Francesco Lepore

Francesco Lepore

35 anni, artista e musicista, il folignate Giovanni Guidi è candidato alle europee nelle liste de La Sinistra. A contraddistinguerlo una passione per gli ideali e un entusiasmo per le battaglie civili. All’antivigilia del voto lo abbiamo raggiunto telefonicamente nella sua abitazione umbra.

Un artista che si candida alle europee. Perché?

Perché ho il privilegio di avere una visibilità e un ascolto che altri non hanno. E la responsabilità e la gratitudine mi impongono di dover essere generoso per una causa che ritengo imprescindibile.

La sua è considerata una candidatura gay-friendly: può spiegarne il motivo?

Un artista ha il compito di raccontare la bellezza. E fino a che un solo amore sarà discriminato il mio compito, diciamo deontologico, non potrà sentirsi risolto. 

Quanto i temi Lgbti hanno inciso sulla sua campagna elettorale?

Tantissimo. Ho avuto l’onore di stare accanto spesso a Marilena Grassadonia e questo mi ha ancora più coinvolto in questa battaglia. Dedico inoltre la mia candidatura a Chiara, un’amica di vecchia data che ho ritrovato accanto quando ho difeso la festa delle Famiglie Arcobaleno a Foligno. E conoscere la sua compagna e il loro figlio Gregorio in questo nuovo amore senza frontiere mi ha dato un’enorme gioia.

Alcuni giorni fa sei stato ospite a San Miniato al Monte a Firenze. Da laico che cosa ti ha spinto a ciò?

Una frase che mi ha detto l’abate Bernardo nella prima nostra telefonata: Ma secondo te, Giovanni, c’è mai qualche tipo di amore che Dio potrebbe discriminare?

Proprio l’abate di San Miniato ha criticato la scelta di Salvini di brandire il rosario e fare riferimenti spirituali durante il comizio milanese. Che valutazione ne dà?

Sono sempre d’accordo con padre Bernardo così come con Marilena o Nicola Fratorianni. Questo mi fa capire che quel campo, in cui si vuole lottare per la difesa dei diritti sociali e civili, è molto più ampio e composto di quello che spesso si crede.

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Classe 1974, il piemontese Daniele Viotti punta a un secondo mandato da eurodeputato. Nel corso dell’ultima legislatura si è  soprattutto occupato di lavoro giovenile, piccole e medie imprese, questione migratoria. Notevole il suo impegno a tutela delle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersex nelle vesti co-presidente dell’intergruppo per i diritti Lgbti.

L’abbiamo raggiunto a due giorni dal voto.

Onorevole Viotti, ci si avvicina al 26 maggio. Come ha vissuto questi ultimi giorni di campagna elettorale?

Li ho vissuti in giro per il territorio, macinando km, incontrando persone, come ho fatto per tutta la campagna elettorale. E, a dire il vero, come ho fatto in tutti e cinque gli anni. È stata una campagna bellissima, arricchente. Certo, fisicamente faticosa perché sono candidato nel collegio più grande d’Europa che comprende quattro regioni: Piemonte, Lombardia, Liguria. Ma siamo in dirittura d’arrivo e questi sono i momenti in cui non bisogna mollare. 

Quale il suo programma che intende realizzare qualora eletto?

Il mio programma elettorale parte da un concetto, quello della #rEUvolution. Nel mese di marzo ho lanciato una provocazione “Facciamo la rivoluzione?”. Sì, perché undici anni di crisi hanno lasciato strascichi pesantissimi in tutto il Continente, la crisi economica è diventata sociale, minando alle fondamenta le sicurezze di milioni di cittadini europei, facendo della precarietà la cifra di questo tempo. La sfida che oggi abbiamo davanti, con queste elezioni, è un cambio di rotta che metta al centro le persone, la loro vita, i loro bisogni. È tornare a pensare in grande per costruire una società all’insegna della giustizia sociale, del benessere di tutte e tutti, che non lasci indietro nessuna persona. Ho immaginato alcune delle tappe di questa #rEUvolution: diritti, giovani, lavoro e ambiente. Per disegnare un’Europa migliore, sociale, per i giovani e sostenibile. Per quanto riguarda i diritti mi sono posto cinque obiettivi: eliminare la povertà infantile con il programma “Garanzia per l’infanzia” (da relatore al bilancio generale dell’Ue ho inserito un’azione preparatoria di 15 milioni di euro per iniziare questo percorso, una conquista che vorrei vedere fruttare); lottare per i diritti delle persone lgbti in tutta Europa e nel Mondo; definire un piano europeo per la parità di salario tra uomini e donne; non votare accordi commerciali con Paesi che non rispettino i diritti civili e umani, creare un’Europa accessibile per tutte e tutti.

