Rete Nobavaglio – Liberi di essere informati e Gaynews hanno organizzato per stasera a Roma il presidio Stop Gay Persecution.Appuntamento alle ore 18:00 davanti all’Ambasciata di Tanzania in viale Cortina d’Ampezzo, 185, per protestare contro la campagna d’arresti delle persone Lgbti, lanciata il 29 ottobre scorso dal governatore di Dar es Salaam Paul Makonda.

Al presidio aderiscono Possibile, Futura, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Certi Diritti, Dgp Digayproject, Agedo Roma, Senes - Sostegno Senior Arcobaleno, Arcigay Napoli, GayLib Italia, Magen David Keshet Italia - Gruppo Ebraico LGBT, COLT - Coordinamento Lazio Trans, ARCO, Famiglie Arcobaleno, GayNet Roma, Arcigay Reggio-Emilia, Prisma - Collettivo Lgbtqia+ Sapienza, Sunderam Identità Transgender Torino Onlus.

«È nostro dovere  - si legge nel comunicato – alzare la voce, metterci in gioco, chiedere alla comunità internazionale di mobilitarsi per mettere fine a una simile barbarie».

A poche ore dalla manifestazione è stata resa nota la lettera aperta al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi che, promossa da Certi Diritti, è stata sottoscritta da Agedo, Arcigay, Associazione Luca Coscioni, Avvocatura per i Diritti LGBTI – Rete Lenford, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Famiglie Arcobaleno, Futura Lgbtqi, GayNet, Globe-MAE, Radicali Italiani.

Il motivo della missiva è stato così illustrato da Yuri Guaiana, presidente di Certi Diritti: «L'Italia non può continuare a rimanere indifferente di fronte alle continue minacce da parte di alcuni ufficiali tanzani, agli arresti arbitrari e all'imposizione della tortura dei test anali alle persone omosessuali in Tanzania. Per questo abbiamo scritto al al ministro Moavero Milanesi. Ne va anche della credibilità internazionale dell'azione italiana a difesa dei diritti umani nel mondo».

Eccone il testo:

Egr. Ministro,

    lo scorso 31 ottobre, il commissario della regione Dar es Salaam, Paul Makonda, ha tenuto una conferenza stampa annunciando un piano per arrestare tutti coloro che siano sospettabili di omosessualità, sottoporli a test anali e offrire loro un’alternativa tra il sottoporsi a terapie riparative o l’ergastolo. Il commissario ha anche incitato la cittadinanza a denunciare alla polizia tutte le persone omosessuali o percepite tali e ha affermato di essere già in possesso di centinaia di nomi. L’attuazione del piano era prevista per il 5 novembre.

Paul Makonda non è nuovo a queste minacce, nel luglio 2016, durante una manifestazione politica, aveva minacciato arrestare tutte le persone omosessuali e coloro che le seguivano sui socia media, oltre a minacciare di vietare le associazioni che promuovono l’omosessualità.

Il 4 novembre, il Ministro degli Affari Esteri della Tanzania ha affermato pubblicamente che la campagna anti-gay proposta dal Commissario regionale rappresentava solo “la sua opinione personale e non la posizione del governo” e che la Tanzania avrebbe “continuato a rispettare e proteggere” i diritti umani riconosciuti internazionalmente.

Lo stesso giorno, tuttavia, Amnesty International ha rivelato che la polizia ha arrestato delle persone a Zanzibar con l’accusa di essere omosessuali. In Tanzania, i rapporti sessuali tra persone adulte e consenzienti dello stesso sesso sono puniti con 30 anni di reclusione. Una delle leggi più dure al mondo.

Dall’elezione del presidente John Magufuli nel dicembre del 2015, la Tanzania ha ripetutamente violato le libertà d’espressione e associazione intimidendo e arrestando ripetutamente giornalisti, oppositori politici e critici, secondo varie ONG internazionali, inclusa Human Rights Watch.

Inoltre, le persone LGBTI sono regolarmente arrestate arbitrariamente e sottoposte a test anali, un metodo screditato per provare l’orientamento omosessuale che le Nazioni Unite e la Commissione Africana per i diritti umani e dei popoli hanno denunciato come “tortura”. Le autorità hanno chiuso clinichegay-friendlye limitato l’accesso ai lubrificanti a base acquosa, essenziali per la prevenzione dell’AIDS. L’anno scorso, sempre nella regione di Dar es Salaam, un gruppo di legali sud africani è stato arrestato e deportato per aver partecipato a una conferenza sulla salute e i diritti delle persone LGBTI.

Se è incoraggiante che il governo abbia dichiarato di voler rispettare gli obblighi internazionali sui diritti umani, è assai preoccupante che non sia stata fatta menzione dei passi che il governo intenda intraprendere, considerate le marchiane violazioni sopra riportate.

