A Piazzale Aldo Moro c’è il sole, nonostante le nuvole di poche ore prima. Sono le ore 16.00 del 17 maggio, Giornata internazionale contro l’omo-lesbo-bi-trans-afobia.

Tutto è pronto: la piazza si colora d’arcobaleno, parte la musica, centinaia di studenti e studentesse della Sapienza di Roma si ritrovano per sfilare dentro la città universitaria. Tra i tanti cartelli uno vede il rettore Eugenio Gaudio in versione drag queen contro il divieto dell’ateneo di tenere il laboratorio di drag (svolto anche senza autorizzazione e fondi).

La seconda edizione del Sapienza Pride, lanciata da Prisma - Collettivo LGBTQIA+ e Link Sapienza, ha inizio.

L’intervento di apertura è affidato a una studente asessuale che spiega le ragioni del Sapienza Pride. «Il sapere - dice - è eteropatriarcale. Il sapere inteso come strumento di potere che legittima o esclude le varie soggettività, che produce identità e norme utili ad alimentare lo status quo. La conoscenza non è neutra, ma è un prodotto dell’umano, non si limita solo a descrivere la realtà, ma la plasma, la definisce, la inserisce in precisi confini».

Esclusi da questi confini, ci sono proprio tutte le soggettività subalterne e non previste, tra le quali la comunità Lgbti+ e persone non bianche, donne, migranti, persone sierocoinvolte.

Il corteo si ferma di volta in volta davanti alcune facoltà simboliche. La prima è Farmacia, davanti la quale interviene un ragazzo trans sulla questione dei farmaci a base di testosterone fuori produzione in Italia e sui tentativi di patologizzazione della condizione trans.

Poi, le facoltà di Lettere e Matematica, di cui si sottolinea la diversità della composizione demografica, poiché la prima è a maggioranza femminile, la seconda maschile. L’intervento che accompagna questo passaggio spiega che i ruoli di genere, imposti sin dall’infanzia, e il binarismo su cui si fonda la società intervengono anche nella scelta delle facoltà e delle professioni a cui aspirare.

Il Sapienza Pride continua a sfilare per la città universitaria, ingrossando le sua fila, ricordando la vertenza vinta, grazie a Link e Prisma, sul centro antiviolenza d’Ateneo e sulla carriera alias per persone trans.

Si passa sotto il rettorato, che ha negato il finanziamento al festival organizzato da Prisma e Link. Quindi, davanti alla facoltà di Giurisprudenza e l’asilo d’ateneo, che non è accessibile alla platea studentesca. Poi ancora si sfila davanti alla cappella interna alla città universitaria contro quelle che Collettivo e Link ritengono posizioni di finta apertura del Vaticano nonché le sue ingerenze su decisioni dello Stato legate ai diritti della comunità Lgbt+.

Infine, si passa davanti la facoltà di Fisica e si ricordano le studiose dimenticate solo perché donne e il loro fondamentale contributo alla ricerca scientifica e filosofica.

Dopo aver attraversato la città universitaria con orgoglio, favolosità e irriverenza,  ci si sposta per un aperitivo al Pratone, rilanciando sul Roma Pride dell’8 giugno e ricordando a tutta l’amministrazione d’Ateneo che nessuno sarà in grado di far tacere le esistenze Lgbt+ e che la lotta non si arresta certamente.

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C’era un laboratorio di drag kinging e drag queening con il duo Karma B e il drag king Pab de La Buena Passion che è stato vietato. C’era un convegno sui diritti dei migranti Lgbt+ e uno sulle nuove frontiere della lotta all’Hiv, incentrato sulla PrEP, che sono stati ritenuti “settoriali”. C’era un evento sulla sessualità delle persone disabili che è stato definito “non coerente con il resto”.

C’era un intero destival dal nome Stonewall - Festival Lgbtiqa+ che non è stato finanziato dall’ateneo romano di Sapienza, nell’ambito del bando per iniziative culturali e sociali organizzate da studenti e studentesse, a meno di modificarne struttura, programma e persino nome.

Ma alla fine, il collettivo Prisma e la lista di rappresentanza Link, lo hanno fatto lo stesso, rifiutando i soldi dell’ateneo e portando avanti, dal 7 al 13 maggio, gli eventi che avevano in programma di svolgere nella città universitaria. 