Per i giovani le direttrici sono principalmente tre: ampliare la “Garanzia Giovani” con più formazione e più opportunità di lavoro, promuovere un Erasmus+ alla portata di tutte e tutti, aumentare i fondi di Horizon Europe per promuovere la ricerca e le imprese innovative. Sul tema del lavoro in questi cinque anni di mandato ho seguito il dossier per stanziare un miliardo e mezzo di euro per la tutela dei posti di lavoro e per inserire i lavoratori in percorsi di aggiornamento professionale o pensionamento anticipato per Whirlpool, Almaviva e Alitalia. Ho seguito da vicino le vicende di Embraco, Polioli, Pernigotti, Comdata. Da questa esperienza ho formulato almeno tre direttrici su cui lavorare: creare un’assicurazione europea contro la disoccupazione, contrastare la concorrenza sleale tra Paesi membri e approvare una direttiva europea sulla responsabilità sociale d’impresa. L’ambiente sarà l’altro tema centrale del mio prossimo mandato, se verrò rieletto: destinare il 30% del bilancio europeo alla lotta ai cambiamenti climatici, arrivare a un’Europa a zero emissioni e investire sul trasporto pubblico locale europeo. 

I diritti delle persone Lgbti restano a suo parere una priorità da tutelare e promuovere al Parlamento Europeo o è già troppo quanto finora conseguito?

I diritti delle persone Lgbti sono una priorità da tutelare e promuovere al Parlamento Europeo. Durante questa legislatura abbiamo compiuto grandi passi avanti nel rispetto dei diritti delle persone Lgbti, ma questo non è sufficiente. Con grande orgoglio ho guidato, prima con Ulrike Lunacek e poi con Terry Reintke, il più grande intergruppo presente al Parlamento europeo, portando all’attenzione situazioni di grave pericolo per le persone omosessuali, come quelle in Cecenia, partecipando a iniziative in giro per il mondo, come al pride di Istanbul e alla prima conferenza sui diritti Lgbti in Tunisia. 

In qualità di co-presidente dell’Intergruppo per i diritti Lgbti del Parlamento europeo, ho avuto la possibilità di lavorare con 13 Commissioni differenti per sensibilizzare gli eurodeputati sulle questioni Lgbti e promuovere il rispetto dei diritti di tutti. Grazie all’azione dell’intergruppo abbiamo adottato più di 100 testi Lgbti-friendly, incluse 77 relazioni e 49 risoluzioni. Con il supporto dell’intergruppo sono state presentate 161 interrogazioni (scritte e orali) alla Commissione europea, al Consiglio e al Servizio europeo per l’azione esterna.

Tra i diversi testi approvati, uno di quelli di cui vado più fiero è sicuramente la prima risoluzione sui diritti delle persone intersessuali, votata lo scorso febbraio, che denuncia le violazioni dei diritti umani delle persone intersessuali e chiede alla Commissione europea e agli Stati membri di intervenire per garantire l’integrità fisica, l’autodeterminazione e l’autonomia dei bambini intersessuali. Sempre grazie all’azione dell’intergruppo, il Parlamento ha potuto approvare, nel febbraio scorso, l’Elenco di Azioni per far progredire l’uguaglianza delle persone Lgbti presentata dalla Commissione. Sono state condannate le terapie di conversione nella risoluzione votata a gennaio sulla Situazione sui diritti fondamentali all’interno dell’Unione europea nel 2016 ed è stato garantito il riconoscimento legale di genere basato sull’autodeterminazione per le persone transessuali. Tutto questo però non è sufficiente.

Nonostante le conquiste ottenute in questi cinque anni, il lavoro da fare è ancora molto. In primo luogo, i diritti delle persone Lgbti non sono tutelati in modo uniforme in tutta Europa e questo è inaccettabile. Stiamo parlando di diritti umani e l’Unione Europea non può permettersi di non salvaguardare i diritti umani in tutti gli Stati Membri. La strada da percorrere per il pieno rispetto dei diritti delle persone Lgbti è ancora lunga: penso ad esempio all’adozione della Direttiva orizzontale anti-discriminazione che è bloccata in Consiglio da ormai dieci anni o al fatto che i diritti delle persone transessuali non siano sufficientemente rispettati, considerato che ancora oggi la sterilizzazione è un requisito per il riconoscimento giuridico del genere in 8 Stati membri e 18 Stati membri richiedono una diagnosi di salute mentale. Ancora, si dovranno fare passi avanti anche per tutelare i diritti delle persone intersessuali poiché ancora in 21 Stati membri i bambini intersessuali vengono sottoposti ad interventi di “normalizzazione” sessuale. Al riguardo penso che sia necessaria un’armonizzazione della legislazione degli Stati membri: l’esempio è quello della legislazione portoghese e di quella maltese che proibiscono gli interventi chirurgici. Le identità intersessuali devono essere depatologizzate in tutti gli Stati membri e le persone intersessuali devono beneficiare dei più alti standard di salute previsti nella Carta delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo.

Infine, nel campo del diritto di asilo, il recepimento dell’art. 10 della Direttiva sulla richiesta di asilo per le persone Lgbti perseguitate è ancora difficoltoso, come dimostra il caso del ragazzo iraniano gay e cristiano a cui è stato negato il riconoscimento dello status di rifugiato nonostante fosse perseguitato nel Paese d’origine e per il quale ho presentato un’interrogazione scritta alla Commissione europea con la collega Pina Picierno.

Come giudica l’avanzata delle destre sovraniste per la stabilità della Ue?

