A quanto pare le liste dei vari partiti (tranne qualcuno) in vista delle prossime elezioni del 4 marzo sono definite. La loro elaborazione si è presentata particolarmente complessa e densa di conflitti per ragioni facilmente comprensibili. E questo soprattutto nel Partito Democratico. Proprio il quadro politico del Pd rispetto a cinque anni fa, quando Bersani riuscì comunque a far eleggere 400 parlamentari della sua area, è completamente cambiato.

Il centrosinistra è dato per sconfitto e quindi con un numero di parlamentari dimezzato rispetto alle legislatura volgente oramai al termine. Il centrodestra è dato per favorito e il M5s veleggia tra il 26 e il 28%. Il che comporterà, qualora confermati i sondaggi, un numero rilevante di deputati e senatori pentastellati.

Personalmente sono tra coloro che non si meravigliano molto dell’atteggiamento di Renzi in materia di composizione delle liste. Mi sembra evidente che il Segretario nazionale del Pd, fin dall’inizio, abbia puntato sulla formazione di un gruppo di parlamentari di fedelissimi, lasciando quindi meno spazio possibile alle minoranze. Le quali minoranze sono gli alleati ai quali deve comunque garantire qualche eletto (vale a dire +Europa di Bonino, Insieme, Civica e Popolare di Lorenzin). E poi le minoranze interne di Emiliano, Cuperlo e Orlando.

Proprio l’appartenenza a quest’ultima minoranza è stata esiziale per la candidatura del caro amico Sergio Lo Giudice, che ha così ben lavorato in Parlamento negli ultimi cinque anni soprattutto nell’ambito delle unioni civili e dei diritti umani. È il classico esempio di un’esclusione dalle liste non certo per un giudizio negativo sull’operato quanto per una serie di dinamiche di partito – interne ed esterne – soprattutto locali (a livello bolognese) che gli hanno tagliato le gambe. Già l’altro ieri ho detto di essere fortemente deluso e arrabbiato per una tale esclusione. Mi sembra evidente che questa vicenda è estremamente negativa nell’ambito della politica italiana e nell’ambito della politica Lgbti.

Il Pd si avvia, dunque, ad avere un nucleo duro (80/90%) di parlamentari legatissimi al leader e, in quest’ambito, la riproposizione di alcune candidature Lgbti risulta comunque un fatto rilevante. Penso, ad esempio, alla ricandidatura di Alessandro Zan, dirigente per anni di Arcigay Padova e fondatore del Padova Pride Village, che ha ben lavorato nel corso di questa legislatura. Di lui, fra l’altro, si ricorderà quello che forse è stato il più bell’intervento parlamentare della XVII legislatura. Quello, cioè, in occasione della chiusura della discussione sulle unioni civili alla Camera.

Alessandro Zan sarà capolista a Padova. In questo modo il partito ne riconosce i meriti e il valore. Sono ben felice di dare una mano ad Alessandro Zan (per quelle che sono le mie forze e le mie possibilità) per la sua campagna elettorale.

Altra candidatura estremamente rilevante e, sotto certi punti di vista, clamorosa quella di Tommaso Cerno, ex condirettore de La Repubblica, che sarà candidato a Milano e a Udine nelle liste plurinominali del Pd per un seggio sicuro al Senato. Siamo sicuri che la presenza di Cerno in Parlamento sarà un fatto di grande rilevanza. A partire dalla sua professionalità e dalle sue indubbie capacità personali e oratorie. C'è altresì il nome di Ivan Scalfarotto, candidato alla Camera nel collegio plurinominale di Milano città.

La prossima legislatura, come ognuno potrà immaginare, non sarà una passeggiata per i diritti Lgbti. Per la ragione già prima accennata: il centrosinistra con ogni probabilità non sarà in maggioranza. Verranno elette una destra e un’area populista tutt’altro che disponibili sulle questioni dei diritti Lgbti e, più in generale, di quelli civili.

Avere quindi personalità come Tommaso Cerno al Senato e Alessandro Zan alla Camera significherà porre un argine al prevedibile tentativo della destra di rimettere indietro le lancette dell’orologio della storia rispetto ai diritti per come sono maturati nell’ultima legislatura. In particolare per quanto riguarda le unioni civili. Da questo punto di vista la richiesta che faccio, insieme con l’intera redazione di Gaynews e con i componenti di Gaynet, è proprio finalizzata alla costruzione di quest’argine. Che nessuno, cioè, possa mettere in discussione i risultati legislativi e politici ottenuti. Risultati che devono essere irreversibili.

Da questo punto di vista la collaborazione di Gaynet e Gaynews sarà totale. Tuttavia è necessario parlare di argine non solo difensivo ma anche propositivo. Vanno avanzate nuove istanze e, soprattutto, vanno riproposte quelle cardini quali il matrimonio egualitario e la riforma delle adozioni. Per non parlare del tema dell’omofobia e della transfobia. Una legge al riguardo è necessaria. Non perché qualcuno di noi si illuda che basti una norma ad estirpare violenze e mentalità d’odio verso le persone Lgbti. Ma perché la presenza di una legge è essenziale a tutela di quelle decine e decine di persone che, oggi anno, vengono colpite da gravi atti di omofobia e transfobia.

