Una manifestazione per ribadire con fermezza la necessità di reagire a ogni forma di violenza omotransfobica.

Questo il senso del presidio di solidarietà che, organizzato da Arcigay Torino, Città di Torino e Circoscrizione 8, ha avuto luogo, nel pomeriggio d’ieri, presso la Casa del Quartiere di San Salvario nel capoluogo piemontese. A pochi passi, dunque, dall’uscita della metropolitana dove, sabato 21 luglio, è avvenuto il pestaggio del 19enne Marco, accusato di «essere troppo frocio».

Presente all’incontro proprio la vittima, che ha deciso di uscire allo scoperto. «È una guerra lunga – ha dichiarato il giovane –. Non siamo riusciti a combatterla in tanti anni. Non sarà questo a sconfiggere il pregiudizio ma aiuta a sensibilizzare».

Accolto da un lungo applauso, Marco ha ringraziato «tutti per la solidarietà. Solidarietà che allevia il dolore fisico e non solo». Mostrando i segni dell’aggressione, a seguito della quale ha riportato la frattura di una clavicola e di un piede, ha aggiunto: «Quanto mi è accaduto è purtroppo soltanto uno dei tanti episodi che dobbiamo sentire. Sarebbe bello non sentirli, perché vorrebbe dire vivere in un mondo migliore. Raccontarli serve ad aiutare, spero, a non farli più capitare».

Per Francesca Puopolo, presidente di Arcigay Torino, «troppo spesso la violenza omotransfobica passa in silenzio. Le persone hanno paura. Noi invece vogliamo invitare le persone a vivere la loro unicità in maniera serena, a denunciare qualunque prevaricazione».

Al presidio hanno partecipato anche vari esponenti del mondo delle istituzioni, tra cui gli assessori comunali pentastellati Alberto Unia e Federica Patti, il deputato Andrea Giorgis (Pd) e la vicepresidente del Senato Anna Rossomando (Pd).

«Non lasceremo spazio all'odio, alla violenza e all'intollenza – così Rossomando –. Sappiamo che le buone leggi, sempre perfettibili, non bastano. Bisogna tenere viva una cultura civica. Bisogna coltivare i valori ogni giorno, perché la violenza nasce dalla solitudine. Bisogna fare capire che chi è vittima di violenza non è solo. Oltre al dolore fisico c'è il dolore psicologico. Torino non ha solo una tradizione di diritti, ma anche un futuro che vuole continuare ad avere».

Tra i presenti anche Gianni Reinetti, la cui unione civile con Franco Perrello (scomparso a 83 anni il 25 gennaio 2017) è stata la prima celebrata a Torino nell’agosto 2016.

«Capita anche a me – ha dichiarato l’uomo, protagonista di una storia d’amore durata 53 anni –: ci sono persone che mi vedono per strada, mi riconoscono e sputano per terraA Torino c'è un aumento di omofobia che non mi aspettavo. Viviamo in un'epoca in cui dovremmo essere tutti liberi, ma non è così. Manca la cultura e si sta tornando indietro».

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Classe 1959, il porticese Stefano Sannino è dal 21 marzo 2016 ambasciatore d’Italia in Spagna. Durante i 14 anni di precedente permanenza a Bruxelles si è fatto apprezzare dai colleghi quale uno dei maggiori esperti di questioni europee e diplomatico di prestigio. Ma nella capitale belga ha anche conosciuto il catalano Santiago Mondragón, con cui si è sposato.

Il 7 luglio, in occasione del Pride di Madrid (una delle principali marce dell’orgoglio Lgbti al mondo), ha fatto esporre una bandiera arcobaleno presso l’elegante sede dell’ambasciata italiana lungo il barrio de Salamanca.

Atto illegittimo secondo il senatore Gianpietro Maffoni, per il quale potrebbe essersi configurato il reato di vilipendio al tricolore. Motivo per cui, il 25 luglio, il parlamentare di Fratelli d’Italia ha presentato una specifica interrogazione parlamentare al ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Enzo Moavero Milanesi.

