A dare inizio al Roma Pride, poco dopo 15:00, lo striscione del Mit, la cui delegazione è stata guidata dalla presidente Nicole De Leo e dalla presidente onoraria Porpora Marcasciano. Hanno percorso un breve tratto, prima che in testa al corteo si ponessero i rappresentanti del Coordinamento Roma Pride. Ma un gesto, quello del Mit, altamente simbolico per ricordare che i moti di Stonewall e il conseguente movimento contemporaneo di liberazione Lgbti non ci sarebbero stati senza Sylvia Rivera e le drag di Greenwich.

Dietro di loro una colorata marea umana, che si è ingrossata sempre di più durante il percorso fino a raggiungere le 500.000 persone.

18 i carri, tra cui quelli delle ambasciate di Canada e Regno Unito. E poi le associazioni Lgbti (dal Mieli ad Arcigay, dal Mit a TGenus, da Famiglie Arcobaleno ad Agedo, da Rete Genitori Rainbow al Colt, da Globe-Mae a Plus, da Gaynet a Gaylib, da Senes ai Leather Club italiani, da Di'Gay Project a Gaycs), le organizzazioni umanitarie nonché sigle sindacali come la Cgil, rappresentata dalla segretaria Susanna Camusso.

Presenti esponenti del mondo politico come l'europarlamentare Daniele Viotti, il segretario reggente del Pd Maurizio Martina, la senatrice dem Monica Cirinnà – che, salita sul carro del Mieli durante il percorso, ha fatto cantare ai partecipanti l’Inno di Mameli –, la deputata di +Europa Emma Bonino, il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti. Assente, invece, la sindaca Virginia Raggi, anche se per l’amministrazione capitolina c’erano il vicesindaco Luca Bergamo e alcuni assessori.

Il Roma Pride, che ha avuto due testimonial d'eccezione nei partigiani Modesto (92 anni) e Tina Costa (93 anni), è stato il primo (insieme a quelli di Pavia e Trento) a essere celebrato dopo le discusse dichiarazioni del ministro Lorenzo Fontana e il voto di fiducia al governo.

Un’occasione, dunque, per reagire a chi nella Lega vorrebbe relegare al silenzio e all’inesistenza le persone Lgbti, come sottolineato con fermezza in Piazzale Madonna di Loreto dal presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli Sebastiano Secci.

Un’occasione per ribadire al M5s che non è possibile non prendere le distanze da tali posizioni fascisteggianti, che non è possibile – come ripetuto da tanti loro esponenti negli ultimi giorni – contrapporre diritti civili a diritti sociali, essendo gli uni strettamente correlati agli altri.

Guarda la GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

La gioia immensa per l’attesa nascita, a Roma, della loro bambina dopo parto cesareo. E, poi, la delusione, la tristezza, la rabbia delle due mamme, V. e E., che, recatesi lunedì mattina 28 maggio all’Ufficio anagrafe, si sono viste rilasciare, nel tardo pomeriggio, un certificato recante il nome di una sola di esse. Ma non solo.

Ignorando volutamente che il concepimento della neonata è avvenuto a seguito di tecniche di procreazione medicalmente assistita di tipo eterologo con gamete maschile di donatore anonimo, come peraltro indicato nella relativa cartella clinica, è stato fatto risultare un vero e proprio falso in atto pubblico. Sul certificato è infatti attribuita alla madre riconosciuta la dichirazione secondo cui la bambina è nata da un rapporto sessuale sì da negare alla stessa il diritto a un’identità corrispondente alla realtà.

Una prassi inaccettabile ma pressoché generale a fronte di una realtà ben diversa. «Un bambino su venti nasce in Italia da tecniche di riproduzione assistita – ricordava recentemente a Gaynews l’avvocato Alexander Schuster –. Ma per lo Stato civile italiano tutti sono nati da un rapporto sessuale».

Tale è stato l’atteggiamento avuto al riguardo dalla sindaca Virginia Raggi che, come denunciato da Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford in un comunicato congiunto, «si è rifiutata di prendere atto della reale situazione di fatto, vale a dire del ricorso alla fecondazione eterologa con seme di donatore sconosciuto».

È quanto spiegato dalle avvocate Francesca Quarato (gruppo legale di Famiglie Arcobaleno) e Federica Tempori (gruppo legale di Famiglie Arcobaleno e di Rete Lenford), che seguono la coppia: «Le due madri si sono trovate davanti all’imbarazzo dei dirigenti del Comune, a cui la sindaca, diversamente da quanto avviene in altri Comuni, ha delegato la pratica, dimostrando di non voler prendere posizione».

Come se non bastasse, Virginia Raggi si è sempre rifiutata di ricevere Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford, anche solo per un colloquio, nonostante le numerose richieste avanzate.

Le presidenti delle due rispettive associazioni, Marilena Grassadonia e Maria Grazia Sangalli, hanno dichiarato al riguardo: «Stupisce il fatto che Chiara Appendino, sindaca di Torino e collega di partito di Virginia Raggi, si sia resa protagonista di una nuova stagione dei diritti Lgbt, mentre la sindaca di Roma sia rimasta sorda alle istanze delle numerose famiglie omogenitoriali della capitale.

A Roma si è creata una situazione paradossale, poiché mentre si trascrivono – correttamente– i certificati di bimbi con due padri perché nati all’estero, i figli e le figlie di due madri nati in Italia rimangono totalmente privi di tutele».

Dell’accaduto si parlerà stamani nel corso della conferenza stampa di presentazione del Roma Pide, che avrà luogo alle 12.00 presso Largo Venue in via Biordo Michelotti 2.