L’ateneo romano aveva infatti richiesto che venisse cambiato il focus dell’evento, spostando l’attenzione sulla sola lotta per i diritti civili per non “settorializzarsi su migranti e Hiv” e non trattare il tema della disabilità.

Per le associazioni organizzatrici, tali modifiche avrebbero cambiato la sostanza del festival, incentrato su tematiche diverse, tutte legate all’ambito dell’affettività e delle identità sessuali, con l’intendo di dimostrare che odio e discriminazioni, di cui sono vittime le persone Lgbt+, sono in realtà profondamente legate e connesse con tutte le altre discriminazioni. Il festival, come spiegato dal suo stesso nome, ha celebrato i 50 anni dall’inizio dei Moti di Stonewall a New York, universalmente riconosciuti come l’inizio delle lotte da parte della nostra comunità per una società diversa.

Gli studenti e le studenti di Sapienza, dopo il divieto, non solo hanno svolto regolarmente il programma del festival (con la partecipazione ieri al presidio Sapienza antifascista - Nessun spazio ai fascisti!), ma hanno rilanciato, per il 17 maggio, Giornata internazionale della lotta all’omo-lesbo-bi-trans-afobia, la seconda edizione del Sapienza Pride, un corteo interno alla città universitaria che toccherà varie facoltà attivando centinaia di iscritti all’Università.

Lo slogan di quest’anno è chiaro ed efficace: Contro il sapere eteropatriarcale, liberazione queer e trasversale. A indicare, cioè, che i saperi devono essere liberi, critici e collettivi, e che non esiste lotta per il diritto allo studio, per l’università gratuita e per spazi accessibili, senza lotta a quelle norme eteropatriarcali che infestano le facoltà delle nostre università, declinando i saperi in chiave escludente per tutte le persone della nostra variegata comunità.

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Alle 21:00 di stasera, presso l’Off/Off Theatre di Roma, Pino Strabioli presenterà una serata di teatro-documento dedicata a Non sono una donna, il libro dello scrittore transgender Andrea R. Baldestein, che racconta le vicissitudini, gli scontri, le frustrazioni e le delusioni che hanno attraversato la vita di Francesca, che «capisce di essere nata in un corpo sbagliato».

Ogni episodio è scandito dalla tristezza e dall’amarezza di Francesca per non essere nata nel corpo che desiderava. Una tristezza che si acuisce quando il suo cuore inizia ad avere le prime palpitazioni d’amore. La determinazione di Francesca la spingerà, però, a perseguire ad ogni costo la via della felicità e la possibilità di realizzare il suo sogno. Un sogno che accarezzava fin da quando era piccola. 

Quella di Andrea R. Baldestein, autore emergente nato a Roma nel 1961, è una storia autobiografica e affronta un tema di grande attualità: il bisogno di chi percepisce l’urgenza di trasformarsi e rinascere, riappropriandosi della propria identità.

A presentare il libro di Baldestein sarà proprio Pino Strabioli, uomo di cultura e spettacolo da sempre attento alle tematiche sociali e ai diritti delle minoranze.

«Quando Sivano Spada, direttore artistico dell’Off/Off Theatre di Roma  mi ha chiesto di introdurre e accompagnare Andrea in questa serata-confessione – ci racconta Strabioli a telefono -  non ho esitato a dire di sì.

Soffia un vento che non ci piace e mai come in questo momento mi sembra importante dare spazio e voce a storie così profondamente vere, difficili ma anche di riscatto e conquista. Andrea è un uomo come tanti ma come pochi ha dovuto combattere discriminazioni e abbattere muri per raggiungere alla sua “felicità».

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Pubblicato, negli scorsi giorni, dalle Edizioni Croce di Roma, La conversione dell’arcobaleno è l’ultimo romanzo di Maurizio Valtieri, che si è ispirato spira a una vicenda reale.
 
Il protagonista, Davide, giovane omosessuale, di ritorno da un viaggio avventuroso in Messico, viene costretto dalla madre a sottoporsi alle terapie di riparazione che, sulla base dei postulati antiscientifici di Joseph Nicolosi, intendono riconvertire l'orientamento sessuale di persone gay e lesbiche. Davide capisce, per la prima volta, che una parte di mondo lo considera un malato: un giocattolo rotto che va riparato a tutti i costi.
 
