La Corte Suprema degli Stati Uniti ha oggi deciso a favore della temporanea legittimità delle restrizioni imposte dall'amministrazione Trump alle persone transgender all'interno delle forze armate. Persone che, secondo le stime, sono circa 15.000.

A votare in tal senso i cinque giudici conservatori a differenza dei quattro di estrazione liberal, che si sono invece espressi a favore dello stop della recente normativa.

Le nuove regole varate dalla Casa Bianca, bloccate da una serie di ricorsi nei tribunali inferiori, possono ora entrare in vigore mentre prosegue la battaglia legale in appello. In precedenza alcuni giudici federali avevano bloccato la normativa trumpiana ravvisando in essa profili di incostituzionalità. 

«Pur trattandosi solo di una decisione procedurale, essa potrebbe segnalare - come giustamente rilevato da Claudio Selvaggio - che la maggioranza conservatrice della Corte, sensibile ai poteri e alle prerogative presidenziali, sta mostrando i muscoli. E dimostrare che il ricorso al sistema giudiziario per bloccare i provvedimenti più controversi di Trump funziona solo se poi alla Corte Suprema c'è una maggioranza che conferma gli appelli». 

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«Non ho fatto alcuna lezione su come si diventa trans perché, anzi, ho cercato di spiegare che si nasce gay o trans. Ho parlato soprattuto di bullismo. Ma queste polemiche dimostrano che i bambini sono molto più avanti di certi adulti.

Questo programma è stata una delle cose più belle che ho fatto nella mia vita. I bambini erano vigili, curiosi, attenti e pieni di domande. E io, come faccio anche nella vita quotidiana, ho risposto a tutto, sempre con tatto e credo con intelligenza. Anche perché, se non si danno risposte ai bambini, loro ti guardano con diffidenza e cercano risposte altrove, magari sul web, dove possono trovare risposte non proprio raccomandabili».

Così Vladimir Luxuria ha commentato le polemiche scatenate oggi da Libero e Il Giornale a seguito della puntata di Alla lavagna!, che l'ha vista protagonista sabato sera su Rai3. Puntata, che, fra l’altro, è stata trasmessa, a differenza delle altre, in seconda serata

Al riguardo l’artista ha dichiarato: «Speravo che fosse sufficiente lo spostamento della puntata dalle 20.20 alle 22.25. Ma per alcuni non è bastato. Però io sono ottimista, perché se i bambini con cui ho parlato sono il futuro, forse posso sperare in mondo migliore». Senza dimenticare, come sottolineato dalla stessa ex parlamentare, che «tutti i genitori dei bambini presenti in trasmissione avevano dato il consenso alla puntata con me e alla fine si sono complimentati per come era andata». 

Ma ciò, anziché placare gli animi, li ha rinfocolati.

Da Tiramani a Pillon: la Lega contro Vladimir Luxuria 

A dare fuoco alle polveri, in tarda mattinata, il deputato Paolo Tiramani, capogruppo della Lega in Vigilanza Rai, che ha dichiarato: «Lezioni di transgenderismo a bambini di appena 10 anni? Inaccettabile. Ancor di più se questo accade nel corso di una trasmissione televisiva, andata in onda su Rai3, i cui protagonisti sono giovanissimi alunni ed a spiegare temi come l'omosessualità e il cambio di sesso è una mancata soubrette, la cui vita personale dovrebbe restare tale.

Stiamo parlando di argomenti di una tale complessità che non possono essere trattati in maniera così leggera con piccoli ragazzi all'interno di un programma televisivo. Ogni bambino ha, giustamente, i propri tempi e non può essere forzato ad affrontare argomenti non appropriati per la propria età e dei quali non si sente pronto».

Quindi la conclusione: «Quanto trasmesso nel corso della puntata Alla lavagna! è quindi inaccettabile. Non solo è da rivedere la scelta, a mio avviso sbagliatissima, degli autori ma come Lega ci informeremo su quanto ammonta il compenso destinato a Vladimir Luxuria per questa puntata a dir poco surreale».

Gli ha fatto eco, nel primo pomeriggio, l’omologa di partito Barbara Saltamartini, che ha affermato: «Le lezioni di ai ragazzi su come diventare trans sono una vergogna, soprattutto quando a veicolarle è la televisione pubblica. Quanto andato in onda su Rai3 durante la puntata Alla lavagna!, rappresenta il peggio che la tv pubblica possa esprimere. Non si può giocare con le giovani menti di bambini che stanno iniziando a sviluppare la propria sessualita».

Per il senatore gandolfiniano Simone Pillon (anche lui della Lega) si è trattata di una «vergognosa lezione gender a una classe di bambini. Vladimir Luxuria vada a raccontare le 'favole dell'uccello' da qualche altra parte, sicuramente non a una scuola con ragazzini minorenni, davanti alle telecamere Rai.

Si è trattato di una vergognosa forma di indottrinamento, senza alcun contraddittorio. Questo non può lasciarci indifferenti: presenteremo un'interrogazione parlamentare in commissione Vigilanza Rai, per verificare come sono stati coinvolti i minori e se le loro famiglie siano state avvertite al riguardo».