Stiamo assistendo ad un’avanzata dell’estrema destra non solo in Italia, ma in tutta Europa. Viviamo un periodo nel quale la paura è diventato il principale strumento che i partiti utilizzano per guadagnarsi un po’ di consenso. Una paura che nasce dall’incertezza per il domani, per la crisi del mercato del lavoro, per gli assetti geopolitici e, in questo contesto, i sovranisti urlano forte soluzioni molto semplici e semplicistiche. Per la prima volta, in queste elezioni, sono in gioco la tenuta e gli sviluppi del processo di integrazione europea e degli stessi assetti democratici. Queste elezioni rappresentano una sfida tra coloro che vogliono rendere più debole l’Unione Europea e coloro che vogliono riformarla, per renderla più forte, democratica, partecipata e vicina ai cittadini. 

L'Europa ha bisogno di una nuova guida per respingere i nazionalismi, puntando su un lavoro di qualità per i suoi cittadini, sulla tutela dell’ambiente, sulla sicurezza sociale e sulla lotta alle disuguaglianze. I nazionalisti stanno mettendo a repentaglio i progressi del passato e i valori europei, dobbiamo fare in modo che questo non accada.

Salvini a piazza Duomo a Milano ha brandito rosari e invocato santi ma attaccato il Papa. Da laico come valuta ciò?

Da laico credo che il ministro Salvini non avrebbe dovuto usare i simboli della fede durante il suo comizio coi sovranisti. Il ministro degli Interni non deve affidare niente e nessuno al cuore immacolato di Maria, ma lavorare. È in costante campagna elettorale, mentre avrebbe un grandissimo lavoro da fare. Io nutro comunque qualche dubbio sul fatto che Salvini abbia davvero appreso gli insegnamenti cristiani: lasciar morire le persone in mare o tenere segregate le persone in una nave attraccata alle nostre coste, dopo giorni di incertezza, non credo sia in linea con il fatto di essere umani, innanzitutto, e di essere cristiani, poi. Io sulla Diciotti sono andato, sono stato a Bardonecchia a vedere le persone attraversare i confini nella neve coi piedi scalzi e vi assicuro che non c’è nessuna necessità di una strumentalizzazione religiosa per coprire il suo poco rispetto dei diritti umani in altri contesti. 

Infine, anche lei ritiene che votare domenica partiti come La Sinistra - che non raggiungerebbe il 4% - sia un disperdere voti da far convergere piuttosto sul Pd?

Io non credo nel cosiddetto “voto utile”. Ogni volta che si esprime un voto a un partito democratico, progressista e di sinistra è un gesto nel solco della Liberazione. Quello che mi permetto di far notare, nel totale rispetto delle scelte personali, è che, in queste elezioni, si possono esprimere le preferenze e questo consente di scegliere all’interno delle liste i candidati che più rappresentano i propri valori e i propri ideali. 

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Boom di celebrazioni di matrimoni tra persone dello stesso sesso a Taiwan, dove oggi è entrata in vigore la relativa normativa a una settimana dal via libera parlamentare. Come noto, la Repubblica di Cina è divenuta così il primo Paese dell'Asia a legalizzare le nozze tra persone dello stesso sesso.

Alle 10:00 locali (le 4:00 in Italia), si contavano, secondo gli attivisti, 526 matrimoni, di cui 185 tra uomini e 341 tra donne. Ma saranno in totale 300 le nozze previste nell'arco dell'intera giornata

I primi a pronunciare il fatidico sì sono stati Shane Lin e Marc Yuan. «Non è stato facile e sono molto fortunato - ha sottolineato Lin - ad aver avuto il sostegno della mia altra metà, della mia famiglia e dei miei amici».  

Tra gli attivisti per i diritti c'era oggi a Taipei anche Chi Chia-wei, che ha avuto un ruolo di primo piano nella lotta per i diritti della colletività Lgbti. «Mi sono preparato a lungo per questo giorno, anche se ci è voluto molto prima che arrivasse - ha dichiarato l'attivista alla Cnn -. Ma sapevo che prima o poi sarebbe arrivato». 

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Candidata alle comunali di Capaccio Paestum nella lista Adesso Capaccio Paestum (facente parte della coalizione che sostiene Italo Voza quale sindaco), Ottavia Voza è architetta e archeologa. Docente a contratto di Restauro presso la Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’Università di Salerno, ha pubblicato saggi di pregio, tra cui è da menzionare Parco Archeologico di Paestum. Studio di fattibilità (Pandemos, Paestum 2008).

Ma quello di Ottavia è un nome che rimanda anche all’attivismo Lgbti. È stata infatti presidente di Arcigay Salerno mentre in Arcigay Nazionale (2012-2018) ha ricoperto l’incarico di responsabile per le Politiche Trans.

Ottavia, che cosa l’ha spinta a candidarsi a consigliera comunale?

La consapevolezza che era giunto il momento di mettere al servizio di una comunità, della mia comunità, il lungo lavoro che ho portato avanti nei decenni passati nel campo della progettazione urbana, del recupero dei centri storici e dei beni monumentali e paesaggistici, e soprattutto il profondo amore che mi lega alla mia terra. In particolare per il territorio in cui sono candidata ho redatto e pubblicato diversi piani e progetti di recupero, per il Centro storico in collina e per il Parco archeologico della città antica di Poseidonia-Paestum.