Nelle premesse all’interrogazione Maffoni ha scritto: «In merito alla possibilità da parte di Comuni di esibire le bandiere arcobaleno, l'Ufficio del cerimoniale della Presidenza del Consiglio dei ministri ha statuito, in forma puntuale, sul suo sito internet che "Non si può esporre il vessillo rappresentativo del movimento omosessuale al fianco della bandiera nazionale o europea perché i vessilli e le bandiere dei movimenti non hanno il rango istituzionale che compete alle bandiere ufficiali e quindi non si possono mescolare senza ledere la dignità della bandiera nazionale tutelata dalle norme" (articolo 12 della Costituzione, legge n. 22 del 1998, decreto del Presidente della Repubblica n. 121 del 2000, art. 292 del codice penale, principi generali del protocollo di Stato);

la Presidenza del Consiglio dei ministri ha indicato in una circolare inviata ai prefetti che la normativa in materia di esposizione della bandiera nazionale "non prevede che su edifici pubblici possano essere esposti simboli privati (ad esempio insegne di partito, simboli di associazioni e organismi vari) ed ogni altra possibilità rappresenta un uso improprio della bandiera dello Stato, dunque sanzionabile penalmente come vilipendio alla bandiera (art. 292 del Codice penale);

le disposizioni della Presidenza del Consiglio dei ministri si devono a maggior ragione intendere valide anche per le rappresentanze diplomatico-consolari».

Il senatore ha quindi chiesto «se corrisponda al vero che il 5 luglio 2018 il capo missione a Madrid, unanimemente riconosciuto e apprezzato come tra i diplomatici più preparati, abbia esposto la bandiera dell'orgoglio omosessuale presso la residenza, accanto alle bandiere ufficiali durante le giornate dell'orgoglio omosessuale tenutesi nella capitale iberica;

in caso affermativo e stante i divieti menzionati, se tale esibizione sia stata formalmente autorizzata e per quali motivi da parte dell'amministrazione degli esteri e, del caso, da quale organo;

nel palesato caso di violazione delle disposizioni di legge, quali provvedimenti il ministro in indirizzo intenda adottare per sanzionare la condotta dell'ambasciatore a Madrid, fortemente lesivo dell'immagine e della dignità della bandiera italiana, tanto più tenuto conto che i fatti si sono svolti in un Paese estero e sono ascrivibili ad un funzionario di altissimo livello;

se, in caso di esibizione illegittima della bandiera arcobaleno da parte del capo missione a Madrid, si sia già proceduto all'obbligatoria segnalazione di tale condotta alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale di Roma, potendosi configurare il reato di vilipendio alla bandiera».

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Basta bugie nelle anagrafi. L’iscrizione di figli di “due madri” e “due padri” tra diritto e ideologia.

Questo il titolo della conferenza stampa che, organizzata dalla Fondazione CitizenGo e dall’Associazione Generazione Famiglia su iniziativa politica del senatore leghista Simone Pillon (cofondatore del Comitato Difendiamo i nostri figli e legale di Massimo Gandolfini), ha avuto luogo in mattinata a Palazzo Madama presso la Sala Caduti di Nassiriya.

Oggetto dell’incontro la presentazione di cinque esposti alle Procure della Repubblica presso i tribunali di Milano, Torino, Firenze, Bologna, Pesaro «circa le iscrizioni anagrafiche di figli nati da “due madri” e “due padri” compiute e politicamente rivendicate dai relativi Sindaci». Finalità dei richiedenti l’«annullamento delle “iscrizioni illegittime”» nonché l’indagine sulla sussistenza dei reati di falso ideologico e alterazione di stato a carico dei sindaci in concorso con le coppie di persone dello stesso sesso interessate.

