Continua la personale battaglia di Donald Trump contro le persone transgender nel silenzio generale dei media. Il presidente americano, dopo aver bloccato le assunzioni di militari trans, vuole cancellare una norma dell'Obamacare che garantisce uguali diritti per le cure mediche alle persone T.

Il Dipartimento della Salute e dei Servizi umani infatti, intenzione di riscrivere uno dei principi cardine del piano di assistenza, quello che vieta la discriminazione di genere. Ma gli avvocati e le associazioni in difesa dei diritti civili sono pronti a dichiarare guerra.

Fatima Goss Graves, componente del National Women's Law Center, ha dichiarato che bisogna "contrastare questo pericoloso tentativo di negare i diritti di cittadini americani". La frase incriminata presente nell'Obamacare è sulla definizione di identità sessuale per ogni essere "maschio, femmina o una combinazione tra maschio e femmina". Alcuni gruppi religiosi estremisti si erano opposti subito all'introduzione di questo riferimento più largo sull'identità sessuale, temendo che i soldi pubblici potessero finanziare la "transizione tra i due sessi".

Adesso Trump è pronto ad andare incontro alle loro richieste. La proposta arriva tre giorni dopo l'intenzione del Dipartimento della Casa e dello Sviluppo Urbano di abbattere un'altra eredità di Obama: quella, cioè, che obbliga i centri federali per i senzatetto a non discriminare nessuno per il sesso, neanche le persone trans. 

A pochi giorni dal 50° anniversario dei moti di Stonewall, dopo anni di dure battaglie, Trump e la sua pletora di sostenitori conservatori sembrano più che intenzionati ad annientare i diritti delle persone transgender, faticosamente conquistati.

Ci si augura, in larga parte della collettività trans, che il World Pride di New York sia l'occasione giusta per attaccare il presidente degli Stati Uniti pubblicamente e politicamente, più di quanto fatto finora, con la speranza che anche nei Pride italiani ed internazionali si solidarizzi con le compagne e i compagni di oltreoceano.

Inutile parlare di intersezionalità, se poi i diritti delle persone trans non vengono tutelati e difesi dall'intero movimento Lgbti+.

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Casal di Principe (Ce) è uno dei Comuni campani, che nel comune immaginario rimandano alla camorra. Una realtà putroppo radicata sul territorio, come raccontato da Saviano e come testimoniato dal martirio di don Peppino Diana.

Ma Casal di Principe non è solo questo. E per renderlo migliore Bernardo Diana, consigliere nazionale di Arcigay e presidente di Rain Arcigay Caserta, ha deciso di candidarsi come consigliere comunale nella lista Casale rinasce con Renato.

Perché ha accettato una tale candidatura?

Ho accettato questa candidatura per diversi motivi: ho apprezzato il lavoro svolto dall'amministrazione uscente, anche dal punto di vista culturale. Nel 2016, quando non ero ancora presidente di Rain Arcigay Caserta, ma un responsabile dell'organizzazione del Caserta Campania Pride, il sindaco Renato Natale, con fascia tricolore venne a marciare con noi e la prima persona che rimase stupita fui io. Nessun altro sindaco era presente, neanche quelli più vicini geograficamente, lui sì. Il sindaco e parte della Giunta hanno partecipato anche al Caserta Pride 2018, anche questa volta fu l'unico Sindaco. 

Se volevo fare questa esperienza politica non poteva che essere con lui e con questa squadra. Ho quindi accettato perché non era semplicemente una "quota arcobaleno", ma un impegno che nel corso degli anni c'è sempre stato sui nostri temi. Casal di Principe è una realtà decisamente complessa - in generale - e in particolare per le persone Lgbti+: ho accettato per dare coraggio e forza a chi ne ha bisogno, un modo per dire "sono con te, sii forte".

Bernardo, lei è un esponente importate della comunità Lgbti locale: come pensa che i temi della discriminazione, bullismo e violenza dovrebbero essere trattati in futuro? 

Noi casalesi siamo stati per anni etichettati come il male assoluto, tanto è vero che in molti incontri con le scuole destava più clamore il mio coming out come casalese piuttosto che di essere gay. A livello locale vanno promossi il più possibile momenti di visibilità pubblica, decentrando anche le attività delle associazioni Lgbti+ dai capoluoghi per andare oltre le periferie urbane. Ciò che accade nei paesi spesso è insostenibile e si ha paura di essere - nonostante nell'epoca di internet - gli unici. Sembra quasi banale dirlo, ma gli incontri nelle scuole sono uno degli strumenti migliori per arginare bullismo e violenza.