La spinta decisiva è stata tuttavia la formazione di una coalizione di persone giovani, capaci, con spiccate professionalità, completamente svincolate dalle logiche clientelari ed affaristiche che hanno costituito in passato un freno allo sviluppo di un territorio con eccezionali potenzialità. 

Su cosa punterà in questi ultimi giorni di campagna elettorale?

Continuerò, come ho fatto finora, a porre l’accento sui temi che abbiamo messo al centro del programma politico della coalizione: lo sviluppo sostenibile e la tutela dell’ambiente, il primato della Cultura, la democrazia partecipata e la messa in valore dei beni comuni. Mi rendo conto che può sembrare un’affermazione un po’ scontata, ma siamo vittime, qui come altrove, della tendenza a ridurre la campagna elettorale, che dovrebbe costituire il massimo momento dell’espressione democratica di una Comunità, ad una conta basata su clientele, apparentamenti e  convergenze di interessi particolari.

Considero invece questo “esercizio di democrazia” un importante momento di crescita civile e culturale di una intera comunità, con l’obiettivo di pensare e agire allo stesso momento globalmente e localmente. Per mettere in moto un processo in cui ogni progetto, dalla grande opera al piccolo intervento di rifunzionalizzazione, deve essere inserita all’interno di un quadro organico di medio e lungo periodo. Tradizionalmente questo non accade, ed ancora oggi si riduce l’esercizio della politica amministrativa locale ad una sterile ed improduttiva sommatoria di poche grandi opere, il cui obiettivo spesso è la visibilità di chi le propone (ed è il viatico migliore per la realizzazione di cattedrali nel deserto che quasi sempre lasciano alle comunità le macerie di pesanti eredità in termini di indebitamento) o peggio la rincorsa ad opportunità di finanziamento estemporanee ed improvvisate.

Da architetta-archeologa che cosa crede ci sia da fare per la tutela di un patrimonio come quello di Paestum?

Tutela e valorizzazione sono due prassi inscindibili, la nuova frontiera della tutela è nella capacità di individuare processi virtuosi in cui la salvaguardia del patrimonio, la sua fruizione da parte non solo dei turisti, le attività di ricerca scientifica sono strettamente interconnesse e correlate ai processi di sviluppo economico. Per questo occorre mettere in atto un approccio radicalmente diverso alle politiche culturali, che devono diventare il fulcro di tutte le azioni di governo. Tutti gli studi recenti condotti dall’OCSE sull’impatto della cultura nelle economie locali hanno determinato che la cultura contribuisce a diversificare l’economia, contribuisce alla rigenerazione urbana, a rafforzare l’identità culturale e la diversità locale, a sostenere la coesione locale e l’integrazione dei gruppi emarginati, a promuovere le regioni rurali come destinazioni da visitare ed in cui vivere, lavorare e investire.

È evidente che un patrimonio come quello della città antica di Paestum, riconosciuto dall’Unesco come patrimonio mondiale dell’umanità, deve avere un ruolo centrale in questo processo. Paestum non è solo “la città dei Templi”, i monumenti che hanno maggiormente attratto l’interesse e l’ammirazione di studiosi e visitatori provenienti da ogni parte del mondo. Paestum costituisce uno dei pochi luoghi in cui la città antica, nel suo insieme costituito dalle fortificazioni, dalle relazioni tra spazi pubblici, religiosi e residenziali, può essere raccontata e fruita in tutta la sua complessità, al suo interno e nelle relazioni con il suo paesaggio. Questa dunque è la direzione verso cui dovrà essere rafforzata ed ampliata la fruizione del patrimonio archeologico di Paestum, e questo il campo in cui sarà di fondamentale importanza la collaborazione tra l’Amministrazione Comunale e il Parco Archeologico.

I temi Lgbti sono presenti nel suo programma elettorale?

Il tema nel programma viene affrontato in un’ottica intersezionale, essendo programmate diverse attività nell’ambito delle politiche sociali, compresa l’attivazione di una Casa delle Donne e l’avvio di iniziative ed azioni concrete di contrasto alla violenza di genere. Attività monitorate attraverso la redazione di un bilancio di genere, all’interno del più generale bilancio sociale.

Infine, che cosa significa per una donna trans e attivista candidarsi in un Comune del Sud?

Io non ho mai considerato la mia esperienza trans come un processo che dovesse condurmi ad una “normalizzazione” e dunque ad una sorta di invisibilità. Cosa tra l’altro impossibile se decidi di restare in un piccolo paese dove hai condotto una cospicua parte della tua esistenza conformemente al genere che ti è stato assegnato alla nascita. 

Mi sembra che la trasparenza di questa esperienza abbia prodotto all’interno della mia Comunità un sentimento di stima e di generale e naturale inclusione da una parte, ed abbia contribuito da un’altra parte alla migliore comprensione del fenomeno culturale e politico dell’esperienza trans. Sarebbe forse esagerato dire che non ho avuto problemi all’inizio, problemi che si sono tradotti nella complessità delle relazioni sociali in limitati contesti, prevalentemente ristretti all’ambito professionale.

