In vista della XV° Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia (anche conosciuta con l’acronimo Idahobit), che si celebrerà al solito il 17 maggio secondo il tema dell’anno Solidarietà e alleanze, si è tenuta stamane a Roma, presso Palazzo Madama, la presentazione della raccolta di racconti Storie Fuorigioco. Omosessualità e altri tabù nel mondo del calcio, scritta dall’attivista catanese Rosario Coco.

La manifestazione, organizzata da Gaynews e promossa in collaborazione con Gaycs, è venuta anche  a cadere nel ciclo di eventi in preparazione ai prossimi Eurogames, che si terranno a Roma nel 2019.

Edita per i tipi catanesi Villaggio Maori e prefata da Francesco Lepore, la raccolta di sei racconti ha offerto lo spunto per affrontare in Sala Nassirya il tema delle discriminazioni omo-transfobiche, la loro connessione con il sessismo e con le altre forme di intolleranza attraverso la lente di ingrandimento dello sport.

Ad aprire gli interventi la senatrice Monica Cirinnà che, ricordando l’imminente anniversario dell’approvazione della legge sulle unioni civili e fornendo i relativi dati numerici forniti dal ministero dell’Interno in riferimento alle celebrazioni effettuate fino al 31 dicembre 2017, ha rilevato come proprio il senso di responsabilità (tanto invocata quanto verbalmente abusata negli ultime mesi da politici dei diversi schieramenti) debba animare ciascuno a procedere nel cammino dei diritti. Cammino che, con ogni probabilità, si annuncia tutto in salita per i prossimi anni.

Significative altresì le dichiarazioni della giornalista Delia Vaccarello e del presidente di Aics Bruno Molea, al cui impegno nella scorsa legislatura è da attribuire l’ottenimento della legge conosciuta sotto il nome di ius soli sportivo.

Vari gli esponenti del mondo associativo che hanno indirizzato parole di incoraggiamento all’autore: Adriano Bartolucci (presidente di Gaycs), Leonardo Monaco (segretario di Certi Diritti), Sebastiano Secci (presidente del Circolo Mario Mieli e portavoce Roma Pride), Angela Nava (presidente Coordinamento Genitori Democratici e portavoce del Coordinamento Laicità Scuola Salute), Mattia Di Tommaso (responsabile Nazionale italiana calcio gayfriendly) e Riccardo Russo (componente del gruppo universitario Prisma Sapienza). Il tutto intervallato dalla coinvolgente lettura di alcuni brani del volume presentato da parte di Tom Dacre, Alessandro Paesano nonché di una figura storica del movimento Lgbti italiano quale Vanni Piccolo.

A concludere lo stesso autore che, fra l’altro, ha fatto proprie le parole rilasciate da Franco Grillini, direttore di Gaynews e presidente di Gaynet, a commento dell’iniziativa: «Proprio nel mondo sportivo si concentra la più ampia somma di pregiudizi, di tabù e di vera e propria omofobia. Per questo libri e studi su questo argomento sono importantissimi. Cambiare mentalità nel mondo dello sport significa quasi fare una rivoluzione».

 

e-max.it: your social media marketing partner

Tutto pronto per l’Onda Pride, che interesserà l’intero Paese con 28 marce dell’orgoglio Lgbti e centinaia di eventi. Quest’anno tutto avrà inizio da Avellino, il prossimo 17 maggio in cui si celebra Giornata mondiale contro l’omotransfobia.

Per l’occasione è stato realizzato un video spot dalle attiviste e dagli attivisti di Apple Pie con riprese e montaggio di Giulio di Rienzo. Esso ha come protagonista la Sidigas Scandone Avellino, squadra ai vertici del basket italiano ed europeo nonché finalista, in questi giorni, della Fiba Europe Cup.

Un messaggio importante, dunque, proveniente  da campioni italiani ed europei di uno degli sport più seguiti al mondo.

Per l’occasione abbiamo intervistato la Presidente di Apple Pie Mara Festa, il vicepresidente Antonio De Padova e la tesoriera Rebecca Piu.

Parlateci  di Apple Pie: come è nata e quale sono gli obiettivi di questa nuova associazione Lgbti ad Avellino?

Apple Pie nasce a giugno 2017 come gruppo di parola Lgbti per sensibilizzare il territorio alla cultura del rispetto,  attraverso incontri di condivisione delle proprie esperienze.

In occasione della Giornata mondiale contro l’omotransfobia il Coordinamento Campania Rainbow ha deciso di organizzare insieme con voi un grande evento regionale ad Avellino: di cosa si tratta?

Si tratta di una marcia contro le discriminazioni: una marcia a tappe con testimonianze dirette e momenti artistici per sensibilizzare la cittadinanza sulle tematiche Lgbti, proprio in un territorio dove si parla poco o addirittura si evita di affrontare questi temi. L'aspettativa è di far conoscere, riflettere e creare condivisione e sinergie sul territorio.

Insomma un vera e propria marcia dell'orgoglio Lgbti ad Avellino per la prima volta: vi candidate dunque per ospitare il primo Pride regionale nel 2019?

È una giornata importante per la nostra città e per tutti coloro che si sentono trattati come persone di serie B. Sì, sicuramente per la città di Avellino questo è passo significante, vediamo dove ci porterà.

Il video promo per l’evento del 17 maggio è davvero bello: come è nato?