Lei si candida in un territorio storicamente non facile: quali sono le priorità più urgenti sulle quali intende operare, se dovesse essere eletto

In questo periodo di campagna elettorale sto avendo l'opportunità di entrare nelle case di tante famiglie, passando in strade e quartieri che solitamente non frequento e mi accorgo che mentre vorrei parlare di tematiche culturali, abbiamo ancora tantissime zona senza fogna, acqua, gas e illuminazione pubblica. Perciò le priorità più urgenti sono quelle di aumentare la qualità della vita portandola ad un livello omogeneo per tutti. Tra gli impegni personali c'è quello di una nuova biblioteca e mediateca che sia anche un centro di aggregazione culturale e un impegno nella mobilità sostenibile e alternativa all'automobile. 

In tema di migrazione lavoro, cultura e sostenibilità territoriale quali sono le sue idee propositive? 

Io sono un privilegiato bianco italiano che può varcare tanti confini e credo che tutti abbiano diritto a spostarsi liberamente: la migrazione è un fenomeno naturale dell'uomo, dando le opportunità di insediarsi e vivere la comunità in cui si abita. 

Il lavoro è uno dei temi più ricorrenti in ogni campagna elettorale: una di queste sere un'amica mi raccontava di essere l'unica dipendente di questa piccola organizzazione e che nonostante ci sia il bisogno di una seconda persona, non riescono ad assumere per i costi del lavoro e tutta una serie di tasse, imposte e bolli che vanno a coprire una intera retribuzione. 

Nel nostro comune solo l'anno scorso abbiamo aperto per la prima volta una biblioteca. Oggi da quella piccola biblioteca sita nella sala consiliare stiamo per passare a una nuova e grande struttura: segno che bisogna investire tantissimo nella cultura. È in costruzione anche una nuova scuola materna, e se per altre città sembra un fatto banale, nel nostro territorio è una cosa di non poco conto. Questo dovrebbe essere uno dei settori di maggior investimento, ma spesso non è così. 

I territori possono sostenersi se a livello economico hanno la giusta autonomia di spesa: fino a pochi anni fa avevamo solo quattro vigili urbani insufficienti per garantire le loro funzioni di ordine del traffico e controllo sulle edificazioni. Dov'è il collegamento? Per me un territorio è sostenibile se è costruito in base ai regolamenti edilizi, che consente di fornire a tutti i servizi pubblici essenziali e una salubrità degli ambienti. La mia città nel corso degli ultimi cinque anni ha avuto bisogno di ricostruzione lì dove la camorra aveva egemonizzato ogni cosa. Mi basta poter fare una passeggiata in bici per sentirmi in un territorio che mi sostiene. Mi basta poter baciare il mio ragazzo al parco e passeggiare per il corso per sentirmi in un luogo diverso. In posti d'Italia come il mio bastano le cose semplici, che sono sempre complesse da mettere in atto.

Se eletto, come cambierà la sua partecipazione attiva all'associazione Lgbti a cui fa riferimento? 

Sarò presidente fino a luglio 2020 e fino a quel momento continuerò ad impegnarmi quotidianamente nell'attivismo, concludendo così quattro anni di presidenza. Per l'anno prossimo avrò terminato anche gli studi universitari, quindi credo di non ri-candidarmi e lasciare il testimone occupandomi specificamente al grande progetto del Centro Lgbti del Mediterraneo nel bene confiscato alla camorra in Castel Volturno, a pochi minuti da Casal di Principe.

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35 anni, artista e musicista, il folignate Giovanni Guidi è candidato alle europee nelle liste de La Sinistra. A contraddistinguerlo una passione per gli ideali e un entusiasmo per le battaglie civili. All’antivigilia del voto lo abbiamo raggiunto telefonicamente nella sua abitazione umbra.

Un artista che si candida alle europee. Perché?

Perché ho il privilegio di avere una visibilità e un ascolto che altri non hanno. E la responsabilità e la gratitudine mi impongono di dover essere generoso per una causa che ritengo imprescindibile.

La sua è considerata una candidatura gay-friendly: può spiegarne il motivo?

Un artista ha il compito di raccontare la bellezza. E fino a che un solo amore sarà discriminato il mio compito, diciamo deontologico, non potrà sentirsi risolto. 

Quanto i temi Lgbti hanno inciso sulla sua campagna elettorale?

Tantissimo. Ho avuto l’onore di stare accanto spesso a Marilena Grassadonia e questo mi ha ancora più coinvolto in questa battaglia. Dedico inoltre la mia candidatura a Chiara, un’amica di vecchia data che ho ritrovato accanto quando ho difeso la festa delle Famiglie Arcobaleno a Foligno. E conoscere la sua compagna e il loro figlio Gregorio in questo nuovo amore senza frontiere mi ha dato un’enorme gioia.

