Washington Dc diventerà una delle prime città statunitensi a consentire una terza opzione di genere per studenti delle scuole primarie e secondarie.

Già a partire dal prossimo anno i genitori avranno infatti la possibilità di scegliere la categoria non-binary all’atto d’iscrivere minori, che non si identificano né nel genere femminile né in quello maschile.

Amanda Alexander, responsabile ad interim del sistema scolastico del Distretto di Columbia, ha dichiarato: «Il sistema delle scuole pubbliche di Washington è orgoglioso di essere capofila nel supportare e accogliere gli studenti Lgbtq».

La capitale viene ad allinearsi così alla città di Minneapolis e allo Stato dell’Oregon, che hanno esteso la terza opzione a livello scolastico attraverso la dicitura Gender X. Dicitura, fra l’altro, che nel Distretto di Columbia (oltre all’antesignana adozione sui certificati di nascita nella città di New York) compare, dallo scorso anno, sulle patenti di guida.

Si tratta di politiche che vanno nella direzione opposta rispetto a quelle sostenute dall’amministrazione Trump, volte non solo a limitare ma a negare l’esistenza delle persone transgender e genderfluid

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Associazioni del mondo della scuola, organizzazioni sindacali, volontariato, terzo settore uniti dal motto Educazione sconfinata per l'infanzia, i diritti e l'umanità: nasce il tavolo SaltaMuri che, costituito da oltre 50 realtà, è stato presentato stamani in conferenza stampa presso la Camera dei deputati.

Come ha spiegato il portavoce Giancarlo Cavinato, presidente del Movimento Cooperazione Educativa, l'iniziativa è partita dalla crescente preoccupazione legata al diffondersi di linguaggi e pratiche discriminatorie nelle nostre scuole, in particolar modo di natura etnica.

Gli episodi di MonfalconeLodi sono purtroppo gli ultimi di una lunga serie di accadimenti che, come spiegano gli organizzatori, sta aprendo la strada all'erosione dell'immagine dell'infanzia e dei diritti del bambino. Molti sono stati i ricorsi delle organizzazioni sul piano legale, come ha spiegato Fabrizio Dacrema della Cgil, ma si rende necessaria un'azione di carattere pro-attivo.

Per questo motivo, il tavolo ha lanciato per il prossimo 10 dicembre la campagna Mille scuole per una società aperta, esortando tutte le scuole d'Italia a realizzare nella settimana dal 10 al 17 dicembre incontri e momenti di discussione in occasione dei 70 anni della Dichiarazione universale dei diritti umani.  

Angela Nava, presidente del Coordinamento Genitori Democratici e portavoce di Laicità Scuola Salute, è intervenuta per sottolineare la deriva di esclusione che si sta perpetrando a livello istituzionale negli istituti scolastici. In più di un caso, alcune scuole si sono presentate ai genitori scrivendo nel proprio rapporto di autovalutazione sul sito del Miur che offrono ambienti di apprendimento migliori perché non accettano migranti e disabili.

A rincarare la dose anche Anna Fedeli della Flc Cgil, la quale ha sottolineato l'impegno del sindacato per il ripristino della precedente normativa sui servizi essenziali di base nella scuola, dal 2016 purtroppo non più obbligatori per regioni e comuni.

Tra gli interventi dei presenti anche il Cidi (Centro di Iniziativa Democratica per gli Insegnanti) con Alba Sasso, che ha denunciato i rischi della proposta di legge sulla revisione delle competenze delle regioni, che potrebbe ulteriormente aumentare le disparità territoriali in termini di opportunità formative e diritto allo studio. È compito invece della Repubblica, ha ribadito Sasso, rimuovere gli ostacoli che impediscono di fatto il concretizzarsi del principio di uguaglianza, come recita il comma 2 articolo 3 della Costituzione.

Secondo Vanessa Pallucchi di Legambiente, infine, bisogna riflettere molto sul livello di assuefazione rispetto ai fenomeni di esclusione e vessazione che stiamo vivendo, che ricordano le riflessioni di Hanna Arendt in La banalità del male.