Per saperne di più, contattiamo l’autore Maurizio Valtieri, docente presso il dipartimento di italianistica del Pantheon Institute di Roma, in programmi per Penn State University e Tulane University,  già apprezzato autore teatrale e narratore, tra i cui lavori è da segnalarsi la raccolta di racconti Confini di pelle
 
Cosa ti ha spinto a scrivere il tuo nuovo romanzo? Ci racconti sinteticamente di cosa parla?
 
La conversione dell’arcobaleno è la riscrittura di un mio precedente romanzo, con l’aggiunta di nuove parti e un finale totalmente diverso. In sintesi è la storia di un giovane gay, il quale è perfettamente a suo agio con la propria sessualità, che viene mandato dalla madre in un istituto religioso romano per un ciclo di terapia riparativa, nella convinzione che possa ritornare eterosessuale. Si tratta di un romanzo, nel quale si intrecciano diverse storie umane e il cui protagonista è volutamente una figura positiva. L’ho voluto riscrivere per dare il mio contributo a una necessaria resistenza contro un nuovo e preoccupante oscurantismo. Dichiarazioni come quelle della giornalista Mediaset, la quale ha affermato di essere tornata etero attraverso Gesù e che l’omosessualità è paragonabile all’omicidio, mi hanno definitivamente convinto a pubblicare il libro.
Il dramma delle terapie riparative sono, senza dubbio, argomento centrale del tuo romanzo. Pensi che oggi siano ancora molto diffuse? Hai compiuto una ricerca a tal riguardo?
 
Ovviamente mi sono documentato e sono arrivato alla conclusione che purtroppo questo tipo di pseudo-terapie, un tempo fenomeno quasi esclusivamente americano, è ben presente sul nostro territorio nazionale. Viste le ripetute condanne da parte del mondo scientifico e della società civile, si cerca di presentarle come una sorta di cammino di autocoscienza, ma tra le righe il concetto ricorrente è sempre quello di voler correggere un difetto ritenuto contro natura.
Quali sono i rapporti e le inferenze tra i centri che praticano le cosiddette terapie riparative e i gruppi cattolici ? Che peso ha avuto e ha la chiesa nell’alimentare false credenze come questa? 
 
C’è sempre un legame tra fondamentalismo cristiano e centri per le terapie riparative, se non altro perché questi ultimi giustificano la propria azione con ciò che la parola di Dio secondo loro comanda. Inoltre, molto spesso a una pseudopsicologia viene affiancata la cosiddetta "fede trasformante", che è il termine usato per descrivere l’uso della religione per eliminare i desideri sessuali, attraverso il pentimento e la fede. Dunque una consolidata connivenza, se non vera complicità, esiste ed è molto forte.
Cosa ti sentiresti di dire ad un ragazzo omosessuale che, proprio come il protagonista del tuo romanzo, si sente un giocattolo rotto che va riparato a tutti i costi?
 
Gli direi di trovare la forza di non permettere a niente e nessuno di definire chi lui o lei sia. Soprattutto di non trovare se stesso/a nello sguardo degli altri. Se il destino ci pone in una posizione esistenziale scomoda, come quella di nascere minoranza, bisogna fin dalla prima sensazione di estraneità rispetto al mondo che ci circonda mettersi in cammino per trovare il proprio popolo. Il primo istinto è sempre quello di volersi omologare per evitare il dolore. Di una cosa sono sicuro, stare fuori da quello che chiamo il “recinto delle vacche” può non essere facile e il prezzo può essere alto, ma quello sguardo differente e unico sull’intera vallata dell’esistenza umana ripaga ogni sacrificio.
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Manifestanti con maschere bianche sul viso prima in piedi, poi stesi sul selciato. Striscioni con la scritta Don't play with my life, Non giocare con la mia vita. Bandiere transgender affisse lungo il muro dell’esedra orientale di piazza del Popolo. 

Un flash mob carico di simboli forti quello che, organizzato dal collettivo Identità InTransigenti, è in corso a Roma all’ombra del Pincio, per protestare contro l’irreperibilità di farmaci a base di testosterone. Farmaci indispensabili sia per la salute di uomini cis affetti da alcune patologie sia per gli uomini trans che effettuano la Tos (Terapia ormonale sostitutiva).