Nasce dall'idea di Antonio De Padova che ha contattato la responsabile della comunicazione della Sidigas Scandone Avellino, Maria Picariello, e le ha proposto di coinvolgere la squadra per sostenere l'evento. Nel giro di pochi giorni, si è scritto lo spot, si  è colorata una palla da basket con i colori dell’arcobaleno e grazie al videomaker, Giulio di Rienzo, si sono fatte le riprese con la squadra. Non possiamo far altro che ringraziare infinitamente la squadra, il coach Stefano Sacripanti, la responsabile dell'Ufficio stampa e tutto lo staff per il sostegno e la sensibilità che hanno mostrato nell'affrontare questa tematica.

Lo sport è ancora un baluardo di omofobia e machismo, soprattutto in alcune discipline. Eppure, una squadra importante come la Sidigas Scandone Avellino è la protagonista del video per il 17 maggio ad Avellino. Quanto è importante per Avellino e per l’Italia intera questo messaggio contro l’omotransfobia proveniente da grandi campioni della sport?

Amar’e Stoudemire, ex stella del basket Nba dichiarò: Se sapessi che un mio compagno di squadra è gay, mi farei la doccia dall’altra parte della strada e mi assicurerei che i miei vestiti fossero dietro l’angolo. Lo sport resta una delle ultime frontiere da superare nella lotta per i diritti lgbt. È vero c’è ancora molto da fare ma il sostegno ricevuto dalla  Scandone Avellino ci fa ben sperare. Gli sportivi della Scandone rappresentano un esempio per moltissime persone e, questo messaggio contro l’omotransfobia e la discriminazione in generale, rappresenta un grande passo per lo sviluppo della cultura del rispetto.

Speriamo che il messaggio di pace che proviene da una cittadina piccola come Avellino, possa trovare una forte eco in tutta Italia. Ringraziamo tutti ma in particolare Jason Rich, Ariel Filloy, Marteen Leunen il capitano, Bruno Fitipaldo, Lorenzo D’Ercole, Stefano Sacripanti il coach, Andrea Zerini e l’amica Maria Picariello.

e-max.it: your social media marketing partner

Settimo decennale d’attività per l’Unione italiana sport per tutti (Uisp), nata a Roma nel 1948 col nome d’Unione italiana sport popolare. Riconosciuta dal Coni come ente di promozione sportiva, assunse il nome attuale negli anni ’80 del secolo scorso.

Composta attualmente di 142 comitati regionali e territoriali, l’Uisp con 20 strutture nazionali d’attività e oltre 1.345.000 soci promuove una cultura dello sport basata non sulla competizione ma sulla partecipazione allargata a tutti senza discriminazioni di genere, età, nazionalità, orientamento sessuale nonché sulla solidarietà e sul rispetto dell'ambiente.

In occasione del settimo anniversario di fondazione Gaynews ha raggiunto Manuela Claysset, responsabile nazionale Politiche di genere e Diritti, per sapere qualcosa in più soprattutto delle politiche attuate dall’Uisp verso le persone Lgbti.

L’Uisp compie 70 anni. Quale rapporto tra la finalità originaria di “sport popolare” e quella attuale di “sport per tutti”?

Oggi come 70 anni fa la Uisp è impegnata nella promozione dello sport e della pratica motoria, perché sono un diritto per tutti e per tutte. Sono cambiate molte cose dal 1948 quando lo sport era patrimonio di poche persone, quasi un'élite. Per questo l’idea di sport popolare, per portare lo sport verso le persone, per dare voce a quella richiesta di socializzazione e di rinascita che caratterizzava il nostro Paese nel dopoguerra.

Ancora oggi occorre riaffermare che lo sport è un diritto perché troppe sono le fasce di popolazione che hanno difficoltà ad accedere alla pratica sportiva. Basti pensare che ancora oggi circa 23 milioni di italiani non fanno assolutamente nulla: sono i sedentari.  

La visione dello sport basata sulla partecipazione allargata a tutti comporta l’abbattimento di qualsivoglia discriminazione. Che cosa ha fatto e sta realizzando l’Uisp con riferimento a quelle da orientamento sessuale e identità di genere?

Il nostro impegno è su vari fronti. Prima di tutto un impegno per promuovere una diversa cultura di inclusione, con il confronto e la collaborazione con diverse associazioni e reti istituzionali.  Un impegno che ha visto la realizzazione di diverse campagne di sensibilizzazione, iniziative e progetti anche a livello europeo. Ad esempio, il progetto Football for equality con lo slogan: Ora che lo sai, cosa cambia? con la foto  delle scarpe di calcio appese all’interno di uno spogliatoio. Così come la realizzazione di tornei, manifestazioni diffuse sul territorio e che vedono un continuo confronto con l’ssociazione e le persone Lgbti, un percorso non facile ma che ha visto in questi anni un sempre maggiore coinvolgimento del nostro mondo sportivo.

In diversi casi siamo passati dalla collaborazione o realizzazione saltuaria al coinvolgimento nelle attività consolidate, con la partecipazione di squadre Lgbti nei nostri campionati.  Inoltre siamo impegnati per la formazione sia per i dirigenti ma anche per le figure tecniche, per gli educatori e le educatrici che sono impegnati ogni giorno nelle attività. Per dare maggiori strumenti a che si impegna nelle attività ed essere sempre più attenti e inclusivi.

