Classe 1974, il piemontese Daniele Viotti punta a un secondo mandato da eurodeputato. Nel corso dell’ultima legislatura si è  soprattutto occupato di lavoro giovenile, piccole e medie imprese, questione migratoria. Notevole il suo impegno a tutela delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersex nelle vesti co-presidente dell’intergruppo per i diritti Lgbti.

L’abbiamo raggiunto a due giorni dal voto.

Onorevole Viotti, ci si avvicina al 26 maggio. Come ha vissuto questi ultimi giorni di campagna elettorale?

Li ho vissuti in giro per il territorio, macinando km, incontrando persone, come ho fatto per tutta la campagna elettorale. E, a dire il vero, come ho fatto in tutti e cinque gli anni. È stata una campagna bellissima, arricchente. Certo, fisicamente faticosa perché sono candidato nel collegio più grande d’Europa che comprende quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Liguria. Ma siamo in dirittura d’arrivo e questi sono i momenti in cui non bisogna mollare. 

Quale il suo programma che intende realizzare qualora eletto?

Il mio programma elettorale parte da un concetto, quello della #rEUvolution. Nel mese di marzo ho lanciato una provocazione “Facciamo la rivoluzione?”. Sì, perché undici anni di crisi hanno lasciato strascichi pesantissimi in tutto il Continente, la crisi economica è diventata sociale, minando alle fondamenta le sicurezze di milioni di cittadini europei, facendo della precarietà la cifra di questo tempo. La sfida che oggi abbiamo davanti, con queste elezioni, è un cambio di rotta che metta al centro le persone, la loro vita, i loro bisogni. È tornare a pensare in grande per costruire una società all’insegna della giustizia sociale, del benessere di tutte e tutti, che non lasci indietro nessuna persona. Ho immaginato alcune delle tappe di questa #rEUvolution: diritti, giovani, lavoro e ambiente. Per disegnare un’Europa migliore, sociale, per i giovani e sostenibile. Per quanto riguarda i diritti mi sono posto cinque obiettivi: eliminare la povertà infantile con il programma “Garanzia per l’infanzia” (da relatore al bilancio generale dell’Ue ho inserito un’azione preparatoria di 15 milioni di euro per iniziare questo percorso, una conquista che vorrei vedere fruttare); lottare per i diritti delle persone lgbti in tutta Europa e nel Mondo; definire un piano europeo per la parità di salario tra uomini e donne; non votare accordi commerciali con Paesi che non rispettino i diritti civili e umani, creare un’Europa accessibile per tutte e tutti.

Per i giovani le direttrici sono principalmente tre: ampliare la “Garanzia Giovani” con più formazione e più opportunità di lavoro, promuovere un Erasmus+ alla portata di tutte e tutti, aumentare i fondi di Horizon Europe per promuovere la ricerca e le imprese innovative. Sul tema del lavoro in questi cinque anni di mandato ho seguito il dossier per stanziare un miliardo e mezzo di euro per la tutela dei posti di lavoro e per inserire i lavoratori in percorsi di aggiornamento professionale o pensionamento anticipato per Whirlpool, Almaviva e Alitalia. Ho seguito da vicino le vicende di Embraco, Polioli, Pernigotti, Comdata. Da questa esperienza ho formulato almeno tre direttrici su cui lavorare: creare un’assicurazione europea contro la disoccupazione, contrastare la concorrenza sleale tra Paesi membri e approvare una direttiva europea sulla responsabilità sociale d’impresa. L’ambiente sarà l’altro tema centrale del mio prossimo mandato, se verrò rieletto: destinare il 30% del bilancio europeo alla lotta ai cambiamenti climatici, arrivare a un’Europa a zero emissioni e investire sul trasporto pubblico locale europeo. 

I diritti delle persone Lgbti restano a suo parere una priorità da tutelare e promuovere al Parlamento Europeo o è già troppo quanto finora conseguito?

I diritti delle persone Lgbti sono una priorità da tutelare e promuovere al Parlamento Europeo. Durante questa legislatura abbiamo compiuto grandi passi avanti nel rispetto dei diritti delle persone Lgbti, ma questo non è sufficiente. Con grande orgoglio ho guidato, prima con Ulrike Lunacek e poi con Terry Reintke, il più grande intergruppo presente al Parlamento europeo, portando all’attenzione situazioni di grave pericolo per le persone omosessuali, come quelle in Cecenia, partecipando a iniziative in giro per il mondo, come al pride di Istanbul e alla prima conferenza sui diritti Lgbti in Tunisia. 

In qualità di co-presidente dell’Intergruppo per i diritti Lgbti del Parlamento europeo, ho avuto la possibilità di lavorare con 13 Commissioni differenti per sensibilizzare gli eurodeputati sulle questioni Lgbti e promuovere il rispetto dei diritti di tutti. Grazie all’azione dell’intergruppo abbiamo adottato più di 100 testi Lgbti-friendly, incluse 77 relazioni e 49 risoluzioni. Con il supporto dell’intergruppo sono state presentate 161 interrogazioni (scritte e orali) alla Commissione europea, al Consiglio e al Servizio europeo per l’azione esterna.