Tra le persone presenti in piazza Marilena Grassadonia, ex presidente di Famiglie Arcobaleno e candidata alle europee con La Sinistra, Gianfranco Goretti, neopresidente di Famiglie Arcobaleno, Gianmarco Capogna, portavoce nazionale di Possibile Lgbti e Zoe Vicentini con una delegazione di 20 attiviste di Non una di meno Roma.

La manifestazione è stata fortemente voluta da Cristina Leo, componente del collettivo Identità InTransigenti insieme con Daniele Bianchi, Francesco Brodolini, Mariella Fanfarillo e Gioele Hyland.

A essa hanno aderito Saifip, Agedo Roma, Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, Azione Trans, DiGay Project, Beyond Differences, Queer of Rome, Famiglie Arcobaleno, Ora d'aria, Gaynews.it, Gaycs, Sunderam Identità Transgender Torino, Agedo Lecce, Prisma – Collettivo, LGBTQIA+ Sapienza, Link Roma, ATN Associazione Trans Napoli, Gruppo Trans Bologna, Arcigay Antinoo Napoli, Possibile Lgbti.

Tante le persone che hanno sostenuto l'iniziativa, tra cui la senatrice dem Monica Cirinnà

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Il 3° congresso dell'Epath (European Professional Association for Transgender Health), tenutosi a Roma dall’11 al 13 aprile 2019, con l’organizzazione del comitato scientifico ospite presieduto da Alessandra Fisher, Mario Maggi, Francesco Lombardo e Jiska Ristori, ha avuto come titolo Inside Matters, on Law, Ethics and Religion

Esso è stato concepito per promuovere uno scambio culturale, scientifico e professionale mirato a garantire la salute e la tutela delle persone transgender in Europa.

Il programma ha compreso 14 conferenze plenarie tenute dagli esperti europei più prestigiosi nelle varie aree tematiche, 16 workshop a copertura degli argomenti più attuali relativamente alla salute delle persone transgender e 155 tra comunicazioni orali e poster. Il tutto ha costituito una grande opportunità di incontro e di scambio di idee tra esperti e ricercatori provenienti da tutta Europa oltre a essere di grande utilità al pubblico presente.

Di fondamentale importanza la sessione intitolata The Year in Review, che ha riassunto lo stato dell’arte aggiornato di tutti i servizi (psicologici, endocrinologici, legali, chirurgici, sociali e assistenziali) svolti nei singoli Paesi europei con la finalità di condivisione e miglioramento.

Interessantissimi gli approfondimenti di questa edizione che, oltre a toccare le tematiche più classiche quali la salute fisica e psicologica, le scienze sociali, i diritti umani, le normative vigenti e la giurisprudenza più attuale, l’endocrinologia e la chirurgia, hanno posto l’attenzione sui temi più attuali quali quelli concernenti i bambini e gli adolescenti, gli studi sulla voce, preservazione della fertilità e riproduzione, la depatologizzazione e le varie sfaccettature della popolazione non binaria.

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È stata inaugurata alle 18:30, presso lo spazio espositivo romano L29 Art Studio (via Labicana, 29) la mostra Organi da asporto di Sabino de Nichilo

Cofondatore del progetto curatoriale Casa Vuota, il 47enne intellettuale molfettese si è avvicinato alla pratica della scultura grazie a Riccardo Monachesi e ha realizzato in tale ambito la sua prima mostra, intitolata Viscere, lo scorso anno presso le sale del Museo Archeologico Fondazione De Palo-Ungaro di Bitonto (Ba).

Caratterizzate da una volumetria morbida e da colori brillanti di gusto pop, le sculture di Sabino de Nichilo tornano a essere le protagoniste di Organi da asporto, visitabile su appuntamento fino all’11 maggio.

Illustrate nello specifico catalogo con testo critico di Lorenzo Madaro, le opere dell'artista pugliese evocano strutture organiche e possono facilmente ricordare a chi le osserva stomaci, fegati e cuori, ma non rispondono ai canoni di un’anatomia ortodossa. 

Organi da asporto, Carne frolla e Anus – questi i nomi di alcune serie di opere esposte – sembrano ribellarsi al corpo che li potrebbe contenere e crescono liberamente, a loro piacimento, assecondando un impulso vitale alieno, inconsulto, barbaro

Con un'operazione di sventramento incruento Sabino de Nichilo rende nobili gli scarti e le frattaglie e si adopera affinché i processi digestivi ai quali allude evochino la società dei consumi nelle forme di una vanitas contemporanea, mescolando con sapienza ironia e retaggi alchemici.