E Sebastiano Secci, portavoce del Roma Pride e presidente del Circolo di Cultuta omosessuale Mario Mieli, rincalza: «Abbiamo appreso con rabbia e sconcerto la scelta del comune di negare, ancora una volta, i diritti dei più deboli: i bambini. Adesso è giunto il momento che la sindaca Virginia Raggi e la sua giunta prendano una posizione netta come hanno già fatto Sala a Milano, Appendino a Torino, Orlando a Palermo e tutti gli altri sindaci illuminati che hanno a cuore il benessere di tutti i bambini.

Quei certificati di nascita vanno trascritti subito perché ogni minuto di inerzia comporta un’inaccettabile violazione di diritti umani fondamentali».

«Il Pride di Roma del 9 giugno – continua Secci - sarà l’occasione per ribadire che nella nostra città non c’è spazio per la discriminazione. Lo diremo in maniera forte e chiara: giù le mani dai nostri figli.

Per questo mi auguro che dalla giunta capitolina e dalla sindaca Raggi arrivi presto un segnale inequivocabile in merito, dando indicazioni agli uffici dell’anagrafe di procedere alle iscrizioni degli atti di nascita dei figli di coppie formate da persone dello stesso sesso. Ne va della dignità e dei diritti di tutti i cittadini e su questo non possiamo accettare compromessi».

e-max.it: your social media marketing partner

Contro ogni fascismo continueremo a resistere e lottare. La liberazione continua. Con queste parole si chiude Brigata Arcobaleno - La liberazione continua, il dettagliato documento politico del Roma Pride. Pride, che avrà luogo sabato 9 giugno.

Inserita all’interno di quell’onda arcobaleno che, a partire dal 17 maggio, sta invadendo lo Stivale e interesserà nel complesso 28 città italiane, la marcia dell’orgoglio Lgbti della capitale ha un innegabile rilievo. La recrudescenza di aggressioni omofobiche tra marzo e aprile, di cui tre proprio a Roma, pongono altresì in luce quanto si carichi di significato il Pride del 9 giugno quale appello alle istituzioni troppo a lungo sorde a una tale drammatica realtà. Il tutto sullo sfondo d’un rimontare di istanze cattofasciste con manifestazioni di protesta da parte di Forza Nuova e di processioni riparatorie, di cui anche a Roma ne è stata annunciata una, proprio per il 9 giugno, dal Comitato San Filippo Neri.

Sull’importanza di partecipare al Roma Pride ha parlato giorni fa anche la senatrice Monica CirinnàPer saperne di più, Gaynews ne parla con l’avvocato Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli e portavoce del Roma Pride, in un clima di tensione qual è quello che si respira all’indomani degli attacchi M5S, Lega e Fratelli d’Italia al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Ci avviciniamo al 9 giugno. Quali le iniziative messe in campo in vista del Pride?

Il 31 maggio ci sarà la conferenza stampa del Roma Pride 2018 che renderà pubblici tutti i dettagli di quest’anno ma intanto ti anticipo qualcosa. Giovedì 31 ci sarà un evento organizzato presso la residenza dell’Ambasciatore Uk avente ad oggetto l’influenza della pop Music inglese sulla comunità Lgbt+. Anche quest’anno, infatti, non abbiamo voluto rinunciare all’idea di accompagnare la Grande Parata del 9 giugno da un serie di eventi culturali e politici su tematiche care alla nostra comunità. Con questo spirito dal 2 all’8 giugno ripeteremo la riuscitissima esperienza della Gay Croisette che quest’anno sarà al LARGO, in zona Pigneto/Prenestina, nota e cara alla comunità Lgbt+ romana anche perché vicina al Qube, locale in cui si tiene da anni la serata Muccassassina e in cui si terrà ADORO, la festa ufficiale del Roma Pride.

Come sempre parleremo di politica, prevenzione, cultura ma ci sarà anche tanto spettacolo, arte e divertimento grazie all’impeccabile direzione artistica di Diego Longobardi. Per tutta le settimana della Gay Croisette ci sarà musica ed animazione fino a tardi grazie alla collaborazione delle organizzazioni care alla comunità Lgbt+ romana che daranno così un prezioso contributo al programma offerto dal Roma Pride 2018.

Come nasce l’idea di Brigata Arcobaleno?

Brigata Arcobaleno - La liberazione continua nasce dalla necessità di dare una risposta concreta alla situazione che imperversa nel nostro Paese. Sono ormai mesi che la cronaca denuncia da Nord a Sud continue aggressioni a danni di persone Lgbt+, vere e proprie aggressioni fasciste. Questo è il frutto di un clima politico avvelenato anche da una campagna elettorale che Amnesty International ha definito ‘intrisa d’odio e xenofobia’ indirizzati ‘non solo ai migranti, ma anche ai rom, alle persone Lgbt, alle donne e ai poveri’.  In un Paese che, purtroppo, tende a cancellare la memoria e a riscriverla a proprio piacimento, è giusto ricordare le Brigate della Resistenza e quei ragazzi e quelle ragazze che l’hanno portata avanti. Non si tratta, tuttavia, di una semplice celebrazione bensì di un impegno nel portare avanti quella lotta contro vecchi e nuovi fascismi. 

