Da oggi in Brasile le discriminazioni nei confronti delle persone Lgbi sono da considerare reato e chi compirà tale crimine sarà processato sulla base delle leggi vigenti per gli atti di razzismo.

A deciderlo la Corte Suprema con l'adozione di un apposito provvedimento da parte di 6 giudici su 11 in attesa che il Congresso approvi una legislazione specifica. La votazione, presentata come storica dalla stampa locale, giunge in un clima di crescenti attacchi verbali e fisici a persone Lgbti, in parte alimentato dal presidente di estrema destra Jair Bolsonaro.

La decisione formale della massima istituzione giudiziaria del Brasile è stata accolta con sollievo e soddisfazione dai difensori dei diritti umani, in quanto rappresenta una vera protezione per persone Lgbti. Tuttavia per diventare definitiva bisogna aspettare la votazione di un altro gruppo di giudici nel corso di una sessione prevista per il 5 giugno.

Secondo l'organizzazione Grupo Gay da Bahia quest'anno almeno 141 persone Lgbt sono state uccise nel Paese e nel 2018 le vittime sono state 420. A lanciare l'allarme è stato lo stesso vice-presidente della Corte suprema Luiz Fux, che ha dichiarato: "Crimini omofobi sono allarmanti quanto le violenze fisiche e siamo di fronte a livelli epidemici di violenza omofoba".

Complessivamente, nel corso del 2018, si sono registrate in Brasile 4,6 denunce al giorno di atti ostili nei confronti della collettività Lgbti. In totale ci sono sono state 1.685 segnalazioni con un lieve calo del 2,4% rispetto al 2017. 

Nel più grande Paese cattolico al mondo, dove però i gruppie evangelicali sono sempre più diffusi e potenti, sono più di 20 anni che gruppi di attivisti lottano per far riconoscere i diritti delle persone Lgbti, ostacolati da conservatori e gruppi religiosi ben rappresentati in Parlamento. Una situazione già difficile ulteriormente aggravata dall'arrivo al potere del conservatore Bolsonaro, orgogliosamente omofobo, sessista e razzista.

Finora la battaglie di attivisti, sostenute da un numero crescente di giovani brasiliani, hanno portato alla legalizzazione del matrimonio di persone dello stesso sesso nel 2013 e al riconoscimento del diritto di adozione per le coppie Lgbti.

 

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Quasi la metà della popolazione russa non ha pregiudizi nei confronti di gay e lesbiche. È quanto emerge da un sondaggio del centro di ricerche indipendente Levada. Sondaggio che registra un lento, indubbiamente, quanto progerssivo cambiamento negli ultimi anni. E questo malgrado la legge contro la propaganda gay introdotta nel 2013 e la diffusa omofobia della classe dirigente.

Per il 47%, infatti, gay e lesbiche devono poter avere gli stessi diritti di altri cittadini (era il 39% sei anni fa). 

In ogni caso, alla domanda Come si relaziona con le persone con un orientamento omosessuale? il 39% delle persone intervistate ha infatti risposto in modo "neutrale o indifferente" mentre il 56% in modo "abbastanza negativo". 

 Il sondaggio è stato condotto in 50 regioni della Federazione russa, ma non si precisa se è stata inclusa la Cecenia, dove dal 2017 sono state denunciate diverse ondate di arresti e torture contro gay, contro cui Mosca non ha preso alcun provvedimento, e il presidente Ramzan Kadyrov asserisce che nella regione non ci sono omosessuali. Sono decine anche i casi di violenza registrati nel resto del Paese, anche se si considera che la maggior parte delle aggressioni non venga denunciata.

Il 45% delle persone intervistate dice di non essere al corrente di casi di violenza contro gay, il 20% ritiene che si tratti di episodi isolati, il 15% che si tratti di un fenomeno comune ma solo in alcune regioni e il 13% denuncia che sono diffusi in tutto il Paese. 

Secondo Levada un tale mutamento "può essere spiegato dalla campagna che si era scatenata nei principali media russi intorno alla cosiddetta legge 'contro la propaganda dell'omosessualità' ma ormai l'effetto negativo sull'opinione pubblica sembra essersi gradualmente esaurito".