Ma sono emerse sin dagli inizi della conferenza stampa le contraddizioni e incongruenze sottese a tali esposti.

A partire dalla confusione tra iscrizione anagrafica e trascrizione di atti di nascita esteri sulla base di sentenze dei relativi Stati nonostante il distinguo iniziale dello stesso senatore Pillon.

È stato infatti fatto passare il caso di Gabicce Mare (al cui riguardo è stato presentato l’esposto alla competente Procura di Pesaro) quale iscrizione anagrafica di un bambino figlio di due mamme quando invece si è trattata di trascrizione degli atti di nascita esteri di due gemelli e del riconoscimento della doppia genitorialità d’una coppia di due uomini.

Si è plaudito al «sindaco di Roma Virginia Raggi» per essersi opposta all’iscrizione anagrafica della figlia di “due papà” quando, invece, il diniego è stato opposto a una coppia di donne, una delle quali ha partorito a Roma, a differenza della trascrizione (avvenuta in maggio) degli atti di nascita esteri di tre gemelli registrati, anche in questo caso, quali figli di due uomini.

Al solito tutto è stato ricondotto all'inappropriato argomento dell’”utero in affitto”, che non può riguardare i contestati casi d’iscrizione anagrafica. Perché essi sono unicamente relativi a bambini nati in Italia da una delle componenti delle coppie di mamme arcobaleno a seguito di tecniche di fecondazione eterologa.

Eppure i vari parlamentari che si sono susseguiti (da Gasparri a De Bertoldi, da Pagano a Rauti) - come anche Savarese di CitizenGo e lo stesso Pillon – non hanno fatto che agitare al solito lo spettro dell’”abominevole pratica dell’utero in affitto” e annunciare mozioni per renderla reato universale.

Non sono mancate affermazioni consentanee all’ormai noto lessico dei politici di destra. Come quelle del senatore Fdi Andrea De Bertoldi, che ha parlato di famiglie composte da uomo e donna quali "famiglie naturali e normali", o quelle dell’omologa Rauti, che ha invocato la necessità di colmare un vuoto legislativo affermante la genitorialità quale esclusiva prerogativa di un uomo e una donna  

Dichiarazioni che, come osservato durante il dibattito, sono però smentite dai pronunciamenti della Corte di Cassazione, tra cui la recente ordinanza 14007 sulla causa La Delfa-Hoedts), nonché in contrasto col bonum minoris da sempre tutelare indipendentemente dalla tecnica di pma con cui è stato concepito (art. 8-9 della legge 40).

Senza parlare dell'attacco riservato sempre da De Bertoldi a Niki Vendola, presentato quale «attempato signore che gira portando in carrozzina il figlio comprato all'estero».

Il senatore Simone Pillon ha anche affermato di «aver ricevuto conforto dal ministro dell'Interno, dal sottosegretario dell'Interno e dal capogruppo della Lega rassicurazioni affinché i bambini possano crescere con un padre e una madre».

Anche se, successivamente incalzato al di fuori della conferenza stampa in relazione alla dichiarazioni di Salvini sul fatto che “il tema delle famiglie arcobaleno non fa parte del contratto di governo”, ha risposto: «Il ministro parla per il ministro. Io parlo di ciò di cui mi è stato dato incarico di parlare».

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In vista della XV° Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (anche conosciuta con l’acronimo Idahobit), che si celebrerà al solito il 17 maggio secondo il tema dell’anno Solidarietà e alleanze, si è tenuta stamane a Roma, presso Palazzo Madama, la presentazione della raccolta di racconti Storie Fuorigioco. Omosessualità e altri tabù nel mondo del calcio, scritta dall’attivista catanese Rosario Coco.

La manifestazione, organizzata da Gaynews e promossa in collaborazione con Gaycs, è venuta anche  a cadere nel ciclo di eventi in preparazione ai prossimi Eurogames, che si terranno a Roma nel 2019.