Spadafora in difesa di Luxuria: «Surreale è continuare ad avere atteggiamenti omofobi»

Ma in difesa di Vladimir Luxuria, vittima di attacchi «del tutto fuori luogo", si è espresso con un lungo post su Facebook Vincenzo Spadafora.

«L'unica cosa che trovo a dir poco surreale - ha spiegato il sottosegretario alle presidenza del Consiglio con delega alle Pari opportunità e alle Politiche giovanili - è continuare ad avere atteggiamenti omofobi e culturalmente regrediti, che non tengono conto della realtà e del rispetto dei diritti di tutti.

Penso che la Rai abbia fatto molto bene e che occasioni del genere vadano sostenute dato che nelle nostre scuole - a differenza di quanto avviene negli altri Paesi Europei - sono sempre più rare lezioni sull’affettività o sull’accettazione di se stessi e che, purtroppo, non siano rari i casi di bullismo, proprio nei confronti di chi viene etichettato come ‘diverso’. 

Di questi temi, invece, ci accorgiamo solo quando a parlarcene è la cronaca nera, quando giovanissime vittime di bullismo compiono gesti estremi. Ben vengano quindi occasioni come questa, dove il Servizio Pubblico si occupa di colmare questo vulnus di civiltà

Ho incontrato negli anni migliaia di bambini e di ragazzi in giro per l’Italia e so quanto affrontino questi temi tra di loro e siano naturalmente inclini al rispetto delle diversità più di molti adulti. E proprio le reazioni dei bambini durante la trasmissione dovrebbero farci riflettere su quanto la realtà sia molto più avanti di certa politica». 

Le senatrici M5s Donno, Guidolin, Maiorino e Montevecchi: «I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti»

Netta distanza dalle dichiarazioni degli alleati di governo è stata anche espressa dalle senatrici pentastellate Daniela Donno, Barbara Guidolin, Alessandra Maiorino, Michela Montevecchi, componenti della Commissione Diritti Umani di Palazzo Madama, che hanno dichiarato in una nota congiunta: «La vera regressione è non parlare dell'accettazione di sé stessi e continuare a nascondere la realtà. Il fatto che il servizio pubblico dia spazio a tematiche sociali, dell'omofobia, della disforia di genere è un ottimo segnale, soprattutto per combattere piaghe come quella del bullismo che nascono proprio dalla mancata accettazione di chi viene percepito come più debole e facilmente attaccabile. Ma non è così e deve essere ben chiaro a tutti.

È necessario combattere senza se e senza ma questo genere di approccio culturale. I bambini, alle spiegazioni di Luxuria, hanno reagito meglio di tanti adulti. La conoscenza è l'unico modo per combattere l'ignoranza, è l'unico modo per crescere ragazzi sani e senza paure del tutto infondate. Siamo una società evoluta, i tempi dei pregiudizi oscurantisti e dei dogmi sono fortunatamente lontani».

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Martedì 15 gennaio l’Assemblea e il Senato dello Stato di New York hanno votato a larghissima maggioranza (rispettivamente 100 sì, 40 no; 42 sì, 19 no) la messa al bando delle terapie di conversione di minori omosessuali. Esercitata da terapeuti e professionisti, ma anche da guide spirituali e da ministri di culto, la pratica è diffusa negli ambienti religiosi statunitensi più conservatori.

New York diventa così il 15° Stato Usa (oltre alla capitale Washington) a rendere illegale la conversion therapy. Nel solo 2018 ad adottare tale misura normativa erano stati Washington, Maryland, Hawaii, New Hampshire, Delaware.

La legge sarà presto firmata dal governatore Andrew Cuomo, che ha dichiarato: «La cosiddetta terapia di conversione Lgbtq è una pratica fraudolenta che ha arrecato danni a troppi giovani: New York è stata in prima linea nel proteggere i diritti Lgbtq per decenni e quando i repubblicani al Senato hanno rifiutato di vietare la terapia di conversione, abbiamo agito per impedirne la copertura da parte della compagnie di assicurazione.

Con l’odierna approvazione di questa legge, New York sta inviando un chiaro messaggio secondo cui nessuno dovrebbe essere torturato per ciò che è. Il mio plauso al legislatore per aver messo definitivamente al bando la terapia di conversione e protetto i giovani Lgbtq».

Sempre il 15 gennaio il Parlamento newyorkese ha infine approvato il Gender Expression Non-Discrimination Act (Genda), che accorda particolari tutele alle persone transgender in ambito lavorativo e assistenziale riconoscendo loro lo status di classe protetta.

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Già nel 2001 Emi Koyama, attivista transgender e intersessuale, nel suo Manifesto Transfemminista descriveva l’atteggiamento trans-escludente di alcune femministe radicali (Terf) nei confronti delle persone trans in generale e delle donne trans in particolare.  

Lo storico episodio del 1991 presso il Michigan Womyn's Music Festival (MWMF o MichFest) che vide l'espulsione di Nancy Burkholder, in quanto donna trans, destò molto scalpore e determinò una serie di botta e risposta tra la comunità lesbica, organizzatrice dell'evento, e la comunità trans americana, che organizzò una serie di contro-eventi. Tra questi il famoso Camp Transorganizzato proprio fuori dal Michigan Womyn's Music Festival, dalle donne transgender e dalle/dai loro alleati/eper protestare contro la politica della kermesse di escludere le donne trans.