Alcuni giorni fa sei stato ospite a San Miniato al Monte a Firenze. Da laico che cosa ti ha spinto a ciò?

Una frase che mi ha detto l’abate Bernardo nella prima nostra telefonata: Ma secondo te, Giovanni, c’è mai qualche tipo di amore che Dio potrebbe discriminare?

Proprio l’abate di San Miniato ha criticato la scelta di Salvini di brandire il rosario e fare riferimenti spirituali durante il comizio milanese. Che valutazione ne dà?

Sono sempre d’accordo con padre Bernardo così come con Marilena o Nicola Fratorianni. Questo mi fa capire che quel campo, in cui si vuole lottare per la difesa dei diritti sociali e civili, è molto più ampio e composto di quello che spesso si crede.

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Classe 1974, il piemontese Daniele Viotti punta a un secondo mandato da eurodeputato. Nel corso dell’ultima legislatura si è  soprattutto occupato di lavoro giovenile, piccole e medie imprese, questione migratoria. Notevole il suo impegno a tutela delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersex nelle vesti co-presidente dell’intergruppo per i diritti Lgbti.

L’abbiamo raggiunto a due giorni dal voto.

Onorevole Viotti, ci si avvicina al 26 maggio. Come ha vissuto questi ultimi giorni di campagna elettorale?

Li ho vissuti in giro per il territorio, macinando km, incontrando persone, come ho fatto per tutta la campagna elettorale. E, a dire il vero, come ho fatto in tutti e cinque gli anni. È stata una campagna bellissima, arricchente. Certo, fisicamente faticosa perché sono candidato nel collegio più grande d’Europa che comprende quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Liguria. Ma siamo in dirittura d’arrivo e questi sono i momenti in cui non bisogna mollare. 

Quale il suo programma che intende realizzare qualora eletto?

Il mio programma elettorale parte da un concetto, quello della #rEUvolution. Nel mese di marzo ho lanciato una provocazione “Facciamo la rivoluzione?”. Sì, perché undici anni di crisi hanno lasciato strascichi pesantissimi in tutto il Continente, la crisi economica è diventata sociale, minando alle fondamenta le sicurezze di milioni di cittadini europei, facendo della precarietà la cifra di questo tempo. La sfida che oggi abbiamo davanti, con queste elezioni, è un cambio di rotta che metta al centro le persone, la loro vita, i loro bisogni. È tornare a pensare in grande per costruire una società all’insegna della giustizia sociale, del benessere di tutte e tutti, che non lasci indietro nessuna persona. Ho immaginato alcune delle tappe di questa #rEUvolution: diritti, giovani, lavoro e ambiente. Per disegnare un’Europa migliore, sociale, per i giovani e sostenibile. Per quanto riguarda i diritti mi sono posto cinque obiettivi: eliminare la povertà infantile con il programma “Garanzia per l’infanzia” (da relatore al bilancio generale dell’Ue ho inserito un’azione preparatoria di 15 milioni di euro per iniziare questo percorso, una conquista che vorrei vedere fruttare); lottare per i diritti delle persone lgbti in tutta Europa e nel Mondo; definire un piano europeo per la parità di salario tra uomini e donne; non votare accordi commerciali con Paesi che non rispettino i diritti civili e umani, creare un’Europa accessibile per tutte e tutti.

Per i giovani le direttrici sono principalmente tre: ampliare la “Garanzia Giovani” con più formazione e più opportunità di lavoro, promuovere un Erasmus+ alla portata di tutte e tutti, aumentare i fondi di Horizon Europe per promuovere la ricerca e le imprese innovative. Sul tema del lavoro in questi cinque anni di mandato ho seguito il dossier per stanziare un miliardo e mezzo di euro per la tutela dei posti di lavoro e per inserire i lavoratori in percorsi di aggiornamento professionale o pensionamento anticipato per Whirlpool, Almaviva e Alitalia. Ho seguito da vicino le vicende di Embraco, Polioli, Pernigotti, Comdata. Da questa esperienza ho formulato almeno tre direttrici su cui lavorare: creare un’assicurazione europea contro la disoccupazione, contrastare la concorrenza sleale tra Paesi membri e approvare una direttiva europea sulla responsabilità sociale d’impresa. L’ambiente sarà l’altro tema centrale del mio prossimo mandato, se verrò rieletto: destinare il 30% del bilancio europeo alla lotta ai cambiamenti climatici, arrivare a un’Europa a zero emissioni e investire sul trasporto pubblico locale europeo. 

I diritti delle persone Lgbti restano a suo parere una priorità da tutelare e promuovere al Parlamento Europeo o è già troppo quanto finora conseguito?