In quest’ottica non posso che rallegrarmi enormemente con Monica Cirinnà, alla quale esprimo tutta la mia più sincera soddisfazione per la presenza del suo nome nelle liste dem. Una gioia enorme la mia per una ricanditatura che ci ha lasciato in ambasce fino all’ultimo minuto. Sarebbe stato veramente grottesco che un partito come quello Democratico – che ha avuto il coraggio di porre la questione di fiducia sulle unioni civili e che giustamente esibisce una tale legge come fiore all’occhiello – fosse arrivato ad escludere colei che di tale norma ne è stata la principale artecifice. Monica invece ci sarà e sarà protagonista nel Lazio di una battaglia elettorale che non sarà facile ma interessante. Visto che la destra laziale come quella nazionale è una delle peggiori d’Italia.

La presenza del suo nome nelle liste del Pd è importante e preziosa in questa vicenda politica. Proprio perché, come sopra detto, ci sia in Parlamento un presidio forte – e al riguardo Monica è una garanzia assoluta – per evitare la rimessa in discussione di leggi appena approvate.

In quest’ottica non posso non salutare con uguale felicità tutte le altre candidature Lgbti, esterne al Pd. A partire da quelle di un attivista combattivo come il presidente di Certi Diritti Yuri Guaiana, che è candidato con +Europa alla Camera nel collegio plurinominale Lombardia 2 (Varese). Come non contare sulla determinatezza di un protagonista di tante battaglie a difesa delle persone Lgbti che ha dovuto subire anche un fermo in Russia per la sua campagna di condanna delle persecuzioni dei gay in Cecenia? Candidato con +Europa alla Camera anche un giovane in gamba come Leonardo Monaco, segretario di Certi Diritti.

Per non parlare delle candidature di Gianmarco Capogna e Luca Trentini per Liberi e Uguali. Mi è impossibile non spendere una parola in più per Luca, che conosco da anni per il suo impegno in Arcigay e di cui apprezzo la risolutezza a difesa dei diritti della collettività Lgbti. Bisogna poi menzionare le candidature di due donne lesbiche quali Maria Rosaria Malapena e Simona Deidda nelle liste di Potere al Popolo.

Obiettivamente il periodo politico che stiamo attravesando non sembra esaltante perché la sinistra, ahimè, non appare in grado di recuperare un’area di astensionismo molto forte. Tuttavia non si può pensare che questa campagna elettorale possa essere ignorata come inessenziale e poco importante. Ci dev’essere un impegno, invece, di tutto il mondo Lgbti per riproporre ai candidati quelle che sono le nostre politiche e le nostre richieste. Ci sono alcuni candidati Lgbti che faranno iniziative sui diritti. Noi dobbiamo supportarle e dobbiamo pensare a una presenza che si faccia vedere perché nell’Italia del 2018 la questione Lgbti che riguarda alcuni milioni di persone non può essere trascurata o passare in secondo piano.

L’appello quindi di Gaynet e Gaynews è quello di un impegno collettivo. Di evitare una facile scorciatoia della noia del disimpegno e di dare ognuno di noi il proprio contributo di creatività e intelligenza vivendo in una Repubblica parlamentare. E buona parte delle nostre future vicende, obiettivi e piattaforma dipenderà dal Parlamento. 

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Sono quasi le 04:00 del mattino quando la direzione del Partito democratico ha approvato le liste per l'elezioni politiche. Ma la minoranza ha consumato uno strappo non partecipando al voto.

«Non c'è stata nessuna trattativa o braccio di ferro, perché i nomi li sentiamo solo ora, non li abbiamo neanche letti», lamenta Andrea Orlando parlando anche a nome di Gianni Cuperlo e Michele Emiliano. Disappunto espresso dopo che Lorenzo Guerini ha letto in maniera spesso impacciata e non chiara (causa forse anche l’estenuante attesa) il lungo elenco dei candidati.

Alla fine il ministro della Giustizia è riuscito a spuntarla sui nomi di Cesare Damiano e Barbara Pollastrini. Ma non su quelli di Andrea Martella e, in particolare, di Sergio Lo Giudice, nonostante la levata di scudi nel giorno precedente da parte di più associazioni e attivisti Lgbti.

Confermata invece la candidatura Cerno che, dunque, alle prossime elezioni costituirà la cosiddetta pattuglia arcobaleno con Alessandro Zan, Ivan Scalfarotto e l'orlandiana Monica Cirinnà, divenuta emblema della lotta per i diritti civili delle persone Lgbti nell’attuale legislatura.