Omofobia, transfobia e sessismo sono ancora molto radicati in attività sportive come il calcio. Sono a suo parere atteggiamenti strettamente correlati tra loro? E  quali sono le strategie da attuare per giungere a un loro ridimensionamento?

Anche per questo serve un impegno ampio e trasversale, a partire dai vertici federali, dallo sport di livello. Assistiamo troppo spesso a dichiarazioni sessiste e omofobe da parte di personaggi importanti, dirigenti del sistema sportivo. Un pessimo esempio che facilmente ritroviamo anche nello sport di base, nel linguaggio e negli slogan dei tifosi, nei mezzi di comunicazione e che non sempre vengono contrastati con la dovuta attenzione. Credo che su questo occorra una riflessione per un cambiamento radicale, che vada oltre le sanzioni economiche e che sia in grado di coinvolgere tutti i diversi soggetti.

Accanto a questi episodi di razzismo e di discriminazione, esistono anche buone pratiche, attività di inclusione contro ogni forma di violenza. Occorre dare visibilità a queste esperienze e questo è il nostro impegno. Penso a manifestazioni come i Mondiali antirazzisti, a progetti come Il Calciastorie, ma anche i tornei, le attività che hanno completamente cambiato le regole del calcio per essere più inclusivi: esempi che occorre far conoscere e diffondere maggiormente sul territorio.

Con riferimento alle persone transgender, che hanno intrapreso il percorso di transizione, l’Uisp prevede la procedura alias. Può spiegare di cosa si tratta e quali risultati comporta? 

L’impegno di Uisp per i diritti delle persone Lgbti ha visto in questi anni la realizzazione di diversi momenti e confronti pubblici. Da una specifica riflessione sulla transessualità, grazie alla collaborazione di una base associativa come Asd Bugs di Bologna, con i ragazzi e le ragazze del Gruppo Trans di Bologna nel maggio 2017 abbiamo avuto la possibilità di confrontarci in merito ai problemi che le persone trans riscontrano nello svolgimento delle attività sportive.

Sono problemi e difficoltà molteplici: le persone trans hanno bisogno di una diversa attenzione nell’ambito sportivo, di spazi adeguati negli impianti, di essere riconosciute ed accolte. Essere riconosciute ed accolte, anche attraverso il tesseramento. Per questo la Uisp ha intrapreso il tesseramento alias per le persone transessuali, seguendo le esperienze  avviate nel mondo accademico e in diverse amministrazioni pubbliche o aziende.

Ai fini del tesseramento le persone transessuali, che cambieranno i propri dati anagrafici solo al termine di un lungo e faticoso iter, potranno essere socie della Uisp richiedendo di acquisire un'identità alias, cioè avere un nome differente  dal sesso anagrafico e che potrà essere utilizzato nello svolgimento delle attività della nostra associazione, con tutte le coperture assicurative garantite ai nostri associati.

Questo impegno nasce anche grazie alla disponibilità di Marsh, broker assicurativo e dell’aiuto, che diversi soggetti hanno messo in campo come la Rete Lenford – Avvocatura per i Diritti delle persone Lgbti. Questa opportunità del tesseramento Uisp è diventato uno spot promozionale, un'idea nata dal Gruppo Trans Bologna che insieme all’Ufficio Comunicazione Uisp Nazionale, hanno realizzato un breve video, una storia per dare voce a questa esperienza. Crediamo che l’inclusione sia fatta anche attraverso azioni concrete e questa del tesseramento alias sicuramente è una di queste.

Qual è la collaborazione in tale ambito tra Uisp e Centro SInAPSi?

Con SInAPSi è nata una collaborazione e un protocollo che ci ha visto in questi anni impegnati in diversi momenti comuni, a partire dal Convegno realizzato nell’aprile del 2015 Terzo Tempo fair Play – Lo sport contro l’omofobia e la transfobia, di cui  lo scorso anno abbiamo pubblicato  gli atti. Un incontro e una collaborazione molto importante che ci ha permesso di realizzare alcuni appuntamenti formativi, con momenti specifici  che abbiamo svolto per  dirigenti sportivi, con i tecnici, educatori ed educatrici di varie discipline, ma anche coinvolgendo giovani, i giornalisti sportivi e altre figure coinvolte nello sport.

Siamo consapevoli che c’è ancora molto da fare per cambiare questa cultura ancora discriminatoria che troppo spesso caratterizza l’ambiente sportivo. La formazione e la sensibilizzazione sono fondamentali. Collaborare con centri come SInAPSi per noi significa una crescita culturale, utile per tutto il mondo sportivo, che ci vedrà impegnati anche in futuro.

Maratona di Boston: quest’anno hanno partecipato ufficialmente cinque donne trans nella categoria femminile. Come giudica ciò soprattutto in riferimento al fatto che alcune di loro non assumono farmaci per abbassare il livello di testosterone?

Credo sia un segnale importante, un'azione concreta. Nello sport abbiamo assistito spesso a gesti e azioni che hanno fatto la storia e che hanno portato grandi cambiamenti. Questa decisione degli organizzatori della Maratona certamente è un altro passo. Fa piacere che nasca da quella di Boston, che è rimasta nella storia per diversi motivi.