I diritti delle persone Lgbti sono una priorità da tutelare e promuovere al Parlamento Europeo. Durante questa legislatura abbiamo compiuto grandi passi avanti nel rispetto dei diritti delle persone Lgbti, ma questo non è sufficiente. Con grande orgoglio ho guidato, prima con Ulrike Lunacek e poi con Terry Reintke, il più grande intergruppo presente al Parlamento europeo, portando all’attenzione situazioni di grave pericolo per le persone omosessuali, come quelle in Cecenia, partecipando a iniziative in giro per il mondo, come al pride di Istanbul e alla prima conferenza sui diritti Lgbti in Tunisia. 

In qualità di co-presidente dell’Intergruppo per i diritti Lgbti del Parlamento europeo, ho avuto la possibilità di lavorare con 13 Commissioni differenti per sensibilizzare gli eurodeputati sulle questioni Lgbti e promuovere il rispetto dei diritti di tutti. Grazie all’azione dell’intergruppo abbiamo adottato più di 100 testi Lgbti-friendly, incluse 77 relazioni e 49 risoluzioni. Con il supporto dell’intergruppo sono state presentate 161 interrogazioni (scritte e orali) alla Commissione europea, al Consiglio e al Servizio europeo per l’azione esterna.

Tra i diversi testi approvati, uno di quelli di cui vado più fiero è sicuramente la prima risoluzione sui diritti delle persone intersessuali, votata lo scorso febbraio, che denuncia le violazioni dei diritti umani delle persone intersessuali e chiede alla Commissione europea e agli Stati membri di intervenire per garantire l’integrità fisica, l’autodeterminazione e l’autonomia dei bambini intersessuali. Sempre grazie all’azione dell’intergruppo, il Parlamento ha potuto approvare, nel febbraio scorso, l’Elenco di Azioni per far progredire l’uguaglianza delle persone Lgbti presentata dalla Commissione. Sono state condannate le terapie di conversione nella risoluzione votata a gennaio sulla Situazione sui diritti fondamentali all’interno dell’Unione europea nel 2016 ed è stato garantito il riconoscimento legale di genere basato sull’autodeterminazione per le persone transessuali. Tutto questo però non è sufficiente.

Nonostante le conquiste ottenute in questi cinque anni, il lavoro da fare è ancora molto. In primo luogo, i diritti delle persone Lgbti non sono tutelati in modo uniforme in tutta Europa e questo è inaccettabile. Stiamo parlando di diritti umani e l’Unione Europea non può permettersi di non salvaguardare i diritti umani in tutti gli Stati Membri. La strada da percorrere per il pieno rispetto dei diritti delle persone Lgbti è ancora lunga: penso ad esempio all’adozione della Direttiva orizzontale anti-discriminazione che è bloccata in Consiglio da ormai dieci anni o al fatto che i diritti delle persone transessuali non siano sufficientemente rispettati, considerato che ancora oggi la sterilizzazione è un requisito per il riconoscimento giuridico del genere in 8 Stati membri e 18 Stati membri richiedono una diagnosi di salute mentale. Ancora, si dovranno fare passi avanti anche per tutelare i diritti delle persone intersessuali poiché ancora in 21 Stati membri i bambini intersessuali vengono sottoposti ad interventi di “normalizzazione” sessuale. Al riguardo penso che sia necessaria un’armonizzazione della legislazione degli Stati membri: l’esempio è quello della legislazione portoghese e di quella maltese che proibiscono gli interventi chirurgici. Le identità intersessuali devono essere depatologizzate in tutti gli Stati membri e le persone intersessuali devono beneficiare dei più alti standard di salute previsti nella Carta delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.

Infine, nel campo del diritto di asilo, il recepimento dell’art. 10 della Direttiva sulla richiesta di asilo per le persone Lgbti perseguitate è ancora difficoltoso, come dimostra il caso del ragazzo iraniano gay e cristiano a cui è stato negato il riconoscimento dello status di rifugiato nonostante fosse perseguitato nel Paese d’origine e per il quale ho presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea con la collega Pina Picierno.

Come giudica l’avanzata delle destre sovraniste per la stabilità della Ue?

Stiamo assistendo ad un’avanzata dell’estrema destra non solo in Italia, ma in tutta Europa. Viviamo un periodo nel quale la paura è diventato il principale strumento che i partiti utilizzano per guadagnarsi un po’ di consenso. Una paura che nasce dall’incertezza per il domani, per la crisi del mercato del lavoro, per gli assetti geopolitici e, in questo contesto, i sovranisti urlano forte soluzioni molto semplici e semplicistiche. Per la prima volta, in queste elezioni, sono in gioco la tenuta e gli sviluppi del processo di integrazione europea e degli stessi assetti democratici. Queste elezioni rappresentano una sfida tra coloro che vogliono rendere più debole l’Unione Europea e coloro che vogliono riformarla, per renderla più forte, democratica, partecipata e vicina ai cittadini. 