Al portavoce Cavinato Gaynews ha chiesto se il tavolo possa diventare in un futuro un laboratorio politico per nuove proposte di riforma della scuola «È una possibilità - ha risposto - anche se la priorità immediata resta quella di richiamare l'attenzione sul clima di crescente intolleranza nel Paese. Bisognerebbe comunque riflettere in maniera seria e metodica su tutte le riforme da Berlinguer in poi».  

La conferenza stampa si è chiusa con l'annuncio di un prossimo convegno nazionale a Roma il prossimo 24 novembre.  

 

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«Nessuno studente di una scuola non statale potrà essere espulso sulla base dell’orientamento sessuale».

Queste le parole che, pronunciate sabato dal premier australiano Scott Morrison, hanno posto fine ai recenti dibattiti sulla questione legislativa in materia, che sembrava dovesse trovare tutt’altra soluzione. 

A sollevare la polemica, nei giorni scorsi, la pubblicazione del documento riservato The Review of Religious Freedoms che, commissionato da Canberra dopo l’approvazione della legge sul matrimonio egualitario e oggetto di discussione negli scorsi giorni presso il Gabinetto del primo ministro, optava per estendere a livello federale una precisa normativa vigente in alcuni Stati. Quella, cioè, che consente a istituti scolastici gestiti da organismi confessionali di poter allontanare o escludere studenti e insegnanti omosessuali o transgender

In nome dell’omogeneità legislativa Morrison aveva plaudito al rapporto in ragione della «risposta equilibrata» che garantiva e aggiunto che, in ogni caso, le proposte relative ad alcune tutele per gli studenti Lgbti sarebbero state prese in considerazione «attentamente e con rispetto».

Ma le proteste montate da un capo all’altra dall’Australia hanno poi spinto il premier di centrodestra alla clamorosa marcia indietro di sabato.

Morrison ha infatti precisato che le scuole religiose non saranno più autorizzate a discriminare studenti e docenti sulla base di una nuova normativa federale. Cosa che avverrà attraverso la presentazione di un «semplice emendamento per porre fine alla confusione».

Ci si adeguerà così a quanto previsto nelle scuole statali, dove è già vietato escludere studenti dai corsi sulla base dell’orientamento sessuale o identità di genere.

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Ha fatto molto discutere, nei giorni scorsi, la vicenda delle cinque educatrici della Coop Dolce, che a Casalecchio di Reno (Bo) gestisce il centro estivo della scuola d’infanzia Meridiana. Come noto, esse hanno coinvolto i bambini d’età prescolare in attività ludiche ispirate al Pride di Bologna.

Guidati dalle educatrici, i piccoli hanno infatti realizzato disegni con cuori, scritte del tipo Viva l’amore e, dopo essersi colorati il viso coi colori dell’arcobaleno, hanno prodotto un cartellone con la didascalia Oggi ci siamo dipinti la faccia per festeggiare insieme il Gay Pride!!!.

Riportata dal nostro quotidiano e dalle maggiori testate giornalistiche italiane, la vicenda ha sollevato un polverone di critiche e condanne, tra cui quelle del ministro Lorenzo Fontana, del deputato forzista Galeazzo Bignami, del senatore centrista  Pier Ferdinando Casini e di Generazione Famiglia, che è ricorsa al tema bergogliano della colonizzazione ideologica con riferimento alla gender theory.

Proprio per questo, abbiamo deciso di chiedere un parere scientifico al prof. Paolo Valerio, docente ordinario di Psicologia clinica presso l'Università Federico II di Napoli, direttore del Centro di Ateneo SInAPSi e presidente della Fondazione Genere Identità Cultura.

Prof. Valerio, le attività ludiche ispirate al Gay Pride, proposte dalle educatrici della Coop Dolce, sono davvero un gioco che può definirsi “inadatto” o “pericoloso” per i bambini?

Direi di no. La cosa veramente importante è veicolare ai bambini informazioni corrette affinché possano comprendere il mondo in cui vivono. È giusto che queste informazioni siano trasmesse con un linguaggio idoneo e con le giuste modalità.

Anche il Gay Pride è un fenomeno che esiste nel mondo in cui i bambini vivono e, dunque, è giusto spiegarne ai bambini il significato. Ai bambini non bisogna nascondere nulla.

Il gioco, dunque, può essere un canale per comunicare questi significati ai bambini?

