutarlo.

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Originario di Parete (Ce), il 25enne Vincenzo Ruggiero continua a essere irreperibile dal 7 luglio. La sua scomparsa dall'abitazione in cui abitava insieme all'amica Heven Grimaldi ad Aversa, continua ad agitare tutti quelli che lo conoscono e che si sono mobilitati, specialmente nella comunità Lgbti campana, per favorirne il ritorno.

Sebbene la vicenda resti avvolta nel mistero, a partire dal fatto che Vincenzo è sparito portando con sé tutte le sue cose - nonostante la firma di un nuovo contratto lavorativo, che avrebbe dovuto firmare a breve e di cui era particolarmente felice - e senza aver mai comunicato l'intenzione di allontanarsi volontariamente, le forze dell'ordine stanno dando proprio nelle ultime ore un'accelerazione significativa alle indaginiNegli ultimi giorni anche la pagina della trasmissione Chi l'Ha Visto?, che tempestivamente aveva dato notizia della sparizione di Vincenzo Ruggiero, ha lanciato un accorato video appello della mamma del giovane.

Arcigay Napoli, che sta coadiuvando le forze dell'ordine nell'opera di ricerca, ha diffuso una nota stampa in cui si fa appello al senso di responsabilità di quanti abbiano una qualsiasi informazione su Vincenzo, chiedendo loro di recarsi nella più vicina caserma dei carabinieri o della polizia per fornire tutti gli elementi di loro conoscenza. Le informazioni, anche quelle all'apparenza più futili e prive di valore, potrebbero invece contenere indizi determinanti per tentare di ricostruire gli spostamenti di Vincenzo Ruggiero.

Gaynews, tra le prime testate a dare notizia della sparizione del ragazzo di Parete, si associa all'appello di Arcigay Napoli e chiede ai suoi lettori massima solerzia nel comunicare alle forze dell'ordine notizie, anche apparentemente ininfluenti, relative a Vincenzo.

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Vincenzo Ruggiero, un giovane di 25 anni molto conosciuto nella comunità Lgbti napoletana, è scomparso venerdì pomeriggio dall’abitazione che condivideva con una sua amica nel centro di Aversa. Poiché Vincenzo non aveva comunicato a nessuno l’intenzione di allontanarsi né c’erano tantomeno indizi di un simile progetto, amici e parenti sono molto preoccupati per la sua sorte. Vincenzo, inoltre, non si è neppure presentato a lavoro. Lavoro a cui tiene moltissimo e per il quale sta per firmare un nuovo importantissimo contratto.

Il pomeriggio in cui è scomparso avrebbe dovuto incontrare un suo carissimo amico, Francesco, per festeggiare l’imminente promozione lavorativa.

«Vincenzo è un ragazzo socievole, espansivo, e lungimirante – ci racconta proprio Francesco - Tra noi c'è un profondo legame d'amicizia. Mi ha più volte parlato dei suoi obiettivi: ha dei sogni come tutti noi e ne parla spesso. È un grande lavoratore. Puntuale, determinato, che si pone dei traguardi. Non a caso, la settimana prossima dovrebbe firmare il contratto che ha tanto desiderato e, per questo, ci saremmo dovuti incontrare venerdì. Avremmo dovuto festeggiare il suo nuovo importante contratto. Non so cosa sia potuto accadere: avevamo aspettato da tempo quel giorno, però purtroppo Vincenzo non è venuto all’appuntamento. Non so cosa pensare. Noi, amici più cari, gli siamo sempre stati vicino. Non ci siamo mai tirati indietro nel momento del bisogno. Vincenzo sa di poter contare su molti di noi se fosse in una situazione di difficoltà».

Per quale motivo allora andare via senza lasciare tracce? Aveva insistito per festeggiare la sua promozione: perché scomparire nel nulla? Per capirne di più, abbiamo sentito anche Heven, l’amica con cui condivide l’appartamento ad Aversa da circa un mese.