L'Europa ha bisogno di una nuova guida per respingere i nazionalismi, puntando su un lavoro di qualità per i suoi cittadini, sulla tutela dell’ambiente, sulla sicurezza sociale e sulla lotta alle disuguaglianze. I nazionalisti stanno mettendo a repentaglio i progressi del passato e i valori europei, dobbiamo fare in modo che questo non accada.

Salvini a piazza Duomo a Milano ha brandito rosari e invocato santi ma attaccato il Papa. Da laico come valuta ciò?

Da laico credo che il ministro Salvini non avrebbe dovuto usare i simboli della fede durante il suo comizio coi sovranisti. Il ministro degli Interni non deve affidare niente e nessuno al cuore immacolato di Maria, ma lavorare. È in costante campagna elettorale, mentre avrebbe un grandissimo lavoro da fare. Io nutro comunque qualche dubbio sul fatto che Salvini abbia davvero appreso gli insegnamenti cristiani: lasciar morire le persone in mare o tenere segregate le persone in una nave attraccata alle nostre coste, dopo giorni di incertezza, non credo sia in linea con il fatto di essere umani, innanzitutto, e di essere cristiani, poi. Io sulla Diciotti sono andato, sono stato a Bardonecchia a vedere le persone attraversare i confini nella neve coi piedi scalzi e vi assicuro che non c’è nessuna necessità di una strumentalizzazione religiosa per coprire il suo poco rispetto dei diritti umani in altri contesti. 

Infine, anche lei ritiene che votare domenica partiti come La Sinistra - che non raggiungerebbe il 4% - sia un disperdere voti da far convergere piuttosto sul Pd?

Io non credo nel cosiddetto “voto utile”. Ogni volta che si esprime un voto a un partito democratico, progressista e di sinistra è un gesto nel solco della Liberazione. Quello che mi permetto di far notare, nel totale rispetto delle scelte personali, è che, in queste elezioni, si possono esprimere le preferenze e questo consente di scegliere all’interno delle liste i candidati che più rappresentano i propri valori e i propri ideali. 

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A due giorni dalla morte di Binyavanga Wainaina la Corte Suprema del Kenya ha respinto il ricorso per l'abrogazione delle Sezioni 162-165 del Codice Penale, che vietano esplicitamente i comportamenti omosessuali tra uomini (anche se il termine "persona" presente nella Sezione 162 è interpretato come inclusivo delle donne). 

In Kenya, dove i rapporti «contro natura» sono condannati fino a 14 anni di prigione, sono state arrestate, tra il 2013 e il 2017, 534 persone per «comportamenti innaturali»

Per gli attivisti le Sezioni 162-165, basate su una legge dell'era coloniale, violerebbero la nuova Costituzione del Kenya, che, promulgata nel 2010, garantisce l'uguaglianza, la dignità e la privacy per tutti i cittadini. Nel ricorso avevano anche presentato argomenti basati sull’abrogazione d’una legge consimile da parte dell'India in agosto scorso.

Ma l'Alta Corte ha spiegato che una decisione in senso contrario avrebbe potuto aprire la strada ai matrimoni tra persone dello stesso sesso, non permessi dalla Costituzione. «Riteniamo che la Sezione del Codice penale su cui è stato presentato ricorso non sia incostituzionale - ha annunciato la giudice Roselyne Aburili -. Per questo respingiamo il ricorso».

A detta della Corte non ci sarebbero prove sufficienti per dimostrare che le leggi criticate provochino discriminazione. Anzi, tali normative rispecchierebbero i valori del Paese.

Il verdetto è stato fortemente criticato dall'Alta Commissaria Onu per i diritti umani Michelle Bachelet, che ha dichiarato: «Criminalizzare atti che colpiscono individui in base a chi sono e chi amano è intrinsecamente discriminatorio. Si invia inoltre un segnale pericoloso alla società che incoraggia l'ostilità e persino la violenza nei confronti delle persone Lgbt».

Bachelet ha quindi affermato: «Il mio messaggio al popolo del Kenya è di combattere per una maggiore uguaglianza per tutti e di non mollare mai. Le Nazioni Unite sono al vostro fianco e si uniscono a voi nelle vostre richieste di dignità, parità di diritti e un trattamento equo».

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Da oggi in Brasile le discriminazioni nei confronti delle persone Lgbi sono da considerare reato e chi compirà tale crimine sarà processato sulla base delle leggi vigenti per gli atti di razzismo.

