«Non mi fermeranno». Queste le parole pronunciate da Mokgadi Caster Semenya a commento della sentenza emessa ieri a Losanna dal Tas: respingendo il ricorso della mezzofondista sudafricana, il Tribunale arbitrale internazionale dello sport ha dato infatti ragione alla Iaaf, che vuole imporre un calo dei livelli di testosterone a chi come la tre volte campionessa mondiale e due volte campionessa olimpica sugli 800 metri è iperandrogena.

Il verdetto del Tas chiude una lunga querelle giudiziaria, ma non certo il caso politico. La prima immediata conseguenza - subito rimarcata dalla International Association of Athletics Federations – è che la mezzofondista sudafricana ha sette giorni di tempo per sottoporsi alla terapia ormonale che riporti i suoi livelli nel sangue sotto la soglia richiesta dalla stessa Federazione. Pena, l'esclusione dalla gara degli 800 dai prossimi mondiali di Doha a settembre

In ogni caso il Tas non ha accolto del tutto le argomentazioni della Federazione: ha ammesso che la richiesta di terapia ormonale è «discriminatoria ma necessaria per ristabilire equità nelle gare femminili», ma non ha ritenuto che l'iperandroginismo sia un vantaggio anche nelle gare più lunghe degli 800, aprendo alla sudafricana le porte alla partecipazione nei 1.500 anche senza sottostare alla terapia ormonale. 

«Mi hanno preso di mira da tempo, ma non mi hanno mai fermato. E non mi fermeranno neanche questa volta», ha detto Semenya, dichiraratamente lesbica e coniugata con Violet Raiseboya, le cui prestazioni avevano fatto discutere sin dai primi successi in campo internazionale. 

Dopo la prima vittoria ai Mondiali, dieci anni fa, rivali e critici avevavo iniziato a urlare: «È un uomo», alludendo così che l’atleta avesse mentito sul suo sesso biologico

Allora la Iaaf chiese chiarimenti al riguardo e Semenya dovette sottoporsi a dei test, i cui risultati ovviamente non furono resi noti per motivi di privacy. Ma fu poi riammessa alle gare femminili. Emerse successivamente che era un'atleta DSD o iperandrogina: quindi, con testosterone a livello maschile. 

Ora la decisione del Tas, contro la quale si è scagliata a sorpresa anche Martina Navrátilová. La leggenda del tennis, che a febbraio aveva infatti definito un "imbroglio" la presenza in gare femminili di atlete transgender (MtF), adesso invece definisce il verdetto contro Caster Semenya «tremendamente ingiusto nei suoi confronti e sbagliato in linea di principio. È orribile che ora debba assumere farmaci per essere in grado di competere. La questione delle atlete transgender rimane però irrisolta».

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Il 5 aprile 2019, per la prima volta nella storia armena, una donna transgender ha preso la parola nel Parlamento dell’ex Repubblica sovietica, dove i rapporti tra persone dello stesso sesso sono stati depenalizzati solo nel 2003 ma la situazione per le persone Lgbti resta critica. Secondo una classifica di Ilga-Europe, l’Armenia è al 2° posto per aperta violazione dei diritti delle stesse.

Fondatrice e presidente dell'ong Right Side, istituita nel 2016 a tutela e promozione dei diritti della collettività transgender, Lilit Martirosyan ha pronunciato un veemente discorso di denuncia nel corso d’un’audizione alla Commissione parlamentare per i diritti umani.

«Chiedo di vedermi come una figura collettiva – ha dichiarato l’attivista -. In me stessa comprendo la persona torturata, stuprata, rapita, vessata, disoccupata, povera e moralmente abbandonata. In me stessa comprendo l'immagine transgender armena». 

Ma il suo discorso, mentre è stato applaudito da attivisti e attiviste per i diritti umani, ha sollevato un’ondata di reazioni negative nello Stato eurasiatico, dove si sono susseguite senza sosta le minacce di morte a Lilit e a componenti di Right Side. Anzi, come denunciato alla Thomas Reuters Foundation dalla stessa donna, sarebbe stato fatto circolare online il suo indirizzo.