Ministro, le associazioni firmatarie si appellano a Lei affinché intraprenda i passi diplomatici necessari per ottenere dalla Tanzania

il rispetto della Convenzione internazionale sui diritti civili e politici e della Convenzione sui diritti economici, sociali e culturali che la Tanzania ha sottoscritto;

l’abrogazione della legge che criminalizza i rapporti sessuali tra persone adulte e consenzienti dello stesso sesso;

la liberazione delle persone arrestate per omosessualità e la cessazione immediata degli arresti basati sull’orientamento sessuale o l’identità di genere;

il divieto di somministrare test anali;

il pieno accesso alle cure mediche di tutti i cittadini a prescindere dall’orientamento sessuale e l’identità di genere;

la piena libertà di operare per le associazioni LGBTI e le cliniche LGBTI-friendly.

In attesa di un Suo cortese riscontro, poniamo distinti saluti.

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Negli ultimi giorni, da quando i media ne hanno dato notizia, la storia della piccola Alba con sindrome di Down e del suo papà adottivo Luca Trapanese, gay e single napoletano, non smette d’emozionare e colpire l’opinione pubblica italiana.

Alla vigilia dell’uscita del libro autobiografico Nata per te. Storia di Alba raccontata tra noi (Einaudi, Torino 2018, pp. 168) redatto a quattro mani con lo scrittore Luca Mercadante, abbiamo raggiunto il papà di questa splendida bimba di 18 mesi per saperne qualcosa in più.

Luca, ti saresti mai aspettato una tale attenzione mediatica dal momento che sono passati già sei mesi da quando hai adottato Alba?

No, non l’immaginavo di questo tipo. Immaginavo che la mia storia potesse fare notizia essendo straordinaria. Straordinaria non certamente in riferimento alla mia persona ma secondo l’accezione piena del termine: fuori dall’ordinario. Immaginavo che qualcuno ne avrebbe parlato. Ma non certamente questo clamore. La mia pagina Facebook e il mio profilo sono arrivati a oltre 12.000 liker. Mi arrivano 500 messaggi al giorno. È dunque una reazione inaspettata. Ma che fa riflettere sul desiderio di cambiamento da parte di tante e tanti.

Facciamo un passo indietro. Raccontaci i passaggi che hanno portato all’affido e all’adozione

Nel libro che ho scritto con Luca, Nata per te, parlo anche del percorso che ho dovuto fare per ottenere l’adozione definitiva oltre al mio desiderio incondizionato di paternità. Ho prima fatto un'iscrizione al registro dei single presso il Tribunale dei Minori di Napoli, che consente di prendere in affido bambini che non riescono a essere collocati sulla base dell'art. 44 delle legge 184, che ne disciplina i casi particolari.

La richiesta è stata fatta a gennaio 2017 e sono stato convocato a luglio 2017. Alba mi è stata affidata prima per il periodo delle vacanze estive, mentre il tribunale continuava a cercare una coppia disponibile. Poi a settembre, non essendoci stata nessuna coppia (ben sette l'avevano rifiutata), ho iniziato il percorso di affido preadottivo con colloqui periodici con gli assistenti sociali e i giudici. Con essi valutavamo insieme il percorso che facevo con Alba. Ad aprile 2018 ho presentato la domanda di adozione speciale ex lege 184/83, art. 44, comma  C e a giugno 2018 ho avuto il decreto definitivo dell’adozione.

Alla luce della storia di Alba qual è la tua valutazione sulle norme italiane che regolano l’adozione?

Da un lato sono felice, perché ho ottenuto quello che volevo e quindi uno spazio vuol dire che c’è. È chiaro che la 183 è una legge vecchia. È vecchio il concetto di famiglia a essa sottesa. Perché oggi sono moltissimi i single. Ci sono moltissimi conviventi, coppie di fatto e coppie di persone dello stesso sesso. Quindi credo che sia una legge da rivedere. Mi domando inoltre: Un single che vuole adottare un disabile ci può riuscire? Ovviamente ci vuole una certa predisposizione al riguardo. Personalmente io ho sempre considerato la disabilità non un problema ma un’opportunità. Ma un altro single, che ha desiderio di avere un figlio e non è preparato ad avere un figlio disabile – e nessuno si può permettere di giudicarlo –, perché non può adottare un bambino normodotato ed entrare in lista come le coppie cosiddette "tradizionali"?

Tu sei single e gay. Non credi che l’escludere le coppie omosessuali dall'adozione sia un danno per gli stessi bambini? 

Al di là dell'aspetto discriminatorio credo che sia un'ingiustizia. Moltissimi sono in bambini in attesa di trovare famiglia. Nelle coppie etero credo che ci sia un forte desiderio di procreare, di creare insieme da un punto di vista genetico un qualcuno o qualcuna che in un certo qual modo li rispecchi. In una coppia omossessuale questo di base non c’è, anche se si può ricorrere all’estero a pratiche di pma. Pratiche, in ogni caso, che restano  non accessibili a tutte e a tutti e, dunque, non pensate come necessarie dalle coppie di persone dello stesso sesso per realizzare un tale desiderio di genitorialità. Quindi per loro ci sono meno aspettative.