In sintesi, quello che accade da circa trent’ anni è che alcune femministe radicali, parte delle quali lesbiche, forti della loro appartenenza a un'élite di donne bianche, cisgender e benestanti, hanno pensato bene di teorizzare sul percorso di transizione delle persone trans, appropriandosi di una narrazione che non le apparteneva e che non le appartiene, per giustificare a se stesse la decisione di allontanare, dai loro ambienti radicali e separatisti, le persone trans.

Le donne trans, ree di non essere “nate donne”, e gli uomini trans, “nati donne” ma rei di aver tradito “le sorelle lesbiche”, per abbracciare il mondo maschile, scegliendo consapevolmente di poter usufruire di quel “privilegio maschile”, che questa scelta ha comportato. Se da una parte le donne trans vengono quindi ostracizzate per non essere “nate donne”, gli uomini trans vengono addirittura considerati traditori della “matria lesbica”.

Peccato che, la decisione, importante e delicata, di intraprendere il percorso di transizione non sia assolutamente legata a un calcolo utilitarista o all’acquisizione di un presunto privilegio. Qualora ci fossero dubbi, chiediamolo a tutte le persone trans che per seguire la loro realizzazione identitaria hanno perso famiglia, affetti, beni e lavoro.

Ricordiamo, che già nel 1949 Simone de Beauvoir nel suo Il secondo sesso aveva affermato che «donna non si nasce lo si diventa».

Il pensiero, quindi, di una delle più importanti letterate francesi, il cui pensiero viene spesso citato da molte femministe storiche, già, aveva in nuce quello di considerare l'essere donna come un processo, non  ancorato e ancorabile all’ essenzialismo biologista, del quale le Terf sono strenue difensore, ma che per millenni ha relegato la donna ad un destino di sottomissione e subalternità.

Sembra, inoltre, surreale che delle femministe, molte delle quali lesbiche, vogliano rispolverare il cattolico dogma del “contro natura” per attaccare e denigrare percorsi diverso dal loro, percorsi che stando allo stesso dogma, per altro, sarebbero analogamente etichettati come “contro natura”.

Negli ultimi anni, in Italia, sono stati pubblicati vari articoli, anche su quotidiani di tiratura nazionale, nei quali alcune femministe hanno lanciato i loro strali contro la comunità trans, quando la maggior parte delle persone trans, presa dalle battaglie quotidiane, quelle sì, contro lo stigma, l'emarginazione e l'isolamento sociale, di rado, hanno avuto il tempo e il modo di rispondere alle loro critiche.

Ciò che mi preme, in primis, precisare è che mai, credo, un attacco gratuito sia stato inoltrato alle femministe radicali lesbiche da parte di attiviste/i trans o di attiviste transfemministe. Quello che, semmai, è successo molto più verosimilmente è che persone trans si siano dovute difendere dagli attacchi di questa elitè accademica o che abbiano fatto le spese della loro transfobia e transmisoginia, come accaduto negli anni ’80, negli Stati Uniti, quando una femminista radicale ha portato il sistema sanitario a non sostenere più i costi della transizione per le persone trans.

Sappiamo bene che il femminismo separatista è stato, in Italia, un'importante esperienza del femminismo della seconda ondata e sappiamo bene che in passato c’è stato il bisogno di “chiudersi” per proteggersi e “sopravvivere”. Sappiamo, altresì, che i tempi sono cambiati non perché sono le mode a essere cambiate. Ma perché sono le persone a essere cambiate; o meglio altre identità subalterne al patriarcato, come quelle Lgbti, hanno deciso di ribellarsi, di prendere la parola e di rivendicare il proprio diritto all'autodeterminazione.

Orbene, che delle femministe che si sono battute per decenni per l'autodeterminazione delle donne, si impegnino a ostacolare l'autodeterminazione delle persone trans, arrivando perfino a sbeffeggiarle, facendo misgendering e non riconoscendo l'importanza del loro percorso, è paradossale quanto assurdo ed evidenzia la visione ristretta di queste donne.

La pratica femminista dell'autocoscienza, del “partire da sé”, mi impone di parlare per me stessa, non per le altre e gli altri, ma semmai insieme alle altre e agli altri.

L’ essenzialismo che riduce tutto al possedere determinati genitali interni ed esterni è riduttivo. Riduttivo non solo in senso classico biologista (vagina=femmina, pene=maschio), ma anche in modo più complesso, perchè si pretende, in modo surreale, che a una vagina o a un pene siano attribuite caratteristiche di personalità, di intelligenza, di sensibilità, che non possono appartenere a un organo genitale. Al contrario, e in maniera indubitabile, appartengono a un organo che si trova un po' più in alto, il cervello, che “si costruisce” e “si plasma” in base alle molteplici interazioni e relazioni dell’individuo con altri individui e con l’ambiente circostante.

