Senza rosa né celeste. Diario di una madre sulla transessualità della figlia è il coinvolgente racconto che Mariella Fanfarillo fa del percorso di transizione della sua Esther, sottopostasi nel mese d'agosto in Thailandia all'intervento di riattribuzione chirurgica del sesso.

Quello della 18enne è un caso di cui si sono ampiamente interessati, lo scorso anno, i media perché il 25 luglio 2017 il Tribunale di Frosinone aveva concesso all’allora Lorenzo, benché in età minorile, la rettifica dei dati anagrafrici senza previo intervento di riattribuzione chirurgica del sesso.

Il libro, che uscirà a giorni per i tipi catanesi Villaggio Maori, «non ha la pretesa di porsi - così osserva l'autrice come un "manuale del bravo genitore di un figlio disforico", ma come un messaggio di positività per tutt* coloro che si sentano spaventat* e spaesat* di fronte a una realtà della quale si parla poco e, spesso, in maniera scorretta. [...] Non si diventa maschi o femmine, lo si è e i nostr* figl* crescono seren* finché non si scontrano con una realtà che li fa sentire divers* dal momento che il loro sesso biologico non corrisponde al genere al quale sentono di appartenere».

Un diario, appunto, nel quale Mariella ripercorre i momenti salienti del percorso di transizione della figlia. Percorso che, però, sente anche proprio perché lei stessa si è messa in discussione, ha elaborato dolori e condiviso gioie per le piccole e grandi conquiste di sua figlia, diventandone la migliore alleata.

Ci racconta Mariella: «Nel momento in cui ho capito che mio figlio è mia figlia e mia figlia è mio figlio, mi sono resa conto che dovevo dire addio soltanto a un nome che avevo scelto e pronunciato per sedici anni con amore. Dentro di me c'è spazio per entrambi, senza sensi di colpa»

Un libro, il suo, che parla di amore ma che, allo stesso tempo, è un atto di accusa verso la politica, le istituzioni e una società indifferenti nei confronti di una realtà spesso stigmatizzata e oscurata.

Ed è proprio d’un volto noto del mondo parlamentare quale Monica Cirinnà la prefazione di Senza rosa né celeste, la cui postfazione è stata invece redatta dall’avvocato Tito Flagella.

La senatrice non può far a meno di muovere un fermo j’accuse contro una «legge vecchia, anzi obsoleta, con i suoi protocolli ormai datati, contro i quali si deve combattere per poter affermare in piena libertà le proprie scelte di vita. Quelle leggi e quei protocolli devono essere cambiati, perché devono rispondere ai bisogni nuovi di una società in continua evoluzione.

Infine le Corti, i giudici, il terzo potere sancito in Costituzione, quello al quale il cittadino si rivolge quando la politica non dà risposte; forse lento, forse cauto per certi versi, ma sempre attento all’evoluzione della società, ai cambiamenti presenti in quella comunità di individui che costituiscono lo Stato. È questa attenzione al nuovo, al cambiamento, che ha permesso alla giurisprudenza, con le sue sentenze, di supplire alla latitanza della politica, e al suo peggior vizio: decidere di non decidere.

Uniti nella diversità, questo è il motto dell’Unione Europea, questo è quello spirito guida che ci permette la convivenza, il rispetto, la lotta alle diseguaglianze, che deve spingere il legislatore all’altruismo per il bene comune della collettività: nessuno deve rimanere emarginato o discriminato, a meno che non si voglia sancire il fallimento della politica. La Repubblica non può discriminare i propri cittadini.

Il coraggio di una madre verso il proprio figlio vi farà versare lacrime "dolci" e comprendere i limiti del rispetto e dell’Amore».

Il conquidente racconto autobiografico di Mariella Fanfarillo sarà presentato la prima volta il 26 ottobre presso la Biblioteca Comunale Luigi Ceci d’Alatri (Fr) nell’ambito del convegno Diversi Diritti che, moderato dal caporedattore di Gaynews Francesco Lepore, vedrà intervenire la senatrice Monica Cirinnà, l’avvocato Tito Flagella, la presidente di Famiglie Arcobaleno Marilena Grassadonia, il prof. Paolo Valerio, ordinario di Psicologia clinica presso l’Università Federico II di Napoli.

convegno

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Gaynews è stato il primo giornale a raccontare la storia della 17enne Olimpia che, sostenuta dal coraggio della madre Mariella Fanfarillo, ha visto in luglio coronato il suo sogno di sempre grazie a una sentenza del Tribunale di Frosinone. La rettifica, cioè, dei dati anagrafici senza previo intervento chirurgico di riattribuzione del sesso.

Di Olimpia, ricevuta con la mamma e il caporedattore del nostro quotidiano dai senatori Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà, si è poi interessata la grande stampa nazionale e, in particolare, La Repubblica. Ed è proprio dal titolo della toccante video-intervista, realizzata da Pasquale Quaranta per l’edizione online del quotidiano di Scalfari, che ha preso spunto Diego Fusaro per scrivere su Il Fatto Quotidiano una riflessione dal titolo Cambiare sesso a 17 anni. Coraggio o vile conformismo?.

