Il 21 gennaio del 1977 moriva in semipovertà e in condizioni di salute estremamente precarie Sandro Penna, uno dei poeti più originali e “rivoluzionari” della nostra tradizione letteraria. 

Cesare Garboli, suo biografo e studioso, nei Penna Papers scrive: «Penna è il solo poeta del Novecento il quale abbia tranquillamente rifiutato, senza dare in escandescenze, la realtà ideologica, morale, politica, sociale, intellettuale del mondo in cui viviamo». E Garboli ha davvero ragione. Del resto se c’è un intellettuale italiano che, già negli anni ‘30, ebbe il coraggio di raccontare liberamente in versi (e non solo) il suo amore per i ragazzi e il suo eros omosessuale fu senza dubbio Sandro Penna. 

Poeta epigrammatico e chiarissimo, allergico a qualsiasi ambiguità e compromesso, ebbe la determinazione di mettere tra parentesi la Storia e il Mondo, realizzando così un discorso poetico del tutto autonomo, lontano sia dalla “teologia negativa” di matrice montaliana sia da qualsiasi altra consolidata tradizione lirica nostrana. 

Il poeta Piero Bigongiari definì giustamente la poesia di Sandro Penna «un fiore senza gambo visibile». D’altronde, come poteva essere visibile il gambo “poetico” di una poesia che rifiutava, in nome della verità del desiderio e dell’amore, una Storia e un Mondo che erano da sempre ostili ed estranei alla natura di quell’amore e di quel desiderio?

Il gambo della poesia di Penna era nel suo anelito alla felicità e alla liberazione. Un anelito vissuto con pacatezza e pudicizia ma mai rinnegato. Mai dimenticato. 

La grandezza della  lirica di Penna sta proprio nella semplicità con cui il poeta perugino diede vita, per la prima volta nella storia della poesia italiana, all’universo dell’amore omosessuale, che era fatto sì di incontri occasionali e passionali rendez-vous negli orinatoi, ma raccoglieva anche il bisogno di essere amati, di essere riconosciuti, di essere visibili e felici incuranti di qualsiasi convezione borghese e di qualsiasi moralistica censura del tempo. Nei suoi componimenti, insomma, c’era sia la carne sia il cuore, sia l’amplesso fugace sia il grande amore. 

È d’uopo ricordare che Penna, pur rattristandosi per la censura, non censurò mai un suo verso, mai rinunciò alle armonie del suo immaginario poetico per compiacere i moralisti (Il mondo che vi pare di catene/ tutto è tessuto d’armonie profonde). 

Ecco perché oggi, in tempi di rigurgiti reazionari e “ideologie forti”, bisogna volgere lo sguardo alla bellezza che brilla ancora, sempre con lo stesso fulgore, nei versi di Sandro Penna, faro di libertà e coerenza per tutte e tutti. 

Luca Baldoni, poeta, saggista e autore dell’antologia di poesia gay Le parole tra gli uomini (Robin, 2012), a proposito di Sandro Penna ha dichiarato: «Sandro Penna è stato, oltre che grande poeta, un animo libero e coraggioso. Nell'Italia fascista e poi democristiana la sua voce avrebbe potuto indicare una strada diversa a molti. Purtroppo, come molti poeti, rimase un emarginato quando avrebbe potuto essere una guida.

Oggi il Comune di Roma apporrà una targa sulla sua casa di via della Mole dei Fiorentini, nel cuore della città che amava. Un omaggio frutto degli sforzi di Elio Pecora e Roberto Deidier, che da anni curano la memoria del poeta, e a cui mi unisco spiritualmente con molto affetto».

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Il conduttore tv Mohammed al-Gheiti è stato condannato a un anno di carcere da un tribunale di Giza per aver intervistato, nel 2018, una persona omosessuale. Pur avendo rilasciato più volte dichiarazioni omofobe, il presentatore è stato giudicato colpevole per aver promosso, con una tale intervista, slogan Lgbti nonché il disprezzo della religione

Come riferito dal suo legale Samir Sabri, ad Al Gheiti è stata anche irrogata una multa di 3.000 sterline egiziane (130 euro). Il conduttore verrà inoltre posto sotto sorveglianza per un altro anno dopo aver finito di scontare la pena.