Edita per i tipi catanesi Villaggio Maori e prefata da Francesco Lepore, la raccolta di sei racconti ha offerto lo spunto per affrontare in Sala Nassirya il tema delle discriminazioni omo-transfobiche, la loro connessione con il sessismo e con le altre forme di intolleranza attraverso la lente di ingrandimento dello sport.

Ad aprire gli interventi la senatrice Monica Cirinnà che, ricordando l’imminente anniversario dell’approvazione della legge sulle unioni civili e fornendo i relativi dati numerici forniti dal ministero dell’Interno in riferimento alle celebrazioni effettuate fino al 31 dicembre 2017, ha rilevato come proprio il senso di responsabilità (tanto invocata quanto verbalmente abusata negli ultime mesi da politici dei diversi schieramenti) debba animare ciascuno a procedere nel cammino dei diritti. Cammino che, con ogni probabilità, si annuncia tutto in salita per i prossimi anni.

Significative altresì le dichiarazioni della giornalista Delia Vaccarello e del presidente di Aics Bruno Molea, al cui impegno nella scorsa legislatura è da attribuire l’ottenimento della legge conosciuta sotto il nome di ius soli sportivo.

Vari gli esponenti del mondo associativo che hanno indirizzato parole di incoraggiamento all’autore: Adriano Bartolucci (presidente di Gaycs), Leonardo Monaco (segretario di Certi Diritti), Sebastiano Secci (presidente del Circolo Mario Mieli e portavoce Roma Pride), Angela Nava (presidente Coordinamento Genitori Democratici e portavoce del Coordinamento Laicità Scuola Salute), Mattia Di Tommaso (responsabile Nazionale italiana calcio gayfriendly) e Riccardo Russo (componente del gruppo universitario Prisma Sapienza). Il tutto intervallato dalla coinvolgente lettura di alcuni brani del volume presentato da parte di Tom Dacre, Alessandro Paesano nonché di una figura storica del movimento Lgbti italiano quale Vanni Piccolo.

A concludere lo stesso autore che, fra l’altro, ha fatto proprie le parole rilasciate da Franco Grillini, direttore di Gaynews e presidente di Gaynet, a commento dell’iniziativa: «Proprio nel mondo sportivo si concentra la più ampia somma di pregiudizi, di tabù e di vera e propria omofobia. Per questo libri e studi su questo argomento sono importantissimi. Cambiare mentalità nel mondo dello sport significa quasi fare una rivoluzione».

 

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Se l’elezione del pentastrale napoletano Roberto Fico (considerato dell’ala sinistrorsa del M5s) a presidente della Camera non ha suscitato reazioni di rilievo ma è stata anzi accolta pressoché positivamente, non può dirsi lo stesso per quella della forzista Maria Elisabetta Alberti Casellati alla seconda carica dello Stato.

Eletta al terzo scrutinio con 240 voti, la 71enne avvocata matrimonialista d’origine rodigiana (ma vivente da decenni a Padova) è la prima donna a sedere sullo scranno più alto di Palazzo Madama.

Un primato indubbiamente importante nella storia della Repubblica italiana ma non tale da far dimenticare i numerosi aspetti critici della sua lunga carriera politica.

«Sono entrata per la prima volta in questa aula nel 1994, ai tempi dell’ingresso in politica di Silvio Berlusconi», ha ricordato lei stessa nell’odierno discorso d’insediamento. Ed è appunto l'assoluta fedeltà all’ex presidente del Consiglio a essere contestata alla neopresidente del Senato. La successora di Piero Grasso è colei che Guido Quaranta non esitò a definire «la berlusconiana più berlusconiana di tutte, una berlusconiana ‘senza se e senza ma’».

Sostenitrice di tutte le leggi ad personam volute dal fondatore di Mediaset, gridò al golpe quando lo stesso decadde da senatore e fu tra quanti manifestarono contro le "toghe rosse" sui gradini del Palazzo di Giustizia di Milano. In tv sono noti i suoi interventi in cui si rifaceva costantemente ai concetti di giustizia a orologeria,  dittatura mediatica o persecuzione giudiziaria con riferimento sempre a Berlusconi.