Le persone transgender sono un universo di individualità e di modi altri di vivere la propria unicità. Incastrarci in degli stereotipi è veramente difficile se si osserva, realmente, la varietà e la complessità delle situazioni, cosa che qualsiasi sociologa o sociologo dovrebbe fare, se non vuole essere autoreferenziale.

Le donne trans non vogliono invadere gli spazi delle donne cisgender: sono donne e hanno il diritto di stare negli spazi vissuti dalle donne (se lo vogliono).

Chiedo perciò a queste femministe: È più a rischio l'incolumità di una donna cisgender in un bagno frequentato soprattutto da donne cisgender e dove ogni tanto, per caso, può capitare una donna trans, o l'incolumità di una donna trans sola in un bagno frequentato quasi esclusivamente da uomini cisgenderQuale danno reale possono fare poche migliaia di persone trans, in Italia, a milioni di donne e uomini cisgender? Vogliamo veramente far credere che una minoranza storicamente stigmatizzata e oppressa possa diventare oppressore?

Do loro la mia risposta laconica: è impossibile.

Non sarà, molto più semplicemente, che le persone trans, dopo secoli di negazione e sopraffazione, vogliono riappropriarsi della parola negata e vivere serenamente la loro vita senza avere costantemente puntato addosso il dito del pregiudizio di una elitè privilegiata? Chiedo, pertanto, alle stesse di piantarla con le strumentalizzazioni dei nostri vissuti. Altrimenti, congedatevi, una volta per tutte, dal mondo femminista perché è chiaro che non ne fate più parte

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Sarebbe dovuta essere una giornata come tutte le altre per la neo eletta presidente di Arcigay Napoli, Daniela Lourdes Falanga, quella di venerdì 21 dicembre. Una giornata che inizia con la presenza sua e di altri volontari del comitato napoletano nelle scuole per parlare di contrasto alle discriminazioni e cultura della differenza. 

Sarebbe dovuta essere una giornata come tutte le altre, se non ci fosse stata un’incredibile coincidenza: quella, cioè, di una manifestazione contro la violenza di genere, organizzata presso l’Itc Ferdinando Galiani di Napoli, in cui si sono ritrovati sul palco Daniela Lourdes Falanga, in qualità di attivista, e il padre, detenuto presso il carcere di Rebibbia, coinvolto casualmente nella stessa manifestazione.

Un incontro che ha riavvicinato padre e figlia, a distanza di 25 anni, in una stessa medesima missione: rendere il mondo un posto migliore in cui vivere. Il padre di Daniela era protagonista di una rappresentazione contro la violenza di genere, organizzata dai detenuti di Rebibbia. Daniela era al Galiani per parlare ai giovani di violenza di genere e contrasto a ogni forma di stigma.

I due si sono persi 25 anni fa. Un rifiuto e una negazione che hanno creato abissi di dolore. L’abbraccio e la commozione di Daniela e del padre, durante la manifestazione del 21 dicembre, sono stati vissuti come momenti d’indicibile emozione anche da parte di alcuni attivisti presenti a partire dall’ex presidente d’Arcigay Antonello Sannino.

Quell’abbraccio e quella commozione che appaiono ora come promessa di un possibile riscatto.

Ecco cosa ha dichiarato Daniela Lourdes Falanga a Gaynews: «La giornata del 21 è stata una giornata intensa, di quelle in cui gli egoismi si comprendono davvero, perché si sceglie di non averne, di liberarsene, come tutte le volte che si riflette sul bene comune e si sceglie di cambiare davvero le cose, di produrre una vera rivoluzione di umanità. C’ero io e c’era mio padre. C’erano 200 ragazzi e altre persone detenute.

E mio padre non era solo mio padre e il ricordo grave che ne avevo: era una persona che stava provando a sollecitare riflessioni positive tra i giovani studenti e le giovani studentesse delle scuole. 

È stato come intessere le reti delle trasformazioni. Divento adulta, divento donna e una brava persona e mio padre ci prova a esserlo, e lo fa bene. Le reti sono del bambino figlio del boss, della donna trans, dell’ex boss che prova a scusarsi e vuole definire un cambiamento. Diverse solitudini, diverse questioni intrecciate.

Un’esperienza unica per i ragazzi, unica per molti. In una sola volta il mondo bello nelle sue plurali manifestazioni. La dignità prima di ogni cosa e, prima del mio vissuto di dolore, quella di tutte le persone detenute, che vanno riproiettate fuori dalle mura degli spazi chiusi, dimenticati. Poi la bellezza della gioventù che sa assorbire e saprà trasformare il male sociale.

Io ci credo. Prima di una bambino che non ha avuto padre, prima di tutto: la dignità».

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Nel corso del Congresso territoriale del 15 dicembre il comitato Arcigay Antinoo di Napoli ha eletto il nuovo direttivo e la nuova presidente.
 
A risultare eletta Daniela Lourdes Falanga, componente di spicco della collettività trans italiana, che, da almeno un decennio, svolge un’importante attività di militanza e volontariato a favore delle persone Lgbti e  delle minoranze in generale.
 