In riferimento alle coppie di persone dello stesso sesso credi che sia sostenibile la tesi di quanti dicono che per una crescita armonica i bimbi hanno bisogno di una mamma e di un papà?

È una questione assurda e non vera. I bambini hanno bisogno di amore, affetto, equilibrio, di avere un punto di riferimento. Che questo punto di riferimento debba essere contemporaneamente maschio/femmina non credo sia determinante per la felicità di un bambino. Conosco tantissime coppie di amiche e amici omoessessuali, che hanno figli nati a seguito di fecondazione eterologa o gpa: sono bambini assolutamente felici con gli stessi problemi familiari, che hanno tutte le famiglie senza distinzione. Inoltre, nel mio piccolo, posso dire che questi bambini non si sentono né discriminati né diversi: si sentono figli e basta. Fra l’altro di come crescano bene i figli o le figlie di coppie di papà o di mamme ne è riprova il neosenatore dello Iowa Zach Walhs, figlio di due donne lesbiche.

Una tale visione la si ritrova anche nelle parole di Paola Binetti. Pur avendo espresso grandi elogi alla tua persona, la senatrice dell'Udc ha infatti dichiarato, venerdì scorso, che nel tuo caso si è verificato “un combinato disposto difficile che si ripeta un'altra volta”, aggiungendo: "Credo che il supremo interesse di un bambino si declini meglio quando ci siano un padre e una madre, la famiglia nel piu' classico dei modi". Che cosa ne pensi?

In primo luogo ringrazio la senatrice Binetti per le parole molto belle, che mi ha rivolto. Ne sono rimasto profondamente toccato. Mi auguro di essere il primo e non l’ultimo. Non concordo, invece, sulla seconda parte. Per spiegarmi meglio, faccio proprio riferimento alla mia storia personale. Alba vive quotidianamente con la sua tata nelle ore in cui lavoro. Eppure, quando rientro a casa e la tata va via, Alba non piange disperata. Non la chiama né la considera mamma, pur trascorrendo con lei molte ore della giornata. Cosa che non avviene, quando io devo uscire. Lei allora si aggrappa a me, inizia a piangere. Per cui bisogna inventare mille escamotage, come il rassicurarla con le parole: Papà, torna subito.

Alba ha ben chiaro qual è la sua famiglia e quali sono le figure che ruotano intorno alla famiglia: io e lei. Alba non crescerà in maniera diversa da altre bambine, perché figlia di un papà single.

Il fatto che tu sia gay, papà e cattolico come è stato valutato dalla Chiesa napoletana nell’ambito in cui operi?

Non ho avuto problemi. Sono il responsabile dei progetti della fondazione del cardinale Sepe per la Casa di Tonia. Il cardinale sa della mia omosessualità: non ho avuto per questo problemi né con lui né con altri sacerdoti. Mai avuto nessun problema con la Chiesa partenopea.

Ci troviamo in un periodo in cui a farla da padrone è una classe politica xenofoba, razzista e, guarda caso, omofoba. A quanti delle destre vanno parlando di famiglia tradizionale, cosa ti sentiresti di rispondere?

La famiglia “tradizionale”, composta da mamma e papà, legati da un vincolo stabile, con figli e figlie, non esiste più come modello generale e unico. Non esiste più perché sono tramontate le tradizioni dei nostri nonni e dei nostri genitori. Esistono pertanto vari modelli familiari che non collidono con quello cosidetto tradizionale, ma l’accompagnano e lo completano in un ottica di società plurale. Non credo ci sia altro da aggiungere.

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Un sacco, di quelli in plastica nera per l’immondizia, carico di letame. E poi un grande striscione con la scritta a lettere capitali, anch’esse nere, distribuita su due bande parallele: Lgbt = Abominio perverso! Famiglia è Tradizione. Accanto, a mo’ di firma, la lettera R e un’ascia littoria, che riconducono al movimento d’ultradestra romana Rivolta Nazionale.

È quanto in queste ore è stato trovato dal direttivo del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli davanti alla sede dell’associazione in via Efeso, 2, a pochi passi dalla fermata metro Basilica di San Paolo.

Un attacco, questo, che viene a cadere nello stesso giorno in cui socie e soci della storica associazione romana hanno aderito alle due grandi mobilitazioni pomeridiane: quella No Pillon! Contro la modifica di separazione e affido e l'altra Uniti e solidali contro il razzismo e il decreto Salvini.

Il direttivo del Mieli ha così commentato l’accaduto sulla pagina ufficiale FB: «I FASCISTI ATTACCANO IL MIELI.