Era il 1967 quando Kathrine Swizter divenne la prima donna a partecipare alla Maratona di Boston, iscrivendosi con un nome falso alla competizione: le donne allora non potevamo partecipare ufficialmente alle gare di fondo perché erano considerate troppo fragili per questo tipo di manifestazione. Nonostante i giudici di gara avessero tentato in tutti i modi di fermarla, Kathrine arrivo al traguardo, protetta anche da gli altri maratoneti uomini.

Questo gesto cambiò il mondo dello sport, aprendo la strada alla sempre maggior presenza delle donne nelle competizioni sportive. Il fatto che la Maratona di Boston si apre finalmente alla partecipazione di donne trans senza sottoporle ai controlli sul livello di testosterone è un segnale molto forte di attenzione e inclusione, che parla soprattutto allo sport di base. 

 

e-max.it: your social media marketing partner

Edito per i tipi catanesi Villaggio Maori, Storie Fuorigioco. Omosessualità e altri tabù nel mondo del calcio è una raccolta di sei racconti, in cui Rosario Coco, project manager Erasmus Plus, narra l’amore tra tabù e pregiudizi. Tabù e pregiudizi che si annidano dentro e fuori un campo di calcio. All'interno di una società che fa ancora fatica ad accettare l'amore indipendentemente da chi lo prova e verso chi.

sto

Il volume sarà presentato a Roma in due date distinte: l’8 aprile presso il Caffè Letterario in Via Ostiense, 95 e il 10 maggio in Sala Nassirya a Palazzo Madama, dove prenderanno, fra gli altri, la parola la senatrice Monica Cirinnà, il presidente di Aics Bruno Molea e il direttore di Gaynews Franco Grillini.

Pubblichiamo di seguito il testo prefatorio al volume, scritto da Francesco Lepore, caporedattore di Gaynews:

Sei storie coinvolgenti. Sei racconti in cui la realtà si mescola alla fantasia. Sei percorsi narrativi in cui orientarsi con una bussola speciale. Quella dell’amore. L’amore passionale tra i protagonisti e le protagoniste di questi récit al di là del loro orientamento sessuale o identità di genere. L’amore amicale che, al dire di Minucio Felice, unisce le persone simili o simili le rende: Amicitia semper aut pares accipit aut facit.

L’amore per il corpo, che si racconta attraverso il corpo e parla agli altri con il linguaggio del corpo. Linguaggio che non potrà mai scandalizzare, perché il corpo non è pietra di inciampo ma veicolo di unione, dialogo e arricchimento reciproco. L’amore in tutte le sue sfaccettature che è sempre in gioco ed entra sempre in campo nella vita come nello sport.

Già, perché anche nello sport non è possibile farne a meno. Perché quando se ne fa a meno, scompare l’aspetto ludico, l’aspetto gioioso, l’aspetto sanamente competitivo dell’attività sportiva e si lascia aperta la porta alla sopraffazione, alla violenza, alla discriminazione.

«Entra in campo, amore». Sono queste le parole con cui si chiude l’omonimo racconto della raccolta Storie fuorigioco. Parole che Jonathan sente sussurrarsi all’orecchio da Roberto. Parole che vanno però ben al di là della singola vicenda narrativa e si caricano d’un valore universale senza limiti di spazio e tempo. Parole da sussurrare alle orecchie del cuore, fare proprie e attuare come motto programmatico.

«Entra in campo, amore». Un imperativo ineludibile soprattutto per chi si impegna a contrastare le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere nello sport. A rendere più friendly il mondo sportivo, dove sono ancora frequenti e diffuse le manifestazioni verbali e talvolta fisiche di rifiuto e stigmatizzazione delle persone «transgender/gender variant», gay o lesbiche. Una vera e propria depauperizzazione, questa, per quell’insieme di attività che, oltre a essere un bene sociale e culturale di grande portata, ha un elevato potenziale formativo ed educativo nonché capacità di veicolare alti valori e ideali.

L’autore di Storie fuorigioco tutto questo lo sa molto bene. Attivista Lgbti di lunga data e amante dello sport, in particolare del calcio, Rosario Coco è infatti coordinatore dell’importante progetto Outsport che, cofinanziato dalla Commisione Europea col programma Erasmus Plus, è finalizzato a valorizzare il mondo sportivo come luogo di formazione e contrasto all’omo-transfobia in continuità con la scuola e con la famiglia.

Nel solco d’un tale impegno pluriennale si pone la raccolta Storie fuorigioco, che dischiude alle lettrici e ai lettori uno spazio di riflessione e sensibilizzazione perché lo sport conservi un valore positivo e promuova una cultura dell’inclusione e valorizzazione delle differenze di ciascuno.

e-max.it: your social media marketing partner

In occasione della presentazione del libro di Monica Cirinnà L’Italia che non c’era presso l’Auditorium Parco della Musica in Roma, il presidente del Coni Giovanni Malagò si è espresso a lungo sul coming out di Rachele Bruni a Rio 2016 e ha sottolineato il grande messaggio di pace che lo sport ha saputo dare in riferimento al riavvicinamento delle due Coree per i prossimi giochi olimpici invernali.

Rispondendo alle domande di Enrico Varriale, volto noto di RaiSport sin dagli anni '90, Monica Cirinnà ha confermato ancora una volta il suo impegno nel proseguire la battaglia non solo per il matrimonio egualitario, ma anche per un mutamento culturale che possa consentire a tutti gli sportivi di poter vivere liberamente la propria identità.

A seguire, sono intervenute le associazioni presenti.