La candidatura mi ha permesso di ampliare notevolmente la rete delle relazioni sociali all’interno della comunità, e questo, aldilà della mia condizione identitaria, costituisce un indubbio arricchimento. Bisogna aggiungere tuttavia che non sempre le esperienze trans MtF, FtM o non binarie con cui mi sono confrontata qui ed in altri contesti simili nel corso del mio attivismo  sono vissute con la medesima serenità. È ancora fortissimo lo stigma verso le persone più giovani e meno attrezzate, per età e bagaglio complessivo, che sperimentano isolamento e difficoltà di integrazione a tutti i livelli. Io spero che il passaggio della mia candidatura possa ulteriormente contribuire alla migliore inclusione sociale di queste persone.

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Classe 1970, la palermitana Marilena Grassadonia si è imposta, negli ultimi anni, alla pubblica attenzione quale presidente di Famiglie Arcobaleno, che ha guidato dall’ottobre 2015 al 13 aprile 2019. Giorno, questo, in cui si è dimessa dall’incarico concomitantemente all’annuncio della sua candidatura alle europee quale capolista de La Sinistra nella circoscrizione Centro.

Marilena, da presidente di Famiglie Arcobaleno a candidata alle europee: che cosa si prova?

È un susseguirsi di emozioni fortissime. Quando mi è arrivata la proposta di candidarmi alle elezioni europee ho avuto poche ore per riflettere e alla fine il mio sì è passato attraverso due riflessioni. Ho pensato subito che in questo momento storico in cui l’avanzata delle destre diffonde odio e intolleranza, provando a metterci gli uni contro gli altri, ognuno di noi deve assumersi la responsabilità di fare la sua parte. Mettere a patrimonio comune la mia storia e le mie idee è il mio contributo.

E poi sono convinta che sia necessario che esperienze che partono dalla piazza e da gente come me che ha fatto dell’attivismo per i diritti civili la propria battaglia, debbano provare a contaminare il più possibile politica e istituzioni.

Bisogna avvicinare la politica alla gente e la gente alla politica. La sinistra mi ha dato la possibilità di farlo come capolista del collegio centro. Credo in questo progetto politico, non potevo tirarmi indietro.

Quali sono stati i punti fermi della sua campagna elettorale?

Una battaglia giusta resta giusta da qualsiasi parte si conduca. Io sto continuando esattamente quello che ho fatto fino a un mese. La battaglia per il riconoscimento di diritti veri e pieni per le persone Lgbtqi, per restituire dignità alle persone che vengono nel nostro Paese attraversando un mare che dovrebbe dargli la speranza di una vita più felice e serena e che invece è oggi luogo di morte e di propaganda elettorale.

In queste settimane ho ribadito più volte come l’obiettivo delle destre sia quello di limitare le nostre libertà individuali e l’attacco alle minoranze fa parte di questa strategia.

Le destre vogliono imporre la loro ideologia alla realtà, difendono una sola tipologia di famiglia patriarcale e misogina relegando le donne in un angolo della società. Abbiamo bisogno di una Europa femminista che contamini il nostro Paese e che dia alle donne la possibilità di scegliere il proprio percorso di vita. La realtà ci consegna una società con una pluralità di situazioni familiari che vanno tutte egualmente tutelate. Penso alle famiglie arcobaleno, alle famiglie adottive, alle famiglie straniere che vivono nel nostro Paese. Non possiamo assistere inermi ad una destra che fa del ddl Pillon la sua bandiera e che attacca quei diritti civili conquistati con forza e determinazione come il diritto al divorzio o all’interruzione volontaria di gravidanza.

Poi c’è la scuola pubblica che oggi resta forse l’ultimo baluardo di resistenza e laicità. Dobbiamo difenderla per fare in modo che i nostri ragazzi e le nostre ragazze possano continuare ad elaborare il proprio pensiero critico. La battaglia contro le discriminazioni deve partire da una forte azione culturale fatta da una scuola libera, laica e che insegni che la differenza è ricchezza.

Quanto i diritti Lgbti sono stati presenti?

Ovviamente tanto, tantissimo. Quello che succede in Ungheria, in Cecenia ci deve far riflettere di come l’attacco alla comunità Lgbtqi sia un attacco diffuso. In Italia le persone omosessuali hanno una legge che ne riconosce alcuni diritti ma che non ha avuto il coraggio di scrivere nero su bianco che gli omosessuali sono anche genitori. Non mi stancherò mai di ripetere che su diritti civili e umani non possono esserci sconti o compromessi.

Vogliamo il matrimonio egualitario, vogliamo poter scegliere se e come diventare genitori, vogliamo poterci assumere i nostri doveri fin dalla nascita dei nostri figli e delle nostre figlie, vogliamo che le istituzioni si assumano la responsabilità di tutelare la dignità delle nostre vite. È inconcepibile che ancora oggi gay, lesbiche e trans siano allontanati da casa da genitori sopraffatti dalla vergogna, dall’omofobia e dall’ignoranza della gente.

Ha ricevuto attacchi social da parte di qualche associazione Lgbti ma anche tanti attestati di solidarietà. Quale la sua valutazione?

Io vado avanti per la mia strada, per la nostra strada. La solidarietà dei tanti amici e delle tante compagne mi da la carica per continuare. Gli attacchi sono strumentali e hanno lo stesso sapore ideologico dell’attacco alla stepchild durante l’iter della legge sulle unioni civili. Quando qualcuno o qualcuna vuole imporre il suo pensiero ideologico allora perdiamo tutti e tutte un pezzo di democrazia.

