Autore di saggi di storia della spritualità e della mariologia – di cui uno prefato nel 2005 dall’allora card. Joseph Ratzinger –, curatore del blog in lingua latina Gaia Vox per Huffington Post e caporedattore Gaynews, Francesco Lepore aveva già brevemente espresso, il 28 agosto, il suo parere circa il dossier Viganò su La Repubblica.

Torna oggi a parlarne in questo video, toccando soprattutto quell’aspetto che egli considera il fil rouge del lungo memoriale pubblicato il 26 agosto da La Verità: l’ossessione dell’ex Nunzio apostolico negli Usa per la questione dell’omosessualità e l’equiparazione della stessa con la pedofilia in un voluto tentativo di confondere le acque col parlare di abusi sessuali su minori e quelli compiuti – fra l’altro in maniera del tutto sporadica e pur sempre da provare – da presuli (come nel caso dell’arcivescovo emerito di Washington Theodore McCarrick) su seminaristi maggiorenni o presbiteri «in rapporto d’autorità con le vittime».

La realtà è ben diversa: si può sì parlare di un clero cattolico maggioritariamente omosessuale – anche ai vertici come sostiene Viganò –, i cui rapporti sono però (salvo gli accennati casi) con maggiorenni consenzienti. Il caso del dossier Mangiacapra, pubblicato in anteprima da Gaynews, lo dimostra ampiamente.

Ma, soprattutto, quella delle “reti omosessuali” nel clero cattolico è davvero una realtà contemporanea nella Chiesa? E perché Viganò si è deciso a parlare solo adesso all’età di 77 anni? Perché non si è dimesso, quando lavorava alle Rappresentanze pontificie già negli ultimi anni di pontificato di Wojtyla? E che valore ha il giuramento che egli ha prestato nell'addietro di non mai rivelare quanto attiene al suo ufficio?

Eccone le valutazioni nel video 

e-max.it: your social media marketing partner

C’è l’influente coadiutore della basilica di San Giovanni in Laterano che gira con l’autista, si finge diplomatico, promette posti di lavoro e paga gli escort con postepay. C’è il direttore d’un Ufficio diocesano per la pastorale scolastica che si vanta di conoscere Laura Pausini ed è alla ricerca di incontri di natura sessuale tramite app.

C’è il parroco che organizza gang bang in canonica. C’è il monsignore che è agli arresti domiciliari con l’accusa di abuso su minore ma organizza indisturbatamente incontri con uomini tramite Grindr. C’è il sacerdote del Potentino che il sabato sera frequenta disco gay-friendly in Calabria, s’ubriaca e fa sesso.

C’è il guardiano cappuccino pugliese che organizza in convento orge con un altro confratello. C’è il seminarista siciliano che eiacula in webcam davanti alla statua della Madonna di Fatima. C’è il giovane sacerdote della zona di Tursi-Lagonegro che predilige i rapporti di gruppo ed è ossessionato da un seminarista che vuole coinvolgere nelle serate.

Questi i profili di alcuni dei sacerdoti, religiosi e seminaristi, sulla cui doppia vita getta luce il corposo dossier che, preparato negli anni da Francesco Mangiacapra e rivelato in anteprima da Gaynews, sarà depositato domani presso la Curia arcivescovile di Napoli. Ben 1200 pagine ripartite in schede personali e allegati testimoniali. Quest’ultimi costituiti da screenshot di conversazioni tramite messaggi telefonici o chat per incontri.

Eccone un assaggio con chiaro riferimento a un approccio durante la celebrazione della Messa:

Prete: Lui mi ha fatto occhiolino al segno della pace

Altro: Mmmm. Bono

Prete: Voglio scoparti

Altro: Mmmm

Prete: Domenica sei mio

Altro: Speriamo

Prete: Vorrei s*******i nel c***


Noto quale autore del libro autobiogarfico Il numero uno. Confessioni di un marchettaro e quale accusatore di Don Euro, il giovane escort Mangiacapra così ha spiegato ai nostri microfoni il motivo d’un tale dossier: «Il comportamento degli ecclesiastici che segnalo è, in molti casi, frutto dell’impunità a cui gli stessi vertici della Chiesa li hanno abituati: quella ingiusta tolleranza che alimenta l'idea di poter continuare  a separare ciò che si esercita da ciò che si esprime, come è tipico di chi ha una doppia morale schizofrenica.

Con troppa sicurezza questi sacerdoti sono abituati a contare su quella discrezione di cui da troppo tempo beneficiano e che ingiustamente consente loro di spogliarsi occasionalmente della tonaca a uso e consumo personale».

Il materiale raccolto nel dossier interessa ecclesiastici di più diocesi. E non solo campane. Volendo fare una ripartizione per ambito territoriale, si desume che dei sacerdoti indicati:

1 appartiene alla diocesi di Acerra, 1 alla diocesi di Acireale, 2 appartengono alla diocesi di Amalfi-Cava, 2 alla diocesi di Aversa, 2 alla diocesi di Bari, 1 alla diocesi di Catania, 1 alla diocesi di Ischia, 2 alla diocesi di Cosenza-Bisignano, 1 alla diocesi di Isernia, 1 alla diocesi di Manfredonia-San Giovanni Rotondo, 1 alla diocesi di Messina, 1 alla diocesi di Molfetta, 2 alla diocesi di Napoli, 1 alla diocesi di Nardò-Gallipoli, 2 alla diocesi di Nocera-Sarno, 1 alla diocesi di Noto, 1 alla diocesi di Oppido Mamertina, 1 alla diocesi di Piazza Armerina, 1 alla diocesi di Pozzuoli, 1 alla diocesi di Palermo, 3 alla diocesi di Roma, 2 alla diocesi di Salerno, 1 alla diocesi di Teano-Calvi, 7 alla diocesi di Teggiano-Policastro, 1 alla diocesi di Trani-Barletta-Bisceglie, 4 alla diocesi di Tursi-Lagonegro, 1 alla diocesi di Tricarico, 1 alla diocesi di Urbino-Urbania-Sant’Angelo in Vado nonché 1 dell’Ordinariato Militare.