L’elezione di Daniela alla guida di un comitato Arcigay di particolare importanza, qual è quello di Napoli, è senza dubbio una notizia positiva anche perché la comunità transessuale/transgender più numerosa d’Europa (seconda al mondo, dopo Rio de Janeiro) risiede proprio a Napoli. 
 
Contattiamo la neopresidente per sapere qualcosa in più del suo progetto politico e delle connesse aspettative .
 
Daniela, quale eredità raccogli dalla precedente gestione e quali saranno le priorità della tua presidenza? 
 
Il passato direttivo ha prodotto molto in sei anni: ha sviluppato un numero tale di reti di collaborazione e azioni sul territorio da renderlo uno dei più attivi in Italia. Siamo stati capofila di numerosi progetti, abbiamo attivato buone prassi e garantito fruibilità e capillarità su tutto il territorio. Abbiamo incontrato migliaia di ragazze e ragazzi nelle scuole. Siamo entrati nelle carceri non dimenticandoci che la dignità è un bene prioritario e non distinto.
 
Ci siamo occupati di tanti migranti Lgbti per sostenerli attraverso permessi speciali e restituirli a una vita più serena. Almeno un po’ più serena. Abbiamo anche acquisito la capacità di realizzare test per Hiv in sede Arcigay, per ovviare ai timori che, a volte, condizionano ragazzi e ragazzi rispetto a contensti e dinamiche sensibili.
 
Sarà prioritario portare avanti tutto questo e quanto ancora dovremo realizzare, rispetto a temi quali il lavoro, la condizione delle persone anziane, la prostituzione. I destinatari sono le persone “rese” fragili per inadempienze istituzionali e discriminazione. Sono numerosi ragazzi e ragazze che, vivendo il disagio della colpa, della solitudine, desiderano realizzare un percorso di consapevolezza e fierezza della propria identità.
 
Una persona trans alla presidenza di un comitato Arcigay. Una vera rivoluzione? 
 
Forse una rivoluzione in atto, ma non la prima. Diverse compagne e compagni in questo momento vivono l’esperienza della presidenza. Non è facile. Arcigay rimane un’associazione prevalentemente maschile, per quanto se ne voglia dire, con dinamiche annesse. Prima di essere una persona trans, sono una donna. Forse la più grande rivoluzione ancora da compiersi: è abbattere dall’interno una politica di genere prioritariamente maschile.
 
Ti trovi a guidare il comitato di Napoli in un momento di evidente criticità politica nazionale per le persone Lgbti. Cosa credi che sia opportuno fare? 
 
Dobbiamo ripartire dalla storia del nostro Movimento, ricordarci delle battaglie per i diritti acquisiti, ricordarci di essere ancora di quella parte che la voce la deve alzare per raggiungere l’uguaglianza. Bisogna rivivere le piazze: farlo concretamente come adesso ci stiamo ricordando e ricordano soprattutto le donne. Dobbiamo attraversarci in maniera complessa, attraverso analisi politiche profonde e di massa, e concentrarci in un fronte comune, maturo, che sappia fronteggiare la politica dei moralismi. Che sappia far crescere la consapevolezza che un diritto negato è una battaglia di tutti, perché la libertà è un diritto inalienabile umano.
 
I confini reggono le politiche attuali e hanno provocato troppa morte e disumanità. Allora dobbiamo essere migranti, donne. Bisogna essere persone trans, disabili, omosessuali: bisogna aver chiaro che la storia si cambia quando non ci sentiamo diversi per le battaglie dei diritti.
 
Cosa significa per te l’impegno nel volontariato? Quanto dedica della propria vita, una donna impegnata come te, all’azione nel sociale?
 
Per me il volontariato è una missione, una vocazione. È prioritario il bene comune prima di qualsiasi bene che possa toccare la mia persona. Trovo egoistico non pensare in questi termini. Incontriamo persone che vogliono ritrovare speranza. Vederli sorridere è ciò che mi preoccupa più di tutto. Il sociale è la mia vita e non smetti di viverlo mai, neppure la notte, perché non ha confini, appunto.
 
Un tema sensibile per tutte quelle persone, che scelgono di viverlo, anche da professionisti, e rimangono precari a vita, nell’ingiusta incuria dello Stato che invece dovrebbe prendersi cura di innumerevoli risorse che portano avanti, con pochi mezzi e grandi responsabilità, emergenze continue. Ma se muoiono bambini in mare, come si può pensare che ci siano risorse umane? Resistenza.
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La Lok Sabha o Camera bassa del Parlamento dell'India ha ieri approvato il disegno di legge volto a proteggere la comunità transgender e a riconoscerne la peculiare identità

Il testo era stato inizialmente presentato alla Camera nell’agosto 2016, per essere nuovamente sottoposto alla discussione parlamentare alla fine del 2017. Tali le critiche, sollevate da parlamentari di centro-sinistra e da componenti delle associazioni Lgbti, da spingere il governo a trasmettere il progetto di legge a una Commissione parlamentare permanente e ad accettare 27 emendamenti.

Nonostante restino ancora numerose criticità (dall’assenza di specifiche tutele in ambito lavorativo e scolastico alla negazione del diritto di autoidentificare il proprio genere) il ministro per la Giustizia e l'emancipazione sociale dell'Unione Thawar Chand Gehlot ha dichiarato che il disegno di legge  approvato dalla Lok Sabha è completo sì da non avere bisogno di ulteriori discussioni. 