Se eletta, quali saranno i suoi impegni prioritari?

Mi impegnerò senza risparmiarmi per fare in modo che le minoranze sotto attacco e le donne possano avere restituita quella dignità oggi messa in discussione da destre populiste e sovraniste. Bisogna lavorare affinché questa Europa metta al centro i reali bisogni dei popoli e non la logica dei mercati.

Dobbiamo costruire un’Europa dove i diritti di tutte e tutti vengano tutelati e riconosciuti e dove il tema della tutela ambientale venga affrontato in maniera globale. Un’Europa in cui le famiglie possano spostarsi senza perdere diritti e in cui i lavoratori possano trovare uguale possibilità di crescita e di occupazione. Insomma il mio slogan #dirittisenzaconfini racchiude tutto questo.

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A Labico (Roma) nell’elegante cornice del Resort & Spa di Antonello Colonna, lo chef stellato che ha curato anche il ricevimento, si è celebrata, il 19 maggio, l’unione civile tra l’attrice Eva Grimaldi e l’imprenditrice nonché attivista per i diritti civili Imma Battaglia. A presiedere il rito la senatrice dem Monica Cirinnà mentre ben 16 i testimoni della coppia, tra cui l’attore Gabriel Garko.

250 gli invitati, tra cui Lucrezia Lante della Rovere, Elenoire Casalegno, Nancy Brilli, Bianca Atzei, Paola MinaccioniVladimir Luxuria, Andy dei Bluvertigo. Ma anche il direttore di Rai3 Stefano Coletta, il conduttore televisivo Pino Strabioli, il presidente della LinkCampus Maurizio Venafro, il direttore artistico nonché proprietario dell’Off/Off Theatre di Roma Silvano Spada, la presidente di Di' Gay Project Maria Laura Annibali.

Non sono mancati esponenti del mondo politico come Esterino Montino (sindaco di Fiumicino e marito di Monica Cirinnà) e l’ex parlamentare Niki Vendola accompagnato dal consorte.

Una domenica glamour, indubbiamente, ma non scevra di quell’affettuosa intimità, che suole caratterizzare il silenzio delle prime ore del mattino. All’alba di quel 19 maggio Eva aveva emozionato Imma e non poche persone con un post pubblicato su Instagram. Un’autentica dichiarazione d’amore scritta con una semplicità conquidente:

“Probabilmente a quest’ora il mondo dorme ancora, ed io vorrei fargli sentire ciò che ho nel cuore. Imma, ti amo! Sei la persona che ho scelto, quella che, tra poche ore, sarà mia “Moglie”. E non mi importa se sarà dura, difficile, se dovremo combattere contro ignoranza e odio. Non mi importa perché, in fondo, come mi hai insegnato tu, l’Amore vincerà sempre su tutto. A tra poco, amore mio”.

Un richiamo inequivocabile al vergiliano Omnia vincit amor, esplicitato poi nel pomeriggio attraverso il fatidico sì a suggello di un rapporto di 8 anni, 5 mesi e 180 giorni. Numeri così significativi da costituire il nome del tavolo nuziale al pari della denominazione dei tavoli dei convitati, ognuna dei quali ispirata a un momento particolare della vita di coppia di Imma ed Eva.

Il tutto curato nei minimi particolari dal wedding planner Enzo Miccio, della cui Bridal Collection erano anche gli abiti delle festeggiate: abito lungo color cipria per Eva, completo bleu per Imma.

Non meno importanti gli specifici apporti di Paolo Di Pofi (Hair & MakeUp Artist), Essentia Italian Food (Beverage - Vino, Extra Dry, Rosè), Pasticceria Andreotti (Torta Nuziale), Famiglia Fieschi by Essentia (Cadeaux - Bomboniere), Molly Coppini (Topper per Torta Nuziale), ANONYME Designers (Outfit Eva Grimaldi nei giorni della preparazione), Confetti Maxtris (Confetti di Nozze), Ceccotti Flowers (Allestimenti Floreali), EleLight (Noleggi),Techno Service 2000 (Service Audio e Luci), Sticky Bones (Swing Live Band), Paola Dee (DjSet),Umbrella Security Service (Security).

Un momento di festa, dunque, ma anche di solidarietà. Perché, come richiesto da Eva e Imma, gli invitati sono stati chiamati a fare loro un regalo specifico: una donazione all’onlus L’Africa chiama, che si occupa di garantire a oltre 20.000 bambini cibo, istruzione e salute.

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Il 27 aprile si è tenuto a Milano il convegno Dove eravamo, dove siamo, dove andremo in occasione del 25° anniversario di fondazione d’Agedo – Associazione di genitori, parenti e amici  di persone Lgbt+.

Fondata da Paola Dall’Orto, madre dello storico e attivista Giovanni, e attualmente presieduta da Fiorenzo Gimelli a livello nazionale, l’associazione, nel corso di cinque lustri, è arrivata a comporsi di 24 comitati territoriali. Tra questi anche quello di Roma.

Ed è proprio con la presidente di Agedo Roma, Roberta Mesiti, che abbiamo cercato di fare il punto della situazione.