Non è mancata un manifestazione di protesta contro i diritti delle persone Lgbti davanti alla sede del Parlamento, cui hanno preso parte oltre 100 persone, compresi esponenti di gruppi nazionalisti e conservatori nonché personalità religiose.

In realtà non pochi attivisti e attiviste erano fiduciosi che l’omotransfobia, profondamente radicata nel Paese, avrebbe conosciuto un ridimensionamento dopo lo spodestamento del presidente della Repubblica nonché primo ministro Serž Azati Sargsyan, cui i gruppi Lgbti avevano contribuito sostenendo la cosiddetta Rivoluzione di velluto di Nikol Pashinyan nell’aprile 2018. In quel periodo si erano infatti registrati segnali di maggiore apertura e rispetto. Il tutto però terminato con la fine della rivolta bianca nel maggio successivo. 

A meno di un mese dalla nomina dello stesso Pashinyan alla carica di primo ministro ad interim, un gruppo di 30 persone ha attaccato nove attivisti per i diritti Lgbti nel villaggio meridionale di Shurnukh. Peggiore ovviamente la situazione delle persone transgender

"L'anno scorso – ha denunciato Lilit – la casa d’una donna trans è stata incendiata, mentre a un’altra è stata tagliata la gola. Lo scorso anno si sono avuti 283 casi di aggressioni a persone trans. E non so che cosa sia peggio: un tale numero oppure il fatto che solo una minima parte d’essi sono registrati dalla polizia e dagli altri corpi competenti”.

Anche se prima delle elezioni del dicembre scorso deputati di Armenia Prospera e del Partito Repubblicano d'Armenia (HHK) non sono riusciti a far approvare leggi anti-Lgbt, le associazioni Lgbti puntano il dito contro l’attuale coalizione di governo (guidata dal vincente Nikol Pashinyan), che conta adesso in Parlamento persone battutesi per i diritti umani e divenute silenziose sul tema una volta elette.

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Il 17 aprile, tre giorni dopo il flash mob  Dont’play with my life – Non giocare con la mia vita, organizzato in Piazza del Popolo dal Collettivo Identità InTRANsigenti, la deputata pentastellata Gilda Sportiello ha presentato un’interrogazione a risposta immediata in Commissione Affari Sociali sulle Iniziative per rendere disponibili i medicinali Testoviron e Sustanon per le persone transessuali.

In realtà, benché tra i farmaci a base di testosterone irreperibili ci siano anche il Testogel e il Nebid, va ricordato che essi, oltre a essere indispensabili per persone FtM come trattamento ormonale sostitutivo (Tos), lo sono anche per la salute di uomini cis affetti da alcune patologie.

A tale atto di sindacato ispettivo, indirizzato alla ministra della Salute Giulia Grillo e cofirmato dai deputati del M5s Massimo Enrico Baroni, Celeste D’Arrando, Mara Lapia, Stefania Mammì, Rosa Menga, Francesco Sapia, Doriana Sarli, Giorgio Trizzino, Francesca Troiano e Leda Volpi, è stata data risposta scritta dal sottosegretario Armando Bartolazzi.

Nel merito il numero 3 del dicastero ha dichiarato: «A tali medicinali è stata attribuita la classe di rimborsabilità C (non rimborsabili dal Servizio sanitario nazionale-S.S.N.), con regime di fornitura Rnrl (ricetta non ripetibile limitativa: in quanto medicinali vendibili al pubblico dietro prescrizione di Centri ospedalieri o di medici specialisti).  La disforia di genere non rientra, pertanto, tra le indicazioni autorizzate di tali specialità medicinali. 

Sotto il profilo regolatorio, va ricordato che Aifa può valutare l'inserimento di una nuova indicazione terapeutica per un medicinale in commercio solo se l'Azienda farmaceutica titolare dell'AIC presenta una richiesta di estensione di indicazione terapeutica, supportata da evidenze scientifiche correlate. 

D'altro canto, la legge n. 648 del 23 dicembre 1996 consente di erogare a carico del Ssn medicinali da impiegare per una indicazione terapeutica diversa da quella autorizzata, a seguito della richiesta proveniente dalla Commissione Tecnico-Scientifica di Aifa, da Associazioni di malati, Società scientifiche, Aziende sanitarie, Università ed Istituti, di ricovero e cura a carattere scientifico, previa attenta valutazione delle evidenze scientifiche a sostegno. 