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Il 23enne Seddiq A. è stato ieri condannato dal Tribunale penale di Parigi a 10 mesi di prigione (di cui quattro con sospensione) per «violenza volontaria, senza conseguente danno d’inabilità totale al lavoro, commessa per motivi di identità di genere» nei riguardi della 31enne Julia Boyer. Dovrà inoltre versare in risarcimento 3.500 euro alla vittima e 1.500 euro alle associazioni SOS Homophobie, Stop Homophobie e Mousse, che si erano costituite parte civile.

Gli è stato infine vietato d’entrare a contatto con Julia e d’avvicinarsi alla sua abitazione.

La donna, addetta alle vendite in una boutique di Givenchy, la cui transizione è iniziata otto mesi fa, era stata aggredita il 31 marzo scorso da un gruppo di giovani sulle scale esterne della metro di Place de la République. Era in corso una manifestazione contro l’ex presidente algerino Albdelaziz Bouteflika. Prima insulti, poi lanco di birra, cori umilianti. Un filmato di videosorveglianza, proiettato in aula, ha mostrato Seddiq tirari i capelli a Julia e poi schiaffeggiarla violentemente più volte.

Sebbene non abbia negato l’accaduto, Seddik ha affermato di non aver voluto insultare Julia in quanto persona trans.

La sua avvocata Mariame Toure ha dichiarato: «È una pena severa, che risponde alla mania dei media intorno a tali questioni». Secondo, invece, l'altro legale, Rachid Madid, «il carattere transfobico non è stato dimostrato».

Viva soddisfazione è stata espressa da Julia. Il suo avvocato Etienne Deshoulières ha parlato di grande risultato in quanto si è trattato di «processo simbolico. Gli atti di violenza sono all’ordine del giorno per le persone transgender. Questo processo non è stato solo quello di Julia. È stato quello di tutte le persone transgender».

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Tanti gli eventi che si sono susseguiti nel corso delle Giornata internazionale contro l’omo-lesbo-bi-transfobia da un capo all’altro dell’Italia. A partire da quello organizzato a Roma dal Dipartimento delle Pari Opportunità di Palazzo Chigi e dall’Unar.

Ma il 17 maggio ha visto, anche quest’anno, il susseguirsi di veglie di preghiera per ricordare le vittime di tale odio e invocare il superamento di ogni forma di odio.

Tra queste è da segnalarsi quella che, organizzata dal gruppo cattolico La Creta e dalla Chiesa valdese di Bergamo, si è tenuta nel capoluogo orobico presso la chiesa di San Fermo.

Oltre al pastore valdese Winfrid Pfannkucke presente anche il vescovo Francesco Beschi che, prendendo spunto dal versetto isaiano Non temere perchè io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni, sei prezioso ai miei occhi, perchè sei degno e io ti amo (43,1-4), ha ricordato come la comunità cristiana debba «riflettere questo sguardo verso ogni persona». Ha quindi aggiunto:  «Il disprezzo è diffuso e alimentato in tante occasioni insieme all’umiliazione e al rifiuto. Non sia mai così lo sguardo dei cristiani, che deve farsi anche alimento di una cittadinanza fraterna, perché ogni persona è portatrice di diritti e di doveri». 

Il presule ha quindi rivolto un particolare pensiero alle persone trans invocando un atteggiamento di reciproca accoglienza.

A Vicenza, invece, don Dario Vivian, docente di teologia pastorale presso il locale Studio teologico e parroco di San Carlo, ha presieduto la veglia indossando una stola con i colori della bandiera Lgbti. Una rainbow flag era esposta anche davanti all’altare e sull’ambone.

A Napoli la veglia ha avuto invece luogo ieri sera presso il Tempio Valdese di via Duomo.

Nella prima parte sono intervenuti referenti di associazioni e enti impegnati nel contrasto a violenze e discriminazioni e nel sostegno delle vittime. A prendere la parola Antonella Capone (Alfi – Le Maree Napoli), Daniela Lourdes Falanga e Carmn Ferrara (Arcigay Antinoo Napoli), Luigi Scognamiglio e Antonio De Chiara (Associazione Ponti Sospesi), Angelica Visconti (Associazione Transessuale Napoli), Carmen FaraniukRoberta Palazzo, Rosa Rubino (Cooperativa sociale Dedalus), Progetto Spiritualità delle Frontiere, la scrittrice Blessing Okoedion, l’avvocato per i diritti dei migranti Marco Proto.