Ovviamente sì. Ricordo che, durante uno dei miei ultimi viaggi, ho trovato in una libreria inglese un volume dal titolo Come spiegare il Gay Pride ai bambini. Il gioco è un buon mezzo per formare i più piccoli alla cultura della differenza e al rispetto per l’altro.

Dunque, sbaglia chi giudica questi metodi pericolosi per l’equilibrio dei bambini?

Non sono certo questi giochi che influenzano il nostro orientamento sessuale. Se è questo il timore di chi ha mosso le critiche alla scuola di Casalecchio, allora esso è del tutto infondato. L’orientamento sessuale degli individui non è influenzato dall’esterno: è una caratteristica del nostro essere.

Del resto, mi piace ricordare che all’ultimo Pride svoltosi a Napoli, sabato 14 luglio, c’era il coloratissimo trenino delle Famiglie Arcobaleno ed era pieno di bambini felici, che erano perfettamente a proprio agio nella folla arcobaleno della parata!

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La rabbia di alcuni genitori. La polemica in consiglio comunale. L’imbarazzo del sindaco dem che scarica su terzi le responsabilità: «Una festa tipo gay pride per bambini di quell’età è difficilmente comprensibile».

Queste in sintesi le prime reazioni alle attività formative che le educatrici della Coop Dolce hanno fatto svolgere, il 6 luglio, ai bambini casalecchiesi della scuola d’infanzia Arcobaleno, del cui centro estivo hanno la gestione.

Attività che, ispirate al Bologna Pride dell’indomani, sono consistite nella realizzazione di disegni con cuori, scritte del tipo Viva l’amore, colori dell’arcobaleno. Quei colori di cui le educatrice hanno anche dipinto i visi dei bambini, immortalati in una foto apposta su un cartellone con tanto di didascalia Oggi ci siamo dipinti la faccia per festeggiare insieme il Gay Pride!!!.

Riportata oggi in prima pagina da Il Resto del Carlino con le dichiarazioni del sindaco di Casalecchio di Reno (Bo) Massimo Bosso, la notizia ha suscitato le forte critiche del deputato di Forza Italia Galeazzo Bignami, che ha annunciato un'interrogazione parlamentare a Marco Bussetti, ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, e a Lorenzo Fontana, ministro della Famiglia e della Disabilità, su un’iniziativa «inopportuna, strumentale e provocatoria».

Bignami ha quindi spiegato: «Il buon senso qui manca del tutto. Con un numero infinito di favole istruttive e attività che possono essere proposte ai bambini, la cooperativa non ha trovato di meglio da fare che dedicare un laboratorio al Gay Pride?

Una scelta grave e inopportuna che non ammette giustificazioni, soprattutto perché è noto che tali temi suscitano sempre polemiche visto che non trovano mai condivisione unanime.

La scelta dunque non solo appare frutto di leggerezza ma probabilmente è anche strumentale e provocatoria».

Ma critico si è mostrato anche  il senatore centrista Pier Ferdinando Casini, eletto, il 4 marzo, all'uninominale di Bologna quale candidato della coalizione di centrosinistra. «Non credo - ha dichiarato - che i genitori mandino i bambini di Casalecchio di Reno in un campo estivo pensando che festeggeranno il Gay pride con iniziative del tutto strampalate e prive di qualsiasi presupposto pedagogico.

Qui non si tratta né di destra né di sinistra né del rispetto che tutti abbiamo per le diverse condizioni in cui ciascuno vive la propria sessualità. Qui si tratta di serietà e di buon senso. Siamo in presenza -di un infortunio grave degli educatori della cooperativa che gestisce il campo».

La polemica si è poi spostata sui social. A gridare allo scandalo soprattutto esponenti dell'area leghista e di associazioni a quella contigue come, ad esempio, Generazione Famiglia che, al solito, ha tirato in ballo il tema bergogliano della colonizzazione ideologica con riferimento alla gender theory.

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Quando sei mesi fa ha trovato il coraggio di fare coming out, quasi tutti i compagni di classe dell'Istituto informatico Enrico Mattei di San Donato Milanese (Mi) gli hanno manifestato solidarietà, vicinanza e affetto.