La "madrina delle unioni civili" sarà candidata al Senato nel colleggio plurinominale Lazio 2 (Collatino, Viterbo, Guidonia) e, in veste di capolista, nel Lazio 3 (Frosinone, Latina, Fiumicino).

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Sulla ventilata esclusione dell’orlandiano Sergio Lo Giudice dalle liste del Pd per le prossime elezioni politiche si sono susseguite in giornata le reazioni di dissenso non solo nell’ambito di ReteDem – corrente di cui l’ex presidente di Arcigay è presidente – ma anche nella collettività Lgbti. Da Famiglie Arcobaleno al Mieli, da Arcigay Nazionale al presidente del Cassero Vincenzo Branà: un crescendo di proteste e di richieste perché ne sia confermata la candidatura.

Si è espresso al riguardo anche il direttore Franco Grillini, che ha detto: «L’esclusione di Sergio Lo Giudice dalle candidature garantite del liste del Pd, dopo appena un mandato, rappresenta un fatto grave che deve farci riflettere sulla politica Lgbti e suoi rappresentanti in Parlamento.

Non sappiamo se quest’esclusione sia dovuta a una scarsa difesa della sua componente politica o ad altre ragioni che ci sfuggono e che, in definitiva, c’interessano poco. Sta di fatto che Sergio Lo Giudice è stato un elemento essenziale nel Parlamento italiano negli ultimi cinque anni per la costruzione della legge sulle unioni civili, a cui ha dato un contributo estremamente importante sia in termini di creatività sia in termini di passione politica personale e di tempo.

Tutti ricorderanno l’immagine di Gasparri che attacca frontalmente il senatore Lo Giudice in modo squallido e brutale mentre lo stesso Sergio abbandona l’Aula del Senato. Onestamente un Parlamento senza un protagonista dei diritti come Sergio sarà decisamente un Parlamento più povero. Come Gaynet e Gaynews speriamo che queste ultime ore, come si suol dire, portino consiglio e consentino il reinserimento in lista di Sergio».

Raggiunta telefonicamente, così s’è invece espressa Chiara Foglietta, vicecapogruppo dem al Consiglio comunale di Torino: «È un grave danno non solo per la comunità Lgbti ma per tutti coloro che credono ancora in uno Stato laico. Sbaglia il Segretario nazionale Matteo Renzi a escludere il senatore Lo Giudice, la cui preparazione, serietà e competenza - di cui ha dato costantemente prova non solo nel corso di questa legislatura ma anche precedentemente sia come uomo politico sia come attivista Lgbti - parlano da sé.

Sono estremamente preoccupata che il Pd, che si vuole presentare come Partito progressista di sinistra, rischi di perdere i suoi referenti laici. E, come componente di ReteDem, non posso che essere amareggiata dell’eventuale esclusione di colui che ne è il coordinatore nazionale».

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Tommaso Cerno, codirettore de La Repubblica e già dirigente del comitato udinese di Arcigay, sarà candidato dal Pd al Senato in Friuli Venezia Giulia per le prossime elezioni. E a Milano (in quota Renzi), dove correranno anche Bruno Tabacci e il ministro Maurizio Martina.

È quanto si apprende da fonti dem mentre è in corso la fase finale di chiusura delle liste in vista della direzione delle 16:00. Se confermato, ciò implicherebbe l’addio di Cerno al quotidiano di Scalfari dopo poco più di tre mesi dall’affiancamento a Mario Calabresi

Resterebbe, invece, fuori l'orlandiano Sergio Lo Giudice, capo dei ReteDem ed ex presidente di Arcigay nazionale. Con lui anche l'ex ministro Cesare Damiano, il coordinatore Dems Andrea Martella, il leader dei Socialdem Marco Di Lello.

La notizia è trapelata dagli stessi ambienti orlandiani con riferimento all'incontro intercorso in mattinata tra Matteo Renzi e il ministro della Giustizia sulle liste. 

Il segretario  del Pd avrebbe offerto a Orlando 21 posti ma facendogli capire che i nomi li avrebbe scelti lui. Diviso tra la spinta dei "salvi" e la lealtà verso chi lo ha sostenuto (LaburDem, ReteDem e Socialdem sono le associazioni fondatrici della corrente), Orlando ha convocato per le 13:00 i suoi per decidere un eventuale quanto improbabile voto contrario in Direzione. 

 

 

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Vice-capogruppo dem al Consiglio comunale di Torino, Chiara Foglietta è una donna, attivista, politica animata da una grande passione: la tutela e il riconoscimento dei diritti umani e civili in un’ottica di piena uguaglianza e inclusione.

Ce ne parla in quest’intervista alla luce anche di alcune recenti prese di posizione di parti del femminismo e dell’associazionismo Lgbti italiano.

Chiara, si avvicinano le elezioni del 4 marzo. Quali sono le tue previsioni in merito?