Pubblichiami di seguito la risposta di Mariella Fanfarillo:

Egregio dr Fusaro,

nel ringraziarla per l’attenzione che ha mostrato al percorso intrapreso da mia figlia Olimpia - per di più in una giornata, domenica, che la tradizione che tanto difende vorrebbe  dedicata alla famiglia e ai rapporti affettivi – mi sento di dover intervenire per fare chiarezza su alcuni punti.

Non userò i suoi tecnicismi semantici e pseudo-filosofici che tanto ama e che crede possano elevarla al di sopra delle povere masse ignoranti. Userò il linguaggio che più mi si addice e che, mi creda, ottiene migliori risultati. Parlerò la lingua di una mamma che ha visto strumentalizzare il dolore, la sofferenza e il dramma esistenziale della propria figlia transessuale per meri scopi di audience mediatica e tornaconto personale.

Ritengo che l’onestà intellettuale sia, ormai, privilegio di pochi e lei, purtroppo, ha dimostrato di non poter essere annoverato tra questi.

Vede, caro Fusaro, se Lei avesse voluto scrivere un'analisi obiettiva per il suo blog, argomentandola con dati oggettivi e imparziali, al fine di fare una giusta informazione – non necessariamente in accordo con il nostro pensiero –, avrebbe dovuto, per deontologia professionale, interfacciarsi con gli attori di questa vicenda. Ma la deontologia vive in simbiosi con l’onestà intellettuale di cui Le parlavo.

A lei non interessa fare informazione: lei è alla continua ricerca di un tornaconto d’immagine, per raggiungere il quale cavalca qualunque onda possa portarla verso chimerici lidi di fama, facendo leva su ideologie fondate sul nulla. Fortunatamente le leggi in questo Paese non le fa lei e la sua rimane una voce che si confonde nella cacofonia dell’ignoranza.

La voglio coinvolgere solo in un momento della nostra vita personale. Un momento di amore e di supporto da parte di un anziano professore di chimica e biologia alla soglia ormai dei 79 anni. Di fronte al mio disorientamento dovuto al coming out di Olimpia mi ha abbracciata e mi ha detto di non aver paura, perchè la transessualità è sempre esistita in natura, di non pensare alle cause che la originano nell’essere umano. Ma, piuttosto, di pensare alla felicità e alla realizzazione di mia figlia in una società composta, molto spesso, da sciacalli.

Quell’anziano, saggio professore è mio padre. Questa è la famiglia di Olimpia, che Lei non conosce, alla stregua del suo percorso di sofferenza e di dolore ma che si permette di strumentalizzare nella maniera più becera.

Gnothi sautòn, era la scritta - come lei ben m’insegna avendola riportata nella sua riflessione dedicata a Olimpia – sul frontone del tempio delfico d’Apollo. Conoscersi e accettarsi, appunto: questo e null’altro fanno le persone in transizione.

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A poco più di una settimana dal passaggio in giudicato della sentenza che ha consentito a Olimpia Cianfrocca, 17enne transgender, la rettifica dei dati anagrafici senza previo intervento chirurgico di riattribuzione del sesso – cui il Tribunale di Frosinone ha in pari tempo concesso l’autorizzazione –, la giovane d’Alatri è stata ricevuta a Palazzo Madama dalla senatrice Monica Cirinnà e del senatore Sergio Lo Giudice. Un attestato di affetto e stima per Olimpia che si è battuta con determinatezza per ottenere una sentenza che è in Italia la seconda a riguardare una persona minorenne transgender.

Ad accompagnarla la madre Mariella Fanfarillo, sempre al fianco della figlia nel percorso di transizione, e la zia Francesca Gatta, segretaria del circolo Pd di Alatri. Nel lungo incontro in Sala Maccari si è parlato del progetto di legge sull’identità di genere a firma Lo Giudice che, depositato a inizio legislatura e mai esaminato in Commissione Giustizia, prevede appunto per le persone trans la rettifica dei dati anagrafici indipendetemente dall’intervento chirurgico e la depatologizzazione della transessualità.

«Quella riguardante Olimpia è una sentenza storica – ha commentato la senatrice Cirinnà – ma pone maggiormente in luce la necessità che anche l’Italia si allinei ad altri Paesi (come, ad esempio, Malta) con una legge che consenta la rettifica dei dati anagrafici senza che la persona transgender si assoggetti a un intervento chirurgico. Ieri anche il Parlameto ellenico ha approvato, nonostante alcuni elementi critici, una legge al riguardo Non è possibile ovviare sempre con la via giurisprudenziale tanto più che si possano dare, e si danno purtroppo, sentenze negative per le persone trans facenti istanza, che vivono ciò come un ulteriore dramma».

Sergio Lo Giudice ha anche informato le presenti d’un convegno da tenersi in dicembre sulle persone minorenni transgender. Convegno, cui sarà coinvolta a pieno titolo Mariella Fanfarillo, che da tempo si batte in difesa dell’autodeterminazione delle persone trans.

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