Il 16 marzo si terrà a Napoli presso il Centro Congressi dell’università Federico II il convegno La salute delle persone lesbiche, gay, bisessuali e transgender tra stigma e risorse: modelli a confronto. Organizzato dal Centro studi SInAPSi, diretto dal docente di psicologia clinica Paolo Valerio, e dall’Associazione italiana di psicologia, il simposio di studi si aprirà con la lectio magistralis di David M. Frost, docente di psicologia sociale presso l’University College London e già professore assistente presso la Columbia University e la San Francisco State University.

In preparazione all’evento partenopeo abbiamo rivolto alcune domande all’accademico d’origine newyorkese.

Professore Frost, le condizioni delle persone Lgbti sono indubbiamente migliorate in molti Paesi Occidentali. Che cosa resta da fare ancora a suo parere?

Nonostante sia vero che gli atteggiamenti verso le persone Lgbti stanno migliorando, almeno secondo i sondaggi di opinione, e che sia evidente che sempre più paesi stanno approvando leggi che riconoscono le relazioni tra persone dello stesso sesso, ancora molto deve essere fatto per affrontare le disuguaglianze vissute dalle persone Lgbti. Ad esempio, nonostante sempre più Paesi stiano approvando leggi che consentono alle coppie costituite da persone dello stesso sesso un accesso egualitario ai diritti e ai privilegi del matrimonio, la stragrande maggioranza dei Paesi continua a non approvare questi leggi, mentre altri forniscono livelli separati e ineguali di riconoscimento legale.

I comportamenti omosessuali continuano ad essere criminalizzati in moltissimi paesi. La maggior parte dei Paesi non riconosce le identità di genere che non corrispondono al sesso assegnato alla nascita. E nonostante gli atteggiamenti pubblici siano diventati più tolleranti, molte persone, soprattutto anziane, mostrano ancors atteggiamenti negativi nei confronti delle persone Lgbti e delle relazioni tra persone dello stesso sesso.

Da cosa nasce lo stigma di cui sono spesso vittime le persone Lgbti?

È difficile stabilire la fonte esatta dello stigma, ma molti hanno sostenuto che questo è uno stigma radicato in ideologie sociali e culturali che sono avverse alla sessualità in generale e che svalutano le sessualità non eterosessuali e il comportamento sessuale non procreativo. Queste ideologie sociali e culturali si manifestano nelle nostre vite sotto forma di leggi e politiche che limitano l’accesso alle risorse e ai benefici e alla piena partecipazione delle persone Lgbti alla società, trattandole come cittadini di seconda classe.

Certamente la religione istituzionale ha giocato un ruolo nel perpetuare questo stigma, poiché molti hanno interpretato i testi religiosi fondamentali come svalutanti e/o proibitivi nei confronti del comportamento e dell’attrazione tra persone dello stesso sesso. Tuttavia, molti studiosi di religione non sono d’accordo con tali interpretazioni, tanto che esistono diverse comunità religiose che sostengono tutti i loro membri, indipendentemente dall’orientamento sessuale.

Per prevenire le forme discriminatorie su cosa bisognerebbe puntare?

Abbiamo bisogno di una formazione continua su più livelli. Abbiamo bisogno di eliminare le leggi e le politiche che discriminano le persone Lgbti (ad es., criminalizzando il comportamento omosessuale, restringendo il matrimonio alle sole coppie eterosessuali, impedendo alle persone Lgbti di prestare servizio militare) e l’approvazione di leggi che impediscano la discriminazione nei confronti delle persone Lgbti (ad es., leggi che proibiscano la discriminazione nelle pratiche di assunzione e sul posto di lavoro, leggi anti-bullismo, ecc.).

Abbiamo anche bisogno di interventi sociali ed educativi che combattano i pregiudizi verso le persone Lgbti (ad es., campagne educative, introduzione delle questioni Lgbti nei programmi di educazione sessuale e di salute, e formazione degli insegnanti). E, per ultimo ma non meno importante, abbiamo bisogno di medici, psicologi e assistenti sociali che siano formati per una pratica rivolta alle persone Lgbti affermativa, in modo che le persone Lgbti che soffrono per lo stress indotto dai pregiudizi e dalle discriminazioni possano avere accesso a servizi medici e psicologici appropriati ed efficaci.