A deciderlo la Corte Suprema con l'adozione di un apposito provvedimento da parte di 6 giudici su 11 in attesa che il Congresso approvi una legislazione specifica. La votazione, presentata come storica dalla stampa locale, giunge in un clima di crescenti attacchi verbali e fisici a persone Lgbti, in parte alimentato dal presidente di estrema destra Jair Bolsonaro.

La decisione formale della massima istituzione giudiziaria del Brasile è stata accolta con sollievo e soddisfazione dai difensori dei diritti umani, in quanto rappresenta una vera protezione per persone Lgbti. Tuttavia per diventare definitiva bisogna aspettare la votazione di un altro gruppo di giudici nel corso di una sessione prevista per il 5 giugno.

Secondo l'organizzazione Grupo Gay da Bahia quest'anno almeno 141 persone Lgbt sono state uccise nel Paese e nel 2018 le vittime sono state 420. A lanciare l'allarme è stato lo stesso vice-presidente della Corte suprema Luiz Fux, che ha dichiarato: "Crimini omofobi sono allarmanti quanto le violenze fisiche e siamo di fronte a livelli epidemici di violenza omofoba".

Complessivamente, nel corso del 2018, si sono registrate in Brasile 4,6 denunce al giorno di atti ostili nei confronti della collettività Lgbti. In totale ci sono sono state 1.685 segnalazioni con un lieve calo del 2,4% rispetto al 2017. 

Nel più grande Paese cattolico al mondo, dove però i gruppie evangelicali sono sempre più diffusi e potenti, sono più di 20 anni che gruppi di attivisti lottano per far riconoscere i diritti delle persone Lgbti, ostacolati da conservatori e gruppi religiosi ben rappresentati in Parlamento. Una situazione già difficile ulteriormente aggravata dall'arrivo al potere del conservatore Bolsonaro, orgogliosamente omofobo, sessista e razzista.

Finora la battaglie di attivisti, sostenute da un numero crescente di giovani brasiliani, hanno portato alla legalizzazione del matrimonio di persone dello stesso sesso nel 2013 e al riconoscimento del diritto di adozione per le coppie Lgbti.

 

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Boom di celebrazioni di matrimoni tra persone dello stesso sesso a Taiwan, dove oggi è entrata in vigore la relativa normativa a una settimana dal via libera parlamentare. Come noto, la Repubblica di Cina è divenuta così il primo Paese dell'Asia a legalizzare le nozze tra persone dello stesso sesso.

Alle 10:00 locali (le 4:00 in Italia), si contavano, secondo gli attivisti, 526 matrimoni, di cui 185 tra uomini e 341 tra donne. Ma saranno in totale 300 le nozze previste nell'arco dell'intera giornata

I primi a pronunciare il fatidico sì sono stati Shane Lin e Marc Yuan. «Non è stato facile e sono molto fortunato - ha sottolineato Lin - ad aver avuto il sostegno della mia altra metà, della mia famiglia e dei miei amici».  

Tra gli attivisti per i diritti c'era oggi a Taipei anche Chi Chia-wei, che ha avuto un ruolo di primo piano nella lotta per i diritti della colletività Lgbti. «Mi sono preparato a lungo per questo giorno, anche se ci è voluto molto prima che arrivasse - ha dichiarato l'attivista alla Cnn -. Ma sapevo che prima o poi sarebbe arrivato». 

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Quasi la metà della popolazione russa non ha pregiudizi nei confronti di gay e lesbiche. È quanto emerge da un sondaggio del centro di ricerche indipendente Levada. Sondaggio che registra un lento, indubbiamente, quanto progerssivo cambiamento negli ultimi anni. E questo malgrado la legge contro la propaganda gay introdotta nel 2013 e la diffusa omofobia della classe dirigente.

Per il 47%, infatti, gay e lesbiche devono poter avere gli stessi diritti di altri cittadini (era il 39% sei anni fa). 

In ogni caso, alla domanda Come si relaziona con le persone con un orientamento omosessuale? il 39% delle persone intervistate ha infatti risposto in modo "neutrale o indifferente" mentre il 56% in modo "abbastanza negativo". 

 Il sondaggio è stato condotto in 50 regioni della Federazione russa, ma non si precisa se è stata inclusa la Cecenia, dove dal 2017 sono state denunciate diverse ondate di arresti e torture contro gay, contro cui Mosca non ha preso alcun provvedimento, e il presidente Ramzan Kadyrov asserisce che nella regione non ci sono omosessuali. Sono decine anche i casi di violenza registrati nel resto del Paese, anche se si considera che la maggior parte delle aggressioni non venga denunciata.