«Gli obiettivi del disegno di legge includono la tutela degli interessi delle persone transgender, la definizione del termine 'transgender' per dare loro riconoscimento e la costituzione di un Consiglio nazionale transgender».

È proprio la modifica della definizione del termine transgender a segnare, invece, un notevole passo in avanti rispetto all’originaria versione del 2016. In essa si definiva transgender un individuo «né interamente femminile né interamente maschile: una combinazione di sesso femminile o maschile, né femminile né maschile».

Nel testo approvato, invece, dalla Lok Sabha la definizione è così riportata: «Una persona il cui genere non corrisponde a quello assegnato alla nascita e include tanto l’uomo-trans quanto la donna-trans, la persona con variazioni intersessuali, la persona gender-queer e  le persone con identità socio-culturali come kinnar, hijra, aravani, jogta».

Il disegno di legge dovrebbe essere presentato alla Rajya Sabha nell’attuale sessione invernale, che si concluderà l'8 gennaio. Ma alla Camera Alta il partito di centro-destra National Democratic Alliance, che nella discussione alla Camera Bassa l’ha fatta da padrone per la maggioranza dei parlamentari (307 su 545), rischia di vedere il testo respinto potendo contare solo su 89 seggi rispetto ai 245 complessivi.

Alcuni partiti di centro-sinistra hanno già annunciato battaglia a partire da Dravida Munnetra Kazhagam, il cui parlamentare Tiruchi Siva ha già detto che si opporrà fermamente al disegno di legge.

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Viene dalle Filippine e ha 24 anni la nuova Miss Universo. Catriona Gray si è ieri aggiudicata a Bangkok la fascia di vincitrice del prestigioso concorso internazionale, giunto alla 63° edizione, che ha visto rispettivamente assegnare il 2° e 3° posto alla sudafricana Tamary Green e alla venezuelana Sthefany Gutiérrez Gutiérrez.

Catriona Gray è la quarta filippina a essere stata incoronata Miss Universo. La notizia della vittoria è stata accolta con entusiamo in tutto il Paese del Sud-est asiatico a partire dal presidente Rodrigo Duterte, che si è affrettato a complimentarsi con la vincitrice attraverso una nota ufficiale.

Catriona Gray, che ha perso, qualche anno fa, «un amico, ucciso dall'Aids», ed è attualmente impegnata come volontaria negli slum di Manila a sostegno delle persone sieropositive, ha annunciato un deciso impiego del successo conseguito per intensificare la propria campagna di sensibilizzazione e informazione su Hiv/Aids.

Ma la serata finale del concorso è stata caratterizzata da un momento significativo.

Dopo l’eliminazione di Ángela Ponce nelle vesti di Miss Spagna dal novero delle 20 semifinaliste, l’organizzazione ha voluto rendere un particolare omaggio a colei che è stata la prima donna transgender a gareggiare per il titolo internazionale.

E lo ha fatto attraverso un video, che è stato trasmesso davanti alle persone partecipanti e alla giuria di sette donne.

«In giovane età ha sofferto il bullismo – afferma una voce femminile fuori campo nel video –. Ma con l'amore e il sostegno della sua famiglia ha affrontato il mondo con un sorriso. Purtroppo l'accettazione non è totale anche in alcune parti del mondo in cui si svolge il concorso».

Ángela Ponce ha dichiarato che non le è mai importato di vincere ma di essere stata ammessa a partecipare. A contare per lei «la possibilità di essere una voce: è questa è la mia personale corona. Mi permette di motivare molte persone: ci sono persone che, solo perché sono qui, continuano a vivere. È il mio orgoglio».

La 27enne sivigliana ha anche affermato: «Per sradicare l'intolleranza, sarebbe molto importante infondere determinati valori sin dalla giovane età.

Spero di poter vivere, un domani, in un mondo uguale per tutti. Basterebbe solo che comprendessimo d'essere delle persone umane e di dover rendere le nostre vite, gli uni agli altri, molto più semplici».

Guarda il VIDEO

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Il 19 e il 20 ottobre si è tenuto a Napoli il congresso internazionale La popolazione transgender e gender nonconforming: i differenti contesti dell’intervento.

Organizzata dall’Osservatorio nazionale sull’identità di genere (Onig), dal Centro di Ateneo SInAPSi dell'Università degli studi di Napoli Federico II e dal Dipartimento  di Neuroscienze e Scienze riproduttive ed Odontostomatologiche del medesimo ateneo federiciano, la due giorni ha visto la partecipazione di nomi dal calibro di Jack Drescher, Alain Giami, Thomas D. Steensma, Giancarlo Spizzirri, Alexander Schuster e Mariela Castro Espín.

A meno di due mesi dall’assise convegnistica abbiamo raggiunto telefonicamente a L’Avana la figlia dell’ex capo di Stato Raúl Castro e presidente del Centro nacional de educación sexual de Cuba (Cenesex). 