Quali sono i risultati raggiunti nel Regno Unito e negli Stati Uniti?

I risultati negli Stati Uniti e nel Regno Unito sono promettenti, ma finora contrastanti. Vi sono evidenti risultati politici che hanno migliorato la vita delle persone Lgbti in entrambi i paesi, ad esempio l’accesso a un equo riconoscimento del matrimonio è ora disponibile negli Stati Uniti e in gran parte del Regno Unito (ad eccezione dell’Irlanda del Nord) e le persone transgender possono modificare i propri documenti ufficiali in accordo alla propria identità di genere in tutto il Regno Unito e in alcuni stati degli Stati Uniti. I sondaggi di opinione indicano che gli atteggiamenti nei confronti delle persone Lgbti sono diventati molto più favorevoli, specialmente tra le giovani generazioni.

Tuttavia, nonostante questi risultati, è importante non perdere di vista la continua discriminazione e il continuo pregiudizio esistenti in entrambi i paesi. Ad esempio, è possibile notare un aumento delle segnalazioni dei crimini d’odio commessi contro le persone Lgbti. Solo perché i sondaggi d’opinione mostrano atteggiamenti più favorevoli nei confronti delle persone Lgbti, ciò non significa che le forme più sottili e implicite di pregiudizio siano scomparse. Ad esempio, una persona potrebbe approvare il matrimonio tra persone dello stesso sesso in generale, ma non approvare o sostenere la relazione di un proprio familiare con una persona dello stesso sesso.

In breve, anche se abbiamo indubbiamente assistito a numerosi miglioramenti del clima sociale verso le persone Lgbti negli ultimi decenni, c’è ancora molto lavoro da fare per combattere i pregiudizi e le discriminazioni e migliorare la vita delle persone e delle famiglie Lgbti.

e-max.it: your social media marketing partner

Ricapitolando... Nel 2005 avevo domandato al Circolo Pink di Verona uno spazio per creare un punto di riferimento per le persone trans. Mi fu dato e fondai il Transgender Pink. Finalità di questo sportello scalcinato era quella di rendere tutte e tutti noi persone trans scienziate/i di noi stessi. Avevo la sensibilità di Antonietta Bernardoni, che conobbi personalmente negli anni ‘70 personalmente, e la conoscenza delle sue attività terapeutiche popolari. Avevo allora ben presente che, se fossi riuscita, avrei costituito un consultorio fatto da persone trans per le persone trans. Per una transizione medico-pedagogica senza il supporto di psicologi/psicologhe e psichiatri/psichiatre.

Ma non vi riuscii o meglio non ne fui capace, perché eravamo nella fascistissima Verona e perché io allora avevo appena fatto la mia transizione sociale e lavorativa perdendo il lavoro a 55 anni. Non conoscevo il mondo Lgbti. Ero perciò tutta presa a creare contatti e a capire cosa volesse dire vivere concretamente da trans come ero ma anche da gay, da lesbica, da donna. E gli eventi mi presero la mano. Sulla base del mio lavoro presso il Transgender Pink, scalcinato ma importantissimo, il Pink organizzò il Sat: tutta un'altra cosa da quello che io avrei voluto sul territori, cioè un consultorio con pedagoghi e con persone trans. Invece al primo corso di formazione ci furono quasi tutte presenze di studenti e laureati in psicologia.

In quegli anni scoprii che anche tutto il mondo Lgbti era psichiatrizzato – e lo è ancora – e frammentato. Personalmente leggo tutto ciò come la coda del capitalismo perché esso porta alla specializzazione e alla divisione tra gli esseri umani attraverso diagnosi. Infatti, se vogliamo tutt’oggi un diritto alla cura o cambiare nome sui documenti, è necessario avere presso  tutti i consultori d’Italia una diagnosi psichiatrica di disforia di genere. Quindi un diritto personale mi costa una diagnosi. E a tale prezzo non è più  un diritto o una conquista dal momento che dietro c’è una diagonsi psichiatrica. Diagnosi che è indice di eteronormatività. Checché se ne vogliamo pensare, la realtà, tragica realtà, è questa. Ma è da qui che bisogna partire: rifarsi cioè a Maria Montessori, ad Antonietta Bernardoni, a Leslie Feinberg, a Paul B. Preciado. Ma anche una bella analisi marxista e transfemminista non guasterebbe.