Ebbene, con riferimento al trattamento della disforia di genere negli adolescenti, si fa presente che l'Agenzia ha già valutato con esito favorevole la richiesta di inserimento nelle liste, di cui alla legge n. 648 del 1996, del farmaco Triptorelina, previo parere favorevole del Consiglio nazionale di Bioetica. 

Inoltre, Aifa ha ricevuto la richiesta di valutazione dell'inserimento negli elenchi di cui alla legge n. 648 del 1996 per ulteriori undici farmaci, impiegati per il trattamento della disforia di genere. In considerazione della delicatezza della materia, tale richiesta è attualmente in corso di approfondita valutazione, il cui esito sarà pubblicato nel sito istituzionale dell'Aifa quanto prima. 

Con riguardo alla carenza di alcuni dei medicinali a base di testosterone, l'Agenzia ha comunicato che essa è dovuta a problemi produttivi o alla cessata commercializzazione permanente: circostanze, queste, comunque costantemente monitorate da Aifa sulla base di ben collaudate procedure. 

Il ministero della Salute, tuttavia, è ben consapevole del disagio procurato ai pazienti da tali carenze, nonché dell'importanza per gli stessi di tale classe di medicinali e per questo motivo, nel decretolegge che verrà esaminato nella odierna seduta del Consiglio dei ministri, è stata proposta anche una norma che rafforzi le misure preventive per evitare la carenza di farmaci, introducendo una sanzione da applicare nel caso in cui non siano rispettate le norme sull'allerta. 

Infine, tornando al caso specifico, proprio al fine di ridurre l'impatto sui pazienti della carenza dei medicinali oggetto del presente atto ispettivo, in attesa della risoluzione definitiva delle problematiche di tipo produttivo/commerciale, informo che Aifa ha tempestivamente rilasciato alle strutture sanitarie richiedenti l'autorizzazione all'importazione dell'analogo medicinale commercializzato all'estero, ai sensi del decreto ministeriale 11 maggio 2001».

La risposta del ministero della Salute è stato accolta positivamente dal Collettivo che, su Facebook, ha tenuto però a ribadire: «Per questo provvedimento del Governo, mirato alla irreperibilità dei farmaci attraverso un'autorizzazione dell'Aifa all'importazione dei farmaci commercializzati dall'estero, potremmo tirare un piccolo sospiro di sollievo ed aspettare che i farmaci arrivino veramente nelle farmacie italiane.

Nel frattempo vogliamo sottolineare che il Collettivo Identità InTRANsigenti non farà un passo indietro fino a quando il problema non sarà completamente risolto».

L’emergenza, dunque, per Identità InTRANSgenti – al pari di tante altre associazioni T come, ad esempio, Sunderam Identità Transgender Onlus, che circa l’irreperibilità dei farmaci ha lanciato, giorni addietro, una petizione su Change.orgsarà rientrata solo quando torneranno reperibili nelle farmacie i farmaci a base di testosterone.

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Il 17 aprile Nicole García Aguilar, donna transgender honduregna, è tornata finalmente libera dopo sei mei di detenzione presso il reparto maschile del Cibola County Correctional Center nel New Mexico.

Sopravvissuta a stupro, tentato omicidio e abusi da parte della polizia honduregna, Nicole era fuggita dal suo Paese nell'aprile 2018 verso gli Stati Uniti, per esservi arrestata da componenti dell’Agenzia federale per la Sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione (Ice).

Nell’ottobre un giudice le aveva riconosciuto il diritto di asilo e lo status di rifugiata. Decisione perà subito impugnata dall’Ice, che, come noto, è un’agenzia dipendente dal Dipartimento della sicurezza interna degli Stati Uniti d'America.

Trasferita presso il Centro di detenzione per migranti della Contea di Cibola, Nicole ha trascorso tre mesi in isolamento e gli altri tre presso un’unità abitativa maschile. Un calvario che, come denunciato dall'American Civil Liberties Union (Aclu), le ha fatto perdere un terzo del suo peso corporeo.