Oggi siamo scesi in piazza due volte, contro il ddl Pillon che vuole riportare il nostro Paese al Medioevo e contro tutti i fascismi. A poche ore di distanza i fascisti hanno risposto attaccandoci qui a casa nostra. I vostri insulti sono medaglie, non ci fermerete!».

L'attacco viena fra l’altro a cadere nel 28° anniversario della morte di Marco Sanna, storica figura del Circolo, che come tanti militanti dei decenni addietro subì sulla propria pelle le rimostranze dei neofascisti della seconda metà del XX° secolo.

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Chi ha vinto e chi ha perso le elezioni di midterm negli Usa?

È incontrovertibile il successo del Partito Democratico alla Camera dei Rappresentanti con un margine molto forte (senza dimenticare, inoltre, che le schede dovranno essere riconteggiate in Florida e dovrà terminare lo spoglio in Arizona così da poter arrivare a ben 35 seggi rispetto ai 30 sicuri di maggioranza) e per di più con una serie di esponenti dell’ala radicale, femminista, Lgbti, antirazzista e socialista (che negli Usa è bestemmia politica) come mai era successo prima. Altro che semplice increspatura blu, come aveva liquidato, in un primo tempo, i risultati degli avversari Donald Trump.

Anche il voto al Senato è significativo, perché i dem hanno preso 10 milioni di voti in più rispetto ai repubblicani anche se ciò non si è tradotto in un numero più ampio di seggi sulla base della ripartizione degli stessi che ha favorito l’area repubblicana.

C’era chi sperava in un colpo mortale al presidente Trump. Tutti noi lo speravamo. Ma è sbagliato pensare che le ragioni per cui Trump ha vinto le elezioni presidenziali, due anni fa, siano improvvisamente venute meno.

Nel mondo occidentale c’è un ciclo sovranista e populista che è arrivato al suo apice e che preme per ulteriori successi. Si pensi, ad esempio, alle prossime elezioni europee, alle quali il gruppo di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) e quanti a esso s’ispirano (come Austria e nazionalisti nostrani) vorrebbero vincere su larga scala: vincere per governare un’Europa delle singole nazioni, chiudere tutti i confini, stringere così in una morsa autoritaria e bigotta Paesi laici e di lunga tradizione democratica come quelli dell’Occidente europeo.

Io sono tra coloro che gioiscono per la vittoria degli anti-Trump negli Usa. Intanto perché alla Camera (che gestisce i cordoni della borsa del bilancio Usa e può decidere la messa in stato d’accusa del presidente in carica) non passerà più uno spillo che non sia concordato con la nuova maggioranza. Maggioranza – ed è qui è la novità vera – composta da un mosaico di persone tra le più diverse, a partire dalla 29enne lesbica nativa Sharice Davidson per finire al senatore Zach Walhs, figlio di due donne dello Iowa.

Conosciamo tutti la polemica persino sul termine omogenitorialità, sui figli delle coppie Lgbti: fenomeno relativamente recente sia sul piano dei numeri sia su quello politico-culturale. Ma che un giovane (etero), figlio di due lesbiche e militante sul fronte omogenitoriale, sia eletto con la maggioranza del voto popolare rappresenta, a mio parere, un’autentica rivoluzione politico-istituzionale. Tale da consentirci di chiudere la bocca ai reazionari vecchi e nuovi che sbraitano contro i figli delle persone Lgbti.

L’altra foto simbolo di queste tornata è l’elezione del governatore del Colorado Jared Polis, la cui immagine simbolo è quella che lo vede ripreso (qualche anno fa) con il marito e i due figli alla Casa Bianca con Obama. Imprenditore e filantropo, Polis è stato eletto con la maggioranza del voto popolare (51,1%). Per non parlare del referendum in Massachusetts, che ha  respinto la richiesta di cancellare le norme antidiscriminatorie verso le persone trans.  

Quindi, non solo Trump e i repubblicani hanno perso la Camera, ma a vincere è stata l’ala più nettamente di sinistra, radicale e inclusiva del Partito Democratico. È la qualità della vittoria a Capitol Hill che ci rende un po’ più tranquilli e un po’ più sereni, per non dire ottimisti, sul futuro delle elezioni Usa, sull’inizio del declino del sovranismo omofobo, sulla percezione che la maggioranza della popolazione ha della collettività Lgbti e dei suoi diritti.

Prova ne è anche il sondaggio - di cui Gaynews ha dato notizia -  sui temi dei diritti civili in Brasile all’antivigilia della malaugurata elezione del militarista Bolsonaro a presidente del più popoloso Stato dell’america latina. Da questa rilevazione dell’Istituto di ricerca Datafolha risulta che ben il 74% della popolazione brasiliana è contraria a ridurre i diritti della collettività Lgbti. Ciò significa che la società è profondamente cambiata sia culturalmente sia socialmente, incorporando i diritti delle persone Lgbti come diritti irrinunciabili rispetto ai quali non si ritorna indietro.