Alcuni di loro però lo hanno bullizzato verbalmente, forti anche dell’indifferenza di qualche insegnante ma, soprattutto, della complicità di un docente che a più riprese ha stigmatizzato l’omosessualità del 17enne. Tra gli insulti rivoltigli dai compagni di classe anche affermazioni del tipo I froci devono bruciare tutti.

A rendere pubblico l’accaduto I Sentinelli di Milano che, con un post del 27 giugno, hanno anche riferito come il giovane sia «stato spettatore suo malgrado di una scena in classe nella quale venivano esaltate dichiarazioni violentemente ostili del neo ministro della famiglia Lorenzo Fontana».

L’associazione fondata da Luca Paladini si è impegnata «a essere al suo fianco in questa battaglia di civiltà. Il suo coraggio e la sua determinazione sono un insegnamento per tutti noi».

La drammatica vicenda, che sarà oggetto nei prossimi giorni di una mozione in Consiglio comunale, è stata lungamente commentata all’Ansa da Susanna Musumeci, la dirigente scolastica reggente (dal 16 maggio scorso) dell’Itis Mattei.

In una lunga lettera inviata all’agenzia di stampa ha spiegato come l'istituto abbia «accompagnato la classe con interventi psicologici. Ha poi agito con interventi correttivi e provvedimenti disciplinari nei confronti di quei pochi ragazzi che non hanno mostrato la comprensione ed accoglienza naturali e necessarie: anche il penultimo giorno di lezione sono state comminate due ammonizioni scritte a fronte di commenti discriminatori. E questo conferma l'impegno e l'attenzione dell'istituto a monitorare la situazione e sostenere la vittima».

Gli interventi hanno colpito anche il docente che ha irriso il 17enne.

La dirigente ha infine dichiarato che «i contatti con la famiglia sono stati tenuti dal consiglio di classe e dal mio predecessore. Ma dal 16 maggio a oggi nessuno mi ha contattata: non comprendo le dichiarazioni di solitudine della famiglia rispetto al problema anche se solidarizzo con la sofferenza provata e stigmatizzo le situazioni subite». 

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È vero che sei gay? Questa la domanda con la quale un gruppo di ragazzini di una scuola media del Basso Salento ha ripetutamente tormentato un docente fino ad aggredirlo fisicamente.

Timido e riservato, l’insegnante 43enne non ha retto a una tale persecuzione continuata (che va avanti dall'autunno 2016) e, caduto in uno stato di grave depressione, è stato costretto ad allontanarsi dalla scuola. L'accaduto è stato denunciato ai carabinieri dal padre del docente (un ex dirigente scolastico di 74 anni), secondo il quale il figlio «non è stato tutelato dalle istituzioni». A renderlo noto oggi Il Nuovo Quotidiano di Puglia.

«Inizialmente - racconta l'uomo in una intervista al  giornale - si è trattato di insulti omofobi segnalati da mio figlio con note disciplinari rimaste, perlopiù, lettera morta. Poi sono degenerati in autentiche aggressioni: danneggiamenti della sua auto, insulti omofobi e aggressioni come quella avvenuta in classe con una bottiglia, da parte di un alunno rimasto impunito. Altri episodi più gravi hanno causato le sue assenze prolungate per malattia. Purtroppo mio figlio a seguito di queste continue aggressioni è preda di una profonda depressione».

Il primo episodio risale al 2016, quando il docente fu apostrofato in classe da un alunno con un Oggi non mi rompere i c....... e minacciato con un oggetto che allo stesso insegnante parve essere un coltello. Informato dell'accaduto, il vicepreside si limitò a rispondere di non poter intervenire senza l'assoluta certezza della natura dell'oggetto mostrato, invitando il docente di avvisarlo immediatamente nel caso in cui ne avesse avuto sicura contezza.

Qunado alcuni giorni dopo lo stesso alunno mostrò in classe un grosso coltello, l'insegnante gli fece notare che ciò era vietato in un'aula scolastica. Per tutta risposta si sentì dire: Oggi faccio il coltello a sangue. Ti faccio un bel regalo di Natale: un mazzo di fiori.

Nel novembre 2017 un altro alunno spinse l'uomo, facendogli cadere zaino e occhiali, mentre gli gridava la solita domanda: Prof, è vero che sei gay?.