Due volte sottosegretaria alla Sanità (30 dicembre 2004 – 16 maggio 2006) - durante il cui mandato fu accusata d'aver fatto assumere proprio al ministero di Lungotevere Ripa la figlia Ludovica (tornata poi a lavorare in una delle aziende berlusconiane) - e alla Giustizia (12 maggio 2008 – 16 novembre 2011), è stata da ultimo componente laica del Csm in quota Forza Italia (15 settembre 2014 – 23 marzo 2018). Celebre il confronto tv con Marco Travaglio del 9 settembre 2013 sul processo Mediatrade e la condanna di Berlusconi.

Laureata in giurisprudenza presso l’Università di Ferrara e in utroque iure presso la Pontificia Università Lateranense (quella che nel gergo ecclesiastico è indicata come l’Università del Papa), Maria Elisabetta Alberti Casellati è anche nota per le sue posizioni conservatrici in materia matrimoniale e giusfamiliare.

Il 28 gennaio 2016, a pochi giorni dall’inizio del dibattito parlamentare dell’allora ddl Cirinnà, partecipò a Roma al convegno La famiglia è una. I diritti sono per tutti, nel corso del quale ebbe a dire: «La famiglia non è un concetto estensibile. Lo Stato non può equiparare matrimonio e unioni civili, né far crescere un minore in una coppia che non sia famiglia. Le diversità vanno tutelate ma non possono diventare identità, se identità non sono». Per poi ammonire: «Non si può fare confusione, parola usata dal Papa pochi giorni fa: ogni omologazione sarebbe un’improvvida sovrapposizione e un offuscamento di modelli non sovrapponibili».

Approvata alla Camera la legge sulle unioni civili e le convivenze di fatto, andò all’attacco della normativa in un’intervista rilasciata a Il Giornale il 13 maggio del medesimo anno.

La sua elezione è stata perciò salutata con entusiasmo da molte aree del cattolicesimo. Non è un caso se tra le prime a plaudire a una tale elezione sia stata la deputata opusdeiana Paola Binetti che fra l’altro ha affermato: «Apprezzo le idee di Maria Elisabetta Alberti Casellati sulla famiglia».

Raggiunto telefonicamente, ecco cosa ha invece detto a Gaynews il deputato dem Alessandro Zan: «Rivolgo i miei auguri di buon lavoro a Maria Elisabetta Alberti Casellati, eletta presidente del Senato: da padovano sono felice che una mia concittadina ricopra la seconda carica dello Stato.

Ma auspico anche che sappia rappresentare tutti gli italiani e le italiane, date le sue precedenti posizioni sulle unioni civili, senza fare differenze retrograde e anacronistiche, che andrebbero a ledere il lavoro di civiltà fatto in questi anni. Dallo scranno più alto di Palazzo Madama si dovranno garantire quei diritti costituzionali che vogliono una piena equiparazione dei diritti delle persone. Mi aspetto quindi collaborazione piena sulle nostre proposte di legge per garantire i diritti di tutti».

Auguri di buon lavoro anche al «neopresidente della Camera Roberto Fico, di cui ho apprezzato il contenuto antifascista del discorso e il richiamo all’autonomia del lavoro della Camera dei deputati, che mi auguro valga anche nei confronti della Casaleggio Associati».

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Con un tweet lanciato ieri mattina Tommaso Cerno ha comunicato d’essere ricoverato in ospedale.

Oltre settecento le reazioni al tweet di Cerno mentre 221, al momento, i tweet di risposta. Questi ultimi incoraggiano il giornalista e candidato al Senato nelle liste del Pd a ristabilirsi quanto prima.