Tra i diversi testi approvati, uno di quelli di cui vado più fiero è sicuramente la prima risoluzione sui diritti delle persone intersessuali, votata lo scorso febbraio, che denuncia le violazioni dei diritti umani delle persone intersessuali e chiede alla Commissione europea e agli Stati membri di intervenire per garantire l’integrità fisica, l’autodeterminazione e l’autonomia dei bambini intersessuali. Sempre grazie all’azione dell’intergruppo, il Parlamento ha potuto approvare, nel febbraio scorso, l’Elenco di Azioni per far progredire l’uguaglianza delle persone Lgbti presentata dalla Commissione. Sono state condannate le terapie di conversione nella risoluzione votata a gennaio sulla Situazione sui diritti fondamentali all’interno dell’Unione europea nel 2016 ed è stato garantito il riconoscimento legale di genere basato sull’autodeterminazione per le persone transessuali. Tutto questo però non è sufficiente.

Nonostante le conquiste ottenute in questi cinque anni, il lavoro da fare è ancora molto. In primo luogo, i diritti delle persone Lgbti non sono tutelati in modo uniforme in tutta Europa e questo è inaccettabile. Stiamo parlando di diritti umani e l’Unione Europea non può permettersi di non salvaguardare i diritti umani in tutti gli Stati Membri. La strada da percorrere per il pieno rispetto dei diritti delle persone Lgbti è ancora lunga: penso ad esempio all’adozione della Direttiva orizzontale anti-discriminazione che è bloccata in Consiglio da ormai dieci anni o al fatto che i diritti delle persone transessuali non siano sufficientemente rispettati, considerato che ancora oggi la sterilizzazione è un requisito per il riconoscimento giuridico del genere in 8 Stati membri e 18 Stati membri richiedono una diagnosi di salute mentale. Ancora, si dovranno fare passi avanti anche per tutelare i diritti delle persone intersessuali poiché ancora in 21 Stati membri i bambini intersessuali vengono sottoposti ad interventi di “normalizzazione” sessuale. Al riguardo penso che sia necessaria un’armonizzazione della legislazione degli Stati membri: l’esempio è quello della legislazione portoghese e di quella maltese che proibiscono gli interventi chirurgici. Le identità intersessuali devono essere depatologizzate in tutti gli Stati membri e le persone intersessuali devono beneficiare dei più alti standard di salute previsti nella Carta delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.

Infine, nel campo del diritto di asilo, il recepimento dell’art. 10 della Direttiva sulla richiesta di asilo per le persone Lgbti perseguitate è ancora difficoltoso, come dimostra il caso del ragazzo iraniano gay e cristiano a cui è stato negato il riconoscimento dello status di rifugiato nonostante fosse perseguitato nel Paese d’origine e per il quale ho presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea con la collega Pina Picierno.

Come giudica l’avanzata delle destre sovraniste per la stabilità della Ue?

Stiamo assistendo ad un’avanzata dell’estrema destra non solo in Italia, ma in tutta Europa. Viviamo un periodo nel quale la paura è diventato il principale strumento che i partiti utilizzano per guadagnarsi un po’ di consenso. Una paura che nasce dall’incertezza per il domani, per la crisi del mercato del lavoro, per gli assetti geopolitici e, in questo contesto, i sovranisti urlano forte soluzioni molto semplici e semplicistiche. Per la prima volta, in queste elezioni, sono in gioco la tenuta e gli sviluppi del processo di integrazione europea e degli stessi assetti democratici. Queste elezioni rappresentano una sfida tra coloro che vogliono rendere più debole l’Unione Europea e coloro che vogliono riformarla, per renderla più forte, democratica, partecipata e vicina ai cittadini. 

L'Europa ha bisogno di una nuova guida per respingere i nazionalismi, puntando su un lavoro di qualità per i suoi cittadini, sulla tutela dell’ambiente, sulla sicurezza sociale e sulla lotta alle disuguaglianze. I nazionalisti stanno mettendo a repentaglio i progressi del passato e i valori europei, dobbiamo fare in modo che questo non accada.

Salvini a piazza Duomo a Milano ha brandito rosari e invocato santi ma attaccato il Papa. Da laico come valuta ciò?

Da laico credo che il ministro Salvini non avrebbe dovuto usare i simboli della fede durante il suo comizio coi sovranisti. Il ministro degli Interni non deve affidare niente e nessuno al cuore immacolato di Maria, ma lavorare. È in costante campagna elettorale, mentre avrebbe un grandissimo lavoro da fare. Io nutro comunque qualche dubbio sul fatto che Salvini abbia davvero appreso gli insegnamenti cristiani: lasciar morire le persone in mare o tenere segregate le persone in una nave attraccata alle nostre coste, dopo giorni di incertezza, non credo sia in linea con il fatto di essere umani, innanzitutto, e di essere cristiani, poi. Io sulla Diciotti sono andato, sono stato a Bardonecchia a vedere le persone attraversare i confini nella neve coi piedi scalzi e vi assicuro che non c’è nessuna necessità di una strumentalizzazione religiosa per coprire il suo poco rispetto dei diritti umani in altri contesti. 