Dottoressa Castro Espín, come vivono le persone Lgbti a Cuba? Cuba è, secondo lei, un Paese omotransfobico?

A Cuba le persone Lgbti godono degli stessi diritti di tutte altre. Ma non mancano situazioni di criticità.

Sebbene la società cubana abbia compiuto progressi nel rispetto delle differenti espressioni della diversità sessuale e di genere, ci sono, infatti, ancora molti pregiudizi omofobici e transfobici che si manifestano principalmente negli ambiti familiare, lavorativo e scolastico. Pertanto, a seguito di un dialogo prolungato tra Cenesex, Partito Comunista di Cuba e rappresentanti del governo e della società civile, sono stati attuati cambiamenti politici espliciti per risolvere le varie diseguaglianze che colpiscono le persone Lgbti.

Ad esempio, dal 1979 le persone transgender e gender nonconforming ricevono assistenza istituzionale e gratuita da parte del sistema sanitario pubblico nazionale. Assistenza che include supporto psicologico, trattamenti ormonali e chirurgici di femminilizzazione e mascolinizzazione. Dal 2007, a seguito di numerose lettere di protesta della popolazione, sono stati ripresi gli interventi di riassegnazione chirurgica del sesso che, iniziati nel 1988, erano stati successivamente interrotti.

Dal 2012 il Partito Comunista di Cuba ha incluso la non discriminazione da orientamento sessuale tra i propri punti programmatici di politica economica e sociale. 

Successivamente, a seguito del 7° Congresso del 2016, sono stati presentati i principi guida e le linee tematiche per l’elaborazione del Piano nazionale di Sviluppo economico e sociale fino al 2030: in essi è ampliato il principio di uguaglianza e non discriminazione da orientamento sessuale e identità di genere. Da allora è il partito a svolgere un ruolo guida in tali cambiamenti a Cuba.

Abbiamo inoltre preso atto della necessità di procedere nelle modifiche legislative. Modifiche che consentirano di riconoscere e garantire tutti i diritti alle persone Lgbti. Il processo di riforma costituzionale, che stiamo attualmente vivendo, sarà un importante punto di partenza. In seguito, sarà qui necessario aggiornare l’ordinamento giuridico cubano per garantire l'effettivo esercizio dei diritti che si intende riconoscere nella Carta Costituzionale.

Oltre a quelli accennati, quali sono stati negli ultimi anni gli altri cambiamenti a Cuba per le persone Lgbti?

Per quanto riguarda i diritti delle persone Lgbt la volontà politica del governo cubano si esprime, da una parte, nel processo in corso di modifiche costituzionali e legislativi in ​​corso, che dovrebbero aiutare ad ampliare e migliorare i meccanismi di tutela e garanzia di tutti i diritti.

Ad esempio, dal 2008 l'Educazione integrale alla sessualità è stata regolamentata dal Ministero dell'Istruzione con particolare attenzione al tema del genere e dei diritti sessuali, affrontando la questione dell'orientamento sessuale e dell'identità di genere nel processo di insegnamento e apprendimento. Inoltre, nel 2014, è stato introdotta nel Codice del Lavoro la non discriminazione per genere e orientamento sessuale.

Attualmente, il progetto di riforma costituzionale (che è stato sottoposto alla consultazione popolare tra il 13 agosto e il 15 novembre), contempla l'art. 40 su l'uguaglianza e la non discriminazione, secondo la quale sono specificati i concetti di orientamento sessuale e identità di genere. Inoltre, l'articolo 68 (molto discusso) propone di modificare il concetto di matrimonio quale riconoscimento legale dell’unione tra due persone. In questo modo viene aperta la porta all’introduzione nell’ordinamento giuridico cubano del diritto delle persone Lgbti diritto al matrimonio.

Dall’altra e in parallelo è stato fatto un duro lavoro nell'ambito dell’educazione popolare. Ad esempio, dal 2001 abbiamo iniziato la formazione di attivisti per i diritti sessuali tra le persone Lgbti oltre alle persone eterosessuali sensibili a tali cause. Possiamo già contare su oltre 3000 attivisti che vanno a integrare i numerosi gruppi esistenti in tutto il Paese, che agiscono come Società Civile.

Dal 2007 celebriamo la Giornata internazionale contro l'omofobia e dal 2009 in poi abbiamo iniziato a organizzare specifiche manifestazioni per tutto il mese di maggio. Attualmente esse sono celebrate nella maggior parte delle province del Paese in stretto coordinamento con il partito, i governi locali e la società civile. Le giornate cubane contro l'omofobia e la transfobia sono progettate in linea con le strategie formative e comunicative, che sono approntate annualmente per contribuire all'educazione dell'intera popolazione cubana. Lavoriamo con media nazionali e locali, con istituzioni statali e organizzazioni della società civile.

Ogni anno, inoltre, realizziamo eventi di formazione e dialogo con la polizia e le istituzioni dell’ordinamento giuridico per prevenire e affrontare situazioni di violazione dei diritti delle persone Lgbti.