Quindi il momento di preghiera per imparare ad «abbattere i muri dell’omofobia,  della transfobia, della xenofobia e della violenza di genere. Muri spaventosamente alti, che creano una separazione all'interno dell’umanità».

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Tre le marce dell’orgoglio Lgbti che hanno avuto luogo nella giornata d’ieri. A partire da Bergamo, dove, nonostante le avverse condizioni meteo, oltre 5.000 persone si sono mosse intorno alle 15:30 da via Bonomelli per raggiungere il Parco Gate Malpensata per i discorsi di rito e il party finale.

Madrina del Pride orobico, il cui slogan è stato Orgoglio oltre le mura, la modella bergamasca Paola Turani. Nutrita la rappresentanza politica con il primo cittadino Giorgio Gori, i due candidati sindaci Francesco Macario (Bergamo in Comune) e Nicholas Anesa (M5s). Sempre del M5s la deputata Guia Termini, il consigliere regionale Dario Violi e il consigliere comunale Marcello Zenoni.

Tante le associazioni a partire da Rete Lenford non senza la presenza di Wajahat Abbas Kazmi, attivista di Amnesty International e ideatore della campagna Allah loves Equality.

Come già successo lo scorso sabato a Vercelli e in varie città lo scorso anno, a Verona il Pride è stato aperto da migranti Lgbt. Per ribadire non soltanto la necessità del «restare umani» e il dovere morale dell’accoglienza ma anche la tutela della legge 194 in una città come quella scaligera che ha ospitato in maggio il World Congress of Families.

Ma le oltre 4.000 persone, che si sono mosse dalla stazione di Porta Nuova per arrivare fino a Veronetta, hanno soprattutto sfilato per dire ancora una volta un no secco all’omo-lesbo-bi-transfobia all’indomani della specifica Giornata internazionale di contrasto. In prima linea anche i sindacati con la Cgil e la Rete degli Studenti. Presente anche Stuart Milk, nipote di Harvey Milk.

Dopo la parata hanno avuto luogo il Drag Factor Veneto e il party officiale presso il Romeos Club a cura di Lorenzo Bosio, direttore artistico del Padova Pride Village.

A Taranto, invece, la marcia dell’orgoglio è partita alle 17:30 da Piazzale Dante. Claim del Pride della Città dei due mari, organizzato da Arcigay Strambopoli QueerTown Taranto, è stato Fuori dal Binario: libertà vo cercando, ch’è sì cara

La parata è terminata intorno alle 20:30 i in Piazza Garibaldi, dove si sono susseguite testimonianze, il concerto del coro Lgbtqi RicchiToni e della cantautrice Melga, il djset di Don Ciccio.

Fortissima la presenza giovanile e studentesca con tanto di striscioni – che non sono mancati neppure a Bergamo e a Verona – contro Matteo Salvini e la Lega.

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Il 17 maggio un 50enne è stato arrestato a Milano dai carabinieri per stalking nei confronti di un vicino di casa. La vittima è un web designer di 44 anni, minacciato e perseguitato con offese omofobe.

Alle 20:00 di venerdì è stato sorpreso sul pianerottolo dell'appartamento in viale Espinasse dal 50enne, che gli ha puntato contro una sega ad arco e gli ha gridato: «Gay di merda, questa volta ti ammazzo». Indossava un passamontagna perché in passato il web designer si era difeso spruzzandogli sul viso uno spray al peperoncino.

Il 44enne è scappato in strada senza reagire, mentre l'aggressore è tornato in casa continuando a urlargli offese a sfondo omofobo.

Poco dopo sono arrivati i carabinieri del nucleo Radiomobile, che hanno ricostruito la vicenda e si sono presentati all'abitazione del 50enne: l'uomo non ha potuto negare l'accusa perché sul tavolo dell'ingresso c'erano ancora passamontagna e sega.

Il designer, che vive col proprio compagno, ha raccontato che ad aprile ha denunciato due volte per stalking il vicino, che è disoccupato e ha precedenti specifici nei confronti della compagna.

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Veramente numerosissime le iniziative organizzate a Napoli e provincia per la Giornata internazionale di lotta all’omotransfobia. Eventi che non riguarderanno solo il 17 maggio ma che si protrarranno anche nei giorni successivi.