Infine, anche lei ritiene che votare domenica partiti come La Sinistra - che non raggiungerebbe il 4% - sia un disperdere voti da far convergere piuttosto sul Pd?

Io non credo nel cosiddetto “voto utile”. Ogni volta che si esprime un voto a un partito democratico, progressista e di sinistra è un gesto nel solco della Liberazione. Quello che mi permetto di far notare, nel totale rispetto delle scelte personali, è che, in queste elezioni, si possono esprimere le preferenze e questo consente di scegliere all’interno delle liste i candidati che più rappresentano i propri valori e i propri ideali. 

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Roberta Mori, consigliera regionale dell’Emilia Romagna eletta nelle liste del Pd nonché presidente della Commissione per la parità e i diritti delle persone, è candidata alle europee per la lista Partito Democratico - Siamo Europei nella circoscrizione Nord Est (Emilia-Romagna, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia).

Avvocata Mori, come sta vivendo questi ultimi giorni di campagna elettorale? 

Con grande slancio politico e ideale, perché il corpo a corpo elettorale conferisce alla campagna per il voto il senso vero di un confronto all’altezza degli occhi che non può essere finto, né banale. Non potrei interpretare diversamente il mio ruolo di rappresentanza, soprattutto quando l’impegno è rivolto in particolare alla promozione dei diritti delle persone e alla lotta contro le discriminazioni. Ho bisogno delle persone forse più di quanto loro abbiano bisogno di me. (ride)

Come trasferirà in Europa il suo impegno per la legge regionale contro l’omotransfobia in Emilia? 

La dimensione europea consente un rafforzamento delle garanzie rispetto al diritto delle persone Lgbti di vivere con pienezza e dignitàla propria condizione, le proprie scelte. Il rapporto Ilga Europe 2019 ci consegna uno scenario preoccupante di regressione dei diritti civili. Le politiche contro le disuguaglianze che affliggono il pianeta non possono ignorare azioni concrete contro le discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere. E non possiamo lasciare il pallino della rappresentanza, nella negoziazione dei fondi sociali europei, a forze politiche che promuovono o aderiscono al Congresso della famiglia di Verona o che negano l’esistenza delle famiglie arcobaleno e, ancora peggio, dei loro bimbi. Le risoluzioni per i diritti Lgbti faticosamente approvate dal Parlamento europeo vanno attuate dagli Stati membri e rafforzate dall’azione congiunta di organismi di garanzia e risorse dirette allo scopo della prevenzione oltre che del contrasto.

Come si spiega le resistenze di alcuni membri del suo partito su questa legge? Pensa che certi atteggiamenti si possano ripercuotere anche a livello europeo?

Le resistenze albergano nei partiti e anche in tutte le formazioni sociali, perché sono radicate in una società intrisa di stereotipi patriarcali, che si trasformano in discriminazioni e finanche violenza se non mediate da conoscenza, educazione al rispetto, umanità. Se posso portare un’esperienza vissuta, da giovane Sindaca ho subito non pochi pregiudizi di tanti che mi appiccicavano addosso un vestito che non era il mio, che non mi prendevano sul serio e mi scambiavano per la mia segretaria (ride). C’è voluto un surplus di forza e determinazione per farmi rispettare e non lo dimentico. Le istituzioni hanno il dovere di promuovere leggi e strumenti che in modo strutturale rimuovano gli ostacoli per la realizzazione dell’uguaglianza sostanziale come ci consegna l’art. 3 della nostra Costituzione. La lotta alle discriminazioni non può essere di parte, deve essere di tutt*. Ecco perché in Europa dobbiamo sostenere forze democratiche e progressiste che siano chiare sugli obiettivi di valorizzazione delle diversità, rispetto delle minoranze e delle differenze. Il mio personale impegno è non rassegnarmi mai ai pregiudizi e alle resistenze, ma trasformarli in forza per affermare con ancora più convinzione ciò che è giusto, cercando alleanze dentro e fuori l’Europa.

La legge regionale dopo le Europee. Quando pensa che la vedremo approvata? 

Sono convinta che la Regione Emilia-Romagna, che ha sempre messo al centro le persone e reso i diritti concretamente esigibili, non possa sottrarsi all’impegno di concludere il percorso quanto prima, per permettere fin dalla prossima programmazione di promuovere le azioni concrete previste nella legge, dalla formazione, alla salute, all’osservatorio integrato sulle discriminazioni di genere. Quello che auspico è che temi così importanti per la vita delle persone non siano usati per sterili protagonismi o ancor peggio, bieche strumentalizzazioni politiche.

Quali sono i temi su cui si propone di lavorare maggiormente oltre alle questioni Lgbti?