In questo momento non ho delle previsioni certe. Come Pd non abbiamo ancora chiuso le liste né reso pubblico il programma elettorale. Spero vivamente che le cittadine e i cittadini studino o almeno leggano il programma elettorale, riuscendo a capire chi fa soltanto promesse non concretizzabili e, invece, chi pensa al bene del Paese. È chiaro che io userò tutto quello che è in mio potere per far sì che il Partito Democratico ottenga un buon risultato. Le previsioni elettorali le conosciamo tutte. Il M5S è estremamente incalzante. Ma mi preoccupano molto di più Forza Italia, Lega Nord, Fratelli d’Italia e, ahimè, CasaPound.

Fai parte del gruppo Dems Arcobaleno dell’area orlandiana. Perché un tale inquadramento?

Beh, innanzitutto siamo un gruppo di amici. E questo indipendemente dall’aver supportato la mozione Orlando e aver sostenuto Andrea nella corsa alla Segreteria nazionale. Mi riferisco in primis a Daniele Viotti ma anche a Sergio Lo Giudice e a Monica Cirinnà. Fra l’altro Monica venne a Torino per avviare la mia campagna elettorale quando mi candidai come consigliera comunale a sostegno di Piero Fassino. Oltre al dato amicale c’è da dire che io mi riconosco pienamente in quest’area. È una delle poche realtà nel panorama politico che abbraccia le istanze d’uguaglianza delle persone Lgbti. È una delle poche realtà che cerca di lottare per vedere riconosciuto il diritto al matrimonio egualitario e al riconoscimento dei figli nati da coppie omogenitoriali. Per cui non si parla più d’adozione del figlio del partner.

Quali delle istanze Lgbti presentate in dicembre a Roma credi che confluiranno nel programma del Pd?

Ho contributo sotto il coordinamento di Angelo Schillaci alla stesura del documento del Gruppo Dems Arcobaleno. In esso si parla di diritti a 360 gradi: dal matrimonio egualitario al riconoscimento anagrafico dei figli nati da coppie omogenitoriali, dal diritto alla vita familiare alle norme di contrasto all’omotransfobia. Sappiamo bene come al riguardo manchi ancora una legge. Si parla altresì della situazione drammatica dei richiedenti asilo Lgbti nonché di cultura ed educazione alle differenze. Si parla anche di autodeterminazione di genere sin dall’infanzia e dei diritti delle persone intersex. È un documento che abbiamo realizzato mettendolo a piena disposizione del Pd. Mi auguro al riguardo che tutte le istanze trattate in esso possano confluire nel programma elettorale definitivo del Partito Democratico.

Una di queste, come tu hai accennato, riguarda la genitorialità. Da donna qual è il tuo parere sulla gestazione per altre e altri?

La questione genitorialità mi tocca al vivo, visto che sono al settimo mese e porto in grembo Niccolò Pietro. È un tasto non dolente ma che mi fa un po’ sobbalzare. Sulla gpa ritengo che sia necessario ribadirne la natura. Si tratta di una pratica: come tutte le pratiche non è buona in sé o cattiva in sé. Sono d’accordo con la gpa etica, cioè quella fatta alla luce del sole. Un patto nel quale sia tutelata l’autodeterminazione della donna portatrice e sia riconosciuta legalmente la responsabilità dei genitori intenzionali. Spesso sorrido con la mia compagna Micaela quando le dico che in questo momento sono la sua portatrice. Devo inoltre aggiungere di aver sempre personalmente affrontato il tema della gpa in maniera laica. La gpa resta in Italia una pratica vietata dalla legge 40. Cosa di cui dovrebbero ricordarsi tutte coloro che ne chiedono il divieto. Personalmente non avrei nessun problema a fare la portatrice per una coppia di amici (che siano eterosessuali od omosessuali non importa), che non possono avere dei figli. L’ho sempre detto e torno a ribadirlo a gran voce.

Come giudichi le posizioni di netta condanna al riguardo di ArciLesbica nazionale?

Mi ero già espressa al riguardo con un comunicato molto duro successivamente all’VIII Congresso di AL, nel corso del quale Cristina Gramolini ha ottenuto la presidenza. Il motivo è da ricercarsi nel documento congressuale dal titolo A mali estremi, lesbiche estreme. Ma quali sono questi mali estremi? La gpa? Le donne lesbiche? I gay? Le donne transgender? Per me che sono una donna che fa politica dal 1998 i mali estremi sono, ad esempio, la marea nera fascista che continua ad avanzare. Sono CasaPound che ha acquistato consensi riuscendo a eleggere consiglieri in alcuni Comuni.