Si va dal flash mob organizzato dal Comune di Napoli in collaborazione con la Rete READY al torneo di calcio a cinque Un calcio all’omofobia, che avrà luogo alle 19 a Vico Equense; dalla Veglia ecumenica per imparare ad “abbattere i muri dell’omofobia, della transfobia, della xenofobia e della violenza di genere organizzata presso il Tempio Valdese di Napoli (19 maggio) al prestigioso aperitivo con Monica Cirinnà per celebrare il 3° anniversario della legge sulle unioni civil previsto presso il Grand Hotel Parker’s (21 maggio) fino all’inaugurazione della mostra fotografica sul Pompei Pride - Remove The Frame, presso la sede dell’associazione Vesuvio Rainbow di Torre Annunziata (25 maggio).

Senza dubbio, però, gli eventi più rilevanti sono quelli che vedranno come protagonisti Kurt Kelly, proprietario del mitico Stonewall Inn Pub di New York e Tree Sequoia, memoria storica dei Moti di Stonewall.

I due attivisti statunitensi saranno ospiti eccezionali dell’inaugurazione della mostra Stonewall: The Temple del fotografo Vito Fusco, evento promosso dal Comitato Arcigay Antinoo di Napoli e dal Consolato Generale degli Usa a Napoli, presso la Casina Pompeiana, giovedì 17 maggio alle 17:00, alla presenza del sindaco di Napoli Luigi De Magistris. Mentre sabato 18 maggio, alle 17:00, presso la sede dell’Arcigay di Napoli, Kurt Kelly e Sequoia Tree riceveranno il Premio Antinoo d’Oro che ogni anno viene assegnato a personalità di riferimento del mondo Lgbti.

Per saperne di più su questo fitto calendario d’eventi, abbiamo contattato Antonello Sannino, vicepresidente dell’associazione che ha seguito da vicino la costruzione dell’evento dedicato a Stonewall con il Consolato degli Stati Uniti.

Antonello, grazie al sodalizio con il Consolato Generale degli Stati Uniti a Napoli, il Comitato Arcigay Antinoo di Napoli è riuscito a portare a nel capoluogo campano - per la prima volta in Italia - un veterano dei Moti di Stonewall, Tree Sequoia, e l’attuale proprietario dello Stonewall Inn Pub. Che valore ha questa testimonianza di emancipazione e libertà?

La presenza degli attivisti di Stonewall è motivo d’orgoglio e di analisi sul momento storico che sta vivendo la comunità LGBT che, probabilmente, non si è soffermata abbastanza sull’importanza che hanno avuto i Moti di Stonewall come genesi della storia moderna della nostra comunità e dobbiamo focalizzare l’attenzione su Stonewall anche per capire da dove veniamo e da dove vengono le nostre rivendicazioni di diritti. Ci teniamo molto, come comitato Arcigay Antinoo di Napoli, alla valorizzazione della memoria storica e alla storia raccontata dai protagonisti che l’hanno vissuta. Abbiamo, in tal senso, recuperato, grazie all’aiuto del partigiano Antonio Amoretti, la memoria dei femminielli che fecero le quattro giornate. E con Kurt Kelly e Tree Sequoia recupereremo la storia dei Moti di Stonewall e comprenderemo bene da cosa nasce il Pride e perché bisogna rivendicare l’orgoglio di essere gay, trans o lesbica.

Come nasce l’idea di consegnare l’Antinoo d’Oro, riconoscimento giunto alla sua terza edizione, agli attivisti di Stonewall?

Il Premio Antinoo d’Oro ai veterani di Stonewall è significativo perché rimarca l’idea che quel luogo e quel momento storico sono fari importanti per la nostra storia e la nostra identità. E poi è anche un modo per consolidare un’alleanza tra diverse parti della comunità, perché è importante, per la nostra comunità, costruire e curare le alleanze. E lo si fa anche riconoscendo il protagonismo di chi lotta o ha lottato al nostro fianco, come accadde per l’ex Console Generale degli USA a Napoli, Colomba Barrose, madre orgogliosa di un ragazzo omosessuale, o Antonio Amoretti, partigiano sensibile alla riostruzione del protagonismo dei femminielli durante le quattro giornate di Napoli.

A 35 anni dalla sua fondazione, qual è lo stato di salute di questo comitato e delle sue iniziative?