Il Circolo Mario Mieli già da tempo ha intrapreso un percorso di collaborazione politica con l’Anpi, che ha visto le diverse realtà del Coordinamento Roma Pride sfilare in prima linea alla manifestazione del 25 aprile. Questo è accaduto perché noi ci sentiamo parte di quella lotta e protagonisti della nostra battaglia, diversa ma idealmente affine, iniziata a Stonewall ‪il 28 giugno‬ del 1969, contro ogni forma di oppressione, prevaricazione, omologazione e normalizzazione delle nostre identità, dei nostri orientamenti affettivi e sessuali e delle nostre specificità, in una parola una lotta quotidiana contro ogni forma di fascismo.

Cosa s’intende per lotte trasversali, di cui si parla nel documento?

L’orizzonte politico alla vigilia del Pride è molto cupo, l’incertezza politica che stiamo vivendo in queste ore fanno prospettare tempi molto difficili non solo per la nostra comunità ma per tutta la società civile. È necessario che i corpi intermedi si ricompattino, che tutte le forze sociali e democratiche del Paese intraprendano un comune percorso, nella consapevolezza che è  essenziale riaffermare il valore dell’intersezionalità delle nostre lotte.  La chiave per contrastare il ritorno del fascismo e il persistere dell’odio, del sessismo e della discriminazione è quella di combattere tutte e tutti fianco a fianco: comunità Lgbt+, movimenti femministi, migranti, lavoratori e lavoratrici e tutti coloro che pongono al centro delle loro battaglie la persona, i suoi diritti e la sua dignità.

Nel documento si parla anche di terapie riparative: costituiscono davvero un pericolo in Italia? 

Le teorie riparative costituiscono un pericolo ovunque, Italia compresa. Nelle segnalazioni che tutte le nostre realtà associative ricevono non mancano quelle riguardanti preti, psicologi e altri finti professionisti che offrono asserite soluzioni e rimedi a gay, lesbiche, bisessuali e trans. È sicuramente opportuno un chiaro intervento legislativo in materia che, muovendo dalle valutazioni della comunità scientifica internazionale, contrasti la diffusione di un fenomeno presente anche nel nostro Paese. È ancor più necessario, tuttavia, intervenire dando a tutte e tutti gli strumenti indispensabili per evitare di cadere nelle trappole di sedicenti riparatori.

Quali sono gli altri punti salienti del documento del Roma Pride?

Il documento politico del Roma Pride di anno in anno cerca di affrontare con lungimiranza e determinazione le rivendicazioni della nostra comunità e del movimento Lgbt+ italiano che hanno una comune matrice: l’autodeterminazione. Ogni volta che si parla di Prep o di Gpa o di affettività vissuta fuori dai cosiddetti schemi tradizionali, solo per citare alcuni dei punti del documento politico, stiamo sempre rivendicando la libertà di poterci autodeterminare pienamente e senza ostacoli culturali e normativi ma, soprattutto, stiamo rivendicando gli strumenti per poterlo fare consapevolmente e in piena libertà.

La sindaca Virginia Raggi e il Presidente Nicola Zingaretti parteciperanno secondo te al Pride?

Ad oggi ancora non abbiamo avuto comunicazioni ufficiali in merito, se non quelle riguardanti il patrocinio sia di Roma Capitale che della Regione Lazio. Patrocini e adesioni formali sono importanti ma ricordiamoci che la nostra è una battaglia fatta, fra le altre cose, di visibilità. È necessario che anche i nostri politici si rendano visibili,  dando un forte segnale di vicinanza e sostegno alle nostre battaglie, sostegno che nel 2018 non può continuare limitarsi ad una firma su un patrocinio o ad una dichiarazione sui social. Il Roma Pride continua ogni anno ad essere una delle manifestazioni Lgbt+ più partecipate del Paese, sono sicuro che la sindaca, così come il presidente Zingaretti, che non hanno potuto partecipare all’ultimo Pride, quest’anno non vorranno perdere l’occasione di stare vicino alla comunità Lgbt+ in uno dei suoi momenti più importanti e attesi dell’anno.

e-max.it: your social media marketing partner

A poco più di 48 ore dalla manifestazione di lunedì pomeriggio in Piazza del Campidoglio, che ha visto scendere in piazza diverse generazioni di donne e di uomini in difesa della Casa Internazionale delle Donne – la quale rischia lo sfratto per una morosità conteggiata in 800mila euro –, e il contemporaneo incontro presso il Palazzo Senatorio tra una delegazione di donne della Casa e le assessore Laura Baldassarre (Politiche sociali), Flavia Marzano (Roma Semplice) e Rosalba Castiglione (Patrimonio) assieme alla sindaca Virginia Raggi, la storica sede del movimento femminista, femminile e lesbico di Roma fa il punto della situazione in un’assemblea che chiama a raccolta le associazioni componenti nella sede dell’ex convento del Buon Pastore.

A riprendere le fila del discorso dall’incontro istituzionale, il cui esito è stato definito deludente, è stata la presidente della Casa Francesca Koch che ha aperto il dibattito alle valutazioni politiche di quanto sta vivendo la Casa sotto la giunta capitolina pentastellata e alle future iniziative e posizioni da intraprendere.

Uno dei primi punti da cui vogliono partire è una campagna di contro-informazione che rettifichi e smentisca le voci non vere fatte circolate sulla Casa internazionale delle Donne e definite false.

In primo luogo, il fatto che – secondo quanto scritto nella stessa mozione presentata dalla consigliera comunale Gemma Guerini – la Casa non avrebbe mai presentato le dovute relazioni. Cosa che, sostengono da Via del Buon Pastore, è stata fatta ed è documentata. Quello che invece forse non è stato fatto da parte degli uffici del Comune è l’inoltro dei documenti.