Io ho serie difficoltà di lettura e scrittura. Vado soggetta a blocchi, frutto di cattivi insegnanti che, invece di vedere perché non studiavo e mettersi a ragionare con me, mi mandarono, complice la mia famiglia, da psichiatri e psicologi con un netto peggioramento nel campo dello studio. Ora cerco di riscattarmi ma è dura. Vorrei però dare, visto l’imminente arrivo della mia anzianità. Vorrei apportare un contributo in tale senso, sebbene non sia laureata. Ma, avendo pure fatto l’operaio di fonderia per trenta anni, credo di avere un’ampia conoscenza di mondo lavorativo e sociale. Credo soprattutto di poter dare un valido contributo perché sono una trans che può pensare, scoprire, scrivere ed essere scienziata delle proprie esperienze.

Insomma, più pedagogia, meno psichiatria e psicologia. Più autodeterminazione e più libertà di espressione dei nostri generi e dei nostri sessi. Lasciatemi dire, anche più antifascismo e anticapitalismo. Mi riprometto di sviluppare in futuro questi concetti con delle pubblicazioni, se ne avrò forza e coraggio e se riuscirò a superare i blocchi di cui parlavo. Ora, già scriverne per la prima volta mi sembra positivo.

In fine ho un sogno: formare un movimento su questi concetti che sono nelle mia mente da molti anni. Movimento che si chiamerebbe TRANSFORMAZIONE e che parte da noi persone trans ma che vuole andare a tutto il genere umano. Movimento che, mi si passi l’ardire dichiarativo, conieremmo per futuro genere umano composto da 7 miliardi di persone in trans. Che, sulla scorta del termine originario latino, si riferisce a un transito permanente e continuo. Ne parleremo anche perché dovremmo iniziare una grande rivoluzione sociale anticapitalista per una cultura e una scienza dal volto umano. Per dei consultori trans dal volto umano.

e-max.it: your social media marketing partner

Due sono gli intellettuali cui più mi sento vicina. Sono Leslie Feinberg e Paul B. Preciado: il primo americano, il secondo spagnolo. Nessuno dei due, in ogni caso, proveniente da studi psichiatrici. Feinberg, nato donna e morto 65nne nel 2014, rifiutava la divisione eteronormativa. Preferiva i pronomi neutri e combatteva nell’ambito del femminismo le donne che rifiutavano le donne nate biologicamente maschi. Preciado, anche lui nato donna, è uno scrittore e filosofo contemporaneo, il cui lavoro si concentra su tematiche applicate e teoriche in materia di identità, sesso, pornografia, architettura. Preciado esamina la politicizzazione del corpo sotto la categoria del “farmacopornografico” denunciando le multinazionali del farmaco perché cause di molte delle difficoltà nonché delle morti delle persone trans.

Ho preferito fare un breve sunto storico/contemporaneo significativo ma di denuncia esplicita del sistema economico capitalista e delle connesse correnti di pensiero nonché della psichiatria e psicologia in una con buona parte del mondo medico e accademico. Sì, lo so: è una denuncia forte ma che faccio con tutto il cuore e l’amore che mantengo intatto per tutto il genere umano. Ho anche altresì citato quali movimenti e quali  persone stanno lottando per far emergere la vera essenza del genere umano attraverso la liberazione della propria identità condannando il sistema neoliberista stesso.

