Condannata a 1.500 euro di multa per aver diffamato in maniera continuata e aggravata a mezzo stampa le persone Lgbti, accomunando omosessualità a pedofilia, nonché a risarcire di 2.500 euro ciascuno il Coordinamento Torino Pride e Rete Lenford. 

Questa la sentenza emessa oggi dalla giudice Maria Eugenia Cafiero nei riguardi dell’endoscopista Silvana De Mari, che è stata però assolta dagli altri due capi d'imputazione. Per i quali, secondo quanto dichiarato da Nicolò Ferraris, legale del Coordinamento Torino Pride, «attendiamo di leggere le motivazioni».

Come noto, la scrittrice di romanzi fantasy e collaboratrice del quotidiano La Verità, anche dopo l’istruzione del processo a suo carico presso la Sesta Sezione penale del tribunale di Torino, non ha mai smesso di presentare l’omosessualità quale «situazione da cui si può comunque uscire, è possibile guarire», a correlarla con la pedofilia, a indicarne gli atti quali pratica d’iniziazione al satanismo.

Cosa che aveva spinto ieri il pm Giuseppe Riccaboni a chiedere che il versamento della somma (fissata però a 1000 euro) fosse immediatamente esecutivo, non essendoci i presupposti per la sospensione condizionale. Il magistrato aveva infatti osservato come Silvana De Mari potrebbe in futuro continuare a tenere comportamenti analoghi anche sulla base di un recente intervento della stessa a una puntata della trasmissione Otto e Mezzo, come ricordato dagli avvocati di parte civile Nicolò Ferraris (Coordinamento Torino Pride) e Michele Potè (Rete Lenford).

Proprio l’avvocato Potè (che è anche il legale del Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli nell’altro procedimento per diffamazione continuata e aggravata a mezzo stampa a carico di Silvana De Mari, per la quale è stata rinviata a giudizio il 21 marzo 2019) aveva ieri ricordato: «Non posso ancora credere che nel 2018 ci si debba occupare di affermazioni che ci riportano nel Medio Evo.

Silvana De Mari si presenta come psicoterapeuta ma le sue affermazioni non hanno nulla di scientifico. Sono state abbondantemente superate. Già Freud aveva chiarito che l'omosessualità non può essere considerata una malattia, ma l'imputata, per sua stessa ammissione, Freud lo ha studiato poco».

Viva soddisfazione è stata subito espressa da Alessandro Battaglia, componente del Coordinamento Torino Pride, che ha parlato di «sentenza storicaA quanto ci consta, mai è successo che un'associazione Lgbti venisse ammessa a un processo per diffamazione. Ci siamo affidati alla magistratura con esposto ed è già un coronamento».

In quanto assolta da due dei tre capi d'imputazione, non ha però mancato di cantare vittoria anche la stessa De Mari, che ha dichiarato: «La libertà di critica è salva. Il mio dovere di medico è lanciare l'allarme sanitario».

In ogni caso, la collaboratrice del quotidiano diretto da Maurizio Belpietro ha anche annunciato il ricorso in appello«Il movimento Lgbt - ha speigato - è un movimento politico che ho diritto di attaccare. Motivo per cui ricorreremo».

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To Housing è il nuovo progetto di co-housing sociale che apre a Torino per accogliere persone Lgbti in difficoltà e in condizioni di estrema vulnerabilità. 

Prima esperienza con queste caratteristiche in Italia, To Housing potrà accogliere 24 ospiti in 5 appartamenti di proprietà di Atc – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale non destinati alle graduatorie per le case popolari.

Due parole chiave ispirano il progetto: riproducibilità e extraterritorialità. Il modello di lavoro del progetto, infatti, è sviluppato per consentirne la replicabilità anche in altri contesti e, sebbene l’epicentro del progetto sia Torino, To Housing ha carattere regionale e nazionale grazie al continuo scambio con le altre realtà regionali e nazionali del movimento Lgbti.

To Housing nasce non solo per rispondere all’emergenza abitativa ma anche per attivare, proprio a partire da un bisogno primario e fondamentale come la casa, percorsi di reinserimento sociale. Verranno accolti giovani tra i 18 e 26 anni allontanati dalle famiglie di origine a causa dell’orientamento sessuale; migranti e rifugiati omosessuali, anziani Lgbti in condizione di solitudine o povertà, persone transessuali e transgender.