L’elezione di rappresentanti Lgbti (ben nove) e gay-friendly al Congresso negli Usa è per me un fatto di grande rilievo, perché indica una positiva inversione di tendenza e perché persone decise e motivate possono fare grandi cose in un Parlamento democratico. Ma anche perché tutto ciò serve anche a noi, nella nostra piccola Italia, per far capire a governanti e opposizione che non si tratta più di sparute minoranze ma di rappresentani politici e istituzionali, che parlano a tutta la nazione.

Infine una vittoria così massiccia dei dem alla Camera smentisce il penoso dibattito italiano sulla sinistra nostrana, che avrebbe perso le elezioni per essersi occupata troppo di diritti civili e poco di quelli sociali. Al contrario il rinnovamento della rappresentanza parlamentare e la messa in mora di molti scialbi candidati centristi ha permesso ai dem di tornare a fare il pieno dei voti di “sinistra”.

Spero pertanto che qui da noi finalmente qualcuno cominci a sentirci da quest’orecchio: le elezioni si vincono con più radicalità e dando rappresentanza alle minoranze che, negli Usa, sono così tante da fare maggioranza da sole.

Per i militanti Lgbti italiani quella Usa non è quindi una “mezza vittoria” ma una vittoria a tutto campo.

Nel prossimo anno si celebreranno il 40° anniversario del martirio di Harvey Milk e il 50° anniversario dei moti di Stonewall: la società americana non poteva prepararsi a questi avvenimenti in modo migliore.

Ma sono celebrazioni che vanno al di là dei confini statunitensi. Come noto, lo Stonewall Inn Bar, da cui partirono i moti del 28 giugno 1969, è stato dichiarato dell’allora presidente Obama National Monument a memoria perenne della rivolta contro i soprusi alla collettività e alle persone Lgbti. Ma potrebbe essere definito International Monument, perché esso resta un simbolo ben al di là dei confini statunitensi.

Vita, cultura, storia di una collettività si fanno anche, a volte soprattutto, con i simboli e la memoria collettiva della propria storia. Memoria, di cui non possiamo che andare fieri, anche qui in Italia come in altre parti del mondo, perché alla fine riguarda tutte e tutti.

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Nessun patrocinio del Comune di Bologna al convegno Stupro a pagamento. La verità sulla prostituzione che, fissato a Palazzo D’Accursio per il 19 novembre, è ispirato all’omonimo libro di Rachel Moran con l’entusiasta adesione di ArciLesbica Nazionale. Il relativo logo dovrà pertanto essere rimosso dalle locandine pubblicitarie.

A disporlo il sindaco Virginio Merola dopo le parole di protesta dell’assessora alla Pari Opportunità Susanna Zaccaria, che, ieri, aveva fra l’altro ricordato: «Il Comune di Bologna, infatti, lungi dal tenere una posizione assolutista su fenomeni così complessi e articolati, svolge da anni azioni di riduzioni del danno, nella piena consapevolezza che la prostituzione può anche essere volontaria e che prostituzione, sfruttamento e tratta sono fenomeni con caratteristiche molto diverse tra loro».

Merola ha così oggi scritto in una nota: «Ci sono state diverse polemiche in questi giorni per un convegno sulla prostituzione programmato per il 19 novembre a Palazzo d'Accursio. Nel merito ho condiviso gli argomenti dell'assessora Susanna Zaccaria e ritengo che questo incontro non rispecchi l'attività che da anni l'amministrazione porta avanti su questo tema.

Per questo ho disposto che il logo del Comune vada tolto, perché è importante che le iniziative siano condivise».

Già nella serata d'ieri le dichiarazioni di Susanna Zaccaria avevano suscitato consenso a Bologna a partire da Franco Grillini

«Non posso che ringraziare l'assessora - così il direttore di Gaynews -. Da presentatore, 12 anni or sono, di una proposta di legge, secondo me ancora valida, sulla prostituzione in accordo con il Comitato Diritti civili delle prostitute e Cgil nazionale. Proposta che manteneva la Merlin, migliorandola e aggiornandola in senso più liberale.

Di prostituzione in Parlamento se ne discusse per ben due anni per finire con un nulla di fatto. Poi più nulla, perché non si possono affrontare argomenti complessi a colpi di accetta».

E nel pomeriggio di oggi in piazza Re Enzo, proprio davanti a Palazzo D'Accursio, si è tenuta la manifestazione No Pillon. Contro la modificazione di separazione e affido che, organizzata (come in oltre cento città italiane da Nonunadimeno), si è poi trasformata in corteo lungo via Indipendenza. Durante la mobilitazione si sono levate anche voci contro il convegno del 19 novembre.