Il presidente di Gaycs Adriano Bartolucci Proietti ha confermato ufficialmente l’organizzazione dei prossimi Eurogames 2019 a Roma, la manifestazione sportiva gayfriendly che si tiene in tutta Europa dal 1992 ed è promossa dalla Eglsf (European Gay and Lesbian Sport Association), per la quale Gaycs aveva vinto il bando internazionale nel 2016. Gli Eurogames muovono circa 4000 atleti da tutta Europa e sono caratterizzati dalla apertura a chiunque, a prescindere dall’orientamento sessuale, voglia contribuire alla battaglia contro l’omofobia. Giovanni Malagò ha risposto assicurando il patrocinio e il pieno sostegno del Coni, ribadendo che il contrasto alle discriminazioni è una questione di cultura sportiva.

Antonello Sannino, presidente di Arcigay Napoli e responsabile Sport Arcigay, è intervenuto ricordando l’impegno dell’associazione per la modifica dello Statuto del Coni in materia di omofobia, formulata nel 2012 e accolta nel 2016, e chiedendo un impegno concreto per le prossime Universiadi 2019 a Napoli (i giochi olimpici universitari), affinchè possano essere ricordate in contrapposizione ai giochi invernali di Sochi come i giochi dell’inclusione e dei diritti. Il presidente Malagò ha accolto la richiesta lasciando intendere che il commissario governativo che verrà nominato in queste ore per i giochi avrà certamente sensibilità su questo tema.

Rosario Coco, coordinatore del progetto europeo Outsport di Gaycs/Aics (Associazione Italiana Cultura Sport), è intervenuto riscontrando ampia disponibilità da parte degli interlocutori nella richiesta di sostegno alla prima ricerca europea sulle discriminazioni omo-transfobiche nel mondo sportivo condotta dalla German Sport University di Colonia nell’ambito dell’iniziativa a guida italiana finanziata dall’Unione Europea. Nel mese di marzo verrà presentato ufficialmente il survey in quattro diverse lingue dell’Unione europea, grazie al quale sarà possibile raccogliere anche in forma anonima l’esperienza di moltissimi atleti e atlete.

e-max.it: your social media marketing partner

Grande partecipazione al convegno napoletano che, organizzato dall'Uisp (Unione Italiana Sport per tutti) insieme con il Centro SInAPSi e le università Parthenope e Federico II, si è tenuto il 30 novembre su Lo sport in campo contro l'omofobia e la transfobia: un ponte verso il futuro.

In occasione dell’importante assise Valeria Fedeli, ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha inviato un messaggio, di cui Gaynews pubblica integralmente il testo

Buongiorno a tutte e a tutti,

un saluto ai Rettori presenti, alle istituzioni, alle atlete e agli atleti, ai partecipanti, ed un grazie agli organizzatori di questo utile ed interessante appuntamento, promosso dall'Uisp, sul valore dello sport come strumento di contrasto alle discriminazioni.

Sono realmente dispiaciuta di non poter partecipare oggi al dibattito che avete organizzato data l'importanza del tema trattato che, come sapete, è un ambito di impegno che mi accompagna da sempre nelle diverse responsabilità pubbliche che ho avuto, tanto ieri come Vice Presidente del Senato, quanto oggi, al Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.

Annullare le discriminazioni di ogni genere, è già uno dei pilastri dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e per questo deve diventare un impegno centrale per ognuna e ognuno di noi se vogliamo davvero realizzare una società migliore di quella di oggi.

Lo sport, come grande momento di impegno e di svago per milioni di persone, specie i più giovani, deve essere all'altezza della sfida e può rappresentare un alleato importantissimo in questo percorso verso un cambiamento atteso e necessario.

Sono consapevole delle potenzialità dello sport, del suo grande valore formativo oltre che di supporto ad una crescita sana delle nuove generazioni, ed è per questo che l’accesso allo sport e la sua pratica sono obiettivo che stiamo perseguendo al Ministero, consci che rappresenti una parte fondamentale per lo sviluppo delle ragazze e dei ragazzi.

Attraverso lo sport, grazie anche al lavoro di grandi associazioni come la Uisp, che condividono con noi questa missione, possiamo diffondere la visione positiva di una società fatta di persone tutte diverse ma allo stesso uguali, in dignità e diritti, perché lo sport è un contesto in cui le differenze sono un arricchimento effettivo, non una barriera, e vengono guardate con curiosità ed interesse.

Anche per questo, in ognuna delle azioni del Miur, a partire da quella forse più importante che è il piano di Educazione al Rispetto da poco varato, abbiamo scelto di valorizzare lo sport come grande vettore di uguaglianza e inclusione, in una dimensione di palestra per la convivenza civile, la tolleranza e il rispetto.

Non sempre il movimento sportivo italiano è stato in grado di corrispondere alle responsabilità educative che, il ruolo sociale che ha, gli impone. Questo però non deve farci dare per vinti, anzi rende necessario un rilancio importante dell'azione di chi condivide la lotta alle discriminazioni come la più importante delle partite da vincere.

Vi ringrazio per l'invito e vi faccio i migliori auguri per lo svolgimento della Giornata.

Buone cose

Valeria Fedeli

e-max.it: your social media marketing partner

Lo sport in campo contro l'omofobia e la transfobia: un ponte verso il futuro. Questo il titolo del convegno che, organizzato dall'Uisp (Unione Italiana Sport per tutti) insieme con il Centro SInAPSi e le università Parthenope e Federico II, si tiene oggi a Napoli presso Villa Doria D’Angri. Appuntamento in Via Petrarca, 80 alle 9:30.