To Housing è stato pensato per tutte e tutti coloro che vivono una condizione di doppia discriminazione – orientamento sessuale, origine etnica, età, condizione sociale – e si trovano in condizione di povertà e/o esclusione sociale. In questa prospettiva assicurare un luogo sicuro dove poter vivere rappresenta l’occasione per intraprendere un percorso di uscita dal disagio e di (re)inserimento socio-lavorativo.

Un’equipe di accoglienza composta da educatori, psicologi e assistenti sociali esaminerà le segnalazioni (che potranno arrivare anche in modo diretto contattando Quore al numero dedicato, che sarà attivo dalle 13:00 alle 18:00 e indicato sul sito da lunedì 17 dicembre, o scrivendo alla mail This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.), svolgerà il primo colloquio e valuterà l’accesso degli ospiti. La permanenza media prevista di 8 mesi potrà essere eventualmente estesa per completare il percorso di autonomia degli utenti.

Il progetto è realizzato dall’associazione Quore e può contare su una cooperazione virtuosa tra pubblico e privato. To Housing può contare sul supporto del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, della Regione Piemonte, del Consiglio Regionale del Piemonte, della Città di Torino, di Atc – Agenzia Territoriale per la Casa del Piemonte Centrale e sul sostegno di Ikea, Iren, Bentley Soa, Philips, Cooperativa Di Vittorio, La Banca delle Visite e Medi.ca.

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È morto stamani nella sua casa romana in via della Lungara Bernardo Bertolucci. Regista, sceneggiatore, produttore, il maestro parmense della settima arte aveva 77 anni.

Gaynews vuole ricordarlo attraverso le parole commosse di Giovanni Minerba, cofondatore del Torino Gay & Lesbian Film Festival (oggi noto come Lovers Film Festival - Torino LGBTQI Visions) e presidente della prestigiosa rassegna cinematografica.

Un breve incontro, l’ultimo, fu quello di qualche mese fa a Torino. Giusto il tempo per ringraziarti per quello che, con la solita saggezza, avevi detto durante l’incontro pubblico al Salone del libro e al Museo del Cinema con l’amico comune Luca Guadagnino. Ma soprattutto ringraziarti per il cinema che ci hai regalato

«Meditare è una delle esperienze più fantastiche dell’esistenza»: furono le tue ultime parole in quella occasione. Adesso te ne sei andato, lasciando un segno che resterà indelebile.

I tuoi capolavori da Il conformistaNovecento, Ultimo tango a Parigi, Il tè nel deserto, Piccolo Buddha fino a L'ultimo imperatore nessuno potrà mai dimenticarli. 

Il nostro primo “incontro” per me avvenne già con La commare secca: il tuo primo film. Forse perché arrivava da un’idea di Pier Paolo Pasolini, dal tuo vivere con lui, dalla tua prima rivoluzione o semplicemente perché era un bel film, che negli anni a venire riproposi in una delle retrospettive del TGLFF. 

Poi ci innamorammo di Partner, il tuo ’68, tanto che un po’ di anni dopo con Ottavio Mai decidemmo di dare lo stesso titolo a quello che fu il nostro ultimo film girato insieme: non si trattava del nostro ’68, ma poteva anche esserlo, perchè era parte della nostra vita, purtroppo anche della nostra rivoluzione.

Ciao Bernardo, ultimo grande Maestro!

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Classe 1955, il torinese Alberto Lanteri è considerato uno dei più rappresentativi esponenti del panorama artistico contemporaneo italiano. Stimato e apprezzato da collezionisti importanti, comprese le case reali di Belgio, Regno Unito, Olanda, Spagna, è stato ampiamente lodato da Vittorio Sgarbi.

Analizzandone le qualità e doti pittoriche, il critico d’arte ha riconosciuto a Lanteri la capacità di una continua crescita e adattamento ai nuovi stilemi artistici, filtrati e  personalmente rielaborati, sì da collocarlo nella cerchia dei Neorealisti.

La scorsa settimana l’artista ha realizzato una tela che, intitolata The Persecution, è un chiaro messaggio contro l’omofobia alla luce delle recenti campagne d'arresti annunciate dal governatore di Dar es Salaam Paul Makonda.