Il Comitato Arcigay di Napoli, che quest’anno compie i suoi 35 anni di vita, ha costruito dal 2010 ad oggi, una fittissima rete di relazioni e collaborazioni sul territorio e non è un caso, probabilmente, che in questi anni siano sorti altri comitati Arcigay in Campania, come quello di Salerno e Caserta, ma anche in Basilicata e in Molise, regioni che prima erano prive di comitati di riferimento territoriale. Esistono presidi LGBT in centri di provincia come Torre Annunziata, Sorrento e Ischia. L’azione del nostro comitato è da sempre volta ad estendere le istanze della comunità LGBT e perciò abbiamo fatto in modo da “portare” i Pride anche a Pompei, Bagnoli e in altre province. Quest’azione è collegata anche al forte legame con la comunità transessuale. Le presidenti del Comitato Arcigay di Potenza sono state due donne transessuali, prima Nadia Girardi e adesso Morena Rapolla. La presidente del Comitato Arcigay di Salerno è stata Ottavia Voza per molto tempo e la Presidente del Comitato Arcigay Molise è Luce Visco. E la presidente dello storico Comitato di Napoli è una donna trans con una storia d’attivismo e militanza molto importante come Daniela Lourdes Falanga. E tutto questo ci fa tornare ai Moti di Stonewall, che nacquero dal gesto di ribellione di Sylvia Rivera, una donna trans e oggi, in tre regioni del meridione d’Italia, intercettiamo ancora il ruolo di guida della comunità trans.

Il 17 maggio è certamente una data molto importante per la comunità LGBT, forse la più importante insieme a quella del Pride. Quest’anno ricorre il cinquantenario dei Moti di Stonewall e allora al nostro direttivo è venuto naturale creare un link tra le due date e costruire, con il supporto del Consolato Generale degli USA a Napoli, con cui ci onoriamo di un’amicizia duratura, questo evento unico ed eccezionale.

Quali sono, a tuo parere, gli antidoti per resistere alle spinte reazionarie sempre più vive nel nostro Paese?

Cultura, storia, diritti e Pride, sono questi gli antidoti per sconfiggere l’oscurantismo dei Salvini, dei Pillon e di quanti vorrebbero farci tornare indietro di 80 anni.

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«La tredicesima Giornata Mondiale contro l'omofobia, la bifobia e la transfobia, istituita dal Parlamento Europeo nel 2007, costituisce l'occasione per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea contro ogni forma di discriminazione inerente all'orientamento sessuale o alla identità di genere».

A dirlo in uno specifico messaggio il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

«Inammissibili e dolorosi episodi di aggressività e intolleranza continuano a verificarsi causando sofferenze nelle vittime. Pertanto, la denuncia e la lotta all'omofobia devono costituire un impegno deciso e costante per le istituzioni e per ciascuno di noi. Come più volte affermato, occorre promuovere la cultura dell'inclusione e del rispetto di ogni differenza con iniziative adeguate e idonee nella famiglia, nella scuola, nelle varie realtà sociali ed in ogni forma di comunicazione, e far sì che questa cultura si traduca in comportamenti quotidiani.

Solo attraverso un percorso di legalità non disgiunto dai principi di solidarietà propri della nostra tradizione civile potremo sconfiggere ogni forma di intolleranza e di violenza. Su queste basi va proseguita la ricerca delle misure sempre più adeguate ed efficaci per abbattere i piu' diversi fenomeni di esclusione sociale, consolidando i valori ideali e morali su cui si fonda una civile convivenza democratica».

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In occasione dell’odierna Giornata internazionale contro l’omobitransfobia il Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e l'Unar hanno realizzato una campagna di comunicazione attraverso uno spot in onda dal 15 maggio sulle Rete Rai.

A darne notizia lo stesso sottosegretario Vincenzo Spadafora, che ha sottolineato come attraverso il video, realizzato “da Rai Creativa (che ringrazio sentitamente), abbiamo provato a stimolare la discussione sulla irrazionalità dell’omofobiaUna paura che, insieme, dobbiamo riuscire a cancellare, per produrre un ulteriore avanzamento culturale e sociale”.

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In vista della giornata mondiale contro l'omo-transfobia, sono stati presentati i risultati della prima ricerca a livello europeo sull’esperienza delle persone Lgbti pubblicati oggi. In Italia il 41% delle persone Lgbti che praticano sport non fa coming out.