Offrire un domani di pace e benessere è la nostra ambizione. Per vincere questa sfida mi impegnerò nella lotta a tutte le disuguaglianze e al cambiamento climatico, per l’investimento nel capitale umano e nella conoscenza, per l’innovazione di lavoro e sviluppo partendo dalle potenzialità dei territori. Va ampliato l’accesso al programma Erasmus a tutti i ragazzi e le ragazze fin dalle scuole secondarie, per la costruzione di una cittadinanza europea consapevole e ricca di opportunità. Mi batterò per una Unione Europea che costruisce ponti, culturali e politici, che mette al centro delle sue strategie gli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu per lo sviluppo sostenibile del Pianeta. E che lavora per una compiuta emancipazione femminile perché l’attuale gap salariale e occupazionale, la penalizzazione delle donne legata alle attività di cura, sono al pari di ogni altra discriminazione freni allo sviluppo europeo e degli Stati membri, che potremo rimuovere con una legislazione più cogente e rafforzando i programmi di welfare. Va implementato il recente patto globale sulla migrazione per una migliore gestione dei migranti e rifugiati a livello locale, regionale e nazionale, coniugando le regole al rispetto prioritario dei diritti umani. 

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Il Consiglio comunale di Messina ha ieri approvato all'unanimità (17 voti favorevoli su 18 con la sola astensione del presidente Claudio Cardile per motivi di terzietà) la delibera per la concessione del patrocinio allo Stretto Pride, che si terrà l’8 giugno.

Così ne ha dato notizia su Fb il consigliere comunale del Pd Alessandro Russo, proponente e primo firmatario della delibera: «La Città, rappresentata nel suo civico consesso, riconosce che l’amore è amore. Senza distinzioni di colori, di preferenze, di sessi. Love is Love, grazie Messina!».

A plaudire al risultato anche la senatrice Monica Cirinnà, che ha scritto: «Il Consiglio Comunale di Messina ha votato all'unanimità l'adesione al primo pride della città, il Messina Pride 2019. A darne notizia sulla sua bacheca Facebook è il consigliere comunale Alessandro Russo, vicesegretario provinciale del Pd, proponente e primo firmatario, a cui va il mio plauso».

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Negli ultimi anni il tema della prevenzione dell’Hiv/Aids sembra registrare un calo d’attenzione anche da parte dell'Unione Europea

A rilevarlo senza giri di parole l’euparlamentare uscente Daniele Viotti (ricandidato dal Pd alle imminenti elezioni di maggio), che al contrario ha costantemente alimentato, durante il suo mandato, il relativo dibattito e promosso efficaci campagni di comunicazione.

 «L'Hiv – spiega Viotti a Gaynews –  continua a rappresentare  un grave problema di salute pubblica nei paesi Ue, con oltre 25.000 nuovi casi segnalati ogni anno. Per questo, in vista del 1° dicembre mi faccio sempre promotore di una campagna comunicativa per riportare al centro il tema. Nel 2018 ho lanciato un concorso la cui premiazione è avvenuta a Bruxelles il 9 aprile». 

La cerimonia di consegna ha concluso il convegno Creativity Saves, nel cui ambito si è reso evidente, grazie soprattutto alla segnalazione di Anlaids Lombardia, come il programma dell'Unione europea per la salute abbia ridotto il finanziamento dei bandi dal 2016 a oggi, passando dagli oltre 46 milioni di euro a pochi milioni di euro. Bandi, giova rilevarlo, finanziati dall'Agenzia esecutiva per i consumatori, la salute e la sicurezza alimentare (Chafea).

Come se non bastasse, la prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili quali Hiv/Aids non è considerata in questi programmi un’azione prioritaria.

Aspetti, questi, che sono stati esplicitamente sollevati dallo stesso Viotti in un’interrogazione a Palazzo Berlaymont che, depositata il 12 aprile, si chiude nei seguenti termini: «Considerata la situazione sopradescritta e la fondamentale importanza dell’informazione e della prevenzione delle malattie sessualmente trasmissibili per tutelare la salute di tutti cittadini, la Commissione può riferire quali azioni intende adottare per ripristinare un finanziamento adeguato per tali progetti?».

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Le associazioni Lgbti emiliano-romagnole non si rassegnano a quella che appare sempre più come un’operazione d’affossamento del pdl regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere.

Tornando all'attacco, in una lunga lettera aperta, scritta da Vincenzo Branà (presidente del Cassero Lgbti Center) e cofirmata da Chiara Calestani (Associazione Lgbti Aldo Braibanti di Parma), Eva Croce (Arcigay Ferrara), Ciro Di Maio (Arcigay Ravenna), Francesco Donini (Arcigay Modena), Alberto Nicolini (Arcigay Reggio Emilia) e Marco Tonti (Arcigay Rimini), si ricorda il «retroscena» in base al quale il Pd avrebbe rassicurato nei mesi scorsi le Acli sul fatto che la legge non si sarebbe fatta o sarebbe passata con l'oramai famigerato emendamento anti-gpa a firma Paruolo-Boschini. Ebbene quello scenario, osservano i firmatari, «si sta avverando, in maniera pedissequa». 