«Di sicuro Nudm - ha dichiarato una delle componenti di Nonunadimeno Bologna - sta dalla parte delle sex worker» in risposta a una di loro, che ha ribadito di aver compiuto «una scelta di autodeterminazione: ci dev'essere solo rispetto». Allo stesso modo, secondo Nudm Bologna, non può essere passato sotto silenzio il fatto che «tra chi interverrà a quel convegno c'è anche l'associazione antiabortista Papa Giovanni XXIII».

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Credeva di poter galvanizzare il Parlamento con l’immancabile papillon e le braccia levate al cielo come aveva fatto col popolo del Family Day al Circo Massimo.

Credeva di poter addomentare l’opinione pubblica, soprattutto quella delle donne, rabbonendole con cantilene come quelle sussurate per la sua ultimogenita a pochi giorni dalla nascita, quando si era fotografato nell’atto di suonare un brano degli Scorpions in ore insonni definite Glory Night.

Ma non è una notte di gloria bensì lunga e tormentata quella che sta affliggendo Simone Pillon, il senatore leghista e per autodefinizione papista (eppur insofferente e aggresivo nei riguardi del quotidiano della Cei L’Avvenire), per il suo progetto di legge sull’affido condiviso.

Perché a dispetto di quella sicumera, a lui connaturale, con cui aveva annunciato che il suo testo sarebbe arrivato in Aula prima di Natale, il braccio parlamentare di Gandolfini si è visto piombare addosso la richiesta di oltre 120 audizioni in Commisione Giustizia al Senato e le critiche, via via più serrate, da parte degli alleati di governo M5s. Per finire a quelle recenti dello stesso vicepremier Luigi Di Maio.

Ma sono soprattutto le donne a essersi ribellate a un progetto di legge che Nonunadimeno ha bollato «come proposta intrisa di violenza. Non vogliamo discuterla o emendarla: noi la respingiamo senza condizioni».

Cosa cha ha portato Nudm, insieme con la rete dei Centri anti-violenza e varie sigle associative (comprese quelle Lgbti) a organizzare per oggi in oltre cento piazze italiane la mobilitazione No Pillon. Contro la modificazione di separazione e affido, «per rispondere a questo attacco patriarcale e reazionario con la forza globale dell'insubordinazione femminista e transfemminista».

A Roma il presidio è iniziato alle 11:00 in piazzale Madonna di Loreto con una presenza altissima di partecipanti. Tantissimi i cartelli e gli striscioni esibiti, recanti scritte del tipo No al Medioevo, Ci volete ancelle: ci avrete ribelli, Decidiamo noi sulle nostre vite, sui nostri desideri, sui nostri affetti.

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Il riconteggio dei voti in Florida e il termine dello spoglio ancora in corso in Arizona (lasciando da parte quello relativo ai componenti delle assemblee legislative statali), che assicurerebbe alla fine ai democratici 35 seggi (se non di più) rispetto ai 30 già certi di maggioranza alla Camera, ha spinto oggi la Ccn a titolare 2018 was a way better election for Democrats than most people seem to think.

A interessare, in pari tempo, è il motivo che ha portato all’elezione di nove candidati omosessuali al Congresso secondo Lgbtq Victory Found, l’importante comitato di sostegno elettorale delle persone Lgbti. Determinante, infatti, per il Political Action Commettee presieduto da Annise Parker, sarebbero state le diffuse preoccupazioni per le prese di posizione dell’amministrazione Trump in riferimento alle persone transgender.

«Abbiamo lavorato duramente per ottenere i diritti che abbiamo oggi - ha dichiarato Annise Parker -. Ma ci rendiamo conto di essere ancora in una posizione vulnerabile in molti posti».

Dei nove seggi arcobaleno (senza contare l'elezione del 27enne Zach Walhs, figlio di due mamme, a senatore nello Iowa) cinque sono delle riconferme. Mentre nel Wisconsin è stata rieletta Tammy Baldwin – la prima donna dichiaratamente lesbica a vincere un seggio al Senato nel 2012 –, alla Camera sono risultati nuovamente vincitori i gay Mark Takano (California), Sean Patrick Maloney (New York), David Cicilline (Rhode Island), Mark Pocan (Wisconsin).

A loro si uniranno, a partire dal 3 gennaio, le quattro new entry: Katie Hill (California), Sharice Davids (Kansas), Angie Craig (Minnesota), Christopher Charles Pappas (New Hampshire).

Durante la campagna elettorale Hill, Davids e Craig hanno parlato apertamente della loro vita personale e familiareNelle pubblicità televisive pre-elettorali Angie Craig, ad esempio, è apparsa con moglie e figli. «Dico solo che io e mia moglie – aveva dichiarato – abbiamo quattro figli proprio come qualsiasi altro politico».