Il 45% delle persone intervistate dice di non essere al corrente di casi di violenza contro gay, il 20% ritiene che si tratti di episodi isolati, il 15% che si tratti di un fenomeno comune ma solo in alcune regioni e il 13% denuncia che sono diffusi in tutto il Paese. 

Secondo Levada un tale mutamento "può essere spiegato dalla campagna che si era scatenata nei principali media russi intorno alla cosiddetta legge 'contro la propaganda dell'omosessualità' ma ormai l'effetto negativo sull'opinione pubblica sembra essersi gradualmente esaurito".

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Candidata alle comunali di Capaccio Paestum nella lista Adesso Capaccio Paestum (facente parte della coalizione che sostiene Italo Voza quale sindaco), Ottavia Voza è architetta e archeologa. Docente a contratto di Restauro presso la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Salerno, ha pubblicato saggi di pregio, tra cui è da menzionare Parco Archeologico di Paestum. Studio di fattibilità (Pandemos, Paestum 2008).

Ma quello di Ottavia è un nome che rimanda anche all’attivismo Lgbti. È stata infatti presidente di Arcigay Salerno mentre in Arcigay Nazionale (2012-2018) ha ricoperto l’incarico di responsabile per le Politiche Trans.

Ottavia, che cosa l’ha spinta a candidarsi a consigliera comunale?

La consapevolezza che era giunto il momento di mettere al servizio di una comunità, della mia comunità, il lungo lavoro che ho portato avanti nei decenni passati nel campo della progettazione urbana, del recupero dei centri storici e dei beni monumentali e paesaggistici, e soprattutto il profondo amore che mi lega alla mia terra. In particolare per il territorio in cui sono candidata ho redatto e pubblicato diversi piani e progetti di recupero, per il Centro storico in collina e per il Parco archeologico della città antica di Poseidonia-Paestum.

La spinta decisiva è stata tuttavia la formazione di una coalizione di persone giovani, capaci, con spiccate professionalità, completamente svincolate dalle logiche clientelari ed affaristiche che hanno costituito in passato un freno allo sviluppo di un territorio con eccezionali potenzialità. 

Su cosa punterà in questi ultimi giorni di campagna elettorale?

Continuerò, come ho fatto finora, a porre l’accento sui temi che abbiamo messo al centro del programma politico della coalizione: lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente, il primato della Cultura, la democrazia partecipata e la messa in valore dei beni comuni. Mi rendo conto che può sembrare un’affermazione un po’ scontata, ma siamo vittime, qui come altrove, della tendenza a ridurre la campagna elettorale, che dovrebbe costituire il massimo momento dell’espressione democratica di una Comunità, ad una conta basata su clientele, apparentamenti e  convergenze di interessi particolari.

Considero invece questo “esercizio di democrazia” un importante momento di crescita civile e culturale di una intera comunità, con l’obiettivo di pensare e agire allo stesso momento globalmente e localmente. Per mettere in moto un processo in cui ogni progetto, dalla grande opera al piccolo intervento di rifunzionalizzazione, deve essere inserita all’interno di un quadro organico di medio e lungo periodo. Tradizionalmente questo non accade, ed ancora oggi si riduce l’esercizio della politica amministrativa locale ad una sterile ed improduttiva sommatoria di poche grandi opere, il cui obiettivo spesso è la visibilità di chi le propone (ed è il viatico migliore per la realizzazione di cattedrali nel deserto che quasi sempre lasciano alle comunità le macerie di pesanti eredità in termini di indebitamento) o peggio la rincorsa ad opportunità di finanziamento estemporanee ed improvvisate.

Da architetta-archeologa che cosa crede ci sia da fare per la tutela di un patrimonio come quello di Paestum?

Tutela e valorizzazione sono due prassi inscindibili, la nuova frontiera della tutela è nella capacità di individuare processi virtuosi in cui la salvaguardia del patrimonio, la sua fruizione da parte non solo dei turisti, le attività di ricerca scientifica sono strettamente interconnesse e correlate ai processi di sviluppo economico. Per questo occorre mettere in atto un approccio radicalmente diverso alle politiche culturali, che devono diventare il fulcro di tutte le azioni di governo. Tutti gli studi recenti condotti dall’OCSE sull’impatto della cultura nelle economie locali hanno determinato che la cultura contribuisce a diversificare l’economia, contribuisce alla rigenerazione urbana, a rafforzare l’identità culturale e la diversità locale, a sostenere la coesione locale e l’integrazione dei gruppi emarginati, a promuovere le regioni rurali come destinazioni da visitare ed in cui vivere, lavorare e investire.