«Sono organi, certo. Ma sono anche piccole architetture in cui ritrovare ulteriori suggestioni - scrive Madaro nel catalogo della mostra -. Si compongono nello spazio, spesso a stretto contatto una con l’altra, per formare brandelli di altri possibili corpi. Sono gialle, spesso appariscenti nei verdi, blu, rosse carminio, arancio; talora hanno profili dorati, che conferiscono un’aurea ancor più sospesa nel tempo e nello spazio (l’archeologia dell’effimero); spesso vivono di equilibri e squilibri formali, alcune volte sono corpi autoportanti, altre vivono in una dimensione distesa, necessariamente in relazione con un supporto.

Spesso generano (o sono generati) da orifizi smaltati con altri colori, in un contrapporsi costante di complementarietà. Sono le sculture di Sabino de Nichilo, reliquie di mondi distrutti che egli costantemente aggrega, come corpi sfatti o palpitanti. E ogni volta – come questa volta – è una nuova occasione per verificarne le consistenze, nella pelle materica di una ceramica che contribuisce alla stessa genesi di questi lavori».

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Al via stamani presso l’auditorium romano di San Paolo Fuori le Mura le manifestazioni celebrative in occasione del 150° anniversario di fondazione dell'ospedale pediatrico Bambin Gesù. A esse hanno preso parte, fra gli altri, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la ministra della Salute Giulia Grillo, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, la sindaca di Roma Virginia Raggi e la presidente del nosocomio Mariella Enoc.

È intervenuto anche il card. Pietro Parolin, segretario di Stato Vaticano, che portando i saluti di Papa Francesco, ha rilevato come oggi «la cura passi necessariamente per la ricerca, che richiede sempre investimenti importanti in strutture, tecnologie e risorse umane: è essenziale investire in percorsi di innovazione scientifica, per rispondere alle sfide del futuro».

A margine dell’incontro il porporato veneto ha risposto alle domande dei giornalisti. Interpellato sulla questione della Mare Ionio, ferma al largo di Lampedusa con 49 migranti a bordo, ha dichiarato: «Spero che queste emergenze non capitino più e si trovino modalità per venire incontro a tali necessità. Spero quindi che ci siano delle procedure umane per trattare questi casi. Questo è il mio auspicio».

Il successore di Tarcisio Bertone, pesantemente coinvolto in scandali finanziari relativi proprio allo storico ospedale pediatrico di proprietà della Santa Sede, ha quindi risposto a una domanda relativa all'imminente Congresso mondiale delle Famiglie.

Una risposta rapida quella di Parolin, che, in bilico tra la relativa posizione di silenzio della Santa Sede e la sua personale partecipazione personale alla precedente edizione del World Congress of Families in Moldavia, ha detto diplomaticamente: «Io credo che siamo d'accordo sulla sostanza. Le differenze ci sono sulle modalità».

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«Truman Capote è stato, ed è, quello straordinario scrittore che rivoluzionò la letteratura americana e non, con un romanzo agguerrito e terribile come A sangue freddo. A dispetto di quel titolo, in me, come attore e come essere umano, è caldissimo il sangue quando me lo vesto addosso, quando provo a piegarni verso di lui, come canna al vento, come sarebbe piaciuto a Grazia Deledda

Mi vesto di lui e io mi svesto, come se rimanessi nudo al suo cospetto. Rimane la mia anima lì su ogni palcoscenico. E ogni recita diventa una delle tante "preghiere esaudite"».

Con queste parole Gianluca Ferrato presenta Truman Capote – Questa cosa chiamata amore, pièce di cui è assoluto protagonista, in scena al Teatro Off/Off di Roma fino a stasera.

Lo spettacolo, dedicato a Capote, scritto da Massimo Sgorbani con la regia di Emanuele Gamba, è un omaggio ad uno dei più grandi scrittori americani del '900, autore di grandi classici della letteratura come Colazione da Tiffany o A sangue freddo.