A tale coro di auguri si è unito anche Franco Grillini che domani sera a Milano sarebbe dovuto intervenire con Cerno al dibattito Europa, Diritti, Futuro.

«Abbiamo saputo – così ha dichiarato – che Tommaso è ricoverato in ospedale a Milano. Nel fargli i nostri migliori auguri come redazione di Gaynews e come Gaynet speriamo in un suo pronto ristabilimento per gli ultimi giorni di campagna elettorale. Tommaso Cerno è un candidato che ha puntato la  sua campagna sul tema dei diritti alla luce della personale militanza come dirigente Arcigay e dell’impegno in campo giornalistico a tutela delle persone Lgbti.

La presenza e l’elezione in Parlamento di un candidato come Tommaso rappresentano per noi un elemento prezioso d’interlocuzione in una legislatura che, stando a tutti i sondaggi, non sarà purtroppo a maggioranza di sinistra. Ma speriamo che non sia nemmeno troppo orientata verso l’estrema destra.

Noi abbiamo bisogno di watch dog per evitare che qualcuno possa pensare di tornare indietro in materia di diritti. La presenza di Tommaso al pari di quella di altri candidati e candidate – che speriamo siano eletti – diventa in questo modo indispensabile.

Auspichiamo dunque che Tommaso guarisca rapidamente. Non solo perché gli vogliamo bene ma anche perché abbiamo bisogno di lui per le battaglie comuni in tema di diritti».

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Tommaso Cerno, codirettore de La Repubblica e già dirigente del comitato udinese di Arcigay, sarà candidato dal Pd al Senato in Friuli Venezia Giulia per le prossime elezioni. E a Milano (in quota Renzi), dove correranno anche Bruno Tabacci e il ministro Maurizio Martina.

È quanto si apprende da fonti dem mentre è in corso la fase finale di chiusura delle liste in vista della direzione delle 16:00. Se confermato, ciò implicherebbe l’addio di Cerno al quotidiano di Scalfari dopo poco più di tre mesi dall’affiancamento a Mario Calabresi

Resterebbe, invece, fuori l'orlandiano Sergio Lo Giudice, capo dei ReteDem ed ex presidente di Arcigay nazionale. Con lui anche l'ex ministro Cesare Damiano, il coordinatore Dems Andrea Martella, il leader dei Socialdem Marco Di Lello.

La notizia è trapelata dagli stessi ambienti orlandiani con riferimento all'incontro intercorso in mattinata tra Matteo Renzi e il ministro della Giustizia sulle liste. 

Il segretario  del Pd avrebbe offerto a Orlando 21 posti ma facendogli capire che i nomi li avrebbe scelti lui. Diviso tra la spinta dei "salvi" e la lealtà verso chi lo ha sostenuto (LaburDem, ReteDem e Socialdem sono le associazioni fondatrici della corrente), Orlando ha convocato per le 13:00 i suoi per decidere un eventuale quanto improbabile voto contrario in Direzione. 

 

 

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Il testamento biologico è legge. Dopo anni di vicende che hanno scosso l’opinione pubblica, dai casi Englaro e Welby fino all’ultima vicenda di Dj Fabo, il Parlamento riesce finalmente a legiferare sul fine vita.

L’AUTODETERMINAZIONE

Un tema complesso e articolato che riguarda l’autodeterminazione e la libertà individuale.

Perché si è resa necessaria una legge simile? La risposta sta nell’incredibile progresso delle tecnologie biomediche avvenuto negli ultimi decenni. I concetti di morte, vita e malattia hanno assunto dei connotati prima impensabili. Situazioni nuove e diverse tra loro: stato vegetativo permanente, stadi terminali di malattie neurodegenerative, stati di paralisi quasi completa a seguito di incidenti mortali. La scienza consente oggi di sopravvivere in condizioni prima impossibili, spesso in enorme sofferenza, creando uno spazio in cui la libertà di scelta delle persone è spesso negata e deve sottostare a ideologie imposte dall’alto.