Rappresentanti del mondo accademico, scolastico e sportivo si confronteranno su come sviluppare azioni di prevenzione delle discriminazioni verso le persone gay, lesbiche e transgender. Con particolare attenzione al mondo dello sport italiano dove il pregiudizio  omotransfobico è ampiamente radicato.

Aspetto, questo, che è stato rimarcato da Antonello Sannino, presidente del comitato di Arcigay Napoli e referente di Arcigay Nazionale per lo sport.

«Il mondo dello sport, sia quello professionistico che quello amatoriale – ha dichiarato – rappresenta nel nostro Paese ancora una delle sacche più resistenti di omo-transfobia. Prova di tutto ciò l'enorme difficoltà nel fare coming out per le atleti, gli atleti e tutte le persone che si occupano di sport e che fanno sport. Basti ricordare come nello sport italiano esistano solo due atlete professioniste ad aver pubblicamente dichiarato la propria omosessualità, Nicole Bonamino (di recente medaglia d'argento a Sidney nel nuoto di fondo) e Rachele Bruni.

Pertanto, dopo aver chiesto al Coni la modifica dello Statuto – modifica recepita dal Coni stesso, nella quale chiedevamo l'estensione esplicita del contrasto a tutte le forme di discriminazioni, anche quelle legate all'orientamento sessuale e all'identità di genere –, ci auguriamo che il mondo dello sport italiano dia ulteriori segnali di rinnovamento. Ci auguriamo inoltre che le prossime Universiadi di Napoli del 2019 possano essere le "Olimpiadi Rainbow" per superare definitivamente i giochi olimpici "omofobi" nella Russia di Putin, a Sochi del 2014, che portarono il Cio (Comitato olimpico internazionale) a inserire la clausola di non discriminazione nel contratto con qualsiasi futura città ospitante i giochi olimpici».

Quanto mai opportuna, dunque, la presentazione nell’ambito dello stesso convegno del volume Terzo tempo Fair Play: i valori dello sport per il contrasto all’omofobia e alla transfobia, edito in ottobre per i tipi partenopei Mimesis. Curato da Giuliana Valerio (Università Parthenope), Paolo Valerio (direttore Centro SInAPSi - Università Federico II) e Manuela Claysset (responsabile politiche di genere e diritti Uisp), il volume raccoglie in 150 pagine gli atti del convegno tenutosi a Napoli il 22 aprile 2015. Quello odierno si pone dunque in piena linea di continuità col precedente.

Difatti i lavori congressuali, come dichiarato a Gaynews Paolo Valerio, offriranno «l’occasione di un confronto tra esperti provenienti da diversi ambiti professionali e disciplinari. Il convegno di oggi è finalizzato ad approfondire, anche dal punto della ricerca scientifica, un tema poco studiato e indagato nel nostro Paese.

La presenza, inoltre, di studenti di Scienze Motorie, di atleti, di rappresentanti del mondo della scuola e del mondo sportivo italiano offrirà, attraverso i rispettivi interventi e testimonianze, un’ulteriore occasione per ribadire la necessità di eliminare nello sport ogni forma di discriminazione legata a identità di genere e a orientamento sessuale.

Auspico, insieme ad Antonello Sannino, che alla fine del convegno possa essere stilato con gli esperti, gli studenti di Scienze Motorie e tutti i partecipanti un documento da trasmettere agli organizzatori delle prossime Universiadi che si svolgeranno a Napoli. Documento che ribadisca come nello sport, sia a livello agonistico sia amatoriale, non debba esistere né essere tollerata alcuna forma di omofobia e transfobia».

e-max.it: your social media marketing partner

Glasgow, Colonia, Vienna e Budapest. Partendo da Roma. Il progetto Outsport di Gaycs e Aics, per combattere le discriminazioni omo-transfobiche e di genere nello sport, entra nel vivo con la recente Training of Trainers, l'elaborazione di "nuovi strumenti educativi per chi opera in ambito sportivo".

Ne abbiamo parlato con il coordinatore Rosario Coco.

 

Ci spieghi cosa è Outsport?

Outsport è un progetto europeo cofinanziato dal programma Erasmus+ della Commissione Europea e promosso da Aics (Associazione italiana cultura sport) e da Gaycs, il dipartimento Lgbt che ha lavorato per diversi anni alla progettazione dell'iniziativa.  Coinvolge cinque Paesi: oltre all'Italia abbiamo la Scozia, la Germania, l'Austria e l'Ungheria.

Le parole chiave di Outsport sono tre: ricerca, formazione, sensibilizzazione. Il principale obiettivo è studiare le discriminazioni all’interno dello sport per far diventare lo sport stesso uno strumento di inclusione.

Secondo la Fra (European Union Agency for Fundamental Rights) circa il 50% delle persone Lgbt intervistate (90.000 in tutta Europa) evita determinati spazi sociali “per paura di aggressioni, molestie o minacce dovute al proprio essere lgbti”. Ebbene, nel 42% dei casi, questi spazi sono associazioni sportive (sport club). Seppur molto grave, questo è l’unico dato europeo sul tema. Un’altra informazione ci arriva invece dallo studio australiano “Out of the field”, il primo al mondo relativo alla popolazione di Uk, Stati Uniti e Australia, secondo il quale almeno il 50% delle persone gay e lesbiche hanno subito molestie fisiche e verbali nello sport.

