Una festa dedicata ai giovani la Primavera di Bagnoli che, protrattasi dal 5 al 6 maggio, ha visto nel Parco della Conoscenza e del Tempo Libero (ex area Nato) di Napoli stand e laboratori ludico-espressivi, sportivi, culturali dei circa 80 organismi aderenti del Terzo Settore e di enti pubblici e istituzionali. A organizzare l’iniziativa la Fondazione Banco di Napoli per l'assistenza all'infanzia (Fbnai) con il sostegno dell'assessorato alle Politiche sociali della Regione Campania e della la X Municipalità di Napoli nonché con il contributo di vari sponsor.

Nell’ambito della kermesse, che è stata aperta dal sindaco Luigi De Magistris e caratterizzata ieri dall’importante tavola rotonda Le Primavere che verranno, è caduta anche la Festa delle Famiglie. Giunta alla sua decima edizione e celebrata in nove città italiane in occasione dell’International Family Equality Day (ma a Genova avrà luogo il 19 maggio), quella napoletana si è appunto caratterizzata per la durata di due giornate.

Particolarmenti significativi i lunghi momenti di condivisione presso lo stand delle Acli tra il gruppo di famiglie siriane e il gruppo campano delle famiglie arcobaleno in piena sintonia col tema nazionale dell’edizione 2018: quello, cioè, dello ius soli e omogenitorialità.

Giustamente Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli – il cui stand è presente alla Primavera di Bagnoli per il Pompei Pride –, ha potuto scrivere in un post su facebook: «Bagnoli ex nato, dal Pride del 2016 questo luogo troppo a lungo di guerra è sempre più luogo di pace e di accoglienza».

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Poco dopo le 11:00 la polizia municipale di Pompei ha strappato il poster affisso nella notte dallo street artist Tvboy a pochi metri dal Santuario. 

L'opera raffigurava Papa Francesco che, alla stregua di un militante durante un Pride, stringe nel pugno un cartello con un cuore arcobaleno, simbolo dei diritti delle persone Lgbti, e la scritta Love winsStop homophobia

Eppure la foto del murales pompeiano, prima dell'intervento degli agenti della polizia municipale, risulta sull'account Instagram e sulla pagina Fb del Comune di Pompei.

 

Sull'operato della polizia municipale di Pompei si è espresso lo stesso Tvboy con un post su Facebook. «Come era da immaginare... Censurata - si legge in esso - e rimossa in tempi record anche la nostra opera del collettivo @tvboyofficial del Papa manifestante a favore dei diritti gay. In italia questo è un tema tabù e non se ne può parlare.... per fortuna i giornali e i media ne stanno già parlando e l’immagine sopravviverà»

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Tvboy, al secolo Salvatore Benintende, è uno degli Street Artist più affermati e apprezzati della scena internazionale. Palermitano di nascita e milanese d’adozione, vive da diversi anni a Barcellona. Ma le sue incursioni artistiche urbane e le sue opere pop e graffianti sono diventate oggetti di culto tanto in Italia quanto negli Stati Uniti, tanto in Germani quanto in Francia e nel Regno Unito.

Tvboy è stato, negli ultimi anni, protagonista di prestigiosissime esposizioni come quella del Museo MDM di Porto Cervo (2014) o quella allestita allo Spazio OnSider di Barcellona (2015), dove le sue opere ono state presentate insieme a quelle dei padri storici della PopArt come Andy Warhol e Keith Hering.

Qualche settimana fa il suo nome è rimbalzato su tutti i media italiani per il poster del bacio tra Salvini e Di Maio (in Via del Collegio Capranica a Roma), con cui l’artista ha voluto “prefigurare” ironicamente i possibili risvolti dello scenario politico nazionale. Benché diventata virale in brevissimo tempo, l'immagine è stata censurata e rimossa.