«Tra me e Vincenzo c’è un bellissimo rapporto – ci racconta Heven – e non avevo notato nulla di particolare nei giorni precedenti alla scomparsa. La settimana scorsa ero fuori città per lavoro ma ci sentivamo con regolare frequenza. Intorno alle 18.00 di venerdì, a seguito di una telefonata a cui non aveva risposto, mi ha inviato un messaggio per comunicarmi che era molto stanco e voleva riposare un po’. Da allora non ho più ricevuto sue notizie, nonostante abbia fatto di tutto per contattarlo. Sabato sono tornata a casa credendo di trovarlo: avevo paura si fosse sentito male, ero nel panico. A casa, invece, non c’era nessuno e mancavano anche tutte le sue cose. Ho subito avvertito gli amici più stretti. Non ho trovato messaggi o indizi per casa.

Sto uscendo fuori di testa, sto cercando ovunque ma non trovo nulla. Sono andata anche dalla madre che abita in un paese vicino ma non era neppure là e neppure lei aveva notizie di Vincenzo. Al negozio pure non sapevano cosa fosse successo. Lui era molto puntuale a lavoro e la settimana prossima avrebbe dovuto ricevere una promozione a cui teneva tantissimo. Mi raccontava ogni giorno quali sarebbero state le sue nuove mansioni ed era entusiasta. Perciò non capisco come abbia potuto mandare tutto all’aria e sparire volontariamente. Non ha senso. Se fosse dovuto andar via di corsa per qualche motivo, mi avrebbe lasciato un messaggio, mi avrebbe avvertito. Ho bisogno di sapere cosa sia successo a Vincenzo perché lui è la mia famiglia e non mi fermerò finché sulla sua sparizione non sia stata fatta luce».

Vincenzo è magro ed è alto 187 cm. Ha i capelli e gli occhi scuri. Chiunque avesse notizie, può contattare la nostra redazione e scrivere a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it..

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Proprio nei giorni in cui il giovanissimo calciatore Gianluigi Donnarumma ha deciso di “marinare” il proprio esame di maturità per correre a divertirsi a Ibiza, c'è chi invece ha fatto della scuola e dell'esame di Stato un'occasione di riscatto sociale e orgoglio individualeQuella che vi raccontiamo è la storia di Rosa Rubino, donna transessuale di 60 anni, che vive a Napoli e, qualche anno fa, ha deciso di tornare a scuola per darsi una seconda opportunità.

Rosa, che aveva interrotto gli studi a 14 anni, vedendosi poi costretta, suo malgrado, a prostituirsi, ha conseguito il diploma tessile presso l'Istituto Leonardo da Vinci di Napoli, dopo aver frequentato un anno di Ctp (Centro territoriale permanente) e tre di studi serali.

Incontriamo Rosa poche ore dopo il colloquio d'esame: la sua voce trema dalla gioia e dalla commozione.

Rosa, cosa significa per te questo diploma?

Significa moltissimo. Diplomarmi era il mio sogno e ora è diventato realtà. La maturità mi ha regalato una grande emozione.

Quando hai deciso di tornare a scuola?

Qualche anno fa, cioè quando avevo 55 anni, dopo aver fatto alcuni colloqui con gli operatori della cooperativa Dedalus, ho compreso che dovevo trovare il coraggio di mettermi di nuovo in gioco e perseguire il mio sogno.

Hai incontrato problemi nella realtà scolastica?

Certo, chi non incontra problemi a scuola? Ma bisogna saperli superare. Nel complesso, sono stata accolta molto bene dalla classe. Con un prof, a dire il vero, ho avuto problemi, probabilmente dovuti al fatto che fossi trans. Però alla fine ho vinto io e mi sono diplomata. I miei compagni invece sono stati meravigliosi. Condividere i giorni prima della maturità, condividere l'ansia e la paura, piangere e prendersi in giro, stare insieme: sono stata così bene che io rifarei daccapo la maturità.

Cosa diresti a una giovane persona trans che ha abbandonato gli studi?

Direi di essere forte e di non abbandonare né gli studi né i sogni. Non è facile, lo so, ma dopo si è più ricchi. 

E adesso cosa farai?

Intanto ora sto lavorando presso la cooperativa Dedalus. Sto facendo tirocinio e a breve inizierò a lavorare in segreteria. Ho paura ma sono anche soddisfatta ed euforica per quest'occasione.  E poi vorrei iscrivermi all'università. Sarebbe davvero bellissimo! 

A chi dedichi questo diploma?

Lo dedico agli uomini della mia vita: a mio padre e al mio compagno Nando. 

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