Dopo la chiusura di una struttura specifica per migranti Lgbti nella città di Santa Ana (24 maggio 2017), il Cebola County Center è divenuto luogo di detenzione per migranti transgender senza, però, alcuna considerazione della loro identità di genere. Il 25 maggio 2013 un’altra donna trans honduregna, la 33enne Roxsana Hernández Rodriguez, vi ha perso la vita mentre era sotto custodia dell’Ice. Un’autopsia, condotta nel novembre 2018, ha rivelato come Roxsana fosse stata vittima di violenze e maltrattamenti.

Come noto, l’Honduras, al pari dei confinanti El Salvador e Guatemala, è tra i Paesi coi più alti tassi di omicidio al mondo: su ogni 100mila abitanti 81,2 in El Salvador, 59,8 in Honduras e 27,3 in Guatemala.

Di fronte a tali livelli di violenza (comprendenti anche aggressioni ed estorsioni) e alla costante discriminazione la maggior parte dei richiedenti asilo e dei rifugiati Lgbti negli Usa, incontrati due anni fa da Amnesty International, aveva raccontato di non aver avuto altra scelta che fuggire. L'alto livello d'impunità e la corruzione nei loro Paesi rendono improbabile che gli autori di reati contro le persone Lgbti siano puniti, soprattutto quando a compierli sono stati agenti delle forze dell’ordine. 

Secondo la rete lesbica femminista Cattrachas proprio in Honduras, tra il 2009 e il 2019, sono state uccise 307 persone Lgbti. Di esse 98 erano transgender.

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Un’«esperienza da incubo» quella vissuta in Egitto. La definisce così a telefono Valentina Viglione, donna transgender napoletana, che dopo 22 anni di vacanze tranquille trascorse a Sharm el-Sheikh ha deciso di non metterci mai più piede.

L’11 aprile Valentina, che, laureata in giurisprudenza nel 1997, ha alle spalle un’esperienza triennale d’avvocatura, si è imbarcata in serata a Capodichino con un amico gioielliere per raggiungere la nota località marina egiziana. Ma, giunta all’aeroporto internazionale di Sharm con tre ore e mezza di ritardo, è successo quanto mai avrebbe immaginato

«Siamo arrivati a mezzanotte e un quarto - racconta al telefono -. Al momento di fare in aeroporto i consueti controlli presso le autorità egiziane di frontiera un addetto ha preso il mio passaporto, sul quale sono registrata col nome maschile e con la mia foto di donna, e si è allontanato. La cosa mi ha fatto subito impensierire, perché in 22 anni non mi era mai capitato. Dopo 20 minuti di attesa ho cercato di chiedere a un poliziotto che cosa succedesse. Ma sono stata allontanata in malo modo con un gesto di mano, mentre mi veniva intimato di aspettare. Io e il mio amico abbiamo atteso un’ora e dieci».

A quel punto è sopraggiunto l’autista del resort Domina Coral Bay, dove Valentina e il suo compagno di viaggio avevano prenotato il soggiorno. 

«Gli ho detto d’informarsi - mi spiega - che cosa stesse succedendo. Lui stesso era meravigliato: mi conosce infatti bene poiché sono anni che vado al Domina. Ha bussato alla porta dell’ufficio preposto. Ma è stato prima allontanato in malo modo, poi richiamato. A quel punto i poliziotti gli hanno fatto alcune domande: se ero operata e se ero fidanzata o sposata con l’uomo che mi accompagnava».

All’uscita l’autista ha cercato di tranquillare Valentina col dirle che era una mera questione burocratica. Ma, quando l’agente le ha riconsegnato il passaporto, per comunicare che il permesso di soggiorno era stato accettato, la donna, stremata anche dall’attesa prolungata e dalla paura, ha gridato che non voleva restare ma rientrare in Italia.

«So di aver agito d’impulso ma a quel punto è iniziato l’incubo. L’agente mi ha strappato di mano il passaporto e ci ha fatto ripassare la dogana. A quel punto è sopraggiunta una camionetta con quattro poliziotti, che ci ha caricato a bordo. Ho cercato di chiedere dove ci stessero portando ma un agente mi ha intimato di stare zitta. Abbiamo fatto circa un km di strada al buio e siamo arrivati al terminal 2: un terminal dismesso, corrispondente alla vecchia area aeroportuale, trasformato in uffici della polizia.