I presidenti citano a questo proposito anche le dichiarazioni di Francesca Puglisi, candidata del Pd alle imminenti europee, così coe riportate in un post di Chiara Pazzaglia, portavoce delle Acli di Bologna, dove l'ex deputata è stata appunto ospite nei giorni addietro: «Piuttosto che una cattiva legge regionale meglio nessuna legge regionale. E questo a fronte dei contrasti e delle divisioni interne che ci sono state».

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Proprio ciò, affermano i firmatari, che il capogruppo Pd in Regione Stefano Caliandro e il segretario regionale del partito Paolo Calvano avrebbero assicurato alle Acli in un «incontro privato». Siccome, «ovviamente, i retroscena, quando non possono contare su prove concrete - scrivono- vanno tutti verificati. Perciò chiediamo, semplicemente: tutto questo è vero? Se non lo fosse in Pd avrebbe una strada facile per smentire questa storia: approvare subito una buona legge, senza quell'emendamento e in barba alle malelingue».

Attacco frontale poi contro i consiglieri dem, che hanno firmato l'emendamento XXIV (Paruolo-Boschini) anti-gpa.

«È legittimo - si legge - che Paruolo e gli altri nove consiglieri abbiano una posizione proibizionista sulla gpa e sulla prostituzione. Ma in democrazia le idee diverse di confrontano e si misurano con la scala del consenso. Quando invece si tenta di vietare a priori l'espressione di posizioni diverse, esiste una sola parola: fascismo. È questo che vogliono fare nove consiglieri del Pd?».

Con quell'emendamento, sostengono infatti i firmatari del testo, «si vuole tenere in ostaggio l'intera maggioranza. O così o niente. Una prova di forza tra correnti di partito, un ricatto, un modo attraverso il quale una minoranza impone la sua dittatura. E infatti gli otto firmatari (in gran parte muti) tacciono proprio tutti e tutte su un punto: ma senza quell'emendamento la legge loro la voterebbero? Su questo sarebbe onesto che i rappresentanti dei cittadini della nostra regione dicessero una parola chiara: sì o no».

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«Siamo oltre cento. Le voci girano, ne parlano tutti, insomma se ne parla spesso». E poi ancora: «Mi fa schifo. Sei ridicola. Te la vai a cercare. Al posto tuo mi vergognerei». E infine: «Le persone sono autorizzate a prendervi in giro. La gente non viene a dirvelo per questione di pudore ed io mi sento nel giusto se sparlo di voi».

Queste le parole che sono piovute addosso, domenica scorsa, alla 21enne Luana Strada e alla 27enne Giulia Bellomia, fidanzate ed entrambe dimoranti a Padova presso la residenza universitaria Copernico. A pronunciarle una ragazza, che si è fatta portavoce di oltre centro ragazze, anche loro ospiti della struttura, sdegnate dallo loro storia d’amore

Lo shock per Giulia e Luana è enorme. Ed è Luana a raccontare, tra l’amarezza e la rabbia, l’accaduto su Facebook. 

«Al momento – scrive alla fine del lungo post pubblicato il 17 aprile – non so neanche più per cosa valga la pena vergognarsi, non so più cosa sia la vergogna. Ma non riesco a capire come ci si possa vergognare di mostrarsi senza filtri alla persona amata, come ci si possa vergognare se ogni tanto si scelga di scivolare in un mondo puro, vero, privo di filtri, pieno di bellezza.

Non riesco a capire, fatto sta che il mio corpo si sente sbagliato, in qualsiasi movimento, ed io la mia ragazza proprio non riesco ad accarezzarla. Mi chiedo quanto durerà tutto ciò. Forse chi deve vergognarsi è chi non diffonde l’amore».

A dare ieri ulteriore notizia della vicenda Noemi Fantinato, rappresentante di Udu - Unione degli universitari, presente in mattinata a Palazzo Moroni per la conferenza stampa di presentazione del Padova Pride.

E oggi il deputato Alessandro Zan (Pd) ha così commentato quanto successo: «Fa male leggere questa notizia, di un fatto accaduto nella mia città e per di più in ambiente universitario, che si crede libero e aperto. È solo l’ennesima dimostrazione che l’omofobia è un fenomeno più o meno manifesto, ma ancora diffusissimo. Una legge è urgente, non possiamo più aspettare».

 
 
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Sulla nuova ondata di arresti e torture di persone Lgbti in Cecenia il deputato Alessandro Zan (Pd) aveva indirizzato, il 17 gennaio, un’interrogazione parlamentare al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi. Interrogazione cofirmata dagli omologhi di partito Roberto Giachetti, Luca Rizzo Niervo, Francesca La Marca, Enza Bruno Bossio, Martina Nardi, Angela Schirò, Antonella Incerti, Stefania Pezzopane, Lucia Ciampi, Maria Chiara Gadda.