25 anni di fondazione di Agedo. Che cosa si prova a far parte di un’associazione che, pur esterna al movimento, ne è intimamente correlata?

Agedo è un'associazione che ha un forte legame con il movimento Lgbt+. Innanzitutto perché le nostre attività e le nostre rivendicazioni politiche sono mirate al benessere delle nostre figlie e dei nostri figli e figlie. In secondo luogo, perché collaboriamo in tutto il territorio nazionale con le realtà associative Lgbt+ presenti. Agedo ha una storia importante e prospettive future molto interessanti.

Quali sono queste prospettive?

Il futuro ci vedrà impegnati su temi importanti: intersessualità, varianza di genere, migranti Lgbt+, buone prassi nell'ambito del diversity management (collaboriamo con Parks - Liberi e Uguali), scuola (un tema a noi particolarmente caro, sin dalla fondazione della nostra associazione).

Agedo Roma, di cui è presidente, si trova ad affrontare delle sfide particolari dato il contesto particolare della capitale. La collaborazione con l’amministrazione capitolina e nei singoli municipi è migliorata o ci sono delle criticità?

Negli ultimi tre anni abbiamo collaborato con diversi Municipi in occasioni specifiche (Giornata Internazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia, la transfobia; Giornata della Memoria). Credo che manchi un impegno costante, durante tutto l'anno, nella progettazione comune di percorsi di sensibilizzazione e formazione nelle diverse realtà del nostro territorio.

Mi riferisco ai progetti educativi negli istituti scolastici per studenti, personale docente e non docente e genitori, alle formazioni specifiche per il personale della pubblica amministrazione, agli incontri di sensibilizzazione nelle realtà  aggregative del territorio.

Lo scorso autunno abbiamo siglato un protocollo di intesa nel V° Municipio per il contrasto alla violenza di genere che si è tradotto in interventi formativi presso alcune strutture ospedaliere e scolastiche. Auspico che questi percorsi siano replicabili in altri Municipi. Credo che sia importante un lavoro capillare, sistematico, supportato e stimolato dall'amministrazione capitolina.

Alla luce della sua esperienza che cosa direbbe a una mamma, che non riesce ad accettare il coming out del proprio figlio/a?

Direi che è abbastanza comune sperimentare delle difficoltà inizialmente. Il coming out é un atto di fiducia e un bisogno profondo di riconoscimento, di autenticità, di benessere. Queste richieste non possono essere ignorate, anzi rappresentano una possibilità di rinforzare i legami familiari.

In questa prospettiva, suggerirei di contattare Agedo, che offre gratuitamente e volontariamente dei  percorsi di sostegno alle famiglie (gruppi di auto mutuo aiuto, gruppi guidati da professionisti, formazioni, ecc).

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Tanti gli eventi che si sono susseguiti nel corso delle Giornata internazionale contro l’omo-lesbo-bi-transfobia da un capo all’altro dell’Italia. A partire da quello organizzato a Roma dal Dipartimento delle Pari Opportunità di Palazzo Chigi e dall’Unar.

Ma il 17 maggio ha visto, anche quest’anno, il susseguirsi di veglie di preghiera per ricordare le vittime di tale odio e invocare il superamento di ogni forma di odio.

Tra queste è da segnalarsi quella che, organizzata dal gruppo cattolico La Creta e dalla Chiesa valdese di Bergamo, si è tenuta nel capoluogo orobico presso la chiesa di San Fermo.

Oltre al pastore valdese Winfrid Pfannkucke presente anche il vescovo Francesco Beschi che, prendendo spunto dal versetto isaiano Non temere perchè io ti ho riscattato, ti ho chiamato per nome: tu mi appartieni, sei prezioso ai miei occhi, perchè sei degno e io ti amo (43,1-4), ha ricordato come la comunità cristiana debba «riflettere questo sguardo verso ogni persona». Ha quindi aggiunto:  «Il disprezzo è diffuso e alimentato in tante occasioni insieme all’umiliazione e al rifiuto. Non sia mai così lo sguardo dei cristiani, che deve farsi anche alimento di una cittadinanza fraterna, perché ogni persona è portatrice di diritti e di doveri». 

Il presule ha quindi rivolto un particolare pensiero alle persone trans invocando un atteggiamento di reciproca accoglienza.

A Vicenza, invece, don Dario Vivian, docente di teologia pastorale presso il locale Studio teologico e parroco di San Carlo, ha presieduto la veglia indossando una stola con i colori della bandiera Lgbti. Una rainbow flag era esposta anche davanti all’altare e sull’ambone.

A Napoli la veglia ha avuto invece luogo ieri sera presso il Tempio Valdese di via Duomo.

Nella prima parte sono intervenuti referenti di associazioni e enti impegnati nel contrasto a violenze e discriminazioni e nel sostegno delle vittime. A prendere la parola Antonella Capone (Alfi – Le Maree Napoli), Daniela Lourdes Falanga e Carmn Ferrara (Arcigay Antinoo Napoli), Luigi Scognamiglio e Antonio De Chiara (Associazione Ponti Sospesi), Angelica Visconti (Associazione Transessuale Napoli), Carmen FaraniukRoberta Palazzo, Rosa Rubino (Cooperativa sociale Dedalus), Progetto Spiritualità delle Frontiere, la scrittrice Blessing Okoedion, l’avvocato per i diritti dei migranti Marco Proto.