Inoltre, chi sono le lesbiche estreme? Estreme perché sono tali nei modi, nei toni? Estreme nei pensieri? Mi fa sorridere la loro condanna tout court della gpa come mi fa sorridere la lettera che ArciLesbica nazionale ha inviato il 12 gennaio al Segretario del Pd Matteo Renzi. Mi fa sorridere perché, come già detto, la gpa in Italia è vietata. Quindi è un non senso chiederne la condanna. Gramolini e la Segreteria nazionale si rileggano tutta legge 40, articolo per articolo. Sarebbe stato al contrario opportuno che avessero chiesto l’apertura di un dibattito serio, laico sulla gpa. Un dibattito più serio e più laico sulla procreazione medicalmente assistita.

Come lesbica e attivista ti senti rappresentata da un’associazione che si attesta su posizioni di netta chiusura e condanna? Secondo te ArciLesbica chi rappresenta?

Non mi sento assolutamente rappresentata da ArciLesbica Nazionale come credo non si senta affatto rappresentata la maggioranza delle donne lesbiche italiane. E non certamente per la netta condanna della gpa essendo questa vietata – torno a dirlo ma repetita iuvant – dalla legge 40. Ma sono le posizioni concettuali sottese a una tale presa di posizione, identificativa del loro modo di pensare e agire. Leggere nel citato documento congressuale espressioni come “utero in affitto” dice tutto. Le parole, lo si sa, sono importanti. Le parole sono “estreme”. Si affitta un garage non un utero. Come potrei essere rappresentata da un’associazione che nella citata lettera a Matteo Renzi si è scagliata non solo contro la gpa ma contro l’assistenza sessuale ai disabili (ma non per le disabili. Solo per i disabili, eh) e contro le cure per i minori transgender? Posizioni assolutamente non condivisibili, dalle quali prenderò sempre le distanze.

Come giudichi la lettera di appello che alcune femministe hanno indirizzato due giorni fa ai Segretari di partito perché si impegnino sul “no alla surrogata”?

Resto basita da questa lettera delle femministe indirizzata ai Segretari di Partito perché condannino recisamente la surrogata. E tra le firmatarie leggo, ad esempio, i nomi di AL e Snoq-Libere. A queste simpatiche femministe torno a dire come un mantra che la gpa è vietata in Italia dalla legge 40. Perché dunque, anziché indirizzare petizioni sul nulla, non aprirsi a un dialogo serio, approfondito e laico sul tema gpa? Un dibattito sulle posizioni, su cosa stia succedendo in Italia, sul perché l’80/85% delle coppie che accedono alla surrogata in Paesi, in cui è legale, siano eterosessuali. Ma poi la minaccia di non votare candidati che manifestino opinioni pro gpa? Ma stiano serene queste femministe – che farebbero meglio a definirsi cittadine come tutte le altre donne –: ci sono tantissimi altri temi in riferimento ai diritti sui quali ci si può spendere. È al contrario auspicabile che i prossimi eletti alle Camere siano liberi nel discutere in maniera laica e non pregiudiziale la questione gpa. E magari riformare la legge 40. E magari riformare il diritto di famiglia. E magari rifomare la legge sugli affidamenti e le adozioni. Questo fa uno Stato di diritto. Questo fa uno Stato laico.

Ma Chiara Foglietta sarà candidata alle prossime elezioni?

Questa domanda mi è stata già fatta. Rispondo perciò una volta per tutte. Chiara Foglietta non sarà candidata alle prossime elezioni politiche. Mi è stato chiesto ma io ricopro orgogliosamente il ruolo di vice-capogruppo al Consiglio comunale di Torino. Qui c’è tanto da lavorare. E al momento il mio interesse è legato al bene della città di Torino e della Regione Piemonte.

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Mentre il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni accoglieva a Palazzo Chigi il primo ministro greco Alexis Tsipras, la sottosegretaria di Stato Maria Elena Boschi riceveva il deputato dem Alessandro Zan e il direttore di Gaynews Franco Grillini.

Motivo dell’incontro l’apporto dei media di settore Lgbti a una corretta quanto globale informazione e la promozione d’una sensibilità giornalistica ai temi delle discriminazioni attraverso i corsi di formazione giornalistica, organizzati da Gaynet – di cui Grillini è ideatore e presidente – in collaborazione con gli Odg regionali. Occasione del raffronto le ricorrenze anniversarie di Gaynews, che nel maggio prossimo festeggerà 20 anni di fondazione.

Si è inoltre affrontato il tema della legge sulle unioni civili. Un traguardo di cui Franco Grillini ha rievocato gli antefatti con particolare riferimento al progetto di legge sui Pacs durante il suo mandato parlamentare.

Un traguardo che è stato possibile realizzare nel maggio 2016 grazie all’allora premier Renzi ma soprattutto grazie al convinto impegno di Monica Cirinnà e di parlamentari quali Sergio Lo Giudice e Alessandro Zan.

L’incontro si è chiuso con ricordi della sottosegretaria sullo studio delle lingue classiche ai tempi del liceo durante uno scambio di battute col caporedattore di Gaynews Francesco Lepore, che cura un blog in latino su temi Lgbti per Huffington Post.