Alla luce di tali episodi, denunciati al locale comando dei carabinieri, il legale del docente ha indirizzato una diffida al dirigente scolastico e al vicepreside della scuola media.  Quest'ultimo, in particolare, avrebbe avuto, secondo lo stesso avvocato, «atteggiamenti ostili nei confronti dell’insegnante».

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Quella del bullismo contro gli insegnanti è oramai una vera e propria emergenza educativa. Nei primi quattro mesi del 2018 ben 26 docenti sono stati aggrediti dagli alunni. Cosa che aveva spinto, a fine aprile, l’ex titolare del Miur Valeria Fedeli a parlare di minacce e offese «inaccettabili: è necessaria una linea rigorosa nelle sanzioni».

Ma, nonostante l'annunciata linea di tolleranza zero, i casi non hanno accennato a diminuire. Anzi, sono talora arrivati a reiterarsi per il corso d’un intero anno scolastico a danno d’uno stesso insegnante. E, questo, nel totale silenzio di genitori e di dirigenti scolastici.

È quanto successo in una scuola superiore d’Imola, dove un prof è stato ripetutamente offeso verbalmente e per iscritto da quattro alunni perché gay. Gaynews rende oggi noto l’accaduto pubblicando la lettera d’un conoscente dell’insegnate, anche lui vittima dei medesimi attacchi per il solo fatto d’uscire con lo stesso per le vie della città emiliana.

Un mio caro amico fa l’insegnante in una scuola superiore di Imola. Qui ha subito, durante l’anno, vari attacchi di stampo omofobo da parte di quattro alunni: frasi offensive e scritte volgari alla lavagna con espliciti riferimenti non solo alla sua omosessualità ma anche alla mia. E, questo, per il solo fatto che siamo amici e spesso usciamo insieme per Imola.

Il vicepreside della scuola aveva adottato dei provvedimenti al riguardo di questi alunni, suscitando così le lamentele dei genitori, che non si sono mai preoccupati di chiedere scusa all’insegnante dei loro figli né tantomeno al sottoscritto.

In più la dirigente scolastica non ha fatto neppure una telefonata al mio amico per esprimergli solidarietà né si è presentata ai collegi straordinari dei docenti per l’adozione di provvedimenti disciplinari nei confronti dei quattro alunni. Anzi, è arrivata a cancellare dal registro eletronico le note che facevano riferimento a questi gravi atti.

È tutto l’anno, come dicevo, che si ripetono questi episodi. Eppure, la dirigente non si è mai fatta viva nonostante le numerose segnalazioni. Perché cancellare le note, prova dei ripetuti insulti a un pubblico ufficiale qual è l’insegnante? Per non parlare di alcuni colleghi del mio amico che prima hanno sottoscritto lettere di solidarietà e poi non hanno esitato a criticarlo alla spalle per paura di andare contro la preside.

Scrivo questo un po’ come sfogo ma anche per rendere nota questa storia che mette in luce il livello palesemente omofobico della società e della scuola imolese. Sono sconcertato per la censura e il totale silenzio della dirigente in merito a questi fatti di omofobia, che mi riguardano in prima persona visto che nella sua scuola sono stato diffamato verbalmente e per iscritto.

Personalmente presenterò a giorni querela per diffamazione nei riguardi di questi quattro alunni. Per quanto riguarda il mio amico insegnante anche lui ha intrapreso il percorso legale. Staremo a vedere.

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«Amo New York e oggi annuncio la mia candidatura a governatrice». Questo il tweet lanciato ieri dalla 51enne Cynthia Nixon, che per anni ha interpretato Miranda Hobbes nella celebre serie tv Sex & the City. Trovano così conferma ufficiale le indiscrezioni che si susseguivano da mesi sulla sua candidatura alla guida di uno Stato a netta maggioranza democratica come quello di New York.

La vera sfida sarà perciò quella delle primarie del 13 settembre col governatore in carica Andrew Cuomo.

L'attrice 51enne, lesbica dichiarata e madre di tre figli, è da tempo esponente dell'ala più progressista del Partito Democratico e nota attivista per i diritti delle persone Lgbti.