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Per saperne di più, l’abbiamo raggiunto nel suo atelier torinese.

Maestro Lanteri, com’è nata The Persecution?   

Sinceramente mi sono interessato di quanto sta avvenendo in Tanzania sin da quando i media ne hanno dato notizia. Ma poi, sollecitato da Luca Spagnoli, mio collaboratore, ho deciso di realizzare quest’opera. Luca mi ha detto: Perché non realizzi un quadro ispirato alla persecuzione delle persone omosessuali in Tanzania? Immediatamente ho pensato che era una buona idea. Mi è venuta in mente questa cartina geografica da cui emerge un volto urlante.

Quale il messaggio che vuole trasmettere?

Credo giusto che ogni persona possa vivere, oggigiorno, come desidera e amare come vuole. Nessun individuo dovrebbe essere discriminato per il suo orientamento sessuale o identità di genere. Quest’opera, dunque, rappresenta da una parte l’urlo delle persone Lgbti tanzaniane. Dall'altra vuole essere un messaggio d’uguaglianza.

È la prima opera in cui affronta direttamente il tema dell’omofobia o ce ne sono altre?

Non è la prima volta che realizzo un’opera dedicata all'universo Lgbti. Forse è la prima a essere così espressamente rappresentativa. Personalmente sono stato sempre vicino alle istanza della collettività arcobaleno. Ricordo che, quando ero più giovane, militavo nel Partito Radicale. All’epoca - avrò avuto 24 o 25 anni - ci si riuniva per parlare e affrontare tali tematiche.

Il principio dell’ars gratia artis è irrinunciabile. Ma può l’arte, secondo lei, assolvere anche a un compito formativo soprattutto in tempi di odio e ignoranza come quelli attuali?

L’arte può, a mio parere, svegliare le menti. Purtroppo c’è molta ignoranza e bigottismo nelle persone. Sotto un certo punto di vista le trovo più aperte rispetto al passato. Sotto altri aspetti no. Credo che, in generale, il vero pericolo sia costituito dalle religioni: sono esse a frenare le persone e a riempirle di paura. Se più artisti si mettessero insieme per lottare l’omofobia e la paura inculcata dalla religioni, sarebbe non solo molto bello ma anche molto efficace per l’avanzamento della società.

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È partita alla 17:00, dalla suggestiva piazza Vittorio Veneto di Torino, la Trans Freedom March che, attraversando il centro città tra bandiere arcobaleno, musiche e striscioni, chiede maggiore attenzione verso le persone transgender, la cui dignità è troppo spesso negata nel nostro Paese.

A organizzare, come ogni anno, la manifestazione, giunta alla 5° edizione, il Coordinamento Torino Pride, la cui coordinatrice Giziana Vetrano aveva rilasciato giorni fa a Gaynews le seguenti dichiarazioni: «La Trans Fredoom March è per noi molto importante, così come lo sono le molte attività organizzate dal Coordinamento Torino Pride per combattere ogni forma di discriminazione. Stiamo vivendo in momenti molto bui, in cui la nostra comunità è continuamente sotto attacco e per questo è necessario non abbassare mai la guardia. Con l’obbiettivo di arrivare al momento in cui si comprenderà davvero che non esistono diritti di singole categorie ma che ogni diritto conquistato è un patrimonio prezioso di tutte e tutti».

In prima fila anche la sindaca Chiara Appendino, già protagonista nella giornata di venerdì 16 di un importante intervento al’evento d’apertura del Congresso Nazionale di Arcigay

Daniela Lourdes Falanga, delegata di Arcigay Napoli per le politiche Trans, non ha dubbi circa la rilevanza di questa manifestazione di piazza: «La Trans Freedom March - ha dichiarato - è determinante per focalizzare l’attenzione sul piano nazionale circa la questione irrisolta delle persone transgender, che ancora si vedono irriconosciute nelle loro necessità e nelle peculiarità dei loro corpi e si trovano nel vuoto normativo da cui consegue una terribile castrazione sociale. Un handicap questo che bisogna abbattere assolutamente e di cui l Italia deve urgentemente prendersi carico».