Altri dati smentiti sono quelli relativi alla gestione di “Hotel a cinque stelle” (ovvero la foresteria) e al restauro del Buon Pastore, non pagato con i soldi del Comune, come viene detto, ma dal Governo per il Giubileo. Senza parlare poi dell'accusa d'una gestione in mano a “signore snob” che pretendono per loro dei privilegi a differenza di chi assiste i malati di Sla o i bambini autistici, paga regolarmente l’affitto e sono, quindi, brave persone.

Un’equiparazione inaccettabile, che le donne della Casa rifiutano e rispediscono al mittente bollandola come tentativo, da una parte, di screditare le attività svolte in Via del Buon Pastore e, dall’altra, di contrapporre realtà e storie diverse che offrono tutte servizi a chi ha bisogno e proviene da diverse zone della città.

Il timore che serpeggia e che si intravede nella mozione Guerini – mozione che prevede la messa al bando del luogo e del progetto della Casa – è quello di uno “sgombero burocratico”, ovvero svuotare dall’interno la realtà delle associazioni con trattative al ribasso che ne indeboliscono identità e iniziative. In merito, poi, al “progetto di coordinamento”, gestito da Roma Capitale, di riallineare alle moderne esigenze il progetto della Casa riappropriandosi di un'iniziativa che si sostiene essere dell’amministrazione capitolina, da Via del Buon Pastore ricordano la vera storia di quel luogo: uno spazio costruito grazie alla mobilitazione femminista e dell’allora Giunta che affidava l’ex convento all’affermazione della libertà femminile, individuando proprio nel movimento femminista il soggetto che poteva portare avanti il progetto.

A raccontare a Gaynews cosa sia stata ed è ancora oggi la Casa Internazionale delle Donne e cosa ne significherebbe la chiusura è la stessa presidente Francesca Koch, la quale alle porte dell’anniversario della legge 194 interviene sul tema dei recenti attacchi al diritto all’aborto e risponde sulla legge 40, che disciplina la procreazione medicalmente assistita, in particolare sulla posizione della Casa in merito alla gestazione per altri.

«La Casa delle Donne – ricorda al riguardo Francesca Koch – è un soggetto plurale e, come tale, non ha una posizione univoca. Sulla gpa è aperta al dialogo, per cui non ha nessun diktat o linea da dare. Fermo restando che per noi il principio da salvaguardare è il rispetto dell’autonomia, dell’autodeterminazione, della dignità della donna».

GUARDA LA VIDEO INTERVISTA E LA GALLERY

e-max.it: your social media marketing partner

Con 35 voti favorevoli, 4 contrari e nessuna astensione il Consiglio comunale capitolino ha approvato la mozione ex art. 109 presentata dal Movimento 5Stelle.

Essa impegna dal prossimo anno la sindaca, la giunta e i suoi assessori a «promuovere l’adozione di ogni iniziativa utile per garantire adeguata risonanza alla celebrazione della Giornata internazionale contro l'omotransfobia per il giorno 17 maggio di ogni anno». E, questo, attraverso l’attuazione, «in sinergia con gli enti istituzionali e con le associazioni del territorio, di iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica in particolare rivolte anche al mondo della scuola, attraverso l’organizzazione di eventi e dibattiti a carattere comunale e municipale».

Nello specifico, ogni 17 maggio, la bandiera arcobaleno sarà esposta sia presso il Campidoglio sia presso i singoli municipi. Al contempo l'amministrazione capitolina organizzerà e coordinerà una consulta con le associazioni Lgbti per un confronto sugli atti omotransfobici e la relativa messa in atto di strategie di prevenzione e contrasto agli atti omotransobici.

Erano presenti in Campidoglio esponenti di associazioni Lgbti come Sebastiano Secci, presidente del Circolo di cultura omosessuale Mario Mieli, e Cristina Leo, coordinatrice del Coordinamento Lazio Trans. In giornata la sindaca Virginia Raggi ha twittato: «È la Giornata Internazionale contro l'omofobia e la transfobia. Roma contro la violenza e i maltrattamenti. Sempre. Stop omofobia».

In realtà già dallo scorso anno si tiene nei municipi della capitale una settimana d’eventi contro l’omotransfobia e nelle sale consiliari di alcuni di essi viene esposta, il 17 maggio, la bandiera rainbow. Come, ad esempio, in quella del municipio X (di Ostia), dove nella mattinata la rainbow flag è stata platealmente rimossa dal consigliere comunale di CasaPound Luca Marsella

«Stamattina entro in aula e trovo la bandiera arcobaleno accanto al tricolore - così sul suo profilo Facebook Marsella -. Chiedo cosa significhi, magari è in solidarietà ai palestinesi uccisi in questi giorni. Scopro invece che è semplicemente lì contro estremismi e discriminazioni. Ho tolto quella bandiera messa dal M5S, che in un'aula istituzionale non c'entra nulla e rappresenta soltanto una prevaricazione. Se volete dimostrare coraggio, domani portate la bandiera della Palestina. E basta con queste idiozie, pensiamo ai problemi di Ostia.  Ps: prima o poi tolgo pure la foto di Mattarella».

e-max.it: your social media marketing partner

Negli ultimi mesi si sono registrati non pochi casi di violenza omofoba che, consumati sia in luoghi pubblici sia in ambito familiare, richiamano ancora una volta l’attenzione sulla necessità d’una legge volta a contrastare tali atti.

I reiterati pestaggi, verificatisi nella capitale tra il 5 e il 30 aprile a danno di una coppia o di singole persone omosessuali (di cui l’ultimo, in realtà, avvenuto all’Eur per motivo di furto ma seguito da attacchi omofobi sui social ad opera degli stessi aggressori appropriatisi del cellulare della vittima), hanno suscitato un’ondata di sdegno tra componenti non solo del mondo associazionistico ma anche della politica.