Vicina al sindaco di New York Bill De Blasio, Cynthia Nixon ha ripetutamente criticato il governo Cuomo invitando i democratici a ritagliarsi una forte identità liberale invece di essere semplicemente il "partito anti-Trump". Nel gennaio scorso, durante un gala di beneficenza nella sua città, aveva dichiarato: «Nel 2018 non abbiamo solo bisogno di eleggere un numero maggiore di democratici. Abbiamo bisogno anche di eleggere democratici migliori».

Poi ieri il tweet con tanto di video esplicativo.

«New York è la mia casa – afferma in esso l’attrice –. Non ho mai vissuto altrove. Quando sono cresciuta qui, eravamo solo mia madre e io in una casa con una sola stanza da letto, al quinto piano. New York è il posto dove sono stata cresciuta e dove cresco i miei figli. Ho avuto chance che non vedo per la maggior parte dei bambini di New York». Nel dirsi orgogliosa della scuola pubblica mentre ha in braccio il figlio Max, Cynthia scandisce: «I nostri leader ci stanno deludendo, siamo lo stato con le più marcate diseguaglianze nell'intero Paese, con ricchezza incredibile e povertà estrema. Metà dei bambini nelle città del nord vivono al di sotto della soglia di povertà. Come è potuto accadere?».

E poi continua attaccando il governo Cuomo: «Amo New York e non ho mai voluto vivere altrove. Ma qualcosa deve cambiare: vogliamo che il nostro governo torni a lavorare sulla sanità. Ponga fine agli arresti di massa e sistemi la nostra metropolitana guasta. Siamo stanchi di politici che si preoccupano di titoli e potere, ma non di noi». E infine: «Sono Cynthia Nixon, sono di New York. E insieme possiamo vincere questa battaglia».

Non si è fatta attendere la risposta di Andrew Cuomo che attraverso un portavoce ha affermato di aver conseguito più vittorie progressiste di qualsiasi altro democratico nel Paese. Indicando a riprova di ciò la legalizzazione del matrimonio egualitario, le norme sulle armi pesanti, il salario minimo di 15 dollari e l’ampliamento dei fondi scolastici.

Intanto, secondo un primo sondaggio del Siena College (ad appena un giorno dall’annuncio della candidatura dell’attrice), Cuomo avrebbe il 66% delle preferenze, Nixon il 19%.

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Il Coordinamento Laicità Scuola Salute ha presentato stamani presso la sede dell’Associazione Stampa Romana una proposta in sette punti per affrontare l’emergenza del bullismo e della salute sessuale tra le giovani generazioni.

All’evento è intervenuta anche la senatrice Monica Cirinnà che ha dichiarato: «C'è una strisciante e pericolosa deriva nella scuola italiana che va immediatamente fermata. La messa in discussione dell'educazione sessuale e delle differenze di genere e la parallela diffusione del bullismo sono preoccupanti indicatori che devono far riflettere sul possibile degrado culturale che può colpire i luoghi dell'educazione e della conoscenza.

Non sono esenti da responsabilità in questo processo in atto nella scuola italiana quei movimenti, a partire dal Family Day, che stanno cercando di demolire quel percorso di crescita e formazione libera e laica, per far arretrare le nostre istituzioni scolastiche su posizioni retrograde e conservatrici che vanno tutte a danno dei nostri ragazzi. La crescita incredibile delle malattie sessualmente trasmissibili tra i giovani e i casi di violenza e bullismo ne sono la diretta conseguenza e ciò deve preoccupare fortemente tutti».

A sottoscrivere le proposte del neo Coordinamento anche Stefano Fassina (LeU) che in un comunicato ha affermato: «I dati sulle infezioni sessualmente trasmesse, i dati sulla discriminazione e sulla esclusione sociale, i dati sul bullismo, gli atti di violenza sulle donne sono sempre più gravi. La scuola può e deve svolgere una funzione fondamentale.

La formazione del corpo docente, i finanziamenti per i progetti di educazione alla sessualità e alle differenze, l'introduzione delle linee guida dell'Organizzazione Mondiale della Sanità nell'insegnamento curricolare, la promozione di campagne di sensibilizzazione alla contraccezione e la distribuzione dei profilattici sono misure fondamentali e da sostenere».

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