Nonostante ciò Tvboy non si è perso d’animo e solo qualche ora fa ha colpito ancora! E l’ha fatto con un’incursione urbana che ha coinvolto la zona dei decumani di Napoli e quella del santuario di Pompei. Nella notte, infatti, Tvboy ha affisso (con la tecnica del paste-up) nei vicoli del centro storico partenopeo i suoi poster, raffiguranti Pino Daniele (vico dei Panettieri), Totò (vico Figurari) e Maradona (via San Biagio del Librai): tre colonne indiscusse della mitografia popolare napoletana.

Si è poi spostato a Pompei e, a pochi metri dal Santuario meta di migliaia di pellegrini che giungono quotidianamente da ogni parte del mondo, TvBoy ha fissato l’immagine di Papa Francesco, con il tipico volto sorridente e bonario, che, alla stregua di un militante durante un Pride, stringe nel pugno un cartello con un cuore arcobaleno, simbolo dei diritti Lgbti, e la scritta Love wins. Stop homophobia. Una chiara risposta a chi, da quando è stato convocato il Pompei Pride, prova a frenare la realizzazione della manifestazione nella città mariana per eccellenza.

Tvboy accetta di parlare ai microfoni di Gaynews proprio mentre realizza le sue opere.

Tvboy, come mai ti è venuta l’idea di dedicare un tuo poster urbano ai diritti delle persone Lgbt?

L’idea mi è venuta proprio quando ho visto che veniva censurato il mio bacio tra Salvini e Di Maio. Ho pensato che venisse censurato proprio perché in Italia c’è ancora difficoltà a parlare delle relazioni d’amore tra persone dello stesso sesso. Allora la frase che mi è venuta in mente per il post di questa immagine è questa: Papa Francesco è già pronto a manifestare in prima linea al GayPride di Pompei perché anche in Italia, come già in altri paesi d’Europa, siano riconosciuti i diritti delle coppie dello stesso sesso! #lovewins #stophomophobia.

Francesco non si è mai schierato apertamente al fianco delle persone Lgbti. Però ha fatto delle dichiarazione nuove per la Chiesa quando ha detto: “Chi sono io per giudicare un gay? Allora ho pensato che potesse essere un testimonial perfetto per il Pride. E poi l’idea mi è venuta anche leggendo delle dichiarazioni omofobe di gruppi di estrema destra, ma senza dare loro troppo protagonismo perché hanno scritto delle cazzate.

La mia opera è bella perché parla del momento che stiamo vivendo. In Spagna già da anni sono permessi i matrimoni tra persone dello stesso sesso. Anche Obama ha lottato. In Italia abbiamo il bagaglio storico culturale della Chiesa: però io spero che qualcosa si muova.

Ti aspettavi o meno l’oscuramento del bacio tra Salvini e Di Maio?

In realtà non se l’aspettava nessuno ma ha contribuito al successo dell’opera. Quando vuoi censurare e nascondere un’opera, si crea un meccanismo opposto di curiosità perché la gente si chiede perché la vogliano nascondere. La censura ha dato maggiore protagonismo all’opera. Protagonismo che non avrebbe avuto se l’avessero lasciata là.

Da artista italiano che vive e lavora in Spagna, come guardi all’Italia in questo momento così difficile della nostra storia politica?

L’ho sempre detto: quando te ne vai all’estero, allora vedi i pregi del tuo Paese. Se ci vivi, vedi solo i difetti. In Italia abbiamo un grande potenziale, uno straordinario bagaglio storico, artistico, culturale. Però ci perdiamo in un bicchiere d’acqua e questo ci fa restare anni luce indietro rispetto ad altri Paesi. La Spagna era più indietro dell’Italia perché ha avuto la dittatura franchista. Però in pochi anni si è aperta al cambiamento: questo dipende anche dalla politica e da vari fattori.

Ma adesso in Italia siamo in un momento di cambiamento e quest’opera vuole che anche l’Italia si apra al tema del sociale e di come si può migliorare. Questo è il pensiero di un eterosessuale perché i diritti delle persone Lgbti sono diritti di tutti non solo di una parte.