Quindi il momento di preghiera per imparare ad «abbattere i muri dell’omofobia,  della transfobia, della xenofobia e della violenza di genere. Muri spaventosamente alti, che creano una separazione all'interno dell’umanità».

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Tre le marce dell’orgoglio Lgbti che hanno avuto luogo nella giornata d’ieri. A partire da Bergamo, dove, nonostante le avverse condizioni meteo, oltre 5.000 persone si sono mosse intorno alle 15:30 da via Bonomelli per raggiungere il Parco Gate Malpensata per i discorsi di rito e il party finale.

Madrina del Pride orobico, il cui slogan è stato Orgoglio oltre le mura, la modella bergamasca Paola Turani. Nutrita la rappresentanza politica con il primo cittadino Giorgio Gori, i due candidati sindaci Francesco Macario (Bergamo in Comune) e Nicholas Anesa (M5s). Sempre del M5s la deputata Guia Termini, il consigliere regionale Dario Violi e il consigliere comunale Marcello Zenoni.

Tante le associazioni a partire da Rete Lenford non senza la presenza di Wajahat Abbas Kazmi, attivista di Amnesty International e ideatore della campagna Allah loves Equality.

Come già successo lo scorso sabato a Vercelli e in varie città lo scorso anno, a Verona il Pride è stato aperto da migranti Lgbt. Per ribadire non soltanto la necessità del «restare umani» e il dovere morale dell’accoglienza ma anche la tutela della legge 194 in una città come quella scaligera che ha ospitato in maggio il World Congress of Families.

Ma le oltre 4.000 persone, che si sono mosse dalla stazione di Porta Nuova per arrivare fino a Veronetta, hanno soprattutto sfilato per dire ancora una volta un no secco all’omo-lesbo-bi-transfobia all’indomani della specifica Giornata internazionale di contrasto. In prima linea anche i sindacati con la Cgil e la Rete degli Studenti. Presente anche Stuart Milk, nipote di Harvey Milk.

Dopo la parata hanno avuto luogo il Drag Factor Veneto e il party officiale presso il Romeos Club a cura di Lorenzo Bosio, direttore artistico del Padova Pride Village.

A Taranto, invece, la marcia dell’orgoglio è partita alle 17:30 da Piazzale Dante. Claim del Pride della Città dei due mari, organizzato da Arcigay Strambopoli QueerTown Taranto, è stato Fuori dal Binario: libertà vo cercando, ch’è sì cara

La parata è terminata intorno alle 20:30 i in Piazza Garibaldi, dove si sono susseguite testimonianze, il concerto del coro Lgbtqi RicchiToni e della cantautrice Melga, il djset di Don Ciccio.

Fortissima la presenza giovanile e studentesca con tanto di striscioni – che non sono mancati neppure a Bergamo e a Verona – contro Matteo Salvini e la Lega.

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Con 14 voti favorevoli e nessuno contrario il Consiglio del Municipio VII di Roma ha approvato la mozione di Annarita Lazazzera (M5s), presidente della Commissione Pari Opportunità, per intitolare a Marcella Di Folco, presidente del Mit dal 1988 fino alla morte (7 settembre 2010), "il Giardino collocato nella parte di piazza di Cinecittà contraddistinta dalle panchine “arcobaleno”.

La mozione prevede inoltre che il presidente del Consiglio municipale e la Giunta si facciano "parte attiva verso le scuole del territorio attraverso la promozione di iniziative rivolte in primo luogo agli studenti per informarli e sensibilizzarli rispetto alle tematiche connesse al contrasto di atteggiamenti discriminatori basati sul genere e sull’orientamento sessuale".

Presenti in aula consiliare al momento del voto anche Liliana Di Folco, sorella della storica figura del movimento Lgbti italiano, Cristina Leo (coordinatrice del Colt), Massimo D'Aquino (Libellula), Richard Bourrelly (Gay Center).

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La decisione d'intitolare il giardino di Cinecittà a Marcella di Folco è stata salutata con plauso dal Mit attraverso un comunicato.

«Intestare un luogo pubblico a Marcella Di Folco - si legge - è motivo di grande onore per il Mit e per tutta la comunità trans. È difficile riportare in poche parole la grandezza e l'importanza del lavoro di Marcella senza il rischio di ometterne delle parti. Il suo impegno politico e sociale unito al suo percorso di vita sono intrecciati con la storia del movimento trans e Lgbtq italiano di cui lei è stata una delle protagoniste principali. Come attivista per i diritti civili, consigliera comunale (la prima trans nel mondo), leader, è stata fondamentale per l’emancipazione delle persone trans in Italia. 

Il riconoscimento da parte del VII Municipio è per noi fonte di grande orgoglio, vicino a quel grande laboratorio cinematografico di Cinecittà dove Marcella, attraverso il cinema di Fellini, Rossellini, Petri e altri contribuì favolosamente alla cultura italianaIl Movimento Identità Trans scriverà questa dedica nelle sue pagine di storia più belle. Grazie».

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