Di questi 42 sono diocesani, 7 appartengono a istituti religiosi mentre i seminaristi sono in tutto 9.

Ma c’è un tratto comune a molti di loro, ossia la capacità di fare rete in materia d’incontri hot sì da scambiarsi informazioni o pareri. Senza contare l’elemento apparentemente banale dell’uso spregiudicato di profili su chat come Grindr e Romeo.

Si tratta d’un variegato campione quanto mai indicativo che permette di far luce non solo sull’elevatissima percentuale di sacerdoti omosessuali stabilmente inosservanti dell’obbligo celibatario assunto. Ma anche dell’inadeguatezza delle norme di Oltretevere in materia di presbiterato e omosessualità come dell’assoluta ipocrisia delle gerarchie al riguardo.

Risuona perciò sempre attuale la domanda che il defunto nunzio apostolico Angelo Mottola rivolgeva anni fa, in un misto di italiano e napoletano, a un minutante della Curia Romana : «Ma o' Papa che parla sempre contro i gay, perché non inizia a togliere tutti i ricchioni da cui è circondato?».

e-max.it: your social media marketing partner

Il 22enne Mario Donadio e il 24enne Yevheneik Borysyuk erano stati fermati sabato scorso in flagranza di reato mentre tentavano di estorcere del denaro a don Crescenzo Abbate per un video hard. Un video in cui il parroco della chiesa della Trasfigurazione in Succivo (Ce) sarebbe stato filmato mentre aveva un rapporto sessuale con uno dei due giovani.

20mila euro la somma richiesta (di cui mille erogati proprio sabato mattina con banconote segnate) al sacerdote, che aveva sporto tempo fa denuncia contro Mario e Yevheneik.  Ma i due 20enni hanno però dato una versione ben diversa agli inquirenti. I mille euro sarebbero soltanto il corrispettivo delle prestazioni a pagamento secondo gli accordi presi con don Crescenzo.

In ogni caso, lunedì mattina, la gip Valentina Giovanniello del tribunale di Napoli Nord ha convalidato il fermo e disposto gli arresti domiciliari per i due giovani. E intanto a Succivo, tra colpevolisti e innocentisti, non si fa che parlare di don Crescenzo. Anche perché, come scritto da una ragazza del luogo in un gruppo Fb, «in piazza tutti i ragazzi sanno da chi andare, e cosa fare, se hanno bisogno di un po' di soldi».

Nel condannare l’estorsione si è unanimi. Ma molti a Succivo sapevano da tempo delle abitudini di don Crescenzo con uomini bisognosi. Molti ne ridacchiavano sussurandoselo all’orecchio. Senza però avere mai il coraggio di parlarne alle autorità ecclesiastiche competenti.

E ieri, a seguito del clamore mediatico suscitato dalla vicenda, uno stringato comunicato della diocesi d’Aversa (dove è incardinato don Crescenzo) rendeva nota la sospensione temporanea del sacerdote dall’ufficio di parroco.

«Le notizie - si legge nella nota - immediatamente divulgate ieri dai mezzi della comunicazione, relative alla vicenda della denuncia per tentata estorsione sporta dal Parroco di Succivo a carico di due giovani, residenti nello stesso luogo, e della successiva convalida del fermo di questi ultimi, nonché della particolare situazione che avrebbe fornito l’occasione e la motivazione dell’azione estorsiva, trova questa Diocesi profondamente consapevole della gravità dei fatti e vivamente colpita per il disagio che ne consegue nelle persone coinvolte e nell’intero tessuto sociale ed ecclesiale. Si attende con rispetto che le indagini condotte dalle Autorità Giudiziarie facciano chiarezza e accertino l’effettiva consistenza dei fatti e delle responsabilità di quanto accaduto. Nel frattempo, e per il tempo che sarà ritenuto necessario, la Diocesi ha disposto di chiedere al Sacerdote la sospensione temporanea dal suo ufficio di Parroco».

Quello che è apparso a tanti quale un atto tempestivo dell’Ordinario aversano, è in realtà una risposta molto tardiva a una situazione già denunciata nell’aprile 2016 al vescovo d'Aversa, Giovanni Spinillo. Che, però, non fece nulla.

In due telefonate, registrate e rese oggi pubbliche da Gaynews, Francesco Mangiacapra aveva fatto il nome di Don Crescenzo con riferimento ad alcuni di questi episodi. Di cui non pochi succivesi avevano trovato riferimenti nel libro dello stesso escort napoletano Il Numero Uno. Confessioni di un marchettaro. Non è forse un caso, come raccontato dallo stesso Mangiacapra, che ogni tentativo di presentare il suo volume a Succivo fosse caduto per l’addietro nel vuoto.

Ascolta gli audio delle telefonate di denuncia al vescovo d'Aversa nei confronti del parroco di Succivo

 

 

 

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video