Giunti sul luogo, i poliziotti ci hanno entrare nella struttura: abbiamo fatto una rampa di scale e siamo stati rinchiusi in mezzo quadrato di stanza, divisi l’una dall’altro da un separé. Siamo rimasti lì fino alle 9:30 del mattino. Non potevamo andare in bagno o fumare se non dopo aver chiesto il permesso. Abbiamo temuto il peggio».

Poi alle 9:30 l’annuncio che sarebbero stati rimpatriati col primo volo disponibile per Napoli, quello delle 14:40.

«Ci sono venuti a riprendere - continua Valentina - con la camionetta. In aeroporto hanno voluto rifare i controlli e abbiamo dovuto subire l’umiliazione di essere scortati da un agente armato fino al gate sotto gli occhi di tutti, soprattutto di passeggeri napoletani. E, per giunta, senza neppure la possibilità di poter andare in bagno».

Quel giorno stesso la sorella di Valentina, anche lei di casa a Sharm el-Sheik («ci va da 39 anni – spiega a telefono – e per alcuni ha posseduto anche una casa in loco, prima di venderla»), aveva un volo prenotato per la località egiziana. Ma alla luce di quanto successo non voleva più partire.

«L’ho tranquillizzata e le ho detto di andare, avendo lei speso un’enorme somma di denaro. Ho anche aggiunto che mi sarei informata presso l’ambasciata se ci fosse qualcosa a mio carico e, in caso contrario, l’avrei raggiunta».

Avute rassicurazioni al riguardo tramite il suo avvocato e un amico egiziano Samer, che, sposato con una napoletana, gestisce a Sharm il ristorante Made in Sud, l’altroieri Valentina ha deciso di ripartireMa, giunta in aeroporto, ha rivissuto, questa volta da sola, la stessa drammatica esperienza, benché non avesse minimamente reagito.

È stata nuovamente fatta salire sulla camionetta tra gli sberleffi e le risate degli agenti, che si toccavano ripetutamente le parti intime. Quindi condotta al terminal 2, dove è stata costretta a portare da sola lungo una rampa di scala le sue valigie. Cosa che le ha procurato la frattura di un dito. Ma, poi, alle 04:00 del mattino, rimpatriata in tutta fretta con un volo per Bologna mentre in aeroporto era sopraggiunto il console italiano dietro segnalazione della Domina.

Quanto successo a Valentina è da inquadrarsi nel quadro più ampio delle vessazioni che le persone Lgbti subiscono da alcuni anni in Egitto, dove, ad esempio, il 7 marzo la 19enne transgender Malak al-Kashif è stata arrestata, condotta in un carcere maschile e sottoposta a test anale forzato.

Dura condanna dell’accaduto è stato espresso da Loredana Rossi, fondatrice e vicepresidente di Atn, di cui Valentina è socia: «È inaccettabile quello che è successo. A nome di tutta Atn esprimo solidarietà e vicinanza a Valentina.

Voglio ricordare, come ha rilevato ultimamente l’Ilga, che, pur non essendoci delle chiare leggi al riguardo, l’Egitto è un Paese dove di fatto l’omosessualità e la transessualità sono punite come reato. Chiediamo pertanto al Governo di mobilitarsi seriamente presso le autorità locali perché facciano chiarezza.

Nel frattempo invitiamo le agenzie di viaggio a informare debitamente le persone Lgbti, che si recano in Paesi dove corrono seri pericoli per leggi omotransfobiche. Perché quello che è successo a Valentina non si ripeta per altre».

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Nei Paesi Bassi minorenni transgender potranno cambiare genere sui documenti prima dei 16 anni, mentre gli adulti potranno autocertificarsi senza una dichiarazione medica.