Il 22 marzo è arrivata la risposta scritta della Farnesina a firma della viceministra pentastellata Emanuela Claudia Del Re

Eccone il testo: «La lotta contro ogni forma di discriminazione, anche in base all'orientamento sessuale e all'identità di genere, costituisce una delle direttrici dell'azione internazionale dell'Italia nel settore dei diritti umani e figura fra le priorità del mandato italiano nel Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per il triennio 2019-2021. 

Per questo seguiamo con particolare preoccupazione la questione delle discriminazioni, anche basate sull'orientamento sessuale, nella Federazione Russa e soprattutto i recenti casi di gravi violazioni dei diritti umani e delle libertà fondamentali ai danni delle persone LGBT+I in Cecenia

Fin dalla ripresa delle segnalazioni a dicembre 2018 da parte di media russi, abbiamo condiviso e sostenuto le principali iniziative avviate a livello internazionale e locale, anche in coordinamento con le istanze dell'Unione europea, per accertare i fatti nella convinzione che sia necessario fare piena luce sulla vicenda.

Più nel dettaglio, abbiamo concorso con i partner dell'Unione europea alla formulazione di un intervento congiunto sui tema al Consiglio permanente dell'Osce. In tale dichiarazione, confermando la nostra profonda preoccupazione per quanto sta avvenendo in Cecenia ai danni di persone LGBT+I, abbiamo ribadito l'appello alla federazione russa affinché conduca indagini tempestive, efficaci, approfondite e garantisca la consegna alla giustizia dei responsabili o complici di tali atti.

Sempre in ambito Unione europea, l'Italia continua a sostenere il mantenimento di canali di dialogo diretti fra la delegazione Unione europea a Mosca e l'Ombudsperson russo, incoraggiando anche contatti dell'Unione europea con il consiglio presidenziale per i diritti umani, principale organo consultivo di settore dell'amministrazione presidenziale russa. 

In ambito Onu il nostro Paese è intervenuto sul tema delle discriminazioni nella federazione russa anche nel corso dell'ultimo esercizio di revisione periodica universale cui si è sottoposta la Russia a maggio 2018. In tale occasione, abbiamo formulato una raccomandazione affinché adotti misure concrete per combattere tutte le forme di discriminazione, incluse quelle basate sulla religione e sull'orientamento sessuale. 

Continueremo a monitorare gli sviluppi della vicenda in Cecenia, nella consapevolezza che sia estremamente grave che vi siano contesti nei quali le persone vengano discriminate, i loro diritti vengano negati o addirittura esse siano fatte oggetto di violenze a causa del proprio orientamento sessuale».

Della risposta della Farnesina, di cui solo oggi è stata data comunicazione ad Alessandro Zan, lo stesso deputato padovano ha dato una sua breve valutazione su Facebook: “In gennaio ho presentato una interrogazione al ministro degli Esteri sulle persecuzioni contro la popolazione #lgbt in #Cecenia. Finalmente è arrivata la risposta del governo: tante belle parole, ma pochissimi fatti.

Di fatto è stato sottolineato, com’è ovvio, che l’Italia ha seguito le linee dell’Unione Europea e dell’Onu su queste palesi violazioni. Nessun impegno diretto del nostro Paese contro la #Russia di Putin amico di Salvini (di cui la Cecenia fa parte) per tutelare i diritti umani. Continuerò a vigilare perché il governo italiano intervenga con più decisione”.

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Ieri Palazzo Madama, grazie al sostegno della vicepresidente del Senato Anna Rossomando, ha ospitato la conferenza stampa di presentazione di To Housing: il progetto di co-housing sociale che, promosso dall'associazione Quore, ha aperto a Torino circa quattro mesi fa per accogliere persone Lgbt in difficoltà e in condizioni di estrema vulnerabilità.

Presenti, oltre alla vicepresidente Rossomando, la senatrice dem Monica Cirinnà, Giuseppe Vernero, responsabile Migranti per il progetto, Alessandro Battaglia e Silvia Magino, responsabili di Quore.

Prima esperienza con queste caratteristiche in Italia, To Housing può accogliere 24 ospiti in cinque appartamenti di proprietà Atc – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte. Centrale di edilizia agevolata - e non destinati alle graduatorie per le case popolari. Nei primi tre mesi To Housing ha ricevuto 42 richieste – di cui 27 da parte di gay, 6 da lesbiche e 9 da donne/uomini trans – e potuto effettuare 16 inserimenti, di cui cinque da parte di persone con meno di 25 anni.

Ottimi i risultati anche nell’ambito dell’accompagnamento al lavoro previsto dal progetto, con contratti di varie tipologie (cfr. file dedicato) offerti a diversi utenti.

Il progetto nasce non solo per rispondere all’emergenza abitativa ma anche per attivare, proprio a partire da un bisogno primario e fondamentale come la casa, percorsi di reinserimento sociale. Vengono accolti eminentemente giovani tra i 18 e 26 anni allontanati dalle famiglie di origine a causa dell’orientamento sessuale; migranti erifugiati omosessuali, anziani Lgbt in condizione di solitudine o povertà, persone transessuali e transgender.