Il verdetto potrà essere tuttavia soggetto ad appello, in attesa del quale, dietro pagamento di 1.000 sterline egiziane (50 euro), la pena potrebbe essere sospesa.

I fatti risalgono all'agosto 2018, quando il conduttore aveva invitato una persona gay al suo programma televisivo sul canale privato LTC TV e aveva discusso con lui del tema dell'omosessualitàDurante l'intervista, l'ospite, col volto oscurato, aveva confidato di essere un sex worker e di avere una relazione con un altro uomo.

Dopo la trasmissione il Supreme Council for Media Regulation (Scmr) aveva sospeso il canale per due settimane per «violazioni professionali». Secondo una dichiarazione della medesima agenzia statale, LTC TV non avrebbe infatti rispettato il divieto circa la «presenza di persone omosessuali o la promozione dei loro slogan» in televisione.

Tale divieto è stato introdotto dal Supreme Council for Media Regulation dopo che un giovane aveva sventolato, nel 2017, una bandiera arcobaleno nel corso del concerto della band libanese Mashrou' Leila. Fatto che, all'epoca, aveva portato all'arresto del giovane e a una vasta campagna di repressione contro persone sospettate di essere omosessuali.

Benché in Egitto i rapporti omosessuali non siano formalmente vietati dal Codice penale, un articolo della legge anti-prostituzione, varata oltre mezzo secolo fa, commina da tre a cinque anni di reclusione a chi «incita alla dissolutezza e all'immoralità»: una normativa anfibola che consente di fatto il perseguimento giuridico delle persone Lgbti. 

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Un gigantesco volto del grande poeta e pensatore omosessuale Piero Paolo Pasolini fa bella mostra di sé, da ieri, nel cuore di Scampia, una delle zone più critiche della periferia napoletana, a pochi metri dall’uscita della metro.

Si tratta di un’opera d’arte dello street artist Jorit Agoch, finanziata dalla Regione Campania, e rientra in un piano capillare e sistematico di conversione e valorizzazione di quelle aree metropolitane spesso dimenticate che, in un recente passato, sono state lasciate al degrado e alla marginalità.

La scelta di Pasolini come icona di riferimento in un quartiere popolare ma anche pieno di vita e di risorse non è certo casuale, perché pochi intellettuali seppero cogliere la forza aurorale e creativa del popolo come fece Pasolini in tanti suoi lavori, soprattutto in quelli cinematografici e poetici.

«Pasolini sarebbe stato certamente felice di questa collocazione - dichiara Claudio Finelli, delegato cultura di Arcigay Napoli - perché Pasolini amava Napoli più di ogni altra città italiana e definì i napoletani, in una celebre intervista rilasciata ad Antonio Ghirelli, la grande tribù, perché il popolo napoletano era l’unico, secondo lui, in grado di resistere alle lusinghe della modernità e della massificazione.

Inoltre Pasolini fu un pensatore corsaro e controcorrente, scandalosamente impregnato di fede e desiderio, di spirito proletario e raffinata speculazione intellettuale, proprio come la nostra città, ricca per le sue contraddizioni che la rendono unica e vitale».

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Al via, oggi, la nuova fiction Rai, La Compagnia del Cignofirmata da Ivan Cotroneo. I primi due episodi di questa serie, con cui Cotroneo proverà a replicare il grande successo di Sirene, saranno trasmessi in prima serata su Rai1, lunedì 7 e martedì 8 gennaio

Si tratta di una fiction che racconta l’impegno e i sacrifici di un gruppo di ragazzi che, guidati da i propri docenti, cercano di mettere su un orchestra che si rifà a Giuseppe Verdi

Nel cast, nomi importanti del cinema e del teatro italiano come Alessio Boni, Anna Valle, Giovanna Mezzogiorno, Rocco Tanica, Stefano Dionisi, Marco Bocci, Francesco Liotti. Ma anche tanti esordienti, in linea con le precedenti operazioni cinematografiche firmate da Cotroneo. 