Sander Dekker, ministro per la Protezione legale, ha dichiarato, l'11 aprile, che i giudici accetteranno le richieste di soggetti d'età inferiore ai 16 anni, previa certificazione medica, solo in «circostanze estreme». Rispondendo alle critiche secondo cui i minori potrebbero «cambiare idea» e ritornare al genere al quale erano stati assegnati alla nascita, ha confermato che a qualsiasi minore, che transizioni legalmente, sarà data solo un'opportunità di cambiare i documenti.

Il percorso verso il riconoscimento legale è stato reso più facile soprattutto per le persone di età superiore ai 16 anni, che ora possono cambiare il loro genere senza la dichiarazione di un medico o uno psicologo.

In base al nuovo percorso le persone trans avranno quattro settimane per annullare il cambiamento del genere legale prima che diventi permanente.

I gruppi Lgbti hanno affermato di essere «soddisfatti dell'abolizione della dichiarazione di esperti», ma hanno sostenuto che le nuove misure non sono abbastanza ampie. Transgender Network Netherlands, Coc e Nnid hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui si legge: «Questa proposta non fornisce alcun sollievo alle persone intersessuali e viola il diritto all'autodeterminazione dei minori transgender».

Le persone intersessuali e non binarie nei Paesi Bassi possono richiedere di appartenere al genere X (genere neutro), ma devono farlo attraverso i tribunali senza alcuna garanzia.  Il ministro Dekker ha indicato che anche questo percorso può essere reso più semplice.

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Manifestanti con maschere bianche sul viso prima in piedi, poi stesi sul selciato. Striscioni con la scritta Don't play with my life, Non giocare con la mia vita. Bandiere transgender affisse lungo il muro dell’esedra orientale di piazza del Popolo. 

Un flash mob carico di simboli forti quello che, organizzato dal collettivo Identità InTransigenti, è in corso a Roma all’ombra del Pincio, per protestare contro l’irreperibilità di farmaci a base di testosterone. Farmaci indispensabili sia per la salute di uomini cis affetti da alcune patologie sia per gli uomini trans che effettuano la Tos (Terapia ormonale sostitutiva).

Tra le persone presenti in piazza Marilena Grassadonia, ex presidente di Famiglie Arcobaleno e candidata alle europee con La Sinistra, Gianfranco Goretti, neopresidente di Famiglie Arcobaleno, Gianmarco Capogna, portavoce nazionale di Possibile Lgbti e Zoe Vicentini con una delegazione di 20 attiviste di Non una di meno Roma.

La manifestazione è stata fortemente voluta da Cristina Leo, componente del collettivo Identità InTransigenti insieme con Daniele Bianchi, Francesco Brodolini, Mariella Fanfarillo e Gioele Hyland.

A essa hanno aderito Saifip, Agedo Roma, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Azione Trans, DiGay Project, Beyond Differences, Queer of Rome, Famiglie Arcobaleno, Ora d'aria, Gaynews.it, Gaycs, Sunderam Identità Transgender Torino, Agedo Lecce, Prisma – Collettivo, LGBTQIA+ Sapienza, Link Roma, ATN Associazione Trans Napoli, Gruppo Trans Bologna, Arcigay Antinoo Napoli, Possibile Lgbti.

Tante le persone che hanno sostenuto l'iniziativa, tra cui la senatrice dem Monica Cirinnà

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Il 3° congresso dell'Epath (European Professional Association for Transgender Health), tenutosi a Roma dall’11 al 13 aprile 2019, con l’organizzazione del comitato scientifico ospite presieduto da Alessandra Fisher, Mario Maggi, Francesco Lombardo e Jiska Ristori, ha avuto come titolo Inside Matters, on Law, Ethics and Religion

Esso è stato concepito per promuovere uno scambio culturale, scientifico e professionale mirato a garantire la salute e la tutela delle persone transgender in Europa.

Il programma ha compreso 14 conferenze plenarie tenute dagli esperti europei più prestigiosi nelle varie aree tematiche, 16 workshop a copertura degli argomenti più attuali relativamente alla salute delle persone transgender e 155 tra comunicazioni orali e poster. Il tutto ha costituito una grande opportunità di incontro e di scambio di idee tra esperti e ricercatori provenienti da tutta Europa oltre a essere di grande utilità al pubblico presente.