Molto soddisfatti Alessandro Battaglia e Silvia Magino, che hanno dichiarato: "Il numero di richieste che in questi primi mesi di attività ci sono giunte da tutta Italia ci hanno ulteriormente persuasi che il progetto risponda a esigenze reali e che sia necessario che lo spirito di accoglienza che lo caratterizza possa ispirare la nascita di esperienze simili in altre parte di Italia. Le persone Lgbt sono vulnerabili e ancora oggi vittime di molte discriminazioni e To Housing offre loro un posto sicuro da cui ripartire”.

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Di omofobia, transfobia, violenza e bullismo si torna costantemente a parlare soprattutto in un periodo come quello attuale, in cui sembra registrarsi un aumento dei casi di aggressione verso le persone Lgbti.

Come noto, a partire dall’inizio della XVIII° legislatura sono stati presentati vari progetti di legge volti a contrastare l’omotransfobia. Basti citare quelli della senatrice Monica Cirinnà (Pd) o dei deputati Alessandro Zan (Pd), Ivan Scalfarotto (Pd), Laura Boldrini (LeU).

La scorsa settimana ci hanno pensato 36 senatori del M5s con il ddl recante Modifiche dell’art. 604 bis del Codice penale e le istituzioni di centri antiviolenza per le vittime di omotransfobia

Per saperne di più abbiamo raggiunto la senatrice Alessandra Maiorino, vicepresidente del gruppo M5s a Palazzo Madama,  che di quel disegno di legge è prima firmataria.

Senatrice Maiorino, quali sono gli aspetti principali di questo ddl?

Innanzitutto ci tengo a dire che questo disegno di legge già al primo giro per la sottoscrizione ha raccolto l’adesione di trentacinque colleghi del mio gruppo e sono più che certa che al secondo giro ne raccoglierà ancora molte altre. Quello che facciamo con questo provvedimento è semplicemente andare a modificare l’art. 604-bis del Codice penale (che è la parte che si occupa dei “delitti contro l’uguaglianza”), aggiungendo le parole “o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”. La parte in questione risulta quindi modificata in questo modo: “atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi, o fondati sull’omofobia o sulla transfobia”.

Il ddl tuttavia non si limita a riconoscere e distinguere il reato di discriminazione basato sull’orientamento sessuale, ma prevede, oltre all’istituzione della Giornata Nazionale contro l’Omotransfobia nella data del 17 maggio, anche l’istituzione di case rifugio - o centri antiviolenza - dedicati alle persone Lgbti vittime di violenza o in condizioni di fragilità perché respinti dalla famiglia d’origine. È piuttosto triste infatti constatare che nell’Italia del 2019 ancora si verificano casi di giovani lesbiche, gay o transessuali rigettati dalle proprie famiglie.

Omosessualità e transessualità da molti colleghi, soprattutto della Lega, sono considerati fatti privati o addirittura “atti contro natura” e, quindi, non soggetti a tutela. Dal momento che si propone di modificare il Codice penale aggiungendo all’art. 604 bis le parole: “o fondati sullaomofobia o sulla transfobia”, come pensa di superare tale scoglio? 

In tutta onestà, non so a quali colleghi si riferisca. Io in Senato ho un ottimo dialogo con tutti e, sebbene con la nostra controparte alGoverno vi siano delle differenze di visione che sarebbe sciocco negare, un'affermazione simile non l’ho mai sentita da nessuno. Questo provvedimento non va a toccare i cosiddetti “temi eticamente sensibili” - che poi è una formula ormai standardizzata per dire sostanzialmente che certi temi è meglio non toccarli - ma è semplicemente un doveroso rafforzamento e un affinamento del contrasto alla violenza e al bullismo.

Basta fare una semplice ricerca su internet per rendersi conto in un attimo che chi ha un orientamento sessuale “minoritario” (mi passi l’espressione) è molto più esposto di chi è etero a subire forme di violenza fisica o verbale. Scoraggiare e punire queste forme di violenza - come di tutte le forme di violenza - è dovere di uno Stato e non può avere colori politici.

All’art. 6 del ddl si fa riferimento ai centri antiviolenza per le vittime dell’omofobia e della transfobia. Di che si tratta?

Si prevede l’istituzione di un fondo apposito per la creazione di centri antiviolenza dedicati alle persone Lgbti. Il funzionamento e la gestione di tali centri ricalca in sostanza quelli già esistenti per i centri antiviolenza per le donne. Centri del genere esistono già in praticamente ogni paese d’Europa. Quindi, anche in questo caso, si tratta semplicemente di colmare una spiacevole lacuna.

Al governo il M5s è con la Lega. Come abbiamo potuto osservare, da tempo e ancor oggi su questi temi il vostro alleato è sempre stato uno dei maggiori partiti ostili. Come pensa di convincerli a votare favorevolmente questo disegno di legge? 