E, sotto quest’ultimo aspetto, in maniera trasversale: da Monica Cirinnà a Mara Carfagna a livello parlamentare fino alle condanne della sindaca Virginia Raggi, dei capigruppo capitolini del Pd e del M5s nonché del presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, del vicepresidente Massimiliano Smeriglio e della consigliera regionale Marta Bonafoni.

Ma dalla Pisana è giunta un’altra voce significativa. Quella, cioè, della capogruppo pentastellata Roberta Lombardi, già deputata nella XVII° legislatura, che in un lungo post su Facebook ha condannato l’aggressione della coppia di fidanzati a Trastevere e parlato dell’urgenza d’una legge regionale contro l’omotransfobia.

Consigliera Lombardi, il 20 aprile a Roma una coppia di 30enni gay è stata aggredita e insultata da un branco di 10 ragazzi. Come giudica un tale episodio?

Qualsiasi episodio di violenza va condannato. Come ho avuto modo di scrivere al riguardo, la sottocultura dell’odio si sta facendo strada. È necessaria una riflessione seria da parte di tutte le forze politiche e di tutte le Istituzioni per comprendere, e scardinare, le dinamiche violente della società attuale. Gli episodi di cronaca ormai sono un segnale chiaro e inequivocabile: bisogna dare risposte concrete a tutte le cittadine e i cittadini, coinvolgendo anche la scuola e la famiglia, che, mai come adesso, sono chiamate a fare la propria parte soprattutto per prevenire i fenomeni di intolleranza, siano essi di omofobia, violenza di genere, razzismo o di altra estrazione”.

Tale aggressione tiene dietro a quella del 5 aprile in Via del Portonaccio e precede quella via social a danno del 24enne pestato il 30 aprile all’Eur. Sono stati mossi vari j’accuse alla sindaca Raggi, tra cui la mancanza d’un reale interessamento. Che ne pensa?

Le istituzioni romane hanno mostrato la loro vicinanza alla comunità Lgbti, in varie occasioni. Ad esempio, anche quest’anno si sta organizzando la Settimana romana contro l’omotransfobia. Virginia ha espresso la sua vicinanza ai ragazzi aggrediti. Ognuno agisce secondo il proprio sentire e i mezzi che ha a disposizione. È ovvio ch una problematica di questo tipo va scardinata agendo dal nazionale al locale, a tutti i livelli delle istituzioni e della società

Nel suo post su Fb lei ha parlato della necessità d’una legge regionale contro l’omotransfobia. Alcuni giorni fa è stato presentato il pdl, redatto dal Mieli e avente come prima firmataria Marta Bonafoni. Il M5s è disponibile a sostenerlo per ottenerne l’approvazione?

Ho letto la proposta di legge presentata dalla collega Marta Bonafoni. Credo che sia una buona base di partenza per un lavoro condiviso da integrare con quanto previsto nella nostra proposta di legge. Abbiamo individuato dei margini di miglioramento su cui potremo intervenire, quando si deciderà di discuterla – ci auguriamo al più presto –, in sede regionale. Anche il programma regionale del M5s sui diritti civili e Lgbti, con il quale mi sono presentata alla Presidenza della Regione Lazio, è in tal senso molto esaustivo e può essere un ‘serbatoio’ di proposte utile che mettiamo a disposizione del confronto politico per una legge regionale ‘anti-omotransfobia’.

Il M5S è da taluni accusato di non aver dedicato neppure un rigo al tema dei diritti delle persone Lgbti. A livello locale si registrano, invece, esempi virtuosi in tal senso: basti pensare a quanto fatto ultimamente dalla sindaca di Torino Chiara Appendino oppure alla condanna da parte del M5S Lombardia delle dichiarazioni del presidente Attilio Fontana sulla non concessione del patrocinio al Pride: come valuta una tale dicotomia?

In realtà, a livello nazionale sono stati inseriti diversi punti che riguardano i temi Lgbti. C’è un chiaro riferimento all’educazione alle differenze nelle scuole e al contrasto alle varie forme di bullismo, fra le quali quello omotransfobico, per citarne uno, ma ci sono anche altri passaggi. Il M5s, accoglie al suo interno varie sensibilità. Io credo che diritti sociali e diritti civili debbano camminare di pari passo, per dare un messaggio chiaro a tutti i cittadini e alle cittadine della vicinanza delle istituzioni. Non vedo una dicotomia, ma degli obiettivi che si stanno tracciando e che vanno in una direzione comune, quella del pieno riconoscimento dei diritti sanciti dall’art. 3 della Costituzione.

Consigliera Lombardi, lei è stata parlamentare nella XVII legislatura, nel corso della quale fu approvata la legge sulle unioni civili. Il M5S ebbe una posizione giudicata ondivaga e da alcuni traditrice: si può dire che si trattò di coerenza nella linea di non votare l’istituto del maxi emendamento. A distanza di due anni dall’approvazione di una norma, che ha regalato e sta regalando felicità a tante coppie, (messo da parte l’argomento burocraticistico del non voto al maxi emendamento), Roberta Lombardi la voterebbe oggi quella legge?