A poche ore dalla messa in onda del primo episodio, contattiamo Ivan Cotroneo per avere qualche altra informazione su La Compagnia del Cigno.

Ivan, sta per andare in onda il primo episodio della tua nuova serie tv, La Compagnia del Cigno. Quali sono le ragioni per cui il pubblico dovrebbe seguirla con lo stesso interesse con cui ha seguito e ha amato Sirene?

La Compagnia del Cigno racconta del mondo di oggi. Un mondo in cui credo non abbiamo bisogno di eroi solitari, ma di capire che la nostra forza è nell’unione delle differenze. Libertà è partecipazione come diceva Gaber. Spero che al pubblico possa piacere questa storia che racconta ragazzi e adulti di oggi con rispetto e verità, e lo fa raccontando sfumature del reale che solitamente non vengono toccate in un racconto televisivo, usando registri diversi: la commedia, il dramma, il musical.

In questa serie si rinnova il tuo sodalizio con Mika. Quanto è importante il contributo di una popstar internazionale nella realizzazione di questo progetto?

Con Mika da Un bacio alla scrittura del suo show è nato e cresciuto un sentimento di rispetto, stima, ammirazione e anche amicizia. La sua partecipazione, il fatto che abbia voluto scrivere un pezzo inedito, Sound of an Orchestra, come sigla della serie, è stato per me importantissimo da un punto di vista personale, perché sapere che un musicista della sua sensibilità e intelligenza si appassionasse a questa storia scritta con Monica Rametta mi ha regalato ulteriore fiducia. È un nuovo passo nella storia della nostra collaborazione che spero andrà avanti in forme e modi sempre diversi.

La Compagnia del Cigno è una serie che racconta la musica e i sogni di chi ama la musica. Qual è la musica che ha cambiato il tuo sguardo? Qual è il sogno che non hai ancora realizzato?

Io sono sempre stato un appassionato di musica. Uno dei miei primi ricordi mi vede bambino sdraiato sul tappeto con mia madre a sentire Il disco Emozioni di Lucio Battisti. Ma anche la visione in sala di West side story a Napoli quando ero piccolo mi ha cambiato la vita. Mi piacerebbe realizzare un musical, certo. Ma forse più di tutto mi piacerebbe trovare ulteriori modi per usare la musica e il ballo come elementi narrativi fondanti.

Spesso il mondo Lgbti è presente nelle tue narrazioni: sarà così anche in questa serie Tv?

Io credo di scrivere da sempre di inclusione, rispetto della differenza, amore per gli altri che per qualche motivo non sono diversi da noi. Lo faccio non perché sono omosessuale ma perché credo che una società che si dica civile deve mettere questi valori alla base del suo sviluppo. Anche La Compagnia del Cigno racconta di questo, e anche i personaggi che non sono omosessuali o transessuali portano questi valori di rispetto dell’altro. Poi io credo che una narrazione corale come è quest,a se ha l’ambizione di raccontare il mondo reale non può esimersi dal narrare che nel reale esistono e vivono e si muovono personaggi omosessuali o dall’orientamento sessuale non eterosessuale. Daniele, lo zio del protagonista, interpretato da Alessandro Roia, è nella serie un giovane uomo romano trapiantato a Milano e seguiremo anche le sue vicende. Soprattutto seguiremo un rapporto fra zio e nipote assolutamente naturale, in cui c’è reciproca comprensione dei rispettivi orientamenti. Poi ci saranno anche altri elementi... Ma è troppo presto per spoilerare.