LE DAT

Le disposizioni anticipate di trattamento (DAT) introdotte nella legge sono un primo fondamentale tassello nel garantire l’autodeterminazione delle persone in questi nuovi spazi della vita. Le DAT consentono a ciascuno e ciascuna di noi di decidere come e se curarci in una ipotetica situazione in cui non saremo capaci di esprimersi.

Il punto nodale riguarda il riconoscimento definitivo dell’idroalimentazione artificiale come terapia e non come sostegno vitale (diverso quindi dal cibo e dall’acqua che si assumono ordinariamente). In tal modo, il sondino nasogastrico con cui era alimentata ad esempio Eluana Englaro rientra definitivamente nel diritto costituzionale al rifiuto delle cure. Le DAT possono essere modificate in qualunque momento e possono essere riconsiderate (dal medico e dall’apposito fiduciario nominato dal paziente), qualora fossero disponibili nuove terapie che il paziente non conosceva al momento della sottoscrizione delle sue volontà.

L’EUTANASIA È UN ALTRO TEMA

La legge non consente la possibilità per il paziente di richiedere il suicidio assistito o l’eutanasia, ma solo di poter rifiutare, in una futura situazione di incoscienza determinate terapie essenziali che impongono una vita letteralmente attaccata alle macchine.  

Il tema dell’eutanasia, che ha riguardato da vicino la battaglia di Dj Fabo, contempla altre situazioni di sofferenza e malattia irreversibile sulle quali il dibattito pubblico è destinato a proseguire.

ANALOGIE CON IL DIBATTITO SULLE UNIONI CIVILI

Non sono mancati, anche questa volta, i tentavi delle forze conservatrici di ostacolare la legge. L’incredibile analogia che salta agli occhi è la mistificazione della realtà in nome dell’ideologia.

Secondo Giovanardi, Eluana Englaro stava fisicamente bene. Secondo Centinaio non si possono togliere “alimenti e bevande” ai malati, come se di quello si stesse parlando. Argomenti che ricordano molto bene la tremenda minaccia per la “famiglia naturale” rappresentata dalle unioni civili e il “mostro” gender che “omosessualizza” i bambini.

Le ideologie si distinguono dalle idee per la loro tendenza ad imporsi sulla libertà delle persone e anche sulla realtà dei fatti scientifici.

UN PAESE LAICO CHE DISCUTE DI REGOLE

La battaglia sull’autodeterminazione del paziente è un risultato anche per chi si batte sul fronte dei diritti civili delle persone lgbti, perché da oggi possiamo dire che viviamo in un Paese più laico, che ha saputo per una volta distinguere il terreno del “pro e contro” dal terreno della regolamentazione di un fenomeno nella tutela della libertà di scelta.

Un ragionamento proprio dello Stato di diritto che spesso viene messo da parte nel dibattito pubblico in nome di sterili discussioni sul “come farei io” o “come faresti tu”.

Anche il movimento Lgbti può trarre un grande insegnamento da questa vicenda a lieto fine. Non si rivendica, certamente, la scelta di essere gay (che non esiste), ma la scelta di vivere pienamente ciò che si è, la scelta di essere genitori, di essere single, di essere coppia, di vivere relazioni poliamorose, di essere visibili in ogni momento della vita. La scelta di poter donare la propria maternità, ad esempio.

Anche il dibattito sulla gpa potrebbe trarre grande giovamento dalla lezione del testamento biologico. Come? Trasformandosi in una discussione sulle regole di un fenomeno esistente (e che genera sfruttamento proprio in assenza di norme) e uscendo dalla dimensione dello scontro tra diverse e legittime sensibilità individuali.

È lo stesso percorso, va ricordato, che in Italia ci ha portato alle leggi sul divorzio e sull’interruzione volontaria di gravidanza.