Io vorrei ricordare, in primis, il flash mob che noi parlamentari del M5s abbiamo fatto in Aula per sostenere le unioni civili, oltre alle nostre proposte di legge presentate sul matrimonio egualitario, contro l’omostransfobia e per l’adeguamento di genere delle persone trans, presentate sempre nella precedente legislatura. La questione sulle unioni civili è stata molto più complessa di com’è mediaticamente descritta e, in base alla mia esperienza di cittadina e portavoce 5stelle, le narrazioni del mainstream sono spesso molto diverse dalla realtà. Un esempio è proprio il fatto che il non voto al maxiemendamento viene definito come un fatto meramente burocratico: non è così. Il maxiemendamento è stato, in più di un’occasione l’escamotage per ghigliottinare il confronto democratico in Parlamento e quindi depotenziare i provvedimenti e rivedere al ribasso i diritti civili e sociali che avrebbero dovuto garantire.

Ci avviciniamo al Roma Pride, cui parteciperà, tra gli altri, anche il presidente Zingaretti. La consigliera Lombardi prenderà parte a una manifestazione altamente significativa per la collettività Lgbti?

L’anno scorso al Roma Pride c’è stata una massiccia presenza di portavoce del M5s, presidenti di Municipio, assessori, attivisti ed attiviste. Sicuramente sarà per me un piacere, e un dovere, dare il mio sostegno a una manifestazione simbolo dei diritti civili.

In ultimo: sul candidato premier del M5S Luigi Di Maio Sgarbi ha fatto settimane fa un presunto outing. Tenendo conto che lo stesso Grillo, nel comizio di Nettuno del 2016, ebbe a dire che, pure se Di Maio fosse stato omosessuale non ci sarebbe stato nulla di male, le chiedo: Per Roberta Lombardi sarebbe un problema? E, in generale, le piacerebbe che ai vertici del M5S ci possa essere un giorno un gay dichiarato?

Credo che ogni tipo di ruolo, politico o professionale che sia, debba essere ricoperto da persone che hanno le capacità e le competenze adatte a ricoprirlo, a prescindere da orientamento sessuale e identità di genere. Altrimenti si rischia di auto-ghettizzarsi nella ‘logica delle quote’ a scapito della meritocrazia. Su questo tutte e tutti siamo chiamati a fare un atto di onestà intellettuale, senza dogmatismi, concentrando i nostri sforzi comuni sulla prevenzione degli episodi di violenza e discriminazione, sul rafforzamento dei diritti civili e sul garantire le stesse possibilità a tutti i talenti. 

e-max.it: your social media marketing partner

In attesa della conferenza stampa di presentazione della 17ª edizione del Gay Village di Roma, prevista per il prossimo 22 maggio presso la Città dell’Altra Economia, gli organizzatori della celebre kermesse hanno reso noto alcune delle grandi novità della stagione che sta per inaugurarsi e che si protrarrà dal 31 maggio all’8 settembre 2018.

La novità più interessante e significativa è senza dubbio il ritorno della manifestazione trimestrale al quartiere Testaccio: là dove tutto cominciò tanti anni fa con un successo immediato e un’euforia arcobaleno che coinvolse migliaia di persone fin dalle prime edizioni del primo villaggio Lgbti italiano.

Inoltre, i due cardini che ispireranno il Gay Village 2018 saranno la creatività giovanile e l’esperienza della cultura, entrambe declinate nei diversi appuntamenti ed eventi di cui presto, in conferenza stampa, avremo informazioni dettagliate. 

A tenere le fila organizzative di questa nuova edizione sarà ancora una volta Imma Battaglia, figura storica del movimento Lgbti italiano, ideatrice del Village ed ex consigliera comunale capitolina durante l'amministrazione Marino. Ritorneranno le grandi interviste-spettacolo di Pino Strabioli seguite dal coordinamento artistico della notte, tra cui ritroveremo le diverse stage direction di AkkademiAndrea Pacifici di Vanity Crew e Gabriele Riccio di Rules Dance Studio, già alle prese con i casting per la formazione dei nuovi corpi di ballo.

Come ogni anno, punti di riferimento immancabili del Gay Village saranno anche Carla Fabi e Roberta Savona. Ed è proprio a Carla Fabi che Gaynews ha chiesto qualche ulteriore informazione in anteprima relativamente alla prossima stagione del Gay Village.

Carla come mai, dopo tanti anni all’Eur, il Gay Village torna nel cuore di Roma, a Testaccio?

La ragione è romantica: era da tempo che volevamo tornare a Testaccio e appena si sono presentate le circostanze propizie per il ritorno ne abbiamo approfittato. Saremo accolti infatti dalla Città dell’Altra Economia che si trova proprio accanto a quello che oggi è un parcheggio per auto e che, 17 anni fa, era invece lo spazio in cui nacque il Gay Village.

Oltre al ritorno a Testaccio quale altra novità caratterizzerà questa edizione del Gay Village?

Un’altra importante novità è che il Gay Village sarà aperto tutti i giorni anche se le proposte artistiche, come nelle passate edizioni, avranno luogo da giovedì a sabato. Comunque ogni giorno ci saranno attività e appuntamenti interessanti.

Relativamente allo staff organizzativo, è confermato quello della passata edizione?

Sì, le attività pre-serata saranno organizzate da Imma Battaglia, Roberta Savona e la sottoscritta. E poi ci saranno le interviste spettacolo del grande Pino Strabioli.

In questi ultimi giorni abbiamo assistito a una recrudescenza di violenza omofobica proprio a Roma. Credi che il Gay Village possa svolgere un ruolo importante nel contrastare e arginare l’odio verso le persone Lgbti?

Certamente, perché di Gay Village c’è ancora tanto bisogno se consideriamo le violenze degli ultimi tempi. Stiamo vivendo un momento storico di grande avversione non solo verso le persone Lgbti ma verso tutti coloro che sono o sono percepiti come “più deboli”, come “minoranza”.