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È dal 7 maggio 2018 che il Dipartimento di Stato Usa non fornisce risposte a ispettori delle Nazioni Unite su eventuali violazioni dei diritti umani nel Paese. A cadere così nel vuoto ben 13 richieste avanzate da esperti che, facenti parte della rete Onu, monitorano situazioni legate a povertà, immigrazione, libertà di espressione, giustizia sociale, discriminazioni.

Gli unici due ispettori a essersi recati nell'ultimo biennio negli Usa (già, dunque, durante la presidenza Trump iniziata a gennaio 2017) lo hanno però fatto sulla base di un invito precedentemente avanzato dall’amministrazione Obama. Durante il proprio mandato l'ex presidente accolse gli esperti in 16 diverse occasioni.

Da quando invece Donald Trump si è insediato alla Casa Bianca, non è stato formulato alcun invito agli ispettori Onu per verificare personalmente, all'interno dei confini statunitensi, l'esistenza di eventuali situazioni da monitorare.

Negli ultimi mesi, con il tema dell'immigrazione sotto i riflettori, gli Stati Uniti hanno evitato di rispondere a una serie di sollecitazioni relative, in particolare, alla separazione di famiglie di migranti al confine meridionale. Inevase anche le richieste valutative sulle minacce a Danni Askini, nota attivista transgender di Seattle. Stessa sorte per il fascicolo che ipotizza pregiudizi anti-gay nella sentenza di condanna a morte di Charles Rhines in South Dakota. 

Jamil Dakwar, direttore del programma dei diritti umani nell'ambito dell'American Civil Liberties Union, ha dichiarato: «Stanno mandando un messaggio estremamente pericoloso agli altri Paesi: se non cooperate con l'Onu, gli esperti semplicemente se ne andranno. È un duro colpo per il sistema creato dopo la seconda guerra mondiale, per garantire che le violazioni dei diritti umani, nell'ambito di uno stato, non vengano più considerate come una semplice questione interna».

Sollecitato da The Guardian, il Dipartimento di Stato Usa non ha fornito alcuna spiegazione. Un portavoce si è limitato ad affermare che gli Stati Uniti rimangono «profondamente impegnati per la promozione e la difesa dei diritti umani nel mondo» senza alcun riferimento alla situazione interna.

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I bulgari sono moderatamente aperturisti in tema di relazioni familiari.

È quanto emerge dai dati d’un sondaggio dell'agenzia demoscopica Gallup International Association, pubblicati a Sofia il 17 dicembre. La ricerca è stata condotta dal 30 novembre al 7 dicembre in prossimità delle festività natalizie, vissute nel Paese dell’Europa centro-orientale, a forte maggioranza cristiano-ortodossa, quale periodo di vacanze familiari per antonomasia.

Su divorzio, aborto, convivenze la popolazione bulgara appare a favore mentre mostra una netta contrarietà al matrimonio tra persone dello stesso sesso. Solo il 12% delle persone intervistate approva la possibilità di una relazione coniugale tra uomo e uomo o tra donna e donna. Il 78% si oppone categoricamente a tale possibilità.

Quasi tre quarti, invece, degli intervistati e intervistate ritengono accettabile convivere senza matrimonio, anche quando nascono dei figli. Appena il 15% si è dichirato contro il divorzio e solo l'11% ritiene che gli aborti vadano proibiti.

Mutamento radicale d’opinione anche nei riguardi di matrimonio tra persone appartenenti a differenti etnie o credo religiosi. La maggioranza di circa due terzi (69%) si è dichiarata favorevole al riguardo.

Novità anche in riferimento alla violenza contro le donne, stigmatizzata dalla maggior parte della popolazione bulgara. Solo il 7% ritiene che un uomo possa colpire una donna. Bisogna tuttavia notare come il 7% in questione equivalga a oltre 300.000 persone e come, secondo la Gallup, possano «esserci risposte "nascoste”»: il che significa che la preoccupazione rimane alta.