«In questo momento storico e politico la Trans Freedom March è importantissima - ha detto Sandeh Veet, che si fece portavoce di una tale idea nel 2013 trovando subito entusiasta accoglienza da parte dell'allora coordinatore de Coordinamento Torino Pride, Alessandro Battaglia -  perché rimarca l’urgenza di essere al fianco di tutte le persone transessuali e, in generale, di tutte le donne che subiscono violenza da mariti e fidanzati. Bisogna essere accanto a tutto il mondo femminile e marcire insieme per un mondo migliore».

Presente alla kermesse anche l’assessore Comunale alle Pari Opportunità e alle Famiglie Marco Giustaper il quale «la Trans Freedom March è importante perché ci ricorda il lavoro che dobbiamo continuare a svolgere sia relativamente alla diffusione di cultura, conoscenza e formazione, nelle scuole con docenti e studenti, sia relativamente alle politiche funzionali all’inclusione nel mondo del lavoro di tutte quelle individualità che vivono situazioni di marginalità sociale e di stigma».

Nella folla colorata della marcia, abbiamo incontrato lo scrittore Ariase Barretta, il cui ultimo lavoro, Living Fleshlight, pubblicato da Meridiano Zero, è un romanzo distopico sulla reificazione del corpo femminile. 

«In queste occasioni bisogna esserci sempre - afferma sicuro Barretta - per manifestare contro ogni razzismo, contro i fascismi di questo nuovo medioevo del pensiero per la riaffermazione delle identità libere ed erranti e della più totale autodeterminazione del corpo».

Durante la marcia, un gruppo di attiviste trans, scambiandosi una candela, ha evocato i nomi delle vittime di odio transfobico e Daniela Lourdes Falanga, dopo aver ringraziato con particolare attenzione Sandeh Veet e Monica Marchi, ha sottolineato l’importanza di un evento che rende le persone transessuali protagoniste dell’azione politica del Paese, liberandole dallo stigma riservato a chi, fino ad ieri, era considerato alla stregua di un fenomeno.

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Al via, nel pomeriggio, il XVI° Congresso nazionale d’Arcigay che si terrà a Torino, fino a domenica 18 novembre, con la partecipazione di 157 delegati e delegate nelle vesti di rappresentanti dei 56 comitati territoriali.

A partire dalle 16:00 d’oggi avranno luogo presso la Sala Camera del Centro della Fotografia (via delle Rosine, 18) gli interventi inaugurali con le relazioni di fine mandato da parte di Flavio Romani e Gabriele Piazzoni, rispettivamte presidente e segretario nazionale uscenti.

Previsti, inoltre, i saluti della deputata Laura Boldrini (LeU), del presidente del Comitato interministeriale per i diritti umani Fabrizio Petri, della sindaca Chiara Appendino, dell’assessore comunale alle Pari Opportunità Marco Giusta, dell’assessora regionale alle Pari Opportunità Monica Cerutti, del consigliere regionale Marco Grimaldi (Si), della segretaria dei Radicali Italiani Silvia Manzi, del responsabile del Dipartimento Diritti civili del Pd Sergio Lo Giudice, della presidente di Arci Francesca Chiavacci nonché Francesca Druetti quale rappresentante di Possibile.

Si susseguiranno inoltre gli interventi dei portavoce di sigle sindacali e associazioni Lgbti. Tra quelle, invece, assenti il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli.

Domani e domenica il congresso avrà rispettivamente luogo presso l'Open 011 (Corso venezia, 11) l'Environment Park (via Livorno, 60), dove delegati e delegate si riuniranno per discutere gli ordini del giorno approntati nei Congressi territoriali. Sempre domenica si porranno al voto le mozioni congressuali e s'eleggerà il nuovo direttivo.

Per la mozione Liberazione senza confini è candidato a presidente il 44enne biscegliese Luciano Lopopolo. Mira invece a un rinnovo del mandato di segretario il cremasco 34enne Gabriele Piazzoni.

La mozione Il nostro orgoglio a voce alta vede invece puntare alla carica di presidente la 47enne palermitana Daniela Tomasino (prima candidatura femminile ai vertici d’Arcigay), a quella di segretario il 40enne reggiano Alberto Nicolini.

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Oggi a Torino, presso le sale settecentesche di Palazzo Graneri della Roccia, sede del Circolo dei Lettori, è stata presentata la Trans Freedom March 2018, che si terrà, sabato 17 novembre, con partenza da piazza Vittorio Veneto alle ore 16.30.