Il nostro obiettivo è prima di tutto migliorare la conoscenza del fenomeno, partendo dal presupposto che anche moltissime persone eterosessuali sono state colpite da insulti e disciminazioni omo-transfobiche e dal fatto che il fenomeno sia strettamente connesso al tema del sessismo. Per questo, Outsport promuove la prima ricerca scientifica organica dedicata al fenomeno, affidata all’interno del partenariato alla German Sport University di Colonia, ricerca che verrà ultimata nel novembre 2018.

Qual è stato l'ultimo evento importante?

Dopo la presentazione del progetto lo scorso luglio alla Camera dei Deputati e l’evento rivolto al grande pubblico nella cornice del Gay Village, dal 5 al 9 ottobre scorsi, si è tenuta la International Training of Trainers. Un gruppo di 12 formatori e formatrici è stato selezionato dalle realtà partner: Aics (Italia), Leap (Scozia), Vidc Austria), Frigo Ungheria).

È stata messa a punto una nuova metodologia basata sull’educazione non formale attraverso lo sport (Ets) per offrire nuovi strumenti educativi per chi opera in ambito sportivo: dagli atleti e agli allenatori, fino alle istituzioni sportive. È la prima volta che questo metodo viene applicato alle tematiche lgbti. Gli esercizi Ets permettono di lavorare sull’esperienza diretta, sulle attitudini e sulle capacità, che si affiancano alle conoscenze di base nel quadro delle competenze. L’obiettivo è quello di sviluppare ambienti sportivi sicuri in cui ognuno possa sentirsi pienamente rispettato a prescindere dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere.

Questo corso è un concreto passo avanti per fare dello sport stesso uno strumento educativo per contrastare questo genere ti discriminazioni nella società e punta a sviluppare nuovi progetti a livello nazionale.

 

Ma è davvero una priorità lo sport nell'agenda Lgbt?

Lo sport è uno spazio educativo, che lo si voglia oppure no. Pensiamo all’impatto educativo sulle giovani generazioni del nuovo contratto di Neymar. Non esattamente ai soldi. Ma alla clausola per cui può utilizzare il borsone con il proprio logo ad esempio. È autorizzato ad essere diverso in sostanza, anzi superiore. Per fortuna lo sport professionistico inizia a proporre anche esempi positivi, come la campagna dell’UEFA Equal Game.

La sfida che sia apre se consideriamo lo sport di base, i campi di periferia e tutto l’indotto di comunicazione e immaginario collettivo che ruota intorno allo sport è gigantesca. Dopo le unioni civili, il movimento è indubbiamente chiamato a un salto di qualità verso una battaglia sempre più universale, che reinterpreti l’elemento identitario e riesca a far capire al grande pubblico che i temi arcobaleno non riguardano solo “i gay” ma i diritti umani e la libertà di ciascuno e ciascuna.

In questo scenario, lavorare sullo sport come spazio educativo che si affianca alla scuola, come terreno di sensibilizzazione, come fenomeno di studio, diventa certamente una priorità. L’approccio della ricerca e del progetto Outsport in generale è trasversale: non ci occupiamo solo delle persone lgbti che fanno sport, bensì affrontiamo l’omo-transfobia considerandola un sistema di pregiudizi che investe l’intera comunità, dentro e fuori lo sport.

Nei campi di calcio, ad esempio, è molto facile sentire “frocio” usato come insulto anche verso persone etero o “maschiaccio”, usato verso una ragazza che gioca semplicemente in modo ritenuto “maschile”. Per lo stesso motivo, il nostro approccio al tema ritiene indispensabile lavorare insieme tanto sull’omo-transfobia quanto sul tema del maschilismo, che è il principale pilastro culturale dei luoghi comuni che affrontiamo.

Se chiediamo al bullo di turno cosa voglia dire con “frocio”, molto probabilmente ci risponderà “femminuccia”, “checca”. Specularmente, il “il maschiaccio” riferito alle donne, è un insulto che viene da chi percepisce “improprio” e “presuntuoso” che una donna che si comporti o sembri un maschio.

Quali sono i prossimi obiettivi?

In questi giorni siamo alla conferenza di Ilga Europe, un’occasione per imparare e creare una collaborazione con il principale network lgbti al mondo. L’obiettivo è quello di realizzare nuovi progetti che possano portare avanti i risultati del progetto, ad esempio la realizzazione di corsi di formazione su scala nazionale o l’estensione della ricerca che si concluderà nel 2018 anche ad altri Paesi. Infine, grazie a Gaycs, l'Italia ospiterà nel 2019 i prossimi Eurogames, l'evento sportivo lgbt riconosciuto a livello europeo dalla Eglsf (European Gay and Lesbian Sport Association), un'iniziativa alla quale sto collaborando insieme al presidente di Gaycs Adriano Bartolucci Proietti. Il progetto Outsport servirà anche per arrivare pronti a questo appuntamento con importanti contenuti e spunti di lavoro da offrire ai e alle partecipanti. 

 

Cosa ti aspetti dal mondo associativo?