Questo nostro nuovo panorama politico non è certo d’aiuto ed è anche preoccupante il silenzio dell’amministrazione capitolina e la disattenzione della prima cittadina verso quanto sta accadendo in città. Ed è in questa dimensione che il Gay Village diventa ancora più importante e necessario come diventa più importante e necessario riconquistare il centro della città.

e-max.it: your social media marketing partner

Dopo Monica Cirinnà, Mara Carfagna e Virginia Raggi è intervenuta in giornata Marta Bonafoni, consigliera regionale in Lazio e capogruppo della Lista Civica Zingaretti, sull’aggressione a danno della coppia di 30enni gay, al cui riguardo Imma Battaglia aveva ieri lanciato per prima l'allarme.

Prima con un post su Facebook in cui ha scritto: «Venerdì scorso due ragazzi gay sono stati aggrediti a Trastevere. È l'ennesima aggressione che non trova fondamento se non nell'odio omofobo, di fronte al quale bisogna provare solo sdegno e indignazione. Perché ognuno è libero di amare chi vuole, quando vuole, senza paura.

Per questo mi sono fatta promotrice della presentazione della proposta di legge regionale contro l'omotransfobia affinché il Lazio dia il proprio contributo per i diritti e contro le discriminazioni. Mi impegnerò affinché venga approvata, perché anche e soprattutto da qui, dalle istituzioni e dalla politica, può venir fuori il cambiamento, culturale e sociale, che affermi per ciascuno e ciascuna il diritto di vivere la propria vita semplicemente come si è».

Poi con una nota che, diramata intorno alle 11:00, ha ufficializzato il deposito in mattinata di quella proposta di legge regionale contro le discriminazioni da orientamento sessuale e identità di genere che, redatta dal Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, «possa - in assenza di una norma nazionale - vedere il Lazio dare il proprio contributo per i diritti».

Nel comunicato la consigliera ha spiegato: «La proposta - che si muove nel pieno delle deleghe regionali e in particolare coinvolge il tema della sanità, delle politiche sociali, della scuola, delle politiche attive del lavoro, della comunicazione - vede la firma anche dei consiglieri della Lista Civica Zingaretti Gino De Paolis e Gianluca Quadrana, di Marta Leonori (Pd), di Daniele Ognibene (Leu) e di Alessandro Capriccioli (+Europa).

Il contrasto all'omofobia è un punto qualificante del programma Zingaretti con il quale intendiamo dare vita a una Regione più giusta per tutte e per tutti».

Il plauso di Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli 

Contattato da Gaynews, Sebastiano Seccipresidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, ha dichiarato: «In un clima sempre più pesante in cui l’omotransfobia dilaga dal nord al sud del Paese, ci attendiamo questo genere di reazioni dalla nostra classe politica.

Dopo l'ennesimo atto di omofobia nella nostre città, riteniamo importante che uno dei primi disegni di legge depositati nella nuova legislatura della Regione Lazio sia la proposta contro l'omo-transfobia che l'anno scorso abbiamo consegnato ad alcuni consiglieri regionali.

Grazie a Marta Bonafoni che ha fatto propria questa importante battaglia e a tutti i consiglieri regionali che hanno voluto sottoscrivere la proposta di legge: Gino De Paolis Gianluca Quadrana Marta Leonori  Daniele Ognibene Alessandro Capriccioli».

e-max.it: your social media marketing partner

Escoriazioni su tutto il corpo e perforazione del timpano. Questa la diagnosi fatta a Marco e al suo compagno, insultati e aggrediti il 20 aprile nel quartiere romano di Trastevere da un gruppo di dieci giovani.

Ennesimo pestaggio omofobo, dunque, nella capitale a opera d’un branco, che tiene dietro a quello avvenuto appena 15 giorni prima nei pressi della Stazione Tiburtina. Vittima era stato allora Federico, un 21enne d’origine fiorentina, assalito a calci e pugni da quattro presunti naziskin.

Due casi che, seguiti con attenzione dal Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli, sono stati entrambi al centro della netta condanna da parte di Monica Cirinnà. La madrina della legge sulle unioni civili è stata la prima esponente della classe politica a lanciare l’allarme, nel tardo pomeriggio d’ieri, attraverso un post su Facebook.

«Ancora un'aggressione omofoba a Roma - ha scritto la senatrice –. Due persone non possono camminare tenendosi per mano che vengono selvaggiamente picchiate

La legge sulle unioni civili ha portato un riconoscimento legale e sociale alle coppie dello stesso sesso eppure sopravvivono ancora pericolose manifestazioni di grave e violenta regressione culturale». Quindi l’appello alle «massime istituzioni, anche quelle capitoline, perché sia assicurata la sicurezza e venga promossa la cultura della diversità».

A distanza di qualche ora ecco la risposta della sindaca penstastellata Virginia Raggi, cui si erano già rivolti in giornata Imma Battaglia e il presidente del Mieli Sebastiano Secci.

Con un tweet (stessa modalità utilizzata il 9 aprile per parlare dell’aggressione di Federico), che è stato ritwittato fino ad ora 169 volte e ha ottenuto 568 like, la prima cittadina ha condannato la «vile aggressione ad una coppia gay. Tutto ciò è inaccettabile. Episodi come questi offendono Roma e tutti i suoi cittadini».

In serata sono arrivate anche le significative parole di Mara Carfagna, deputata di Forza Italia e vicepresidente della Camera, che ha affermato: «Tutto il mondo politico ha il dovere di condannare l'ultimo episodio di violenza omofoba denunciato oggi a Roma, come i precedenti delle ultime settimane. La violenza è sempre inaccettabile, ma è ancora più grave se determinata da forme di discriminazione.