Alla conferenza stampa sono intervenuti Monica Cerutti, assessora alle Pari Opportunità della Regione Piemonte, Marco Giusta, assessore comunale alle Famiglie e ai Diritti, Sandeh Veet, presidente di Sunderam Identità Transgender Torino OnlusMaurizio Gelatti e Alessandro Battaglia del Coordinamento Torino PrideFrancesca Caston e Mako Pilati hanno invece portato la propria preziosa testimonianza di persone T che vivono a Torino.

La Trans Freedom March nasce per celebrare il Transgender Day of Remembrance (TDoR): una ricorrenza della comunità Lgbtqi per commemorare le vittime dell'odio e del pregiudizio anti-transgender. La commemorazione fu isituita in ricordo di Rita Hester, il cui assassinio nel 1998 diede avvio al progetto web Remembering Our Dead e, nel 1999, a una veglia a lume di candela a San Francisco. Da allora l’appuntamento è cresciuto fino a comprendere manifestazioni in centinaia di città in tutto il mondo.

Durante il corteo e sul palco della Trans Freedom March, che è organizzata dal Coordinamento Torino Pride in collaborazione con Sunderam Identità Transgender, la commemorazione sarà accompagnata musicalmente dalla voce di Elisa Fagà, dalla celebre violinista H.E.R. (esibitasi, fra gli altri, con Franco Battiato e Lucio Dalla), dall’arpista Cecilia Lasagno, protagonista di una felice esperienza al Festival di Sanremo 2018, dalla vocalist, performer e dj Tischy Mura e dalle folli note dei giocolieri di pentagrammi che compongono la fanfara di musica da strada Bandaradan.

Al termine, sul palco allestito in piazza Castello, come di consueto, verranno letti i nomi delle persone decedute a causa dell'odio transfobico. Inoltre, sempre sabato 17, alle 9:30, presso la Sala Carpanini di Palazzo di Città si svolgerà il convegno Minori e identità di genere, organizzato in collaborazione con il Servizio Lgbt del Comune di Torino, che sarà seguito da Gaynews.

«La Trans Fredoom March - ha dichiarato a Gaynews Giziana Vetrano, coordinatrice del Torino Pride - è per noi molto importante, così come lo sono le molte attività organizzate dal Coordinamento Torino Pride per combattere ogni forma di discriminazione. Stiamo vivendo in momenti molto bui, in cui la nostra comunità è continuamente sotto attacco e per questo è necessario non abbassare mai la guardia. Con l’obbiettivo di arrivare al momento in cui si comprenderà davvero che non esistono diritti di singole categorie ma che ogni diritto conquistato è un patrimonio prezioso di tutte e tutti».

«Questo è un anno importante per tutto il movimento Lgbtqi+ - ha invece affermato Sandeh Veet, presidente di Sunderam - e il movimento femminista, al cui interno si configurano, in Italia, cambiamenti, riequilibri e progettualità. In un'Italia, dove sembra che il cambiamento promesso non abbia futuro, dove i diritti acquisiti vengono minacciati da un governo palesemente salviniano e fascista.

Questa marcia è delle persone trans ma è anche la marcia di tutte quelle donne che quotidianamente vengono barbaramente assassinate da mariti, fidanzati e amanti. Femminicidi che includono le persone transgender, perché è il femminile che viene attaccato e brutalmente assassinato».

ll TDoR e la Trans Freedom March si svolgeranno con il patrocinio della Regione Piemonte, del Consiglio Regionale del Piemonte e del suo Comitato per i Diritti Umani e della Città di Torino.

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Quarta udienza stamani, presso la sesta sezione penale del tribunale di Torino, del processo a carico dell'endoscopista Silvana De Mari, accusata di diffamazione continuata e aggravata a mezzo stampa contro le persone Lgbti.

Secondo quanto annunciato il 18 luglio, la giudice Melania Eugenia Cafiero aveva ammesso, il 21 settembre, la richiesta di costituzione di parte civile da parte del Coordinamento Torino Pride, che aveva presentato l'esposto contro la collaboratrice de La Verità nel 2017, e di Rete Lenford, rispettivamente rappresentati dagli avvocati Niccolò Ferraris e Michele Potè.