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Riunitosi a Bologna il 25 e 26 novembre, il Consiglio nazionale di Arcigay ha votato all'unanimità un ordine del giorno a sostegno della legge sullo ius soli. Sul relativo ddl, com’è noto, si dovrebbe votare la fiducia nella prima settimana di dicembre.

«Sosteniamo compattamente e con convinzione questa iniziativa – ha dihiarato il presidente di Arcigay Flavio Romani - che corrisponde in pieno al nostro impegno e alla nostra battaglia per i diritti civili.

Non solo. Respingiamo con forza gli allarmi di chi usa temi come omofobia e misoginia per far leva sulla paura dello straniero e affossare questa iniziativa di legge: è incredibile che la politica italiana, una delle più misogine e omofobe d'Europa, usi questi argomenti. Si tratta di una grave mistificazione, che tenta di associare femminicidi e omofobia alla popolazione immigrata, mentre i dati raccontano clamorosamente tutt'altro.

Arcigay, vogliamo ribadirlo, è assolutamente a favore del riconoscimento della cittadinanza italiana a tutti i ragazzi e le ragazze che sono nati nel nostro Paese, che qui hanno frequentato le scuole, parlano la nostra lingua, e sono di fatto parte integrante e preziosa del nostro tessuto sociale.  In questo senso annunciamo sin d'ora il nostro sostegno a tutte le iniziative e le mobilitazioni che in ogni parte d'Italia alzeranno la voce per chiedere il riconoscimento di questo diritto fondamentale».

Flavio Romani torna così a parlare di un tema a lui caro, sul quale si era già espresso alla vigilia della manifestazione romana #NONèREATO del 21 ottobre. Manifestazione cui, grazie anche alla sollecita opera di sensibilizzazione promossa da Antonello Sannino, aderì Arcigay Nazionel con Gaynet e il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli.

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A poco più di una settimana dal passaggio in giudicato della sentenza che ha consentito a Olimpia Cianfrocca, 17enne transgender, la rettifica dei dati anagrafici senza previo intervento chirurgico di riattribuzione del sesso – cui il Tribunale di Frosinone ha in pari tempo concesso l’autorizzazione –, la giovane d’Alatri è stata ricevuta a Palazzo Madama dalla senatrice Monica Cirinnà e del senatore Sergio Lo Giudice. Un attestato di affetto e stima per Olimpia che si è battuta con determinatezza per ottenere una sentenza che è in Italia la seconda a riguardare una persona minorenne transgender.

Ad accompagnarla la madre Mariella Fanfarillo, sempre al fianco della figlia nel percorso di transizione, e la zia Francesca Gatta, segretaria del circolo Pd di Alatri. Nel lungo incontro in Sala Maccari si è parlato del progetto di legge sull’identità di genere a firma Lo Giudice che, depositato a inizio legislatura e mai esaminato in Commissione Giustizia, prevede appunto per le persone trans la rettifica dei dati anagrafici indipendetemente dall’intervento chirurgico e la depatologizzazione della transessualità.

«Quella riguardante Olimpia è una sentenza storica – ha commentato la senatrice Cirinnà – ma pone maggiormente in luce la necessità che anche l’Italia si allinei ad altri Paesi (come, ad esempio, Malta) con una legge che consenta la rettifica dei dati anagrafici senza che la persona transgender si assoggetti a un intervento chirurgico. Ieri anche il Parlameto ellenico ha approvato, nonostante alcuni elementi critici, una legge al riguardo Non è possibile ovviare sempre con la via giurisprudenziale tanto più che si possano dare, e si danno purtroppo, sentenze negative per le persone trans facenti istanza, che vivono ciò come un ulteriore dramma».

Sergio Lo Giudice ha anche informato le presenti d’un convegno da tenersi in dicembre sulle persone minorenni transgender. Convegno, cui sarà coinvolta a pieno titolo Mariella Fanfarillo, che da tempo si batte in difesa dell’autodeterminazione delle persone trans.

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