In un tale contesto a sorprendere è la concezione stereotipica dell’uomo quale responsabile del reddito familiare: il 75% sostiene, infatti, che i soldi in famiglia devono essere prevalentemente prevalentemente portati dall'uomo. E a pensarla così sono sia gli uomini sia le donne intervistate. 

sondaggio

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Il Dipartimento di Stato Usa ha invitato i cittadini statunitensi, che decidono di recarsi in viaggio in Tanzania, a "esercitare una più ampia cautela" a causa dei rischi legati alla criminalità, al terrorismo, agli atti discriminatori nei confronti delle persone Lgbti.

In una nota, diffusa il 26 dicembre, l’Ufficio Affari Consolari ha messo particolarmente in guardia contro il rischio di aggressione, rapimento, violenza sessuale, sequestro di auto nel Paese dell'Africa Sud-orientale.

Sollevando timori sull’inadeguatezza delle forze di polizia locali a prevenire e contrastare atti terroristici, il bureau ha avvertito che tali attacchi potrebbero colpire "ambasciate, stazioni di polizia, moschee e altri luoghi frequentati dagli occidentali".

Nella notta viene inoltre ricordato, con riferimento alla campagna lanciata il 28 ottobre da Paul Makonda, governatore di Dar es Salaam, e ai fatti di Zanzibar del 3 novembre, come «componenti della comunità Lgbti siano stati arrestati, bersagliati, molestati e /o accusati di reati non collegati. Le persone arrestate, perché sospettate di rapporti omosessuali, potrebbero essere sottoposte a esami anali forzati».

Motivo per cui l’Ufficio Affari Consolari suggerisce, fra l’altro, a «non lasciare cibo o bevande incustodite», a essere attenti «in tutte le località, specialmente quelle frequentate dagli occidentali», a evitare «pubbliche manifestazioni di affetto, in particolare tra coppie di persone dello stesso sesso».

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Prosegue il percorso di Libera Mente, la collana Lgbt di Robin Edizioni - Biblioteca del Vascello. Dopo La parola alle Amazzoni di Giorgia Succi e Il Nuoro e gli #altri di Rita De Santis, presidente onoraria di Agedo, arriva ora, fresco di stampa, Aldino di Giorgio Ansaldo.

Se esistono ancora romanzi di formazione che possano prendere per mano il lettore e accompagnarlo lungo l’intero arco di vita del protagonista, facendolo appassionare, sognare, interrogare, allora, Aldino è uno di quelli. Non dimenticando di introdurre la tematica sentimentale, ne rinsalda il canone e, allo stesso tempo, lo innova perché sceglie di narrare l’amore omosessuale.

Il romanzo racconta la vita di un attore, Aldo Bianchi, nato a metà del secolo scorso, in un quartiere periferico di Genova. La sua storia viene narrata a tappe di dieci anni e, attraverso i ricordi, viene ricostruita la sua vita quasi per intero.

Il quadro di riferimento è senza dubbio il classico romanzo ottocentesco, che trova il suo caposaldo nel gusto della narrazione: puntuale e ben dosata. A volte spensierata, altre più drammatica, delinea il racconto dell’evoluzione di Aldino. La maturazione professionale e la prima consapevolezza del protagonista di voler diventare un artista, prendendo le distanze dal tradizionale borgo operaio che lo accoglie fin dalla nascita, sono alcuni degli elementi che permeano la narrazione.

Il racconto, in un crescendo, fa vivere al lettore la maturazione umana e conoscitiva scandita anche dalle tappe fondamentali del viaggio: in Italia, in Europa fino agli Stati Uniti. Ma anche la sua maturazione interiore, che avviene attraverso l’incontro con figure umane, destinate a essere, più o meno volontariamente, co-artefici del suo destino. Il ritratto di Aldino che emerge è quello di un uomo che affronta il trascorrere degli anni come un eterno ma consapevole Peter Pan. Il quale, nonostante tutto, non perde mai la fiducia nella vita e in tutto ciò di cui, nel bene e nel male, essa è composta.