Io sono una persona trans. Da ora in poi mi definirò di identità di genere neutro o omnicomprensivo di tutti i generi e di tutti gli orientamenti sessuali, lottando per la liberta di espressione del mio corpo ma soprattutto della mia mente. Questa scelta la faccio a 67 anni dopo decenni di esperienze sul territorio veronese e italiano. Infatti per me i termini transessuale e transessualità sono vocaboli che esprimono una diagnosi psichiatrica e vogliono paragonarmi o a un uomo o a una donna. Fortunatamente al momento io, nato biologicamente maschile col nome di Lodovico, non ho mai fatto alcuna perizia di disforia di genere, come prevista da tutti protocolli, per ottenere il cambio dei documenti o qualsivoglia diritto sul posto di lavoro sotto il nome di Laurella. Negli ultimi dieci anni, attraverso buone e significative relazioni umane, sono riuscita a far apporre un tale nome d’elezione su tutta la documentazione lavorativa nonché sul cartellino personale identificativo dall’azienda ospedaliera di Verona presso la quale ho lavorato sino al gennaio 2017 prima della pensione. Purtroppo non sono ancora riuscita all’interno dell’azienda a far sì che la direzione ospedaliera veronese emani una delibera o un regolamento perché possano godere anche gli/le altre dipendenti quanto ho personalmente ottenuto. E magari con estensione a tutta la sanità regionale venata. Ma ci sto ancora lavorando con i sindacati, il Circolo Pink  e alcuni docenti dell’università.

La storia ci insegna che il nome transessuale/transessualità deriva da studi psichiatrici e che, da Hirschfeld a Cauldwell a Benjamin, sono i portatori dell’invenzione del termine transessualità come patologia psichiatrica di disforia di genere, cioè diversità di genere, e, come tale, inserita nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentalie (DSM), di cui ho prima parlato. Questo manuale venne approntato nel 1952: in esso sono fatti passare per malattie psichiatriche stati facilmente affrontabili dalla persona stessa, dai genitori e dalla pedagogisti. Quindi un manuale, il DSM, che sembra quasi prefabbricato per poi dare pazienti a medici e psichiatri e aumentare soprattutto la vendita di psicofarmaci.

Come si può facilmente notare e capire, non solo il transessualismo ma molte patologie sono inventate per il bene delle multinazionali del farmaco e per far lavorare più psichiatri e psicologi. Voglio qui riportare quanto afferma un mio caro amico, il prof. Ermanno Tarracchini, biofarmacologo, insegnante di sostegno nonché docente universitario, sulle strategie biopedagogiche e antropoevolutive. «Certamente è più facile – scrive in un suo articolo – permettere allo psicologo o allo psichiatra di etichettare con pseudo-disturbi le persone tutte e, visto che insegno, i nostri figli studenti piuttosto che ammettere le responsabilità del mondo adulto e di una scuola non adeguata a rispondere alle nuove esigenze formative e ai bisogni specifici di apprendimento dei bambini e degli adolescenti di oggi. È più facile permettere e favorire, fare leggi per la caccia sfrenata di pseudo-disturbi in bambini poco più che neonati con il pretesto di diagnosi precoci, per prendere cattedre e finanziamenti,piuttosto che pretendere il cambiamento dell’adulto e riconoscere la responsabilità di una società clinico/medicalizzante». E, continuando il suo discorso, mi permetto di osservare che è più facile il permettere l’invasione totale di equipe medico-psichatriche nel mondo della scuola italiana con il totale abbandono della pedagogia.

Quindi la domanda che mi pongo è la seguente: perchè la psichiatria e la psicologia già nella scuola ma anche nel mondo lavorativo e sociale nonché per noi persone trans (poi spiegherp però in che senso siamo tutti tran) hanno soppiantato la pedagogia? Per interessi, come dicevo, di profitto?

Antonietta Bernardoni, medica pedagogista e scienziata di Modena degli anni ’70, affermava: «Nel campo dei giusti rapporti interpersonali tutti dovremmo essere ricercatori e scienziati affinchè nessuno lo debba essere in maniera specialistica e separata». Auspicava inoltre la necessità di una pedagogia dei genitori e degli insegnanti che è anche pedagogia dei figli studenti. Bernardoni è ora in Italia ricordata come la succeditrice di Maria Montessori, la più grande e famosa pedagogista del secolo scorso. Due grandissime donne. In anni non sospetti Antonietta Bernardoni mosse una vera critica alla psicologia, psicanalisi e psichiatria definendole quali false scienze. Ha fondato, proposto e poi realizzato assemblee di attività terapeutiche popolari, dove gli scienziati e gli animatori  erano le persone partecipanti stesse. Assemblee da non confondere con nessun gruppo Ama e varie forme simili di stampo psicanalitico non improntate a una caratteristica pedagogica.

(- continua)

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video