Nel New Hampshire, invece, Chris Pappas non aveva inizialmente sottolineato la personale condizione di persona omosessuale. Fino a quando l’avversario repubblicano Eddie Edwards non aveva sollevato dei rilievi su una fotografia, in cui il candidato dem appariva in t-shirt con scritta Resist. «La foto, a cui ti riferisci  - aveva allora ribattuto Chris –, è una maglietta arcobaleno che ho indossato durante un Gay Pride. Sono orgoglioso di quello che sono e di lottare contro l'odio, il fanatismo e l'intolleranza». 

La condizione di uomo dichiaratamente gay, felicemente coniugato e papà di due figli, nati a seguito di tecniche di gpa, non ha invece costituito alcun problema per Jared Polis (che è anche componente della Camera dei Rappresentanti) nella campagna elettorale per il seggio di governatore nel Colorado. Carica, questa, che si è assicurato col 51,1% dei voti.

In Oregon è stata invece rieletta alla carica di governatrice la bisessuale Kate Brown, che ha battuto il repubblicano Knute Buehler.

Circa i seggi delle assemblee legislative statali (benché, come accennato, il conteggio dei voti in alcuni Stati non sia ancora terminato) sono risultate elette Gerri Cannon e Lisa Bunker, due donne transgender nel New Hampshire, la bisessuale Megan Hunt nel Nebraska, Derek Kitchen nell'Utah. Kitchen, già consigliere comunale di Salt Lake City, è noto perché la sua causa davanti alla Corte Suprema Federale portò al riconoscimento del matrimonio egualitario nello Stato del Sud-ovest.

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Nonostante le proteste di Amnesty International, sono stati ieri sottoposti a esame anale forzato i dieci uomini arrestati, il 3 novembre, nell’isola tanzaniana di Zanzibar a seguito d’una segnalazione giunta alla polizia locale. Altri sei erano invece riusciti a fuggire quella stessa notte.

Il sospetto d’essere gay e aver partecipato alla celebrazione delle nozze tra due di loro presso il resort di Pongwe Beach ha portato la polizia locale a trattenerli per più giorni presso la stazione di Chakwa. Per poi, alla fine, sottoporli all’esame anale a riprova di eventuali rapporti omosessuali avuti.

Come dichiarato ad Associated Press da Suleiman Hassan, capo della polizia della Regione di Zanzibar Centro-Sud, «abbiamo agito sulla base della segnalazione di un buon cittadino che ha bloccato la festa in corso. La polizia ha quindi subito proceduto agli arresti». Hassan ha quindi detto che i dieci sono stati rilasciati in attesa d'indagini. 

Resta intanto alta la preoccupazione per la sorte delle persone Lgbti in tutta la Tanzania, soprattutto nella regione di Dar es Salaam, il cui governatore Paul Makonda ne aveva annunciato l’inizio d’una serie di arresti a partire da lunedì 5 novembre.

Nonostante le dichiarazioni rassicuratorie del ministro degli Affari esteri Augustine Mahiga alla comunità internazionale, si susseguono le voci di arresti in Dar es Salaam. La cui previsione ha spinto Melody, una donna locale transgender, ad abbandonare la Tanzania subito dopo gli annunci di Makonda e a trovare rifugio in Kenya, dove ha raccontato la propria storia e spiegato la situazione delle persone Lgbti nel suo Paese ad Amnesty.

Ma agli inizi della settimana si sono registrate in Tanzania misure repressive anche in altri ambiti. Due giornaliste che lavorano per il Committee to Protect Journalists sono state detenute per cinque ore (prima d’essere rilasciate), dopo aver iniziato a indagare sul caso di un collega tanzaniano scomparso

«Ora è ampiamente chiaro a chiunque abbia seguito gli ultimi sviluppi – ha dichiarato il direttore del Commitee Joel Simon -  che i giornalisti tanzaniani lavorano in un clima di paura e intimidazione. Chiediamo al governo della Tanzania di consentire ai giornalisti di lavorare liberamente e permettere a coloro che difendono i loro diritti di accedere al Paese senza ostacoli».

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È stato il fotografo Lorenzo Zambello, che qualche mese fa aveva avuto l’onore di fotografarla, e il giornalista Luca Fregona di Alto Adige a dare l’annuncio della morte di Mariasilvia Spolato, avvenuta il 31 ottobre presso Villa Armonia di Bolzano

Antesignana del movimento di liberazione omosessuale italiano, Mariasilvia aveva 83 anni. Fu la prima donna a fare coming out in Italia e a scendere in piazza per i diritti delle persone Lgbti.

La storia di questa donna, che, in seguito alla coraggiosa scelta di dichiarare il proprio orientamento sessuale nel 1972, fu rimossa dall’insegnamento universitario e costretta a una vita da clochard, è certamente paradigmatica di un periodo storico in cui fare coming out era rischioso, da tutti i punti di vista.