È il Capote più irriverente, quello che emerge dal testo in scena nell’elegantissimo spazio di via Giulia: il Capote dandy, esibizionista, personaggio pubblico e irriverente prima ancora che grande scrittore. Ma anche l'anticonformista per eccellenza, che può permettersi di parlare con la stessa dissacrante arguzia di Hollywood e della società letteraria newyorkese, di Jackie Kennedy e Marilyn Monroe, di Hemingway e Tennessee Williams, senza mai risparmiare se stesso, i suoi vizi, le sue manie, i suoi successi e fallimenti.

Il suo stile, decadente, ironico e iconoclasta, ha segnato la letteratura degli Stati Uniti, dopo un'infanzia difficile e con l'aggravante, per l'America dell'epoca, dell'omosessualità. Capote, sotto i lustrini di feste e copertine di riviste, ha saputo raccontare tanto la frizzante società newyorkese quanto il cuore più nero del suo Paese. Il tutto con una lingua costruita alla perfezione, vero elemento distintivo della sua produzione, tanto quanto i temi di cui si è occupato nei suoi libri.

Partito dai bassifondi, lavorando come fattorino, Capote ha conosciuto il successo con i racconti, per poi imporsi definitivamente con il romanzo-verità A sangue freddo (1966), storia del massacro di una famiglia e capostipite di un nuovo tipo di giornalismo letterario. Poi alcol e droga hanno infiacchito il suo talento, a lungo cristallino e unico. Ma 30 anni dopo la sua morte, per cirrosi epatica nell'agosto del 1984, a neppure 60 anni di età, non possiamo che rimpiangere il suo genio e anche la sua candida e disperata voglia di stupire e, probabilmente, di essere apprezzato e amato.

«Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è intesa unicamente per l'autoflagellazione». Se per Capote il suo talento è stato una frusta, per tutti noi è stato e resta solo piacere puro.

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Visto in tutto il mondo da oltre 6.000.000 di spettatori, il musical australiano Priscilla la regina del desero, tratto dall’omonimo film cult, torna anche nei nostri teatri, dopo il successo degli anni addietro con un pubblico di circa 350.000 persone.

Basato sul libretto di Stephan Elliott e Allan Scott, l’edizione italiana si avvale della regia di Matteo Castaldo e della direzione musicale di Fabio Serri.

Nella versione con oschestra dal vivo il musical è in cartellone a Roma presso il Teatro Brancaccio fino al 31 marzo. Ma la première, che ha avuto luogo giovedì 7, ha assunto un significato particolare e altamente simbolico, perché ha dato formalmente il via all’iter preparatorio degli EuroGames 2019.

Al Brancaccio, infatti, Adriano Bartolucci Proietti, presidente della XVII° edizione dei giochi internazionali dei diritti Lgbt, ha portato sul palco i saluti dell’intero staff accendendo idealmente la fiaccola della tre giorni sportiva, che avrà luogo a Roma dall’11 al 13 luglio.

Raggiunto telefonicamente, Bartolucci Proietti si è detto profondamente emozionato del pubblico intervento alla prima di Priscilla e ha dichiarato: «Con la serata del 7 marzo abbiamo dato ufficialmente inizio alle attività di promozione sul territorio della XVII° edizione degli EuroGames che vedrà impegnata la città di Roma dall'11 al 13 luglio nell'evento sportivo multidisciplinare Lgbt aperto a tutti, più importante d'Europa. Diciassette discipline sportive tra quelle ufficiali e quelle di supporto (Roma Right Run e Roma Right Bike) animeranno la capitale italiana all'insegna della rivendicazione dei diritti delle persone Lgbt attraverso l'esaltazione della pratica sportiva, che da sempre unisce i popoli al di là di ogni diversità contro ogni forma di razzirmo o persecuzione.

Oggi più che in altri momenti storici l'impegno di tutti deve volgere al superamento di ogni barriera soprattutto transnazionale. Lo sport è e deve essere al centro di questo processo inclusivo. La possibilità di confrontarsi con atleti e non provenienti da oltre 60 Paesi del mondo ci darà la forza per porre al centro dell'agenda italiana la lotta all'omolesbotransfobia, vera piaga di questo secolo.

Roma EuroGames 2019 potrà fare molto anche grazie alla collaborazione importante con le migliori realtà sportive Lgbt italiane, europee ed internazionali. L'appuntamento di luglio rappresenta un importante traguardo per tutti e un punto di partenza fondamentale nel processo di rivendicazione dei diritti Lgbt in Italia».

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