Anche per rispondere con fermezza a questi episodi, per potenziare il controllo del territorio e prevenire casi simili e' importante che si possa costituire presto un governo che torni ad occuparsi, cosa che non accade da molti anni, di diritti e contrasto all'omofobia».

e-max.it: your social media marketing partner

Ennesima aggressione omofoba a Roma a danno, questa volta, d’una coppia di 30enni gayIl pestaggio è avvenuto a Trastevere nelle ultime ore di venerdì 20 aprile.

Dopo aver trascorso la serata in un locale con un gruppo d’amici, Marco e il compagno si sono recati a prendere l’auto quando sono stati accercchiati da un gruppo di dieci uomini di giovane etàAgli insulti sono seguiti calci e pugni.

Riusciti a sottrasi fortunosamente al pestaggio, hanno contattato il 113 per poi portarsi al pronto soccorso, dove sono state riscontrate a entrambi diverse escorazioni e a uno dei due la perforazione del timpano.

Come riportato da Il Messaggero, la coppia ha dovuto sopportare anche in ospedale commenti e batture fuori luogo da parte di infermieri. 

«Quello che mi ha fatto più male - racconta Marco - è stato lo schiaffo che ho preso da parte di una societa in cui vivo. Leggo tantissimo di omofobia, ma qui non si tratta di omofobia ma di semplice educazione civica, una delle prime cose che mi è stata chiesta è il motivo dell'aggressione, se fossimo stati in atteggiamenti tipo “mano nella mano”».

Il duro j'accuse di Imma Battaglia

La prima a denunciare con durezza l’accaduto è stata Imma Battaglia sulla sua pagina Fb con un lungo post in cui si è rivolta a gran voce all sindaca Virginia Raggi.

«Che tristezza - si legge in esso, una città "capitale del degrado urbano", del razzismo e dell'omofobia, specchio di un paese alla deriva, senza regole, incapace di trovare accordi per il bene comune.

Questo è il risultato del crollo dei valori, degli ideali, di un populismo imperante dove si è convinti che, pur di governare si possa fare accordi con tutti; politici giovani e rampanti gonfi di presunzione e arroganza ma vuoti di ideologie; sì perché c'è una differenza tra destra e sinistra, fa populismo e socialismo, fra qualunquismo e bene comune; abbiamo lottato tanti anni perché non ci fosse più discriminazione, perché nessuno più potesse temere di amare liberamente il proprio compagno o la propria compagna e invece ci troviamo di nuovo a leccarci le ferite dell'omofobia, del bullismo; e come al solito il vile si muove in branco incapace di affrontare a testa alta i mostri interiori che lo affliggono, le proprie insicurezze, le fragilità aggredendo persone innocenti la cui unica colpa è la propria libertà di amare! haters reali, odiatori seriali, nichilisti, figli del vuoto nutriti dalla politica del nulla; a voi branco di omofobi, dico: noi non vi temiamo, non ci fate paura; noi non ci nascondiamo più e oggi più che mai è tempo di GAY PRIDE!

E dico alla sindaca Virginia Raggi​, prendi esempio dalla tua collega Chiara Appendino​ e batti un colpo contro l'omofobia, partecipa al #gapride a #Roma, condanna questo gesto e convoca subito associazione per un piano di azione contro l'omofobia!».

Secci: Sicuri che la sindaca Raggi e il presidente Zingaretti saranno al Roma Pride per dire no all'omotransfobia

Contattato da Gaynews, Sebastiano Secci, presidente del Circolo di Cultura omosessuale Mario Mieli e portavoce del Roma Pride, ha condannato fermamente l'accaduto dichiarando: «Stiamo raccogliendo informazioni su questo ennesimo episodio, con lo scopo di offrire assistenza e supporto, come già avvenuto le scorse settimane e come avviene, purtroppo sempre più spesso, con quanti chiamano il nostro Circolo per segnalare episodi analoghi

È innegabile che a Roma, così come in altre città italiane,  siano sempre più frequenti episodi di omotransfobia che si inseriscono in un clima fascista che dilaga in tutto il Paese. È necessario che la classe politica prenda posizioni nette ed inequivoche sul tema individuando soluzioni legislative ma, soprattutto, adoperandosi perché, a partire dalle scuole, sia possibile attivare sempre più percorsi culturali di contrasto all’omotransofobia.

Anche per questo siamo sicuri che la sindaca Raggi e il presidente Zingaretti saranno in piazza con tutto il Roma Pride il 9 giugno perché la lotta contro l’omotransfobia è una lotta di civiltà per tutte e tutti».

Cirinnà: Serve un intervento delle istituzioni capitoline perché venga promossa la cultura della diversità

E in serata è intervenuta anche la senatrice Monica Cirinnà sulla sua pagina Facebook. «Ancora un'aggressione omofoba a Roma - ha scritto la madrina della legge sulle unioni civili -. Due persone non possono camminare tenendosi per mano che vengono selvaggiamente picchiate.

La legge sulle unioni civili ha portato un riconoscimento legale e sociale alle coppie dello stesso sesso eppure sopravvivono ancora pericolose manifestazioni di grave e violenta regressione culturale. Serve un intervento forte e inequivocabile della cittadinanza e delle massime istituzioni, anche quelle capitoline, perché sia assicurata la sicurezza e venga promossa la cultura della diversità».

e-max.it: your social media marketing partner

happyPrince2

Featured Video