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Nata ufficialmente agli inizi dello scorso mese d’agosto, l’associazione orlandiana Dems (Democrazia, Europa e Società) s’è riunita il 16 dicembre – pochi giorni prima dallo scioglimento delle Camere – nella sua prima assemblea nazionale. Nella cornice dell’auditorium romano Antonianum in via Manzoni si sono succeduti numerosi interventi centrati sull’obiettivo della kermesse. Quello, cioè, di costruire «insieme una nuova proposta per il centrosinistra».

Particolarmente interessante il contributo di Angelo Schillaci che, in veste di coordinatore, ha annunciato la costituzione del comitato tematico Dems Arcobaleno. Raggruppamento che, nato dall’esperienza della Squadra Arcobaleno per Orlando Segretario, vede coinvolte – come detto in quella sede da Schillaci, ricercatore di Diritto comparato alla Sapienza – «persone, con un bagaglio di esperienze ricco e plurale, che condividono la passione e le battaglie per i diritti civili».

Una composizione variegata, come quella dell’arcobaleno, costituita da esponenti della società civile nonché della politica territoriale e nazionale. Tra quest’ultimi si contano i nomi di Monica Cirinnà, Sergio Lo Giudice, Daniele Viotti.

Raggiunto telefonicamente, così Schillaci ha spiegato gli obiettivi del comitato tematico: «Vogliamo rappresentare dentro Dems e più estesamente nel partito un gruppo che nel metodo e nel merito porti avanti le battaglie per i diritti civili Lgbti e non solo.

Nel metodo, puntando su un partito che si apra, sappia parlare all’esterno e si confronti con le forze vive della società. Nel merito, riaffermando le nostre rivendicazioni classiche e fondamentali. Rivendicazioni, che faremo di tutto per portare nel programma del Pd: matrimonio egualitario, equiparazione piena di tutte le famiglie, responsabilità genitoriale alla nascita e riforma delle adozioni, legge contro l’omofobia, piena attenzione per le persone trans e intersex attraverso provvedimenti legislativi che diano pieno riconoscimento e tutela ai loro percorsi di vita e costruzione dell’identità.

Ma il nostro orizzonte non è limitato solo a un tale ambito. Crediamo infatti che i diritti Lgbti siano una componente essenziale e paradigmatica di una battaglia più ampia per i diritti, per l’uguaglianza e l’inclusione».

Parole, queste, condivise appieno dalla senatrice Cirinnà che ai nostri microfoni ha dichiarato: «La battaglia arcobaleno sintetizza in sé quella più ampia e fondamentale per la tutela e il riconoscimento di tutti i diritti umani e civili.

Questa è l’autentica cifra di un partito di centrosinistra che voglia dirsi ed essere tale. Fino a quando sussisterà al riguardo anche una sola minima disparità tra le persone le donne e gli uomini di sinistra non resteranno inoperosi. Noi almeno dei Dems Arcobaleno non lo saremo e faremo di tutto perché non lo sia l’intero Pd.

Uno degli impegni prioritari al riguardo sarà quello per il matrimonio egualitario, al cui riguardo Andrea Orlando ha giustamente detto il 16 dicembre: Le unioni civili, una battaglia a cui tengo e che ho fatto con Monica Cirinnà, sono un modo per sperimentare un percorso che possa portare ai matrimoni egualitari».

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Globe-MAE, Rete dei dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, ha organizzato per mercoledì 22 novembre, alle ore 15:00, un’iniziativa molto importante presso la Casa Internazionale delle Donne. Il titolo dell’evento è Italia e Diritti Lgbti nel mondo. Un anno di applicazione della legge sulle unioni civili.

Vi parteciperanno i senatori Benedetto Della Vedova, Monica Cirinnà, Sergio Lo Giuduce, Luigi Manconi, i deputati Alessandro Zan, Pia Locatelli, Renata Polverini, il ministro plenipotenziario Luigi Maria Vignali e l’assessore del Comune di Torino Marco Giusta. Per Globe-MAE relazioneranno Bianca Pomeranzi e Sergio Strozzi.

Saranno inoltre presenti l’ex parlamentare Franco Grillini, direttore del nostro quotidiano, e l’avvocata Andrea Catizone, presidente di Family Smile, nonché componenti delle varie associazioni Lgbti nazionali.

Ma per capire meglio di cosa si occupa Globe-Mae e quali sono le sue attività e i suoi obiettivi, abbiamo raggiunto telefonicamente il ministro plenipotenziario Fabrizio Petri, presidente dell’associazione.

Ministro Petri, cosa è Globe-MAE  e quando è nata?

Globe-MAE è una rete di dipendenti Lgbti del ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale. È nata nel 2013, quando a capo del dicastero c’era Emma Bonino.

Globe-MAE nasce con la finalità di sostenere i diritti delle persone Lgbti all’interno del ministero degli Affari esteri ma anche con l’intenzione di fornire il proprio contributo su alcuni aspetti della politica nazionale e internazionale. Quando Globe-MAE è nata, non c’era ancora la legge sulle unioni civili.