Un altro esempio dei risultati delle strategie nazionali di  educazione e sensibilizzazione è offerto dalla scelta popolare di una persona trans, Adela Hernandez, come delegata all'Assemblea Municipale del Potere Popolare nel comune di Caibarién, situato nella provincia centrale di Villa Clara. Una tale scelta è dimostrazione del progresso compiuto dalla società cubana nella decostruzione degli stereotipi associati alle persone trans.

Nel 2007, all'interno del Cenesex, è stato istituito il Servizio d’Orientamento Legale progettato per assistere e accompagnare le persone che subiscono violazioni in dei loro diritti sessuali. Si tratta di un ulteriore spazio che, senza sovrapporsi alle altre strutture statali a tutela dei diritti delle persone, contribuisce a garantire i medesdimi secondo una prospettiva specializzata. In più di dieci anni di esperienza questo servizio ha acquisito legittimità nella società. Cosa che è evincibile dall'aumento dei casi seguiti e dalla positiva risoluzione di situazioni problematiche che riguardano la salute sessuale e i diritti sessuali di questi persone.

La complessità dei processi di cambiamento culturale e la creazione di coscienza critica in una società in Rivoluzione richiede un lavoro permanente. Avremo pertanto sempre problemi da risolvere. L'importante è identificare le contraddizioni e impegnarsi in strategie di trasformazione sociale.

Da Cuba facciamo infine un salto in Italia. In ottobre lei ha partecipato al congresso napoletano sulle persone transgender e gender nonconforming. Qual è la sua valutazione?

È stata un'ottima iniziativa che ha riunito professionisti di ogni settore impegnati in indagini scientifiche al riguardo. Ma ha anche accolto persone transgender e gender nonconforming, che come soggetti di diritto promuovono, secondo la propria ottica, attivismo sociale e con le personali esperienze apportano informazioni e analisi preziose .

Ho potuto apprezzare un alto livello nell’ideazione e organizzazione del programma scientifico. Ho avuto inoltre la possibilità di dialogare con partecipanti italiani e stranieri.

Questo tipo di congresso di piccolo/medio formato su un argomento specifico è molto efficace. Esso troverà continuazione attraverso il protocollo d’intesa firmato tra l'Università di Napoli e il Cenesex, che è al contempo un centro di studi post-laurea dell'Università di Scienze Mediche de L'Avana. Non vedo l'ora di rafforzare i legami tra professionisti e attivisti cubani e italiani nonché favorire la diffusione dei lavori scientifici presentati al Congresso di Napoli attraverso la casa editrice del Cenesex.

Sono stata particolarmente colpita dal riconoscimento assegnato a Paolo Valerio per la brillante carriera accademica. Speriamo di averlo presto a Cuba non solo come professore e ricercatore ma anche come artista con un’esposizione delle sue opere.

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To Housing è il nuovo progetto di co-housing sociale che apre a Torino per accogliere persone Lgbti in difficoltà e in condizioni di estrema vulnerabilità. 

Prima esperienza con queste caratteristiche in Italia, To Housing potrà accogliere 24 ospiti in 5 appartamenti di proprietà di Atc – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale non destinati alle graduatorie per le case popolari.

Due parole chiave ispirano il progetto: riproducibilità e extraterritorialità. Il modello di lavoro del progetto, infatti, è sviluppato per consentirne la replicabilità anche in altri contesti e, sebbene l’epicentro del progetto sia Torino, To Housing ha carattere regionale e nazionale grazie al continuo scambio con le altre realtà regionali e nazionali del movimento Lgbti.

To Housing nasce non solo per rispondere all’emergenza abitativa ma anche per attivare, proprio a partire da un bisogno primario e fondamentale come la casa, percorsi di reinserimento sociale. Verranno accolti giovani tra i 18 e 26 anni allontanati dalle famiglie di origine a causa dell’orientamento sessuale; migranti e rifugiati omosessuali, anziani Lgbti in condizione di solitudine o povertà, persone transessuali e transgender.

To Housing è stato pensato per tutte e tutti coloro che vivono una condizione di doppia discriminazione – orientamento sessuale, origine etnica, età, condizione sociale – e si trovano in condizione di povertà e/o esclusione sociale. In questa prospettiva assicurare un luogo sicuro dove poter vivere rappresenta l’occasione per intraprendere un percorso di uscita dal disagio e di (re)inserimento socio-lavorativo.

Un’equipe di accoglienza composta da educatori, psicologi e assistenti sociali esaminerà le segnalazioni (che potranno arrivare anche in modo diretto contattando Quore al numero dedicato, che sarà attivo dalle 13:00 alle 18:00 e indicato sul sito da lunedì 17 dicembre, o scrivendo alla mail This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.), svolgerà il primo colloquio e valuterà l’accesso degli ospiti. La permanenza media prevista di 8 mesi potrà essere eventualmente estesa per completare il percorso di autonomia degli utenti.

Il progetto è realizzato dall’associazione Quore e può contare su una cooperazione virtuosa tra pubblico e privato. To Housing può contare sul supporto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, della Regione Piemonte, del Consiglio Regionale del Piemonte, della Città di Torino, di Atc – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale e sul sostegno di Ikea, Iren, Bentley Soa, Philips, Cooperativa Di Vittorio, La Banca delle Visite e Medi.ca.

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