Come ho già detto, con la Lega abbiamo divergenze di vedute sui temi cosiddetti “etici” - e anche su questi ultimi, il panorama è in realtà molto più variegato e meno monolitico di quanto una certa stanca vulgata voglia far credere. In questo caso però di “etico” non c’è un bel nulla. Affermare che le persone non si picchiano e non si insultano per via del loro orientamento sessuale è una cosa di semplice buon senso e non è una dichiarazione di appartenenza politica - come purtroppo in questo paese ci è stato strumentalmente fatto credere per lunghi anni. Sono molto fiduciosa che lo spirito di questo provvedimento verrà compreso e non troverà ostacoli.

Omofobia e transfobia rientrano nell'ambito tematico della discriminazione ma afferiscono anche a quelli delle famiglie omogenitoriali. Come si pensa di coniugare tale lotta con una situazione ancora difficile da superare, proprio in Parlamento, in materia di stepchild adoption e adozioni? 

Sono convinta - e i dati corroborano la mia convinzione - che un bambino cresca sano e forte là dove è accolto e accudito con amore, e il genere dei genitori non influisce sul suo sviluppo psichico, intellettuale e affettivo. Questo però è un tema su cui non vi è unità di visione all’interno di nessuna forza politica, anche se credo che sia dovere della politica favorire un dibattito sereno, pacato e fondato sui fatti, nel paese, per contribuire a far crescere una coscienza critica e avveduta nei cittadini.

Per anni la politica non si è distinta in questo campo, ossia nel favorire la crescita culturale del popolo. Mi auguro che tra i tanti cambiamenti che stiamo apportando, possa esserci anche questo. È probabilmente il più difficile: imparare tutti a confrontarci senza faziosità, ma attraverso lo studio della materia e il rispetto dell’altro. La politica dà l’esempio, e spesso, su temi delicati come questo, ha dato purtroppo l’esempio sbagliato. Mi auguro si possa invertire la rotta. 

La senatrice Cirinnà ha dichiarato recentemente a La Repubblica: “Non mi fido delle aperture dei 5Stelle. Sui diritti sono ambigui “. Cosa le risponderebbe?

Come le dicevo, io sono felice di dialogare con tutti i colleghi. Anche alla senatrice Cirinnà sarò felice di rispondere, quando me lo chiederà direttamente.

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La seduta della Commissione Parità in Regione Emilia-Romagna sulla legge anti-discriminazione si è chiusa con un rinvio: nessun voto dunque né sul testo da portare poi in Assemblea legislativa per il voto finale né sul discusso emendamento XXIV Paruolo-Boschini (Pd) sulla gpa

Ma a determinare la sospensione dei lavori è stata la sottoscrizione dell’emendamento da parte del centro-destra con un Pd sempre più in tilt.

Non a caso proprio ieri Michele Facci, relatore di minoranza e capogruppo del Movimento sovranista, aveva salutato favorevolmente l’emendamento XXIV come «passo indietro della maggioranza. Evidentemente le pressioni che abbiamo esercitato verso questa deriva discriminatoria al contrario hanno prodotto un risultato.

Ora bisogna vedere gli sviluppo ulteriori, ma rispetto alla impostazione iniziale dal nostro punto di vista è una vittoria. Ma questo non ci fa accontentare e andremo avanti, perché sono altri passaggi degni di essere ridimensionati. Per noi di questa legge non c'era bisogno: quindi la contestiamo a prescindere».

Il fatto che non si sia andati avanti oggi con il voto è stato comunque valutato quale «passo avanti» dal capogruppo di Sinistra Italiana Igor Taruffi, che ha dichiarato: «Oggi in commissione hanno trovato conferma tutti i motivi della nostra contrarietà agli emendamenti presentati dai colleghi del Pd, in particolare quello a firma Paruolo-Boschini sulla maternità surrogata, poi sottoscritto dalla Lega e da tutto il resto del centrodestra».

Votando quell'emendamento, afferma ancora Taruffi, «si sarebbe davvero compromessa una legge che invece riteniamo rispondere a problemi reali e sentiti e che vogliamo approvare quanto prima. Ma non vogliamo approvare una legge purchessia. Vogliamo una buona legge. Per questo abbiamo chiesto di togliere dal tavolo emendamenti come quello dei colleghi Paruolo-Boschini»

Intanto c’è grande mobilitazione per il presidio di domani in Regione, che, organizzato da Bologna Pride, si svolgerà in concomitanza col convegno Sì alle leggi per la famiglia. No alla legge sulla omotransnegatività contro il testo normativo.

Non senza i consueti toni vittimali Jacopo Coghe, già vicepresidente del XIII° Congresso mondiale delle Famiglie, ha oggi affermato: «Dopo il Congresso di Verona non si fermano l'odio e la discriminazione della lobby Lgbt e delle femministe contro di noi. Ci aspettano a Bologna con le solite contro-manifestazioni: d'altronde a loro piacciono le leggi bavaglio e le liste di proscrizione contro le opinioni 'dissidenti'».

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