Di fondamentale importanza la sessione intitolata The Year in Review, che ha riassunto lo stato dell’arte aggiornato di tutti i servizi (psicologici, endocrinologici, legali, chirurgici, sociali e assistenziali) svolti nei singoli Paesi europei con la finalità di condivisione e miglioramento.

Interessantissimi gli approfondimenti di questa edizione che, oltre a toccare le tematiche più classiche quali la salute fisica e psicologica, le scienze sociali, i diritti umani, le normative vigenti e la giurisprudenza più attuale, l’endocrinologia e la chirurgia, hanno posto l’attenzione sui temi più attuali quali quelli concernenti i bambini e gli adolescenti, gli studi sulla voce, preservazione della fertilità e riproduzione, la depatologizzazione e le varie sfaccettature della popolazione non binaria.

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Il 12 aprile sono entrate in vigore negli Stati Uniti le normative che, varate il 13 marzo dal Dipartimento della Difesa, impediscono alle persone transgender di prestare servizio nelle forze armate.

A partire da venerdì, infatti, nessuna persona con diagnosi di disforia di genere potrà essere arruolata a meno che non serva in base al genere di nascita. Sarà conseguentemente esclusa dall’accesso ai trattamenti ormonali o all’intervento chirurgico, pena l’immediata dimissione.

In ogni caso le misure adottate non rispondono pienamente alla volontà di Donald Trump, che voleva una totale messa al bando delle persone trans dalle forze armate. Il presidente aveva infatti detto che a nessuna persona transgender sarebbe stato permesso di servire nelle forze armate, sottolineando come il mantenimento di soldati richiedenti trattamenti medici sostanziali «presenti un rischio considerevole per l'efficacia militare». Affermazione, questa, che è stata smentita dalle analisi dei bilanci destinati alle spese mediche di militari.

Aspetto, questo, che il Pentagono, a fronte delle proteste e delle critiche non unicamente d’area democratica, si è affrettato a rimarcare con l’affermare che le normative non vogliono essere discriminatorie. Come noto, infatti, esse consentiranno alle persone transgender attualmente in servizio e alle stesse arruolate entro quella data di poter continuare a sottoporsi a trattamenti ormonali o a eventuali interventi di riassegnazione chirurgica del sesso.

Un distinguo, invece, che, secondo Sarah McBride di Human Rights Campaign, «non fa altro che rafforzare la natura crudele ed arbitraria di questo divieto». Il 12 aprile l'organismo statunitense ha lanciato un tweet a sostegno delle persone trans. «Con l'odierna entrata in vigore del #ogni patriota transgender dovrebbe sapere che una nazione riconoscente lo sostiene».

Si stima che siano 15.000 le persone transgender all'interno delle forze armate. 

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Le candidate e i candidati democratici alle prossime elezioni presidenziali statunitesi del 2020 prenderanno parte, il 10 ottobre, un forum incentrato sulle questioni della collettività Lgbti

Organizzato da Human Rights Campaign Foundation (Hrc) e dalla Luskin School of Public Affairs dell’Università della California (Ucla) di Los Angeles, il meeting si svolgerà presso lo storico edificio accademico della Royce Hall. La data è stata scelta per la sua portata significativa, essendo il 10 ottobre la Giornata Nazionale del Coming Out.

Tra gli argomenti in agenda la prevenzione e il contrasto ai crimini d'odio, le restrizioni alle terapie di conversione e diritti delle persone transgender. Tutti temi caldi su cui nell'era Trump si discute moltissimo negli Stati Uniti. 

«I diritti di milioni di componenti della comunità Lgbti - ha spiegato il presidente di Hrc Chad Griffin -  sono la posta in gioco nelle presidenziali del 2020. Ma siamo anche un potente blocco di elettori, che aiuterà a determinare il risultato». 

Gary Segura, decano della Luskin School, ha invece affermato: «Siamo entusiasti di collaborare con Human Rights Campaign per portare a una maggiore attenzione del pubblico le questioni Lgbti e le posizioni politiche dei candidati». 

Per essere invitati, i partecipanti dovranni avere almeno conseguito l'1% delle preferenze in tre sondaggi nazionali o ricevuto 65.000 donazioni da persone di 20 stati Usa.

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