La forza di questo romanzo risiede anche nel racconto di un’evoluzione storica e politica attraverso il continuo confronto della società con gli ambienti, le personalità, le rivendicazioni del mondo Lgbt. Senza dimenticare, però, che quella di Aldo è, sì, la scoperta, la sperimentazione e l’accettazione del proprio orientamento sessuale ma anche e prima di tutto la ricerca dell’amore, di un amore “giusto”: passionale e felice al tempo stesso. Sentimento vissuto dal protagonista sempre come necessario.

Un libro che si inserisce nella tradizione del Bildungsroman, ma che intende narrare per intero le vicende di un protagonista omosessuale. Ed è forse la prima volta che un autore italiano si spinge a esplorare questo tipo di percorso narrativo.

Quindi, un testo nuovo, coraggioso e tradizionale al tempo stesso, per una collana voluta e pensata non solo come strumento di lotta alle discriminazioni di genere, ma anche come elemento di rottura degli schemi. Per far riflettere e accendere il dibattito sulla "galassia umana" del mondo Lgbt.

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La Commissione per la redazione del nuovo testo della Costituzione, guidata dall'ex presidente e leader del Partito Comunista di Cuba Raúl Castro, ha oggi proposto all’Assemblea Nazionale del Potere Popolare di eliminare dalla bozza originale l’emendamento che avrebbe aperto la strada al riconoscimento del matrimonio egualitario.

L’articolo 68 prevedeva, infatti, di sostituire la vigente definizione costituzionale di matrimonio (risalente al 1976) quella “unione tra un uomo e una donna" con quella di “unione tra due persone".

Dalla consultazione popolare, cui è stato sottoposta la bozza tra agosto e novembre, è infatti risultato che «l'articolo 68 è stato il più dibattuto dai cittadini durante la consultazione popolare nel 66% degli incontri organizzati – come annunciato dal Parlamento cubano via Twitter –. Dei 192.408 pareri espressi, 158.376 propongono di sostituire la proposta con quella attualmente in vigore».

Alla luce di un tale risultato il segretario del Consiglio di Stato Homero Acosta Álvarez ha dichiarato: «Il progetto di Costituzione di Cuba non definirà quali persone formano un matrimonio». Compito, questo, che sarà invece assolto dal Codice della Famiglia dopo un’apposita consultazione e referendum.

A pesare su tale decisione popolare anche la violenta campagna antigovernativa, condotta nei mesi scorsi dalle comunità evangelicali con tanto di raccolta firme e riti religiosi di protesta.

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Era ricorso cinque anni fa, insieme con l’allora compagno, alla pratica della gpa in California per poter concretare il proprio desiderio di genitorialità.

Un desiderio pressoché utopico per una persona omosessuale nella Repubblica di Singapore, dove non solo è priva di riconoscimento legale qualsiasi forma di unione tra individui dello stesso sesso ma sono addirittura vietati agli stessi quale reato (punito fino a due anni di carcere) i rapporti sessuali.

Retaggio, come noto, di una normativa che, pur risalente all’epoca coloniale britannica e scarsamente applicata, è comunque vigente secondo la Sezione 377A del Codice penale di Singapore.

Rientrato in patria, l’uomo, che è un medico 46enne, si era rivolto lo scorso anno a un giudice distrettuale per cercare di assicurare al piccolo la cittadinanza attraverso domanda d’adozione (che nella città-Stato Singapore è concessa sia a single sia a coppie sposate). Ricevendone però un netto rifiuto per essere la donna gestante sia una straniera sia, ovviamente, non coniugata con l'uomo.

Elementi, questi, ostativi alla concessione della cittadinanza singaporiana secondo l’ordinamento giuridico in vigore.

L’uomo ha fatto quindi ricorso all'Alta Corte di Singapore che oggi, nella persona del giudice Sundaresh Menon, ne ha accolto l’istanza nel «migliore interesse del bambino», tutelato, in questo caso, dall'adozione.

L’Alta Corte ha comunque precisato che la decisione va considerata in relazione allo specifico caso e non deve essere letta quale approvazione della pratica della surrogacy.

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