Nel 2019, Roma ospiterà l’importante evento degli Eurogames, i giochi europei dedicati alla lotta contro l’omofobia. Spero che in questo lasso di tempo le associazioni lgbti possano maturare al proprio interno la consapevolezza di questa battaglia e comprenderne fino in fondo le potenzialità. Credo che lo sport possa essere per il movimento anche uno strumento per recuperare il contatto con la propria base, non solo con le persone lgbti, ma anche con tutte e tutti coloro che sostengono la nostra causa e che per una serie di motivi si sono allontanati dalle attività dell’associazionismo.

E dalla politica?

A livello europeo, è stato appena varato il Piano Europeo per lo Sport 2017-2020. Come negli anni precedenti, tra gli le priorità relative all’inclusione e all’integrazione sociale è stato inserito il tema della gender equality, ma non delle sexual orientation and gender identity discrimination. Con la propria azione, Outsport vuole contribuire in questa direzione. Si badi bene, che tale conquista avrebbe un impatto anche sulla causa dei diritti delle donne, proprio perché il tema della gender equality, pur concentrandosi sulla presenza delle donne nello sport, non implica direttamente il contrasto dei pregiudizi di genere.

I concetti di sexual orientation e gender identity, specie in un approccio trasversale, impongono invece azioni di portata culturale indubbiamente più ampia.

Per quanto riguarda l’Italia, la questione è legata indubbiamente al ruolo che le istituzioni scolastiche riusciranno ad avere. Il Coni ha approvato nel 2016 nel proprio regolamento la condanna delle discriminazioni omofobiche, ma sappiamo bene che si tratta di un principio che per ora rimane sostanzialmente sulla carta. Pochi giorni fa, il Miur ha finalmente emanato le linee guida del famoso comma 16 dell’articolo 1 de “La Buona Scuola”, quello che diede vita al polemica sul “gender” nelle scuole. Purtroppo, la parola “omofobia” non esiste e nello spot del Miur si omettono le discriminazioni per orientamento sessuale. Dopo tre anni dobbiamo accontentarci di un generico “contrasto di tutte le discriminazioni”, come se si trattasse di una piccola minoranza linguistica. E’ anche per questo che è necessario per il movimento quel salto di qualità in senso trasversale e universalistico di cui parlavo prima.

e-max.it: your social media marketing partner

La sera del 31 ottobre dozzine di componenti del movimento di estrema destra Marcia Georgiana hanno manifestato a Tbilisi dinanzi alla sede della Federazione Calcio Georgiana per chiedere l’estromissione dalla nazionale del difensore Guram K'ashia. Urla e striscioni omofobi, lancio di lacrimogeni, incenerimento di una bandiera rainbow. Il corteo si è concluso con l’arresto di otto persone per atti teppistici.

Agli occhi dei manifestanti Kashia avrebbe vilipeso i valori tradizionali del popolo georgiano nei Paesi Bassi, dove gioca  nella Vitesse Arnhem. Domenica 29 ottobre, in occasione della partita con la PSV Eindhoven, il calciatore ha indossato al braccio la fascia da capitano a tonalità arcobaleno. Un inequivocabile segno a sostegno delle persone Lgbti e parte della prosecuzione di una serie di iniziative organizzate in Olanda per il Coming Out Day.

Solidarietà immediata da parte del presidente della Federazione Calcio Domenti Sichinava e del Capo di Stato Giorgi Margvelashvili, che ha dichiarato: «Ognuno deve esercitare libertà di espressione. Dobbiamo rispettare i diritti umani e le libertà. Condivido l’unanime vicinanza che la società sportiva ha espresso a Guram K'ashia». Molti georgiani hanno manifestato il proprio sostegno al giocatore cambiando la foto dei profili social con quella di K'ashia.

Quanto successo il 31 ottobre a Tbilisi è comunque riprova del crescente clima omotransfobico nel Paese, di cui si lamentano da tempo attiviste e attivisti Lgbti. Complice anche l'influente gerarchia ortodossa nazionale.

Non è un caso che Papa Francesco, nel corso del viaggio apostolico in Georgia nell'ottobre 2016, abbia rilasciato una delle dichiazioni più forti contro l'ideologia gender: «Un grande nemico del matrimonio, oggi: la teoria del gender. Oggi c’è una guerra mondiale per distruggere il matrimonio. Oggi ci sono colonizzazioni ideologiche che distruggono, ma non si distrugge con le armi, si distrugge con le idee. Pertanto, bisogna difendersi dalle colonizzazioni ideologiche».

Guarda il VIDEO 

e-max.it: your social media marketing partner

Due volte campione del mondo e argento olimpico nel 1988 a Seul nei 110 metri ostacoli, Colin R Jackson ha fatto coming out.

L’atleta di Cardiff, dal 2004 commentatore sportivo per la Bbc dopo aver abbandonato l’anno prima l’attività agonistica, ha scelto una trasmissione della Sveriges Television (Svt) per rivelare la propria condizione a lungo negata.

Colloquiando coi due ori olimpici Kajsa Berqvist (ex campionessa saltista) ed Erik Peter Häggström (ex campione di salto in lungo), entrambi omosessuali dichiarati, Jackson ha affermato di aver a lungo tergiversato nel fare coming out non volendo «sollevare scalpore intorno alla sua storia».

Ha poi raccontato di aver detto di essere gay ai propri genitori già nel 2003 nella cucina di famiglia. «Dalla loro reazione – ha aggiunto –  ho capito di avere i genitori migliori del mondo, perché mi sono stati di grande aiuto».

 

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video