Oltre 5500 persone Lgbti residenti nei 28 paesi dell’Unione europea hanno completato il questionario online proposto dall’ Institute of Sociology and Gender Studies della German Sport University di Colonia nell’ambito del progetto Erasmus+ Outsport coordinato da Aics – Associazione Italiana Cultura e Sport con il supporto del Dipartimento Lgbti Gaycs. L’età dei partecipanti varia dai 16 ai 78 anni con una media di 27 anni.

Il rapporto completo - che, oltre ai dati aggregati a livello di Unione Europea, evidenzia le differenze riguardo l’orientamento sessuale e l’identità di genere e tra i 5 Paesi del progetto (Italia, Austria, Germania, Scozia, Ungheria) - è da oggi disponibile sul sito di Outsport al seguente link e offre una panoramica ricca e articolata del fenomeno dell’omo-transfobia nello sport e per le diverse discipline e contesti sportivi, come vissuto e percepito dalle persone Lgbti.

“Siamo orgogliosi di questo lavoro e confidiamo che i dati contenuti nel nostro report siano fondamentali per le politiche di contrasto alle discriminazioni omo-transfobiche nello sport sia a livello europeo che dei singoli Paesi”, dichiara Rosario Coco, coordinatore di Outsport.

"Quattro persone Lgbt su 10 che praticano sport non dichiarano il proprio orientamento sessuale per timore di discriminazione, o altro - ha commentato Bruno Molea, presidente di Aics - Eppure lo sport deve essere ancora non solo luogo di condivisione e coesione, ma anche terreno di gioco contro ogni forma di discriminazione. Lavoriamo su questo, a partire dalla formazione dei nostri istruttori, per combattere ogni emarginazione".

 "Questo risultato - ha aggiunto Adriano Bartolucci Proietti, responsabile di Gaycs e del Comitato Roma EuroGames 2019,  testimonia un impegno che ci rende fieri in Europa e ci proietta verso i prossimi EuroGames, i giochi dedicati alla lotta contro l'omo-transfobia che si terranno i prossimi 11, 12 e 13 luglio a Roma". 

I principali risultati sono:

  • Il 90% delle e dei partecipanti percepisce l’omofobia come un problema nello sport. La percentuale è ancora più alta per la transfobia.
  • Quasi il 20% di tutte/i le e i partecipanti hanno rinunciato alla pratica di uno sport a causa del proprio orientamento sessuale o identità di genere. Questa percentuale sale al 54% per le persone trans e si riferisce in proporzione maggiore al calcio, alla danza, al nuoto e alla box.
  • Circa un terzo di chi pratica sport non ha rivelato il proprio orientamento sessuale a nessuno in ambito sportivo. Questa percentuale raggiunge il 41% in Italia e il 45% in Ungheria.
  • Il 16% delle e dei partecipanti che sono attive/i in qualsiasi sport hanno avuto almeno una personale esperienza negativa legata al proprio orientamento sessuale o identità di genere negli ultimi 12 mesi. La percentuale sale però al 30% per gli uomini trans, al 36% per le persone non binarie e al 46% per le donne trans.
  • Nel 49% dei casi chi agisce una discriminazione sono compagne/i di squadra. In Italia si sale al 60%.
  • Tra coloro che hanno segnalato esperienze negative l’82% hanno ricevuto insulti verbali e il 75% una discriminazione strutturale. Ma sono comuni anche le minacce (44%), il bullismo (40%), superamento della linea fisica, come spinte o contatti indesiderati (36%) e persino la violenza fisica (20%).
  • Oltre un terzo delle e dei rispondenti non conosce alcuna organizzazione o individuo a cui rivolgersi in caso di esperienze negative.
  • Le tre azioni che vengono indicate come possibilmente più utili nel contrastare l’omo-transfobia nello sport sono: a) il coming out di sportivi famosi, b) campagne di lotta all’omo-transfobia di alto profilo, c) formazione sulla diversity

Il rapporto completo oltre ai dati aggregati, evidenzia le differenze riguardo l’orientamento sessuale e l’identità di genere e tra i cinque Paesi del progetto (Italia, Austria, Germania, Scozia, Ungheria).

Sulla base di questa indagine sono stati intervistati i responsabili di alcune organizzazioni sportive ombrello e federazioni sportive sulle loro strategie di contrasto all’omo-transfobia e i risultati di quest’ultima indagine saranno pubblicati il prossimo 8 novembre in occasione della final conference di Outsport a Budapest.

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