«Non si può ingiuriare dicendo la verità». Queste le parole con cui ha esordito oggi Silvana De Mari, per poi continuare: «La mia gravissima preoccupazione riguarda soprattutto la situazione sanitaria: i casi di Aids, gonorrea, sifilide sono in aumento. Se gli uomini continueranno ad avere rapporti con altri uomini assisteremo a una catastrofe mondiale».

La collaboratrice de La Verità, che ha prodotto quattro memorie di diverse centinaia di pagine, ha quindi parlato del sesso anale tra persone omosessuali maschili«che moltiplica per nove il rischio di contrarre malattie sessualmente trasmissibili, soprattutto per chi lo pratica in modo passivo». Né sono mancati i riferimenti all'omosessualità quale «situazione da cui si può comunque uscire, è possibile guarire».

L'imputata è quindi tornata ad associare pedofilia a omosessualità, dichiarando: «La pedofilia è un orientamento sessuale caratterizzato dall'attrazione erotica verso i minori. Penso che alcune persone del movimento Lgbt stiano diffondendo la pedofilia. L'ultimo libro di Mario Mieli, a cui è dedicato un circolo, dice: Noi faremo l'amore con loro e, a mio parere, si tratta di apologia all'abuso su minore. Senza dimenticare che personaggi di spicco del mondo gay hanno rilasciato dichiarazioni ambigue sulla libertà sessuale del bambino».

Nel corso dell'udienza è stato anche ascoltato il teste dell’accusa Alessandro Battaglia, coordinatore uscente del Torino Pride, che ha dichiarato a Gaynews«Ciò che abbiamo ascoltato stamane non è molto diverso da ciò che abbiamo già letto e denunciato. Quello di cui ci si dimentica è che le parole molto spesso sono pietre e le pietre fanno male a tutta la comunità Lgbtqi.

Siamo chiaramente pronti a qualsiasi conclusione della vicenda ma crediamo che, oltre agli insulti e alle ingiurie che ci sono state rivolte e che continuiamo a contestare con forza, il nostro pensiero debba andare ai ragazzi e alle ragazze più giovani e con meno strumenti di difesa di quelli che abbiamo noi e che vivono condizioni difficili di accettazione. Chiaro è che loro e i loro genitori sentendo affermazioni così umilianti non potranno essere aiutati nel superare le difficoltà connesse all'accettazione.

Stupisce infine che, secondo Silvana De Mari, la pedofilia sia un orientamento sessuale ed, essendo presenti in tutti gli statuti delle associazioni italiane Lgbti la difesa e la tutela contro le discriminazioni per orientamento sessuale, les stese non facciano altro che diffondere il messaggio che la pedofilia - e di conseguenza l'abuso su minori - siano pratiche lecite che tutti e tutte noi tuteliamo».

La giudice monacratica ha fissato la prossima udienza al 13 dicembre, data in cui, verosimilmente, si concluderà il dibattimento con la sentenza. 

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Ieri è stata una giornata importante per il Coordinamento Torino Pride, l’associazione di secondo livello che raccoglie le principali associazioni Lgbti del territorio piemontese e le altre realtà che si adoperano per l’inclusione e la non discriminazione.

Importante perché, nel rinnovo delle cariche, una mamma arcobaleno, Giziana Vetrano, ha assunto l'incarico di coordinatrice. Un ruolo che svolgerà con determinazione come traspare dalle sue prime dichiarazioni: «L'omofobia è ancora una drammatica realtà e, quindi, il lavoro da fare tantissimo. Essere stata eletta coordinatrice per me è un onore e confido di essere all’altezza.

La nostra sarà una squadra coesa e combattiva e per questo, in uno spirito di ottimizzazione ed efficacia del lavoro, affideremo deleghe specifiche ai vari membri del direttivo. Sono anche molto felice per la prima imminente sfida: l’organizzazione della Trans Freedom March di novembre».

Giziana, educatrice professionale, succede ad Alessandro Battaglia che le dà il benvenuto con queste parole: «Da oggi dopo poco più di quattro anni, per mia scelta, non ricopro più il ruolo di Coordinatore del Torino Pride. Sono stati anni delicati, impegnativi, molto faticosi ma sensazionali sotto molti punti di vista. Faccio volontariato in associazioni Lgbtq da molti anni e ritengo ancora di più oggi che ci sia molto bisogno di essere attenti e vigili continuando ad impegnarsi in tutti gli aspetti del sociale.