È evidente che un patrimonio come quello della città antica di Paestum, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità, deve avere un ruolo centrale in questo processo. Paestum non è solo “la città dei Templi”, i monumenti che hanno maggiormente attratto l’interesse e l’ammirazione di studiosi e visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Paestum costituisce uno dei pochi luoghi in cui la città antica, nel suo insieme costituito dalle fortificazioni, dalle relazioni tra spazi pubblici, religiosi e residenziali, può essere raccontata e fruita in tutta la sua complessità, al suo interno e nelle relazioni con il suo paesaggio. Questa dunque è la direzione verso cui dovrà essere rafforzata ed ampliata la fruizione del patrimonio archeologico di Paestum, e questo il campo in cui sarà di fondamentale importanza la collaborazione tra l’Amministrazione Comunale e il Parco Archeologico.

I temi Lgbti sono presenti nel suo programma elettorale?

Il tema nel programma viene affrontato in un’ottica intersezionale, essendo programmate diverse attività nell’ambito delle politiche sociali, compresa l’attivazione di una Casa delle Donne e l’avvio di iniziative ed azioni concrete di contrasto alla violenza di genere. Attività monitorate attraverso la redazione di un bilancio di genere, all’interno del più generale bilancio sociale.

Infine, che cosa significa per una donna trans e attivista candidarsi in un Comune del Sud?

Io non ho mai considerato la mia esperienza trans come un processo che dovesse condurmi ad una “normalizzazione” e dunque ad una sorta di invisibilità. Cosa tra l’altro impossibile se decidi di restare in un piccolo paese dove hai condotto una cospicua parte della tua esistenza conformemente al genere che ti è stato assegnato alla nascita. 

Mi sembra che la trasparenza di questa esperienza abbia prodotto all’interno della mia Comunità un sentimento di stima e di generale e naturale inclusione da una parte, ed abbia contribuito da un’altra parte alla migliore comprensione del fenomeno culturale e politico dell’esperienza trans. Sarebbe forse esagerato dire che non ho avuto problemi all’inizio, problemi che si sono tradotti nella complessità delle relazioni sociali in limitati contesti, prevalentemente ristretti all’ambito professionale.

La candidatura mi ha permesso di ampliare notevolmente la rete delle relazioni sociali all’interno della comunità, e questo, aldilà della mia condizione identitaria, costituisce un indubbio arricchimento. Bisogna aggiungere tuttavia che non sempre le esperienze trans MtF, FtM o non binarie con cui mi sono confrontata qui ed in altri contesti simili nel corso del mio attivismo  sono vissute con la medesima serenità. È ancora fortissimo lo stigma verso le persone più giovani e meno attrezzate, per età e bagaglio complessivo, che sperimentano isolamento e difficoltà di integrazione a tutti i livelli. Io spero che il passaggio della mia candidatura possa ulteriormente contribuire alla migliore inclusione sociale di queste persone.

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Il 23enne Seddiq A. è stato ieri condannato dal Tribunale penale di Parigi a 10 mesi di prigione (di cui quattro con sospensione) per «violenza volontaria, senza conseguente danno d’inabilità totale al lavoro, commessa per motivi di identità di genere» nei riguardi della 31enne Julia Boyer. Dovrà inoltre versare in risarcimento 3.500 euro alla vittima e 1.500 euro alle associazioni SOS Homophobie, Stop Homophobie e Mousse, che si erano costituite parte civile.

Gli è stato infine vietato d’entrare a contatto con Julia e d’avvicinarsi alla sua abitazione.

La donna, addetta alle vendite in una boutique di Givenchy, la cui transizione è iniziata otto mesi fa, era stata aggredita il 31 marzo scorso da un gruppo di giovani sulle scale esterne della metro di Place de la République. Era in corso una manifestazione contro l’ex presidente algerino Albdelaziz Bouteflika. Prima insulti, poi lanco di birra, cori umilianti. Un filmato di videosorveglianza, proiettato in aula, ha mostrato Seddiq tirari i capelli a Julia e poi schiaffeggiarla violentemente più volte.

Sebbene non abbia negato l’accaduto, Seddik ha affermato di non aver voluto insultare Julia in quanto persona trans.

La sua avvocata Mariame Toure ha dichiarato: «È una pena severa, che risponde alla mania dei media intorno a tali questioni». Secondo, invece, l'altro legale, Rachid Madid, «il carattere transfobico non è stato dimostrato».

Viva soddisfazione è stata espressa da Julia. Il suo avvocato Etienne Deshoulières ha parlato di grande risultato in quanto si è trattato di «processo simbolico. Gli atti di violenza sono all’ordine del giorno per le persone transgender. Questo processo non è stato solo quello di Julia. È stato quello di tutte le persone transgender».

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