Com’è l’atteggiamento nei confronti dei funzionari Lgbti in seno al corpo diplomatico?

All’interno del ministero degli Affari esteri ho sempre percepito una certa sensibilità e attenzione verso le istanze della comunità Lgbti. Anche perché parliamo di un ambiente che è contraddistinto da una continua apertura al dialogo globale e internazionale.

Personalmente non ho mai avuto la sensazione di subire discriminazione e stigma neppure a livello morale, umano e psicologico. Anche se, inutile negarlo, con la legge Cirinnà abbiamo fatto un salto istituzionale vero e proprio.

Quante unioni civili si sono svolte nelle ambasciate e nei consolati italiani all’indomani dell’entrata in vigore della legge Cirinnà?

Tra unioni civili e trascrizioni di matrimoni egualitari contratti all’estero se ne possono contare 621: una cifra considerevole. Non mi aspettavo un numero così alto e sono felicemente sorpreso!

I matrimoni egualitari contratti all’estero e trascritti in Italia che valore hanno?

La legge parla chiaro: la trascrizione è un atto dovuto ma le coppie, che all’estero hanno contratto matrimonio egualitario, in Italia godono solo delle prerogative limitate agli effetti  della legge sulle unioni civili.

A livello internazionale quali sono le “imprese” in cui Globe-MAE ha offerto il proprio decisivo contributo?

Dunque, in primis nel sostegno che il nostro Paese ha dato alla creazione, nel 2016, di un esperto indipendente Sogi (Sexual Orientation e Gender Identity) sui temi Lgbti all’interno delle Nazioni Unite. Si tratta di un mandato triennale che mira a individuare una figura di esperto indipendente che possa monitorare e raccogliere dati relativi alle discriminazioni su orientamento sessuale e identità di genere in tutto il mondo.

Inoltre, Globe-MAE ha svolto un lavoro di sensibilizzazione e facilitazione presso le nostre amministrazioni per consentire all’Italia di essere parte di tre importantissime meccanismi.

La Equal Rights Coalition, nata a Montevideo nel 2016, che raccoglie più di trenta Stati e ha lo scopo di sostenere i diritti Lgbti nel mondo. Il Global Equality Fund, creato nel 2011 da Hilary Clinton, che è un fondo multilaterale che in sei anni ha raccolto più di 50 milioni di dollari per sostenere le associazioni Lgbti, fondo che è già stato rinnovato dall’amministrazione Trump e che, anzi, sarà presto implementato. Infine, Lgbt Icor Group, che coordina le attività Lgbti dei vari Paesi che fanno parte delle Nazioni Unite.

Qual è il significato dell’evento previsto per il 22 novembre a Roma?

Il significato è creare una dinamica dialettica sui temi internazionali e, come Globe-Mae, aiutare il dialogo tra le associazioni, i governi e la società civile su temi Lgbti a livello internazionale e migliorare al massimo l’applicazione della Legge Cirinnà all’estero.

Globe-MAE intende far crescere anche  livello istituzionale la consapevolezza sulle questione Lgbti che sono una parte importante del patrimonio culturale, umano e morale di tutta la società.

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Dal 27 al 29 ottobre, in vista delle elezioni politiche di primavera, si è tenuta presso il Museo nazionale di Pietrarsa in Portici (Na) la Conferenza programmatica del Pd. Una tregiorni che è stata caratterizzata anche da un tavolo su pari opportunità e diritti civili. In tale ottica si è tenuto oggi pomeriggio a Roma, presso la sede nazionale del Partito Democratico, un incontro incentrato sui temi accennati.

A moderarlo la parlamentare Silvia Fregolent, coordinatrice del dipartimento dem Pari Opportuntità e Diritti civili. Al tavolo, organizzato per avviare un lavoro di ascolto e confronto, hanno partecipato responsabili di associazioni Lgbti e quanti si occupano dei temi indicati.

Presenti anche il senatore Sergio Lo Giudice e il deputato Alessandro Zan nonché la renziana di ferro Simona Flavia Malpezzi, responsabile del dipartimento Scuola. Impossibilitata invece a partecipare per motivi di salute la “madrina” della legge sulle unioni civili Monica Cirinnà. Unioni civili che, come aveva giustamente rilevato Zan alcuni giori fa, «non sono state un punto di arrivo, ma di partenza: l’inizio del nostro cammino per la piena uguaglianza. Sappiamo che c’è ancora molto da fare per questo obiettivo, a cominciare dalla norma contro l’omotransfobia, e lo faremo legge dopo legge, abbattendo barriera dopo barriera».