Ringrazio davvero tutti e tutte coloro che mi hanno accompagnato fin qui e faccio davvero i miei migliori auguri di buon lavoro alla nuova Coordinatrice del Torino Pride e a chi compone il nuovo direttore con me. C’è e ci sarà ancora molto lavoro da fare. In conclusione non posso che ricordare e ringraziare il mio amico Lino Manfredi, che spero sia contento del risultato. Grazie».

Affiancheranno la coordinatrice nel direttivo, eletto all’unanimità, volti nuovi e molti componenti uscenti a partire proprio da Alessandro Battaglia. Con loro Paolo Blesio (Arcigay Torino), Silvano Bertalot (Amiche e amici della Cultura e del Festival del cinema Lgbt), Massimo Florio (vicepresidente nazionale di Arco e presidente della 011), Maurizio Gelatti (Amiche e amici della Cultura e del Festival del cinema Lgbt),  Luca Minici (associazione Quore) che ricoprirà il ruolo di segretario, Francesca Puopolo (Arcigay Torino), Gianni Roggero (Agedo Torino), Jacopo Rosatelli (Maurice Glbtq), Daniela Vassallo (Famiglie Arcobaleno). Una solida ed eterogenea  basse associativa per poter far sentire più forte la propria voce.

Il Torino Pride si impegnerà a continuare e a sviluppare il lavoro svolto sino ad ora dal precedente direttivo, a perseverare nella valorizzazione delle associazioni che lo compongono e a rendere la sua composizione ancora più plurale e intersezionale con il fine di difendere i diritti delle persone Lgbtqi e di combattere ogni forma di discriminazione. Particolare attenzione verrà riservata al mondo trans e per questo il nuovo direttivo e il Torino Pride tutto stanno già lavorando all’organizzazione della Trans Freedom March di novembre.

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Nell'aula della sesta sezione penale del tribunale di Torino si è tenuta, nella tarda mattinata, la terza udienza del processo a carico dell'endoscopista Silvana De Mari, accusata di diffamazione continuata e aggravata a mezzo stampa contro le persone Lgbti.

Secondo quanto annunciato il 18 luglio, la giudice Melania Eugenia Cafiero ha ammesso la richiesta di costituzione di parte civile da parte del Coordinamento Torino Pride e di Rete Lenford. 

Nel fissare la prossima udienza al 30 ottobre, la giudice monocratica ha invece respinto in toto i consulenti presentati dalla difesa, l'avvocato Mauro Ronco, perché non rilevanti per il procedimento.

Prima d'entrare in aula Silvana De Mari aveva postato su Facebook un breve video, nel quale chiedeva ai suoi fan di sostenerla perché in gioco nel processo a suo carico «c'è la libertà di parola».

Per il Coordinamento Torino Pride, le cui parti sono affidate all'avvocato Niccolò Ferraris, si tratta di una decisione importante, che evita di trasformare un'aula di tribunale in un circo mediatico nel quale rovesciare assurde teorie antiscientifiche che rischierebbero di dileggiare e offendere ulteriormente un’intera comunità.

Al riguardo il coordinatore Alessandro Battaglia ha dichiarato: «Continuiamo a pensare che la giustizia debba fare il suo corso e massima è la nostra fiducia nei suoi confronti».

Viva soddisfazione ha espresso, a nome di Rete Lenford, l'avvocato Michele Potè, che ha dichiarato a Gaynews«L'ammissione della nostra associazione come parte civile è stata motivata dai fini statutari della stessa rispetto all'imputazione, che ha per oggetto la denigrazione della condizione omosessuale.

Siamo anche soddisfatti perché la giudice ha escluso la richiesta, avanzata dalla difesa dell'imputata, di ascoltare dei consulenti tecnici che avrebbero dovuto parlare dell'omosessualità a livello psichiatrico. Anche perché sono oramai decenni che la comunità scientifica, all'unanimità, considera l'omosessualità una variante naturale del comportamento umano».

A carico della medica d'origine casertana pende anche un procedimento per diffamazione continuata e aggravata a mezzo stampa contro il Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli. Imputazione per la quale è stata rinviata a giudizio il 21 marzo 2019.

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