 

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«In questi tempi di morta fede ed empietà trionfante». Così recita la supplica alla Madonna di Pompei che, letta coralmente dai cattolici l’8 maggio e la 1° domenica d’ottobre, risente dell’aulico linguaggio ottocentesco dell’autore. Quel Bartolo Longo, fondatore del santuario mariano e delle opere assistenziali annesse (proprietà della Santa Sede), cui a Pompei è dedicato proprio il piazzale antistante la celebre basilica. Piazzale su cui, il 30 giugno, si dovrebbe snodare anche il Pride quale tappa dell’intero percorso. Una tappa che, secondo gli organizzatori, sarebbe obbligata per motivi logistici.

Ma non per i componenti di Forza Nuova Campania che, riesumando toni e argomenti da predicazione ottocentesca (quella, cioè, dei tempi dell’avvocato Longo), hanno gridato alla blasfemia e annunciato un presidio presso il santuario per impedire il Pride. Ecco cosa si legge in un post pubblicato sulla relativa pagina Fb:

Gay Pride a Pompei? Scenario di morte della cristianità e della civiltà!

“Il 30 giugno prossimo Pompei potrebbe vivere uno scenario agghiacciante paragonabile senz'altro alla distruzione dovuta all’eruzione del Vesuvio del 79” – questa la frase che apre il comunicato stampa dei dirigenti forzanovisti campani.

“È una provocazione che definire blasfema ci sembra poco, un vero attacco ai valori cristiani. Non vogliamo e non possiamo permettere che la città si trasformi in un circo ambulante. Il Gay Pride non è una manifestazione per i diritti civili, ma una sfilata tra il carnevalesco e il porno di sicuro cattivo gusto e contrario alla buona educazione. La scelta di esibirsi a Pompei, città che ospita uno dei Santuari Pontifici Mariani più importanti d’Italia non è certamente un caso da parte di Arcigay , la quale è stata attenta a scegliere anche una data molto particolare per i fedeli, il 30 giugno, data simbolo nella quale vengono ricordati i primi martiri del cristianesimo condannati a torture incredibili da Nerone solo perché cristiani”.

Ma la realtà è ben diversa.

La scelta della cittadina vesuviana quale location di una delle cinque marce campane dell’orgoglio Lgbti è stata spiegata tempo fa da Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che proprio a Gaynews ha dichiarato: «Avevamo scelto da tempo Pompei, una città piccola ma dall’eco enorme. Pompei è una delle città italiane più conosciute al mondo ma con la mentalità di una città di 30mila abitanti. Andiamo a Pompei perché Pompei, volendo usare una metafora attualizzante, era un po’ l’Amsterdam dell’antichità. Senza dimenticare che, poco prima della convocazione del Pride, era stato scoperto nella cittadina vesuviana un calco di due uomini. Due uomini probabilmente travolti dall’eruzione del Vesuvio mentre erano in atteggiamento amoroso.

Pompei è una grande sfida in un momento delicatissimo per l’Italia e l’Europa in cui c’è un forte rigurgito delle destre, dei populismi e c’è una forte paura per tutto ciò che può essere differenza. Pompei sarà perciò anche il Pride della laicità».

Circa la data, poi, nessuna volontà irriverente d’offendere la memoria dei Santi protomartiri della Chiesa di Roma (la cui celebrazione al 30 giugno, fra l'altro facoltativa, è addirittura sconosciuta alla maggior parte dei cattolici) ma la semplice contiguità temporale a quel 28 giugno, in cui si ricordano i moti di Stonewall.

Alla scorretta quanto inappropriata evocazione delle persecuzioni neroniane (al cui riguardo i forzanovisti danno prova d’ignorare i maggiori studi di storia del cristianesimo) si sono inevitabilmente accompagnate le consuete minacce di violenza fisica e verbale.

Come quelle di Salvatore Pacella, responsabile di Forza Nuova Napoli, che in un post ha minacciato così i partecipanti al Pride: «Se venite a frocieggiare fuori il santuario vi pigliamo a calci nelle gengive (non altrove perché potreste provare piacere)».