Ad aprire gli interventi Marilena Grassadonia, presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha chiesto un impegno prioritario per tutelare i diritti dei minori, figli di coppie omogenitoriali. Ma è stato soprattutto il tema scuola a essere ripetutamente affrontato dai responsabili delle associazioni con riferimento alla fantomatica "ideologia gender", in nome della quale anche la componente cattolica del Pd pone ostacoli a interventi formativi su temi come l'educare alle differenze, al rispetto, all'inclusione.

Tra le persone intervenute anche il direttore di Gaynews Franco Grillini, che ha ribadito la necessità dell'esplicita menzione, nel programma del Pd, di obiettivi quali il matrimonio  egualitario e la regolamentazione dell'adozione per coppie omogenitoriali. Il leader storico del movimento Lgbti ha chiesto inoltre la ricandidatura di Cirinnà, Zan e Lo Giudice. Di coloro, cioè, che nell'attuale legislatura si sono spesi fattivamente per l'approvazione della legge sulle unioni civili e convivenze di fatto. 

«Necessaria, infatti - ha rimarcato Grillini -, la presenza in Parlamento di persone che, distentesi per l'impegno e il successo in una battaglia così difficile come quella delle unioni civili, possano fronteggiare una destra sempre più omofoba e fascista».

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Gaynews è stato il primo giornale a raccontare la storia della 17enne Olimpia che, sostenuta dal coraggio della madre Mariella Fanfarillo, ha visto in luglio coronato il suo sogno di sempre grazie a una sentenza del Tribunale di Frosinone. La rettifica, cioè, dei dati anagrafici senza previo intervento chirurgico di riattribuzione del sesso.

Di Olimpia, ricevuta con la mamma e il caporedattore del nostro quotidiano dai senatori Sergio Lo Giudice e Monica Cirinnà, si è poi interessata la grande stampa nazionale e, in particolare, La Repubblica. Ed è proprio dal titolo della toccante video-intervista, realizzata da Pasquale Quaranta per l’edizione online del quotidiano di Scalfari, che ha preso spunto Diego Fusaro per scrivere su Il Fatto Quotidiano una riflessione dal titolo Cambiare sesso a 17 anni. Coraggio o vile conformismo?.

Pubblichiami di seguito la risposta di Mariella Fanfarillo:

Egregio dr Fusaro,

nel ringraziarla per l’attenzione che ha mostrato al percorso intrapreso da mia figlia Olimpia - per di più in una giornata, domenica, che la tradizione che tanto difende vorrebbe  dedicata alla famiglia e ai rapporti affettivi – mi sento di dover intervenire per fare chiarezza su alcuni punti.

Non userò i suoi tecnicismi semantici e pseudo-filosofici che tanto ama e che crede possano elevarla al di sopra delle povere masse ignoranti. Userò il linguaggio che più mi si addice e che, mi creda, ottiene migliori risultati. Parlerò la lingua di una mamma che ha visto strumentalizzare il dolore, la sofferenza e il dramma esistenziale della propria figlia transessuale per meri scopi di audience mediatica e tornaconto personale.

Ritengo che l’onestà intellettuale sia, ormai, privilegio di pochi e lei, purtroppo, ha dimostrato di non poter essere annoverato tra questi.

Vede, caro Fusaro, se Lei avesse voluto scrivere un'analisi obiettiva per il suo blog, argomentandola con dati oggettivi e imparziali, al fine di fare una giusta informazione – non necessariamente in accordo con il nostro pensiero –, avrebbe dovuto, per deontologia professionale, interfacciarsi con gli attori di questa vicenda. Ma la deontologia vive in simbiosi con l’onestà intellettuale di cui Le parlavo.

A lei non interessa fare informazione: lei è alla continua ricerca di un tornaconto d’immagine, per raggiungere il quale cavalca qualunque onda possa portarla verso chimerici lidi di fama, facendo leva su ideologie fondate sul nulla. Fortunatamente le leggi in questo Paese non le fa lei e la sua rimane una voce che si confonde nella cacofonia dell’ignoranza.

La voglio coinvolgere solo in un momento della nostra vita personale. Un momento di amore e di supporto da parte di un anziano professore di chimica e biologia alla soglia ormai dei 79 anni. Di fronte al mio disorientamento dovuto al coming out di Olimpia mi ha abbracciata e mi ha detto di non aver paura, perchè la transessualità è sempre esistita in natura, di non pensare alle cause che la originano nell’essere umano. Ma, piuttosto, di pensare alla felicità e alla realizzazione di mia figlia in una società composta, molto spesso, da sciacalli.

Quell’anziano, saggio professore è mio padre. Questa è la famiglia di Olimpia, che Lei non conosce, alla stregua del suo percorso di sofferenza e di dolore ma che si permette di strumentalizzare nella maniera più becera.

Gnothi sautòn, era la scritta - come lei ben m’insegna avendola riportata nella sua riflessione dedicata a Olimpia – sul frontone del tempio delfico d’Apollo. Conoscersi e accettarsi, appunto: questo e null’altro fanno le persone in transizione.

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