Mariasilvia Spolato, insigne matematica che sembrava destinata a una brillante carriera accademica, pagò a caro prezzo il gesto di dignità con cui dichiarò il proprio amore per un’altra donna. Fu tra le fondatrici del FUORI! con Angelo Pezzana e collaborò anche con Massimo Consoli

Negli ultimi anni della sua vita, stando a quanto racconta lo studioso e presidente di GayLib Enrico Oliari, le responsabili dell’Istituto religioso, in cui Mariasilvia era stata accolta, resero impossibile il tentativo dello stesso di mettersi in contatto con l'ex matemarica per raccoglierne la memoria. 

A proposito di questa tragica scomparsa, Riccardo Lo Monaco di +Europa ha dichiarato: «Mariasilvia Spolato ci ha insegnato ad essere liberi e ci ha insegnato che i diritti, una volta conquistati, bisogna difenderli perché sempre minacciati. Come sta accadendo oggi».

A ricordare Mariasilvia anche il deputato dem Alessandro Zan che su Facebook ha scritto: « Una padovana, Mariasilvia Spolato, scese in piazza a Roma in occasione della Festa della Donna con il cartello LIBERAZIONE OMOSESSUALE. Era la prima donna in Italia a manifestare dichiarando pubblicamente di essere lesbica

In quell’occasione fu fotografata e l’immagine pubblicata su Panorama: questo le costò il posto di lavoro di insegnante e l’allontanamento da parte della famiglia. Sola e senza lavoro per aver rivendicato diritti per cui oggi ancora lottiamo. 

Mariasilvia se ne è andata a 83 anni lo scorso 31 ottobre, in una casa di riposo di Bolzano.

Ricordiamo la sua storia: il suo coraggio non ci deve far arretrare di un millimetro nella lotta per la parità di genere e dei diritti civili».

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Non si hanno notizie certe sulla situazione delle persone omosessuali nella regione tanzaniana di Dar es Salaam, il cui governatore Paul Makonda ne aveva annunciato l’inizio d’una serie di arresti a partire da lunedì 5 novembre. Dichiarazioni che il giorno prima il ministro degli Affari esteri Augustine Mahiga aveva liquidato come opinioni personali anche a seguito delle proteste internazionali e del duro monito di Michelle Bachelet, Alta Commissaria delle Nazioni unite per i diritti umani.

Ma, stando alle voci ricorrenti di attivisti locali, ci sarebbero già persone omosessuali incarcerate dietro segnalazione nell’area di Dar es Salaam. 

Nella notte del 3 novembre una soffiata ha portato, invece, all’arresto di dieci uomini, sospettati di essere gay, nella regione semi-autonoma di Zanzibar. La polizia ha fatto irruzione nel resort di Pongwe Beach mentre era in corso una festa. Altri sei sono riusciti a fuggire.

Gli uomini sono da domenica trattenuti presso la stazione di polizia di Chakwa senza che siano state formalmente avanzate accuse verso di loro. 

Come chiarito da Amnesty International, che ha denunciato l’accaduto, gli uomini sono stati arrestati per aver presumibilmente partecipato alla celebrazione di un matrimonio tra due di loro. L’averli trovati seduti in coppia costituirebbe per la polizia locale una prova irrefutabile.

«È sconvolgente che il semplice atto di sedersi in coppia possa assumere proporzioni criminali – ha dichiarato Seif Magango, vicedirettore di Amnesty International per l'Africa orientale, l’Africa dei Grandi Laghi e il Corno d’Africa – La polizia non ha chiaramente motivi per presentare accuse contro questi uomini in tribunale, nonostante l'arresto di questi tre giorni fa».

Magango ha definito l’arresto un «colpo scioccante dopo l'assicurazione del governo tanzaniano che nessuno sarebbe stato preso di mira e arrestato a causa dell’effettivo o presunto orientamento sessuale e identità di genere».

L’esponente di Amnesty si è detto vivamente «che questi uomini possano essere sottoposti a un esame anale forzato: metodo di scelta del governo per 'provare' l'attività sessuale tra persone dello stesso sesso. Questo non deve essere permesso: questi uomini devono essere rilasciati immediatamente».

Motivo, questo, che ha indotto attiviste e attivisti del continente africano a lanciare per ieri la Giornata internazionale di mobilitazione per le persone Lgbti in Tanzania. Tale iniziativa, supportata e rilanciata da All Out, ha visto un’ampia accoglienza.

Fissato, invece, per lunedì 12 novembre a Roma il sit-in Stop gay persecution in Tanzania. Organizzato da Gaynews e dalla rete giornalistica Nobavaglio – Liberi di essere informati, il presidio avrà luogo, a partire dalle ore 18:00, davanti all’ambasciata di Tanzania in viale Cortina d’Ampezzo, 185.

Al momento hanno aderito Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, Certi Diritti, Arco, Agedo Roma, Di' Gay Project.

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