Queste sì, volendo utilizzare il cascame linguistico dei nostalgici del Ventennio, indegne dei sacri luoghi pompeiani. Queste sì scorrette e inappropriate a quanti – dal momento che si vantano d’essere credenti tutti d’un pezzo – «si dicono cristiani eppur offendono il cuore amabile del tuo figliolo». Parola, anche questa, di Bartolo Longo e della sua supplica.

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Nell’ambito dell’Onda Pride 2018 la Campania ospiterà addirittura cinque marce dell’orgoglio Lgbti. Di cui quattro rispettivamente a Napoli, Avellino, Caserta, Salerno (resterà purtroppo scoperto, tra i capoluoghi di provincia, solo Benevento) e una a Pompei.

Quella nella cittadina vesuviana – fissata al 30 giugno –  costituirà una novità assoluta non solo nella regione ma in tutta Italia. Per la prima volta, infatti, un Pride avrà luogo in un piccolo centro non capoluogo di provincia.

Il Pompei Pride avrà come logo il Fauno danzante, uno dei simboli della città romana distrutta dall’eruzione del 79 d. C. Come spiegato da Luciano Correale, ideatore e creatore del manifesto grafico, «nel logo del Pompei Pride abbiamo pensato di unire elementi esplicitamente classicheggianti – il fauno, la corona d’alloro, il carattere del font e la data in numeri romani – a quelli dell’immaginario contemporaneo Lgbti. Vale a dire le strisce di colore arcobaleno e la t-shirt con il cuore rainbow».

Il graphic designer ha quindi rilevato come «in tale prospettiva il logo tenti di rievocare i caratteri inclusivi, eterni e internazionali della città di Pompei e della collettività Lgbti, fusi in un abbraccio artistico e ideale, al di là della storia, del tempo, dei divieti e dei pregiudizi».

Sui motivi sottesi alla scelta di Pompei quale luogo del Pride regionale campano  abbiamo raggiunto Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli, che ha dichiarato: «Avevamo scelto da tempo Pompei, una città piccola ma dall’eco enorme. Pompei è una delle città italiane più conosciute al mondo ma con la mentalità di una città di 30mila abitanti. Andiamo a Pompei perché Pompei, volendo usare una metafora attualizzante, era un po’ l’Amsterdam dell’antichità. Senza dimenticare che, poco prima della convocazione del Pride, era stato scoperto nella cittadina vesuviana un calco di due uomini. Due uomini probabilmente travolti dall’eruzione del Vesuvio mentre erano in atteggiamento amoroso».

«Pompei – ha continuato il presidente di Arcigay Napoli – è una grande sfida in un momento delicatissimo per l’Italia e l’Europa in cui c’è un forte rigurgito delle destre, dei populismi e c’è una forte paura per tutto ciò che può essere differenza. Pompei sarà perciò anche il Pride della laicità, il Pride della tutela delle istanze laiche e democratiche di questo Paese. Perché il Paese sappia andare oltre».

Sull’attuale stato organizzativo della manifestazione Sannino ha affermato: «Dopo la dichiarazione del Sindaco, che non aveva concesso l’autorizzazione al Pride e sembrava non volerla concedere, si è tenuta alcuni giorni fa un’assemblea a Torre Annunzionata nella sede di Arcigay Vesuvio Rainbow. In quell’occasione Francesco Gallo, presidente del Consiglio comunale di Pompei, ha dichiarato che l’amministrazione è pronta a sostenere e patrocinare il Pride. Anche se siamo ancora in attesa di un comunicato ufficiale»

E sul percorso del corteo? «Abbiamo incontrato, il 5 febbraio – così Sannino –, il capogabinetto della questura di Napoli. Ci si rivedrà, lunedì 12, a Pompei per un incontro con addetti del locale Ufficio tecnico e con agenti della polizia comunale. Restano infatti alcuni nodi da sciogliere.

Primo tra tutti quello relativo il passaggio in piazza Bartolo Longo dove si trova il santuario della Madonna di Pompei. Dinanzi al quale si dovrebbe passare tanto più che, come diceva lo slogan del Pride nazionale di Napoli nel ’96 secondo un’affermazione dell’artista Ciro Cascina, La Madonna di Pompei vuole bene a tutti i gay».

 

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